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Però la vecchia è di pellaccia dura, non so se basteranno.
“Un effetto legato al progressivo aumento del bollo d’imposta sul dossier titoli, che aumenterà subito da 34,2 a 120 euro per arrivare a 150 nel 2013. Con il paradosso che a rimetterci sarebbero proprio i piccoli risparmiatori, perché con l’aumentare dell’esposizione finanziaria l’impatto dell’imposta si diluisce. E così 25mila euro investiti che oggi valgono 432,3 euro netti, sono pronti a scendere a 346,5 dopo la manovra (-20%) e a 316,5 euro nel 2013 (-27%). (“La Repubblica”, 6 luglio 2011)
Ci sono cose che non si reggono più, neppure con sforzi inauditi di sopportazione e il Giobbe mode on a tavoletta.La prima in assoluto è l’individuo denominato Berlusconi con il suo voler restare aggrappato allo scoglio peggio di una cozza infetta, nonostante stiano cercando in tutti i modi di scalzarlo con il coltellino.
Da vecchia diva incapace di ammettere di approssimarsi al capolinea biologico, oltre che di avere obiettivamente sciroppato i maroni con i suoi isterismi, non ha ancora capito che c’est Fini, BigBen ha detto stop. Che non basteranno i compassionate journalists come Max Minzolini e Max Fede a recapitargli lettere farlocche di fans con le mutandine bagnate allegate e sondaggi sempre più pietosi a suon di 80% di consensi per tenerlo su. Non c’è niente di male ad avere il 36% dei voti se non se ne vuole avere più del 50.
Norma Desmond vuole il suo primo piano. E dateglielo, purchè dopo si levi dai coglioni. Possibilmente in saecula saeculorum.
Prima delle vacanze ho visto “Draquila”. La cosa più agghiacciante del film è la parte sul PD, quando la Guzzanti fa vedere la tristissima tenda che dovrebbe essere la sede del maggiore partito di opposizione nelle aree terremotate, vuoto, disabitato, forse dichiarato inagibile come l’intera pericolante sinistra italiana.
Ecco, la più devastante immagine dello stato dell’arte dell’opposizione italiana si evince dall’opera di un’artista di sinistra ed il bello è che loro, i piddini grigi, i dirigenti, non si accorgono della loro insostenibile inutilità. La sinistra, quando si siede alle scrivanie degli uffici dirigenti, perde la capacità di vedere i propri difetti. Resta inamovibile nella sua ottusità e nelle sue antipatie.
No Grillo no, puah, che schifo. Non solo Grillo o Di Pietro, ma chiunque non risponda a certi canoni prestabiliti come il grigiore cadaverico e il rigor mortis mentale, l’attitudine all’inciuciamento con il nemico e l’eloquio politichese vecchio stile, non può essere ammesso a diventare leader dell’opposizione. Un vero leader de sinistra, mica pizza e fichi. Anzi, pizza e Nichi.
Magari si buttano su uno come Vendola che, con tutta la buona volontà, come avversario di Berlusconi non ha più chances di un Diliberto dei tempi andati, uno che al Caimano le ha cantate meglio dei tre tenori a cappella.
Sono così, hanno gli innamoramenti estivi, i piddini. Prima er Uolter, ora il Nichi. Credono che nel paese dove lo sport nazionale sta diventando, soppiantato il noiosissimo pallone, il “picchia un gay ogni giorno, lui sa perchè” e gli omofobi fanno gran carriera grazie ai dirigenti piddini, il Nichi possa soppiantare il vecchio wannabe trombatore con la pompetta. La folla è femmina, non è un bel maschione, purtroppo.
Nichi Vendola si, quindi, e Beppe Grillo no, perchè al piddino gli sta antipatico. Perchè non aveva la tessera. Basterebbe dire che nemmeno Grillo ha la stoffa di un leader e bona lé, invece ci si accalorano proprio. Di Pietro, ohibò, Grillo puah. Stomaci delicati. Poi masticano da anni D’Alema e Fassino. Hanno perfino ingoiato la Binetti con il cilicio puntuto rischiando la perforazione dell’esofago.
Leggo anche laceranti lamentazioni sul fatto che la sinistra si lasci ormai rappresentare da Fini. Ohibò, l’ex fascista. Se i discorsi che fanno i dirigenti del PD sono quelli che si sentono e soprattutto le azioni politiche sono quelle che sono, un inciucio schifoso dopo l’altro, non ci si deve meravigliare che uno poi si butti a destra.
