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Ieri mattina, in spiaggia a Cesenatico, c’erano i Piddini grigi con le pesche e lo slogan “Il governo è alla frutta”. Una descrizione più dettagliata dell’evento potete trovarla nel post di esattamente un anno fa, visto che quella di domenica ne era una quasi identica ripetizione.
Una situazione parecchio straniante. Sapete, come vedere passare il gatto nero una seconda volta. Il Deja vu e il bug nella matrice.
Stessa spiaggia e stesso mare ma sicuramente con minori forze in campo rispetto all’anno scorso. Un paio di volontari, due bandierine e appena due o tre misere cassette di nettarine nonostante di questi tempi, tra l’altro, te le tirino dietro perché non valgono niente e gli agricoltori della nostra zona ne stiano sostituendo le piante con distese di pannelli solari. Ecco, anche la scelta di un frutto perdente ed in crisi può avere un significato simbolico devastante.
Quest’anno non mi sono fermata a discutere con i volontari perchè sarebbero volati gli stracci. Ho fatto finta di nulla, ho innestato la modalità ” nun ce prova’ “, loro non mi hanno fermata e sono passata oltre. Peccato per la pesca, con il caldo che faceva sarebbe stata un ristoro. Però mi conosco, avrei attaccato briga e non ne avevo voglia, di domenica e in pieno relax marinaro.
Ad ogni modo rivedere, a distanza di un anno, la stessa scenetta inconcludente mi ha fatto impressione.
Mi ha fatto una tristezza terribile e mi ha dato l’idea della pochezza di questo partito bestemmia che aspetta solo che Berlusconi faccia un passo indietro oppure rimanga sotto boccaglio o venga eliminato da un’operazione in nero della CIA per mettersi al suo posto con i Penati al posto dei Milanese (per carità, tutti innocenti fino a prova contraria, eh?)
I piddini che mi leggono si incazzeranno, lo so, ma purtroppo anche quella che sembra pochezza, inconcludenza ed innocua bonarietà di un partito inutile è una strategia precisa ed è un comportamento voluto dall’adesione di questi collaborazionisti al pensiero unico globale.
Cosa dicono Bersani e Berlusconi? Che: “Non c’è alternativa”. Non c’è alternativa al PD come partito d’opposizione e non c’è alternativa a Berlusconi a destra.
A proposito di mancanza di alternativa, che fine ha fatto la campagna “a porta a porta” preannunciata l’autunno scorso dal PD?
Il brutto è che non è mica farina del loro sacco, questo pensiero unico. E’ il vecchio “THERE IS NO ALTERNATIVE” (TINA) di Margaret Thatcher.
In soldoni e tradotto in tutte le lingue: “il mondo è questo e ve lo ciucciate così”. Con la globalizzazione, il mercato dei pirati della Malesia, le borse, gli Standard & Poors (dove i poors saremmo noi) e la forbice tra quelli che pagano sempre e gli altri che non pagano mai che ormai si sta spezzando.
E loro che comandano perché “non c’è alternativa, bla, bla”, con l’enunciato del Marchese del Grillo a tradurre il bla bla. Al limite, proprio proprio per farci contenti e darci l’illusione della democrazia, un po’ governa una B e poi l’altra. Tanto non c’è alternativa a questo Bed & Breakfast. O mangi questa colazione o la salti proprio.
Altro che pesche. Bisognerà proprio che questa benedetta alternativa, che è nascosta bene da qualche parte ma c’è, ce la troviamo da soli.
Ad integrazione della commemorazione del decennale delle giornate di Genova, vi propongo anche un video della segreteria del GLF: “La gestione dell’ordine pubblico a Genova.”
Il nanerottolo pittato potrà anche essersi comprato qualche arbitro e può tentare di allargare a dismisura la sua collezione di corpivendoli ma, basta leggere i giornali stranieri che raccontano la situazione italiana per quella che è veramente, senza fronzoli favolistici, per capire che il suo destino è comunque segnato.
Il generale inverno non si farà comperare tanto facilmente a suon di dobloni perché porterà ancora più scontento in un paese immobilizzato nell’incantesimo malvagio del berlusconismo, con il boss pittato che sarà costretto a preoccuparsi solo del suo delirio di impunità.
Se con Tangentopoli gli italiani tirarono le monetine ai ladri, qui non basterebbero le riserve auree di Fort Knox, perché il livello di corruzione generalizzata, di spregio per le istituzioni, di occupazione selvaggia della cosa pubblica e del suo stupro aggravato e continuato ha raggiunto livelli inimmaginabili. Bettino rischia di essere seriamente retrocesso al grado di ladro di polli rispetto a questi attuali delinquenti dediti al sacco delle istituzioni a suon di prebende, assunzioni e pretese di privilegi.
