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Qualche post fa avevo annunciato che avrei analizzato i programmi dei vari partiti per metterli a confronto sui princìpi e i proponimenti.
Accidenti a me che penso sempre di vivere in un un paese normale. Certo, sarebbe stata un’idea simpatica ma oggi che ho avuto un po’ di tempo per rileggermeli con calma, sono giunta alla conclusione che è fatica sprecata e poi, chi ce lo fa fare di farci prendere per i fondelli?
Mi avete convinto, i programmi lasciano il tempo che trovano, sono solo promesse, accozzaglie di buoni propositi che due giorni dopo le elezioni saranno dimenticati. Inoltre, come giustamente mi avete fatto notare, dovrei prendere in considerazione non solo i programmi dei partiti maggiori “maanche” tutti gli altri.

Dico solo un paio di ultime cosette sui programmi, visto che più li leggo e più mi verrebbe voglia di prendere a sberle chi li ha scritti.

Prendiamo ad esempio il problema mafia (mafie) – criminalità organizzata.
Senza arrivare a Forza Nuova che chiede i commissariamenti, le leggi speciali e l’esercito dispiegato al Sud, la Sinistra Arcobaleno almeno recita la formula di rito: “la lotta contro la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta deve essere radicale; è necessario combattere senza alcuna indulgenza i rapporti perversi tra criminalità organizzata e politica, che coinvolgono in molte regioni del Mezzogiorno settori del centrodestra come del centrosinistra”.

Però, se le ali estreme della politica riconoscono il problema, ognuna a modo suo e con tutti i distinguo del caso, per carità, perchè i due principali schieramenti accennano solo ad un generico “contrasto alla criminalità organizzata” (PDL), neanche fosse un problema di fotoritocco, oppure si impegnano ad essere genericamente “duri contro la criminalità” (PD)? Duri come, di comprendonio?
Comincio a capire perchè al Sud ci si senta sempre meno rappresentati dalla politica e ci si rifugi nell’astensionismo.

Né PDL né PD fanno un discorso approfondito sul problema mafie, traffici internazionali di droga, armi, riciclaggio di denaro sporco ed ogni altra attività illecita delle grandi bande internazionali.
Cosa dovremmo dedurne? Che la mafia non esiste? Che bisogna conviverci, come il colesterolo alto ed il diabete?

Poi magari è sconcertante come, di fronte ad un enorme problema di sicurezza dei cittadini, la genialata sia l’affidarsi alla banda larga, molto amata dagli estensori del programma del PD che la citano ben due volte:
“Diffondere la banda larga in tutti i comuni, con infrastrutture a basso impatto ambientale.”
“Applicare la nuova tecnologia (anche la banda larga) per chiedere e ottenere aiuto - in casa o per strada – in tempi rapidissimi.”

Dopo aver fatto del Mediterraneo un hub e investito nel social housing, una volta che avremo eseguito il benchmarking ed evitato gli spoils systems potremo anche pensare a fare qualcosa contro Mafia, Sistema e ‘Ndrangheta. Come? Collegandoci ad Internet e premendo il pulsante del salvavita Beghelli-Veltronelli. Hai visto mai che ti arrivi in soccorso Shpalman?


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Quanto manca, quindici giorni? Su, tra due settimane ci leviamo il dente. Intanto voglio fare il lupo Mannheimer e lanciarmi in un’analisi dotta e colta del momento elettorale.

Ogni analisi con i controcazzi parte sempre da un preambolo.
Abbiamo una legge elettorale di merda, fatta dal politico rubato all’odontoiatria e che ci dondola e fa male come una protesi mal messa, fatta appunto da un dentista cane. Una legge pensata dal GIB (Grande Imprenditore Brianzolo) per impedire a Prodi e al centrosinistra, dati per vincenti nel 2006, di governare. Infatti lo stratagemma è riuscito. Dopo neanche due anni si ritorna alle urne per disperazione e Prodi torna con sollievo all’insegnamento.
E’ un mistero alla X-Files, tuttavia, il perchè Berlusconi, dato per vincente stavolta, non abbia voluto modificare la legge elettorale per poter finalmente darci quel ventennio di Età dell’oro che lui ci promette e che attendiamo con ansia.
A questo punto dobbiamo pensare che a non voler modificare la legge sia stato il centrosinistra, sapendo di perdere e volendo impedire a Berlusconi di governare.
Se fosse così il cavadenti padano avrebbe creato (involontariamente, per carità, per uno di quei fenomeni di serendipità come la scoperta della penicillina) il metodo perfetto per l’ingovernabilità e allora non resterebbero che i cari vecchi forcali e le sempre insostituibili picche per cambiare qualcosa. Ma non lanciamoci troppo in scenari futuri. Andiamo per gradi.

