You are currently browsing the category archive for the 'fascismo' category.

Non so chi di voi ricordi quel personaggio di Giorgio Bracardi la cui gag prendeva di mira ogni giorno una diversa razza italiana locale: il “bergamasco”, il “milanese”, il “romano”, il “barese”, il “genovese” ecc., ne elencava vizi e nefandezze e concludeva sempre con la frase tormentone “…perchè il (bergamasco, genovese, ecc., secondo il caso) è di una cattiveria, ma di una cattiveria!”
(* vedi nota a pié di pagina)

Questo personaggio è un po’ che mi frulla nella memoria ed il motivo credo risieda nel fatto che era una delle più profetiche caratterizzazioni satiriche di ciò che sarebbe diventata l’Italia. Un po’ come quell’altro personaggio bracardiano, il fascista Catenacci, il padre di tutti i fascisti su Marte, che negli anni ‘80 ci faceva ridere perchè lo pensavamo un innocuo fantasma del passato ed invece oggi i fascisti sono tornati, eccome. Hanno camicie di altri colori, non solo nere, ma ci sono.

Quello che ce l’aveva ogni giorno con un localismo diverso, il castigamatti dell’orgoglio federalista, faceva divertire perchè era un gioco nel quale prima o poi tutti ci saremmo ritrovati presi di mira. Siamo tutti cattivi, nordisti e sudisti, perchè l’Italiano è cattivo. Perchè l’Uomo è cattivo. La realtà è nietzschiana e Rousseau era un povero illuso.

Quella di Bracardi era una satira multipartizan, nessuno si doveva sentire escluso e quindi neppure poteva offendersi dell’insulto perchè sarebbe stato giudicato ridicolo. Era sicuramente un rosario di luoghi comuni, pregiudizi e stereotipi (tipo quello del genovese avaro), eppure proprio quella proclamazione finale di cattiveria, che accomunava tutte le “razze” ed i federalismi, era la cosa più geniale della gag.
Era espressione sincera di quella rivalità localistica che è così tipica del nostro paese. Quella che se vai a Pisa c’è il detto: “Il sogno dei pisani è di svegliarsi a mezzogiorno e vedere Livorno bruciare” e se ti sposti a Livorno lo ascolti riadattato contro Pisa, che a mezzogiorno, come variante, sarà rasa al suolo.

Ebbene, quel personaggio di Bracardi, nonostante il grande successo che riscuoteva, ad un certo punto fu giudicato offensivo, vi furono proteste, i ridicoli si offesero, giunsero addirittura le accuse di razzismo e alla fine la gag fu soppressa. Allora la censura era una cosa abbastanza rara, gli editti bulgari venivano emanati solo in Bulgaria e la cosa fece un certo scalpore. Poi non se ne parlò più e fu un male.

Non è difficile capire perchè quel personaggio divenne inviso al potere. Era necessario cominciare a forgiare un italiano ancora più cattivo, che mordesse non solo i meridionali, i classici “terroni”, ma gli extracomunitari che sarebbero di lì a poco iniziati a giungere nel nostro paese in massa. Ci voleva, per il glorioso ventennio berlusconiano a venire, un italiano ottuso, spaventato ed incapace di ridere dei propri difetti, (ciò che Bracardi ci obbligava a fare) e quindi non si sarebbe più potuto relativizzare il razzismo per esporne la fragilità. Se ognuno è inferiore all’altro, nessuno alla fine è veramente inferiore. Le rivalità dovevano essere drammatizzate, per poter scatenare meglio rossi contro neri, ultras di una parte contro ultras dell’altra. Per avere infine, insomma, quella colossale merdata che è l’agone politico attuale.

Giusto per ricordare che la satira è profezia e chi è contro la satira è sempre profeta di sventura.

** Vi bacerei in fronte se mi aiutaste a ricostruire il ritratto completo di quel personaggio di Bracardi con i vostri contributi, perchè in rete non se ne trova traccia. Se era un personaggio di Alto Gradimento o successivo, forse addirittura presentato in una trasmissione televisiva. Se ne esistono tracce audio.
Grazie in anticipo.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

L’incredibile disavventura censoria capitata a Rita Charbonnier durante la presentazione del suo libro “La strana giornata di Alexandre Dumas”, in una RAI ritornata improvvisamente EIAR, mi ha fatto ritornare in mente un avviso che vidi appeso in un vecchio bar romagnolo, sperduto in cima ad un monte. Era un cartello di epoca fascista, sopravvissuto grazie alle nostalgie del gestore e recitava in grassetto: “QUI NON SI PARLA DI POLITICA”.

Settant’anni dopo, a quanto pare, nella televisione italiana è meglio non parlare di ciò di cui si occupa principalmente il suo proprietario, ovvero una cosa calda e pelosetta.
Difficile però, visto che in TV la cosa innominabile ci viene scodellata in grande quantità dalla mattina alla sera.
Non potremmo ritornare, come ai tempi di Benito, a limitarci a non dover parlare di politica?

Sono in vacanza ma chiavettamunita, quindi non avete scampo. Fate i bravi perchè vi vedo.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Ho scoperto per puro caso, fatemi usare la parola dotta: per serendipità, una cosa curiosa e direi clamorosa. Vi invito cortesemente a leggere prima il post e poi a visionare il filmato, che è un brano tratto dal capolavoro di Elio Petri “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, una delle interpretazioni più memorabili di quel gigantesco attore che fu Gianmaria Volontè. Il film, lo ricorderete, è una metafora sulla intangibilità del potere e su un esponente di questo potere, posto sul versante dell’apparato repressivo, che lancia la sfida ultima alla sua insospettabilità, uccidendo la sua amante e dimostrando che, pur seminando di prove a suo carico il percorso di indagine, lui resterà alla fine impunito.

