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“Questo patto [dichiarazione di voto, n.d.a.] vogliamo stipularlo con Lei e non col prof. Prodi: la sua campagna fatta di ‘serietà’ e ‘sacrifici’ non ci piace, ci intristisce e ci fa un po’ spavento. E noi signore lo lasciamo volentieri perdere. ‘La bellezza salverà il mondo’.” (Dalla Lettera aperta delle donne a Silvio Berlusconi, marzo 2006)
Quando tutto sarà finito e ci aggireremo tra le macerie fumanti di questo disgraziato paese, bisognerà fare un discorsetto come si deve alle donne che hanno popolato, appoggiato, sfruttato ed acclamato il maledetto regime del Drago Flaccido per tutto questo tempo. Qualche testolina da rapare metaforicamente a zero per intelligenza – anzi incoscienza – con il nemico, insomma, non guasterebbe.
Ore ed ore, giornate intere per trent’anni a farsi rincoglionire ed offendere da trasmissioni oscene per ignoranza e volgarità, senza che nessuna avesse il buon gusto di spegnere l’ordigno infernale e rifiutarsi di comperare i rovagnati, i mulini bianchi e tutte le cianfrusaglie che avrebbero finanziato altra televisione immonda, altra merda da far colare nel loro salotto, in un loop consumistico e culturalmente degradante senza fine.
L’oscenità che ci ha fatto rabbrividire in “Videocracy” e ne “Il corpo delle donne” le italiane l’hanno tollerata senza fiatare per decenni senza accorgersi di come questo condizionamento tette-culi stesse scavando come una talpa nell’inconscio maschile infettandolo con l’idea che le donne debbano essere sempre e solo categorizzate secondo un sistema binario in strafighe vs. cesse, minorenni vs. vecchie, chiavabili vs. inchiavabili, madonne (le loro madri) vs. troie (il resto del mondo).
Quando il responsabile di tale schifezza è sceso in politica, invece di evitarlo come la peste, lo hanno votato, gli hanno affidato le loro vite e quelle dei loro figli. Del resto anche nella vita reale capita ad esempio che siano proprio le donne a volte - magari per stupidità ed incoscienza - a dare in pasto i figli ai pedofili, specie se di famiglia. Sarà il riflesso nei confronti del maschio dominante.
Ora le donne che lo hanno votato si adontano. Il vecchiaccio in fondotinta non riesce a difenderle dalla crisi perché ha perso troppo tempo a difenderle dai comunisti e si sentono punte nel vivo soprattutto per il fatto delle mignotte.
Lì per lì, quando Veronica già nel 2007 le aveva avvertite non le avevano creduto. L’avevano considerata un’ingrata che osava toccar loro il Silvio. Avevano svuotato la sacca del veleno. Poi, a furia di martellare, scandalo dopo scandalo, identificandosi nella moglie cornuta con il marito che va a puttane e per giunta più giovani, nella dura scorza dell’elettorato femminile papiminkia si è formata una crepa strutturale, sintomo di crollo imminente del mito.
A proposito, è inquietante che si debba essere d’accordo con uno come Edward Luttwak che ha dichiarato Veronica ”vera patriota italiana” per essere stata la prima a ribellarsi al Drago.
Che siano pentite o meno, le elettrici di B. non hanno comunque scuse: sono colpevoli di favoreggiamento continuato al regime.
Anche le donne di centrosinistra hanno latitato nel denunciare come la televisione italiana stesse diventando null’altro che lo specchio della personale perversione sessuale di un vecchio libidinoso. Una manifestazione ogni trent’anni, la famosa “Se non ora quando” è francamente un po’ pochino, soprattutto per quello che contano ormai le manifestazioni. Uno sciopero delle consumatrici, ad esempio, avrebbe fatto più male.