Ricordatevi l’ammonimento di Kossiga. In fondo dobbiamo ringraziarlo, perché ci ha svelato le prossime mosse del nemico in modo che possiamo prevederle ma dubito che qualcuno stia facendo tesoro di questa preziosa eredità.
Così poi avrei la scusa per scatenare la reazione violenta non delle forze dell’ordine in generale, ma di quelle che tengo in serbo per le grandi occasioni tipo G8 di Genova, quelle che hanno licenza di menare e, se necessario, di uccidere. Condirei il tutto con infiltrati di ogni genere: gente dei servizi, ultras pallonari, estremisti vogliosi di andare a combattere le zecche. Avrei gioco facile perchè c’è sempre qualche centrosocialista imbecille convinto di poter “violare la zona rossa”, offrendomi il fianco. Se per disgrazia ci scappasse il morto o più di uno, con i media al guinzaglio sarebbe uno scherzo proibire le manifestazioni e scoraggiare qualunque dissenso con un atto di forza. Lo ha detto Kossiga, io cito solo a memoria.
Da quello che si è visto ieri a Roma, un casino senza regole, con infiltrati e provocatori a iosa, ci vuole una risposta precisa ed urgente. Possibilmente non ambigua.
Non basta, secondo me, svegliarsi stamattina con un bel caffè forte e gridare: “C’erano gli infiltrati!” Chiedere a Maroni, che poveretto cosa vuoi che ti risponda, di riferire in Parlamento. Perchè D’Alema, l’esperto in notti cilene che sta appollaiato al Copasir, non può far nulla? Queste grida scandalizzate, caro dirigentume piddino, sono assolutamente insufficienti. A proposito, che fine ha fatto la famosa Commissione d’Indagine sul G8 di Genova che era stata promessa in uno degli ultimi programmi elettorali? Quello bello grosso con la copertina gialla.
Parlando di Genova, allora i piddini si chiamavano in un altro modo ma tanto sono sempre loro, presero una decisione: non partecipare alle manifestazioni, lasciare i manifestanti da soli in piazza e negare loro, di conseguenza, qualsiasi protezione da servizio d’ordine.
Per carità, politicamente fecero la cosa giusta, non essendo certo un partito antisistema. Sarebbe stato comico vedere Fassino manifestare contro le banche.
Però hanno anche lasciato tanta gente, che voleva solo pacificamente (ed ingenuamente) protestare contro la globalizzazione, e lo faceva per la prima volta, in balìa dei violenti e della repressione.
Mi dicono poi che quella cosa chiamata “servizio d’ordine del PCI”, un corpo di volontari formato da nerboruti operai, camalli genovesi, perfino vigili del fuoco che andavano in piazza a protezione delle manifestazioni di partito e del sindacato, contro le infiltrazioni e le provocazioni, non esiste più da quando le prese dai katanghesi nel ’77. Secondo me esiste ancora, quando si deve andare a San Giovanni a dire che siamo milioni di milioni, con Bersani e Veltroni. Che fa pure rima. E’ che non lo cedono tanto facilmente.
Ecco, vorrei solo sapere questo. Ho questa curiosità. Se monterà la protesta di quei lavoratori che la sinistra dice di difendere, se la voglia di scendere in piazza a protestare sarà sempre più forte, ci sarà qualcuno a difenderli? Da che parte starà il piddì?
Stavo pensando al tradizionale Cenone di Natale, che poi a casa mia è un Pranzone, visto che la sera della vigilia si cena a base di pesce e derivati e il 25 a pranzo si va a cappelletti in brodo di cappone, pasticcio di maccheroni, panettone, torrone e vari ammazzacaffé.
Riflettevo ancora una volta sulla spaventosa quantità di sofisticazioni, adulterazioni, vere e proprie truffe compiute sui cibi, gentilmente offerte da quel mostro sanguinario che è la globalizzazione.
Mi è già capitato di scrivere qualcosa sulla mia xenofobia alimentare, cioè sul fatto che il cibo di provenienza esotica che ormai domina i supermercati francamente mi disgusta perchè lo immagino preparato in condizioni igieniche spaventose e contaminato dalle più indicibili porcherie e sostanze tossiche. Come tutti i razzismi è assurdo perchè anche dalle nostre parti, in quanto a zozzeria, non scherzano. Però, tant’è, alla vongola del Mar Nero preferisco sempre, pur aborrendola, la cozza nostra.
L’altro ieri mi hanno servito un pesciaccio insapore e vagamente gelatinoso spacciato per coda di rospo; un animalaccio che nemmeno sei chili di capperi e peperoncino erano riusciti ad insaporire. Dopo aver sapientemente fatto parlato l’oste, perchè non mi facevo persuasa che si trattasse della gloriosa Rana Pescatrice nostrana, ho saputo che era un non ben identificato pesce del Pacifico, parente dell’odioso Pangasio e nemmeno lontano collaterale della rana.
