You are currently browsing the monthly archive for Febbraio 2008.

E’ già finita la partecipazione del principino Harry alla “Guerra dei Famosi”. Quelle linguacce degli americani si sono lasciati sfuggire la notizia che il secondogenito di Diana coscialunga era a combattere in Afghanistan “per sfuggire ai paparazzi” (parole sue) ed è scattata l’operazione “salvate il soldato Harry”. Lui aveva già fatto le sue amicizie là, che peccato.
Forse è meglio così, le guerre dei nostri tempi sono fatte per i poveracci, non sono adatte per i figli di sangue blu. Passò il tempo di Re Artù e Riccardo Cuor di Leone.
Oggi la più pregiata carne da macello è quella nera o ispanica, comunque proletaria.
Carnaccia dura che si fa ammazzare senza tante storie e che se ha la disgrazia di sopravvivere conciata per le feste in qualche ospedale per reduci, forse troverà qualche giornalista che dedicherà alla sua tragedia una manciata di foto scioccanti e un articolo da pubblicare su un rotocalco. Tra una star del cinema che entra in riabilitazione e un presidente puttaniere che va in vacanza tra le Alpi e le piramidi che comunque gli ruberanno la scena.

Torna a casa Harry, va, che è meglio. Un altro funerale con la nonna Liz che con l’espressione da poker saluta con la manina ed Elton John che canta in cattedrale non l’avremmo proprio retto.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Oplà! Grazie alla pronta soffiata di un lettore, apprendo che sono stata onorata di una citazione, non si sa se volontaria, inconscia o casuale (in fondo la battuta era facile), di Marco Travaglio che mi ha, ma disciamolo, rubato con destrezza il titolo per l’Uliwood Party di oggi che si intitola proprio come il mio post di domenica: “P2dl”.
Dopo la citazione sul “Manifesto” per le figurine comuniste, finisco anche, indirettamente e in puro spirito, anche sull’“Unità”. Sono soddisfazioni.
Vediamo, se fossimo in America si griderebbe alla violazione del copyright. Siamo in Italia e vorrà dire che la prossima volta che verrà a Faenza, Marco mi deve una copia dell’ultimo libro, come minimo.

Per l’occasione ripropongo una vignetta che realizzai tempo fa. Bisogna leggerla, guardate, pacatamente e serenamente come un omaggio all’arte antica, maanche con lo spirito del ‘a Marco, nun ce prova’ più!


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Minchia santissima, tocca parlare ancora di Big Giuliano e della sua Lista.
I partiti, in questi giorni, sono tutti in preda alla sindrome mosaica delle tavole della legge. Chi propone undici, chi dodici punti irrinunciabili; dieci no, sarebbe forse troppo, nessuno osa tentare il divino accostamento.
Ad ogni modo la “Lista per la Vita” di Ferrara propone dodici punti monomaniacali. Anche se non ci sarebbero parole, mi va di commentarli assieme a voi. Notate il primo punto, un capolavoro di sadismo:
1. Promuovere legislativamente il dovere di seppellire tutti i bambini abortiti nel territorio nazionale, in qualunque fase della gestazione e per qualunque motivo. Le spese sono a carico del pubblico erario.

Un trip di necrofilia pura, direbbe il vecchio Von Kraft-Ebing. Mi dica dotto’, sarà obbligatorio celebrare le esequie con tanto di messa e preghiera “pro perfida mater”, trasporto con carro funebre a norma e cassa zincata a misura di embrione, sui 205×67 millimetri? E per la sepoltura? Pensiamo ad una sezione speciale da predisporre in ogni cimitero comunale, o toccherà aprire i tombini dei nonni per alloggiarci le barettine con i feti e gli embrioni?
A parte l’umorismo macabro, si rende conto l’estensore di questa galattica enormità, di che cosa significa normalmente il lutto per la morte di un figlio? E’ l’unico lutto del quale, passassero mille anni, nessun genitore può mai guarire. E’ il dolore morale più acuto e disumano che si possa provare.
E questi stanno a fantasticare di funeralini da imporre a madri che stanno già soffrendo abbastanza.
Sentiamo: quando il senso di colpa della madre si tramuterà in depressione, che fa il falso magro, gli passa gli antidepressivi e la psicoterapia a spese del contribuente o la lascia soffrire ricordandole ogni giorno il suo ruolo di assassina?

Proseguiamo, punto secondo:

2. Vietare per decreto legge l’introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486 e simili veleni capaci di reintrodurre la convenzione dell’aborto solitario e clandestino contro lo spirito e la lettera della legge 194 di tutela sociale della maternità.

