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Qui il discorso è molto semplice. C’è da ricostruire la reputazione dell’Italia, devastata da un virus di influenza porcina che rischia di rendere inutili tutti i vaccini di cui parlava il povero ed illuso Montanelli. C’è da ridare credibilità all’estero al nostro paese, divenuto un’Osteria numero venti che perfino gli egizi dileggiano con canzonette sconce. C’è da ricomporsi, rivestirsi, rimuovere i cadaveri della dignità nazionale e della carità di patria e pregare che in meno di un quarto di secolo si dimentichino che ci siamo fatti governare dal pornoduce per quanto, un quindicennio?

Certo che se aspettiamo il PD, che di tre candidati rischia di non riuscire a fare un leader, diventiamo tutti pronti per la badante, quindi buttiamoci sull’unica alternativa plausibile all’Innominabile, rappresentata da un bel triumvirato: Fini, Casini, Franceschini.
Su, su, non si può andare troppo per il sottile di questi tempi. In mancanza di pollo e coniglio va bene anche il gatto.
A parte che almeno due su tre sono più a sinistra di Cicciobello, i nostri Fi – Fra – Ca sono tutti e tre emiliani: due bolognesi e un ferrarese. Attenzione, è un’occasione irripetibile. Rischierebbero seriamente di trovarsi d’accordo su come governare l’Italia attorno ad una bella braciolata di costine, salsiccia, castrato e fiorentine.

Il triumvirato della crescentina? Può darsi ma io ci metterei la firma, se questo fosse il volto di un governo di unità nazionale a venire con un centrodestra più che presentabile (Fini e Casini) e un centrosinistra ancora imperfetto ma con qualche virtù in pectore.
Se domani sparisse Berlusconi risucchiato da un universo tangente, inghiottito da un buco nero, rapito dagli alieni o da un’aquila reale, potremmo sperare di ricostruirci una dignità proprio con un’alternativa come questa. Perfino già bell’e pronta, se ci pensiamo. Io ci spero.

Infine due tristi notizie di giornata. E’ morto Mike Bongiorno. L’altra si ricava per inferenza.
(Aiutino: sono sempre i peggiori che rimangono).


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Un’opposizione sempre più da voltastomaco. Inetta, latitante e connivente con il regime e per questo ben più odiosa della maggioranza che ha il disonore di governarci. Una schiera di reggisacco che hanno tutti paura di irritare il padrone del vapore. Stanno lì con la lingua fuori e facendo “arf, arf” in attesa che il padrone gli lanci benevolo un osso e quando lo hanno ottenuto gli scodinzolano attorno senza ritegno. Senza timore, alzando la coda, di mostrare il buco del culo.

Gli lasciano fare tutto, al padrone. Occupare i media fino all’inverosimile, con dei TG che fanno sembrare democratici quelli sovietici nell’era di Breznev. Dati in mano alle favorite ed ai cocchieri, con l’obbligo di tacere, censurare e rendere inesistenti le porcate, i lesboshow, le leccate di passera e l’adulterio aggravato e continuato di chi parla di “valori famigliari”.
Se siamo informati dai minzolini è colpa di questa opposizione di merda che aspira solo ad infilarsi anche lei nel lettone.
Non hanno mai nulla da dire di veramente serio anche se il segretario ogni tanto abbaia un po’, si spettina il ciuffo e mostra le gengive sdentate.

Chi tra di loro dovrebbe solo tacere per come ha ridotto il maggiore partito di opposizione e dedicarsi alle parole crociate invece di fare politica non trova di meglio che farsi venire le nostalgie e mettere a confronto due leader del passato: Craxi e Berlinguer. Un pregiudicato ed un uomo onesto. Veltroni chi sceglie? Craxi.
Come quelle donne che si innamorano sempre dei mascalzoni, che vuoi farci, gli fanno sesso.

Mentre rivalutano con la lacrimuccia sul viso il Dottor Frankencraxi che inventò il mostro Berlusconi (ma annatevene affanculo!), nel rapporto con la creatura mettono in pratica il detto cinese: “Se proprio non puoi evitare di essere violentata sdraiati e cerca almeno di trarne piacere.”