Che volete, mi dicono pesce del Pacifico e io immagino gli effetti dello Tsunami del 2004 sulla catena alimentare ittica. E’ più forte di me. Oppure penso a certi incubi cronenberghiani.
Per reazione, questo Natale sulla mia tavola ci sarà un cappone che proviene da un’azienda agricola sita a meno di una quindicina di chilometri da Faenza, animale che ho personalmente sottoposto ad autopsia e sezionamento e che se avesse potuto parlare mi avrebbe volentieri mandato affanculo in romagnolo.
Per il resto degli ingredienti del pranzo mi raccomanderò l’anima a Dio.
Negli ultimi tempi, le continue notizie su sempre nuove adulterazioni e truffe alimentari ci stanno portando a limitare se non a escludere del tutto un numero impressionante di cibi. Il menu del profitto a tutti i costi, anche a scapito della salute pubblica ci offre una serie infinita di prelibatezze.
Settore lattiero-caseario: formaggi scaduti, ammuffiti e marci riciclati nel grattugiato, sottilette dove potrebbe esserci rimasto mescolato dentro qualche topino e suoi derivati, mozzarelle teutoniche di origine innominabile, latte alla melamina oppure allungato con l’ammoniaca.
Carni ed insaccati: maiali irlandesi alla diossina, pesci pescati ai tempi delle guerre puniche, congelati, scongelati, ricongelati e rivenduti come freschi, la new entry di questi ultimissimi giorni prosciutto, scaduto da anni, putrefatto e riciclato nei discount.
Riusciamo a salvarci con i vegetali? Macchè, abbiamo fatto i conti senza i pesticidi che contaminano i seguenti prodotti: pesche, mele, peperoni dolci, sedano, nocepesca, fragole, ciliegie, lattuga (ricordate le verdure a foglia larga del dopo Chernobyl?), uva di importazione, pere, spinaci, patate.
Non ci si salva nemmeno con i cibi di lusso: caviale contraffatto e spumante camuffato da Champagne, soprattutto nel prezzo. Citiamo infine, per non far torto a nessuno, il famoso vino al metanolo e l’olio contaminato con la colza.
Se andiamo al ristorante è peggio. Quasi quasi si rischia di dover rivalutare McDonald’s e le sue patatine immortali.
Come ci si salva? Escludendo il digiuno, per ovvi motivi, non resta che sperare nell’effetto omeopatico del veleno. Chissà, magari, con tutte le tossine che mangiamo tutti i giorni l’Amanita Phalloides ormai ci fa una sega.
Stavo pensando al tradizionale Cenone di Natale, che poi a casa mia è un Pranzone, visto che la sera della vigilia si cena a base di pesce e derivati e il 25 a pranzo si va a cappelletti in brodo di cappone, pasticcio di maccheroni, panettone, torrone e vari ammazzacaffé.
Riflettevo ancora una volta sulla spaventosa quantità di sofisticazioni, adulterazioni, vere e proprie truffe compiute sui cibi, gentilmente offerte da quel mostro sanguinario che è la globalizzazione.
Mi è già capitato di scrivere qualcosa sulla mia xenofobia alimentare, cioè sul fatto che il cibo di provenienza esotica che ormai domina i supermercati francamente mi disgusta perchè lo immagino preparato in condizioni igieniche spaventose e contaminato dalle più indicibili porcherie e sostanze tossiche. Come tutti i razzismi è assurdo perchè anche dalle nostre parti, in quanto a zozzeria, non scherzano. Però, tant’è, alla vongola del Mar Nero preferisco sempre, pur aborrendola, la cozza nostra.
L’altro ieri mi hanno servito un pesciaccio insapore e vagamente gelatinoso spacciato per coda di rospo; un animalaccio che nemmeno sei chili di capperi e peperoncino erano riusciti ad insaporire. Dopo aver sapientemente fatto parlato l’oste, perchè non mi facevo persuasa che si trattasse della gloriosa Rana Pescatrice nostrana, ho saputo che era un non ben identificato pesce del Pacifico, parente dell’odioso Pangasio e nemmeno lontano collaterale della rana.
Che volete, mi dicono pesce del Pacifico e io immagino gli effetti dello Tsunami del 2004 sulla catena alimentare ittica. E’ più forte di me. Oppure penso a certi incubi cronenberghiani.
Per reazione, questo Natale sulla mia tavola ci sarà un cappone che proviene da un’azienda agricola sita a meno di una quindicina di chilometri da Faenza, animale che ho personalmente sottoposto ad autopsia e sezionamento e che se avesse potuto parlare mi avrebbe volentieri mandato affanculo in romagnolo.
Per il resto degli ingredienti del pranzo mi raccomanderò l’anima a Dio.
