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Di cosa si può parlare quando si è troppo stanchi per impegnarsi in discorsi seri? La psicologia pugnettistica in questi casi è come il metano, ci dà una mano.
L’altro giorno mi è capitato di leggere un articolo su una di quelle famose “ricerche” che provengono regolarmente da “università americane” e promettono scoperte eccezionali nel campo dell’esegesi del comportamento umano, anzi peggio: di quello femminile. Cito pari pari dall’articolo in oggetto:
Come scelgono le donne un ipotetico partner sessuale? Non lo guardano dritto negli occhi e neppure si concentrano su fronte e profilo. Scrutano mascelle, zigomi e labbra, ne soppesano proporzioni e difetti perché il segreto dell’attrazione è tutto lì, racchiuso nella parte inferiore del volto.
Al contrario, quando il gentil sesso vuole ricavare un generico giudizio estetico, denudato da ogni valutazione sessuale, si sofferma sugli occhi, sulla fronte, sulla parte alta del naso, sulla forma della testa. Un giudizio in due tempi, un’analisi del volto diviso a metà che dimostra quanto le donne siano complicate, già dal loro primo sguardo.

Mah. A me, avrebbe detto quel simpaticone di Gino Cogliandro dei Trettrè, me pare na strunzata, ma proprio di quelle con il botto, aggiungo io.
Solo mascelle, zigomi e labbra? Non saranno state per caso studentesse di medicina specializzande del maxillo-facciale?
Così, se io, putacaso, mi beassi guardando un paio d’occhi di quelli che, se incrociano i miei, fiammeggiano le spade laser come in Guerre Stellari, vuol dire che lo faccio solo per un esercizio puramente estetico e non sessuale? Ma mi faccia il piacere!

Se vogliamo proprio fare un discorso psicologico, se vogliamo interpretare i misteri dell’attrazione, del perchè quello ci attizza tanto, mannaggia, e quell’altro non lo toccheremmo neanche con il forcone indossando guanti di lattice, bisogna tirare fuori dall’armadio la Gestalt, ovvero il principo che è l’insieme di tante parti che dà origine ad un tutto.

Più che di costanti e formule matematiche infallibili, si può parlare di POI (punti di interesse,) come quelli in presenza dei quali il tuo navigatore inizia a suonare la sirena. Possono essere due occhi dal colore assolutamente ultraterreno, oppure la bocca, la nuca, la fossetta sul mento, uno scalpo, un profilo, la corporatura, la voce, i capelli, praticamente ogni caratteristica somatica visibile. Della bellezza di una cistifellea e di una placca tibiale non ce ne potrebbe fregare più di tanto a meno che non fossimo anatomopatologhe.
Le mani sono importantissime, ad esempio. Le gambe storte, che in una donna sono un dramma, in un uomo attizzano. E non per andare assieme a visitare una mostra di farfalle esotiche.

E’ una stupidaggine fare la classifica di cosa una donna guarda per prima cosa in un uomo. Prima di tutto perchè non tutte confessano che guardano il sedere e a domanda rispondono ripiegando sui più rispettabili zigomi.

A volte è un unico particolare che rende l’uomo in oggetto interessante. In altri casi, quello degli I.B. (Irrimediabilmente Boni), di loro non butteresti niente, nemmeno il calcagno, o il dente del giudizio, perchè come li rigiri trovi sempre qualcosa di arrapante, anche il modo in cui la giugulare gli attraversa il collo.
Ho detto arrapante, non esteticamente apprezzabile.
In ogni caso, anche quando è un unico particolare a fare la differenza siamo sempre interessate al tutto, alla Forma, alla Gestalt, all’insieme appunto. Non ci piace X solo per gli occhi o la bocca o le natiche, ma perchè a, b, e c assieme diventano un Tutto Irripetibile.

Per tornare alle studentesse feticiste del mastoide. Che si tratti di una ricerca inutile e farlocca lo dimostra il fatto che il campione sul quale è stata condotta, ben 50 soggetti, è ridicolo per numero e assolutamente non rappresentativo della popolazione generale. Quindi non dimostra nulla ed il risultato non è generalizzabile.
Ho paura che si stia cominciando a non distinguere più tra ricerca scientifica e sondaggio. Alla faccia dell’ipotesi nulla.


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Il significato del Sesso Ludico non richiedeva il Q.I. di Newton per essere compreso. (Paolo Barnard, agosto 2009)

E te pareva che non era un problema di comprendonio?
Insomma siamo le solite cretine. E pure delle infami stronze kapò torturatrici sadiche belve delle ss inquisitrici domine implacabili madri snaturate pedofile infanticide penicide catfighters traditrici infami troie e soprattutto streghe.
Uhm, ci sono alcune cose della risposta di Paolo Barnard che titillano il mio psicoclitoride e mi ispirano qualche commentuccio. Da QI 40, ovviamente, niente di importante.

Non abbiamo capito (noi donne) cosa intendeva lui con Sesso Ludico, gnè gnè. Siccome sono cretina ammetto che anche dopo aver letto l’accorata risposta alle streghe in procinto di riunirsi per il sabba agostano non ho ancora ben afferrato ma qualcosa forse comincia ad illuminarsi.
Cito:

Il potere per esempio di stoppargli l’uccello mentre vi sbattono da onanisti ignoranti e di dirgli “così non sento niente, possiamo fare un gioco diverso? Te lo insegno”.

Te lo insegno? E’ quello il problema? Cioè dovremmo essere noi ad insegnarvi come fare l’amore? Scusa ma, e le ragazzine che cominciano adesso e non hanno ancora, poverine, a dodici anni, l’esperienza di una consumata professionista dell’hardcore, che dovrebbero fare? Frequentare un corso, uno stage?
Lo sapete benissimo cosa ci piace. Guardate tonnellate di film porno con i migliori scopatori del mondo e non riuscite ad imparare un cazzo (scusandomi per la licenza poetica). Qualche lezioncina da Linda Lovelace noi l’abbiamo imparata ma voi quando guardate Rocco in azione dove guardate?
Lo sai che fintanto che non incontriamo uno che ci fa godere veramente (perchè evidentemente ci sa fare di natura, non perchè si è diplomato alle serali con Moana) conosciamo solo l’orgasmo clitorideo self-made?
Il piacere che proviamo lo apprendiamo con l’esperienza e con un maschio che, scusa se rigiro il coltello nella piaga, ci sa fare.
Sono d’accordo che sia necessario a volte guidare il maschio verso cosa ci piace e magari rifiutare ciò che a noi non va ma cosa c’entra questo con Ilse la belva delle SS e Leonarda Cianciulli la saponificatrice?
Eh si, perchè nella tua risposta ci tieni a ricordare che anche noi sappiamo essere crudeli e inanelli una serie di Orrori del Femminilismo che fa invidia a quelli del comunismo. Che c’entra questo con la nostra riottosità a diventare Maestre della Tecnica Sessuale Tantrica?
Siamo crudeli. Grazie al cappero. Lo sapevamo. Siamo capaci di accoltellarci l’un l’altra, ok ma, ripeto, che c’entra con il Sesso Ludico?

