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Cosa ci fareste voi con 437 milioni di euro? Un bel po’ di cose come me, immagino.Nelle vecchie lirette sono 846 miliardi, 149 milioni 990 mila. Già al secondo blocchetto di cifre ci gira la testa.
Con il nostro stipendio medio da lavoratori dipendenti ci metteremmo 36.416 anni circa per guadagnarli. Impiega di meno il plutonio a dimezzare la sua radioattività.
Del Piero li guadagnerebbe in soli 73 anni ma questa è un’altra storia.
Ad ogni modo, c’è una mappata di partiti, capitanata da un signore arciultrafantastiliardario diventato tale non si sa come (così i troll di destra si incazzano), che vuole spendere questa somma, 437 milioni di euro, per portarci ancora una volta alle urne.
Così loro tornano al potere e il signore di cui sopra continua ad evitare guai con la giustizia depenalizzando i propri reati. Lo ammise lui stesso in un momento di sincerità: “se non scendo in campo vado in galera”.
A noi fanno credere che è per il nostro bene, che è per dare un governo stabile, il loro, al nostro paese.
C’è un piccolo dettaglio: mettere in moto la macchina elettorale, tra un cazzo e un sdazzo, costa i famosi 437 milioni di euro che loro vogliono lasciarci il piacere di pagare di tasca nostra, per un puro fatto democratico. Io personalmente penso che sarebbe meglio usare questi soldi per cose più importanti. Non so se per restituire il fiscal drag sarebbero sufficienti, però sarebbe carino dire: risparmiamo questi soldi e mettiamo a posto un ospedale, toh.
Stranamente i sostenitori dei partiti che urlano “alle urne, alle urne”, di solito pronti a lagnarsi di ogni centesimo che fuoriesca dalle loro tasche per scopi di interesse collettivo, a gridare Roma Ladrona e Stato Ladro, non trovano nulla di scandaloso nello spendere una tale somma di denaro per andare ancora una volta inutilmente alle urne. Il principe Savoia piccolo direbbe “se ne buttano via tanti…”
Forse non si lamentano perchè la vedono in altro modo. C’è un nano molto malato da salvare e questa è una specie di Telethon, una colletta per scopi umanitari, di fronte alla quale non ci si può tirare indietro.
Poi in fondo, vediamo, noi italiani siamo (dati Istat un po’ vecchiotti, marzo 2006) 59.131,287 abitanti, immigrato più, immigrato meno. Se pagassimo tutti una piccola quota a testa sarebbero € 7,39. Cosa vuoi che sia? Con sette euro rinunci ad una margherita, fai la dieta, la democrazia è salva e un ricco smette di piangere.
Messa così fa meno male, vero?
Se poi finirà come in certe raccolte di denaro a scopo benefico che finiscono a donnine, mangiate di pesce e bisbocce varie, che importa? Come dice la pubblicità, la soddisfazione di pagare la cauzione a Berlusconi non ha prezzo. Per tutto il resto c’è Mastelcard.
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Stasera una botta di cronaca vera, fatti accaduti veramente e che meritano di essere divulgati al popolo.Ricevo un fax da uno dei nostri fornitori:
Da una ridente cittadina lombarda, gennaio 2008AUMENTO LISTINO PREZZI
Si informano i gentili clienti che, causa il nuovo contratto dei Metalmeccanici, siamo costretti ad applicare un aumento del 10% sul nostro LISTINO PREZZI 2007 a partire dal 1° Febbraio 2008.
Certi della Vs. comprensione porgiamo i ns. più cordiali saluti.Firma dell’azienda
Si parla di acciaio, ma in quantità infime, pochi grammi, non certo traversine da ferrovia.
Adesso, è chiaro, è proprio questione di manodopera, di quella classe operaia che non si accontenta più di andare in paradiso ma porcazozza vuole pure l’aumento di ben 127,00 euro. E noi, povere aziende, ci rifacciamo sul cliente il quale, a sua volta, si rifarà sull’utente finale.