Il regime però non ha espresso solamente un elettorato femminile da vergognarsi ma soprattutto una classe dirigente in tacchi a spillo che è il peggio del peggio femminile. Il berlusconismo si è fatto rappresentare ed ha portato al potere, coprendole di denaro, carriere e ciondoli per farle star buone, le sciurette cotonate, le zie ricche fasciste, le imprenditrici coscialunga e cervello fino, le figlie-di, le terruncielle rampanti con la specializzazione in arti bolognesi, le zoccole e basta, le minorenni che vanno per i trentacinque, le casalinghe di Voghera, le anelle mancanti razziste con il terrore del negro, le pozze di ignoranza abissale elevate a ministre dell’istruzione e quelle che maitresse si nasce e loro lo nacquero. Un mare di nullità femmine abituate a funzionare in modalità cervello automatico con schede preprogrammate; sacerdotesse della vita facile e della carriera molta spesa e poca resa grazie alla coscia allargata, tutto a spese dei contribuenti. Tutte bonazze perché, come ha recentemente dichiarato la sacerdotessa che parla come Vito Catozzo, “le racchie devono stare a casa”. A casa anche le brave e le intelligenti, era sottinteso. Perché il combinato di bella & intelligente rischia di far andare in sovraccarico il sistema. Il berlusconismo, per stabilizzarsi, deve annichilire l’intelligenza, la creatività e la competenza della donna. Deve essere solo il Trionfo della Cretina.
E bastava guardare le sue televisioni per capirlo con anni di anticipo ed evitare i danni catastrofici che stiamo subendo.
Una seria e profonda autocritica da parte dell’universo femminile per le colpe che ha avuto nell’aver tollerato ed appoggiato questo schifo del berlusconismo non guasterebbe. Magari cominciando da un bel “che cretine siamo/sono state a votarlo”, “che farabutte quelle madri che spingono le figlie a vendersi per una comparsata in TV o la borsa di Prada”, o “che vergogna non aver denunciato prima il degrado culturale”.
Questa autocritica dubito la si troverà mai nei siti femministi.
Confesso che non riesco più a seguirli. Fatico ogni giorno di più a capire il loro linguaggio e mi infastidisce fino all’orticaria quell’atteggiamento di assoluta e dogmatica giustificazione verso tutto ciò che fanno le donne; una sorta di vittimismo da minoranza etnico-religiosa sempre più piagnone e ricattatorio. Noto sempre più di frequente l’assenza pressoché totale di autocritica per i milioni di errori che commettono ogni giorno le donne, come è normale che sia, vista la loro natura umana.
Per le femministe paiono non esistere donne cattive, stronze, disoneste, addirittura assassine. Se lo sono non è mai colpa della loro natura umana ma del maschio che le ha disegnate così e che le opprime. Nell’universo femminista c’è questo gigantesco Godzilla cazzuto che si aggira sfracellando ponti e palazzi, minacciando costantemente l’esistenza delle sue povere vittime. Una visione che non è obiettiva perché profondamente fobica e unisessuale.
Se critichi il puttanaio che circonda, volontariamente, il satrapo nano, ti rispondono, le sorelle femministe, come ti permetti di giudicare, visto che “siamo tutte puttane”, – dimostrando di non conoscere la differenza tra il ruolo, il mestiere e la forma mentis di puttana, che non sempre si sovrappongono e, per tagliare il discorso, concludono che il problema è che tanto siamo tutti sfruttati in questo mondo, quindi che vuoi? Quindi un par di balle. La ricostruzione dell’immagine della donna italiana, per esempio a cominciare dalla riscoperta e valorizzazione di tutti i talenti femminili, non solo della figaggine, non può che partire dall’autocritica. E da noi stesse.
“Mi era capitato in passato di avere rapporti con prostitute, come a volte agli uomini accade – specie se oberati dal dovere di essere all’altezza delle aspettative, pubbliche e private. “
Ho visto una maglietta in una cartoleria, giorni fa. C’era scritto cosa vogliono le donne dagli uomini: una sfilza di cose, un elenco lunghissimo. Sotto, in piccolo, ciò che vogliono invece gli uomini dalle donne:
“1) Dargliela; 2) Non rompere i coglioni”.