L’altro giorno alla commemorazione della strage di mafia nella quale morì Paolo Borsellino, a Palermo, non c’era un cane, della autorità, se non i comprimari che di solito si mandano a presenziare gli eventi di serie B. Una vergogna che è anche segno di coda di paglia. Una caporetto di fronte alla strafottenza della mafia senza nemmeno una parola di scusa o la scusa della paura.

E che dire del presidente della repubblica? Così inglese che non si scompone mai. Un inglese napolitano. E’ contento di firmare ma gli dispiace. Gli dispiace di firmare ma è contento. Berlusconi ringrazia e di fatto non ci sono problemi con il Quirinale. Sorrisi, moine e giri di minuetto. Siamo proprio in una botte di ferro, with the friend of the jaguar.

Come rimpiango Pertini e le sue sfuriate ma soprattutto il suo essere veramente coerente con la sua provenienza politica. La cosa è paradossale ma rimpiango perfino un democristiano pudibondo e bacchettone come Scalfaro che, quando ce ne fu bisogno, di fronte alla strafottenza della creatura avida di potere, il “non – ci – sto” bello scandito e fiero, ebbe il coraggio di dirlo.


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Un’opposizione sempre più da voltastomaco. Inetta, latitante e connivente con il regime e per questo ben più odiosa della maggioranza che ha il disonore di governarci. Una schiera di reggisacco che hanno tutti paura di irritare il padrone del vapore. Stanno lì con la lingua fuori e facendo “arf, arf” in attesa che il padrone gli lanci benevolo un osso e quando lo hanno ottenuto gli scodinzolano attorno senza ritegno. Senza timore, alzando la coda, di mostrare il buco del culo.

Gli lasciano fare tutto, al padrone. Occupare i media fino all’inverosimile, con dei TG che fanno sembrare democratici quelli sovietici nell’era di Breznev. Dati in mano alle favorite ed ai cocchieri, con l’obbligo di tacere, censurare e rendere inesistenti le porcate, i lesboshow, le leccate di passera e l’adulterio aggravato e continuato di chi parla di “valori famigliari”.
Se siamo informati dai minzolini è colpa di questa opposizione di merda che aspira solo ad infilarsi anche lei nel lettone.
Non hanno mai nulla da dire di veramente serio anche se il segretario ogni tanto abbaia un po’, si spettina il ciuffo e mostra le gengive sdentate.

Chi tra di loro dovrebbe solo tacere per come ha ridotto il maggiore partito di opposizione e dedicarsi alle parole crociate invece di fare politica non trova di meglio che farsi venire le nostalgie e mettere a confronto due leader del passato: Craxi e Berlinguer. Un pregiudicato ed un uomo onesto. Veltroni chi sceglie? Craxi.
Come quelle donne che si innamorano sempre dei mascalzoni, che vuoi farci, gli fanno sesso.

Mentre rivalutano con la lacrimuccia sul viso il Dottor Frankencraxi che inventò il mostro Berlusconi (ma annatevene affanculo!), nel rapporto con la creatura mettono in pratica il detto cinese: “Se proprio non puoi evitare di essere violentata sdraiati e cerca almeno di trarne piacere.”

L’altro giorno alla commemorazione della strage di mafia nella quale morì Paolo Borsellino, a Palermo, non c’era un cane, della autorità, se non i comprimari che di solito si mandano a presenziare gli eventi di serie B. Una vergogna che è anche segno di coda di paglia. Una caporetto di fronte alla strafottenza della mafia senza nemmeno una parola di scusa o la scusa della paura.

E che dire del presidente della repubblica? Così inglese che non si scompone mai. Un inglese napolitano. E’ contento di firmare ma gli dispiace. Gli dispiace di firmare ma è contento. Berlusconi ringrazia e di fatto non ci sono problemi con il Quirinale. Sorrisi, moine e giri di minuetto. Siamo proprio in una botte di ferro, with the friend of the jaguar.

Come rimpiango Pertini e le sue sfuriate ma soprattutto il suo essere veramente coerente con la sua provenienza politica. La cosa è paradossale ma rimpiango perfino un democristiano pudibondo e bacchettone come Scalfaro che, quando ce ne fu bisogno, di fronte alla strafottenza della creatura avida di potere, il “non – ci – sto” bello scandito e fiero, ebbe il coraggio di dirlo.