Pensa se avessero scritto “a causa dell’aumento, parapì, parapà, i nostri dirigenti hanno deciso di decurtarsi lo stipendio di un 10%”. Dicono che una volta, tanti anni fa, in Giappone, poteva succedere veramente.
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Non amo che le roseche non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state…
(G. Gozzano, Cocotte)
A rileggere oggi il corposo programma del defunto governo si ha l’impressione di leggere un romanzo di fantascienza, un testo di fantapolitica. Sarà per quel 2011 che appare ormai così lontano e futuribile o per il campionario di utopie irrealizzabili che contiene.
Nella sezione Il Valore delle Istituzioni Repubblicane a pagina 18, quindi tra le priorità e i capisaldi del programma di governo c’era un capitolo intitolato “Risolvere il conflitto di interessi”.
Partendo dal presupposto che la presenza di Berlusconi in politica ha introdotto in Italia la necessità di regolamentare il conflitto di interessi, l’Unione dichiarava:
Dobbiamo quindi colmare una profonda lacuna, adeguando l’ordinamento italiano a quello di altre grandi democrazie occidentali, attraverso un modello di provata efficacia e di sicuro equilibrio che mira a prevenire l’insorgere di conflitti di interessi tra gli incarichi istituzionali (sia nazionali che locali) e l’esercizio diretto di attività professionali o imprenditoriali o il possesso di attività patrimoniali che possano confliggere con le funzioni di governo. Gli strumenti che utilizzeremo sono: la revisione del regime delle incompatibilità; l’istituzione di un’apposita autorità garante; l’obbligo di conferire le attività patrimoniali a un blind trust.
L’incompatibilità deve essere totale per i membri del governo nazionale, di quelli regionali e delle città con più di 100 mila abitanti. Questi, nel corso del proprio mandato, potranno svolgere esclusivamente le funzioni legate alla carica, con il diritto di essere collocati in aspettativa da altri incarichi.
A distanza di venti mesi dall’inizio del governo, nulla di ciò è stato fatto e nemmeno lontanamente iniziato. Forse era solo questione di aspettare il 2010?
Più oltre, a pagina 77, in un Capitolo dal titolo secco, “Unioni civili”, ecco come ci si cava il pensiero dei diritti civili negati a coppie di fatto etero ed omosessuali:
L’Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un’unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà),
la loro stabilità e volontarietà.
Un telegramma, una sveltina legislativa. Non c’era nemmeno un impegno concreto se vogliamo; non dicono “faremo” ma “proporremo”. Sapendo già che la proposta sarà respinta da chi l’avrebbe dovuta approvare, con tutta probabilità. In questi mesi si è parlato qua e là di Pacs e Dico ma nulla poi è stato fatto. Era fantascienza, appunto.
A pagina 265 il nodo RAI:
Al proprio ruolo di servizio pubblico e alle istanze diffuse per una migliore qualità dei contenuti che vengono dai cittadini, la Rai potrà meglio far fronte attraverso un assetto aziendale che ne garantisca l’indipendenza e che sia più funzionale alla attuale duplice natura della propria attività, rendendo meno condizionabile il servizio pubblico dalla raccolta pubblicitaria e contrastandone così l’appiattimento su modelli di tv commerciale non qualitativi.
Per realizzare questo obiettivo attueremo inoltre una politica volta a cancellare le distorsioni del mercato pubblicitario, che oggi è concentrato e squilibrato come nessun altro mercato in Europa, garantendone l’apertura attraverso rigorosi meccanismi di controllo e incisivi strumenti antitrust, per evitare, al contempo, che una quota sproporzionata degli investimenti pubblicitari continui ad essere sottratta allo sviluppo della stampa quotidiana e periodica.
Non solo la RAI è rimasta infestata dalla politica e dai clientelismi ma, quel che è peggio, non ci si è nemmeno premurati di rimuovere quei dirigenti che, lo abbiamo scoperto di recente, lavoravano per rendere (ancora più) forte il re di Prussiaset. Qui siamo più dalle parti del “Gattopardo”, “cambiare tutto perchè nulla cambi”.
