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Càpita spesso in questi giorni di discutere con interlocutori che difendono a spada tratta le ragioni di Israele.C’è chi, anche e soprattutto a sinistra o presunta tale, si caga sotto per la paura di passare per antisemita e dice “si, poverini i palestinesi, però quei razzi sulle popolazioni israeliane, eh -eh- eh “, agitando il ditino e facendo finta che le bombe da una tonnellata su una casa e un razzo Qassam siano la stessa cosa, finendo quindi per reggere il sacco a chi stermina i civili. Ho detto stermina, è una parola troppo forte, compagni kilombisti?
A parte i blog ultras-sionisti che a leggerli vien voglia di invadere la Polonia, c’è chi, da destra, sta con Israele perchè non possiamo non essere israeliani, perchè sente il richiamo del bastone e la retorica del diritto del più forte e si lascia inebriare dall’odore del fosforo bianco la mattina, e infine perchè i dirigenti goyim della destra ultimamente stanno tutti in coda per la circoncisione ad honorem.
Un caso particolare è rappresentato da chi, da ebreo, da destra o da sinistra, non riesce ad andare oltre la tifoseria ultras e si adegua passivamente a ciò che dei governanti corrotti (Olmert è inquisito, lo stiamo dimenticando?) e senza cuore come la Livni (quanto è cattiva, quella ragazza) stanno compiendo ai danni di una popolazione civile, che solo dei nazisti definirebbero “terrorista” in toto, bambini compresi.
Anche se si lasciano andare a qualche tiepido proposito di pace con i palestinesi, gli ebrei della diaspora (coadiuvati dai loro volonterosi goyim), alla fin fine sono come i tifosi di una squadra colta in flagrante a comperarsi gli scudetti: è sempre la squadra del cuore, e noi saremo ultras fino alla morte.
Pensare che è solo questione di ideologia e dirigenti. Basterebbe gettare alle ortiche il sionismo, cambiare musica, maledire Herzl e ricominciare daccapo in pace con gli altri popoli. Grande Israele, fottiti. Il problema è quello, non Hamas.
Chi difende Israele recita a memoria il corollario degli slogan sionisti che da sessant’anni ci vengono ripetuti continuamente a mo’ di mantra: è l’unica democrazia del medioriente, la terra non l’hanno rubata ma l’hanno regolarmente acquistata dagli inglesi, i palestinesi hanno sempre rifiutato gli accordi di pace quindi si fottano. Ora è di moda il tormentone “Israele ha diritto di difendersi”. Lo si ripete a pappagallo, senza nemmeno rendersi conto di ciò che si sta dicendo, come se si trattasse di una formula magica. Una maledizione, purtroppo, per il popolo palestinese.
Anch’io da bambina ho creduto alla bella favola sionista del paese che era riuscito a far crescere i pompelmi nel deserto (non importa che la Palestina, ai primi del Novecento, fosse una delle maggiori esportatrici di frutta del medioriente).
Poi, guarda caso, ho cominciato a leggere alcuni scrittori israeliani, per esempio David Grossman, Yoram Binur ed altri, e Babbo Natale è volato via per sempre. Anche Tom Segev nel “Settimo milione”, racconta le contraddizioni di un popolo assemblato più per compiacere un’ideologia fanatica che per vera convinzione, citando come esempio il dramma degli ebrei tedeschi emigrati negli anni trenta, obbligati ad abbandonare la cultura e la lingua tedesca per imparare una lingua ostica e lontana, l’ebraico, e sottoposti perfino ad ostracismo per le loro origini.
Israele sarà anche democratica per l’elite ashkenazita che la governa ma dal ’48 ad oggi non ha ancora avuto il tempo di darsi una costituzione. La popolazione araba non è considerata al pari di quella ebraica, checchè ne dicano i soliti instancabili PR sionisti. E’ anche una società profondamente classista, dove gli stessi ebrei non ashkenaziti, ovvero i sefarditi, per non parlare degli emigrati dalla Russia, degli ebrei etiopi ecc. vengono sottoposti a vere e proprie discriminazioni. Grossman parla, nel “Vento Giallo” di una società stratificata, dove in alto stanno i ricchi, poi gli ashkenaziti, poi i sefarditi e gli ebrei di altra origine, compresi i neri etiopi. Ancora più giù stanno i russi, poi i lavoratori stranieri. Scendendo verso gli inferi troviamo gli arabi israeliani e in fondo in fondo, così profondi che si fa fatica a scorgerli, i palestinesi. Un piccolo Sudafrica pre-Mandela, che però gode di una tifoseria molto ampia in ogni parte del mondo e di un formidabile e capillare ufficio di pubbliche relazioni.
