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Visto che l’argomento interessa, tanto che ci sono stati diversi OT nel post precedente, dirò la mia e dirò che c’è puzza di bruciato in questa storia. Anzi c’è sentore di agents provocateurs.
Poi la creazione del personaggio.
“Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto so’ nazista…”. La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L’ avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara. “Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera”.
Un communista tanto vero da sembrare finto. Comunque sentiamo come sono andate le cose secondo lui. Ricordo che il raid contro il negozio dell’extracomunitario è stato compiuto la settimana scorsa da una quindicina di incappucciati sprangamuniti, non dal solo cavaliere solitario, come dalla nuova versione da lui riportata.
Alle 17 di sabato, dunque, arriva “Ernesto”. Ma non da solo.
«Eh no. Fermati. Fermati qui. Io arrivo da solo. Perché io voglio andare a gonfiare il marocchino da solo. Io quando devo fare a cazzotti non mi porto dietro nessuno. Il problema è che quando arrivo all’ angolo con via Macerata non ti trovo una quindicina di ragazzi del quartiere? Tutti incazzati e bardati. Te l’ ho detto. Mi vogliono bene. Avevano saputo della tarantella ed erano due giorni che sentivano questa storia di questo portafoglio. Evidentemente volevano starci pure loro e si sono presentati. Non l’ ho mica chiamati o invitati».
“Ernesto” fa un cenno al cameriere. Chiede un whiskey di malto scozzese. Un “Oban”. Strizza l’ occhio. «Lo vedi questo? E’ cresciuto con me al Pigneto». «Che stavo a dì? Ah sì, i pischelli. Io davvero non riesco a capire come si sono inventati la storia della svastica. Ma quale svastica? Io questi pischelli non li conosco personalmente, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti. E, comunque svastiche non ce n’ erano. Quei pischelli, per quanto ne so, si fanno il culo dalla mattina alla sera. E hanno solo un problema. Si sono rotti il cazzo di vedere la madre, la sorella o la nonna piangere la sera, perché qualche vigliacco gli ha sputato o gli ha fischiato dietro il culo.
Te lo ripeto, io non l’ ho chiamati. Io ce li ho trovati. E poi, scusa tanto sa, ma hai mai visto tu un raid nazista senza una scritta su un muro? Qualcuno si è chiesto perché, se era un raid, nessuno ha toccato per esempio i sette senegalesi che vendevano i cd taroccati in via Macerata? Lo vuoi sapere perché? Perché i senegalesi non avevano fatto niente. Perché sono amici. Perché portano rispetto e quando stava per cominciare il casino al negozio dell’ indiano, gli ho detto di mettersi da una parte».
Insomma, un caso di telepatia perchè di solito non ci si porta sempre dietro i
passamontagna e le spranghe perchè potrebbero tornare utili. Ci si concia in quel modo con premeditazione per andare a menare. La possibilità che si siano incontrati per caso, suvvia, fa ridere i polli.
Magari è tutto vero, l’episodio dimostrerebbe che gli opposti estremismi a volte si toccano ma Ernesto sparalesto, secondo il tenente Colombo, non la racconta giusta. Fa pensare che cerchi pubblicità, oppure vuole coprire gli altri con la trovata del Che tatuato per far capire che lui è “communista così” e i quindici passavano di lì per caso. Quando le cose puzzano, puzzano.
Intanto, con questa trovata, da oggi in poi qualunque raid neonazista sarà attribuito ai comunisti. Perchè i fascisti non esistono, sono solo nei nostri brutti sogni.
P.S. Anche Maradona fa parte della banda?
Visto che l’argomento interessa, tanto che ci sono stati diversi OT nel post precedente, dirò la mia e dirò che c’è puzza di bruciato in questa storia. Anzi c’è sentore di agents provocateurs.
Poi la creazione del personaggio.
“Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto so’ nazista…”. La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L’ avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara. “Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera”.