Potrei continuare ricordando la chimerica commissione d’inchiesta sui fatti di Genova 2001, risucchiata probabilmente in un buco nero; i proponimenti di attenuare i danni provocati dalla precarietà del lavoro, perduti oltre i bastioni di Orione ma mi fermo qui. Ho un vago ricordo perfino di un Romano Prodi che, nell’ultimo appello prima del voto, promette un assegno ad ogni ragazzo fino ai 18 anni di età, ma forse era solo un ologramma da un universo tangente.
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E’ bello riavere Berlusconi in tutto il suo splendore. Se non gli daranno le elezioni, neanche fossero delle televisioni che stranamente ancora non gli appartegono, elezioni che lui è convinto di vincere perchè stavolta non ci sarà alcun Pisanu a sbarrargli la strada, porterà milioni a Roma. Non qualche migliaia di seguaci compresi i cani della Brambilla ma milioni.Nella giornata della memoria, non suoni come una mancanza di rispetto verso le vittime, ma parlando di fascismo e suoi rigurgiti, vi ripropongo le immagini che non avete mai visto in tv perchè censurate dal volonteroso carnefice della libertà d’informazione Clemente Mimun ai tempi della sua militanza nel forte TG1 a difesa del padrone delle ferriere.
Berlusconi dà spettacolo stile Chiacchiere e Distintivo al Parlamento europeo parlando di kapò e turisti della democrazia. Tutto narrato nel film di Enrico Deaglio “Quando c’era Silvio”.
Deaglio è anche colui che ha raccontato in “Uccidete la democrazia”, la notte dei misteri delle ultime elezioni politiche, quando i grafici degli andamenti dei voti violarono tutte le leggi della logica e della statistica. Berlusconi, come la gallina che ha appena fatto l’uovo, accusò la sinistra di brogli, i partiti della sinistra denunciarono a gran voce “ci stanno fregando” e poi tornarono a dormire tranquilli, lasciando il prode Prodi nella merda di una maggioranza per caso.
Cosa è successo veramente, perchè qualcosa di strano è successo, altrimenti dove sono finite le schede bianche sparite nel nulla e perchè certi risultati definitivi non furono mai resi noti, non si saprà mai.
La cosa strana è che l’Unione uscita vincitrice per il rotto della cuffia ha governato per venti mesi come in ostaggio di Berlusconi e in preda alla Sindrome di Stoccolma. Nessuna legge che sia andata ad intaccare le leggi vergogna varate dal centrodestra. Nessun disturbo al manovratore che continuerà in tutti questi mesi a rivendicare un furto elettorale che stranamente ha danneggiato solo i presunti ladri. Nessuna legge sul conflitto di interessi, nessuna legge sull’informazione. E come avrebbero potuto con una maggioranza risicata? Appunto.
Un mite e passivo Veltroni, poco prima del funerale del governo Prodi, venuto a mancare all’affetto dei suoi alleati dopo lunga malattia, propone un patto definitivo con Berlusconi. Unconditionally surrender.
Perchè bisogna essere di sinistra maanche di destra e non possiamo lasciare Berlusconi al centrodestra.
“Così muore la democrazia”, dice la regina Padme Amidala nell’ultimo episodio di “Guerre Stellari”. Lo ha capito un personaggio da film e non lo capisce Veltroni.
Nonostante non sia stata fatta chiarezza sulle ultime elezioni politiche e i presunti brogli, attenti alle prossime, se le vogliono così tanto. Attenti se qualcuno proporrà di estendere il voto elettronico e le macchinette della Diebold che tanto hanno aiutato Bush in Florida nel 2000 e in Ohio nel 2004.
Non che pensi che gli italiani non rivoteranno Berlusconi in massa, è uno che ha più devoti di Padre Pio e si farà venire pure le stigmate questa volta per convincerli a rimetterlo sullo scranno del potere.
Però stiamoci accorti lo stesso. Ormai i paesi nei quali si svolgono elezioni regolari si contano sulle dita di una mano, è una semplice constatazione.