Dopo il rant misogino arriva il nocciolo della questione. Cito di nuovo:

E rimanendo nei paraggi, avete dimostrato una callosa indifferenza di fronte all’appello che ho riportato nell’articolo a nome di tantissimi uomini. Trattava dell’estenuante fatica e del dolore intenso che soffriamo lungo un’intera vita di abbordi, corteggiamenti, contatti, dove l’implacabilità statistica delle vostre reazioni a “occhi scocciati, o girate di spalle, i ‘non mi stressare’, ‘non è il caso’, la rigidità, la freddezza o addirittura il disprezzo” è ingiustificabile qui, oggi, in Italia. Quella vostra indifferenza, dicevo, è un faro puntato sulla vostra perfidia, care belle e avanzatissime donne (ne riparlo più sotto). Perché non ci vorrebbe tanto a calarsi per un minuto nei panni dell’altro e arrivare alla conclusione cui arrivò una meravigliosa e bellissima donna ‘marziana’, che una volta mi disse: “Se io dovessi fare lo sforzo emotivo che fate voi tutte le volte che ci abbordate, sarei paralizzata dal terrore. E se a ‘cacciare’ in questa cultura dovessero essere le femmine invece degli uomini, credo che sarei stata sola tutta la vita”.

Il cri de coeur è meraviglioso. Siamo kapò schifose perchè vi diciamo di no. Ora, aspetta, siccome sono sadica, accendo la radio su “Stuck in the middle with you” e metto mano al rasoio.
Noi generalmente diciamo no a chi:
1) non ci piace (nel range che va dal non ci attizza al ci fa proprio ribrezzo);
2) non vuole nemmeno fare la fatica di conquistarci ma vuole soltanto che glielo sgrulliamo dicendogli pure grazie.

Hai presente i Casanova, i Don Giovanni, quelli che con un battito di ciglia ci stendono a mo’ di tappeto? Te lo sei mai chiesto come ci riescono? Non sarà che a qualcuna piace ancora essere conquistata dal trivialissimo “uomo-che-non-deve-chiedere-mai”?
Fatica a conquistare? A noi piace un casino, sai, impegnarci nella conquista dei vostri bastioni di Orione.
Vi diciamo di no? Conosco un mucchio di uomini che non fanno che dirmi che hanno il problema opposto al tuo: non sanno come difendersi dalle donne. E, tieni presente che non sono dei Viggo Mortensen o dei Johnny Depp.

Sono maschi normali, magari con la grana ma normali. Anche grassocci, bassetti e avanti negli anni. Magari rimorchiano dei cancri ma, credimi, di donne che hanno voglia di divertirsi ce n’è a vagonate oggigiorno. Quindi mi fa specie questa lamentazione nei confronti delle donne che non la danno.
Non sarà che vi brucia solo quella che non ve l’ha data perchè era l’unica che vi interessava davvero? E allora vedi che non è Sesso Ludico, è qualcosa di più. Chiamalo interesse, amore, come ti pare.

Non per menarla con la par condicio ma noi donne ne riceviamo di due di picche, hai voglia! Sai quando riuscite ad essere veramente stronzi? Quando non vi piaciamo. Ci trattate come fossimo altri maschi, come i commilitoni in camerata, raccontate le barzellette sconce e ci fate pure vedere i filmetti porno, tanto siamo per voi come sorelle, anzi ancora meno. E tutto perchè non siamo il vostro tipo. Pensa se per caso a qualcuna di noi piacesse un tipo del genere.

Infine, mi pare tu ci rimproveri di non riuscire, oltre ad insegnarvi il perfetto cunnilingus e l’arte della stimolazione del punto G, anche di non togliervi l’imbarazzo di tutto questo troiaio commercial-sessuale che tanto ci fa schifo.
Come dire: perchè, oltre a lavare, stirare, scaccherare i figlioli e i vecchi, lavorare otto-ore-otto, far da mangiare, raccogliere i vostri panni sporchi, farvi i bagagli quando si parte, pulire l’asse del cesso dopo che avete pisciato perchè è troppa fatica alzarla, darvi lezioni di Sesso Selvaggio Corso Avanzato ogni sera, anche e soprattutto quando abbiamo mal di pancia, curarvi un semplice raffreddore come se fosse un’infezione da Ebola e insomma servirvi di tutto punto, dopo tutto questo, “perchè cara non vai di là a farmi pure la Rivoluzione”?

Con amore,
Lameduck

P.S. Dimenticavo la dedica musicale. Penso che questo video di Robbie Williams esprima bene la nostra crudeltà e disumana indifferenza verso i poveri uomini, che si svenano per noi

UPDATE – Povero Paolo, ci si è messa pure Galatea


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Mi intrometto volentieri nel dibattito a distanza tra i post di Paolo Barnard “Sono andato a puttane” e la replica di Nicoletta Forcheri “Paolo B va a puttane ed io sono rimasta al palo” con qualche riflessione a margine.

Paolo Barnard ci ha raccontato nel suo post l’avventura con una signorina dell’Est a pagamento, dedicando l’esperienza a noi donne e spiegandoci che si è sottoposto al sacrificio per farci capire che se gli uomini vanno a puttane è perchè noi donne la facciamo troppo lunga e non ci dedichiamo al sesso ludico. Ho riassunto sicuramente troppo e male ma, centrifugando, il succo era quello.
Nicoletta Forcheri gli ha già risposto con uno splendido testo che sottoscrivo parola per parola e che qui applaudo. Nulla da dichiarare dunque? No, qualcosa voglio dirla, giusto per ribadire il concetto espresso da Nicoletta.