Negli ultimi tempi, le continue notizie su sempre nuove adulterazioni e truffe alimentari ci stanno portando a limitare se non a escludere del tutto un numero impressionante di cibi. Il menu del profitto a tutti i costi, anche a scapito della salute pubblica ci offre una serie infinita di prelibatezze.
Settore lattiero-caseario: formaggi scaduti, ammuffiti e marci riciclati nel grattugiato, sottilette dove potrebbe esserci rimasto mescolato dentro qualche topino e suoi derivati, mozzarelle teutoniche di origine innominabile, latte alla melamina oppure allungato con l’ammoniaca.
Carni ed insaccati: maiali irlandesi alla diossina, pesci pescati ai tempi delle guerre puniche, congelati, scongelati, ricongelati e rivenduti come freschi, la new entry di questi ultimissimi giorni prosciutto, scaduto da anni, putrefatto e riciclato nei discount.
Riusciamo a salvarci con i vegetali? Macchè, abbiamo fatto i conti senza i pesticidi che contaminano i seguenti prodotti: pesche, mele, peperoni dolci, sedano, nocepesca, fragole, ciliegie, lattuga (ricordate le verdure a foglia larga del dopo Chernobyl?), uva di importazione, pere, spinaci, patate.
Non ci si salva nemmeno con i cibi di lusso: caviale contraffatto e spumante camuffato da Champagne, soprattutto nel prezzo. Citiamo infine, per non far torto a nessuno, il famoso vino al metanolo e l’olio contaminato con la colza.
Se andiamo al ristorante è peggio. Quasi quasi si rischia di dover rivalutare McDonald’s e le sue patatine immortali.
Come ci si salva? Escludendo il digiuno, per ovvi motivi, non resta che sperare nell’effetto omeopatico del veleno. Chissà, magari, con tutte le tossine che mangiamo tutti i giorni l’Amanita Phalloides ormai ci fa una sega.
Stavo pensando al tradizionale Cenone di Natale, che poi a casa mia è un Pranzone, visto che la sera della vigilia si cena a base di pesce e derivati e il 25 a pranzo si va a cappelletti in brodo di cappone, pasticcio di maccheroni, panettone, torrone e vari ammazzacaffé.
Riflettevo ancora una volta sulla spaventosa quantità di sofisticazioni, adulterazioni, vere e proprie truffe compiute sui cibi, gentilmente offerte da quel mostro sanguinario che è la globalizzazione.
Mi è già capitato di scrivere qualcosa sulla mia xenofobia alimentare, cioè sul fatto che il cibo di provenienza esotica che ormai domina i supermercati francamente mi disgusta perchè lo immagino preparato in condizioni igieniche spaventose e contaminato dalle più indicibili porcherie e sostanze tossiche. Come tutti i razzismi è assurdo perchè anche dalle nostre parti, in quanto a zozzeria, non scherzano. Però, tant’è, alla vongola del Mar Nero preferisco sempre, pur aborrendola, la cozza nostra.
L’altro ieri mi hanno servito un pesciaccio insapore e vagamente gelatinoso spacciato per coda di rospo; un animalaccio che nemmeno sei chili di capperi e peperoncino erano riusciti ad insaporire. Dopo aver sapientemente fatto parlato l’oste, perchè non mi facevo persuasa che si trattasse della gloriosa Rana Pescatrice nostrana, ho saputo che era un non ben identificato pesce del Pacifico, parente dell’odioso Pangasio e nemmeno lontano collaterale della rana.
Che volete, mi dicono pesce del Pacifico e io immagino gli effetti dello Tsunami del 2004 sulla catena alimentare ittica. E’ più forte di me. Oppure penso a certi incubi cronenberghiani.
Per reazione, questo Natale sulla mia tavola ci sarà un cappone che proviene da un’azienda agricola sita a meno di una quindicina di chilometri da Faenza, animale che ho personalmente sottoposto ad autopsia e sezionamento e che se avesse potuto parlare mi avrebbe volentieri mandato affanculo in romagnolo.
Per il resto degli ingredienti del pranzo mi raccomanderò l’anima a Dio.
Negli ultimi tempi, le continue notizie su sempre nuove adulterazioni e truffe alimentari ci stanno portando a limitare se non a escludere del tutto un numero impressionante di cibi. Il menu del profitto a tutti i costi, anche a scapito della salute pubblica ci offre una serie infinita di prelibatezze.
Settore lattiero-caseario: formaggi scaduti, ammuffiti e marci riciclati nel grattugiato, sottilette dove potrebbe esserci rimasto mescolato dentro qualche topino e suoi derivati, mozzarelle teutoniche di origine innominabile, latte alla melamina oppure allungato con l’ammoniaca.
