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* grazie Gianguido.
Di primo acchito, centocinquantamila euro per un Bucchino paiono francamente eccessivi.
Pensando però che l’utilizzatore finale ha incassato in un anno dividendi per 118 milioni, allora la cifra diventa addirittura offensiva.
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| Avete mai pensato a cosa sarebbe Berlusconi senza i soldi? |
“D. Le sembra normale che un ministro compri case gestite dai suoi dipendenti e aiuti costruttori amici per ottenere lavori scontati?(Pietro Lunardi* v. 2010)
Non so a voi ma a me ricorda Nicole/Melanie Griffith nel film di Woody Allen “Celebrity”, colei che dice, accingendosi a compiere adulterio orale: “Il mio corpo appartiene a mio marito, ma quello che faccio dal collo in su è tutta un’altra storia.”
*Il problema è che è lo stesso simpatico ministro che nel 2001 affermò: “Con mafia e camorra bisogna convivere e i problemi di criminalità ognuno li risolva come vuole.”
Iniziano ad arrivare alcuni flebili lamenti di riprovazione nei confronti del governo dagli elettori di Berlusconi, affidati alle pagine online dei siti azzurri e ripresi ieri in un articolo dell’Unità.«Presidente, se vuole avere la stima degli italiani tagli gli stipendi dei suoi ministri. Altrimenti sarà come tutti i suoi predecessori».
«Silvio, caccia tutti i mariuoli e guardati dai finti amici. Tieni duro perché altrimenti andiamo tutti a pu…..e».
«Presidente, quando si deciderà a dare spazio a giovani onesti e preparati e dismetterà servi, ballerine, estetiste forse sarà tardi per Lei».
Questi lai dovrebbero stringerci il cuore come i gemiti dei piccoli di foca presi a bastonate o i belati degli agnellini condotti al macello e invece, a me personalmente, fanno venire il sorrisetto da Gioconda, oltre alla voglia di prendere la mazza da baseball ed assestare qualche colpo di grazia agli ingenui che non si sono accorti di aver eletto una manica di ladri. E che, oltrettutto, non si rendono conto, talmente sono ingenui, che le puttane, i servi e di conseguenza i famosi ladri li ha messi lì proprio Berlusconi, non la Fata Turchina o Babbo Natale.
Eppure i presupposti perchè andasse a finire nel magnamagna c’erano tutti. Quando si mandano in Parlamento, oltre alle favorite di letto ed ai compagni di merende, frotte di inquisiti e addirittura condannati in via definitiva, qualche sospetto dovrebbe nascere anche nell’elettore più sprovveduto.
Questi commenti sono antropologicamente e sociologicamente interessanti perchè mettono a nudo il problema principale che affligge questo paese e che bisognerà, una volta risolto il nodo Berlusconi, affrontare con serietà. Magari con l’aiuto di una classe dirigente veramente moderna. Mi riferisco alla voglia di dispotismo, di piccolo padre, di conducator che ancora affligge gli italiani e che li spinge a cercarsi, più che un governante capace, un diopadreonnipotente al quale delegare ogni decisione importante che li riguardi.
I commenti sono preziosi perchè denunciano il carattere intrinsecamente dispotico del berlusconismo ed il tipo di relazione immatura che gli elettori hanno con Berlusconi.
Se avete notato, questi elettori delusi non se la prendono con Berlusconi per la corruzione dilagante ma con chi gli sta attorno, con le figure in secondo piano, con i comprimari e le comparse.
In qualunque altro paese europeo avrebbero detto: “Berlusconi, hai fallito, vattene a casa e non farti più vedere” ma purtroppo questa non è l’Inghilterra di Gordon Brown e Berlusconi non abita al 10 di Downing Street.
Lui, il protagonista, il Papi Re, è sempre innocente, ha sempre ragione. Il popolo lo giustifica. Se ha sbagliato è perchè è stato ingannato, perchè i “cattivi” lo hanno indotto in errore, perchè qualcuno ha carpito la sua fiducia. Perchè lui è buono. Non può essere cattivo.
Certi comportamenti ed atteggiamenti dei popoli possono essere tranquillamente descritti con i modelli della psicodinamica individuale. Più il popolo è coeso in un pensiero unico, come avviene delle dittature o pseudo tali, più il parallelo è azzeccato.
Dal punto di vista psicologico, questo atteggiamento fideistico degli elettori di Berlusconi nei confronti del potere politico e della figura del capo è profondamente infantile perchè ricalca la relazione padre-figlio vissuta dal bambino piccolo, per il quale il padre è infallibile e un modello da copiare pari pari. Successivamente arriverà la fase adolescenziale del rifiuto e della ribellione ma, fino a quel punto, ogni cosa che fa papà è buona e giusta, comprese le malefatte.
