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Il negazionismo, in ogni campo, è talmente idiota che riesce a contaminare qualunque discorso e ad annullarlo completamente. Perchè si continui a considerare esperti i negazionisti, mi sfugge. A meno che il loro ruolo non sia stabilito da un piano preciso di disinformatja.
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| Fukushima, oggi |
“Oggi, nel mondo, in oltre 14.000 anni-reattore di funzionamento, vi sono stati solo due incidenti molto gravi, di cui solo quello di Chernobyl ha avuto come conseguenza la perdita di vite umane e la contaminazione della regione circostante. Va al riguardo sottolineato che si è trattato di un incidente reso possibile dalla tecnologia di quel reattore, adottato solo nell’ex URSS e che non potrebbe in alcun modo aver luogo nei reattori di tecnologia occidentale (LWR). Il secondo, Three Mile Island, pur avendo comportato danni materiali molto gravi al reattore, non ha dato luogo a emissioni radioattive significative all’esterno del contenimento e non ha avuto alcun impatto sanitario sulle popolazioni locali. Eventi di questo tipo – causati da carenze progettuali, errori umani e organizzativi – con le centrali di terza generazione avanzata e con le attuali modalità di gestione e funzionamento sono sostanzialmente irripetibili (probabilità di evento catastrofico pari a meno di un caso ogni 100.000.000 di anni).
(fonte: ENEL – EDF – Ambrosetti -”Il nucleare, per l’economia, l’ambiente e lo sviluppo”, estratto, pag. 19)
Beh, cosa sappiamo esattamente di cosa sta succedendo a Fukushima, nei famosi reattori a tecnologia occidentale che non avrebbero mai dovuto rompersi, in queste ore?
Se al tempo di Chernobyl si pretendeva la verità perché il radionuclide veniva da oltrecortina, oggi invece il sarcofago di silenzio ed omertà colpevole lo si costruisce sulla verità che proviene dal Giappone. Come ha scritto Luca Telese sul “Fatto quotidiano”: “Ci sono rumori che servono a depistare e silenzi che servono per occultare.”
Le parole d’ordine sono cincischiare, supercazzoleggiare e parlare per enigmi ed assurdità. Si, il tetto di un reattore è scoperchiato ma il nocciolo è solo parzialmente fuso. Anche gli altri sono parzialmente fusi. Fusi ma non troppo. Fusi ma anche no. Come se le barre d’uranio, improvvisamene senzienti, dicessero tra loro: “Oh, per carità, io non mi fondo, mi metto da parte, anzi, mi autoraffreddo così non arreco troppo disturbo alla TEPCO”.
Balle, balle e ancora balle. Non sanno come dircelo che le loro preziose tecnologie occidentali, di fronte all’imponderabile, sono vulnerabili come i catorci a grafite dell’ex URSS. Con l’aggravante che qui in Occidente c’e anche il profitto da difendere, si ritardano i lavori di messa in sicurezza per non danneggiare i preziosi gingilli, mentre là fuori c’è già gente che sta già respirando la morte.
E, indovinate? Ora viene fuori che buttare sopra i reattori di Fukushima l’acqua di mare e quella dolce è stata una cazzata, che l’unico modo per seppellire tutto il calderone infernale (moltiplicato per quattro reattori) è costruirci un bel sarcofagone in cemento come quello che realizzarono i russi. Il problema però è che le falde sottostanti e il mare sono già inquinati e, se non c’è stata l’esplosione del nocciolo come a Chernobyl, qui è pure peggio perché il sarcofago potrebbe solo amplificare e rendere ancora più devastante un’esplosione che non si può ancora scongiurare.
Per il resto si vedono le stesse scene di venticinque anni fa. Il Moloch nucleare è talmente sicuro che richiede anche stavolta sacrifici umani. Sono ritornati i liquidatori. Passata l’emergenza si parlerà poco di loro, ancor meno di quanto se ne parli ora. Diranno che sono morti in pochi. Il famoso livello di rischio accettabile. L’OMS, in combutta con l’AIEA, si guarderà bene dal pubblicare uno studio sugli effetti di Fukushima sulla salute della popolazione mondiale. Niente studio, niente rischio. Se di un problema non si parla, esso non esiste.
Un attivista antinucleare giapponese ha scritto, nei giorni scorsi: ”Se siete sicuri che siano così sicuri, perché non costruire gli impianti nel centro della città, invece che a centinaia di chilometri di distanza provocando la dispersione di metà dell’energia elettrica nel passaggio sui cavi?”
E’ una buona domanda ma temo che non riceverà risposta tanto presto. Una buona risposta sui rischi del nucleare la possiamo però offrire noi italiani.
Per quanto mi riguarda, oltre a votare SI, continuerò a parlare fino alla nausea di nucleare, non potendomi attendere che lo facciano i telegiornali. Ne parlerò fino a far capire alla gente, a più gente possibile, che bisogna opporsi al modo più caro e pericoloso di fare acqua calda perché esistono sistemi più ecocompatibili per produrre energia. A cominciare dal risparmiarla e non sprecarla. E’ un invito, quello di parlare di nucleare e di ciò che sta succedendo a Fukushima, che giro anche ai colleghi blogger.