Guarda Paolo, sarebbe bellissimo poter sfogare l’uzzolo del momento senza pensieri, senza noiosi e complicati seguiti o addirittura saghe a puntate. La classica botta e via perchè mi andava di farlo e perchè quel tipo mi attizza proprio, non mi fa dormire la notte dalle fantasie.
Purtroppo è verissimo ciò che scrive Nicoletta, e cioè che, se una donna vi fa capire che ci starebbe, magari senza impegno, soddisfatti o rimborsati e amici come prima, voi o fuggite o ci trattate da mignotte. Inoltre, se non siamo ventenni e modello velina, ci tocca in più sentirci considerare delle vecchie troie in calore. Siccome non siamo di plastica e alle umiliazioni siamo abituate fin da piccole ma non riusciamo ancora ad accettarle, preferiamo andarci con i piedi di piombo e magari usare le tecniche che ben conosciamo per cuocervi bene a puntino prima di mangiarvi.
Perchè, scusa, dovremmo correre il rischio di farci umiliare quando possiamo avervi come schiavi a tempo indeterminato? Il bello è che vi lamentate della schiavitù, del legame, del matrimonio ma in fondo non potete farne a meno. Le vostre fantasie di sesso ludico, di botte e via, di sveltine, di donne che non chiedono nulla sono solo un modo per fantasticare ed esorcizzare una libertà che in realtà vi terrorizza.

Eh si, mi devi spiegare perchè, se voi uomini ambireste davvero a questo tipo di logica mordi e fuggi e scacciapensieri, siete poi quelli che, quando una donna vi molla per i più svariati motivi, magari perchè è finita o perchè il primo appuntamento è stato un disastro cosmico, o perchè dopo tanti anni si è trovata un altro che la soddisfa di più, ve la prendete a morte, ne fate una questione da lavare con il sangue e spesso vi dedicate ad uno sport molto di moda e che rischia di diventare più popolare del calcio: il femminicidio.
Gli uomini arrivano a massacrare le ex mogli ed ex fidanzate, compiono stragi stile Columbine, accoltellano, danno di matto. E solo perchè sono stati lasciati, perchè è finita, perchè magari, ironia della sorte, per lei era solo sesso ludico e lui invece si era affezionato come una tellina allo scoglio.

E’ solo orgoglio ferito, oppure l’uomo non sopporta di non essere o non essere più il sole attorno al quale orbita il pianeta donna? E’ una bella contraddizione, non trovi? Noi dovremmo essere le vostre lune, essere buone per una botta contro il muro e poi continuare ad orbitarvi adoranti attorno.
Ricordi la “Carmen”? La sigaraia di Bizet è una donna che pratica il sesso ludico. Si diverte con il bel soldato José e poi trova negli occhi di smeraldo del torero Escamillo un nuovo motivo di interesse e ci si butta senza problemi. Ah, qui c’è un dettaglio importante da cogliere. Quando a noi donne un uomo non interessa più, non esiste più, è terminato, c’est fini, kaputt. “Je ne t’aime plus” grida Carmen a Josè e lui l’ammazza in preda all’ira funesta.
Non è raro che noi donne ci dimentichiamo completamente di vecchi amori, amorazzi e perfino amanti. Li rimuoviamo: hai presente “se mi lasci ti cancello”? Qui è “se non mi piaci più ti cancello”. Per ricordarci certi volti ci vuole una seduta di regressione ipnotica.

E’ questo, temo, che vi fa perdere il lume degli occhi. Perchè voi invece, avete la memoria a lungo termine intasata da ogni gnocca che vi siete fatti, che conservate gelosamente come un collezionista custodisce i suoi gingilli.
C’è una scena de “La Città delle Donne” di Fellini dove Snaporaz visita il castello di Katzone, con una specie di museo memoriale con tutte le fighe conquistate, accuratamente catalogate dal vecchio casanova. Sono addirittura registrati i mugolii e gli orgasmi di ognuna ed ognuna provoca nel vecchio Katzone dolcissimi ricordi e rimpianto infinito. Non ricorda un poco, tra parentesi, il celebre “questa è stata mia, questa anche e pure questa” del nostro satiro del consiglio, raccontato da Jacques Chirac?
Questa smania da collezionisti si unisce a volte a vere e proprie fissazioni tipo anatroccolo di Lorenz al momento dell’imprinting su una donna che vi ha spezzato il cuore e che mai dimenticherete, nemmeno dopo un trauma cranico frontale. E’ la sindrome di “Rebecca la prima moglie”, che nessun’altra potrà mai eguagliare. Siete capaci di torturarvi un’intera vita impedendovi di amare di nuovo perchè lei non vi amato abbastanza o vi ha lasciato. Anestetizzati da una stronza, cantava Elio.

Sarebbe bello, si, dedicarsi al sesso ludico, come i bonobo che nomina Nicoletta. Noi donne per esempio siamo piene di curiosità e spesso ci chiediamo se quello là non sarebbe un amante migliore di quello che abbiamo attualmente. Ci chiediamo come sarebbe il sesso con uno più giovane o di un’altro colore. Tutti questi discorsi sulle meraviglie del Viagra ci fanno diventare ancora più curiose. Qualcuna potrebbe pensare a come sarebbe con una donna.
La realtà però è dannatamente complicata e non è solo questione del sentimento che può sempre metterci la coda.

Per praticare il sesso ludico come lo intendiamo e come lo intendono i bonobo, dovremmo prima sapere cos’è la sessualità, esserne educati e non esserne più terrorizzati a causa di una cultura sessuofobica.
Chi si incarica di insegnarci cosa è il vero piacere sessuale, qual’è il significato di una piena maturità sessuale? Nessuno. La famiglia se ne lava le mani, la scuola idem, i preti non ne parliamo. La società ha interesse a mantenere l’ignoranza sessuale perchè una popolazione sessualmente ignorante è meno libera e più manipolabile. In questo senso la sessualità è rivoluzionaria, come sosteneva Reich.