Nonostante vi siano interi container di partiti da votare e per tutti i gusti, perchè siamo comunque in un regime proporzionale, non possiamo permetterci di fare una scelta d’opinione o, perchè no, di onestà, affinità o simpatia, perchè il meccanismo elettorale premia il bipolarismo bipenne: o Uolter o il Nano.
I primi tra gli ultimi, Bertinotti e Casini, come presidenti, sono ipotesi possibili solo in universi paralleli e sono messi lì solo per bellezza, diciamolo. La Santanché e Boselli poi, sono puri atti di fede.
Più che votare per, quindi, si voterà contro il Nano o contro Uolter. E’ forse l’unica cosa che, se la chiedessimo agli elettori, risulterebbe certa. Per chi NON voterai?

Nel grande insieme degli elettori vi sono prima di tutto i decisi: i berlusconiani e i piddini. Io li invidio molto. Passeranno queste due settimane senza arrovellarsi, in attesa solo di poter votare per i loro amati leader.
Ci sono poi i duri e puri e gli idealisti che voteranno per i piccoli partiti e anche quelli li invidio.
Poi ci sono quelli decisi a NON andare a votare: coloro che ormai hanno raggiunto la pace dei sensi democratica e non ci vanno più da anni e i neofiti dell’astensionismo, che si dividono in quelli con argomenti convincenti e quelli del “chemmefregatantosotuttiladri”.

Poi ci sono gli indecisi, insieme estremamente eterogeneo. Quelli che potrebbero fare ambarabacicciccocco’ con la matita tra PD e PDL tanto di politica non capiscono un cazzo e lo ammettono tranquillamente, anzi se ne vantano; quelli che si lasciano convincere all’ultimo momento in base a misteriosi meccanismi di suggestione mentale.
Altri sottoinsiemi comprendono quelli che saranno ritrovati cadavere nel seggio ancora con la copiativa in mano, stroncati dall’indecisione e quelli che appena votato si pentiranno della scelta fatta.
Tra gli indecisi si distinguono coloro che passeranno notti insonni in attesa di un insight rivelatore o illuminazione e coloro (dell’insieme che interseca quello del “chemmefrega”) che decideranno effettivamente all’ultimo minuto, altrimenti detti quelli dell’effetto “colpo di scena”. C’è una legge della statistica non scritta che dice che gli intervistati per gli exit-poll appartengano sempre al secondo gruppo. Ecco perchè i suddetti non ci prendono mai.

Se volessimo ulteriormente complicarci la vita dovremmo citare infine il caso di coloro che voteranno, approfittando delle due schede, per due partiti diversi. Non è un’opzione solo per gli indecisi e coloro che non vogliono fare torto a nessuno. A causa della legge porcata che prevede meccanismi perversi di attribuzione dei seggi vi è già chi teorizza che è possibile far perdere questo o quello schieramento votando in un certo modo alla Camera e in un altro al Senato. L’importante è portarsi dietro un foglietto con su scritte le istruzioni, per non fare casini, ed essere pronti a superare certe ripugnanze.

Ah, sempre che a qualcuno non venga in mente di truccare le elezioni. In tal caso avremmo a che fare con uno scenario di probabilità completamente alterato, la mia teoria andrebbe a farsi fottere e il lupo Mannheimer a questo punto vi manderebbe tutti cordialmente affanculo.

(Che c’entra il coniglione? Niente. Sto ancora cercando un modo per farlo rientrare logicamente nel post ma l’unica idea che mi viene, a parte l’associazione coglioni-coniglioni, è che il lupo Mannheimer potrebbe mangiarsi il conijone. Me cojoni!)