La pillola Ru486, che oggi ha ricevuto il via libera dall’Agenzia del Farmaco, se definitivamente approvata anche in Italia, sarà comunque un farmaco di classe H, quindi somministrabile solo in ospedale. E’ commovente la preoccupazione per la salute e la solitudine delle fattrici, lasciate a muggire di dolore nelle stalle domestiche ma l’aborto chimico continuerà ad essere regolamentato come quello chirurgico, non ci sarà alcun fai-da-te. Peccato che altrettanta solerzia non vi sia quando vengono commercializzati altri farmaci molto più dannosi per la salute delle donne e non solo, magari gabellati come dimagranti o “pillole della felicità”.

3. Stabilire per via di legge che accoglienza, rianimazione e cura dei neonati sono un compito deontologico dei medici a prescindere da qualunque autorizzazione di terzi.

Che tautologica cazzata. Qualunque medico sa che è obbligato a fare tutto il possibile per salvare la vita del paziente., compresi i neonati, ovviamente.

4. Emendare l’articolo 3 della Costituzione, comma 1. Dove è scritto “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.

5. Impegnare il governo della Repubblica a costruire un’alleanza capace di emendare la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite all’articolo 3. Dove è scritto “ogni individuo ha diritto alla vita” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.

Pura mania di grandezza. Siamo all’obesità dell’Ego.

6. Difendere la legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, escludendo per via di legge e linee guida interpretative ogni possibilità, adombrata in recenti sentenze giudiziarie, di introdurre la pratica eugenetica della selezione per annientamento dell’embrione umano al posto della cura e della relativa diagnostica terapeutica. Introdurre nei primi cento giorni una moratoria per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, sulla falsariga di quella europea abbandonata dal governo Prodi, e rafforzare la ricerca sulle staminali adulte o etiche.

Gli enti per il turismo di Slovenia e Croazia ringraziano perchè le coppie italiane, impedite in un loro diritto sacrosanto, quello della riproduzione, dalla legge del Cavalier Berlusconi, continueranno ad effettuare viaggi della speranza oltre confine. Notare l’uso strumentale della parola eugenetica.

7. Fondare in ogni regione italiana una Agenzia per le adozioni il cui compito specifico sia quello di favorire l’adozione, con procedura riservata e urgente, di quei bambini che possono essere sottratti a una decisione abortiva di qualunque tipo.

8. Adottare le modalità del “Progetto Gemma” sul sostegno materiale alle gestanti in difficoltà e alle giovani madri di ogni nazionalità e status giuridico per la prima accoglienza e educazione dei bambini, con l’erogazione di consistenti somme per i primi trentasei mesi di vita dei figli.

Consistenti quanto? Quanto il contratto di Pato al Milan o quanto una pensione sociale da 300 euro? E dopo i trentasei mesi? Cazzi loro?

9. Applicare la parte preventiva e di tutela della maternità della legge 194. Potenziare in termini di risorse disponibili e di formazione del personale pubblico, valorizzando il volontariato pro vita, la rete insufficiente dei consultori e dei Centri di aiuto alla vita in ogni regione e provincia italiana.

Dire magari la parolaccia “contraccezione” non sarebbe stato male. Si potrebbero distribuire gondoni nelle scuole, smetterla di dire che la pillola fa ingrassare e provoca ogni male possibile e magari battersi perchè possa rientrare nei farmaci di classe B. Tutte le pillole contraccettive più moderne sono in fascia C, a pagamento. Perchè?

10. Triplicare i fondi per la ricerca sulle disabilità e istituire una Agenzia di tutela e integrazione del disabile in ogni regione italiana.

11. Sostenere con sovvenzioni pubbliche adeguate l’attività dell’associazione di promozione sociale denominata Movimento per la vita.

Morto un Casini se ne fa un altro. Ci sfugge la quantificazione del termine adeguate. Preoccupa, sentendolo dalle labbra di un forsennato liberista ammericano, questo continuo ricorrere alle finanze pubbliche. Per la serie, che i pensionati crepino di fame, l’importante è figliare. Lo Stato Gran Coniglio.

12. Le risorse per il programma elettorale sono da fissare nella misura di mezzo punto calcolato sul prodotto interno lordo e verranno rese disponibili attraverso lo stanziamento di 7 miliardi di euro attualmente giacenti presso i conti correnti dormienti in via di smobilitazione e altri cespiti di entrata.

Eccola, la supercazzola prematurata finale con lo scappellamento sul finanziamento: 7 miliardi di euro. Mica male. Sottratti a cose ben più importanti come, ad esempio, la sopravvivenza degli embrioni cresciuti a contratto precario o i feti stravecchi con le pensioni da fame.