Ecco, la psicologia potrebbe essere tutta qui. Basterebbe che gli intervistati mantenessero questa sincerità, quella delle magliette, mentre rispondono alle domande.
Vale la pena, quindi, di occuparsi ancora del colto in flagrante in Via Gradoli – Gesummaria, è dal 1978 almeno che Via Gradoli pullula di spioni – che sciorina tutto il più trito repertorio giustificazionista dell’utilizzatore finale tipo? Direi di no. Anche la nota edipica finale – che è alquanto rivelatrice del problema di fondo che affligge il nostro eroe, oserei dire il focus – è di una banalità quasi imbarazzante.
Se ne parla, del Marrazzo, invece della solita pantera ferragostana in fuga nell’Agro Pontino, perché quel “donne all’ennesima potenza” ha fatto incazzare di brutto le donne che scrivono su blog e giornali.
E perché, poi? Certo, dal punto di vista dell’apparenza, del corpo, le trans sono super-ultra-maxi-mega-super-funky donne ma se è vero che sono così comprensive forse è perché sono anch’esse maschi. Chi meglio di un maschio può capire le esigenze di un altro maschio? Il loro valore aggiunto non consiste nell’essere “femmine più” ma nell’essere sia maschi che femmine allo stesso tempo e nel fatto di incarnare la femmina che l’uomo vorrebbe essere.
Una femmina ipersessuata, con tutto il buono della donna meno le paturnie premestruali e l’appiccicosità del “mi pensi, ma quanto mi pensi, ma mi ami, ma quanto mi ami, quando mi sposi?” e, cosa non da poco, l’assenza del rischio di rimanere incinta e di incastrarti con il pupo. Mi spingerei oltre e direi, perfino, senza quella fastidiosa e pretenziosa vagina, mai soddisfatta dalle loro prestazioni di maschi modello standard.
La trans invece è una superfemmina che non dirà mai di no al sesso anale e che per giunta ti potrà fare anche un notevolissimo massaggio prostatico dalla porta posteriore salvando le apparenze.
Eh si, perché se qualcuno maliziosamente fa notare che quasi tutti gli annunci AAA dei trans sui giornali offrono non meno di 23×17 motivi per apprezzarne le doti, ci sarà un motivo o no? Qualcuno potrebbe sentirsi tutt’altro che rassicurato da tali convincenti argomenti. No problem, i Marrazzi di turno vi spiegheranno che le trans sono “donne all’ennesima potenza” e che il pistolone è irrilevante, se ne sta lì buono ad ascoltare anche lui le solfe esistenziali del cliente, così qualunque criptogay potrà salvare l’imene alla propria ipocrisia omofobica. Cosa vuoi di più dalla vita, mio caro lucano?
Come potete vedere, noi donne non c’entriamo in questo discorso. E’ tutta una cosa loro tra maschi, quindi non dobbiamo assolutamente offenderci.
Concita, la prossima volta portaci qualcosa di più interessante di un cliente. Che ne so, un serial killer.
No, vi prego, non la manifestazione di genere, delle donne per le donne in difesa della dignità femminile dove gli uomini, se vogliono, possono anche partecipare. La discesa in piazza con tonnellate di vittimismo senza alcuna volontà di autocritica proprio da parte delle donne e con i papiminkia che scriveranno (oh, mi pare già di leggerli, i Belfeltri) che queste proteste sono solo isterismi da sorellastre di Cenerentola, invidiose del fatto che non sono mai state invitate a Villa S. Martino a causa della racchiedine e dei raggiunti limiti d’età.
Premesso che siamo stati vilipesi tutti come popolo, come cittadini di qualunque sesso, religione e razza, compresi gli animali domestici, non ha senso pensare di potersi offendere di più perché siamo donne e perché le donne sono le protagoniste (sia vittime che carnefici, ricordiamolo) di questo ultimo scandalo nazionale.