P.S. Per una versione molto simpatica e intelligente del dilemma sul voto, vi consiglio la lettura del post di Beppone.


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Oscar Wilde scrisse: “Diffida di una donna che dice la sua vera età, una donna così è capace di tutto.” Esagerato! Però, in fondo, non aveva mica tutti i torti.

Oggi non c’è niente da leggere. Si festeggia una penna bianca in più per la papera e il fatto che si potrà scherzare sul “qui succede un 48″.
Oggi non si muove un muscolo in casa, non si cucina (si pranza fuori) e si cerca di farsi festeggiare il più possibile, per rendere il giorno lieve.
Purtroppo, e questo è ormai il secondo, un compleanno senza mamma è come una rappresentazione che vada in scena senza il regista. E’ una di quelle ricorrenze che si ammantano, da quel momento in poi, di malinconia, rendendoti il boccone della torta meno dolce.
E’ una bella giornata per fortuna, finalmente primaverile, e andare in campagna in mezzo alla natura sarà un balsamo per l’anima.

Ora potete farmi gli auguri, se vi piace.


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Che delusione! Francamente, dopo tanta attesa, mi aspettavo qualcosa di più di una versione meno fluente e più noiosa del solito Elie Wiesel da asporto.

Qualche giorno fa Rosalux si era sentita piccata dal mio post sulla vignetta antifiamma e ne era scaturita una piccola querelle, una querellina. Niente di grave, per carità, non desidero iscrivermi alla nuova moda del catfight.
Mi aveva promesso una risposta articolata ed ecco finalmente il suo post, al quale rispondo brevemente per non annoiare i lettori.

Suppongo che i “lameduck” ripetuti ossessivamente nel testo siano da intendere come gli antisemiti. La cosa è molto originale, non c’è che dire.
In conclusione, cosa dice Rosalux di nuovo? Nulla appunto, come ammette all’inizio; che chi critica Israele o gli ebrei in formazione sparsa e riporta le affermazioni dei self-hating jews è un antisemita. Cioè, lei può dire che la Nirenstein è melensa, se lo dico io sono antisemita.
Penso che per i rosalux funzioni come un mantra, quasi come una formula magica.

Cara Rosalux, tiri fuori come al solito la Germania nazista, i Protocolli, i pogrom; potevi aggiungere Suss l’Ebreo o Der Ewige Jude. Cose che io conosco bene non perchè dorma con il Mein Kampf sotto il cuscino ma perchè ho dedicato nove mesi della mia vita (come fare un figliolo) ad una tesi di laurea di 160 pagine sui crimini nazisti e la Shoah, pensa un po’ che cogliona!

Salto alle tue conclusioni finali: la lobby ebraica non esiste perchè la guerra in Iraq è stata un fallimento. E’ l’unico argomento che porti come confutazione della frase da me riportata di Silverstein:

“Sembra proprio che Israele, almeno una parte di esso, tema un’eventuale presidenza Obama. C’è ancora questa fobia ebraica e israeliana che un politico nero, specialmente uno che agli inizi di carriera era molto vicino ai palestinesi, possa voltare le spalle ad Israele.
L’idea è semplicemente ridicola perchè (sfortunatamente) nessuno può diventare Presidente degli Stati Uniti senza essere uno schiavo di Israele, volente o nolente. Gli ebrei mettono troppo denaro nella campagna elettorale e vi è troppo potere da parte dell’AIPAC e delle altre lobby ebraiche”.

Un po’ pochino.
Oh bella, forse che non sono mai esistiti progetti folli nella storia finiti con sconfitte militari? Forse perchè i rosalux non sbagliano mai e si incazzano se i lameduck gli fanno notare quando cascano dal pero?
Siamo noi che ci facciamo di acido oppure molti dei membri nel PNAC che non mi negherai occupino i posti principali dell’amministrazione Bush, hanno forti legami con il Likud? Per carità liberissimi di farlo ma perchè inalberarsi quando si chiamano le cose con il loro nome? Fare lobby non è mica una parolaccia, significa difendere certi interessi da parte di certi gruppi. Lobby dei camionisti si e lobby ebraica no?