Ora, che c’entra questo film degli anni settanta, pur per certi versi ancora di inquietante attualità, con le ronde e i nazisti della Val Brembana che si apprestano a diventare i volonterosi mazzolatori del duce di gamba corta?
C’entra perchè l’ispiratore della Guardia Nazionale Italiana nonché del Partito Nazionalista Italiano, Gaetano Saya, sul suo blog ha pubblicato un curioso proclama ripreso in un articolo di Peacereporter sulle ronde nere che ho trovato seguendo un backlink al mio post di ieri.
Curioso perchè, alle mie orecchie cinefile e che non perdonano, hanno ricordato il celebre monologo dell’insediamento del “dottore” all’ufficio politico nel film di Petri.
Mi sembrava strano ma, potere della rete,sono andata su YouTube e ho controllato.
Il brano copiato, perchè non si può che parlare di copiatura, è il seguente (potete far partire il filmato):

“Voi tutti sapete che fino ad ieri mi sono occupato di terroristi e con un certo successo. Non è senza significato che sia stato destinato proprio io in questo momento alla direzione di un partito storico, l’ultimo rimasto. ciò è stato deciso poichè il CAOS si sta impadronendo della Nazione.
Oggi tra i reati comuni e i reati politici sempre più si assottigliano le distinzioni che tendono addirittura a scomparire, questo scrivetelo bene nella memoria: ”sotto ogni SOVVERSIVO può nascondersi un CRIMINALE, sotto ogni CRIMINALE può nascondersi un SOVVERSIVO”. Nella Nazione che ci è stata affidata in custodia, sovversivi e criminali hanno già steso i loro fili invisibili che spetta a noi RECIDERE. Che differenza passa tra una banda di stranieri che assaltano e rapinano un’abitazione e la SOVVERSIONE ISTITUZIONALIZZATA LEGALIZZATA ORGANIZZATA? Nessuna!
Le due azioni tendono allo stesso obiettivo, sia pure con mezzi diversi e cioè al rovesciamento dell’attuale ORDINE SOCIALE. Migliaia di prostitute straniere schedate e non espulse. Migliaia di zingari che commettono furti nella totale impunità. Milioni di clandestini che si aggirano impunemente nelle città. Migliaia di stranieri che spacciano, rubano , stuprano, uccidono. Un aumento dell’80% di scioperi e di occupazione di uffici pubblici e privati. Centinaia di assalti armati contro la proprietà privata commessi da stranieri. attentati contro la proprietà dello Stato. Gruppi di giovani SOVVERSIVI che agiscono al di fuori dei limiti parlamentari.
Deputati e Senatori della Repubblica che istigano allʼINSURREZIONE ARMATA CONTRO I POTERI DELLO STATO, un Ministro dell’Interno dichiaratamente secessionista.
Un numero indescrivibile di riviste e programmi televisivi politici che invitano alla rivolta. Giullari e saltimbanchi che oltragiano e vilipendono i Ministri e il Governo.

Ma non è tutto. Ora ascoltate il sonoro del filmato e ditemi se il finale del proclama di Saya non è proprio copiato parola per parola:

“L’uso della libertà che tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice che ci impedisce di espletare liberamente le nostre sacrosante funzioni.
Noi siamo a guardia della Legge che vogliamo IMMUTABILE SCOLPITA NEL TEMPO. Il popolo è minorenne, la Nazione malata; ad altri aspetta il compito di curare e di educare.
A NOI IL DOVERE DI REPRIMERE, LA REPRESSIONE E’ IL NOSTRO CREDO.
REPRESSIONE E CIVILTA’.”

Stupefacente, no? Soprattutto perchè coloro che scrissero queste parole, Ugo Pirro ed Elio Petri erano due comunisti.

Ci sarebbe da sorridere a pensare che i neofascisti (anzi, peggio, questi sono proprio neonazisti) hanno bisogno di ispirarsi alle loro rappresentazioni intellettuali e satiriche, oltretutto di sinistra, per crearsi un’identità se non che, visitando il sito del Partito Nazionalista Italiano, il cui simbolo è un sole nero (una svastica en travesti) e il cui motto è Nobiscum Deus (una latinizzazione del Gott Mitt Uns?) si viene colti da un sincero sconforto. Seguito subito dopo da un qualcosa che non è proprio nausea ma vomito a getto.

I cosiddetti moderati, i liberali, i cattolici, si rendono conto che Berlusconi si appoggia a gente che fa apologia di nazismo? Che cazzo aspettano gli amici ebrei a preoccuparsi seriamente di questa onda di piena di liquame nero di ritorno? L’Europa che dice?
Il nazismo cominciò dalla legalizzazione del razzismo. La Lega Nord è la cosa più vicina ad un partito razzista che si conosca in italia. Il sole svastichizzato del PNI va a braccetto con il simbolo della Lega ed insieme benedicono le ronde di camicie brune addestrate dai personaggi collusi con il vecchio fascismo e con il neofascismo atlantico dei gladiatori.
Come ha scritto Moni Ovadia: “Se foste esseri umani, esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo”.
Io, non so voi ma, mi vergogno.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Ho scoperto per puro caso, fatemi usare la parola dotta: per serendipità, una cosa curiosa e direi clamorosa. Vi invito cortesemente a leggere prima il post e poi a visionare il filmato, che è un brano tratto dal capolavoro di Elio Petri “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, una delle interpretazioni più memorabili di quel gigantesco attore che fu Gianmaria Volontè. Il film, lo ricorderete, è una metafora sulla intangibilità del potere e su un esponente di questo potere, posto sul versante dell’apparato repressivo, che lancia la sfida ultima alla sua insospettabilità, uccidendo la sua amante e dimostrando che, pur seminando di prove a suo carico il percorso di indagine, lui resterà alla fine impunito.