I miei lettori lo hanno già detto più volte. Questa campagna contro l’aborto e i diritti delle donne serve solo a confondere le acque e nascondere emergenze ben più gravi. Ne sono sempre più convinta anch’io. Però non sottovalutiamo queste spinte oltranziste. La legge 40 purtroppo è una realtà.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Ormai ne hanno su tutto e per tutti, ogni giorno, prima e dopo i pasti.
Dal cinema “imbegnato” e le scene di sesso, alla sempre più insopportabile voglia di infilarsi nei nostri letti.
L’ingerenza reiterata e continuata della Chiesa cattolica in tutte le sue forme nei fatti politici di un paese che è formato anche da valdesi, protestanti, ebrei, musulmani, buddisti, scintoisti, devoti della dea Kali, agnostici e atei e che quindi dovrebbe essere rispettato nella sua laicità sta diventando francamente insostenibile.

Negli ultimi giorni è stato un martellamento continuo.
I radicali si alleano con il PD? Giunge la scomunica da “Famiglia Cristiana”. Sai che paura ma intanto si intromettono.
Veronesi, il barone rampante, si candida con il PD? Preoccupazione di Ferrara, il crociatone, e di “Famiglia Cristiana”, di nuovo.
Benedetto 16° ormai parla a targhe alterne: oggi di aborto, domani di eutanasia, dopodomani ancora di aborto.
L’ordine dei medici ci prova a firmare un documento in difesa della legge 194 e della contraccezione e salta su “Avvenire”. E’ un falso, dicono, i medici non possono difendere una legge dello Stato. La protervia è senza freni. Mi immagino gli attacchi che verranno nei prossimi giorni dall’Osservatore Romano, dal Calendario di Frate Indovino e dall’Agenda di Suor Germana.

Non ci vengano, per favore, a dire che hanno tutto il diritto di parlare. Certo, dai pulpiti e negli oratori fin che gli si secchi la gola ma se lo fanno tramite i media, in maniera martellante e solo per criticare le scelte politiche di uno stato, perdìo laico, il sospetto che vogliano imporre il loro punto di vista anche a chi la pensa diversamente è forte e questo è inaccettabile.

Il vizio del Vaticano di intromettersi nei fatti italiani è antico. Chiunque in Italia abbia cercato di innovare, aprire ai diritti dei lavoratori, ai diritti delle minoranze, delle donne, degli omosessuali, in favore della scienza e della laicità, si è ritrovato con i bastoni pastorali tra le ruote.
Sentite cosa accadde in occasione dell’introduzione del divorzio, al povero Aldo Moro, allora Ministro degli Esteri del governo Rumor. E’ il 25 giugno 1970:

L’ambasciatore italiano in Vaticano, Gianfranco Pompei, indirizza al ministro degli Esteri Aldo Moro un dispaccio nel quale riferisce che Paolo VI, a causa dell’introduzione del divorzio in Italia, “deduce la previsione di conseguenze dannose non limitate alla materia in discussione, ma assai più vaste, estendentesi a tutto l’insieme dei rapporti tra la S. Sede e l’Italia. Egli è profondamente preoccupato per il grave danno morale e sociale, che vede e prevede non solo immediato, ma persistente e progressivo. Con vivo dolore prevede una netta posizione di contrasto che i cattolici, clero e fedeli, saranno ormai obbligati a prendere ed in maniera permanente. Divenuta ormai palese la reale incapacità di far prevalere la propria tesi, la S. Sede non potrà che lasciare i cattolici italiani liberi di agire sul piano interno secondo la loro coscienza religiosa e con i mezzi dei quali dispongono.
E’ superfluo, conclude Pompei, mettere in evidenza la gravità di tali dichiarazioni.”

Il 6 luglio il governo va in crisi e Rumor si dimette. Il 29 luglio, sempre l’ambasciatore Pompei, annota:

“Moro mi dice, in gran segreto, che la crisi è stata direttamente determinata dal Vaticano. Casaroli ha convocato Rumor e Forlani e chiesto le dimissioni del governo come unico modo di impedire o allontanare il divorzio.
Rumor incapace e già depresso ha accettato e, ciò che è molto più grave, Forlani ha accettato di non lasciar formare nessun governo che non ottenga qualche emendamento alla legge. La crisi, oltre che materialmente sospendere l’attività legislativa delle Camere, avrebbe dato alla Dc maggior forza contrattuale. Lo credo abbastanza ma non così Moro il quale pensa che mai questa materia potrebbe rientrare negli accordi di governo”.
(Note tratte dal sito della Fondazione Cipriani.)

Stiamo in guardia quindi, perchè la storia insegna. Ne proporrò altre di scosse storiche come queste, sperando di risvegliare la laicità di chi mi legge. La campagna è qui, per chi volesse aderire.