E poi andiamo, la guerra sarà un fallimento (soprattutto per quei poveri 4000 soldati americani morti e le migliaia di civili Iracheni) ma Saddam è stato tolto di mezzo ed era uno che i coglioni ad Israele li rompeva alla grande. Qualche missile Scud arrivò ai tempi della prima guerra del Golfo.
In conclusione, cara Rosalux, cos’hai dimostrato? Hai forse spiegato a noi ignoranti cos’è l’AIPAC?
Il fatto che un potere sia stato enfatizzato nella storia significa che esso non sia mai esistito e che non possa organizzarsi qualche volta in lobby? Non esistono forse le lobby vaticane che difendono gli interessi della Chiesa?

Sai qual’è l’impressione che ci si fa leggendoti? Che non ci sia molta voglia di discussione ma solo di eiaculare sentenze e luoghi comuni. Per carità, legittimo, se proprio non ci si può trattenere e si hanno le palle gonfie, ma scarsamente proficuo ai fini della dialettica.
Anche quello di “ebrei contro il resto del mondo” non è un mito assai enfatizzato ed alimentato dai rosalux nella storia?

A questo punto, visto che ha fatto tanto scalpore la frasetta di Silverstein, pensa se ti raccontassi cosa ci siamo detti in un appassionante scambio di email, all’epoca della mia tesi, io e Norman Finkelstein.
Hai ragione, devo smetterla di frequentare intellettuali ebrei, con le loro idee antisemite.

Ah, l’hai nominato tu Disney, peggio per te. ;-)


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Anch’io ho fatto il giochino del “voi siete qui” e, più che scoprire che sto a sinistra, cosa che sospettavo, mi ha interessato individuare il partito a me più lontano, che non è il PDL ma l’UDC di Pierfurby Casini. Scoprire dove si è collocati politicamente tuttavia non elimina il dilemma sul chi votare, che è appena meno grave del ben più dilaniante “voto o non voto?”

Per quanto mi riguarda, per capire chi eventualmente votare e soprattutto chi non votare, ho scelto alcuni argomenti chiave, che per me sono: lavoro, precarietà, pensioni, sanità, politica estera, diritti civili, laicità. Sono scelte egoistiche perchè riflettono, da una parte, le necessità della mia pancia e di quella dei miei cari, più alcuni principi che considero fondamentali per tutti.
Ho scaricato i programmi in pdf di PDL, PD e Sinistra Arcobaleno e me li sono letti. Poi, utilizzando lo strumento “cerca”, ho inserito le parole chiave di cui sopra e ne ho tratto le mie conseguenze.
Lo so che i programmi dei partiti sono pieni di proponimenti difficili da mantenere e che in quanto a promesse da marinaio si potrebbero dare tutti la mano, anche se dobbiamo ammettere che Berlusconi, con le ultime sparate sui figli in cordata, potrebbe tranquillamente prendere il posto vacante del recentemente scomparso Capitan Findus. Con Veltroni forse nella parte del nostromo Spugna.
Però, dato che sono testona, nonostante le lusinghe e le bugie, voglio vedere se si può ancora far valere alcuni princìpi e se si può ancora dire che il tale partito o schieramento sta dalla mia parte ed è in grado di difendere i miei diritti o almeno ci prova.
Nei prossimi giorni illustrerò i risultati delle ricerche, per ogni argomento di cui sopra.

Intanto voglio dare un assaggio partendo da quello che forse sembra l’argomento a più bassa priorità: la politica estera. Cerchiamo le parole PACE e GUERRA nei programmi.
Nessun risultato nel PDL, a parte un accenno alla lotta al terrorismo interno ed internazionale, anche attraverso lo stretto controllo dei centri collegati alla predicazione fondamentalista.
La parola PACE compare nel programma del PD: L’Italia del PD sceglie il multilateralismo: per le missioni internazionali di pace, contro il riarmo convenzionale e nucleare; per i diritti umani, contro il riscaldamento globale. Missioni di pace… mmmh.