Israele è molto brava a vendere di sé un immagine da Agenzia Turistica ma è l’unico paese al mondo che, se gli fai notare che la realtà non è così patinata come sembra, ti spara addosso.
E’ l’unico paese che pretende di vivere al di là delle leggi alle quali si devono attenere gli altri paesi del mondo. E’ un paese spocchioso che tiene per le palle perfino l’unica potenza mondiale. Mi ha fatto un po’ pena, decisamente, la portavoce del governo statunitense che stasera, pur di fronte all’abominio del bombardamento della scuola, ha dovuto comunque giurare fedeltà ad Israele.
E’ un paese che non uccide in guerra, è sempre spinto ad uccidere dal nemico. Non siamo al serial killer che uccideva perchè glielo ordinava il suo cane ma siamo comunque ad un buon livello di nevrosi.
E’ un paese paranoico che applica sistematicamente l’aggressione preventiva perchè “lo vogliono cancellare”. E’ come il bambino che è stato torturato da piccolo che da grande diventa omicida seriale.
Il disturbo compiuto ai danni dei “suoi”, comporta sempre una tremenda vendetta collettiva sugli “altri”. Il mio vicino mi disturba con lo stereo a tutto volume, gli butto giù la casa con la ruspa e gli sradico gli ulivi. Poi gli stermino la famiglia, così impara.
Diritto di difendersi vuol dire in pratica, per Israele, ave
re il diritto di uccidere indiscriminatamente i civili di un altro popolo, geneticamente fin troppo simile ma percepito come inferiore e quasi subumano.
E’ solo considerando il bambino palestinese non-bambino, non-umano, che riesci ad ammazzarlo e a non sentirti spaccartisi il cuore guardandone le lacrime.
Mi piacerebbe capire se alla Livni l’immagine di questo bambino della foto comporta qualche alterazione a livello emotivo. Io riesco a malapena a guardarlo, mi uccide.
Hanno diritto di difendersi. I palestinesi lanciavano i razzetti e quindi loro ne hanno ammazzati finora per rappresaglia più di 600. Oggi hanno tirato giù una scuola, facendo 30 morti in un botto. “Qualche bambino tra le vittime” hanno detto i kapò della televisione. Come se nelle scuole vi fossero dei vecchi. Nel filmato, un medico norvegese spiega come Gaza sia abitata per lo più da giovani e giovanissimi, come sia impossibile non colpire i civili e come questa aggressione sia assolutamente intollerabile.
Se un qualunque altro paese colpisse una scuola con i missili andrebbe di fronte al tribunale dell’Aja, alla Milosevic. Israele no. Deve difendersi.
La corrispondenza di Vittorio Arrigoni.
Gilad Atzmon – “Vivere con i giorni contati in una terra rubata”.
http://www.youtube.com/v/Ev6ojm62qwA&hl=it&fs=1
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Càpita spesso in questi giorni di discutere con interlocutori che difendono a spada tratta le ragioni di Israele.C’è chi, anche e soprattutto a sinistra o presunta tale, si caga sotto per la paura di passare per antisemita e dice “si, poverini i palestinesi, però quei razzi sulle popolazioni israeliane, eh -eh- eh “, agitando il ditino e facendo finta che le bombe da una tonnellata su una casa e un razzo Qassam siano la stessa cosa, finendo quindi per reggere il sacco a chi stermina i civili. Ho detto stermina, è una parola troppo forte, compagni kilombisti?
A parte i blog ultras-sionisti che a leggerli vien voglia di invadere la Polonia, c’è chi, da destra, sta con Israele perchè non possiamo non essere israeliani, perchè sente il richiamo del bastone e la retorica del diritto del più forte e si lascia inebriare dall’odore del fosforo bianco la mattina, e infine perchè i dirigenti goyim della destra ultimamente stanno tutti in coda per la circoncisione ad honorem.