Carni ed insaccati: maiali irlandesi alla diossina, pesci pescati ai tempi delle guerre puniche, congelati, scongelati, ricongelati e rivenduti come freschi, la new entry di questi ultimissimi giorni prosciutto, scaduto da anni, putrefatto e riciclato nei discount.
Riusciamo a salvarci con i vegetali? Macchè, abbiamo fatto i conti senza i pesticidi che contaminano i seguenti prodotti: pesche, mele, peperoni dolci, sedano, nocepesca, fragole, ciliegie, lattuga (ricordate le verdure a foglia larga del dopo Chernobyl?), uva di importazione, pere, spinaci, patate.
Non ci si salva nemmeno con i cibi di lusso: caviale contraffatto e spumante camuffato da Champagne, soprattutto nel prezzo. Citiamo infine, per non far torto a nessuno, il famoso vino al metanolo e l’olio contaminato con la colza.
Se andiamo al ristorante è peggio. Quasi quasi si rischia di dover rivalutare McDonald’s e le sue patatine immortali.
Come ci si salva? Escludendo il digiuno, per ovvi motivi, non resta che sperare nell’effetto omeopatico del veleno. Chissà, magari, con tutte le tossine che mangiamo tutti i giorni l’Amanita Phalloides ormai ci fa una sega.
Mentre Ralph Nader, candidato alle presidenziali americane nel 2000 per i Verdi e nel 2004 come indipendente, sta valutando l’opportunità di correre anche stavolta in alternativa ai due somarelli Hillary e Obama e all’elefantino McCain, candidati dei due partiti maggiori, colgo e traduco dal suo sito questo elenco di argomenti che lui definisce “i tabu dei candidati”, ovvero ciò di cui non si parla mai nei programmi elettorali. Nader si riferisce alla realtà americana ma il discorso è adattabilissimo, secondo me, anche alla competizione elettorale italiana di questi giorni. Se no che globalizzazione sarebbe?
Se cercherete su Wikipedia la biografia di Nader, il candidato più a sinistra d’America, già
paladino dei consumatori, leggerete con stupore che è considerato colui che fece perdere Al Gore contro Bush nel 2000. In pratica, per la regola aurea che sostiene che votando per i candidati minori si diperdono voti, come dice Berlusconi, le preferenze a Nader in Florida avrebbero permesso la vittoria di Bush (muhahaha!). Mi sa invece che furono i brogli con le migliaia di elettori di colore cancellati preventivamente dalle liste e le macchinette della Diebold a fare il miracolo. Cosa che si ripeté quattro anni più tardi nello stato dell’Ohio, anch’esso decisivo per la seconda vittoria di Bush. Leggere il documentatissimo libro “Democrazia in vendita” di Greg Palast se la cosa non vi sembra possibile.
Il povero Nader, allora come forse alle prossime elezioni, cerca solo di essere un candidato presidente diverso, sicuramente più dalla parte della gente dei candidati ufficiali che, in fin dei conti, non sono poi così diversi l’uno dall’altro. E’ il solito discorso dei due partiti, uno di destra e l’altro di estrema destra. Leggendo le interessanti argomentazioni di Ralph Nader qui di seguito e notando come siano molto più a sinistra non solo di Veltroni ma anche di Bertinotti, non vi cascano un poco le braccia pensando al nostro paese?
What the Candidates Avoid – Quello che i candidati non dicono1) Non li sentirete parlare di una seria lotta contro il crimine organizzato, contro le frodi e gli abusi che hanno derubato miliardi di dollari dei lavoratori, degli investitori, di pensionati, contribuenti e consumatori.
Tra le riforme che non saranno mai da loro suggerite; fornire maggiori risorse per perseguire penalmente i truffatori e fare leggi per democratizzare il governo delle aziende, in modo da dare vero potere agli azionisti. Non sentirete i candidati chiedere a gran voce la restituzione dei guadagni illecitamente ottenuti e nemmeno leggi di trasparenza sul mercato.2) Non li sentirete chiedere per i lavoratori un salario adeguato al costo della vita, invece di un salario minimo sindacale. Non supporteranno la richiesta di abrogare la legge antisindacato Taft-Hartley nel 1947, che ha impedito a più di 40 milioni di lavoratori di unirsi in sindacato per migliorare i salari e i diritti al di sopra dei livelli di McDonald’s o Walmart.
3) Non li sentirete richiedere il ritiro dal WTO e dal NAFTA. La negoziazione degli accordi economici dovrebbe rimanere separata da quella dei diritti dei lavoratori, dei consumatori e dell’ambiente, senza che essi siano subordinati ai diktat del commercio internazionale.
4) Non sentirete parlare di una riforma del sistema fiscale che lasci più soldi nelle tasche dei lavoratori e vada a tassare le cose che meno ci piacciono: l’inquinamento, la speculazione finanziaria e le tecnologie ad alto consume di energia. Non li sentirete nemmeno accennare ad un aumento del contributo fiscale per le aziende, le cui tasse sono andate sempre diminuendo negli ultimi 50 anni.