Devo dire la verità, però. Ogni volta che vedo immagini come queste, leggo scomuniche e sento il paparatzi dimenticarsi del Darfur e di Gaza per parlare di massimi sistemi e di prolungare sadicamente le sofferenze ai malati terminali, io ho un’orgasmo. Il mio punto L, il punto della laicità non sono ancora riuscita a fotografarlo ma è lì, pronto a scoppiare.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Che strano, il programma di Berlusconi e del Pdl, appena presentato, contiene, tra i soli undici punti principali e come fosse una cosa irrinunciabile, l’abolizione della validità legale del titolo di studio.
Una cosa che mi pareva di aver già letto da qualche parte tanto tempo fa.
Ma certo, nel solito “Piano di Rinascita Democratica” di nonno Licio, che diceva:

“b1) abolizione della validita’ legale dei titoli di studio (per sfollare le universita’ e dare il tempo di elaborare una seria riforma della scuola che attui i precetti della Costituzione)”

Il Piano era un ambizioso progetto politico che auspicava un sistema partitico bipolare con l’esclusione della sinistra radicale e i partiti organizzati in clubs dove si affermava, tra l’altro:

c) [...] Cosi’ e’ evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.
Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facolta’ di interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonche’ di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano armata e di violenza in generale.

E più avanti:

d) Altro punto chiave e’ l’immediata costituzione di una agenzia per il coordinamento della stampa locale (da acquisire con operazioni successive nel tempo) e della TV via cavo da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese. E’ inoltre opportuno acquisire uno o due periodici da contrapporre a Panorama, Espresso, Europeo sulla formula viva “Settimanale”.

Va bene, cosa c’entra, l’abolizione della validità legale del titolo di studio è una cosa che chiedono da tempo anche i Radicali e, se vogliamo essere pignoli, anche Tonino Di Pietro che chiede l’abolizione delle province potrebbe allora essere accusato di aver copiato dal Piano di Gelli.
Il fatto è che qui non è una rondine che non fa primavera. Le coincidenze tra il Piano di Rinascita Democratica e i programmi di FI sono talmente tante e stranote che, chi vuole, le può scoprire o riscoprire in questo interessante articolo.

Giusto per tenere a mente che ricorre quest’anno il trentesimo anniversario dell’iscrizione di Silvio Berlusconi alla loggia (26 gennaio 1978), tessera n° 1816. E’ solo una coincidenza o, a volte, ritornano?



OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Anche se te l’aspettavi perché c’era stato quell’episodio precedente, un cuore che si ferma per interminabili minuti e poi riprende per un miracolo e lo sai che i miracoli avvengono solo una volta nella vita, quando perdi qualcuno che ti è caro è sempre una sorpresa, una scossa di terremoto, uno squarcio nell’ordine naturale delle cose dove si affaccia chiassoso ed invadente il caos. E’ il non saper cosa fare adesso, la terra che ti manca sotto i piedi, la vertigine. Non può essere, ti ripeti, ho capito male.
Invece l’hai capito quando la dottoressina giovane giovane – che potrebbe essere tua figlia, ti è venuta incontro con quell’espressione negli occhi che diceva “non ho potuto far nulla” e ha sussurrato “mi dispiace”.
Questa volta i buoni miracolo sono terminati. Tu l’hai abbracciata perché l’hai vista fare tutto il possibile, quando è rimasta in ginocchio china per più di tre quarti d’ora su tua madre, cacciandole un tubo in gola, martellandole il petto ormai esausto, con te che reggevi una inutile e coreografica flebo. L’hai ringraziata per averci provato ad essere Dio invece che un semplice medico.

La botta dritta al cervello l’hai ricevuta ma tuo padre come reagirà? Cominci come al solito a preoccuparti più degli altri che di te stessa. E’ vecchio, sono stati assieme per cinquantanni, è diverso rimanere solo, per un vecchio.
Oh no, devi dirlo agli altri, ai parenti ed ai serpenti e sai già che nelle prossime ore sarà un disco rotto al telefono: “purtroppo devo darti una brutta notizia, questa volta se n’è andata davvero”. Ti stupirai di come tu rimarrai forte e lucida mentre i tuoi interlocutori scoppieranno a piangere al telefono. Tu sei forte, oppure ancora non te ne stai rendendo conto. Dicono che il peggio viene dopo qualche mese, o dopo un anno.

Sei privilegiata in fondo, potrai occuparti tu di tutto, nel settore li conosci tutti. Già, c’è da organizzare il funerale. Fai la telefonata: “sono io, sai la mamma…”, dall’altro lato una bestemmia, la solita reazione rabbiosa alla crudeltà di un Dio che non è in grado di evitare la morte, poi il conforto: “fai tutto tu, non ti preoccupare, pensa solo a mamma adesso”. Sei esausta, per stasera ne sono successe abbastanza di cose. Riesci a dormire, nonostante tutto, con il tuo compagno che nel letto ti abbraccia ancora più forte del solito, senza parlare.