Nota a margine. Quelle di Deaglio saranno state accuse infondate, notizie false e tendenziose come ha stabilito un’inchiesta penale ma intanto “Diario”, sicuramente per altri motivi, è stato costretto a chiudere. Una pura coincidenza.
Intanto, pregustando il grande ritorno del grande comunicatore, godiamoci questa sua performance. Per non dimenticare.
E qui, per soffrire fino in fondo, la seconda parte.
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Mi ha fatto molto piacere che ieri sera al TG1 finalmente sia stata presentata la Giornata della Memoria citando, oltre alla Shoah, la persecuzione degli altri gruppi caduti vittime della barbarie nazista, tra i quali: omosessuali, zingari, oppositori politici, testimoni di Geova, asociali, prostitute, disertori e immigrati.Speriamo sia l’inizio del completo riconoscimento di tutte le sofferenze di quegli anni.
Per troppi anni questi compagni di viaggio in treno piombato avevano rappresentato un tabu ed erano stati rimossi dal ricordo, perchè non si era riusciti a superare l’imbarazzo di averne condiviso il destino e perchè in fondo il pregiudizio nei loro confronti non era mai morto, come dimostrano il perdurante odio per gli zingari e l’omofobia. Eppure il buio nazista della ragione si comprende solo pensando al ricco banchiere che viene bruciato nello stesso forno assieme al ladruncolo nomade.
Il nazismo è stato per troppo tempo idealizzato come un’ideologia nobile nel suo genere, volonterosa nel riscattare il popolo tedesco.
La realtà è che fu un movimento igienico, ossessionato dalla purezza, dal bianco che più bianco non si può e dalla sporcizia come una massaia psicotica, che vede scarafaggi e topi ovunque e decide che solo il fuoco purificatore può rendere la sua casa linda. Infatti la massaia impazzita alla fine non trovò di meglio che bruciare la casa, direttamente.
Questa visione terra terra, questa riduzione alla meschinità del nazismo, rende bene il suo vero intimo significato.
Hitler era psicotico molto probabilmente ma riuscì a dominare la Germania solo perchè si sintonizzò sulle frequenze di una mentalità collettiva negativa, depressa, paranoide e maniaco-ossessiva il cui scopo ultimo divenne ripulire, eliminare i rifiuti della società.
L’unico problema era non tanto stabilire chi doveva essere eliminato ma chi doveva essere risparmiato. A guardar bene ne rimanevano ben pochi.
Era la risposta patologica ad una logica borghese che sarebbe errato considerare un’anomalia limitata agli anni trenta in Germania.
Oggi non partono più i treni per Treblinka ma nel retrobottega di una certa mentalità fondante la nostra cultura e società, il disgusto per il diverso, chiunque egli sia, è come un reattore nucleare fuso che non è mai stato spento, che ancora brucia e brucerà forse in eterno.
Voglio riproporre di seguito, visto anche che Kilombo invita a ricordare l’olocausto omosessuale, un pezzo che scrissi nel 2006 e che voglio dedicare soprattutto a quei self-hating gays di destra dal “frocio” sempre pronto.
C’è un bellissimo documentario sull’olocausto omosessuale, “Paragraph 175“, premiato come miglior documentario al Festival di Berlino 2000 e diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman, già autori di un documentario sull’omosessualità nel cinema americano, dal titolo “Lo schermo velato”.
Durante la repubblica di Weimar negli anni ’20, nonostante la legge repressiva, soprattutto a Berlino vi era una grande tolleranza verso la diversità e gli omosessuali di entrambi i sessi potevano esprimersi molto più liberamente di quanto fosse mai stato loro concesso in Germania.
Con l’avvento del nazismo, non solo il paragrafo 175 fu applicato ancora più duramente ma iniziarono le retate e le deportazioni di omosessuali verso i campi di concentramento, come Dachau e Mauthausen.
Per le lesbiche l’atteggiamento era in apparenza più tollerante, ma in realtà il non rispettare il dettato di fare figli a dozzine per il Fuehrer poteva essere sufficiente per inviarle nel lager, dove venivano marchiate con il triangolo nero destinato anche alle prostitute o alle donne che usavano contraccettivi, ai Rom e ai vagabondi, mentre il triangolo rosa era per i gay .
