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A lui la Bulgaria fa uno strano effetto. Appena varca la frontiera deve correre perchè gli scappa l’ukase.
Ormai non è un mistero che si trovi più a suo agio nei paesi a tradizione dispotica, passata o presente, in quanto gli permettono di affinare le sue tecniche da dittatorello in pectore.

Il nuovo editto di Sofia non ha riguardato i soliti giornalisti-contro ed i comici ma direttamente la Costituzione, la Giustizia e i giudici che osano ed oseranno mettergli i bastoni tra i tacchi e tra i conti in banca, ora che gli hanno tolto il Lodo Angelino.
Ormai sembra l’Hitler di Tarantino: “Nein! Nein! Nein!”. Picchia il pugno sul tavolo e subito dopo si strugge perchè esiste qualcuno immune al suo fascino slavo. Per esempio i giudici che si ostinano a perseguitarlo per le porcate che ha combinato in passato. Ma Cristo, perchè non mi amano tutti visto che sono buono e giusto?

Poi se l’è presa con la RAI, cioè con l’azienda che gli sottrae una parte della torta pubblicitaria che, ingordo com’è, vorrebbe mangiarsi tutta da strozzarcisi. Ha incitato gli italiani a non pagare il canone, cioè a commettere un reato amministrativo.
In omaggio all’editto v.1 doveva telefonare a Santoro ma poi ha rinunciato.
A proposito. L’altra sera ho tentato di guardare “Anno Zero” ma ho rinunciato. E’ impossibile seguire un qualsiasi discorso visto che bisogna sopportare l’insopportabile azione di disturbo dei guastatori imposti dal padrone. La chiamano par condicio e contraddittorio ma è solo una presa per il culo.
E poi c’è un’altra questione che rende impossibile seguire la trasmissione.
Non è il fatto che sono lì apposta per disturbare, che “gli hanno fatto il corso” come ha detto Santoro, che dicono le loro papiminkiate e poi ridono compiaciuti come bambini che giocano con la loro cacca. Non è quello. E’ una questione proprio di pelle, oserei dire. Ti sforzi di pensare che a Milano ci sono anche persone simpatiche ma ascoltare la cantilena spetasciata di Castelli e Mavalà fa diventare razzisti di brutto. Roba da Forza Peste.

A proposito di lasciar parlare gli altri, di dialettica e discussione.
Mi piacerebbe domandare alla vestale custode del sacro fuoco della Par Condicio, l’Apposito Maurizio Gasparri: ‘A Gaspa’, quale contraddittorio era stato predisposto l’altra mattina per il giudice Mesiano, sottoposto a vero e proprio sciacallaggio a mezzo radiotelevisivo dai picciotti mediatici del padrone d’Italia su quella cloaca minima che è Italia1? No, perchè noi non l’abbiamo visto. Che fine aveva fatto? Era uscito un attimo? Era andato al cesso?

Ha ragione Michele Serra. Quella specie di servizio giornalistico, quella vera e propria merda di lacchè, altro che d’artista, era una cosa spaventosa. Non tanto per la tecnica da “sappiamo quale negozio di barbiere frequenti” e “ti teniamo d’occhio” ma per lo zelo impiegato dal viceGaulaiter del “Giornale” e dal conduttore Bracchino (nel senso di piccolo cane da riporto) nel dileggiare un giudice, un’autorità dello Stato. Forse, come dice Serra, è stato un semplice esercizio di zelo e leccaculismo avanzato ma purtroppo nei giorni scorsi Iddu in persona, accompagnato dalle voci bulgare, aveva preannunciato “ne sentirete delle belle” sul medesimo giudice. Quindi sembra un lavoretto su commissione. Quando la mamma comanda il picciotto va e fa.