Non si può negare che questi italiani vogliano tutti diventare come Berlusconi, da grandi, che ne siano orgogliosi al punto di sentirsi un poco partecipi di tanta fortuna e di vantarsene con gli altri bambini: “il mio papà è più ricco del tuo, gne gne.”
C’è dell’altro, però. Il bambino nutre una fiducia cieca nei confronti del padre, si affida completamente a lui. Così succede al popolo-bambino che si fida ciecamente del dittatore.
Non rivendica sempre, Silvio, che il popolo gli ha dato fiducia con il voto? Non lo ripete fino alla nausea?
Ora càpita che papà a volte abusi di questa fiducia e faccia delle brutte cose al bambino , il quale però non ha il coraggio di credere che possa averle fatte perchè sarebbe come ammettere di essere stato ingannato da colui che non avrebbe mai dovuto farlo. Ciò equivarrebbe al crollo di un mondo intero, al verificarsi di un evento devastante.
Per cui rimuove, nega o proietta il male su altre figure, su comodi capri espiatori e babau perchè ha disperatamente bisogno di continuare ad avere come riferimento un padre infallibile che non lo deluda mai.
Nei regimi dittatoriali succede spesso che il buon padre di famiglia che ha carpito la fiducia del popolo si tramuti in abusante. Il popolo ha sotto gli occhi gli abominii del regime, li subisce sulla propria pelle ma non ha il coraggio di denunciarli o di ribellarvisi. Il dittatore carismatico tiene il popolo sotto ricatto emotivo. La disillusione è talmente dolorosa che è meglio illudersi che non sia successo nulla.
Il conflitto interiore tra percezione inconscia dell’abuso subìto e necessità di conservare un’immagine buona del padre provoca un devastante disturbo nevrotico e una depressione caricata da un’enorme rabbia repressa. Magari, dopo vent’anni, questa rabbia nascosta riuscirà a tramutarsi in aperto risentimento verso l’abusante ed in ribellione e voglia di giustizia ma intanto il male corrode all’interno chi lo ha subìto.
La reazione depressiva dei popoli abusati si concretizza nel ritiro dalla partecipazione politica, nel ripiegamento su se stessi ed in uno sfrenato individualismo, nella sensazione provata che non vi possa essere alcun tipo di cambiamento possibile, nel nihilismo. Un popolo malato dentro perchè è stato ingannato ha anche paura degli altri, soffre di diffidenza paranoica nei confronti dei diversi perchè è su di essi che proietta la propria angoscia.
Solamente il ristabilimento della democrazia, che non a caso corrisponde in questo modello ad una fase evolutiva successiva all’infanzia, può condurre verso un rapporto quasi paritario tra popolo e governanti.
In democrazia il capo che sbaglia viene cacciato senza giustificazioni e ricatti emotivi perchè è solo un amministratore, non un deus ex machina o una figura paterna. Soprattutto al capo si riconosce la responsabilità finale di ciò che fanno i suoi sottoposti. Se la nave va a fondo è colpa del capitano, non di una congiura dei boccaporti.
Generalmente la cacciata avviene senza alcun spargimento di sangue, con la semplice rescissione di un contratto e con nuove elezioni. “Vi ringrazio, è stato bello, vi auguro una buona giornata.”
In democrazia la relazione tra governanti e governati è sana, matura, adulta, basata sull’Io cosciente.
Quella tra capo carismatico e popolo bambino invece è malata, immatura, infantile, dominata dall’inconscio. Ecco perchè i popoli che vogliono uscire da una dittatura lo fanno spesso abbandonandosi ad atti di violenza inaudita. La ferocia agita sul corpo di Mussolini a Piazzale Loreto era anche quella di un popolo ingannato, ferito, abusato e trascinato in un abisso di morte e distruzione fino alla follia.
Per tornare al berlusconismo, ai suoi elettori che cominciano forse a togliersi il prosciutto dagli occhietti, come finirà?
Siamo in una situazione anomala come poche. Siamo in una democrazia però guidata da un dittatore seguito da un popolo adorante che però comincia a vedere nel suo regime qualche ombra.
Gli italiani saranno capaci di liberarsi di Berlusconi e della sua cricca di affamati di potere e soldi in maniera pacifica o perderanno la testa? Si limiteranno anche questa volta alle monetine o andranno oltre? Difenderanno il loro caimano fino in fondo o la crisi sarà come un bello schiaffo sonoro in faccia che ci farà svegliare tutti?
Dipenderà anche dalla capacità di chi si oppone al governo, dall’esterno e dall’interno, di proporre alternative concrete. Ne va della nostra democrazia.