Ti risvegli e, certo, è successo davvero, non era un incubo. Non c’è tempo per la disperazione, il gioco si fa duro adesso. Entri nella sua camera dove tutto è rimasto congelato in un assurdo fermo immagine, con la pillola da prendere prima di andare a dormire ancora lì sul comodino. Devi scegliere gli abiti per vestirla e ti senti una ladra che rovista nel suo armadio. Ci vuole un cambio completo. Anche se è inverno scegli un bell’abito di seta. Sembra impossibile crederlo ma al funerale ci sarà, tra i parenti, chi noterà se il colore dell’abito si intona con le scarpe.

La tua amica dell’obitorio l’ha vestita e pettinata e ti ha telefonato a fine turno chiedendoti di andare a vedere se andava tutto bene, perché altrimenti sarebbe tornata indietro apposta per qualunque cosa tu desiderassi cambiare.
Ti solleva vederla ora così serena, incredibilmente bella. Non avresti potuto rimanere con il ricordo di come l’hai vista ieri sera, con la sofferenza della vita che appariva ancora disperatamente aggrappata al suo volto.
Sono gli ultimi momenti che passi a fianco del suo corpo e cominci a sentirti mutilata. Ieri sera quando ti hanno detto che era morta hai pensato in un flash al cordone ombelicale, e ti eri resa conto che era veramente tagliato per sempre. Oggi è una gamba che ti manca, un braccio. Lei è già in un’altra dimensione e devi solo abituarti a pensarla in forma diversa e a sentirtela accanto comunque. Lei è lì in ogni caso, ed è più forte di prima. Siete solo voi due e puoi piangere quanto ti pare. E’ domani che dovrai essere forte.

Una cosa è certa, non la lascerai sola. L’accompagnerai fino all’ultimo, rimarrai lì con lei quando conterai per ventiquattro volte il suono dell’avvitatore, quando quel prete malandrino e anticonvenzionale ti farà leggere proprio accanto all’altare, anche se sei una peccatrice che non può ricevere la comunione, quel salmo così bello che si sente nei film americani: “il Signore è il mio pastore…”
Andrai tu a prenderla quando sarà pronta l’urna con le sue ceneri e la riporterai a casa.

La morte è burocrazia, lo sai: scartoffie, firme di parenti, fax, domande al Comune, moduli da compilare, marche da bollo. In questo caso, paradossalmente, tutta questa cartaccia ti ha aiutato a non pensare.
Sorella morte ti ha fatto visita, ti ha messa alla prova, tu che la bazzichi tutti i giorni e ha voluto vedere se eri tosta abbastanza come dicevi, se mantenevi il tuo professionale distacco. Tu l’hai guardata dritto negli occhi, le hai riso in faccia e l’hai mandata in culo, anche se avevi il cuore spezzato.

(già pubblicato su Mentecritica, novembre 2007)

***
E’ passato un anno e, avevano ragione, è peggio adesso di allora.
Se nei mesi scorsi c’era come un’assurda convinzione che le cose potessero essere riavvolte all’indietro come un vecchio nastro vhs e che vi fosse spazio per la negazione, meraviglioso meccanismo di difesa che ti fa sopportare tutte le cose peggiori dei primi tempi, ora il velo è tolto e la realtà parla chiaro: chi hai perduto non tornerà mai più.
Scusatemi, il mio stato d’animo in questi giorni di anniversario è di assoluta e cupa tristezza. Un senso terribile di perdita, aggravato oltretutto dalla recentissima scomparsa di una dolcissima signora che avevo conosciuto da poco e che è passata come una meteora d’amicizia nella mia vita, riempiendo per un attimo il vuoto lasciato da mia madre.

Dopo questo senso di perdita, dicono, verrà l’accettazione e la rassegnazione e forse un giorno il ricordo di me bambina per le strade di Genova mano nella mano con la mia mamma non vorrà più dire il riaccendersi del fuoco del dolore che le lacrime non riescono a spegnere, ma resterà solo un dolcissimo ricordo.

Per mamma e per Rosy, buona notte, dolci principesse.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Mentre Ralph Nader, candidato alle presidenziali americane nel 2000 per i Verdi e nel 2004 come indipendente, sta valutando l’opportunità di correre anche stavolta in alternativa ai due somarelli Hillary e Obama e all’elefantino McCain, candidati dei due partiti maggiori, colgo e traduco dal suo sito questo elenco di argomenti che lui definisce “i tabu dei candidati”, ovvero ciò di cui non si parla mai nei programmi elettorali. Nader si riferisce alla realtà americana ma il discorso è adattabilissimo, secondo me, anche alla competizione elettorale italiana di questi giorni. Se no che globalizzazione sarebbe?