Il dottor Mesiano, lo ricordo, è il giudice che ha fatto piangere Marina Berlusconi al pensiero di dover cacciare 750 milioni di euro, di 32 mila che lei ne ha. Milioni che sono stati sottratti alla CIR di De Benedetti, secondo quanto ha stabilito la sentenza di risarcimento, grazie al famigerato Lodo Mondadori. Si tratta semplicemente di restituire il maltolto e l’indebito guadagno ma la cotanta figlia ci soffre più che se le avessero strappato le unghie appena laccate. Minaccia già, come è tipico della categoria quando viene toccata nel nervo della scarsella, licenziamenti e tagli.

Prima il linciaggio di Veronica sul Giornalaccio, poi quello degli avversari su tutti i mezzi di informazione a disposizione. Non si guarda in faccia nessuno. Lui vuole i suoi cento scalpi e li avrà. I bastardi che glieli procurano di certo non gli mancano.

I due giornali di proprietà del presdelcons, “Libero” e “il Giornale”, hanno lanciato una campagna per boicottare il pagamento del cosiddetto canone RAI. Non certo per strangolare Raitre e gli ultimi avamposti della sinistra in TV, visto che il provvidenziale Bonaiuti ha detto stasera al TG1 che non esiste censura, che nessuno vuole zittire nessuno, che “basta accendere la TV per sentire una decina di campane diverse” (forse lui parla della TV svizzera). Non sicuramente per azzerare Santoro, la Gabanelli, la Dandini e Fazio.
Allora, se Bonaiuti non dice le bugie come Pinocchio, perchè i giornaletti di cui sopra dicono, e qui si fa veramente fatica a restare seri, che bisogna boicottare la RAI perchè Santoro è fazioso e perchè ci sono tutti quei brutti programmi contro il presdelcons?
Mi scuso con i lettori ma devo proprio citare Vittorio Feltri, mettete a letto i bambini:
Per quale arcano motivo devo passare del denaro agli imbonitori della sinistra che insultano coloro i quali non la pensano come loro, li diffamano e li descrivono quali nemici della democrazia? Già l’idea in sé di un abbonamento imposto ai telespettatori è assurda in un mercato basato sulla concorrenza; se poi quell’abbonamento non è legato a una scelta – come è il caso di Premium o di Sky – bensì alla sola proprietà di un televisore, non ci sto. Non ci sto perché ci sono programmi che non voglio vedere né giustificarne la messa in onda contribuendo a finanziarli.”

Lo so che il relativismo è una cosa brütta-brütta che fa tanto soffrire il santo padre, ma vorrei dire ai boicottatori a pelo folto che lavorano per il re di Arcore-Prussia, che il discorso si potrebbe facilmente rovesciare. Io non pagherei più il canone perchè non sopporto il TG1 e considero Minzolini, Vespa e relative compagnie di giro dei faziosi e mi scoccia assai dover pagare i cento euri per loro, guarda un po’!

Caro (visto lo stipendio) Feltri, l’arcano motivo di cui parla si chiama democrazia. Io, per esempio, non sopporto Italia1, Retequattro e Canale5.
Ebbene, mi basta evitare accuratamente di guardarli, punto. Non mi fa piacere che milioni di italiani si spappolino i neuroni guardando ore e ore di pubblicità inframmezzata da culi-tette-culi-tette-tette-culi-maria de filippi, ma la democrazia impone che non si possa impedire ai suddetti di farlo.
Però, perlamatrioska, se io non chiedo la chiusura di “Lucignolo” per manifesta indegnità, perchè si dovrebbero chiudere i programmi di Santoro, Fazio, Gabanelli, Dandini ecc.?
Perchè sono contro il governo? Ma dove siamo, nel paese dei figli di Putin?
Per dirla tutta, non guardo nemmeno quei programmi perchè Santoro lo trovo noioso, Fazio paraculo (amo solo la Littizzetto), la Dandini mi sta sui maroni per la voce e perchè se la tira da intellettuale, e di tutti salvo solo la Gabanelli perchè è l’unica che fa le inchieste come “60Minutes”.