A proposito di opposizione. “Non si tratta di mele marce” ha detto Don Bersani, riferendosi ai casi di corruzione che hanno coinvolto i castamen governativi, “ma è tutto il cesto ad essere marcio”.
Io aggiungerei che il problema è l’albero. Che sarebbe da tagliare rasoterra.
Stamattina, di fronte all’asilo, un bimbetto di tre anni mi spiegava come probabilmente funziona il meccanismo di Appaltopoli. Giusto per umiliarmi ha anche aggiunto che non bisogna farsi meraviglia dell’esistenza di una Anemone’s list. Chi corrompe tiene sempre nota di chi ha corrotto, hai visto mai.C’è un costruttore voglioso di ricevere appetitose commesse – non nel senso di procaci lavoratrici del commercio al minuto ma di appalti per lavori pubblici o per i carrozzoni dei Grandi Eventi affidati alle sapienti mani del supereroe de noantri, Guido Bertolaso. Quelli, per intenderci, per i quali sono stati sperperati milioni alla Maddalena per poi trasferire tutto all’ultimo momento all’Aquila. Quelli che hanno lasciato da una parte interi alberghi già terminati e poi inutilizzati e svenduti per un tozzo di pane, con milioni spesi per i portacenere, per andare a ricominciare a sperperare in quel d’Abruzzo. Via, verso nuove avventure.
Il costruttore finito sotto torchio, ma forse non solo lui perchè trattasi di pratica comune e radicata in terra corrotta d’Italia, per ingraziarsi una serie di personaggi della politica in grado di introdurlo nel sancta sanctorum della Casta Pappona e fargli ottenere le commesse di cui sopra, offriva di sdebitarsi mediante lavori e lavoretti da eseguire a domicilio del protettore di turno. Intonacature, rifacimento piastrelle, pavimenti, bagni, tapparelle e infissi. I più pretenziosi, come abbiamo visto da alcune indagini, pretendevano addirittura la casa intera, possibilmente in zona extralusso vista gladiatori. Il sospetto è che i costi di ristrutturazione, i regalini ai castamen finissero addebitati sul conto dell’appaltatore statale.
Ora, siccome tanti dei nomi di presunti corrotti che stanno saltando fuori ultimamente sono così vicini al premier da soffiargli sul collo, lui l’ha presa male.
Il boss del governo stamattina si lamenta del fatto che “troppi si sono arricchiti alle sue spalle”. Sottinteso, senza che lui immaginasse un tale abominio. Poveretto, mica ha gli occhi sulla schiena.
Sembra di tornare alle vecchie inchieste sulla Fininvest, quando i manager ungevano i finanzieri corrotti sopra e sotto e lui non poteva immaginare cosa si stesse tramando alle sue spalle. Come quando l’infido stalliere, alle sue spalle, organizzava il rapimento di uno dei suoi commensali e a lui non risultava proprio che fosse un capomandamento con le controminchie.
Poveretto, lui è sempre l’ultimo a scoprire le magagne di casa sua.
Un po’ come Benedetto che non immaginava proprio fossero così tanti i preti che amano sollazzarsi con le tenere carnine dei bimbi ed ora scarica il barile sulle fragili spalle della Madonna e dei suoi “X Fatima Files”. O Ratzi, che hai scambiato Maria per Dan Brown?
Tra tutti e due, il Papi e il Papa, sembrano gareggiare alle olimpiadi di arrampicata libera con le mani bisunte sugli specchi.
Ma scusi, nano, che vuol dire che “si sono arricchiti alle sue spalle”?
Non sono anni che va ripetendo agli italiani che, votandola, sarebbero diventati tutti ricchi come lei? Per una volta che l’hanno presa in parola, che l’impegno concreto si è materializzato e che si è avverata la profezia che tutto ciò che lei tocca muta in oro, se ne lamenta anche? Ma allora è come quel personaggio della pubblicità di una volta: “Lei è incontentabile!” “Sempre!”
Berlusconi tranquillizza e dice che non è Tangentopoli 2. Non è esatto, è una Tangentopoli con le mani sulle televisioni e la stampa per cui potrebbe sempre, volendolo, far credere di non esserlo alla massa di italiani che si bevono tutto purchè coli giù dal teleschermo. Scusate se è poco. Ancora una volta, la mala Pasqua a coloro che non hanno fatto fin dagli inizi, quando il berlusconismo era ancora un polipetto benigno, la legge sul conflitto di interessi.