Un caso particolare è rappresentato da chi, da ebreo, da destra o da sinistra, non riesce ad andare oltre la tifoseria ultras e si adegua passivamente a ciò che dei governanti corrotti (Olmert è inquisito, lo stiamo dimenticando?) e senza cuore come la Livni (quanto è cattiva, quella ragazza) stanno compiendo ai danni di una popolazione civile, che solo dei nazisti definirebbero “terrorista” in toto, bambini compresi.
Anche se si lasciano andare a qualche tiepido proposito di pace con i palestinesi, gli ebrei della diaspora (coadiuvati dai loro volonterosi goyim), alla fin fine sono come i tifosi di una squadra colta in flagrante a comperarsi gli scudetti: è sempre la squadra del cuore, e noi saremo ultras fino alla morte.
Pensare che è solo questione di ideologia e dirigenti. Basterebbe gettare alle ortiche il sionismo, cambiare musica, maledire Herzl e ricominciare daccapo in pace con gli altri popoli. Grande Israele, fottiti. Il problema è quello, non Hamas.
Chi difende Israele recita a memoria il corollario degli slogan sionisti che da sessant’anni ci vengono ripetuti continuamente a mo’ di mantra: è l’unica democrazia del medioriente, la terra non l’hanno rubata ma l’hanno regolarmente acquistata dagli inglesi, i palestinesi hanno sempre rifiutato gli accordi di pace quindi si fottano. Ora è di moda il tormentone “Israele ha diritto di difendersi”. Lo si ripete a pappagallo, senza nemmeno rendersi conto di ciò che si sta dicendo, come se si trattasse di una formula magica. Una maledizione, purtroppo, per il popolo palestinese.
Anch’io da bambina ho creduto alla bella favola sionista del paese che era riuscito a far crescere i pompelmi nel deserto (non importa che la Palestina, ai primi del Novecento, fosse una delle maggiori esportatrici di frutta del medioriente).
Poi, guarda caso, ho cominciato a leggere alcuni scrittori israeliani, per esempio David Grossman, Yoram Binur ed altri, e Babbo Natale è volato via per sempre. Anche Tom Segev nel “Settimo milione”, racconta le contraddizioni di un popolo assemblato più per compiacere un’ideologia fanatica che per vera convinzione, citando come esempio il dramma degli ebrei tedeschi emigrati negli anni trenta, obbligati ad abbandonare la cultura e la lingua tedesca per imparare una lingua ostica e lontana, l’ebraico, e sottoposti perfino ad ostracismo per le loro origini.
Israele sarà anche democratica per l’elite ashkenazita che la governa ma dal ’48 ad oggi non ha ancora avuto il tempo di darsi una costituzione. La popolazione araba non è considerata al pari di quella ebraica, checchè ne dicano i soliti instancabili PR sionisti. E’ anche una società profondamente classista, dove gli stessi ebrei non ashkenaziti, ovvero i sefarditi, per non parlare degli emigrati dalla Russia, degli ebrei etiopi ecc. vengono sottoposti a vere e proprie discriminazioni. Grossman parla, nel “Vento Giallo” di una società stratificata, dove in alto stanno i ricchi, poi gli ashkenaziti, poi i sefarditi e gli ebrei di altra origine, compresi i neri etiopi. Ancora più giù stanno i russi, poi i lavoratori stranieri. Scendendo verso gli inferi troviamo gli arabi israeliani e in fondo in fondo, così profondi che si fa fatica a scorgerli, i palestinesi. Un piccolo Sudafrica pre-Mandela, che però gode di una tifoseria molto ampia in ogni parte del mondo e di un formidabile e capillare ufficio di pubbliche relazioni.
Israele è molto brava a vendere di sé un immagine da Agenzia Turistica ma è l’unico paese al mondo che, se gli fai notare che la realtà non è così patinata come sembra, ti spara addosso.
E’ l’unico paese che pretende di vivere al di là delle leggi alle quali si devono attenere gli altri paesi del mondo. E’ un paese spocchioso che tiene per le palle perfino l’unica potenza mondiale. Mi ha fatto un po’ pena, decisamente, la portavoce del governo statunitense che stasera, pur di fronte all’abominio del bombardamento della scuola, ha dovuto comunque giurare fedeltà ad Israele.
E’ un paese che non uccide in guerra, è sempre spinto ad uccidere dal nemico. Non siamo al serial killer che uccideva perchè glielo ordinava il suo cane ma siamo comunque ad un buon livello di nevrosi.