Ora, che c’entra questo film degli anni settanta, pur per certi versi ancora di inquietante attualità, con le ronde e i nazisti della Val Brembana che si apprestano a diventare i volonterosi mazzolatori del duce di gamba corta?
C’entra perchè l’ispiratore della Guardia Nazionale Italiana nonché del Partito Nazionalista Italiano, Gaetano Saya, sul suo blog ha pubblicato un curioso proclama ripreso in un articolo di Peacereporter sulle ronde nere che ho trovato seguendo un backlink al mio post di ieri.
Curioso perchè, alle mie orecchie cinefile e che non perdonano, hanno ricordato il celebre monologo dell’insediamento del “dottore” all’ufficio politico nel film di Petri.
Mi sembrava strano ma, potere della rete,sono andata su YouTube e ho controllato.
Il brano copiato, perchè non si può che parlare di copiatura, è il seguente (potete far partire il filmato):

“Voi tutti sapete che fino ad ieri mi sono occupato di terroristi e con un certo successo. Non è senza significato che sia stato destinato proprio io in questo momento alla direzione di un partito storico, l’ultimo rimasto. ciò è stato deciso poichè il CAOS si sta impadronendo della Nazione.
Oggi tra i reati comuni e i reati politici sempre più si assottigliano le distinzioni che tendono addirittura a scomparire, questo scrivetelo bene nella memoria: ”sotto ogni SOVVERSIVO può nascondersi un CRIMINALE, sotto ogni CRIMINALE può nascondersi un SOVVERSIVO”. Nella Nazione che ci è stata affidata in custodia, sovversivi e criminali hanno già steso i loro fili invisibili che spetta a noi RECIDERE. Che differenza passa tra una banda di stranieri che assaltano e rapinano un’abitazione e la SOVVERSIONE ISTITUZIONALIZZATA LEGALIZZATA ORGANIZZATA? Nessuna!
Le due azioni tendono allo stesso obiettivo, sia pure con mezzi diversi e cioè al rovesciamento dell’attuale ORDINE SOCIALE. Migliaia di prostitute straniere schedate e non espulse. Migliaia di zingari che commettono furti nella totale impunità. Milioni di clandestini che si aggirano impunemente nelle città. Migliaia di stranieri che spacciano, rubano , stuprano, uccidono. Un aumento dell’80% di scioperi e di occupazione di uffici pubblici e privati. Centinaia di assalti armati contro la proprietà privata commessi da stranieri. attentati contro la proprietà dello Stato. Gruppi di giovani SOVVERSIVI che agiscono al di fuori dei limiti parlamentari.
Deputati e Senatori della Repubblica che istigano allʼINSURREZIONE ARMATA CONTRO I POTERI DELLO STATO, un Ministro dell’Interno dichiaratamente secessionista.
Un numero indescrivibile di riviste e programmi televisivi politici che invitano alla rivolta. Giullari e saltimbanchi che oltragiano e vilipendono i Ministri e il Governo.

Ma non è tutto. Ora ascoltate il sonoro del filmato e ditemi se il finale del proclama di Saya non è proprio copiato parola per parola:

“L’uso della libertà che tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice che ci impedisce di espletare liberamente le nostre sacrosante funzioni.
Noi siamo a guardia della Legge che vogliamo IMMUTABILE SCOLPITA NEL TEMPO. Il popolo è minorenne, la Nazione malata; ad altri aspetta il compito di curare e di educare.
A NOI IL DOVERE DI REPRIMERE, LA REPRESSIONE E’ IL NOSTRO CREDO.
REPRESSIONE E CIVILTA’.”

Stupefacente, no? Soprattutto perchè coloro che scrissero queste parole, Ugo Pirro ed Elio Petri erano due comunisti.

Ci sarebbe da sorridere a pensare che i neofascisti (anzi, peggio, questi sono proprio neonazisti) hanno bisogno di ispirarsi alle loro rappresentazioni intellettuali e satiriche, oltretutto di sinistra, per crearsi un’identità se non che, visitando il sito del Partito Nazionalista Italiano, il cui simbolo è un sole nero (una svastica en travesti) e il cui motto è Nobiscum Deus (una latinizzazione del Gott Mitt Uns?) si viene colti da un sincero sconforto. Seguito subito dopo da un qualcosa che non è proprio nausea ma vomito a getto.