Si calcola che tra il 1933 e il 1945 circa 100.000 gay furono arrestati in Germania e di questi 10-15.000 furono deportati nei lager.
Non crediate che fosse necessario essere sorpresi in flagrante con qualcuno. Bastava il sospetto, il “si dice”, il chiacchiericcio dei vicini su quel signore “un po’ così”, magari il desiderio di vendetta o la delazione di un debitore per finire all’inferno.
Nella atroce scala gerarchica dei lager i gay erano considerati appena un gradino sopra le bestie. Umiliati, torturati e sottoposti a violenze sessuali dagli aguzzini e dai kapò, erano i più deboli e per loro il tasso di sopravvivenza non superava il 40%. Dopo la guerra risultarono soltanto 4000 sopravvissuti.
Epstein e Friedman in “Paragraph 175” hanno raccolto le testimonianze di cinque protagonisti di quel terribile periodo storico, i pochi che hanno avuto il coraggio di raccontare ciò che era loro accaduto.
Perché bisogna raccontare tutta la storia e dire che, caduto il Nazismo e liberati i prigionieri dei lager, gli omosessuali furono considerati ancora dei criminali a causa del paragrafo 175, e che la legge rimase in vigore fino al 1969 e definitivamente abolita solo nel 1994, dopo la riunificazione tedesca. Nessuno parlò del loro dramma a Norimberga, non fu riconosciuto il loro status di ex-deportati e addirittura gli anni trascorsi nei lager venivano dedotti dalle loro pensioni.
Ecco perché anche i protagonisti del film dichiarano di non aver parlato, di essersi tenuti tutta quella sofferenza dentro.
Fa malissimo vedere, alla fine del film, un vecchio di novant’anni piangere per un dolore che, nato sessant’anni fa, brucia ancora con la stessa intensità di allora.
E fa male anche considerare che l’ipocrisia, il senso di superiorità di chi “non ha vizi” e non si rende conto che essere eterosessuali non è un merito ma è una condizione che ci troviamo addosso per caso sono ancora tra noi in questo nuovo millennio.
La società che partorì il nazismo ha un ventre fertile. Hitler fu solo il suo figlio più deforme.
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La nuova filosofia della destra moderna e sdoganata, che ieri sera però si è trovata stranamente sintonizzata sulle stesse frequenze dei camerati di FN, festanti come dopo la vittoria di una coppa del mondo, è quella del “o famo Strano“.Noi che dovremmo essere gli anarcoinsurrezionalisti, almeno riusciamo ancora a scandalizzarci vedendo in quanto spregio abbiano costoro le istituzioni italiane, della Patria, parola di cui si riempiono la bocca quando non ce l’hanno piena di mortadella.
Berlusconi, la cui piccola impresuccia famigliare oggi, grazie allo sventato pericolo della legge del Gentiloni, innocuo più di una biscia, è schizzata in Borsa guadagnando ancora qualche milionuccio, vuole le elezioni. Facendo una botta di conti della serva sono, centesimo più, centesimo meno 427 milioni di euro. Offre lui, allora? Avec le caz, direbbe Carla Bruni.
Come al solito gli italiani faranno la colletta per mantenere la casta e i suoi vizietti.
A proposito di vizietti. Stipendio di questo signore, il mangiatore di mortadella, eletto senatore a Catania, pagato da noi: € 16.188,48 al mese. Più di trenta milioni delle vecchie lire.
Scommetto che anche lo spumante e il salume ce li hanno messi in conto.
Sono curiosa di sentire i lettori di destra cosa ne pensano di questa volgare scena da osteria numero venti, compiuta nel Senato della Repubblica.
Mi scuso con i fratelli musulmani per la crudezza delle immagini.