Se cercherete su Wikipedia la biografia di Nader, il candidato più a sinistra d’America, già paladino dei consumatori, leggerete con stupore che è considerato colui che fece perdere Al Gore contro Bush nel 2000. In pratica, per la regola aurea che sostiene che votando per i candidati minori si diperdono voti, come dice Berlusconi, le preferenze a Nader in Florida avrebbero permesso la vittoria di Bush (muhahaha!). Mi sa invece che furono i brogli con le migliaia di elettori di colore cancellati preventivamente dalle liste e le macchinette della Diebold a fare il miracolo. Cosa che si ripeté quattro anni più tardi nello stato dell’Ohio, anch’esso decisivo per la seconda vittoria di Bush. Leggere il documentatissimo libro “Democrazia in vendita” di Greg Palast se la cosa non vi sembra possibile.

Il povero Nader, allora come forse alle prossime elezioni, cerca solo di essere un candidato presidente diverso, sicuramente più dalla parte della gente dei candidati ufficiali che, in fin dei conti, non sono poi così diversi l’uno dall’altro. E’ il solito discorso dei due partiti, uno di destra e l’altro di estrema destra. Leggendo le interessanti argomentazioni di Ralph Nader qui di seguito e notando come siano molto più a sinistra non solo di Veltroni ma anche di Bertinotti, non vi cascano un poco le braccia pensando al nostro paese?

What the Candidates Avoid – Quello che i candidati non dicono

1) Non li sentirete parlare di una seria lotta contro il crimine organizzato, contro le frodi e gli abusi che hanno derubato miliardi di dollari dei lavoratori, degli investitori, di pensionati, contribuenti e consumatori.
Tra le riforme che non saranno mai da loro suggerite; fornire maggiori risorse per perseguire penalmente i truffatori e fare leggi per democratizzare il governo delle aziende, in modo da dare vero potere agli azionisti. Non sentirete i candidati chiedere a gran voce la restituzione dei guadagni illecitamente ottenuti e nemmeno leggi di trasparenza sul mercato.

2) Non li sentirete chiedere per i lavoratori un salario adeguato al costo della vita, invece di un salario minimo sindacale. Non supporteranno la richiesta di abrogare la legge antisindacato Taft-Hartley nel 1947, che ha impedito a più di 40 milioni di lavoratori di unirsi in sindacato per migliorare i salari e i diritti al di sopra dei livelli di McDonald’s o Walmart.

3) Non li sentirete richiedere il ritiro dal WTO e dal NAFTA. La negoziazione degli accordi economici dovrebbe rimanere separata da quella dei diritti dei lavoratori, dei consumatori e dell’ambiente, senza che essi siano subordinati ai diktat del commercio internazionale.

4) Non sentirete parlare di una riforma del sistema fiscale che lasci più soldi nelle tasche dei lavoratori e vada a tassare le cose che meno ci piacciono: l’inquinamento, la speculazione finanziaria e le tecnologie ad alto consume di energia. Non li sentirete nemmeno accennare ad un aumento del contributo fiscale per le aziende, le cui tasse sono andate sempre diminuendo negli ultimi 50 anni.

5) Non li sentirete parlare di sanità pubblica. Quasi sessant’anni dopo la prima proposta fatta dal presidente Truman, non abbiamo ancora un sistema sanitario per tutti, un programma che controlli qualità e costi e si focalizzi sulla prevenzione. Un’assistenza sanitaria completa salverebbe migliaia di vite all’anno e non eliminerebbe la competizione con un sistema di sanità privata.

6) Non c’è motivo di credere che i candidati si opporranno agli interessi commerciali che derivano dall’attuale sistema energetico. Abbiamo bisogno invece di un grande progetto per la salvaguardia dell’ambiente che contrasti tali interessi e punti sull’energia solare, sulle auto a minore consumo e sulle tecnologie pulite. Non riconosceranno che l’attuale sistema energetico basato sul petrolio ed i suoi derivati, provoca non solo il riscaldamento globale ma cancro, malattie respiratorie e problemi a livello geopolitico. Infine non chiederanno la fine del razzismo ambientale che rende le periferie degradate più soggette all’inquinamento dell’aria, dell’acqua e dei rifiuti tossici.

7) I candidati non chiederanno una diminuzione delle spese militari che divorano metà del gettito federale senza che vi sia più un’Unione Sovietica o altre grandi potenze nemiche nel mondo. Studi provenienti perfino da ambienti del Pentagono riportano le opinioni di ammiragli e generali in pensione che sostengono che una eccessiva spesa militare paradossalmente indebolisce la nazione e distorce le priorità della politica interna.

8) Non li sentirete parlare di una seria riforma elettorale. Entrambi i partiti, Repubblicano e Democratico, si sono spartiti l’elettorato grazie al meccanismo dei distretti elettorali, un espediente che garantisce la rielezione dei loro candidati alla spese dei votanti. Non vi sarà nemmeno una seria proposta per riammettere al diritto di voto i pregiudicati che abbiano scontato la pena e siano tornati ad essere buoni cittadini.
Altre riforme elettorali dovrebbero includere, tra l’altro, una controprova cartacea del voto elettronico e il completo finanziamento pubblico delle elezioni per garantirne la regolarità.