A colmare la nostra ignoranza rimane la pornografia che è disponibile in grande quantità ma è un’arma a doppio taglio.
Io considero l’utilizzo della pornografia un ottimo mezzo per superare le inibizioni, scoprire il lato ludico del sesso ed impadronirsi di qualche tecnica ma la considero potenzialmente deleteria se essa viene fruita da soggetti sessualmente ignoranti.
La pornografia fa credere all’uomo che le donne siano sempre disponibili, pronte, bagnate e disposte a farsi penetrare in ogni buco. Fa pensare che tutte le donne gradiscano fare sesso di gruppo e se lo stupro lo chiamiamo gang bang non è più una cosa brutta.
Fa perfino credere alle donne che gli uomini siano tutti superdotati, a lunga durata e disposti a praticare lunghi ed estenuanti cunnilingus.
E’ questo l’influsso negativo della pornografia che non sussiste su soggetti coscienti ed educati su cosa è la sessualità e sono capaci di distinguere la fantasia e il gioco dalla realtà.
Come inizia un film porno? Degli sconosciuti si incontrano, raramente si scambiano qualche parola e poi fanno sesso secondo schemi abbastanza triti e ripetitivi. Non è altro che la rappresentazione iperrealistica delle nostre fantasie masturbatorie, condita dalle nostre personali perversioni. Ed esattamente come per le fantasie, lo scopo della pornografia dovrebbe essere quello di divertirci, darci piacere, sfogo e rilassamento. Una sorta di valore aggiunto alla quota di divertimento quotidiano.

Lo ribadisco. L’uomo vorrebbe volare di fiore in fiore senza problemi perchè desidera sfuggire alla dipendenza da un rapporto stabile, senza il quale si sente perduto. Chi pratica il sesso ludico, ne conosco una caterva, ti affligge poi con i lamenti di quanto però in fondo si senta solo e magari ignorato dall’unica che gli interessa e gli si nega.
Questo per dire che il maschio non è meno complicato della femmina in quanto ad affettività.
Anzi, essendo vissuto con l’affettività frenata per secoli penso ci sarebbe tutto un mondo da scoprire.


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Ogni uomo che volesse farsi prete dovrebbe, prima dell’ordinazione, frequentare un particolarissimo corso di formazione. Niente di eccezionale, dovrebbe semplicemente vivere un anno da donna. Tutta l’esistenza terrena di una donna concentrata in dodici mesi.
Se il wannabe priest dovesse superare il primo mese senza essere ammazzato (il corso comincia in Cina ed in altri paesi asiatici dove le bambine non sono molto gradite) la sua esistenza di femminuccia dovrebbe superare alcune prove, ovvero il normale percorso di qualche centinaio di milioni di donne nel mondo.
Durante l’infanzia, oltre a qualche molestia pedofila, una precoce deflorazione ed un matrimonio con qualcuno che manco conosce, gli toccherebbe, per esempio, un’infibulazione faraonica come si usa ancora da certe parti in Africa, consistente nella escissione dei genitali esterni e successiva sutura alla bell’e meglio della ferita. Senza anestesia, ovviamente.
Lo sviluppo ed il menarca saranno vissuti senza tante smorfie, magari con l’acuirsi delle violenze maschili sul fiorellino appena sbocciato, con in più, da ora in avanti, l’incubo del restare incinta.

Questa la prima parte, piuttosto hard, dedicata all’infanzia femminile. A seguire, per la serie intitolata “donna, du du du”, nei mesi successivi si concentrerà un quarantennio di mestruazioni dolorose con sindrome premestruale condita da depressione, tensione alle mammelle e flusso stile vacca sgozzata con rito islamico.
Siccome il corso di formazione per futuri preti non prende in considerazione le invenzioni moderne che hanno alleggerito l’esistenza delle donne: assorbenti, tamponi interni, antidolorifici, contraccettivi, cerotti ormonali per la menopausa, il nostro pretonzolo dovrà lavarsi i pannicelli insanguinati come erano costrette a fare le nostre nonne e mamme, tenersi i dolori pensando alla sofferenza di nostro signore gesùcristo e, naturalmente, tra un karakiri mensile e l’altro, scodellare un figlio ad ogni trombata, circa.

Questa è la parte davvero tosta del corso. Ogni due o tre figli nati all’interno del matrimonio, come comanda il precetto di nostrosignore, in questo corso estremo di sopravvivenza qualcuno dei pargoli nasce a seguito di stupro, meglio se di gruppo e selvaggio, come accade alle donne vere nelle guerre. Giusto per non far mancare al pretino nulla di tutto ciò che significa essere donna.
Il frutto dello stupro e gli altri marmocchi della serie regolare (facciamo una dozzina come la media delle donne dell’inizio del secolo scorso?) peseranno alla nascita almeno cinque chili, qualcuno si presenterà podalico e, in mancanza di anestesie e altre diavolerie moderne, i putei nasceranno grazie a qualche sforbiciata da una parte e dall’altra dell’orifizio materno, cosa vuoi che sia. Stringi il fazzoletto nei denti e pensa a quando facevi la troia e ti divertivi.

Tra una gravidanza e l’altra il pretonzolo non potrà farsi mancare qualche decina di aborti. Metodo preferito: con la mammana nella cucina di casa. Oppure, studio di cucchiaio d’oro anni cinquanta, con divieto di strillo e solito provvidenziale fazzoletto tra i denti. L’aborto della mammana verrà fatto con peretta, acqua saponata, prezzemolo, ferro da calza ed altri rudimentali orpelli. Quello del cucchiaio d’oro senza anestesia e tanti complimenti ma a caro prezzo.

Cosa rimane da far sperimentare al nostro prete in pectore? Un mese a battere sull’Adriatica, in balia di clienti da quattro soldi? Una vita da lesbica, stuprata a scopo rieducativo o direttamente lapidata? Un paio di cancri al seno e all’utero curati come una volta, un bel taglio e via? Un marito che se ne viene in dieci secondi netti senza farti provare mai nemmeno lo straccio di un orgasmo e in più ti frega per l’ennesima volta?
E la menopausa? Niente cerotti o altre diavolerie che prolungano la gioventù. A cinquant’anni il nostro stagista sarà una vecchia scrofa sfondata e nemmeno buona per le salsicce.

Verso la fine del corso il pretino concorderà con me che il lato positivo della vecchiaia è che quelle maledette ovaie crepano e si rinsecchiscono come due chicchi d’uvetta. Niente più figli non voluti, gravidanze da schiena spezzata, emorroidi e gambe con le vene che scoppiano. Niente più ragadi al seno ed emorragie inarrestabili. Niente nausee e tagli cesarei.