Il nostro, intervistato oggi, ha dichiarato che un eventuale nuovo esecutivo non potrebbe essere guidato da Berlusconi (è ovvio, Monsieur LaPalisse) e che le elezioni con questa legge elettorale (che anche loro hanno contribuito a varare!!) non sono auspicabili, e che Tremonti forse, magari, potrebbe andare bene. E’ noto che Tremonti viene da Urano e non dal partito di Berlusconi.
Andiamo avanti.
“Un grande partito come il Pd” non puo chiudersi “nella boria” ma “deve pensare all’Italia” e deve “avere disponibilità e generosità”.
Che cosa vi sia da andar fieri nel PD è un mistero. E poi, dobbiamo dedurre che finora il PD non ha pensato all’Italia? Io temo che abbia pensato soprattutto, negli ultimi dieci anni, a non danneggiare Berlusconi’.
“Qui succede l’ira di Dio e la televisione (della Rai) che fa? Va in vacanza! E allora dovremmo tagliare il canone del mese di agosto!”
Già, chi ha lasciato che la RAI finisse ingoiata nella gola profonda del berlusconismo mediasettico? Chi non ha mosso un pelo intrachiappico contro il conflitto di interessi?
La più bella però è quando Bersani dice:
“Qui non è in discussione il sistema bipolare che è nel dna degli italiani. Il bipolarismo può essere migliorato dando flessibilità e radicamento di democrazia parlamentare efficace e non populista”.
Da bravo quadro gli è scappato un vento di politichese e un accenno di supercazzola prematurata di sbiriguda con la proporzionale secca come fosse Fanfani.
Il sistema bipolare nel DNA degli italiani??? Bersani confonde il guelfoghibellinismo ed il più recente tifo da stadio con l’alternanza democratica tra parti politiche tipica dei paesi civili. Ma Cristosanto, in che mondo vive? Crede di stare a Downing Street e invece è in curva al suono di “chi non salta comunista è”.
“Ha ragione Tremonti, senza posto fisso non si campa”. Questa è la risposta che i lettori di Repubblica hanno votato in maggioranza nel sondaggio dedicato alla domanda lapalissiana* se fosse meglio il posto fisso o la precarietà.
Salvo poi, il giorno dopo, riavutosi dal momento di smarrimento, prendere le distanze da Fra Tremontino da Sondrio, il neo-dolciniano no global, l’eretico del posto fisso, il profeta dell’ovvia conclusione che è meglio avere la certezza del domani piuttosto che vivere sul filo del rasoio.
Di questo si tratta, in fondo. Avere un contratto a tempo indeterminato, con le sue belle tutele, ti permette di fare qualche progettino per l’immediato futuro come l’acquisto della casa, il matrimonio, il togliersi qualche sfizio. Se sei ancora in età da riproduzione ti permette di figliare e mantenere la prole. Non si parla del fatto di entrare in una ditta e lavorarci quarant’anni come succedeva una volta. Cambiare lavoro, se lo si desidera, è cosa buona e giusta.
C’è un tipo di capitalismo, però, che ti costringe a campare alla giornata, senza sapere se domani lavorerai ancora o no. Un sistema che se ne frega delle tue esigenze di programmazione di vita. Ti usa, ti spreme e poi ti getta.
Chi è soggetto a questa tortura della precarietà non è certo la Signorina Emmo o Fra Brunettolo e nemmeno l’eretico Fra Tremontino. Loro fanno parte di una casta che il posto fisso non l’ha mai abbandonato. Anzi, se lo tramanda di padre in figlio, di marito in moglie. Gente abbarbicata alla sua posizione di privilegio e che non ha alcuna intenzione di dividerla con gli altri. Loro stipendiati lautamente a vita e gli altri sotto il giogo della precarietà.
Una visione molto medievale, in fondo, altro che tardocapitalistica. Il popolo che paga le decime alla nobiltà ed al clero ed il Signore che per magnanimità decide di togliere le tasse a suo puro capriccio. Oggi a te, domani a quelli laggiù. Toh, quanto sono buono e giusto.
Apro una parentesi. Per continuare con le ovvietà, sarebbe meglio tagliare le tasse ai lavoratori dipendenti ed ai pensionati più che ai professionisti ed ai commercianti. Cioè privilegiare coloro che non possono materialmente evaderle, le tasse.
Rimane il dubbio sul tipo di gioco che stanno giocando Fra Tremontino l’Eretico con il suo grido “de-licenziagite!” e il suo compare Umbertino da Varese, pronto a schierare i carrocci a testuggine a difesa del ministro del PDL. Ci fanno o ci sono?