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Che cazzo sta facendo Veltroni? Sta spolverando amorevolmente tutti i maanche della sua collezione, riposti con cura e con il centrino all’uncinetto sotto, sugli scaffali?
Sta cercando di conciliare l’orrida Binetti e il suo cilicio teodem con il concetto di Opposizione, cosa più difficile del risolvere un’equazione di quarto grado, e per questo gli ci vuole tempo?

Questo nanogovernicchio ne fa una al giorno: contro i poveri e derelitti, contro i principi ippocratici dei medici, contro la laicità, contro la fottuta libertà individuale di poter crepare in pace senza la suora che ti sfrucuglia il catetere su per il sederino dicendoti che se anche hai la ragade anale è per il tuo bene e devi gioire nel Signore.

Tutte le sere Valter, la Finocchiara e gli altri ectoplasmi della sinistra ci fanno sapere che sono tanto dispiaciuti di ciò che accade all’Italia ma poi non fanno un cazzo. Altro che fermi come semafori, questi sono cadaveri e niente affatto eccellenti.

Compito di un’opposizione viva e scalciante, in qualunque paese civile, in questi casi in cui si attenta alla Costituzione, non al regolamento del condominio, è di mobilitare le forze della società civile che si oppongono allo scempio, in senso assolutamente trasversale, a destra come a sinistra.
Il suo dovere è di stringersi attorno all’unica figura istituzionale non ancora affetta da nanismo di ritorno, il Presidente della Repubblica e aiutarlo concretamente. E’ di andare a spiegare agli italiani e anche a quegli sciagurati, si, proprio sciagurati, che hanno votato Berlusconi, a che razza di personaggio hanno affidato la loro sorte, per vedere se per caso si sono pentiti della scelta.

L’opposizione di Veltroni invece non sente, non vede, non prova nemmeno dolore se la pungi con un ago da materassaio. Le hanno strappato elettori e consensi senza anestesia e non ha battuto ciglio. E’ un’opposizione in Stato Vegetativo Permanente.
Se, in questo paese, per avere un’opposizione vera, che non faccia sconti e non sia connivente e reggisacco con il governo, è necessario che quest’opposizione simulacro, contenitore vuoto e senza vita muoia, ebbene, staccatele pure la spina.
Speriamo un giorno di poter ridere di questo. Sapete, dunque, c’era un’opposizione in coma…


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Questo nanogovernicchio ne fa una al giorno: contro i poveri e derelitti, contro i principi ippocratici dei medici, contro la laicità, contro la fottuta libertà individuale di poter crepare in pace senza la suora che ti sfrucuglia il catetere su per il sederino dicendoti che se anche hai la ragade anale è per il tuo bene e devi gioire nel Signore.

Tutte le sere Valter, la Finocchiara e gli altri ectoplasmi della sinistra ci fanno sapere che sono tanto dispiaciuti di ciò che accade all’Italia ma poi non fanno un cazzo. Altro che fermi come semafori, questi sono cadaveri e niente affatto eccellenti.

Compito di un’opposizione viva e scalciante, in qualunque paese civile, in questi casi in cui si attenta alla Costituzione, non al regolamento del condominio, è di mobilitare le forze della società civile che si oppongono allo scempio, in senso assolutamente trasversale, a destra come a sinistra.
Il suo dovere è di stringersi attorno all’unica figura istituzionale non ancora affetta da nanismo di ritorno, il Presidente della Repubblica e aiutarlo concretamente. E’ di andare a spiegare agli italiani e anche a quegli sciagurati, si, proprio sciagurati, che hanno votato Berlusconi, a che razza di personaggio hanno affidato la loro sorte, per vedere se per caso si sono pentiti della scelta.

L’opposizione di Veltroni invece non sente, non vede, non prova nemmeno dolore se la pungi con un ago da materassaio. Le hanno strappato elettori e consensi senza anestesia e non ha battuto ciglio. E’ un’opposizione in Stato Vegetativo Permanente.
Se, in questo paese, per avere un’opposizione vera, che non faccia sconti e non sia connivente e reggisacco con il governo, è necessario che quest’opposizione simulacro, contenitore vuoto e senza vita muoia, ebbene, staccatele pure la spina.
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E non ho davvero bisogno di aggiungere altro.

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Tanto per farvi leggere ancora un po’… una nuova rubrica
Un anno fa su questo blog: “Rigatoni!”