Sei terrorizzato all’idea di questa full immersion nella merda femminile, caro il mio pretino? Credevi che essere donna fosse solo scopate, scopate, guarda la troia come gode, che belle tette che ho e quanto sono fica?
Eppure tutto ciò che ho descritto è essere donna. Lo è stato per migliaia di anni e lo è anche oggi per milioni di sorelle.
Dovresti ringraziarmi. Ti ho risparmiato una gita nel medioevo quando i tuoi compari torturavano le streghe e le bruciavano e un sacco di altre cose che mi sono senz’altro dimenticata di citare.

Per noi donne moderne le cose sono un pò migliorate. Se siamo fortunate negli incontri e ci impegnamo, riusciamo perfino a divertirci nel fare l’amore. Anzi a volte è proprio bello, una goduria come per l’uomo e forse di più.
La pillola e gli altri anticoncezionali ci hanno tolto l’angoscia dell’equivalenza trombata=marmocchio.
La maternità, grazie anche alla possibilità dell’aborto, non è più un’ imposizione ma una scelta.
La nostra esistenza può concentrarsi su tante altre cose oltre alle cacche e pisce dei figlioli, magari un lavoro, una carriera. Non tutte nascono gatte. Se a quelle prive dell’amore materno qualcuno fa fare loro fare i gattini per forza, queste poi se li mangiano. Qualcuno l’ha capito finalmente e ci ha liberate dalla maternità ad ogni costo. E non è più come una volta che :”se non vuoi figli fatti suora”.

Naturalmente il Corso di Immedesimazione nella Sofferenza Femminile per Aspiranti Preti non esiste ma sarebbe bello che esistesse. Almeno questi stronzi che parlano di limitare le nostre libertà acquisite grazie a lotte di decenni, che parlano di difesa della vita senza mai essersi contorti un giorno intero nei dolori mestruali ed essersi sentiti spaccare in due da un parto, forse capirebbero e se ne rimarrebbero zitti.


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“Ad una di queste ragazze, Barbara Montereale, che ha accompagnato Patrizia D’Addario a Palazzo Grazioli, è stata bruciata l’auto nella notte. Probabilmente un avvertimento che viene dal passato burrascoso delle ragazze e non certo dalle vicende attuali. ”
(Pino Scaccia, TG1 del 25 giugno).

“Una ragazza senz’arte né parte, invitata a cena dal capo del governo, reclama di essere pagata perché «non lo faccio mica per la gloria». In qualunque paese un invito a cena dal capo del governo è motivo di orgoglio. Qui no, non più. Come se Cenerentola chiedesse di essere pagata dal Principe. Ma se il prestigio della carica cade tanto in basso, anche a causa dei comportamenti del capo del governo medesimo, è questo un fatto privato o un fatto pubblico?”
(Nando Dalla Chiesa, L’Unità 26 giugno 2009)
Dica la verità, Pino, il compito glielo ha corretto con la matita rossa e blu il direttore Minzolini. Non posso credere che quel “non certo dalle vicende attuali” sia farina del suo sacco.
Che succede? Non coglie anche lei la palese contraddizione logica tra quel “probabilmente” e il “di certo”? Facciamo così, il probabilmente è suo e il di certo è del direttore e lei lo ha fatto perchè tiene famiglia.

A parte le sottigliezze semantiche, che vuol dire “il passato burrascoso delle ragazze”? E’ per caso un modo elegante per dire che, siccome almeno una delle due andò a Palazzo Grazioli per vendersi, se lo sono cercato, l’avvertimento mafioso? Passato burrascoso è roba da anni cinquanta e starebbe bene assieme ad un bel “i figli della colpa” in un film di Matarazzo con Yvonne Sanson ed Amedeo Nazzari. Quelle belle storiacce dove la sventurata rimasta incinta ed abbandonata, per espiare la colpa, doveva farsi almeno un ventennio in convento, tre tumori maligni e morire comunque con il sorriso sulle labbra ed il perdono per tutti?
Questo, mioddìo, è moralismo, non richiedere che il capo di un governo si contenga.
“Non certo dalle vicende attuali”. E chi può dirlo? Io penso invece che qualcuno voglia spaventare le testimoni per impedire che vengano fuori altre magagne dell’illustre incontinente.
In ogni caso, una donna, secondo me, ha tutto il diritto di avere un passato, un presente ed un futuro burrascosi come cavolo le pare, allo stesso modo in cui li può avere un uomo, senza essere sottoposta a giudizi talebani. Cominciamo, in previsione delle prossime occasioni, a raccogliere pietre belle aguzze?

Anvedi come sbanda Nando. Anche lui sulla strada per Kabul, con uno stock di burqa per ricoprire tutte queste mignotte che non si sa da dove siano uscite e che pretendono, come i giornalisti per le loro prestazioni, addirittura di essere pagate.
Il suo ragionamento è ancora più moralista di quello del Pino, lo sa?

Sono vent’anni che la televisione italiana impone alla donna italiana a qualunque età (anche alle piccolissime, putroppo), di essere il più troia ed il meno intelligente possibile. In questo documentario impressionante, “Il corpo delle donne”, se ne ha una dimostrazione.
Si è, soltanto se si è giovani e belle. Di conseguenza disponibili. Lo so che “donna oggetto” è un termine trito più di un hamburger ma non me ne vengono in mente altri.

Noi donne, grazie a questa macelleria televisiva che mette in mostra culatelli, punte di petto, cosce e filetti, siamo percepite come oggetti che, siccome viviamo in un regime di mercato, non vedo perchè non dovrebbero avere anch’essi un prezzo. Ecco però che, stranamente, la puttana piace quando non chiede troppo perchè agli uomini il sesso piace economico. Forse è proprio l’eccesso di gnocca gratis sulla tv commerciale che ha viziato i nostri aspiranti sultani.
La prostituzione invece, e giustamente, si deve pagare.

L’altra sera su Sky ho visto un reportage sui gigolò, gli escort. Insomma i puttani.
Questi giovanotti hanno dichiarato alla ragazza che li intervistava che loro, per meno di 5000 euro non si tirano giù nemmeno la cerniera della patta. E’ risaputo che la tariffa del troio è decisamente superiore a quella della professionista femmina. Loro si vendono a caro prezzo (con le donne, quelli che vanno con gli uomini fanno meno i difficili e si adattano) e la fanno cadere dall’alto neanche fossero tutti dei dell’Olimpo (alcuni erano decisamente scarsini).