E’ un paese paranoico che applica sistematicamente l’aggressione preventiva perchè “lo vogliono cancellare”. E’ come il bambino che è stato torturato da piccolo che da grande diventa omicida seriale.
Il disturbo compiuto ai danni dei “suoi”, comporta sempre una tremenda vendetta collettiva sugli “altri”. Il mio vicino mi disturba con lo stereo a tutto volume, gli butto giù la casa con la ruspa e gli sradico gli ulivi. Poi gli stermino la famiglia, così impara.
Diritto di difendersi vuol dire in pratica, per Israele, ave
re il diritto di uccidere indiscriminatamente i civili di un altro popolo, geneticamente fin troppo simile ma percepito come inferiore e quasi subumano.
E’ solo considerando il bambino palestinese non-bambino, non-umano, che riesci ad ammazzarlo e a non sentirti spaccartisi il cuore guardandone le lacrime.
Mi piacerebbe capire se alla Livni l’immagine di questo bambino della foto comporta qualche alterazione a livello emotivo. Io riesco a malapena a guardarlo, mi uccide.
Hanno diritto di difendersi. I palestinesi lanciavano i razzetti e quindi loro ne hanno ammazzati finora per rappresaglia più di 600. Oggi hanno tirato giù una scuola, facendo 30 morti in un botto. “Qualche bambino tra le vittime” hanno detto i kapò della televisione. Come se nelle scuole vi fossero dei vecchi. Nel filmato, un medico norvegese spiega come Gaza sia abitata per lo più da giovani e giovanissimi, come sia impossibile non colpire i civili e come questa aggressione sia assolutamente intollerabile.
Se un qualunque altro paese colpisse una scuola con i missili andrebbe di fronte al tribunale dell’Aja, alla Milosevic. Israele no. Deve difendersi.
La corrispondenza di Vittorio Arrigoni.
Gilad Atzmon – “Vivere con i giorni contati in una terra rubata”.
Càpita spesso in questi giorni di discutere con interlocutori che difendono a spada tratta le ragioni di Israele.C’è chi, anche e soprattutto a sinistra o presunta tale, si caga sotto per la paura di passare per antisemita e dice “si, poverini i palestinesi, però quei razzi sulle popolazioni israeliane, eh -eh- eh “, agitando il ditino e facendo finta che le bombe da una tonnellata su una casa e un razzo Qassam siano la stessa cosa, finendo quindi per reggere il sacco a chi stermina i civili. Ho detto stermina, è una parola troppo forte, compagni kilombisti?
A parte i blog ultras-sionisti che a leggerli vien voglia di invadere la Polonia, c’è chi, da destra, sta con Israele perchè non possiamo non essere israeliani, perchè sente il richiamo del bastone e la retorica del diritto del più forte e si lascia inebriare dall’odore del fosforo bianco la mattina, e infine perchè i dirigenti goyim della destra ultimamente stanno tutti in coda per la circoncisione ad honorem.
Un caso particolare è rappresentato da chi, da ebreo, da destra o da sinistra, non riesce ad andare oltre la tifoseria ultras e si adegua passivamente a ciò che dei governanti corrotti (Olmert è inquisito, lo stiamo dimenticando?) e senza cuore come la Livni (quanto è cattiva, quella ragazza) stanno compiendo ai danni di una popolazione civile, che solo dei nazisti definirebbero “terrorista” in toto, bambini compresi.
Anche se si lasciano andare a qualche tiepido proposito di pace con i palestinesi, gli ebrei della diaspora (coadiuvati dai loro volonterosi goyim), alla fin fine sono come i tifosi di una squadra colta in flagrante a comperarsi gli scudetti: è sempre la squadra del cuore, e noi saremo ultras fino alla morte.
Pensare che è solo questione di ideologia e dirigenti. Basterebbe gettare alle ortiche il sionismo, cambiare musica, maledire Herzl e ricominciare daccapo in pace con gli altri popoli. Grande Israele, fottiti. Il problema è quello, non Hamas.
Chi difende Israele recita a memoria il corollario degli slogan sionisti che da sessant’anni ci vengono ripetuti continuamente a mo’ di mantra: è l’unica democrazia del medioriente, la terra non l’hanno rubata ma l’hanno regolarmente acquistata dagli inglesi, i palestinesi hanno sempre rifiutato gli accordi di pace quindi si fottano. Ora è di moda il tormentone “Israele ha diritto di difendersi”. Lo si ripete a pappagallo, senza nemmeno rendersi conto di ciò che si sta dicendo, come se si trattasse di una formula magica. Una maledizione, purtroppo, per il popolo palestinese.