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“Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo?” (W. Shakespeare)

Il sistema di pappalti pubblici di questo scriteriato paese è di nuovo sotto inchiesta. Sarebbe stata individuata, come scrivono i magistrati:
una commistione impressionante tra politici di ogni colore e provenienza, organi istituzionali, pubblici funzionari, appartenenti alle forze di polizia”. Tutti “convergenti – scrivono i pm – a soddisfare le più diversificate pretese dell’imprenditore, autocompiacendosi e grossolanamente di se stessi e dei risultati conseguiti”.

Secondo il solito trito copione di questa ennesima fiera del pappamento, c’è un imprenditore, Romeo, che vuole aggiudicarsi i pappalti e per farlo si intorta le Giuliette politiche, il che può voler dire anche chiedere che, in una giunta di centrosinistra come quella di Napoli, la Giulietta di centrodestra non rompa le palle. E’ il trionfo della volontà della casta. Questa volta Montecchi e Capuleti fanno affari insieme e si spartiscono il bottino. Che Giulietta e Romeo trombino pure, se ciò porta guadagni per tutti.

Sono coinvolti, dicevo, politici di entrambi gli schieramenti eppure, con un rovescio lungo linea degno del miglior Federer, il TG1 è riuscito a far si che sembrasse un problema solo del centrosinistra. Questo nonostante si sia parlato ampiamente del famoso sodalizio telefonico di Bocchino, un nome che rimane facilmente impresso nella memoria e il cui portatore ci onoriamo si ascoltare tutte le sere mentre conciona sulle bellezze del governo e le orripilanze dell’opposizione. Non risultando altri Bocchini in Parlamento, per quanto ne so, dev’essere proprio lui, la madre di tutti i Bocchini.

Oltre alla sparizione del Bocchino sotto il tappeto, sfruttando il solito vecchio trucco dell’effetto recenza, al noto Gasparri è stata data l’ultima parola in coda a tutti i servizi sull’argomento e lui, senza nemmeno un perizoma che coprisse le vergogne, ha ridotto lo scandalo ad un problema di etica e moralità della sinistra. Sono loro che hanno un problema di etica. Noi no, noi. Passiamo alla guida su come cucinare il pesce le prossime feste.

Appena un secondo prima, Berlusconi aveva invocato l’utilizzo a fine di indagine delle intercettazioni solo per reati gravissimi. Immagino pensasse ad esempio al sezionamento e successiva bollitura di inermi vecchiette per farne sapone da bucato.
Per robette veniali come corruzione, pappamenti, pappalti e affini invece no, non ce n’è bisogno. In fondo cosa volete che siano?


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“Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo?” (W. Shakespeare)

Il sistema di pappalti pubblici di questo scriteriato paese è di nuovo sotto inchiesta. Sarebbe stata individuata, come scrivono i magistrati:
una commistione impressionante tra politici di ogni colore e provenienza, organi istituzionali, pubblici funzionari, appartenenti alle forze di polizia”. Tutti “convergenti – scrivono i pm – a soddisfare le più diversificate pretese dell’imprenditore, autocompiacendosi e grossolanamente di se stessi e dei risultati conseguiti”.

Secondo il solito trito copione di questa ennesima fiera del pappamento, c’è un imprenditore, Romeo, che vuole aggiudicarsi i pappalti e per farlo si intorta le Giuliette politiche, il che può voler dire anche chiedere che, in una giunta di centrosinistra come quella di Napoli, la Giulietta di centrodestra non rompa le palle. E’ il trionfo della volontà della casta. Questa volta Montecchi e Capuleti fanno affari insieme e si spartiscono il bottino. Che Giulietta e Romeo trombino pure, se ciò porta guadagni per tutti.

Sono coinvolti, dicevo, politici di entrambi gli schieramenti eppure, con un rovescio lungo linea degno del miglior Federer, il TG1 è riuscito a far si che sembrasse un problema solo del centrosinistra. Questo nonostante si sia parlato ampiamente del famoso sodalizio telefonico di Bocchino, un nome che rimane facilmente impresso nella memoria e il cui portatore ci onoriamo si ascoltare tutte le sere mentre conciona sulle bellezze del governo e le orripilanze dell’opposizione. Non risultando altri Bocchini in Parlamento, per quanto ne so, dev’essere proprio lui, la madre di tutti i Bocchini.