5) Non li sentirete parlare di sanità pubblica. Quasi sessant’anni dopo la prima proposta fatta dal presidente Truman, non abbiamo ancora un sistema sanitario per tutti, un programma che controlli qualità e costi e si focalizzi sulla prevenzione. Un’assistenza sanitaria completa salverebbe migliaia di vite all’anno e non eliminerebbe la competizione con un sistema di sanità privata.
6) Non c’è motivo di credere che i candidati si opporranno agli interessi commerciali che derivano dall’attuale sistema energetico. Abbiamo bisogno invece di un grande progetto per la salvaguardia dell’ambiente che contrasti tali interessi e punti sull’energia solare, sulle auto a minore consumo e sulle tecnologie pulite. Non riconosceranno che l’attuale sistema energetico basato sul petrolio ed i suoi derivati, provoca non solo il riscaldamento globale ma cancro, malattie respiratorie e problemi a livello geopolitico. Infine non chiederanno la fine del razzismo ambientale che rende le periferie degradate più soggette all’inquinamento dell’aria, dell’acqua e dei rifiuti tossici.
7) I candidati non chiederanno una diminuzione delle spese militari che divorano metà del gettito federale senza che vi sia più un’Unione Sovietica o altre grandi potenze nemiche nel mondo. Studi provenienti perfino da ambienti del Pentagono riportano le opinioni di ammiragli e generali in pensione che sostengono che una eccessiva spesa militare paradossalmente indebolisce la nazione e distorce le priorità della politica interna.
8) Non li sentirete parlare di una seria riforma elettorale. Entrambi i partiti, Repubblicano e Democratico, si sono spartiti l’elettorato grazie al meccanismo dei distretti elettorali, un espediente che garantisce la rielezione dei loro candidati alla spese dei votanti. Non vi sarà nemmeno una seria proposta per riammettere al diritto di voto i pregiudicati che abbiano scontato la pena e siano tornati ad essere buoni cittadini.
Altre riforme elettorali dovrebbero includere, tra l’altro, una controprova cartacea del voto elettronico e il completo finanziamento pubblico delle elezioni per garantirne la regolarità.9) Non sentirete molto parlare della fallimentare lotta alla droga che costa 50 miliardi di dollari all’anno e nemmeno del fatto che i tossicodipendenti dovrebbero essere curati piuttosto che incarcerati.
10) I candidati non daranno spazio ai movimenti pacifisti israeliani i cui membri hanno fatto accordi per una soluzione “due popoli, due stati” con le controparti palestinese e americana. E’ tempo di rimpiazzare il teatrino di Washington con un vero teatro di pace per la sicurezza dei popoli americano, palestinese ed israeliano.
11) Non sentirete i candidati opporsi agli interessi aziendali che hanno imposto modifiche al nostro sistema giudiziario tali da impedire che le persone danneggiate o raggirate dalle corporations ottengano giustizia. Dove sono le campagne contro le frodi e i danni a pazienti, consumatori e lavoratori? Dovremmo favorire ulteriormente le class-actions affinché i cittadini possano difendersi più facilmente contro gli abusi del mercato.
Gli elettori dovrebbero visitare I siti dei principali candidati, vedere cosa dicono e non dicono e poi mandare email o lettere per chiedere loro perché evitano questi argomenti. Forse rompere il tabu non partirà dalla parte dei candidati ma possiamo cominciare dagli elettori.
Se si parla di crimine, in quanto a Mafia, Sistema, N’drangheta e mafie importate non siamo secondi a nessuno. Anche per le frodi finanziarie non abbiamo niente da imparare: Cirio, Parmalat, bond argentini, derivati. La trasparenza del mercato, le class-actions e la difesa dell’ambiente riguardano anche noi.
Insomma, questo Nader non ha alcuna possibilità di diventare presidente degli Stati Uniti ma è stato bello sognare che ci potesse essere qualcuno alla Casa Bianca che tagliasse le spese militari, si adoperasse per una vera pace in Palestina e pensasse soprattutto al bene degli americani e non dei kossovari albanesi.
Teniamoci i nostri sogni e pensiamo che tanto, chiunque venga eletto, ben poco cambierà.
Se poi Nader volesse fare cambio con Veltroni, io ci sto.
Mentre Ralph Nader, candidato alle presidenziali americane nel 2000 per i Verdi e nel 2004 come indipendente, sta valutando l’opportunità di correre anche stavolta in alternativa ai due somarelli Hillary e Obama e all’elefantino McCain, candidati dei due partiti maggiori, colgo e traduco dal suo sito questo elenco di argomenti che lui definisce “i tabu dei candidati”, ovvero ciò di cui non si parla mai nei programmi elettorali. Nader si riferisce alla realtà americana ma il discorso è adattabilissimo, secondo me, anche alla competizione elettorale italiana di questi giorni. Se no che globalizzazione sarebbe?