Caro (nel senso di costoso) Feltri, la sua richiesta di rimozione del canone RAI è più pelosa di un visone di Fendi.
Innanzitutto lei gioca sull’equivoco perchè i cento euro che paghiamo all’anno non sono l’abbonamento alla RAI, come i 50 e rotti al mese per Sky, ma appunto quell’ottocentesca gabella che tassa il possesso dell’apparecchio televisivo e che, sono d’accordo con lei, non si è mai vista nemmeno nell’ultima delle Repubbliche Sovietiche. Se io acquisto un televisore perchè poi dovrei pagarne l’utilizzo? Allora perchè non succede lo stesso con il frigorifero?
Detto che è un’iniqua gabella che paghiamo anche, paradossalmente, per tenere acceso il televisore su “Studio Aperto”, visto che è una tassa sul possesso dell’apparecchio, che c’entra questo con il fatto che non si deve più pagare per non dare soldi alla sinistra ed ai suoi imbonitori, come li definisce? Ribadisco, non si dovrebbe dover pagare nemmeno per Vespa, Minzolini e la Claretta Petruni, allora.
Non le piace un programma e non le basta girare canale o spegnere, come faccio io quando vedo la Parodi e le pentole di Mastrota. No, lei vuole proprio eliminare il programma ed il conduttore. Impedirgli di lavorare e guadagnarsi da vivere. Complimenti per il liberalismo.

Vogliamo dire la verità? I soldi che arrivano alla RAI dal canone sono solo una parte dei suoi introiti, visto che l’evasione dello stesso è una piaga secolare. Per il resto c’è la pubblicità. Togliendo il canone, la RAI ne avrebbe un grave danno economico, dovrebbe ridurre le spese, fare programmi più scadenti e la pubblicità, di conseguenza, si sposterebbe sulle reti Mediaset, ovvero sulle televisioni di proprietà del suo datore di lavoro, caro (ovvero oneroso) Feltri.
Il quale, già padrone del digitale terrestre grazie ad un provvedimento ad hoc che ha rifilato i decoder del fratellino nelle case degli italiani praticamente a gratis ma sui quali già ci vuole la tessera a pagamento, si appresterebbe forse a diventare l’unico padrone della TV (a parte l’avamposto degli uomini perduti La7 e la Sky di Murdoch).

Gli italiani beoti abboccano al trappolone dell’ingiusta gabella e accorrono al richiamo dell’evasione della tassa. Quale dolce musica per gente che già considera un furto il bollo auto e quando trova la multa sul parabrezza la getta nel cestino dei rifiuti. E’ questo l’italiano modello che piace ai giornali infeltriti ed ai loro padroni.
Non sanno gli italioti che il futuro della TV generalista è segnato e che un domani sarà tutto a pagamento, anche Beautiful e il Grande Fratello.

Vi siete chiesti perchè la tv a gratis fa così schifo? Perchè è più dannosa dell’ecstasy per i cervellini che la guardano?
Perchè lo scopo è rendere appetibile il sistema a pagamento. Ma, ecco il colpo di scena, visto che anche sul DT e sul satellitare ormai c’è più pubblicità che sulla tv a gratis, si andrà a finire che, un domani, gli italiani ormai assuefatti alla loro dose giornaliera di stronzate inframmezzate da pubblicità, dovranno pagare per averla. Non più allo Stato ma ad un privato, il loro amato Berlusconi, diventato pusher unico di ecstasy televisiva tagliata male.

Un giornale serio avrebbe chiesto non di eliminare il pluralismo dalla RAI, ma di eliminarne la lottizzazione politica, come da tempo si auspica.
Perchè non si chiede di eliminare la pubblicità dalla RAI e farla diventare veramente un servizio pubblico come la BBC, dove la gestione dell’azienda è fatta non da dirigenti guastatori provenienti dalla concorrenza ma da professionisti dello spettacolo e basta?
In Spagna hanno tolto la pubblicità dalle reti pubbliche e gli ascolti sono aumentati. Lo ha fatto anche Sarkozy in Francia. La gente apprezza una televisione meno mercificata e più informativa. Sembra impossibile ma disintossicarsi dal film interrotto ogni dieci minuti da dieci minuti di pubblicità si può. Ci si potrebbe e anche disintossicare dall’ossessione della par condicio, dal dibattito con obbligo di Mavalà e Gasparri, dalla scemenza che “un servizio pubblico non può parlare male del governo”.