Ebbene si, non condivido il vittimismo in sciarpa bianca. “Il colore del lutto”, come ho sentito rimarcare da una delle organizzatrici della manifestazione dell’altro giorno.
Già, bianco come bianchi erano i fazzoletti delle madri di Plaza de Mayo. Senza rendersi conto che però, scusate se puntualizzo, quelle erano madri alle quali avevano torturato e gettato i figli dagli aerei a decine di migliaia.
Qui, ringraziando Iddio, non è morto nessuno facendo bunga bunga e il parallelismo con ben altre tragedie è, secondo me, fuori luogo. Nessuno ha rapito le ragazze e le ha condotte contro la loro volontà nell’antro del mostro ma, al contrario, ci sono famiglie che si sono abbuffate con il pranzo pagato con il sudore delle chiappe delle figlie. Padri e madri orgogliosi di avere figlie puttane, che le hanno vendute per la macchina nuova e la rata del mutuo. Il marcio è in noi, Berlusconi lo ha solo catalizzato. Dovremmo manifestare soprattutto contro noi stessi.
E’ la Caporetto morale dell’Italia dove non c’è nessuno che possa fare la morale agli altri. Ricordiamoci che Berlusconi incarna solo il peggio dell’italiano medio e che non ha inventato nulla. Se non avesse tutti quei soldi e il potere che i suoi avversari gli hanno consegnato a mani alzate, Silvio Ghepensimì sarebbe solo il cugino meneghino di Cetto Laqualunque, l’ennesima macchietta regionale.
Autocritica, dicevo. Parliamoci chiaro, signore mie. Il bunga bunga non è sceso da Marte. La cultura del bunga bunga l’abbiamo assimilata e soprattutto tollerata negli ultimi trent’anni grazie alla televisione tetteculi, che mi risulta sia guardata da milioni di persone, ma nasce ancora più indietro nella storia.
Le donne, prima di scendere in piazza a gridare contro il Papi, che in così tante hanno votato, non dimentichiamolo e domandiamoci perché, dovrebbero chiedersi se non sia il caso di prendere a ceffoni le figlie che trovano normale accompagnarsi a dei vecchi bavosi per denaro. Di chiedersi se anche loro come madri non abbiano per caso contribuito a crescere una generazione bacata persistendo, ad esempio, nell’antica tradizione che considera i figli maschi più importanti delle figlie femmine. Che acconcia le figlie femmine fin da piccole come piccoli oggetti del desiderio (non userò il termine troiette) e smania per mandare le figlie gnocche ai concorsi di bellezza o in televisione o in sposa ad uno ricco. Mentre invece quelle normali o così così, fino alle brutte, pensino solo a studiare.
Quello che voglio dire è che non ci si può lamentare della cultura dell’harem e del puttanaio se si crescono i figli pisellomuniti come dei piccoli sultani che devono essere serviti e riveriti ed ai quali tutto è concesso. I piccoli sultani crescono e diventano, se baciati da una grossa fortuna economica, dei culi flaccidi che pretendono di poter giocare con la dignità degli altri. A quel punto, dopo essersi arresi alla cultura dell’esteriorità, della bellezza fine a sé stessa, al culto della gioventù e al disprezzo di tutto il resto, non ci si può proprio lamentare della perdita della propria dignità.
Il vittimismo non ha senso. Nella fattispecie del Rubycazzigate, siamo solo di fronte ad una ignobile farsa che andrebbe trattata come tale, gettando, a pioggia marrone, tonnellate di ridicolo sui protagonisti, come insegna da secoli la satira. Un potere che si rende ridicolo merita solo di morire sommerso dai pernacchi, altro che lutto.