Anch’io da bambina ho creduto alla bella favola sionista del paese che era riuscito a far crescere i pompelmi nel deserto (non importa che la Palestina, ai primi del Novecento, fosse una delle maggiori esportatrici di frutta del medioriente).
Poi, guarda caso, ho cominciato a leggere alcuni scrittori israeliani, per esempio David Grossman, Yoram Binur ed altri, e Babbo Natale è volato via per sempre. Anche Tom Segev nel “Settimo milione”, racconta le contraddizioni di un popolo assemblato più per compiacere un’ideologia fanatica che per vera convinzione, citando come esempio il dramma degli ebrei tedeschi emigrati negli anni trenta, obbligati ad abbandonare la cultura e la lingua tedesca per imparare una lingua ostica e lontana, l’ebraico, e sottoposti perfino ad ostracismo per le loro origini.
Israele sarà anche democratica per l’elite ashkenazita che la governa ma dal ’48 ad oggi non ha ancora avuto il tempo di darsi una costituzione. La popolazione araba non è considerata al pari di quella ebraica, checchè ne dicano i soliti instancabili PR sionisti. E’ anche una società profondamente classista, dove gli stessi ebrei non ashkenaziti, ovvero i sefarditi, per non parlare degli emigrati dalla Russia, degli ebrei etiopi ecc. vengono sottoposti a vere e proprie discriminazioni. Grossman parla, nel “Vento Giallo” di una società stratificata, dove in alto stanno i ricchi, poi gli ashkenaziti, poi i sefarditi e gli ebrei di altra origine, compresi i neri etiopi. Ancora più giù stanno i russi, poi i lavoratori stranieri. Scendendo verso gli inferi troviamo gli arabi israeliani e in fondo in fondo, così profondi che si fa fatica a scorgerli, i palestinesi. Un piccolo Sudafrica pre-Mandela, che però gode di una tifoseria molto ampia in ogni parte del mondo e di un formidabile e capillare ufficio di pubbliche relazioni.
Israele è molto brava a vendere di sé un immagine da Agenzia Turistica ma è l’unico paese al mondo che, se gli fai notare che la realtà non è così patinata come sembra, ti spara addosso.
E’ l’unico paese che pretende di vivere al di là delle leggi alle quali si devono attenere gli altri paesi del mondo. E’ un paese spocchioso che tiene per le palle perfino l’unica potenza mondiale. Mi ha fatto un po’ pena, decisamente, la portavoce del governo statunitense che stasera, pur di fronte all’abominio del bombardamento della scuola, ha dovuto comunque giurare fedeltà ad Israele.
E’ un paese che non uccide in guerra, è sempre spinto ad uccidere dal nemico. Non siamo al serial killer che uccideva perchè glielo ordinava il suo cane ma siamo comunque ad un buon livello di nevrosi.
E’ un paese paranoico che applica sistematicamente l’aggressione preventiva perchè “lo vogliono cancellare”. E’ come il bambino che è stato torturato da piccolo che da grande diventa omicida seriale.
Il disturbo compiuto ai danni dei “suoi”, comporta sempre una tremenda vendetta collettiva sugli “altri”. Il mio vicino mi disturba con lo stereo a tutto volume, gli butto giù la casa con la ruspa e gli sradico gli ulivi. Poi gli stermino la famiglia, così impara.
Diritto di difendersi vuol dire in pratica, per Israele, ave
re il diritto di uccidere indiscriminatamente i civili di un altro popolo, geneticamente fin troppo simile ma percepito come inferiore e quasi subumano.
E’ solo considerando il bambino palestinese non-bambino, non-umano, che riesci ad ammazzarlo e a non sentirti spaccartisi il cuore guardandone le lacrime.
Mi piacerebbe capire se alla Livni l’immagine di questo bambino della foto comporta qualche alterazione a livello emotivo. Io riesco a malapena a guardarlo, mi uccide.