Il problema è che forse una televisione più seria, veramente depoliticizzata ma in grado di offrire le più varie opinioni confidando solo nella maturità dello spettatore nel giudicarle, senza tette e culi gratuiti e insopportabile pubblicità, danneggerebbe gli interessi in conflitto del presidente del consiglio?

Un anno fa su questo blog: “Voglio la testa del CEO”
“Marco Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza.” (Claudio Scajola, 2002)
Nel giorno in cui la MadonnaSilvio è improvvisamente apparsa al Papa in aeroporto, riuscendo a molestarlo per ben due minuti interi quasi in Paolini mode, “Ehi, Santità? Santitaaaaà, senta, ehi, iuhuuu!”, praticamente placcandolo al check-in, Minzolini è riuscito a far diventare questo patetico tentativo di farsi riaccreditare presso la Santa Sede dopo l’Escortgate, come un grande momento nella grande giornata del nostro grande pornoduce. Così si parlerà di lui e non del Papa che parte per un viaggio pastorale a Praga. Che menti, che strateghi, che creativi!
Si sa, quello non è più un telegiornale, è un Telegiornale Duce con tanto di aquilotto ma è come Silvio e i suoi volonterosi scherani vorrebbero che fosse l’informazione in Italia: un unico inno alla grandezza del piccoletto.

Così, quando sento il direttore generale della RAI dire questa enormità che andrebbe scolpita sulla lapide posta sulla tomba della pluralità di informazione: “

“Occorre una riflessione sul servizio pubblico, che deve essere plurale. Ma nella mia carriera che mi ha portato a girare molti paesi del mondo non ho mai visto programmi anti-politici. Non ho mai visto all’estero reti di servizio pubblico che facciano programmi apoditticamente contro”.

mi tocca ribadire che non possiamo fare a meno di Santoro, nonostante faccia trasmissioni francamente pallose ed abbia perso lo smalto di “Samarcanda”.
Non esiste proprio che qualcuno debba decidere cosa io posso o non posso guardare.
Non vi piace “Annozero”, vi sta sul culo Travaglio, strangolereste Santoro con una calza di seta? E allora? Guardatevi Chuck Norris, leggetevi un manga, gettatevi da una rupe ma non rompete con la storia del Servizio Pubblico. Anche un telegiornale come il TG1 non dovrebbe comparire sul Servizio Pubblico perchè è insopportabilmente e odiosamente fazioso in senso ceauseschiano. Io non guardo “Annozero” perchè non mi va di sorbirmi i dibattiti con obbligo di Facci, Belpietro e Ghedini, ma se una sera putacaso mi andasse di guardarne una puntata, per i cento euro che verso a Masi ogni anno, esigo di vederlo. Anzi, dirò di più. Esigo di vederlo senza la presenza degli insopportabili parcondicisti che, mentre si tenta di fare un ragionamento, urlano “Mavalà, mavalà, mavalà, mavalà!” coprendosi le orecchie.