Se questa non è Tangentopoli ne è comunque un’ottima imitazione. Sono già cadute un paio di testoline assai vicine al premier e c’è una Anemone’s List da 400 nomi sulla quale indagare. Non è un problema. Se ci sono dei sospetti di corruzione, bisogna solo lasciar lavorare i magistrati che decideranno, in base ai riscontri ed alle prove, se si tratta di 400 ladroni o di 400 onesti che ne usciranno con un bel non luogo a procedere.
L’aria che tira attorno al governo è abbastanza mefitica, però. Lo hanno già detto in molti ma giova ripeterlo. Quelli di allora rubavano per il partito, passando anche per fessacchiotti, questi della Casta o Cricca, dai primi riscontri, sembrano farlo per pura perversione personale, per la casa vista Colosseo, per l’appartamento in zona vip, per sistemare i figli, le cognate, i generi e i parenti tutti. Uno spaventoso magnamagna tra pochi eletti – in tutti i sensi. A botte di centinaia di migliaia di euro, alla faccia della crisi e degli operai in CIG che li votano.
L’unica differenza tra ora ed allora è che con la prima Tangentopoli non c’era nessuno che si permetteva di dire che le inchieste erano “una persecuzione giudiziaria”. Tutti erano dalla parte dei giudici perchè questo paese aveva ancora un minimo di senso di pudore e i ladri li sapeva ancora riconoscere.
In un decennio e passa i corrotti e i corruttori sono riusciti ad inculcare nella beoterìa che li vota, grazie alla fottutissima televisione, l’idea che i giudici non cerchino di ripulire dal marcio ma siano dei comunisti, dei politicizzati, dei matti, degli organismi geneticamente modificati, dei baccelloni alieni incaricati dal Lato Oscuro della Forza di eliminare dalla feccia della Terra il più grande imprenditore degli ultimi 150 milioni di anni.
Sarà questione di pelle ma io, a certi livelli, tra l’imprenditore e il giudice, scelgo il giudice. Non nego che vi siano delle mele marce anche nella magistratura come ovunque e difatti si sa che qualche giudice si è fatto ogni tanto corrompere, magari dallo stesso imprenditore. Però quando si pensa a gente come Falcone, Borsellino, a gente ancora oggi in prima fila contro giganti come ‘Ndrangheta, Sistema, Mafia e si sente dire che settori dello Stato, in combutta con i suddetti poteri mafiosi, hanno complottato per farli fuori, ti accorgi di quanto appoggio da parte della pubblica opinione, di tutti noi, abbiano bisogno e del rispetto che è loro dovuto. Quelli che ci hanno lasciato la pelle e quelli che continuano con impegno ad indagare sul malaffare di alto bordo, infischiandosene del “lei non sa chi sono io” abbaiato dai cani da rapina della Casta e dai cani da guardia dietro i grammofoni della stampa e delle televisioni.
Vogliono apporre una grande pietra tombale su ogni possibilità di smascherare le loro porcherie. Hanno perfino il coraggio di parlare di “diritto alla privacy” del cittadino, quando siamo tutti spiati meno loro. Io che vado a fare la spesa da anni nello stesso supermercato sono obbligata a passare la borsa sulla cassa perchè sono considerata una potenziale ladra di merendine, loro che maneggiano assegni in nero per centinaia di migliaia di euro e telefonano ai boss sussurrando “ma quanto mi ami”, vorrebbero l’impunità assoluta e guai a chi si azzarda a metterli in buca.
Questo schifo, questa protervia del malaffare dovrà finire prima o poi. La Legge Bavaglio non deve passare ed è dovere dell’Opposizione (scusate ma sto trattenendo il vomito) fare di tutto, e ho detto di tutto, per impedire che lo scempio venga compiuto nelle sedi istituzionali come il Parlamento. Qualunque cedimento sarà considerato connivenza, lo sappiano.
Poi ci sarebbe Napolitano che non dovrebbe firmarla, nella malaugurata ipotesi che passi, ma lì siamo veramente nelle mani di Dio.
E’ un bel quesito per impegnare il weekend. Del resto il costruttore Diego Anemone è onnipresente nelle ultime cronache sul lato oscuro della casta, come colui che avrebbe traviato con malefici ed arti negromantiche tanti efficienti e probi cavalieri jedi del PDL come il Divino Bertolaso.Attorno a questo fiore nel fango gira da settimane un vorticoso puttanaio di assegni, favori, festini, appartamenti ristrutturati, mignotte e mignotti, centri massaggi, Moniche Lewinsky abbronzate, corruzione, mazzette, agganci con il Vaticano e l’eterno aummaumma degli appalti, tutto in puro stile Prima Repubblica. In parole povere: a volte i ladri ritornano.
Ovviamente, secondo i papiminkia, tutto questo è giustificato per impedire che la sinistra torni al potere. Ah, beh!