Hanno diritto di difendersi. I palestinesi lanciavano i razzetti e quindi loro ne hanno ammazzati finora per rappresaglia più di 600. Oggi hanno tirato giù una scuola, facendo 30 morti in un botto. “Qualche bambino tra le vittime” hanno detto i kapò della televisione. Come se nelle scuole vi fossero dei vecchi. Nel filmato, un medico norvegese spiega come Gaza sia abitata per lo più da giovani e giovanissimi, come sia impossibile non colpire i civili e come questa aggressione sia assolutamente intollerabile.
Se un qualunque altro paese colpisse una scuola con i missili andrebbe di fronte al tribunale dell’Aja, alla Milosevic. Israele no. Deve difendersi.
La corrispondenza di Vittorio Arrigoni.
Gilad Atzmon – “Vivere con i giorni contati in una terra rubata”.
I nostri media, dall’abituale posizione a novanta gradi, si chiedono sbigottiti come sia stato possibile che un giornalista, una delle specie più miti ed arrendevoli nei confronti dei potenti, possa aver fatto un gesto tanto clamoroso nei confronti dell’Imperatore del Petrolio in persona, tirandogli addosso non un cavalletto da fotografo ma addirittura le proprie scarpe.
Capisco lo sconcerto. E’ come quando il cucciolone fino ad allora mansueto improvvisamente mozzica il bambino che gli ha tirato la coda e torto le orecchie fin da quando è nato. Tutti a gridare di abbattere la bestiaccia irriverente ed ingrata. Cosa gli è preso? Chissà cosa diavolo ci mettono in quelle crocchette per animali.
Pensano sia capitato lo stesso con Muntasser al-Saidi, sciita di 28 anni, giornalista televisivo, in passato vittima degli squadroni della morte fiancheggiatori della coalizione di liberatori dell’Iraq, rapito e torturato.
Per i lecchè della stampa occidentale, Muntasser avrebbe dovuto chiedere lui di leccare le scarpe a Bush in segno di sottomissione. Fantasia feticista che gli insetti di tutto il mondo fanno abitualmente. Invece gli si è rivoltato contro, aggredendolo e insultandolo, ma che strano fenomeno.
Certo è più facile immaginare che Brunetta si alzi domattina di venti centimetri più alto che pensare a Bruno Vespa che lancia una Tod’s addosso ad un politico, seppure dell’opposizione.
No, dev’essere l’aria malsana dell’Iraq, l’uranio impoverito, le armi chimico-batteriologiche, la Sindrome del Golfo.
Infatti hanno sottoposto il lanciatore di scarpe a perizia psichiatrica e ad esame tossicologico. Già, uno che si incazza sentendo le minchiate di Bush, sentendolo cazzeggiare su una guerra che ha provocato migliaia e migliaia di morti, può essere solo un pazzo scatenato.
Vogliono dargli sette anni di galera per aver mancato il presidente americano. Sette anni se ci fu premeditazione, solo due se si trattò di raptus.
Bush, dal canto suo, è stato bravo ad intercettare e schivare entrambe le calzature, bisogna ammetterlo. Se avesse avuto una mazza da baseball in mano avrebbe potuto perfino tentare un fuoricampo.
Povero George, irriso da un Giovan Battista Perasso qualunque. Si può proprio dire che la sua presidenza è finita in una scarpata.
Vogliate ora gradire, per tutti gli amanti delle scarpe, anche in senso feticistico, il seguente filmatino (di rara bruttezza stilistica).
I nostri media, dall’abituale posizione a novanta gradi, si chiedono sbigottiti come sia stato possibile che un giornalista, una delle specie più miti ed arrendevoli nei confronti dei potenti, possa aver fatto un gesto tanto clamoroso nei confronti dell’Imperatore del Petrolio in persona, tirandogli addosso non un cavalletto da fotografo ma addirittura le proprie scarpe.
Capisco lo sconcerto. E’ come quando il cucciolone fino ad allora mansueto improvvisamente mozzica il bambino che gli ha tirato la coda e torto le orecchie fin da quando è nato. Tutti a gridare di abbattere la bestiaccia irriverente ed ingrata. Cosa gli è preso? Chissà cosa diavolo ci mettono in quelle crocchette per animali.
Pensano sia capitato lo stesso con Muntasser al-Saidi, sciita di 28 anni, giornalista televisivo, in passato vittima degli squadroni della morte fiancheggiatori della coalizione di liberatori dell’Iraq, rapito e torturato.