9) Non sentirete molto parlare della fallimentare lotta alla droga che costa 50 miliardi di dollari all’anno e nemmeno del fatto che i tossicodipendenti dovrebbero essere curati piuttosto che incarcerati.

10) I candidati non daranno spazio ai movimenti pacifisti israeliani i cui membri hanno fatto accordi per una soluzione “due popoli, due stati” con le controparti palestinese e americana. E’ tempo di rimpiazzare il teatrino di Washington con un vero teatro di pace per la sicurezza dei popoli americano, palestinese ed israeliano.

11) Non sentirete i candidati opporsi agli interessi aziendali che hanno imposto modifiche al nostro sistema giudiziario tali da impedire che le persone danneggiate o raggirate dalle corporations ottengano giustizia. Dove sono le campagne contro le frodi e i danni a pazienti, consumatori e lavoratori? Dovremmo favorire ulteriormente le class-actions affinché i cittadini possano difendersi più facilmente contro gli abusi del mercato.

Gli elettori dovrebbero visitare I siti dei principali candidati, vedere cosa dicono e non dicono e poi mandare email o lettere per chiedere loro perché evitano questi argomenti. Forse rompere il tabu non partirà dalla parte dei candidati ma possiamo cominciare dagli elettori.

A parte la sanità pubblica, che da noi è un caposaldo del welfare da decenni e il cui malfunzionamento non è questione di sostanza ma di organizzazione, abbiamo molti punti in comune con la situazione descritta, tanto che questo programma potrebbe benissimo essere quello di una qualunque compagine di sinistra.
Se si parla di crimine, in quanto a Mafia, Sistema, N’drangheta e mafie importate non siamo secondi a nessuno. Anche per le frodi finanziarie non abbiamo niente da imparare: Cirio, Parmalat, bond argentini, derivati. La trasparenza del mercato, le class-actions e la difesa dell’ambiente riguardano anche noi.
Se siamo un poco più fortunati in Italia con la difesa sindacale dei diritti dei lavoratori, la precarizzazione del lavoro ci ha americanizzato fin troppo.
Insomma, questo Nader non ha alcuna possibilità di diventare presidente degli Stati Uniti ma è stato bello sognare che ci potesse essere qualcuno alla Casa Bianca che tagliasse le spese militari, si adoperasse per una vera pace in Palestina e pensasse soprattutto al bene degli americani e non dei kossovari albanesi.
Teniamoci i nostri sogni e pensiamo che tanto, chiunque venga eletto, ben poco cambierà.
Se poi Nader volesse fare cambio con Veltroni, io ci sto.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Dato che Frankie Hi-NRG mi sta dando un dispiacere con la decisione di andare a Sanremo (auch!) e preferisco ricordarlo così, mi consolo con quello che è quasi sicuramente il rapper più arrabbiato ed antisistema che io conosca, Paris.

Nel 2003, in piena guerra in Iraq, molti artisti del circuito musicale alternativo scrissero canzoni di impegno contro Bush & His Brunch Companions ed io passai molte serate navigando nei loro siti e scaricandone le canzoni (downloads perfettamente legali ed anzi incoraggiati). Riempii due CD e scoprii gente assolutamente sconosciuta a chi frequenta solo 105 o MTV, come Ani DiFranco, David Rovics e Paris, appunto.

Paris inizia la sua carriera di rapper nei primi anni novanta a San Francisco, ma passa praticamente un decennio senza ottenere il successo che merita. E’ nel 2003 che riesce a sfondare con un album, Sonic Jihad, dalla sorprendente e contestata copertina. Fonda la casa discografica Guerrilla Funk, che pubblica anche Dead Prez e i Public Enemy, autori di un pezzuccio quasi melodico: Son of a Bush.

Anche Paris dedica una canzone a Bush, “Bush Killa”, quella che me l’ha fatto conoscere.

L’hip hop non è solo puttane scosciate e papponi ingioiellati, come vorrebbe farci credere l’industria discografica mainstream ma impegno, coscienza politica e denuncia del perdurante razzismo, alla faccia dei neri delavé alla Obama che forse ben poco potranno cambiare dello status quo.
Nelle pagine di Guerrilla Funk ci sono anche articoli di controinformazione e filmati sulle malefatte dell’impero, con una larga sezione dedicata all’indagine alternativa sull’11 settembre. Insomma c’è da perderci volentieri una serata o più. Per chi non vorrà vedersi Sanremo è l’ideale.