Di questo ultimo atto di inaudita brutalità verso una donna accaduto nella jungla milanese vorrei capire una serie di cose.La madre dell’assassino aveva allertato le forze dell’ordine temendo che il figlio, uscito di casa in preda a raptus violento, potesse commettere una sciocchezza ma c’è anche chi, tra i testimoni, sostiene che l’aggressione alla donna sia nata da un tentativo di rapina.
Quindi, vorrei capire se è vero che questo pezzo di merda a due gambe ha aggredito la prima passante che ha incontrato per sfogare la sua rabbia per essere stato lasciato dalla fidanzata, come hanno affabulato i giornali e telegiornali.
Non è un dettaglio. E’ importante saperlo perchè, visto che questa notizia non occupa la prima pagina dei giornali ma è un trafiletto in cronaca sotto le solite puttanate politiche, i diamanti insanguinati di Naomi e le interviste al vecchio trombone Bono, se la motivazione del delitto è casuale (forse addirittura il classico futile motivo) e non stiamo assistendo a dibattiti, a prese di posizione, alla movimentazione di criminologi, psichiatri da salotto e da trifola aviotrasportati in trasmissioni ad hoc a riempire il pomeriggio, vuol dire che la situazione è più grave del previsto. Vuol dire che ammazzare in quel modo una donna, fino a spaccarsi le mani sulla sua faccia, è una cosa ritenuta ormai normale e la società sta dicendo alle donne: “non abbiamo nessuna intenzione di difendervi da questa violenza che vi minaccia.” Altro che un soldato a guardia di ogni bella ragazza, come scemenzava tempo fa il nano.
Come è possibile, sempre ammesso che sia vero che questa bestia ha massacrato in quel modo una povera ignara passante per puro caso, che questo fatto non scateni, come minimo, un’interrogazione parlamentare urgente da parte di tutte le deputate che riempiono il parlamento per merito e non. Le Carfagna, le Turco, le Mussolini, quelle che erano andate in jeans a manifestare contro lo stupro, ora che fanno? Non sentono il bisogno di cercare una soluzione ad un fenomeno che è sempre più preoccupante? Pensate, care deputate, visto che una donna non vi smuove un callo, se il bruto avesse aggredito un bambino, invece di una filippina. Immagino la Brambilla in gramaglie, se l’assassino avesse preso a pugni un cane con pedigree.
Non voglio pensare che la motivazione per la quasi indifferenza a quest’ultimo episodio di violenza inaudita sia razzista. Non sarà perchè vittima e carnefice sono, in questo caso, entrambi extracomunitari ed entrambi cristiani (particolare non da sottovalutare)? Proviamo a pensare se si fosse trattato di una donna italiana, padana d.o.p., aggredita da uno straniero, magari islamico, se ci sarebbe stato il titolo a quattro colonne, con Libero che urla “E ora friggetelo sulla sedia”?
E se l’assassino fosse stato italiano e la vittima straniera? E se il delitto si fosse consumato tra italiani?
Questo tipo di violenza è di genere, non c’entrano le nazionalità e necessiterebbe di una pronta risposta di civiltà, con leggi severe a punire i colpevoli ma per la propaganda, per il messaggio che deve giungere al popolaccio, veicolato dai megafoni di regime, è più importante forse continuare a trasmettere che: gli stranieri sono intrinsecamente violenti; le donne si possono ammazzare tranquillamente anche per futili motivi; questo era un pazzo, dopo tutto, e i pazzi sono sempre violenti.
Dobbiamo dedurne che al regime non interessa risolvere un problema di macelleria italiana, con un bollettino di guerra sempre più agghiacciante. Sembra quasi, a pensar male, che la violenza di genere sia un fenomeno auspicabile, tollerato e che il suo racconto serva magari ad intimidire le donne, a tenerle buone, come negli anni settanta quando c’erano resoconti tremendi di stupri ogni giorno sui giornali. Terrorismo mediatico a scopo intimidatorio.