Ai nostri politici consiglio di giocarsi il 79, l’86 e l’11. Un bel terno secco in omaggio ai più gravi incidenti nucleari degli ultimi trentadue anni. Per quanto riguarda le barre d’uranio già esistenti e quelle future che sognano, sanno già come possono utilizzarle.
Ieri è arrivata sull’Italia, dopo aver attraversato gli Stati Uniti e l’Atlantico, la “nube” radioattiva proveniente da Fukushima. A sentire il ministro della salute Fazio non c’è stato alcun pericolo e non ci sarà neppure nei prossimi giorni. “Il nucleare è assolutamente sicuro”.
Tanto, i media oppiacei tipo la televisione non parlano dell’incidente di Fukushima se non per minimizzarlo e comunque, confondendolo con i nanocurie e i roentgen, i millisievert, i becquerel e le supercazzole prematurate con scappellamento allo stronzio radioattivo, il cittadino medio non riesce a quantificare il pericolo e finisce per non temere più qualcosa che, tutto sommato, non vede e non sente. Che saranno mai questi radionuclidi, con tutte le porcherie che già respiriamo!
Peccato che le ultime notizie da Fukushima, che si possono trovare su Internet sui siti che si ostinano a fare informazione e non bunga bunga, non siano per niente rassicuranti.
Innanzitutto pare che il reattore 3, quello alimentato a MOX (combustibile a base di uranio impoverito e plutonio), sia ridotto più o meno così, (confronta con il reattore 4 di Chernobyl); si sospetta che il nocciolo sia scoperto e stia emettendo radiazioni e, a questo punto, pare quasi certo che il livello INES complessivo dell’incidente sarà elevato a 6 (il penultimo stadio di gravità prima della catastrofe).
Del resto, che fosse successo un leggerissimo casino nell’impianto giapponese, a causa del terremoto, era ormai evidente.
E’ stata riscontrata radioattività nel mare, a Tokyo l’acqua potabile è stata vietata ai bambini, i pompieri che lavorano da giorni alla centrale cominciano a patire le conseguenze fisiche dell’esposizione alle radiazioni. Una “nube radioattiva” si è comunque sprigionata dalla centrale e sta facendo il giro dell’emisfero settentrionale. Quindi? Insistiamo a dire che il nucleare è “assolutamente sicuro”?
All’epoca di Chernobyl si disse che il più grave incidente della storia dell’energia nucleare era stato causato dall’imperizia, dalla vetustà dell’impianto, dall’errore umano e, perché no, dalla mentalità sovietica tendente all’inganno ed all’occultamento della verità. In molti documentari tipo National Geographic l’incidente di Chernobyl viene considerato in pratica l’ultimo crimine del comunismo.
Sottintendendo che, da noi nel mondo occidentale e tecnologicamente progredito che ha sconfitto il comunismo, una cosa del genere non sarebbe mai potuta succedere e mai lo potrà.
Ma è proprio così? Vediamo.
Se è indubbiamente vero che, quella notte a Chernobyl, fu condotto un test sperimentale (uno stress test di quelli che piacciono a Romani?) sotto il comando di un funzionario mediocre e ottuso che non fece nulla per evitare il disastro, la classica testa di cazzo nel posto sbagliato al momento sbagliato, è altrettanto dimostrato che quella centrale presentava un difetto strutturale di fabbricazione del quale non erano stati messi al corrente gli uomini che vi lavoravano. In pratica condussero un test su un manufatto che non lo avrebbe retto.
Leggendo le cronache che faticosamente vengono riportate da Fukushima si scoprono cose interessanti. Tu chiamale, se vuoi, coincidenze.
Pare che anche il reattore numero 4 (numero sfigato) dell’impianto giapponese presentasse un difetto di costruzione relativamente al contenitore in acciaio del nocciolo. Invece di cambiarlo, visto che costava 250 milioni di dollari, gli irresponsabili della centrale progettarono una “pezza” da applicargli sopra, mentre mettevano tutto a tacere e distribuivano mazzette e prebende a chi avrebbe potuto parlare. La rivelazione è stata fatta alla stampa da Mitsuiko Tanaka, uno dei progettisti della centrale.
E’ ormai noto che, nei primissimi giorni dopo il terremoto e con i danni alla centrale, quelli della TEPCO, la società elettrica che gestisce l’impianto di Fukushima, ritardò colpevolmente le operazioni di raffreddamento d’emergenza dei reattori in avaria con acqua di mare per paura di danneggiarli. Solo un’ingiunzione del governo giapponese li convinse a cominciare a raffreddare il calderone nucleare utilizzando l’acqua salata.
Anche stavolta, non mi pare che vi sia stata una grande glasnost nel raccontare la verità sull’incidente.
Le autorità giapponesi invitano la popolazione ad evacuare volontariamente nei trenta chilometri attorno alla centrale. Non dovrebbero essere evacuati comunque, anche non volenti, per il loro bene?