I cosiddetti moderati, i liberali, i cattolici, si rendono conto che Berlusconi si appoggia a gente che fa apologia di nazismo? Che cazzo aspettano gli amici ebrei a preoccuparsi seriamente di questa onda di piena di liquame nero di ritorno? L’Europa che dice?
Il nazismo cominciò dalla legalizzazione del razzismo. La Lega Nord è la cosa più vicina ad un partito razzista che si conosca in italia. Il sole svastichizzato del PNI va a braccetto con il simbolo della Lega ed insieme benedicono le ronde di camicie brune addestrate dai personaggi collusi con il vecchio fascismo e con il neofascismo atlantico dei gladiatori.
Come ha scritto Moni Ovadia: “Se foste esseri umani, esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo”.
Io, non so voi ma, mi vergogno.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Macchè Papigirl, roba vecchia! Voglio fare l’amazzone di Gheddafi, con la mia bella divisa (ma quante ne hanno, e tutte diverse?) che strippa davanti e dietro sulle belle curvone da bella samaritana e l’espressione truce da caia-gregoria-guardiana-der-pretorio “mo’ ti taglio in due con la mia scimitarra”.
Ma chi era, a proposito, quello sceso dall’aereo con l’aria un po’ alla Pete Doherty? Il colonnello libico o Michael Jackson? Mancavano solo il guanto di lamé ed il moonwalking.
Non vorrei che, visto il tono da avanspettacolo adottato ultimamente dal nostro paese, i leader mondiali stessero assumendo dei consulenti d’immagine incaricati di consigliarli sul look appropriato per la visita al Circo Italiano. “Sa, devo andare da Berlusconi. Mi si nota di più con il total-beduino o con un bel restyling contaminescion da rockstar in declino?”

Giusto rilievo è stato dato nel TG (non metto neanche il numero tanto, cambiando l’ordine degli addendi, il prodotto non cambia) alla foto appuntata dal capo libico sul petto: eroe anti-italiano, è stato definito Omar al-Mukhtar.
Non era meglio, giusto per amor di chiarezza storica, aggiungere anticolonialista ed antifascista, essendosi opposto al colonialismo italiano si ma soprattutto ai crimini di Graziani e compagnia e non certo per pregiudizio alla pizza ed ai mandolini? Macchè, i papiboys & girls microfonomuniti al seguito della visita di stato nella tendopoli di lusso a Villa Pamphili, sono riusciti a parlare della tacchetta coloniale italo-libica senza mai pronunciare una sola volta la parola FASCISMO. I miei complimenti.

Omar al-Mukhtar fu giustiziato proprio dai fascisti come si vede nel film pluricensurato fino ai giorni nostri dal bigottume democristiano-atlantico: “Il leone del deserto”. Un film che ha il difetto di dipingere gli italiani quali essi, in determinate occasioni, sono capaci di essere: una manica di stronzi. Assassini e stupratori come tutti gli altri.
Ebbene, Sky annuncia che in questi giorni manderà in onda finalmente proprio il film maledetto. In realtà su Sky il film è già passato mesi fa, su RaisatCinema. Poi Murdoch non vuole che si dica che ce l’ha con il neoducetto.

La sinistra (scusate la parolaccia) ha avuto una inaspettata manifestazione vitale nonostante il certificato necroscopico e ha protestato contro la visita di Jacko-Gheddafi. La sinistra tranne D’Alema, che forse spicca nel gruppone perchè è solo meno ipocrita degli altri.
Come cambia il mondo! Oggi è la destra che butta gli immigrati a mare che fa lingua in bocca con il dittatore libico mentre la sinistra fa ohibò ma Gheddafi una volta era un eroe del progressismo, fin da quando proclamò la rivoluzione, fece partecipare gli operai alla gestione delle aziende e si mise a spernacchiare gli italiani ex colonialisti e fascisti, oltre che gli USA ed Israele.

Con la Fiat e il socialismo craxiano furono sempre buoni affari (il che spiegherebbe l’affinità elettiva con Silvio).
Il buco nero dei rapporti libici con l’Italia post fascista risale al 1980 quando in una notte caddero un aereo di linea italiano capitato nel momento sbagliato nel punto sbagliato e un MIG libico che andò a terminare la sua corsa sulla Sila. L’aereo italiano cadde al largo di Ustica.

Ufficialmente è un enigma avvolto in un mistero ma alcune teorie fanno risalire il disastro ad uno scenario parecchio inquietante e dai risvolti imbarazzanti per il nostro paese.

Gheddafi allora, alla fine degli anni settanta, nell’economia dell’impero, rappresentava un po’ il Bin Laden della situazione. Era ufficialmente riconosciuto il guru del terrorismo internazionale. Un bel giorno l’impero decide di farlo fuori intercettando il suo volo sul Mediterraneo con un missile, durante un’esercitazione NATO. Un paese dell’alleanza che confina con la Francia e comincia per I, grazie ai rapporti cordiali che intrattiene con la Libia di Bin Gheddafi, nonostante le magagne del passato coloniale, avverte il nostro del pericolo, tradendo il patto di segretezza con l’alleanza atlantica. Fatto sta che il missile che credeva di colpire il bersaglio prestabilito va invece a colpire un innocente aereo civile che era solo in ritardo rispetto al piano di volo.

Questo scenario spiegherebbe le bugie delle autorità militari italiane, il muro di gomma, e forse anche un episodio seguito a distanza di poco più di un mese, la strage di Bologna.
Sempre secondo la teoria del fallito attentato con annessa spiata alla vittima, la bomba alla stazione potrebbe essere stata una vendetta o di chi progettò l’attentato originale o di chi lo scampò, una specie di pizzino della serie “parlo a nuora perchè suocera intenda”.
Chissà se un giorno potremo veramente sapere se queste teorie sono campate in aria oppure se dipingono la bieca realtà dei tornaconti politico economici che muovono il sole e le altre sfere?