Oltre alla sparizione del Bocchino sotto il tappeto, sfruttando il solito vecchio trucco dell’effetto recenza, al noto Gasparri è stata data l’ultima parola in coda a tutti i servizi sull’argomento e lui, senza nemmeno un perizoma che coprisse le vergogne, ha ridotto lo scandalo ad un problema di etica e moralità della sinistra. Sono loro che hanno un problema di etica. Noi no, noi. Passiamo alla guida su come cucinare il pesce le prossime feste.

Appena un secondo prima, Berlusconi aveva invocato l’utilizzo a fine di indagine delle intercettazioni solo per reati gravissimi. Immagino pensasse ad esempio al sezionamento e successiva bollitura di inermi vecchiette per farne sapone da bucato.
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Sinceramente stupisce lo stupore stupefatto di Veltroni di fronte al blitz che ha consegnato la Commissione di Vigilanza Rai ad una “persona grata” al presdelcons. Cosa credeva? Che Villari, dopo aver assaggiato il profumo della poltrona, ottenuta per puro miracolo, si dimettesse subbito?
Non crederà mica che in Italia valgano robette sorpassate come l’onore e la disciplina di partito? Se volevano il centralismo democratico non dovevano ammazzare il PCI a sbadilate.
Non crederà mica, il candido Uolter, che l’elezione di questo senatore sia avvenuta per puro caso e non per piacere a Dio Silvio onnipotente al suono di “là ci darem la mano” e “vorrei e non vorrei, mi trema un poco il core.”

Il Divo Giulio diceva: “a pensar male si fa peccato ma ci si prende”. Cerchiamo di scacciare il terribile sospetto dalla testa ma non c’è niente da fare. Tornano alla mente immondi commerci a base di carne umana. Cosce, tette e culi un tanto al chilo per ingraziarsi qualcuno della parte avversa.
Non è questo il caso, ne siamo certi, per carità. Con Villari è stato qualcosa di puramente spirituale. Un amore a prima vista. Si sono piaciuti.
Però noi siamo malvagi, non ci facciamo sviare dalla solita excusatio non petita del nano che sicuramente vuol dire il contrario di ciò che afferma. Se lui dice che non c’entra nella silurata del candidato ufficiale PD a favore di quello ufficioso scelto da Berlusconi, lui c’entra, eccome.
E’ una formula matematica. Se qualcuno o qualcosa a Berlusconi piace, vuol dire che è funzionale ai suoi interessi.

Il masterplan è semplice, anche un bimbetto dell’asilo lo comprenderebbe.
La RAI per Berlusconi è un impiccio. Toglie pubblicità a Mediaset, ha rimasto qua e là delle spiacevoli incrostazioni non berlusconiane che rompono l’armonia del culto della personalità del piccolo dittatore, è un servizio pubblico quindi inutile nella logica del “perchè quella cosa non mi appartiene?” e comunque deve essere assoggettata al governo.

La commissione di vigilanza dovrebbe essere presieduta da una persona scelta dall’opposizione, fosse anche Belzebù in persona. Alla maggioranza di governo non dovrebbe importare una sega chi è o chi non è. Non sono fatti loro, punto e basta.
Invece, siccome la RAI deve rientrare nel piano di rinascita democratica di conquista totale del mezzo propagandistico televisivo ci vuole una persona nostra che non metta i bastoni tra le ruote.
La colpa è del PD che non ha fatto nulla per impedire il monopolio berlusconiano sull’informazione, anzi lo ha amorevolmente allevato a pappe e Plasmon e mo’ sono cazzi.

Lasciamo pure che i telespettatori della lupa che formano l’elettorato di destra si scandalizzino di Santoro, della Dandini e del TG3 con le giornaliste Morticie Addams che remano contro il meraviglioso governo delle brunette e delle soubrette e sognino una televisione come nemmeno Benito avrebbe osato sognare. Un grande, immenso TG4 a reti unificate che glorifichi il nano uno e trino.
Se qualcuno gliela consegnerà su un piatto d’argento sarà grazie alla stupidità del centrosinistra.
Vedi, si insulta Gasparri e poi si scopre che almeno una volta ci aveva preso.


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