Cos’è, il culto capitalistico per il libero arbitrio e la libertà d’impresa?
Riassumendo, c’è uno schema che sembra ripetersi ogni volta che avviene un disastro in una centrale nucleare. Analizzando lo schema, in caso di nuovi incidenti, si dovrebbe mettere in conto che: 1) chi ha fabbricato la centrale possa aver nascosto eventuali difetti di fabbricazione; 2) chi la gestisce potrebbe ritardare le manovre di spegnimento per paura di danneggiare gli impianti; 3) numerosi e vistosi interessi economici potrebbero avere interesse a nascondere o minimizzare le conseguenze di un incidente nucleare.
Tornando ai nostri ministri che ci rassicurano sulle nubi di radionuclidi che sorvolano il nostro territorio, è probabile che la diluizione della radioattività nell’aria e la distanza geografica dal Giappone consentano l’ottimismo. Una cosa però mi preoccupa lo stesso. Fazio dice che «attualmente abbiamo in stock un milione di pasticche di iodio e non prevediamo di produrne di più».
E’ noto che l’assunzione di ioduro di potassio in pastiglie protegge la tiroide dai danni dello iodio radioattivo in caso di contaminazione ambientale. In pratica si satura la ghiandola con iodio “buono” per impedire che quello radioattivo vi si possa fissare.
Questa profilassi comunque dovrebbe avvenire in teoria su tutta la popolazione colpita, o per lo meno, su tutti i bambini. Anche essendo ottimisti, si tratterebbe di milioni di dosi. Il prodotto costa poco e, in ogni caso, lo iodio radioattivo ha un’emivita breve, per cui si tratterebbe di un trattamento sul breve periodo.
Cos’è, a BigPharma non conviene l’affare mentre invece per i vaccini contro le influenze fantasma si possono buttare nel cesso ogni anno milioni di euro? Dobbiamo arrangiarci privatamente con il farmacista perché lo Stato non vuole pensieri? Giusto per saperlo.
Del resto, anche al di fuori dell’emergenza da centrale in avaria, sul nucleare e sugli effetti delle radiazioni in genere la medicina ufficiale ha un atteggiamento parecchio schizofrenico che alimenta i sospetti nell’utente finale.
A noi ragazze sugli anta, ad esempio, adesso fanno tre mammografie in meno di un anno perché dicono che devi tenere sotto controllo le microcalcificazioni. Tu domandi se non siano un po’ troppe tutte quelle proiezioni e loro ti rispondono, con il sorriso da gioconda, che il dosaggio è minimo e che è molto peggio quando vai dal dentista.
Va bene ma, casualmente, quest’anno il dentista mi ha già fatto tre lastre mettendomi il grembiulone ed il collare al piombo e dopo essere scappato nella stanza accanto e, alla stessa domanda, ha risposto che è peggio quando si fa la lastra del torace. Quindi? Quindi, per la dottoressa, il dosaggio è minimo e smettila di fare domande.
Molti decenni prima del Viagra, ci fu chi inventò queste supposte al radio, che si diceva compissero miracoli. Un altro tizio inventò il “Radioendocrinator”, uno strumento contenente radio da applicare di notte sotto i gioielli di famiglia che, benevolmente irraggiati, avrebbero dato il meglio di sé alla prova del nove. William J. Bailey, l’inventore, era talmente entusiasta delle proprietà benefiche del radio che se lo beveva abitualmente sciolto in acqua a mo’ di bibita, oltre ad indossare ogni notte il Radioendocrinator. Morì nel 1949 di cancro alla vescica.
Stranezze di altri tempi, direte. Frutti dell’ignoranza. Anche ai giorni nostri invece, e nei giorni di Fukushima, c’è chi sostiene, come questa biondona americana, Ann Coulter, opinionista conservatrice, che le radiazioni fanno bene, che una dose quotidiana può addirittura prevenire il cancro. Che cara, non le regalereste per il compleanno un bel dildo al plutonio da usare regolarmente mattina e sera, prima e dopo i pasti, negli orifizi principali?
Credo che uno dei problemi che dovremo affrontare, nella sventurata ipotesi del sarcofago, sarà quella di reclutare i “liquidatori”, le eroiche persone da mandare in loco a lavorare a contatto diretto con il plutonio, il DU e l’uranio.
Una proposta l’avrei, visto che abbiamo tanti nuclearisti convinti che il nucleare sia assolutamente sicuro. Una roba realmente pulita. Bene, a fare le pulizie mandiamoci quelli che compaiono in questo gioiellino di compilation che ho trovato su Facebook.
E Scajola? Uno che dice: “Io, se potessi scegliere dove mettere una centrale nucleare, me la metterei nel giardino di casa.” Chi lo sa, magari potrebbe trovarne una domattina, svegliandosi, dietro il garage. Regalatagli a sua insaputa.
* Chi ha vissuto i giorni di Chernobyl ricorderà che in Italia, per diversi giorni dopo il disastro, furono bandite le verdure a foglia larga, spinaci ed insalata.