Qui altre canzoni di Paris da vedere e che potrete anche scaricare in mp3 ed ascoltare in anteprima, assieme ad altri interi album, sul sito di Guerrilla Funk:
Break the Grip of Shame
Assata’s Song
The Days of Old


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Fidel lascia per motivi di salute e va in onda nei TG lo show di coloro che se ne rallegrano, non potendone celebrare ancora le esequie con lo stappo dello spumante. Meglio che niente, vengono sparate cazzate.
I più gettonati per le interviste, essendo indisponibile per anzianità tutto il cucuzzaro di Miami e dell’operazione Mangusta o gli anticastristi impresentabili alla Orlando Bosh, sono i dissidenti storici come Carlos Franqui.
Alla domanda finale se Castro abbia fatto almeno qualcosa di buono per Cuba, l’ex rivoluzionario risponde sicuro “no”.
Considerando che, indubbiamente, perfino Mussolini faceva arrivare i treni in orario e Hitler ci ha donato il Maggiolino Volkswagen, la risposta sembra più un vecchio rancore che altro. Possibile che Fidel non abbia fatto proprio nulla nulla, tra un embargo e l’altro, magari qualcosina per la sanità pubblica? Oltretutto pensando a cos’era Cuba prima, la discarica caraibica di tutto il malaffare mafioso.

In pieno trip revisionista, parlando dei numerosi attentati (ne sono stati calcolati più di 600) subiti da Castro durante la cinquantennale lotta contro la CIA, ci viene detto, sempre dal TG, che la maggior parte Fidel se li organizzava da solo, per smascherare i traditori. Gira roba tagliata male, in redazione.

Ieri invece, ricostruendone il percorso rivoluzionario, si è affermato che, quando arrivò al potere all’Avana, nel capodanno del 1959, non era ancora comunista. Si attende di conoscere quando, chi o che cosa abbia condotto il rivoluzionario (democratico, democristiano, demoplutogesuitamassonico?) sulla via della perdizione. Io avevo sempre creduto che, a parte i gesuiti, Fidel fosse sempre stato marxista, anche sentendolo parlare delle sue origini nelle interviste. Mah.
Del resto dicono che una volta Veltroni fosse perfino comunista.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Con un senso pratico ed un attaccamento al liberismo economico che li rende perfetti alleati del campione del liberismo Cavalier Antenna, i leghisti hanno trovato nell’aeroporto della Malpensa, quello dove gli aerei per andare in hangar devono attraversare la pista di decollo, un emblema della loro campagna elettorale.
Giova dire che, in previsione della cessione di Alitalia al miglior offerente per evitarne il fallimento, sarebbe bastato trovare un po’ di imprenditori del nord per fare una cordata per acquisirne il controllo e farla restare italiana, anzi padana, ma nessun Alberto da Giussano con i dané si è fatto avanti o meglio ha avuto finora il coraggio di rischiare. Non sembra esserci alcun “Air Carroccio” che si possa mettere in piedi per ricacciare Marianna al di là delle Alpi. I francesi hanno congelato le trattative, così la situazione è in uno stand-by piuttosto costoso per lo Stato italiano: un milione di euro al giorno.

Se nessuno dei baldi imprenditori padani si farà avanti i francesi di Air France avranno campo libero, come è ovvio in economia.
Taglieranno i rami secchi, hanno preannunciato guardando in direzione Malpensa, come si conviene a gente che sa fare i suoi affari e se ne fotte della polenta taragna e dell’acqua del Sacro fiume Po, figuriamoci dei posti di lavoro padani. C’est l’argent qui fait la guerre.

Malpensa è stata una cattedrale nel deserto. La Lega difende un feudo conquistato in passato con la presidenza di Alitalia e la gestione della società SEA.
Umberto Bossi, in fase di rilancio delle sue personali azioni di alleato indispensabile di Berlusconi, sta alzando la posta sventolando il morituro aeroporto come una bandiera di resistenza padana. Al di là della difesa di posti di lavoro, è un puro gioco di potere.

Se il centrodestra dovesse vincere le elezioni, il Cavalier Silvio si troverebbe con questa bella gatta da pelare: mandare avanti gli economisti che, vestiti da Brunette dei ricchi e poveri, racconteranno di liberalizzazioni, liberismo e libertinaggio economico e dall’altra raschiare il fondo del barile statale per realizzare l’inutile Ponte sullo Stretto promesso agli amici degli amici e non più procrastinabile ed accanirsi terapeuticamente sull’aeroporto padano, promesso ai leghisti, dando fondo ai soldi pubblici. Tanto, paga Pantalone.
Non vorrei essere nei suoi panni.

Frankie Hi-NRG – “Quelli che ben pensano”


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Flickr Photos

Robert Langdon è asciuto pazzo!

La Famiglia Lodoms

pierluigi magno

castrazionechimica

More Photos

Blog Stats

  • 8,987 hits

Tag

Categorie