Per i lecchè della stampa occidentale, Muntasser avrebbe dovuto chiedere lui di leccare le scarpe a Bush in segno di sottomissione. Fantasia feticista che gli insetti di tutto il mondo fanno abitualmente. Invece gli si è rivoltato contro, aggredendolo e insultandolo, ma che strano fenomeno.
Certo è più facile immaginare che Brunetta si alzi domattina di venti centimetri più alto che pensare a Bruno Vespa che lancia una Tod’s addosso ad un politico, seppure dell’opposizione.
No, dev’essere l’aria malsana dell’Iraq, l’uranio impoverito, le armi chimico-batteriologiche, la Sindrome del Golfo.
Infatti hanno sottoposto il lanciatore di scarpe a perizia psichiatrica e ad esame tossicologico. Già, uno che si incazza sentendo le minchiate di Bush, sentendolo cazzeggiare su una guerra che ha provocato migliaia e migliaia di morti, può essere solo un pazzo scatenato.
Vogliono dargli sette anni di galera per aver mancato il presidente americano. Sette anni se ci fu premeditazione, solo due se si trattò di raptus.
Bush, dal canto suo, è stato bravo ad intercettare e schivare entrambe le calzature, bisogna ammetterlo. Se avesse avuto una mazza da baseball in mano avrebbe potuto perfino tentare un fuoricampo.
Povero George, irriso da un Giovan Battista Perasso qualunque. Si può proprio dire che la sua presidenza è finita in una scarpata.
Vogliate ora gradire, per tutti gli amanti delle scarpe, anche in senso feticistico, il seguente filmatino (di rara bruttezza stilistica).
http://www.youtube.com/v/mn_iX7vybGU&hl=it&fs=1
I nostri media, dall’abituale posizione a novanta gradi, si chiedono sbigottiti come sia stato possibile che un giornalista, una delle specie più miti ed arrendevoli nei confronti dei potenti, possa aver fatto un gesto tanto clamoroso nei confronti dell’Imperatore del Petrolio in persona, tirandogli addosso non un cavalletto da fotografo ma addirittura le proprie scarpe.
Capisco lo sconcerto. E’ come quando il cucciolone fino ad allora mansueto improvvisamente mozzica il bambino che gli ha tirato la coda e torto le orecchie fin da quando è nato. Tutti a gridare di abbattere la bestiaccia irriverente ed ingrata. Cosa gli è preso? Chissà cosa diavolo ci mettono in quelle crocchette per animali.
Pensano sia capitato lo stesso con Muntasser al-Saidi, sciita di 28 anni, giornalista televisivo, in passato vittima degli squadroni della morte fiancheggiatori della coalizione di liberatori dell’Iraq, rapito e torturato.
Per i lecchè della stampa occidentale, Muntasser avrebbe dovuto chiedere lui di leccare le scarpe a Bush in segno di sottomissione. Fantasia feticista che gli insetti di tutto il mondo fanno abitualmente. Invece gli si è rivoltato contro, aggredendolo e insultandolo, ma che strano fenomeno.
Certo è più facile immaginare che Brunetta si alzi domattina di venti centimetri più alto che pensare a Bruno Vespa che lancia una Tod’s addosso ad un politico, seppure dell’opposizione.
No, dev’essere l’aria malsana dell’Iraq, l’uranio impoverito, le armi chimico-batteriologiche, la Sindrome del Golfo.
Infatti hanno sottoposto il lanciatore di scarpe a perizia psichiatrica e ad esame tossicologico. Già, uno che si incazza sentendo le minchiate di Bush, sentendolo cazzeggiare su una guerra che ha provocato migliaia e migliaia di morti, può essere solo un pazzo scatenato.
Vogliono dargli sette anni di galera per aver mancato il presidente americano. Sette anni se ci fu premeditazione, solo due se si trattò di raptus.
Bush, dal canto suo, è stato bravo ad intercettare e schivare entrambe le calzature, bisogna ammetterlo. Se avesse avuto una mazza da baseball in mano avrebbe potuto perfino tentare un fuoricampo.
Povero George, irriso da un Giovan Battista Perasso qualunque. Si può proprio dire che la sua presidenza è finita in una scarpata.
Vogliate ora gradire, per tutti gli amanti delle scarpe, anche in senso feticistico, il seguente filmatino (di rara bruttezza stilistica).
http://www.youtube.com/v/7OU7Nezg7Ls&hl=it&fs=1
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