Per oggi, grazie all’imborghesimento ed alla svolta filoimperiale dell’ex terrorista ci tocca montare la tenda in giardino e fare buon viso a cattivo gioco. Pagare il mutuo venticinquennale di 5 miliardi di dollari alla rockstar in divisa, consegnargli gommoni carichi di disgraziati che andranno sicuramente al macello ma l’importante è che non vadano a girare per Milano e sederci davanti alla paytv dove, a pagamento, un signore australiano ci ricorderà quanto eravamo stronzi quando eravamo fascisti. Eravamo o siamo ancora?
A Gheddafi non importa, l’importante è che i fascisti paghino.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Macchè Papigirl, roba vecchia! Voglio fare l’amazzone di Gheddafi, con la mia bella divisa (ma quante ne hanno, e tutte diverse?) che strippa davanti e dietro sulle belle curvone da bella samaritana e l’espressione truce da caia-gregoria-guardiana-der-pretorio “mo’ ti taglio in due con la mia scimitarra”.
Ma chi era, a proposito, quello sceso dall’aereo con l’aria un po’ alla Pete Doherty? Il colonnello libico o Michael Jackson? Mancavano solo il guanto di lamé ed il moonwalking.
Non vorrei che, visto il tono da avanspettacolo adottato ultimamente dal nostro paese, i leader mondiali stessero assumendo dei consulenti d’immagine incaricati di consigliarli sul look appropriato per la visita al Circo Italiano. “Sa, devo andare da Berlusconi. Mi si nota di più con il total-beduino o con un bel restyling contaminescion da rockstar in declino?”

Giusto rilievo è stato dato nel TG (non metto neanche il numero tanto, cambiando l’ordine degli addendi, il prodotto non cambia) alla foto appuntata dal capo libico sul petto: eroe anti-italiano, è stato definito Omar al-Mukhtar.
Non era meglio, giusto per amor di chiarezza storica, aggiungere anticolonialista ed antifascista, essendosi opposto al colonialismo italiano si ma soprattutto ai crimini di Graziani e compagnia e non certo per pregiudizio alla pizza ed ai mandolini? Macchè, i papiboys & girls microfonomuniti al seguito della visita di stato nella tendopoli di lusso a Villa Pamphili, sono riusciti a parlare della tacchetta coloniale italo-libica senza mai pronunciare una sola volta la parola FASCISMO. I miei complimenti.

Omar al-Mukhtar fu giustiziato proprio dai fascisti come si vede nel film pluricensurato fino ai giorni nostri dal bigottume democristiano-atlantico: “Il leone del deserto”. Un film che ha il difetto di dipingere gli italiani quali essi, in determinate occasioni, sono capaci di essere: una manica di stronzi. Assassini e stupratori come tutti gli altri.
Ebbene, Sky annuncia che in questi giorni manderà in onda finalmente proprio il film maledetto. In realtà su Sky il film è già passato mesi fa, su RaisatCinema. Poi Murdoch non vuole che si dica che ce l’ha con il neoducetto.

La sinistra (scusate la parolaccia) ha avuto una inaspettata manifestazione vitale nonostante il certificato necroscopico e ha protestato contro la visita di Jacko-Gheddafi. La sinistra tranne D’Alema, che forse spicca nel gruppone perchè è solo meno ipocrita degli altri.
Come cambia il mondo! Oggi è la destra che butta gli immigrati a mare che fa lingua in bocca con il dittatore libico mentre la sinistra fa ohibò ma Gheddafi una volta era un eroe del progressismo, fin da quando proclamò la rivoluzione, fece partecipare gli operai alla gestione delle aziende e si mise a spernacchiare gli italiani ex colonialisti e fascisti, oltre che gli USA ed Israele.

Con la Fiat e il socialismo craxiano furono sempre buoni affari (il che spiegherebbe l’affinità elettiva con Silvio).
Il buco nero dei rapporti libici con l’Italia post fascista risale al 1980 quando in una notte caddero un aereo di linea italiano capitato nel momento sbagliato nel punto sbagliato e un MIG libico che andò a terminare la sua corsa sulla Sila. L’aereo italiano cadde al largo di Ustica.

Ufficialmente è un enigma avvolto in un mistero ma alcune teorie fanno risalire il disastro ad uno scenario parecchio inquietante e dai risvolti imbarazzanti per il nostro paese.

Gheddafi allora, alla fine degli anni settanta, nell’economia dell’impero, rappresentava un po’ il Bin Laden della situazione. Era ufficialmente riconosciuto il guru del terrorismo internazionale. Un bel giorno l’impero decide di farlo fuori intercettando il suo volo sul Mediterraneo con un missile, durante un’esercitazione NATO. Un paese dell’alleanza che confina con la Francia e comincia per I, grazie ai rapporti cordiali che intrattiene con la Libia di Bin Gheddafi, nonostante le magagne del passato coloniale, avverte il nostro del pericolo, tradendo il patto di segretezza con l’alleanza atlantica. Fatto sta che il missile che credeva di colpire il bersaglio prestabilito va invece a colpire un innocente aereo civile che era solo in ritardo rispetto al piano di volo.