Vorrei sapere infine perchè, di fronte a questa serie di orrori che vede vittime le donne, gli uomini che di solito scrivono tanto e riempiono paginate di pensieri profondissimi e pieni di razionalità non hanno niente da dire, non sentono il desiderio di distinguersi da queste bestie che appartengono al loro stesso sesso. Che ne so, un bel “ma che sta succedendo nella testa degli uomini?” Non è difficile. Noi donne riusciamo a farlo, anche se siamo cretine.
Gli uomini normali, quelli che ci stanno accanto e ci amano lo fanno, si dicono indignati di fronte a certi episodi, ma gli intellettuali stanno in coma depassée, non hanno niente da dire e la cosa è grave. Non capiscono che il silenzio può diventare complicità. Un silenzio-assenso che potrebbe anche al limite giustificare. “Eh, se è arrivato a quel punto chissà quella stronza cosa gli aveva fatto, povero cocco”.
Io credo invece vi sia ancora una responsabilità civile dell’intellettuale, un suo ruolo di guida della società, di educazione a ciò che deve essere accettato e no, altrimenti è giusto mandarlo a cogliere pomodori in Campania. A lavorare, insomma.
Non riescono proprio a domandarsi perchè lo fanno soprattutto quando lei dice basta, è finita. A chiedersi perchè, non sopportando che a lasciare e chiudere una relazione non siano loro ma le loro donne, la reazione sia letale. Eppure il fenomeno è interessante, visto che il contrario, ovvero la donna che accoltella l’uomo che la vuole lasciare, checché ne dicano gli statistici alle vongole, sono quasi una rarità. Basterebbe ragionare su questo.
Come ai tempi della Carmen. “Ne me quitte pas, Carmen”. Nun me lassà. Lui la scanna nel finale perchè si è stufata, si è incapricciata del torero Escamillo e non vuole più il bel soldatino José, vuole lasciarlo. Che vvuo’ fa.
Capirete, lui per lei si è rovinato, ha infranto il corazon della fidanzatina angelicata che gliela faceva solo immaginare. Si è messo con una zingara. Ora il torto va lavato con il sangue. “Vous pouvez m’arréter… c’est moi qui l’ai tuée!” Potere arrestarmi, sono stato io. Gli daranno quanto, tre anni come per il delitto d’onore?
Che carino, l’accoltella ma l’ama ancora. “Ah! Carmen! ma Carmen adorée!” In fondo è un bravo ragazzo caduto nella rete di una donnaccia. Al processo saranno tutti dalla sua parte. E’ lei che lo ha provocato.
La Carmen è prodotto dell’immaginario dell’Ottocento ma poco è cambiato da allora. Diciamo che, a leggere le ultime cronache, la capacità del maschio di accettare il benservito, atteso all’inizio del Secolo ventunesimo, per prolungato ritardo, viaggia con circa un secolo e mezzo di ritardo.
Il femminicidio, l’ultimo caso oggi a Spinea, non esiste, è un’illusione ottica, secondo il neonegazionismo gné gné. E’ un invenzione del demoplutofemminismo cattivo che – com’è che dice il guru degli ometti beta? “ha spaccato il fronte di classe” e ha messo la moglie dell’operaio contro suo marito“.
Visto che gli abbiamo mandato a puttane la rivoluzione? Sono gli ultimi fuochi fatui che emanano dal cadavere di Lotta Continua, bisogna essere indulgenti.
Scriveva tale Riccardo:
Femminicidio ?Rapporto Eures-Ansa 2008:
Omicidi TOTALI in Italia: 601
Omicidi in famiglia: 171“Dal 2000 (226 omicidi in famiglia, l’anno record del decennio) ad oggi i numeri sono tuttavia in calo.”
Ripeto: DAL 2000… AD OGGI I NUMERI SONO TUTTAVIA IN CALO. (Ma come… non stava aumentando il… femminicidio ?)
Rapporto EURES 2003 sugli omicidi in Italia:
“Profilo della vittima. Complessivamente, le vittime di omicidio sono soprattutto uomini: 444
vittime (pari al 70%) contro 190 donne (30%).”E i dati sono ancora calati rispetto al 2003. Poi:
“Nel 91,3% dei casi il killer è un uomo; nell’8,3% una donna.”