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Scriverò un post qualunque per fare del qualunquismo. L’alternativa sarebbe o sbronzarsi con qualcosa di non meno di 50° o passare la serata a vomitare pensando a quell’essere con la sciarpa rossa che grida “frocio”, l’insulto preferito dai fascisti, all’indirizzo di Cusumano.L’opposizione dà dimostrazione di senso dello Stato: i gerarchi del centrodestra stappano la bottiglia di champagne perchè Prodi è caduto, perchè il nostro Paese è senza un governo. Non gliene frega un cazzo dei nostri problemi, sbavano già perchè sono convinti di tornare al potere, un potere che in realtà non hanno mai mollato perchè il governo caduto – coglioni, coglioni, mille volte coglioni, quelli del centrosinistra – gli ha permesso di continuare a fare il bello e il cattivo tempo.
Il paese dovrà fare altri sacrifici per pagargli altro champagne per festeggiare la vittoria. A loro e alle loro troie, politiche e non.
La nota positiva: il TG1 potrà smettere di fingere di essere equidistante e spariranno i rumeni stupratori dai notiziari. Non cambierà nulla per le nostre tasche anzi, se verrà la recessione in America saranno volatili per diabetici anche per questi paraculi che in cinque anni del loro governaccio hanno fatto solo gli interessi del capo, tutti giù a pecorina.
Grazie giornalisti servi dei servi, per non dire mai le cose che si devono dire, per esempio che se siamo in crisi adesso è anche per colpa dei cinque anni del governo Berlusconi, passati a fare solo delle leggi ad-personam. Ora ne verranno altri cinque, dieci? Speriamo che il Signore ci metta le sue sante mani.
Per fortuna domani ho due funerali così mi tiro un pò su di morale.
Vogliono le elezioni? E noi, con la metaforica cappella tanta che ci ritroviamo per la rabbia, mettiamoglielo, non solo metaforicamente, nel culo.
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A voi il compito di individuare i Guarnacci che tentano di riportare sul ring il suonato Prodi-Artemio per finirlo del tutto, i Rocchetti e gli Zappalà (quello grosso è il grande Mario Brega), che fingono di non conoscere Guarnacci e gli allungano l’umiliante mille lire per levarselo di torno, il Bordignon che mena brutto, il pubblico carogna che urla “daje ar fegato”, il finale che ci riempie di amarezza.
La metafora pugilistica si adatta al conflitto di questo governo suonato che non sa decidersi se farsi massacrare o gettare la spugna.
Che la commedia all’italiana stia sostituendo nella sua funzione la tragedia greca?
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Riassumo il succo del film per chi non lo avesse ancora visto.
Cosa succede ad un uomo giovane e sano se si nutre per trenta giorni e tre volte al giorno solo con menu McDonald’s rigorosamente megaporzionati, così popolari tra gli adolescenti americani? Semplice: ingrassa 11 chili, diventa depresso, dipendente dal cibo spazzatura, semi-impotente e con un fegato ridotto a paté.
Con Morgan Spurlock, l’autore del film, nella parte della cavia. Girando l’America dei fast-foods con lui scopriamo che ciò che pensavamo fossero solo leggende metropolitane sul cibo-spazzatura e sulla tipica dieta americana corrispondono purtroppo al vero e non si tratta solo di trovare un capello nel vostro hamburger!
Tra le cose allo stesso tempo incredibili e agghiaccianti descritte nel film, una coppia racconta come sia normale per loro bersi dai 6 agli 8 litri di coca cola al giorno.
La città di Houston in Texas ha il record degli abitanti obesi. Milioni di americani mangiano dalle tre alle quattro volte alla settimana nei fast-foods.
Un giro nelle mense scolastiche ci mostra ragazzini che ingurgitano schifezze ipercaloriche e bevono gatorade (uno degli intrugli più schifosi mai realizzati da mente umana dopo RedBull) come fosse acqua fresca, e pensare che è più pesante da digerire del piombo fuso.
I piccoli americani conoscono tutti e sono affascinati dal clown che reclamizza McDonald’s. Nota inquietante, anche un famigerato serial killer pedofilo, John Wayne Gacy usava travestirsi da clown per attrarre le sue piccole vittime. Io, fossi McDonald’s avrei cambiato testimonial da un pezzo ma forse lo fanno per intonarsi ad un’alimentazione assassina.