Nel programma della Sinistra Arcobaleno, che si differenzia dagli altri perchè è molto più articolato nelle argomentazioni a differenza delle miserine presentazioni in PowerPoint dei due principali schieramenti, la PACE viene posta tra i loro princìpi e anche l’Europa viene posta in grande rilievo, così come il rifiuto del concetto di terrorismo e guerra preventiva, definiti fenomeni che si alimentano e giustificano a vicenda. Quello della SA è l’unico programma dove si auspica una soluzione del problema palestinese, attraverso il principio del “due stati per due popoli”.
Non si nominano Iraq e Afghanistan né da parte del PD che del PDL. Assente anche la parola DISARMO.

E’ solo un assaggio, dicevo. Nei prossimi post ne sentiremo delle belle.


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A me piace molto la Francia, anzi la amo. La considero il grande paese la cui titanica cultura ha contribuito di più alla mia formazione. Forse più dell’America, che è venuta cronologicamente dopo.
Sono cresciuta a film francesi e a libri e film di Maigret. Ho riso con “Mon oncle” di Tati, ho visto e rivisto i crudelissimi film di Henri-Georges Clouzot.
Le prime parole straniere che ho imparato erano quelle di un disco di canzoni popolari francesi che mi era stato regalato da mio padre.
Sono rimasta affascinata dalla Rivoluzione Francese da un lato e dai fasti di Versailles raccontati da mia madre che l’aveva visitata. Parigi per me rimarrà per sempre quella in bianco e nero di Belfagor che si aggira per il Louvre. E’ un’insieme di idee, di immagini, di reverie, di interpretazioni che forse hanno poco a che fare con la vera Francia ma che a me è caro.

Per questo motivo, nonostante mi tenga costantemente informata su blog come quelli di Gabriele e Virginie, che riportano notizie di prima mano da quella parte di Europa, mi domando sempre più spesso se la Francia meriti veramente di non essere mai ricordata nelle news se non per le coglionate di Sarkozy.

Mi rifiuto di credere che non stia succedendo nulla oltralpe, oltre alle cortigianerie di palazzo.
Leggo che anche lì c’è una questione aperta sulla laicità, che a seguito del triste caso di Chantal Sebire che aveva chiesto di poter essere aiutata a morire per porre fine alle proprie sofferenze, si è riacceso il dibattito sul diritto all’eutanasia. Eppure mi tocca leggere anche questo:

Nel giorno in cui Chantal se n’è andata le associazioni che in Francia chiedono una legge sull’eutanasia si sono rivolte ieri a Carla Bruni, sperando che la “sua sensibilità di madre” le aiuti ad ottenere una legge. Un incontro sull’argomento col marito presidente Sarkozy chiesto in forza di 350mila firme a dicembre e rimasto senza neppure una risposta.

Davvero, ma cos’hanno fatto di male i francesi per avere un presidente-ometto sul quale Carla Bruni può appendere i suoi abiti da sfilata? Pare un paese tornato ai tempi della Pompadour, alla quale far arrivare i propri cahiers des doléances, sperando che le lusinghe di madame nel letto dell’ometto possano contare di più della forza delle opinioni?

Non posso credere che, tra un’occhiata e l’altra ad una scollatura, questo piccolo satiro non stia facendo nulla per il suo paese. Tempo fa udimmo l’idea di castrare i pedofili, poi una mezza idea di favorire la tv pubblica tassando le private, poi il nulla sotto vuoto spinto.
Secondo i nostri telecinegiornali Sarkozy è sempre in vacanza a pavoneggiarsi con il figone (stagionato, per altro) in passerella.
Qual’è il motivo che spinge il Grande Fratello mediatico mondiale a trasmettere della Francia un’immagine del genere? E’ un modo per screditarla? Un presidente ometto nel senso di appendiabiti, pare messo lì per non far nulla, se non il servo muto e che deve distrarre continuamente il pubblico con le vicende d’alcova per non dover parlare di cose serie.
Per esempio di cosa sta succedendo nelle banlieues, com’è la situazione economica, se i francesi soffrono dei nostri stessi problemi o sono messi meglio?
Mah, qualcuno mi spieghi, perchè la cosa sta diventando angosciante.


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Io non capisco le conversioni religiose, l’ho detto anche nel post pasquale. Non capisco ma mi adeguo.
Magdi Cristiano Allam si è fatto cristiano. Embé? Una vera notizia sarebbe stata che Calderoli si fosse fatto musulmano. Roberto Mohammed Calderoli. Oppure che Emilio Fede fosse passato al PD. Emilio Uolter Fede.