Parlando di programmi antipolitici (un eufemismo che significa antiBerlusconi, perchè se fossero antiDiPietro sarebbero benedetti e vincerebbero i telegatti), non so quali paesi abbia visitato Masi ma negli Stati Uniti, ad esempio, ci sono due conduttori di talk show, Jay Leno e David Letterman, che persino durante la guerra in Iraq hanno continuato a dirne da forca e da galera su G. W. Bush.
Gli sembrerà strano ma sono ancora lì a collezionare ascolti da paura, ed il fatto che ci sia Obama alla Casa Bianca non impedisce loro di continuare a fare satira sul potere.
Ah, ovviamente, nonostante gli dessero del cretino praticamente ogni sera, con il pubblico che si sganasciava dalle risate, Bush non si è mai sognato di accusarli di fare un uso criminoso della televisione perchè di lì a poco avrebbe visto arrivare l’ambulanza e gli infermieri a portarlo via.
Quando Clinton fu messo alla gogna per il caso Lewinsky nessuno si sognò di pretendere di oscurare pudicamente l’inchiesta e di definirlo gossip. I vestitini blu con le macchie di DNA presidenziale finirono su tutti i media e il presidente rischiò la cadrega.
Se Masi si riferisce alla Russia di Putin invece, mi sento quasi di dargli ragione. Là i giornalisti scomodi e che fanno domande vengono addirittura liquidati fisicamente.

Gli zelanti che se la fanno addosso dal terrore di dispiacere al duce si occupano ormai in pianta stabile del lavoro sporco di additare e condannare chi osa dare del nano al nano.
Ormai lui infatti gli editti bulgari non si scomoda più ad emanarli. Ci sono gli appositi araldi e le sue numerose badanti, per questo.
Il nano-ministro-curie Scajola, quello del rompicoglioni a Marco Biagi, non sopporta che cinque milioni di telespettatori abbiano finalmente conosciuto la signora D’Addario, della quale i telegiornali avevano accuratamente nascosto l’esistenza finora, mentre chi frequenta Internet ne conosce anche la taglia di reggiseno.
Così vuole un’inchiesta non su ciò che ha rivelato la escort ma su chi ha osato intervistarla.

L’unica cosa che dovrebbe interessare gli italiani è se questa signora dice la verità o mente (ed in questo caso perchè) e se dietro al conclamato frullo di passere a pagamento nelle residenze del premier non vi fosse dell’altro. Droga, per esempio, visto che i pappa indagati sono anche indagati per spaccio.
La magistratura indaga ma la stampa ha il diritto di informare il popolo di ciò che accade nelle stanze del potere. Comprese quelle ovali e da letto.

Ore di immani sforzi con l’ausilio dell’imenottero di fiducia a provarle tutte per eccitarlo e lo share che, ahimé, non si alza. Dev’essere una maledizione, ultimamente.

Non è la prima volta che succede nel suo personale boudoir su RAIUNO. Era già capitato in occasione di un altro suo attacco di logorrea maniacale-ossessiva durante l’ultima campagna elettorale. Puntatone monografico e monologico con lui che trita e ritrita le solite robe masticate e rivomitate, con la stessa gestualità delle mani che misurano nervosamente l’aria a blocchetti, mentre Vespa fa “si, si” come il cagnolino sul parabrezza della NSU Prinz e, come risultato, ascolti da monoscopio.
“Porta a Porta” con Berlusconi mattatore non riesce a fare gli ascolti che faceva la 2.158a puntata della saga di Cogne con il professor Bruno, la Palombelli che “signora mia che pena l’infanticidio” e il plastico di casa Franzoni con le macchie di sangue a punto esclamativo sul muro.
Perfino la Leosini che intervista i serial killer in tarda serata su Raitre fa più share.

Escludendo i telespettatori juventini, milanisti, in lutto per Patrick Swayze, quelli che hanno i televisori inchiodati sulle reti Mediaset e non cambierebbero sulla RAI neanche sotto minaccia di tortura, quelli che dormivano ed altri che trombavano o erano fuori casa, chi ha guardato “Porta a Porta” ieri sera sembra proprio appartenere ad un’esigua minoranza. Strano per un premier che sarebbe amato dal 70+% degli italiani (o più realisticamente da quel 38% misurato da sondaggisti stranieri).