Se cercherete su Wikipedia la biografia di Nader, il candidato più a sinistra d’America, già
paladino dei consumatori, leggerete con stupore che è considerato colui che fece perdere Al Gore contro Bush nel 2000. In pratica, per la regola aurea che sostiene che votando per i candidati minori si diperdono voti, come dice Berlusconi, le preferenze a Nader in Florida avrebbero permesso la vittoria di Bush (muhahaha!). Mi sa invece che furono i brogli con le migliaia di elettori di colore cancellati preventivamente dalle liste e le macchinette della Diebold a fare il miracolo. Cosa che si ripeté quattro anni più tardi nello stato dell’Ohio, anch’esso decisivo per la seconda vittoria di Bush. Leggere il documentatissimo libro “Democrazia in vendita” di Greg Palast se la cosa non vi sembra possibile.
Il povero Nader, allora come forse alle prossime elezioni, cerca solo di essere un candidato presidente diverso, sicuramente più dalla parte della gente dei candidati ufficiali che, in fin dei conti, non sono poi così diversi l’uno dall’altro. E’ il solito discorso dei due partiti, uno di destra e l’altro di estrema destra. Leggendo le interessanti argomentazioni di Ralph Nader qui di seguito e notando come siano molto più a sinistra non solo di Veltroni ma anche di Bertinotti, non vi cascano un poco le braccia pensando al nostro paese?
What the Candidates Avoid – Quello che i candidati non dicono1) Non li sentirete parlare di una seria lotta contro il crimine organizzato, contro le frodi e gli abusi che hanno derubato miliardi di dollari dei lavoratori, degli investitori, di pensionati, contribuenti e consumatori.
Tra le riforme che non saranno mai da loro suggerite; fornire maggiori risorse per perseguire penalmente i truffatori e fare leggi per democratizzare il governo delle aziende, in modo da dare vero potere agli azionisti. Non sentirete i candidati chiedere a gran voce la restituzione dei guadagni illecitamente ottenuti e nemmeno leggi di trasparenza sul mercato.2) Non li sentirete chiedere per i lavoratori un salario adeguato al costo della vita, invece di un salario minimo sindacale. Non supporteranno la richiesta di abrogare la legge antisindacato Taft-Hartley nel 1947, che ha impedito a più di 40 milioni di lavoratori di unirsi in sindacato per migliorare i salari e i diritti al di sopra dei livelli di McDonald’s o Walmart.
3) Non li sentirete richiedere il ritiro dal WTO e dal NAFTA. La negoziazione degli accordi economici dovrebbe rimanere separata da quella dei diritti dei lavoratori, dei consumatori e dell’ambiente, senza che essi siano subordinati ai diktat del commercio internazionale.
4) Non sentirete parlare di una riforma del sistema fiscale che lasci più soldi nelle tasche dei lavoratori e vada a tassare le cose che meno ci piacciono: l’inquinamento, la speculazione finanziaria e le tecnologie ad alto consume di energia. Non li sentirete nemmeno accennare ad un aumento del contributo fiscale per le aziende, le cui tasse sono andate sempre diminuendo negli ultimi 50 anni.
5) Non li sentirete parlare di sanità pubblica. Quasi sessant’anni dopo la prima proposta fatta dal presidente Truman, non abbiamo ancora un sistema sanitario per tutti, un programma che controlli qualità e costi e si focalizzi sulla prevenzione. Un’assistenza sanitaria completa salverebbe migliaia di vite all’anno e non eliminerebbe la competizione con un sistema di sanità privata.
6) Non c’è motivo di credere che i candidati si opporranno agli interessi commerciali che derivano dall’attuale sistema energetico. Abbiamo bisogno invece di un grande progetto per la salvaguardia dell’ambiente che contrasti tali interessi e punti sull’energia solare, sulle auto a minore consumo e sulle tecnologie pulite. Non riconosceranno che l’attuale sistema energetico basato sul petrolio ed i suoi derivati, provoca non solo il riscaldamento globale ma cancro, malattie respiratorie e problemi a livello geopolitico. Infine non chiederanno la fine del razzismo ambientale che rende le periferie degradate più soggette all’inquinamento dell’aria, dell’acqua e dei rifiuti tossici.
7) I candidati non chiederanno una diminuzione delle spese militari che divorano metà del gettito federale senza che vi sia più un’Unione Sovietica o altre grandi potenze nemiche nel mondo. Studi provenienti perfino da ambienti del Pentagono riportano le opinioni di ammiragli e generali in pensione che sostengono che una eccessiva spesa militare paradossalmente indebolisce la nazione e distorce le priorità della politica interna.