Il 91% dei killer-uomini uccidono però per la maggior parte ALTRI UOMINI (oltre il 70% di tutte le vittime di omicidi), mentre l’8,3% di donne uccidono perlopiù UOMINI e BAMBINI/E.
Delitti in famiglia:
“A uccidere per motivi passionali sono soprattutto gli uomini (30,7%), mentre le donne killer sono
spesso compromesse da disturbi psichici (23,6%).”Notare come le donne-killer vengano “scagionate” (“spesso compromesse da disturbi psichici”).
E ancora:
“Negli omicidi in ambito lavorativo la vittima è in tutti i casi registrati (12 nel 2002) di sesso
maschile.”Sugli omicidi in famiglia:
“L’omicidio in famiglia – Nei 223 omicidi in famiglia del 2002 prevalgono le vittime donne (63,2%
dei casi a fronte del 36,8% dei maschi),”Notare il linguaggio: “donne e MASCHI”… Comunque il divario non è un granchè, di sicuro è ben lontano dalla disinformazione presentata da Lameduck (notate come non ha postato alcuna fonte statistica, ma solo uno sfogo isterico): 63% contro 36%. Il 63% delle vittime donne in famiglia sono quindi 140. Ripeto: 140. In un paese di 60 milioni di persone. Una goccia nell’oceano.
Ancora dal rapporto EURES:
“Le donne uccidono principalmente i
figli (52,9%) i coniugi (23,5%) e i genitori (8,8%).”Ancora:
“Nei delitti in famiglia si costituiscono o lasciano arrestare principalmente
le donne (70,6% contro il 42,3% degli uomini), mentre gli uomini tendono maggiormente a
suicidarsi (30,7% contro il 2,9% delle donne). Sono tuttavia soprattutto le donne a premeditare
l’omicidio (38,2 contro il 23,5% degli uomini).”Quindi le donne premeditano l’omicidio più degli uomini, però “spesso sono affette da problemi psichici” (e quale assassino non è affetto da “problemi psichici” ?).
Tutto questo, in un paese di 60 MILIONI DI ABITANTI.
Detto in poche parole: non esiste alcun “femminicidio”, e tutti quelli che hanno plaudito a questo post di Lameduck ci fanno la figura dei boccaloni.
“Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”
Anonimo
“@ Riccardo: ogni tanto fa piacere avere dei “maitres-à-penser” fra i nostri commentatori… Dunque, dato che sei stato generoso di particolari, lo sarò anch’io:-a) La “Eures”, che citi come fosse la bibbia, nessuno sa cosa sia esattamente. Se ti prendi la briga di andare sul loro sito, alla pagina “chi siamo“, scopri che c’è scritto che la Eures è la Eures: non il nome del titolare e/o dei soci, o di un comitato scientifico, o di un board… NIENTE. Niente di niente. Dietro, per quanto ne so io, ci potrebbe essere anche la figlia della mia portinaia, che di professione fa la manicure. Invece (ma devo andare a cercarmi la fonte altrove) c’è tale Fabio Piacenti. Uno spesso sponsorizzato dal criminologo Bruno (quello di Bruno Vespa). Uno che scrive libri che solo la Franco Angeli pubblica. Il che, per gli addetti ai lavori, è quanto dire.
-b) TUTTE le società di ricerca che rispettano determinati standards metodologici sono associate alle ESOMAR, che raccoglie 5.000 accreditati istituti in tutto il mondo. Alla Esomar, la Eures è assolutamente sconosciuta. Vedi motore di ricerca della Esomar . Esattamente come la fantastica Euromedia della paleontologa Ghisleri, che fa sempre e solo sondaggi sulla fiducia a Berlusconi. Committente Euromedia, Acquirente Euromedia. Fiducia al premier 62%, quando tutti gli altri la danno intorno al 40% in discesa. Campione di 1000 telefonate (ma non ci dice quanti siano i “rifiuti”), neanche stratificato per livello di istruzione. Pertanto una casalinga di Voghera di 40 anni è assolutamente assimilabile ad una primaria ospedaliera di oncologia di Udine.