Noi donne, che in maggioranza la diamo via gratis, perfino per amore, siamo fin troppo generose ed economiche.
Lo ribadisco: 2000 euro per scopare con Berlusconi sono una miseria, quasi una vendita promozionale, un saldo di fine stagione, uno “svuoto tutto”.
Il ragionamento sorprendente di Nando è che Patrizia, per il fatto di essere stata invitata dal presdelcons, avrebbe dovuto sacrificarsi per niente ed anzi, essere orgogliosa di essersi sporcata il Versace con il fondotinta di papi.

“In qualunque paese un invito a cena dal capo del governo è motivo di orgoglio”. Si, quando sai che ti invitano non per scopi mercenari. In tal caso c’è giustamente il tariffario.
Dipende anche dal capo del governo. Guardi, per parlar chiaro, io ad Obama la darei gratis e gli farei pure una tessera omaggio a vita, ma vuole mettere la differenza?
Posso ricordarle, Nando, che andare con un vecchio coperto di fondotinta più di una geisha, con i tacchi, dalla virilità traballante (lo dice Feltri, il suo urologo), anche se è un capo di stato, non è il massimo della vita? Patrizia potrebbe essere la testimonial perfetta del Maalox. “Che stomaco!”

E poi, scusi, sembra quasi che una ragazza qualsiasi (bello il “senza arte né parte”) nasca con il dovere di cessione della passera a gratis al capo di stato perchè tale. E dovrebbe pure ringraziare dell’onore. Strano, credevo che lo jus primae noctis fosse robaccia old fashion da Don Rodrigo.

Se questa è la considerazione che hanno gli uomini italiani del sesso e delle donne nel 2009, andiamo bene.
Siamo ancora fermi al binomio Mia madre (la santa vergine) contro il resto del mondo (tutte puttane). Fintanto che la donna è da conquistare si sprecano le divine commedie e siamo tutte madonne beatrici. Una volta caduta la Bastiglia, crolla l’interesse e soprattutto il rispetto. Figuriamoci che rispetto si potrà avere delle benemerite che vanno perfino con i vecchi e che a volte ci lasciano la pelle perchè incappano nel violento e nell’assassino.
Chi affitta il proprio corpo non ha meno dignità di chi vende pentole e spesso è più onesta.
Non trovo nulla di male nel farsi pagare. Soprattutto quando a Cenerentola invece del Principe, càpita il Nonno Azzurro.


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“Ad una di queste ragazze, Barbara Montereale, che ha accompagnato Patrizia D’Addario a Palazzo Grazioli, è stata bruciata l’auto nella notte. Probabilmente un avvertimento che viene dal passato burrascoso delle ragazze e non certo dalle vicende attuali. ”
(Pino Scaccia, TG1 del 25 giugno).

“Una ragazza senz’arte né parte, invitata a cena dal capo del governo, reclama di essere pagata perché «non lo faccio mica per la gloria». In qualunque paese un invito a cena dal capo del governo è motivo di orgoglio. Qui no, non più. Come se Cenerentola chiedesse di essere pagata dal Principe. Ma se il prestigio della carica cade tanto in basso, anche a causa dei comportamenti del capo del governo medesimo, è questo un fatto privato o un fatto pubblico?”
(Nando Dalla Chiesa, L’Unità 26 giugno 2009)
Dica la verità, Pino, il compito glielo ha corretto con la matita rossa e blu il direttore Minzolini. Non posso credere che quel “non certo dalle vicende attuali” sia farina del suo sacco.
Che succede? Non coglie anche lei la palese contraddizione logica tra quel “probabilmente” e il “di certo”? Facciamo così, il probabilmente è suo e il di certo è del direttore e lei lo ha fatto perchè tiene famiglia.

A parte le sottigliezze semantiche, che vuol dire “il passato burrascoso delle ragazze”? E’ per caso un modo elegante per dire che, siccome almeno una delle due andò a Palazzo Grazioli per vendersi, se lo sono cercato, l’avvertimento mafioso? Passato burrascoso è roba da anni cinquanta e starebbe bene assieme ad un bel “i figli della colpa” in un film di Matarazzo con Yvonne Sanson ed Amedeo Nazzari. Quelle belle storiacce dove la sventurata rimasta incinta ed abbandonata, per espiare la colpa, doveva farsi almeno un ventennio in convento, tre tumori maligni e morire comunque con il sorriso sulle labbra ed il perdono per tutti?
Questo, mioddìo, è moralismo, non richiedere che il capo di un governo si contenga.
“Non certo dalle vicende attuali”. E chi può dirlo? Io penso invece che qualcuno voglia spaventare le testimoni per impedire che vengano fuori altre magagne dell’illustre incontinente.
In ogni caso, una donna, secondo me, ha tutto il diritto di avere un passato, un presente ed un futuro burrascosi come cavolo le pare, allo stesso modo in cui li può avere un uomo, senza essere sottoposta a giudizi talebani. Cominciamo, in previsione delle prossime occasioni, a raccogliere pietre belle aguzze?

Anvedi come sbanda Nando. Anche lui sulla strada per Kabul, con uno stock di burqa per ricoprire tutte queste mignotte che non si sa da dove siano uscite e che pretendono, come i giornalisti per le loro prestazioni, addirittura di essere pagate.
Il suo ragionamento è ancora più moralista di quello del Pino, lo sa?

Sono vent’anni che la televisione italiana impone alla donna italiana a qualunque età (anche alle piccolissime, putroppo), di essere il più troia ed il meno intelligente possibile. In questo documentario impressionante, “Il corpo delle donne”, se ne ha una dimostrazione.
Si è, soltanto se si è giovani e belle. Di conseguenza disponibili. Lo so che “donna oggetto” è un termine trito più di un hamburger ma non me ne vengono in mente altri.

Noi donne, grazie a questa macelleria televisiva che mette in mostra culatelli, punte di petto, cosce e filetti, siamo percepite come oggetti che, siccome viviamo in un regime di mercato, non vedo perchè non dovrebbero avere anch’essi un prezzo. Ecco però che, stranamente, la puttana piace quando non chiede troppo perchè agli uomini il sesso piace economico. Forse è proprio l’eccesso di gnocca gratis sulla tv commerciale che ha viziato i nostri aspiranti sultani.
La prostituzione invece, e giustamente, si deve pagare.