Un communista tanto vero da sembrare finto. Comunque sentiamo come sono andate le cose secondo lui. Ricordo che il raid contro il negozio dell’extracomunitario è stato compiuto la settimana scorsa da una quindicina di incappucciati sprangamuniti, non dal solo cavaliere solitario, come dalla nuova versione da lui riportata.
Alle 17 di sabato, dunque, arriva “Ernesto”. Ma non da solo.
«Eh no. Fermati. Fermati qui. Io arrivo da solo. Perché io voglio andare a gonfiare il marocchino da solo. Io quando devo fare a cazzotti non mi porto dietro nessuno. Il problema è che quando arrivo all’ angolo con via Macerata non ti trovo una quindicina di ragazzi del quartiere? Tutti incazzati e bardati. Te l’ ho detto. Mi vogliono bene. Avevano saputo della tarantella ed erano due giorni che sentivano questa storia di questo portafoglio. Evidentemente volevano starci pure loro e si sono presentati. Non l’ ho mica chiamati o invitati».
“Ernesto” fa un cenno al cameriere. Chiede un whiskey di malto scozzese. Un “Oban”. Strizza l’ occhio. «Lo vedi questo? E’ cresciuto con me al Pigneto». «Che stavo a dì? Ah sì, i pischelli. Io davvero non riesco a capire come si sono inventati la storia della svastica. Ma quale svastica? Io questi pischelli non li conosco personalmente, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti. E, comunque svastiche non ce n’ erano. Quei pischelli, per quanto ne so, si fanno il culo dalla mattina alla sera. E hanno solo un problema. Si sono rotti il cazzo di vedere la madre, la sorella o la nonna piangere la sera, perché qualche vigliacco gli ha sputato o gli ha fischiato dietro il culo.
Te lo ripeto, io non l’ ho chiamati. Io ce li ho trovati. E poi, scusa tanto sa, ma hai mai visto tu un raid nazista senza una scritta su un muro? Qualcuno si è chiesto perché, se era un raid, nessuno ha toccato per esempio i sette senegalesi che vendevano i cd taroccati in via Macerata? Lo vuoi sapere perché? Perché i senegalesi non avevano fatto niente. Perché sono amici. Perché portano rispetto e quando stava per cominciare il casino al negozio dell’ indiano, gli ho detto di mettersi da una parte».
Insomma, un caso di telepatia perchè di solito non ci si porta sempre dietro i
passamontagna e le spranghe perchè potrebbero tornare utili. Ci si concia in quel modo con premeditazione per andare a menare. La possibilità che si siano incontrati per caso, suvvia, fa ridere i polli.
Magari è tutto vero, l’episodio dimostrerebbe che gli opposti estremismi a volte si toccano ma Ernesto sparalesto, secondo il tenente Colombo, non la racconta giusta. Fa pensare che cerchi pubblicità, oppure vuole coprire gli altri con la trovata del Che tatuato per far capire che lui è “communista così” e i quindici passavano di lì per caso. Quando le cose puzzano, puzzano.
Intanto, con questa trovata, da oggi in poi qualunque raid neonazista sarà attribuito ai comunisti. Perchè i fascisti non esistono, sono solo nei nostri brutti sogni.
P.S. Anche Maradona fa parte della banda?
A voi il compito di individuare i Guarnacci che tentano di riportare sul ring il suonato Prodi-Artemio per finirlo del tutto, i Rocchetti e gli Zappalà (quello grosso è il grande Mario Brega), che fingono di non conoscere Guarnacci e gli allungano l’umiliante mille lire per levarselo di torno, il Bordignon che mena brutto, il pubblico carogna che urla “daje ar fegato”, il finale che ci riempie di amarezza.
La metafora pugilistica si adatta al conflitto di questo governo suonato che non sa decidersi se farsi massacrare o gettare la spugna.
Che la commedia all’italiana stia sostituendo nella sua funzione la tragedia greca?
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