Questo scenario spiegherebbe le bugie delle autorità militari italiane, il muro di gomma, e forse anche un episodio seguito a distanza di poco più di un mese, la strage di Bologna.
Sempre secondo la teoria del fallito attentato con annessa spiata alla vittima, la bomba alla stazione potrebbe essere stata una vendetta o di chi progettò l’attentato originale o di chi lo scampò, una specie di pizzino della serie “parlo a nuora perchè suocera intenda”.
Chissà se un giorno potremo veramente sapere se queste teorie sono campate in aria oppure se dipingono la bieca realtà dei tornaconti politico economici che muovono il sole e le altre sfere?

Per oggi, grazie all’imborghesimento ed alla svolta filoimperiale dell’ex terrorista ci tocca montare la tenda in giardino e fare buon viso a cattivo gioco. Pagare il mutuo venticinquennale di 5 miliardi di dollari alla rockstar in divisa, consegnargli gommoni carichi di disgraziati che andranno sicuramente al macello ma l’importante è che non vadano a girare per Milano e sederci davanti alla paytv dove, a pagamento, un signore australiano ci ricorderà quanto eravamo stronzi quando eravamo fascisti. Eravamo o siamo ancora?
A Gheddafi non importa, l’importante è che i fascisti paghino.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Probabilmente è vero che esiste una certa stucchevole retorica della Resistenza. Sicuramente è vero che i partigiani non sono stati sempre personcine ammodo. Lo dimostra il fatto che tra i partigiani bianchi dell’epoca si ritrovano futuri golpisti e personaggi collusi con i più oscuri misteri d’Italia.

Possiamo discutere se con il 25 aprile fummo veramente liberati, oltre che dal fascismo, dai fascisti, vista la quantità che ancora ne circola a distanza di più di sessant’anni e visto il potere che molti di essi continuarono ad avere nel dopoguerra, arruolati come furono nella Grande Guerra al Comunismo. Comunismo che, per i delicati stomaci atlantici, poteva essere rappresentato anche solo da una pallida socialdemocrazia al burro.

Detto tutto ciò, una cosa però è certa. Domani è la ricorrenza della liberazione dell’Italia dal FASCISMO. Non è e non potrà mai essere contemporaneamente la festa di chi ha liberato e di chi è stato sconfitto. Non è un calderone in cui tutto viene mescolato, le coscienze ripulite, le verginità ricostruite e la partita finisce pari e patta.

Non può diventare in alcun modo la festa dei militanti di Salò e, prima ancora, dei bastonatori somministratori di olio di ricino. Chi è stato fascista, seppure sul seggiolone, domani per favore taccia. Porti pazienza, si distragga, si guardi un dvd, vada in palestra ma non tiri fuori i ragazzi che credevano in un ideale.

Domani è la festa della Liberazione da una dittatura. La Festa del ritorno alla Libertà di associazione, pensiero ed espressione, della conquista per le donne del diritto di voto e dei lavoratori di essere difesi sindacalmente. Se tutto sommato abbiamo ancora la parvenza di un paese europeo e democratico lo dobbiamo a quella data, che piaccia o meno ai governanti che domani, ob torto collo dovranno riconoscerlo pubblicamente.

Il 25 aprile è una giornata antifascista. Non è assolutamente e non potrà mai essere altro che quello.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Probabilmente è vero che esiste una certa stucchevole retorica della Resistenza. Sicuramente è vero che i partigiani non sono stati sempre personcine ammodo. Lo dimostra il fatto che tra i partigiani bianchi dell’epoca si ritrovano futuri golpisti e personaggi collusi con i più oscuri misteri d’Italia.

Possiamo discutere se con il 25 aprile fummo veramente liberati, oltre che dal fascismo, dai fascisti, vista la quantità che ancora ne circola a distanza di più di sessant’anni e visto il potere che molti di essi continuarono ad avere nel dopoguerra, arruolati come furono nella Grande Guerra al Comunismo. Comunismo che, per i delicati stomaci atlantici, poteva essere rappresentato anche solo da una pallida socialdemocrazia al burro.

Detto tutto ciò, una cosa però è certa. Domani è la ricorrenza della liberazione dell’Italia dal FASCISMO. Non è e non potrà mai essere contemporaneamente la festa di chi ha liberato e di chi è stato sconfitto. Non è un calderone in cui tutto viene mescolato, le coscienze ripulite, le verginità ricostruite e la partita finisce pari e patta.

Non può diventare in alcun modo la festa dei militanti di Salò e, prima ancora, dei bastonatori somministratori di olio di ricino. Chi è stato fascista, seppure sul seggiolone, domani per favore taccia. Porti pazienza, si distragga, si guardi un dvd, vada in palestra ma non tiri fuori i ragazzi che credevano in un ideale.

Domani è la festa della Liberazione da una dittatura. La Festa del ritorno alla Libertà di associazione, pensiero ed espressione, della conquista per le donne del diritto di voto e dei lavoratori di essere difesi sindacalmente. Se tutto sommato abbiamo ancora la parvenza di un paese europeo e democratico lo dobbiamo a quella data, che piaccia o meno ai governanti che domani, ob torto collo dovranno riconoscerlo pubblicamente.