Ciò che è più grave è che il flop negli ascolti giunge nella serata del presunto trionfo ad Onna con la consegna delle casette in legno che, come ci ricordano quei farabutti del noto quotidiano comunista “Il Sole 24 Ore”, sono:
“Quindici casette finanziate dall’operazione “24 ore per l’Abruzzo” del Gruppo 24 Ore. Il piccolo borgo di Onna, costato 5 milioni di euro, finanziato dalla Croce rossa e realizzato dalla Provincia autonoma di Trento, è costituito da 47 casette bifamiliari, per un totale di 94 appartamenti da 44 a 77 metri quadrati.

Quindici di queste opere sono state finanziate con i fondi raccolti con l’operazione «24 Ore per l’Abruzzo», nella quale il Gruppo 24 Ore, in collaborazione con la Croce rossa italiana, ha raccolto la somma di 603mila euro.

Si tratta di donazioni dei lettori, dei dipendenti, degli investimenti pubblicitari effettuati dalle aziende sul Sole 24 Ore il 25 aprile, del contributo del Gruppo 24 Ore.”

Un’iniziativa privata, nata dalla collaborazione degli aquilani con i trentini che, con un’orrenda terminologia comunista, una volta avremmo definito autogestione, con la quale il premier non c’entra un beneamato.

“Farsi bello con il sol di luglio”, recita un proverbio toscano. Millantato credito, direbbe il leguleio. Berlusconi raccoglie il merito di una realizzazione che spetta solo ed unicamente alla generosità delle scarselle italiane ed all’efficienza della regione più tedesca e meno italiana di tutte e non ringrazia neppure i trentini per l’assist che gli ha permesso di poter fingere di aver mantenuto la promessa di consegnare le case (aveva detto le C.A.S.E., non le casette) per il 15 di settembre.

Ad Onna lo sapevano che era una passerella mediatica a culo scoperto e senza vergogna come al solito, e per questo hanno cercato di ricordare al venditore porta a porta di patacche le altre promesse da mantenere, quelle che toccano a lui e che non ci sarà alcuna regione autonoma disposta ad accollarsi. Quelle ad esempio di ospitare i terremotati in casa propria, di non deportare gli aquilani a centinaia di chilometri di distanza dal loro territorio e di ricostruire i centri storici com’erano.

Nessuno dei telegiornali supposti antigovernativi però dirà mai che i terremotati hanno contestato Berlusconi a l’Aquila e ad Onna. E nessuno avrà mai il coraggio, in un “Porta a Porta” qualsiasi, di rispondergli, quando dice generalizzando che “la RAI è contro il governo ” intendendo invece solo Raitre: “Ma che cazzo sta dicendo, è matto? E Minzolini, Romita, la Petruni, Vespa, non lavorano in RAI, per caso?”
Lo so, si parla sempre troppo male del TG1. Non è giusto. Parliamo anche della carta stampata. Sul “Resto del Carlino” di oggi c’è un grande titolo in prima pagina: “Chiavi in mano” e servizi in stile “Rude Pravo” con il pornoconducator che consegna le chiavi a famigliole felici, con tanto di babykissing di rito.
In un trafiletto, la cronaca dell’incontro con un aquilano che gli ha gridato: “Grazie Silvio per ciò che hai fatto, io sono anni che combatto il comunismo!”
Questa è la carta stampata dei farabutti che ce l’avrebbero con lui. Il giornale più letto nella “rossa” Emilia Romagna. E la “Voce di Romagna” è anche peggio.

Eppure, nonostante il possesso dei mezzi di comunicazione e lo zelo dei suoi lecchini, la gente non è disposta ad ascoltarlo una intera serata, come le sue abituali 30ragazze30.

Il caso di cilecca mediatica di ieri sera dovrebbe suonare come un allarme antincendio negli uffici dei curatori dell’immagine del premier ma dubito che essi vi pongano rimedio o che siano in grado di evitare che lui si esponga così alla pubblica indifferenza. Come disse sua moglie, chi gli sta vicino prova a consigliarlo ma invano.