Era dai tempi della conversione all’Islam di Cassius Clay (divenuto Mohammed Alì) e del Melandri (vedi sotto) che non si parlava di cambi di casacca di fede con altrettanto clamore.
Tuttavia, a parte Hamas che dice sempre ciò che i nemici di Hamas si aspettano che dica, le autorità islamiche chiamate a commentare la (non) notizia hanno detto che la scelta di Allam è e rimane un fatto privato (infatti). Molto rumore per nulla.

Piuttosto mi chiedo: quanto gli sarà costato il tutto, tra prenotazione obbligatoria, affitto di San Pietro, disturbo del Santo Padre e obolo per i pii orfanelli?


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Secondo voi, se la immaginiamo come un insieme di cose concrete, di beni, la Ricchezza è limitata o illimitata? E’ davvero alla portata di tutti, tanto che basta allungare la mano per avere la nostra parte, o no? E’ solo questione di incapacità e sfigataggine se uno rimane povero?
A dare una rapida occhiata al globo terracqueo verrebbe da dire che la ricchezza è limitata e ben difesa da chi già la possiede, visto che si concentra in poche mani e il resto dell’umanità muore di fame o quasi.

Le risorse, anch’esse, parrebbero limitate, visto che tutti si affannano ad accaparrarsi le ultime (dicono) gocce di petrolio. Il denaro sembra anch’esso una grandezza finita, visto che quando di parla di aumentare gli stipendi di chi non è ricco, i soldi misteriosamente finiscono, non ce ne sono, per carità, dobbiamo (dovete) tirare la cinghia.

A me verrebbe da pensare che la ricchezza si crea solo dallo spostamento della proprietà di un bene da una mano ad un’altra e che i beni a disposizione, le risorse, il denaro, non sono inesauribili ma dati e finiti.
E’ un togliere da una parte per aggiungere dall’altra e la parte che rimane vuota non si riempie di nuovo per miracolo. Chi si appropria della propria parte inevitabilmente priva gli altri della loro. E’ come fare a fette una torta. Una volta fatte le parti la torta non c’è più, c’est fini.

Invece cosa vi vogliono far credere gli economisti liberisti? Che finita la torta che si sono mangiati i ricchi e i loro amici, magicamente la torta continuerà a dare fette e a darne all’infinito, basta dar loro il vostro voto e permettere che i loro amici si arricchiscano ancora di più.
E’ come la storia dell’albero degli zecchini di Pinocchio. Se pianti i tuoi cinque zecchini, domani ne potrai raccogliere mille, duemila. Loro, per altro, sono come il Gatto e la Volpe: “noi non lavoriamo per il vile interesse ma unicamente per arricchire gli altri”.

Che c’entra mia zia ricca con questo discorso? C’entra perchè mi viene in mente un suo tipico ragionamento. Sto parlando del mio stipendio di 800 euro, più o meno quello che lei spende in tre giorni di vacanza in albergo, e lei fa questa osservazione: “Eh, ma PER TE è una bella cifra.”
No, non pensate che mia zia sia stupida, il suo ragionamento è corretto, è un concetto di alta finanza. E’ relativismo economico.
Nel mondo dei ricchi, il povero (sempre banalizzando i termini) o il non-ricco, DEVE ACCONTENTARSI. Implicitamente viene enunciato il prinicipio che il povero non ha bisogni se non quelli più elementari: respirare, bere, mangiare, cagare. Per cui a lui bastano pochi schei. Per lui 800 euro devono bastare e avanzare. Se non gli bastano è perchè vorrebbe le stesse cose che hanno i ricchi e non si può.

Non siete convinti? Pensate che siano i vecchi discorsi sulla lotta di classe?
Un altro esempio. Avete presente il ragionamento sulla precarietà, e qui torniamo ai nostri economisti? Li avrete senz’altro sentiti dire:
“E’ meglio avere un lavoro da 200 euro al mese che niente”.
Questo ragionamento presuppone che esista una parte di popolazione che possa campare con duecento euro al mese, gli stessi duecento euro che, per uno strano fenomeno, ad un’altra parte di popolazione servono per una cenetta per due.
Tenete presente che quella frase non si adatterebbe né ai loro figli né agli amici degli amici, né a loro stessi, per carità.
E’ come il concetto di posto fisso. “Bisogna mettersi in testa che il posto fisso è finito”.
Per noi, perchè serve a loro e ai loro figli.