Il 25 aprile è una giornata antifascista. Non è assolutamente e non potrà mai essere altro che quello.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Tra qualche giorno lo seppelliranno nel Duomo di Faenza, con tutti gli onori del caso. La notizia mi inquieta e mi rattrista. Penso che non metterò più piede in un luogo dove andrà a riposare (ma ne siamo sicuri? E se per caso esistono un Dio e relativo Inferno?) una persona tanto discussa, sulla quale pende un’accusa nientemeno che di connivenza per crimini contro l’umanità. Non andrò più nello splendido Duomo della mia città se non con estremo fastidio e proprio se costretta. Già l’aver scoperto di aver frequentato le medie nel luogo dove bazzicarono Eichmann e Mengele mi traumatizzò abbastanza, a suo tempo.
Una ventina di anni fa gli diedi perfino la mano. Ero ad un convegno di bioetica qui a Faenza come semplice spettatrice e lui penso mi scambiasse per qualcuna che conosceva perchè venne verso di me e mi salutò con un calorosissimo “Buonasera, signora! Come va?”
Solo tempo dopo lessi cosa si diceva di lui, che avesse avallato i sequestri, le sparizioni, le torture e gli abomini compiuti dai generali argentini con i quali amava giocare a tennis.

Nel 1997 le madri di Plaza de Mayo depositarono una denuncia contro di lui, circostanziata dalle testimonianze di ex torturati, sacerdoti e operatori umanitari. Lo si accusava come minimo di non aver ostacolato l’atroce repressione di almeno 30.000 persone invise alla dittatura fascista.
Gli si attribuisce un discorso nel quale avrebbe di fatto benedetto la guerra sucia:

Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi che fronteggiano i germi: così nasce la violenza. I soldati adempiono al loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio”.

Lui si difese sostenendo di non aver saputo, all’epoca, la verità. Strano, per uno che ha sempre occupato posizioni di grande rilievo e importanza strategica nella diplomazia vaticana.
Eppure c’è chi testimonia di averlo visto visitare i luoghi di tortura, non per liberare i prigionieri ma per studiare un modo “cristiano” per conciliare le torture e gli stupri delle prigioniere con la necessità di portare a termine le loro gravidanze. Per dare poi in affidamento i bambini agli stessi assassini delle loro madri. Purchè non andasse sprecata una vita.
Lo scrittore e pacifista cattolico Adolfo Perez Esquivél ha raccontato, in un intervista, che parlando con il cardinale del perchè non fece nulla per salvare i perseguitati lui si schermì: “Che vuole che faccia, non posso fare quello che i vescovi argentini non vogliono fare”. Come se l’autorità di un vescovo non fosse inferiore a quella di un Papa eventualmente informato degli atroci crimini in corso nel paese sudamericano.

La denuncia dell’associazione delle Madri di Plaza de Mayo ovviamente cadde nel vuoto, avendo immediatamente il Vaticano brandito l’immunità del cardinale, l’arma infallibile grazie alla quale pedofili, fiancheggiatori di dittature sanguinarie e bancarottieri hanno sempre avuto il cristiano perdono pontificio e la possibilità di sfuggire alla giustizia degli uomini.

Ora che il cardinale Pio Laghi è morto, e non certo per il vezzo che chi muore è sempre una brava persona, la sua reputazione che, per pietà cristiana definiremmo chiacchierata, sta subendo un vero e proprio candeggio mediatico, con cancellazione di tutte le macchie più difficili.

Delle ombre di quando era nunzio in Argentina, dal 1974 al 1980, non ne parlano il Resto del Carlino, il Corriere e la Reuters, per il quale il cardinale Laghi diventa addirittura un”inviato di pace del Papa“. L’esperienza argentina scompare, desaparecida.
La Repubblica si arrampica sugli specchi: “dal ‘76 all’ ‘80 nunzio in Argentina (dove i suoi tentativi di mitigare la durezza della dittatura militare furono criticati fino all’accusa di connivenza con i sanguinari generali)”.
La Stampa aggiunge il prelavaggio: giocava si a tennis ma con Bush padre. Spariscono invece le voléé e i serve and volley con il generale Massera, il criminale.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio di cordoglio, rende omaggio “alla sua passione per le grandi questioni internazionali“. E nel centrodestra manca poco che lo vogliano santo subito.

Solo l’Unità e l’informazione alternativa raccontano i retroscena del soggiorno argentino del nunzio Laghi, già documentati in passato da decine di pubblicazioni su una delle pagine più buie del secolo appena trascorso. A chi conosce la storia del Sudamerica torturato dagli interessi delle multinazionali e dagli sgherri addestratati alla Escola de las Americas, il cardinale è sempre stato un personaggio di primo piano.
Le connivenze del Vaticano con le dittature fasciste non sono del resto una novità. Tutti ricordiamo la visita affettuosa di Karol Wojtyla al boia Pinochet e la durezza con la quale il Papa polacco ignorò le lacrime di Monsignor Romero, vescovo venuto in Vaticano in cerca di conforto ed aiuto per il suo popolo, invitato a non ribellarsi contro il regime di El Salvador e quindi martire assassinato da uno squadrone della morte, sull’altare.