L’altra sera su Sky ho visto un reportage sui gigolò, gli escort. Insomma i puttani.
Questi giovanotti hanno dichiarato alla ragazza che li intervistava che loro, per meno di 5000 euro non si tirano giù nemmeno la cerniera della patta. E’ risaputo che la tariffa del troio è decisamente superiore a quella della professionista femmina. Loro si vendono a caro prezzo (con le donne, quelli che vanno con gli uomini fanno meno i difficili e si adattano) e la fanno cadere dall’alto neanche fossero tutti dei dell’Olimpo (alcuni erano decisamente scarsini).

Noi donne, che in maggioranza la diamo via gratis, perfino per amore, siamo fin troppo generose ed economiche.
Lo ribadisco: 2000 euro per scopare con Berlusconi sono una miseria, quasi una vendita promozionale, un saldo di fine stagione, uno “svuoto tutto”.
Il ragionamento sorprendente di Nando è che Patrizia, per il fatto di essere stata invitata dal presdelcons, avrebbe dovuto sacrificarsi per niente ed anzi, essere orgogliosa di essersi sporcata il Versace con il fondotinta di papi.

“In qualunque paese un invito a cena dal capo del governo è motivo di orgoglio”. Si, quando sai che ti invitano non per scopi mercenari. In tal caso c’è giustamente il tariffario.
Dipende anche dal capo del governo. Guardi, per parlar chiaro, io ad Obama la darei gratis e gli farei pure una tessera omaggio a vita, ma vuole mettere la differenza?
Posso ricordarle, Nando, che andare con un vecchio coperto di fondotinta più di una geisha, con i tacchi, dalla virilità traballante (lo dice Feltri, il suo urologo), anche se è un capo di stato, non è il massimo della vita? Patrizia potrebbe essere la testimonial perfetta del Maalox. “Che stomaco!”

E poi, scusi, sembra quasi che una ragazza qualsiasi (bello il “senza arte né parte”) nasca con il dovere di cessione della passera a gratis al capo di stato perchè tale. E dovrebbe pure ringraziare dell’onore. Strano, credevo che lo jus primae noctis fosse robaccia old fashion da Don Rodrigo.

Se questa è la considerazione che hanno gli uomini italiani del sesso e delle donne nel 2009, andiamo bene.
Siamo ancora fermi al binomio Mia madre (la santa vergine) contro il resto del mondo (tutte puttane). Fintanto che la donna è da conquistare si sprecano le divine commedie e siamo tutte madonne beatrici. Una volta caduta la Bastiglia, crolla l’interesse e soprattutto il rispetto. Figuriamoci che rispetto si potrà avere delle benemerite che vanno perfino con i vecchi e che a volte ci lasciano la pelle perchè incappano nel violento e nell’assassino.
Chi affitta il proprio corpo non ha meno dignità di chi vende pentole e spesso è più onesta.
Non trovo nulla di male nel farsi pagare. Soprattutto quando a Cenerentola invece del Principe, càpita il Nonno Azzurro.


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Domandina facile facile, da sabato sera. Quest’anno gli stilisti, per le collezioni primavera-estate, si sono fatti suggestionare dall’ondata di stupri e propongono quindi scarpe perfette per fuggire dagli arrapati vampiri transilvanici sulle scale della metropolitana, sui sanpietrini romani* e gli sterrati di periferia?

Ingenua bambina, ma queste non sono scarpe per comuni mortalesse che tornano a casa di notte con la circolare. Sono calzature da urrrlo (con la erre ben arrotolata) per superultramaximegasuperfunky signore della ottima società, che mai si troverebbero a dover fuggire per i vicoli, in quanto sempre accessoriate di chaffeur. Oddìo, la Vuitton centrale, impugnata in un certo modo, potrebbe fungere anche da arma impropria e lo stiletto rosso conficcato in un occhio dell’aggressore sarebbe alquanto cool, secondo i dettami del sadofetish necrofilo.

Il vero problema, con queste scarpe, sarà quando si tratterà di fuggire dalle masse rivoluzionarie. Altro che Varennes, qui les nouveaux aristocrates arriverebbero al massimo al cancello della villa.

* A proposito di sanpietrini romani. Io sono riuscita, a Roma, ad avere un mal di piedi terribile, da “amputatemi, vi scongiuro”, con scarpe che respiravano comode comode con il plantare anatomico, tutta pelle sopra e morbida gomma sotto.
Qual’è il problema delle strade di Roma? E’ dovuto alla presenza del Vaticano? Si tratta di una forma di penitenza tipo cilicio, pensata per le estremità?

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Domandina facile facile, da sabato sera. Quest’anno gli stilisti, per le collezioni primavera-estate, si sono fatti suggestionare dall’ondata di stupri e propongono quindi scarpe perfette per fuggire dagli arrapati vampiri transilvanici sulle scale della metropolitana, sui sanpietrini romani* e gli sterrati di periferia?

Ingenua bambina, ma queste non sono scarpe per comuni mortalesse che tornano a casa di notte con la circolare. Sono calzature da urrrlo (con la erre ben arrotolata) per superultramaximegasuperfunky signore della ottima società, che mai si troverebbero a dover fuggire per i vicoli, in quanto sempre accessoriate di chaffeur. Oddìo, la Vuitton centrale, impugnata in un certo modo, potrebbe fungere anche da arma impropria e lo stiletto rosso conficcato in un occhio dell’aggressore sarebbe alquanto cool, secondo i dettami del sadofetish necrofilo.

Il vero problema, con queste scarpe, sarà quando si tratterà di fuggire dalle masse rivoluzionarie. Altro che Varennes, qui les nouveaux aristocrates arriverebbero al massimo al cancello della villa.

* A proposito di sanpietrini romani. Io sono riuscita, a Roma, ad avere un mal di piedi terribile, da “amputatemi, vi scongiuro”, con scarpe che respiravano comode comode con il plantare anatomico, tutta pelle sopra e morbida gomma sotto.
Qual’è il problema delle strade di Roma? E’ dovuto alla presenza del Vaticano? Si tratta di una forma di penitenza tipo cilicio, pensata per le estremità?