Ecco, sono ritornata a fare la comunista. Tanto per non parlare di ricchi, cammelli, crune degli aghi e Regni dei Cieli.


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Esaurite le menate tipo uova di cioccolato, teneri agnellini, gite fuoriporta e milioni di italiani in viaggio sulle strade con la benzina alle stelle, (gli stessi che due giorni fa non arrivavano a fine mese, sempre secondo i gazzettieri), si può finalmente tornare a parlare di cosa è veramente la Pasqua. Pagato il pegno ai mercanti si può rioccupare il tempio per un momento di spiritualità.

Premetto che io mangio preti regolarmente a pranzo e cena e, trovandomi di fronte al dolore delle persone ogni giorno, Dio lo nomino spesso e volentieri invano ma Gesù è un mio punto fermo culturale oltrechè un faro nella nebbia per i momenti di buio.
Con il massimo rispetto dovuto alle altre religioni, non potrei immaginarmi altro che cristiana.
Si può essere agnostici quindi (io non sono un cazzo e non posso sapere se Dio esiste o non esiste per cui non ho certezze) e amare profondamente l’idea di Gesù.
La chiesa cattolica non c’entra, non c’entra la religione, non c’entra Dio, sto facendo un discorso irrazionale, lo so, ma in questo momento lascio prevalere il cervello emotivo, non la stronzissima corteccia che vuole dare una spiegazione logica a tutto fino a perdere la ragione. Cristo non si spiega e non ci si ragiona sopra. Si accetta e basta. Si segue senza fare domande.

Badate, è irrilevante che Gesù sia esistito o meno, che fosse Dio o meno, quello che conta ed è fondamentale è l’idea del cristianesimo, l’idea del Perdono, del rompere la catena dell’odio, della tolleranza, di un Dio che non è più il feroce tiranno che spiana le città ma che è pronto ad accoglierti senza condizioni, a guarirti dalla malattia, dalla cecità, perfino dalla morte. E’ questa idea RIVOLUZIONARIA, che implica la possibilità di un altro mondo possibile, di un cambiamento dal prima al dopo, e che inequivocabilmente ESISTE nella nostra cultura, che a me piace e che mi dà la fiducia in un domani.

Proprio per questo non sopporto, e lo dico sinceramente, l’attuale revisionismo da baraccone attorno a Gesù. Revisionismo che, tra l’altro, a differenza di altri, non suscita altrettanta indignazione.
Non è esistito, non è morto ma è andato in esilio, hanno inscenato una falsa crocifissione, è morto ma non crocifisso (e di che cosa, di freddo?), nessuno in pratica è responsabile della sua morte.
La religione precristiana era timore di Dio e voglia di ribellarsi ad un Padrone crudele, un mondo di prometei incatenati. Cristo offre una speranza oltre al Dio Padrone, che vi possa essere una pace lontana, che si possa perdonare, che Dio possa scendere allo stesso piano dell’uomo e abbracciarlo con amore. Che siamo tutti uguali di fronte alla morte e tutti fratelli.
Togliete Cristo al mondo, l’idea rivoluzionaria del cristianesimo, l’essenza del Cristo e rimarrà solo aridità e follia e di nuovo tornerà a regnare un Dio Padrone senza cuore, contro il quale si può solo diventare atei. E’ quello il Dio che “è morto”.
E’ curioso tra l’altro che, in questo stesso momento storico, tanti si definiscano cristiani rinati mentre vanno in giro a massacrare altri uomini per guerre basate su menzogne e false guerre di religione.

La Pasqua quindi è la Passione e la Passione cos’é? E’ il momento in cui tutto il dolore dell’Uomo si concentra simbolicamente su uno e ci fa capire cos’è la sofferenza.
Il Cristo flagellato rappresenta tutti i poveri cristi del prima e del poi. Tutte le vittime della tortura, della persecuzione. E’ un Dio che muore immedesimandosi negli uomini che muoiono e soffrono, è EMPATIA. Ogniqualvolta vediamo qualcuno che soffre e sentiamo dentro quel dolore sordo e straziante che ci fa sentire simili a lui, ci muove più velocemente il cuore e fa sgorgare le lacrime, è il ricordo di quella lontana crocifissione.