-c) Ma visto che ti sei fatto una cultura sull’opera di Piacenti, ti accontento aggiungendo un suo scritto, che hai accuratamente trascurato, da buon “rabdomante selettivo”:
“…in dieci anni, dal 1997 al 2007, le violenze sessuali sulle donne denunciate sono triplicate, da 1582 a 4500 casi all’anno, e anche in Lazio sono triplicate, passando da 159 a 438 casi all’anno.Che piagnone, però, queste donne… Poi però il buon Piacenti non ci spiega quali siano i numeri e gli andamenti delle violenze sessuali subite da uomini, da parte di donne. Sarà per la prossima ricerca.
-d) poi ci informi di una cosa che conosciamo tutti, e cioè del fatto che dal 2000 gli omicidi sono in calo, ed aggiungi, radioso: ma allora dov’è il femminicidio? Non saprei, amico, visto che all’interno di un generico “omicidi in calo” non ci dici quale sia il calo di quelli maschili, e quale sia il calo di quelli femminili. Neanche Eures o Euromedia avrebbero saputo fare peggio.
-e) poi ti lasci scappare: “…Delitti in famiglia: a uccidere per motivi passionali sono soprattutto gli uomini (30,7%) (…ma va???…) mentre le donne killer sono spesso compromesse da disturbi psichici (23,6%).” Notare come le donne-killer vengano “scagionate” (“spesso compromesse da disturbi psichici”).
Amico, chi è che le scagiona inventandosi i disturbi psichici: Io? Tu? Lameduck? Oppure la mitica Eures, diventata improvvisamente truffaldina ed inaffidabile?
-f) Amico, mi meraviglia la tua meraviglia che siano in grande maggioranza sia gli ammazzattori che gli ammazzati maschi. Mai sentito parlare di criminalità organizzata, guerra fra bande, rapinatori? E allora? la maggior parte degli ammazzati sono uomini? e allora? chi li ammazza, donne, o altri uomini? In questo passaggio la scemenza delle osservazioni tocca vette altissime.
Amico, sei tanto fuori che non hai capito che qui la matrice del discorso è la violenza “di genere”, non la guerra fra bande di spacciatori, o fra bande per il controllo del movimento terra a Gioia Tauro. E’ tanto difficile, arrivarci? Ci fai le statistiche degli uomini stuprati da donne, e del numero relativo di uomini ammazzati per aver opposto resistenza? Ci citeresti le fonti della Eures? Oppure compri qualsiasi merda a scatola chiusa, senza preoccuparti del percorso scientifico della merda stessa, purchè questa merda abbia il tipo di puzzo che preferisci?Vedo, ancora, che la Eures fa anche ricerche, quasi sempre per una committenza fascio-laziale. Ma il problema è che persino per la tollerante legge italiana, una ricerca non esiste se non ha i requisiri minimi per essere pubblicata (pubblicazione OBBLIGATORIA) sul sito governativo.
Ebbene, in questo sito la Eures brilla per la sua assoluta assenza. Niente. Zero. Un Istituto Fantasma.Chiudo con una tua citazione: “Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”.
Aggiungo che ancora più disonesto è colui che non falsifica i dati (troppo scopribile!), ma “seleziona” quelli da dare e quelli da non dare, sceglie fonti di infimo livello, non cita le fonti che la sua fonte non cita, In aggiunta, è assolutamente incapace di condurre un’analisi non cretina, sia pure prendendo per buoni i dati non buoni d’origine.
Mi raccomando, aspettiamo con ansia le statistiche sulle stupratrici. Ci Mancano.”