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Il preservativo è scomodo, si rompe, a volte tracima in fase di sfilamento, può procurare allergia da lattice, qualcuno ha problemi a trovarne della sua misura (beato lui!), interrompe la spontaneità del rapporto e generalmente non è molto amato dalla maggioranza della popolazione.

Però è il dispositivo più economico e di facile reperimento (anche al supermercato e nei distributori automatici) contro la trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili. Non pensiamo unicamente all’AIDS che non è solo questione di HIV ma di un mucchio di altri fattori, ma alle banali infezioni come la candida, la tricosomiasi, il papilloma virus, l’herpes genitalis, fino alle classiche gonorrea e sifilide.

Paradossalmente però, è dimostrato che più il rapporto che si ha in quel momento è potenzialmente a rischio, più si tende ad evitarne l’uso, come sanno bene le escort, i cui clienti sono disposti a pagare di più pur di non usarlo. Se le malattie sessuali colpissero solo gli uomini vedreste signori andare in giro indossando preservativi giganti a figura intera, ma tant’è.
Il preservativo o condom o gondone, fattore non marginale, contribuisce anche a limitare le nascite ed ecco perchè è tanto condannato da Sua Castità.

Cioè, sono vent’anni che si fanno campagne per la prevenzione del contagio dalla più devastante tra le malattie sessualmente trasmissibili, soprattutto nel Terzo Mondo dove ancora si cuciono le vagine delle donne per il gusto poi di lacerarle e favorire in quel modo, come conseguenza, la trasmissione di malattie e un giorno arriva un signore vestito di bianco che dice, senza pensare alle conseguenze pratiche di una tale affermazione: “il preservativo non è una soluzione perchè aumenta i problemi”.
Abbiamo visto che i più promiscui sessualmente non usano il preservativo, quindi? Si allude per caso alla vera e propria piaga dell’allergia al lattice?

Trovo giusto che le organizzazioni mediche e governative si siano incazzate sentendo l’uscita papale. La speranza è che, una volta risalito Ratzinger sull’aereo che lo riporterà in Vaticano, e fatto ciao ciao con la manina, ognuno torni a fare come gli pare, comprese quelle entità cattoliche che, in Africa, distribuiscono esse per prime i condom per limitare il danno endemico da AIDS.

Più che la condanna del gondone, tuttavia, dovrebbe preoccupare la condanna del Papa del trattato di Maputo, adottato nel 2003 dall’Oua, in cui nell’art.14 si parla di diritto a interrompere la gravidanza in caso di violenza sessuale, stupro o incesto, o anche quando vi siano pericoli fisici o mentali per la madre.

«Quanto amara - ha detto Ratzinger parlando alle autorità angolane e al corpo diplomatico internazionale - l’ironia di coloro che promuovono l’aborto tra le cure della salute materna!»

Quale ironia vi sia in uno stupro o in un incesto rimane un mistero. Si potrebbe andarlo a chiedere alle donne Congolesi. Di sicuro essere obbligate a sfornare un moccioso a seguito di uno stupro mi pare la giusta punizione per chi ha avuto la sfrontatezza di nascere donna.

A Genova, essere chiamato “gundun” non è un complimento.


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Il preservativo è scomodo, si rompe, a volte tracima in fase di sfilamento, può procurare allergia da lattice, qualcuno ha problemi a trovarne della sua misura (beato lui!), interrompe la spontaneità del rapporto e generalmente non è molto amato dalla maggioranza della popolazione.

Però è il dispositivo più economico e di facile reperimento (anche al supermercato e nei distributori automatici) contro la trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili. Non pensiamo unicamente all’AIDS che non è solo questione di HIV ma di un mucchio di altri fattori, ma alle banali infezioni come la candida, la tricosomiasi, il papilloma virus, l’herpes genitalis, fino alle classiche gonorrea e sifilide.

Paradossalmente però, è dimostrato che più il rapporto che si ha in quel momento è potenzialmente a rischio, più si tende ad evitarne l’uso, come sanno bene le escort, i cui clienti sono disposti a pagare di più pur di non usarlo. Se le malattie sessuali colpissero solo gli uomini vedreste signori andare in giro indossando preservativi giganti a figura intera, ma tant’è.
Il preservativo o condom o gondone, fattore non marginale, contribuisce anche a limitare le nascite ed ecco perchè è tanto condannato da Sua Castità.

Cioè, sono vent’anni che si fanno campagne per la prevenzione del contagio dalla più devastante tra le malattie sessualmente trasmissibili, soprattutto nel Terzo Mondo dove ancora si cuciono le vagine delle donne per il gusto poi di lacerarle e favorire in quel modo, come conseguenza, la trasmissione di malattie e un giorno arriva un signore vestito di bianco che dice, senza pensare alle conseguenze pratiche di una tale affermazione: “il preservativo non è una soluzione perchè aumenta i problemi”.
Abbiamo visto che i più promiscui sessualmente non usano il preservativo, quindi? Si allude per caso alla vera e propria piaga dell’allergia al lattice?

Trovo giusto che le organizzazioni mediche e governative si siano incazzate sentendo l’uscita papale. La speranza è che, una volta risalito Ratzinger sull’aereo che lo riporterà in Vaticano, e fatto ciao ciao con la manina, ognuno torni a fare come gli pare, comprese quelle entità cattoliche che, in Africa, distribuiscono esse per prime i condom per limitare il danno endemico da AIDS.

Più che la condanna del gondone, tuttavia, dovrebbe preoccupare la condanna del Papa del trattato di Maputo, adottato nel 2003 dall’Oua, in cui nell’art.14 si parla di diritto a interrompere la gravidanza in caso di violenza sessuale, stupro o incesto, o anche quando vi siano pericoli fisici o mentali per la madre.

«Quanto amara - ha detto Ratzinger parlando alle autorità angolane e al corpo diplomatico internazionale - l’ironia di coloro che promuovono l’aborto tra le cure della salute materna!»

Quale ironia vi sia in uno stupro o in un incesto rimane un mistero. Si potrebbe andarlo a chiedere alle donne Congolesi. Di sicuro essere obbligate a sfornare un moccioso a seguito di uno stupro mi pare la giusta punizione per chi ha avuto la sfrontatezza di nascere donna.

A Genova, essere chiamato “gundun” non è un complimento.


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