Che Iddio mi conceda la grazia di essere testimone trasparente e cronista fedele di quanto sta avvenendo in un luogo remoto a nord del continente africano, in un paese di cui è pietoso e saggio tacere anche il nome.
Ed ora un po’ di sana musica medievale, Salvatore Remix.
“Non è un intervento caritatevole, i bisognosi esistono e vanno considerati”. (Giulio Tremonti)
Ho un dubbio. Ho paura che anche stavolta, con la meravigliosa iniziativa della Social Card, varata dal nostro amato governo, sentiremo un pizzicorino inequivocabile dalle parti del fondoschiena.
In una precedente versione del governo Berlusconi, non ricordo se la 2.0 o la 3.0, tra le promesse elettorali da marinaio vi fu quella di aumentare le pensioni minime a 500 euro mensili.
Fu detto proprio così generalizzando. Molti ci cascarono e credettero che a tutti, automaticamente, sarebbe arrivato a casa l’aumento. Da come aveva detto Berlusconi doveva essere così.
Invece i pensionati scoprirono, una volta informatisi al patronato, che 1) la cosa non era automatica ma bisognava presentare la relativa domanda; 2) non tutti i pensionati al minimo ne avevano diritto ma solo coloro che non superavano i 7.069,27 euro annui di reddito e avevano più di settant’anni. Attenzione, se il pensionato richiedente conviveva con il coniuge, il reddito era da considerarsi cumulativo e non doveva superare gli 11.943,88 euro. Se uno dei due avesse anche avuto diritto all’aumento, cumulando reddito con il coniuge avrebbe potuto superare facilmente il limite del reddito familiare complessivo.
Non solo, ma per presentare domanda di aumento era necessario compilare la dichiarazione ISEE che normalmente ti chiede se possiedi immobili, quanti soldi hai in banca tra conto corrente e titoli, quanto percepisci di reddito da lavoro o da pensione e quanti peli hai nelle orecchie (mi sono contenuta).
E’ per queste clausole scritte in piccolo sul contratto con gli italiani che, di 4.000.000 di pensionati con meno di 500 euro al mese, solo 1.800.000 alla fine hanno ottenuto il famoso aumento.
Per ironia della sorte, chi ha veramente aumentato le pensioni e senza considerare il reddito da abitazione e cumulativo ma solo quello individuale è stato il governo Prodi nel 2007, il tanto vituperato dai berlusconidi. E’ parimenti stato il governo Prodi a firmare il decreto per l’apertura delle discariche che hanno permesso poi al nano di far bella figura ripulendo il centro di Napoli, ma lasciamo perdere.
Tornando a questa Social Card, come ci spiegano i giornali, essa consisterà in una tessera tipo bancomat o mastercard ma non a credito illimitato come quella della signora Beckham, eh si, ciccia!, ma ricaricata con ben quaranta euro al mese.
Ricordate quando dicevo che i cento euro che alla zia ricca servono solo per la messa in piega a noi dovrebbero bastare un mese? E’ la stessa mentalità. Sono poveri? Diamogli una miseria, se no che poveri sono? Tanto loro si accontentano di poco. Una tazza di latte tiepido e una brioscina.
Quaranta euro al mese. Nemmeno il buon gusto di darne 51,65 che, psicologicamente, sarebbero state le vecchie centomila lire.
Si, però avrai anche lo sconto del 5% in alcuni supermercati. La tessera è anonima, non è umiliante, si schermiscono i genialoidi che l’hanno inventata ma immagino che dovrai esibirla alla cassa per ottenere lo sconto. Quindi?
Anche per la Pover Card è necessaria la dichiarazione ISEE che, si badi bene, è il classico strumento di un Fisco che fa le pulci ai poveri invece di farle ai ricchi. Vuoi risparmiare il canone Telecom? Presenta l’ISEE, ovvero il certificato di povertà. Questa volta, invece del certificato o della tessera annonaria ci danno una finta carta di credito, che però alla cassa ti farà sentire quasi come la signora Beckham che fa acquisti in Montenapo.
Come noi da bambini che mettevamo la molletta con la carta da gioco tra i raggi della bicicletta per far finta di avere la moto.
Ah, una preghiera: potrebbero Berlusconi e gli esponenti del suo governo non usare le parole bisognosi e meno fortunati ma chiamarli più correttamente poveri? No, perchè ci dà sui nervi, grazie.