8) Non li sentirete parlare di una seria riforma elettorale. Entrambi i partiti, Repubblicano e Democratico, si sono spartiti l’elettorato grazie al meccanismo dei distretti elettorali, un espediente che garantisce la rielezione dei loro candidati alla spese dei votanti. Non vi sarà nemmeno una seria proposta per riammettere al diritto di voto i pregiudicati che abbiano scontato la pena e siano tornati ad essere buoni cittadini.
Altre riforme elettorali dovrebbero includere, tra l’altro, una controprova cartacea del voto elettronico e il completo finanziamento pubblico delle elezioni per garantirne la regolarità.9) Non sentirete molto parlare della fallimentare lotta alla droga che costa 50 miliardi di dollari all’anno e nemmeno del fatto che i tossicodipendenti dovrebbero essere curati piuttosto che incarcerati.
10) I candidati non daranno spazio ai movimenti pacifisti israeliani i cui membri hanno fatto accordi per una soluzione “due popoli, due stati” con le controparti palestinese e americana. E’ tempo di rimpiazzare il teatrino di Washington con un vero teatro di pace per la sicurezza dei popoli americano, palestinese ed israeliano.
11) Non sentirete i candidati opporsi agli interessi aziendali che hanno imposto modifiche al nostro sistema giudiziario tali da impedire che le persone danneggiate o raggirate dalle corporations ottengano giustizia. Dove sono le campagne contro le frodi e i danni a pazienti, consumatori e lavoratori? Dovremmo favorire ulteriormente le class-actions affinché i cittadini possano difendersi più facilmente contro gli abusi del mercato.
Gli elettori dovrebbero visitare I siti dei principali candidati, vedere cosa dicono e non dicono e poi mandare email o lettere per chiedere loro perché evitano questi argomenti. Forse rompere il tabu non partirà dalla parte dei candidati ma possiamo cominciare dagli elettori.
Se si parla di crimine, in quanto a Mafia, Sistema, N’drangheta e mafie importate non siamo secondi a nessuno. Anche per le frodi finanziarie non abbiamo niente da imparare: Cirio, Parmalat, bond argentini, derivati. La trasparenza del mercato, le class-actions e la difesa dell’ambiente riguardano anche noi.
Insomma, questo Nader non ha alcuna possibilità di diventare presidente degli Stati Uniti ma è stato bello sognare che ci potesse essere qualcuno alla Casa Bianca che tagliasse le spese militari, si adoperasse per una vera pace in Palestina e pensasse soprattutto al bene degli americani e non dei kossovari albanesi.
Teniamoci i nostri sogni e pensiamo che tanto, chiunque venga eletto, ben poco cambierà.
Se poi Nader volesse fare cambio con Veltroni, io ci sto.
La pubblicità è a pagina 27 di Panorama. Sotto la foto, la scritta: “Si viaggia per scoprire il mondo o per cambiarlo?” Muro di Berlino. Di ritorno da una conferenza. Più sotto e in piccolo il preservativo l’ho-fatto-per-beneficenza: Mikhail Gorbachev e Louis Vuitton sostengono la Green Cross International.
Il testimonial è appunto Mikhail Gorbachev e il prodotto è la borsa Louis Vuitton. Temo quella vera, non una acquistata dal solito senegalese sulla spiaggia di Riccione. Se cliccate sul link vi potete scaricare questa immagine come sfondo del desktop in varie misure. (Non è satira).
Oggi ho proprio avuto la sensazione che il comunismo sia finito e che Loro abbiano vinto. Che questa campagna sia uscita nel mese di ottobre non può essere un caso.
Visto che dobbiamo prendercelo sempre di più in quel posto, che ne dite se ce la firmiamo anche noi la nostra saccoccia? Sai che figata! (Non è satira).
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La pubblicità è a pagina 27 di Pan-O-rama. Sotto la foto, la scritta: “Si viaggia per scoprire il mondo o per cambiarlo?” Muro di Berlino. Di ritorno da una conferenza. Più sotto e in piccolo il preservativo l’ho-fatto-per-beneficenza: Mikhail Gorbachev e Louis Vuitton sostengono la Green Cross International.
Il testimonial è appunto Mikhail Gorbachev e il prodotto è la borsa Louis Vuitton. Temo quella vera, non una acquistata dal solito senegalese sulla spiaggia di Riccione. Se cliccate sul link vi potete scaricare questa immagine come sfondo del desktop in varie misure. (Non è satira).
Oggi ho proprio avuto la sensazione che il comunismo sia finito e che Loro abbiano vinto. Che questa campagna sia uscita nel mese di ottobre non può essere un caso.
Visto che dobbiamo prendercelo sempre di più in quel posto, che ne dite se ce la firmiamo anche noi la nostra saccoccia? Sai che figata! (Non è satira).