Non ho scelto a caso l’immagine del Cristo flagellato dal film “La Passione di Cristo” di Mel Gibson. Questo film considerato truculento, reazionario, preconciliare e ovviamente tacciato di antisemitismo.
Personalmente la ricostruzione cinematografica della Passione che preferisco è quella, non meno feroce, di Scorsese de “L’ultima tentazione”, della quale ricordo soprattutto l’immagine del demonio che sfila i chiodi a Gesù e l’idea finale dell’uomo che sceglie comunque il suo destino di farsi Dio.
Il film di Gibson, però, è quello che maggiormente sconvolge dal punto di vista più intimo e il più moderno, paradossalmente.
Forse perchè solo il tono iperrealista da snuff-movie può rendere oggi l’idea di cosa sia un sacrificio umano. Troppo sangue, troppo compiacimento? Come se di tale compiacimento sadico non vedessimo i frutti ogni giorno appena un carnefice e una vittima si trovano nella stessa stanza.
Il film è un buon test, anche se un po’ sadico, forse. Se, rimanendo sconvolti da quel martirio, riusciamo ancora a provare pietà per chi soffre, è torturato e muore solo, se ci ricordiamo improvvisamente del messaggio originario del cristianesimo dell’empatia, tutto ciò è un buon segno, vuol dire semplicemente che siamo ancora vivi.


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In questo blog, per le festività, si fanno le cose in grande e quindi anche l’uovo (che si chiama Pasquale, per la cronaca), viene di conseguenza.
Nel farvi i miei più affettuosi auguri di Buona Pasqua, mi piace aggiungere questo omaggio.

Nell’ovone, tutto di goduriosa cioccolata della migliore qualità possibile, che virtualmente regalo ad ognuno di voi affinchè tutti possiate abbuffarvici (attenti però perchè si ingrassa anche solo immaginando di mangiare), c’è ovviamente la sorpresa.

Il bello qui è che ognuno può immaginare di trovarci quello che desidera, senza limiti alla fantasia e senza brutte sorprese.
Niente portachiavi, giochini di plastica da montare, braccialettini, collanine, anellini d’argento e quell’espressione inequivocabile di delusione che assume chi ha appena scoperto che la sorpresa era una sorpresa del piffero. Delusione che necessita di essere consolata con un’overdose di cioccolato: fondente, bianco, al latte, nocciolato o al peperoncino.
Ecco spiegato il motivo della bruttezza della sorpresa: più brutta è, più cioccolata si mangia, più uova si comprano sperando che almeno in una la sorpresa sia decente. Un’abile strategia di marketing nascosta dietro a quella che voi credevate essere solo l’avarizia dei fabbricanti di uova.

Pasquale l’ovone, invece, viene accessoriato con il meglio del meglio delle sorprese. Dentro c’è quanto di più bello possiate desiderare. Fate questo gioco di fantasia e vedrete che dopo la cioccolata non la guarderete neppure.

Cosa vorrei trovarci io oggi, dentro ad un uovo così grande? Una cosa piccola piccola, una bottiglia di ammorbidente. Adesso che ci penso, anche una confezione di anticalcare.
Entrambi di un tipo particolare, in grado di sciogliere le incrostazioni mentali e ammorbidire le posizioni ideologiche e che restituissero a tutti i cervelli un meraviglioso senso di relativismo, empatia e capacità di immedesimazione delle posizioni dell’altro.
Da usare a litri su me stessa per prima, per dare il buon esempio, e poi da consigliare a coloro con i quali mi trovo in questi giorni a discutere su argomenti tipo politica ed elezioni, diritti civili e il-solito-antisemitismo-mascherato-da-antisionismo.
Ammorbidire e disincrostare. Potrebbe essere un’idea, non solo per un bucato più morbido e una lavatrice che vive di più.

P.S. A proposito di elezioni. Vota ElfoBruno per Kilombo.


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