Forse solo il Dio che Pio Laghi diceva di rappresentare in terra potrebbe conoscere la verità sul suo operato. Di fatto, la giustizia degli uomini è rimasta a bocca asciutta, essendocisi avvalsi del privilegio dei potenti di evitare il giudizio.
Ho l’impressione che la verità sarà sepolta e sigillata assieme al cadavere e, assieme a loro, anche la sete di giustizia di trentamila anime.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Tra qualche giorno lo seppelliranno nel Duomo di Faenza, con tutti gli onori del caso. La notizia mi inquieta e mi rattrista. Penso che non metterò più piede in un luogo dove andrà a riposare (ma ne siamo sicuri? E se per caso esistono un Dio e relativo Inferno?) una persona tanto discussa, sulla quale pende un’accusa nientemeno che di connivenza per crimini contro l’umanità. Non andrò più nello splendido Duomo della mia città se non con estremo fastidio e proprio se costretta. Già l’aver scoperto di aver frequentato le medie nel luogo dove bazzicarono Eichmann e Mengele mi traumatizzò abbastanza, a suo tempo.
Una ventina di anni fa gli diedi perfino la mano. Ero ad un convegno di bioetica qui a Faenza come semplice spettatrice e lui penso mi scambiasse per qualcuna che conosceva perchè venne verso di me e mi salutò con un calorosissimo “Buonasera, signora! Come va?”
Solo tempo dopo lessi cosa si diceva di lui, che avesse avallato i sequestri, le sparizioni, le torture e gli abomini compiuti dai generali argentini con i quali amava giocare a tennis.

Nel 1997 le madri di Plaza de Mayo depositarono una denuncia contro di lui, circostanziata dalle testimonianze di ex torturati, sacerdoti e operatori umanitari. Lo si accusava come minimo di non aver ostacolato l’atroce repressione di almeno 30.000 persone invise alla dittatura fascista.
Gli si attribuisce un discorso nel quale avrebbe di fatto benedetto la guerra sucia:

Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi che fronteggiano i germi: così nasce la violenza. I soldati adempiono al loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio”.

Lui si difese sostenendo di non aver saputo, all’epoca, la verità. Strano, per uno che ha sempre occupato posizioni di grande rilievo e importanza strategica nella diplomazia vaticana.
Eppure c’è chi testimonia di averlo visto visitare i luoghi di tortura, non per liberare i prigionieri ma per studiare un modo “cristiano” per conciliare le torture e gli stupri delle prigioniere con la necessità di portare a termine le loro gravidanze. Per dare poi in affidamento i bambini agli stessi assassini delle loro madri. Purchè non andasse sprecata una vita.
Lo scrittore e pacifista cattolico Adolfo Perez Esquivél ha raccontato, in un intervista, che parlando con il cardinale del perchè non fece nulla per salvare i perseguitati lui si schermì: “Che vuole che faccia, non posso fare quello che i vescovi argentini non vogliono fare”. Come se l’autorità di un vescovo non fosse inferiore a quella di un Papa eventualmente informato degli atroci crimini in corso nel paese sudamericano.

La denuncia dell’associazione delle Madri di Plaza de Mayo ovviamente cadde nel vuoto, avendo immediatamente il Vaticano brandito l’immunità del cardinale, l’arma infallibile grazie alla quale pedofili, fiancheggiatori di dittature sanguinarie e bancarottieri hanno sempre avuto il cristiano perdono pontificio e la possibilità di sfuggire alla giustizia degli uomini.

Ora che il cardinale Pio Laghi è morto, e non certo per il vezzo che chi muore è sempre una brava persona, la sua reputazione che, per pietà cristiana definiremmo chiacchierata, sta subendo un vero e proprio candeggio mediatico, con cancellazione di tutte le macchie più difficili.

Delle ombre di quando era nunzio in Argentina, dal 1974 al 1980, non ne parlano il Resto del Carlino, il Corriere e la Reuters, per il quale il cardinale Laghi diventa addirittura un”inviato di pace del Papa“. L’esperienza argentina scompare, desaparecida.
La Repubblica si arrampica sugli specchi: “dal ‘76 all’ ‘80 nunzio in Argentina (dove i suoi tentativi di mitigare la durezza della dittatura militare furono criticati fino all’accusa di connivenza con i sanguinari generali)”.
La Stampa aggiunge il prelavaggio: giocava si a tennis ma con Bush padre. Spariscono invece le voléé e i serve and volley con il generale Massera, il criminale.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio di cordoglio, rende omaggio “alla sua passione per le grandi questioni internazionali“. E nel centrodestra manca poco che lo vogliano santo subito.

Solo l’Unità e l’informazione alternativa raccontano i retroscena del soggiorno argentino del nunzio Laghi, già documentati in passato da decine di pubblicazioni su una delle pagine più buie del secolo appena trascorso. A chi conosce la storia del Sudamerica torturato dagli interessi delle multinazionali e dagli sgherri addestratati alla Escola de las Americas, il cardinale è sempre stato un personaggio di primo piano.
Le connivenze del Vaticano con le dittature fasciste non sono del resto una novità. Tutti ricordiamo la visita affettuosa di Karol Wojtyla al boia Pinochet e la durezza con la quale il Papa polacco ignorò le lacrime di Monsignor Romero, vescovo venuto in Vaticano in cerca di conforto ed aiuto per il suo popolo, invitato a non ribellarsi contro il regime di El Salvador e quindi martire assassinato da uno squadrone della morte, sull’altare.

Forse solo il Dio che Pio Laghi diceva di rappresentare in terra potrebbe conoscere la verità sul suo operato. Di fatto, la giustizia degli uomini è rimasta a bocca asciutta, essendocisi avvalsi del privilegio dei potenti di evitare il giudizio.
Ho l’impressione che la verità sarà sepolta e sigillata assieme al cadavere e, assieme a loro, anche la sete di giustizia di trentamila anime.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Flickr Photos

Robert Langdon è asciuto pazzo!

La Famiglia Lodoms

pierluigi magno

castrazionechimica

More Photos

Blog Stats

  • 8,987 hits

Tag

Categorie