Scopriamo che il cibo dà dipendenza quanto l’eroina: il naloxone, farmaco anti-overdose da pronto soccorso, è in grado di produrre indifferenza al cioccolato in persone che ne abusano.
Il formaggio è ricco di endorfine, l’eccesso di consumo di zucchero è notoriamente legato all’aumento dell’aggressività. Forse è qui la risposta alla domanda che Michael Moore si faceva in “Bowling a Columbine”, sul perchè solo in America vi sono 40.000 omicidi per armi da fuoco all’anno?
Alla fine del film si rimane disgustati per come una nazione possa incitare ad un comportamento così totalmente patologico nei confronti del cibo, produrre milioni di obesi gravi e poi tormentarli dalla mattina alla sera con immagini di “magro è bello, magro è sano”.
Lo so che è banale dare la colpa alla bulimia da dollari delle corporations, dire che lo fanno solo per avidità e che non gliene frega un cazzo delle persone, ma sinceramente non si riesce a trovare altra spiegazione razionale.
Una nota positiva. Morgan ha riacquistato il suo peso forma con una sana dieta mediterranea e, in seguito al clamore suscitato dal successo del film, la McDonald’s ha ritirato dai suoi ristoranti le porzioni “super size” che hanno rischiato di mandare l’autore-regista all’altro mondo.
Come sapete da qualche tempo sto sviluppando un odio patologico nei confronti delle diete e dei dietologi.
Ieri per disgrazia sono capitata su un programma tv dove dicevano che a metà pomeriggio dovrei mangiarmi una mastella (!) di macedonia e un finocchio intero crudo.
Dopo aver fantasticato di sodomizzare lo spiritoso dietologo tv con altri ortaggi più adatti all’uopo, come il carciofo sardo con le spine, ho pensato che è proprio vero che è tutta questione di percezione.
Perchè soffrire con diete e regimi o l’odiatissimo “moto”, la stupidissima corsa che dovremmo trovare la forza di fare dopo otto ore e passa di lavoro e senza nemmeno l’ausilio di una righina di coca.
Noi ci crediamo grassi ma basta guardare gli americani e diventiamo subito magrissimi. Guardiamo “Super Size Me” e ci passa la voglia di mangiare. Stando comodamente seduti sul divano davanti alla TV.
La mia è una nuova rivoluzionaria teoria filosofica, il relativismo alimentare.
Qui il film integrale, in inglese. Nel sito trovate anche un mucchio di altri documentari da guardare gratis.
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Se fossimo un popolo con un briciolo di dignità, alle prossime elezioni, che celebreranno inevitabilmente le esequie di ogni speranza di risolvere cosucce come conflitto di interessi, frequenze televisive e indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo dalle infiltrazioni partitiche, se fossimo un paese normale insomma, l’UDEUR di Mastella dovrebbe raccogliere percentuali da albumina e possibilmente sparire dall’arco costituzionale con ignominia.
Purtroppo dignitosi non lo siamo, solo dignitari e, nonostante la gente sia stufa marcia della casta, della politica e di tutto questo burattiname, presto riavremo una vecchia conoscenza a Palazzo Chigi. Perchè, mi dispiace, ma “la folla è femmina e le piace essere fottuta”.
Lavorare per il Re di Prussia, si dice, e questa è stata la nostra impressione fin da subito. Sarà il governo ricordato più per ciò che poteva fare e non ha fatto che per le cose ottenute. Fino a ieri ripetevi che le cose andavano bene e il paese stava crescendo. Avevi fatto i conti senza Mastella. Mastella, ti rendi conto?
Troppo pessimista? Il morto respira ancora? Staremo a vedere ma l’unico medico che può visitare il tuo governo in agonia mi sembra ormai il necroscopo.
Morto un governo se ne fa un altro ma certe occasioni capitano solo una volta nella vita. Grazie per averci illusi.
Lameduck in pessimistic mode, full ammo
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