Un esperto in comunicazione che volesse essere spietato potrebbe elencare i motivi per i quali la gente ormai cambia canale appena lo vede. Il look, innanzitutto. Inutile farla lunga sui fondotinta, i capelli finti stile Zed e l’espressione botulinizzata da dead man walking. Basta guardarlo. E’ inguardabile. Un essere finto. E vecchio, irrimediabilmente vecchio, con il terrore di invecchiare. Un caso di carampanismo maschile acuto.
Un altro suo limite è la prolissità. Nel tempo che lui esprime il concetto del “disastro che abbiamo ereditato dai signori della sinistra”, toccandosi la cravatta, agitando la penna come una bacchetta che abbia esaurito la sua carica di magia, David Letterman ci fa tre puntate del suo show.
La gente si rompe i coglioni a sentire uno che parla per più di tre minuti. Per giunta sempre delle stesse cose. Qualcuno glielo ricordi, se passa dal bunker.

E’ anche una specie di nemesi. Il grande comunicatore viene battuto, propria sulla sua amata televisione dove una volta faceva sfracelli, a causa dell’abitudine a lui data agli italiani di preferire la spensieratezza alle cose serie. ‘O telespettatore nun vo’ penzieri.
Ed infine, per colmo di sventura, al vecchio gallo, per una sera sprovvisto di galline d’accompagnamento, le casalinghe, di Voghera e non, hanno preferito Gabriel Garko, ovvero uno più giovane e più bello di lui. Ditegli anche questo, ma con delicatezza.

(N.d.A. Il titolo è un omaggio alla bellissima commedia fiorentina “Gallina Vecchia” di Augusto Novelli, storia di una ricca ed anziana donna con l’ossessione di invecchiare e la passione per i giovanotti.)


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Come avrebbe detto il mitico Gigi Garzya, difensore del Lecce, “sono completamente d’accordo a metà con il Mister”. Nel mio caso, il mister è Paolo Barnard.
Non mi riferisco alla ormai appiccicaticcia discussione sul mostro palentario della gnocca commercial-mediatica, che ha spappolato i coglioni, ma a questo articolo (grazie Area), dove Barnard ci fa notare, giustamente, come le dimissioni di Dino Boffo, mazzolato a sangue da Alex De Feltri ed i suoi drughi, non siano state affatto rifiutate dalle gerarchie vaticane ma subito accettate senza indugio e, parrebbe, quasi con sollievo.

Effettivamente è strano che chi è stato definito coram populo e da tutti i pulpiti domenicali vittima di un proditorio attacco alla propria integrità morale non venga difeso dai suoi superiori nella conservazione del posto di lavoro ma venga accalappiato e abbandonato in autostrada. Ha ragione Barnard quando dice che avrebbero dovuto dire a Boffo, una volta ricevute le dimissioni: “No, stai scherzando? Non se ne parla nemmeno, tu resti al tuo posto e basta”.
Invece no. Oh che brava persona, oh che bravo giornalista, oh che stellìn ma non vogliamo noie nel nostro locale.

Questo comportamento è tipico nell’ipocrisia pretaiola. Difatti, di cosa si ha paura in ambito ecclesiastico? Non del peccato o del peccatore, per il quale c’è sempre il perdono o il Crimen Sollicitationis ma dello scandalo che deriva dal disvelamento del peccato.
Ovvero, giusto per fare un esempio estremo ma che rende l’idea, fintantoché i bambini stanno zitti e non inguaiano il parroco che li manipola abusivamente, il reato non sussiste. Si chiudono entrambi gli occhi ed anzi, si invita tutti ad un omertoso silenzio.
Se qualche mamma però esplode e va in Curia a fare casino, allora zitti zitti si prende il parroco amante dei bambini e lo si trasferisce in altra provincia o in cima ad un cucuzzolo, al riparo dallo scandalo e magari permettendogli di ricominciare indisturbato a palpeggiare chierichetti di montagna.

Nel caso di Boffo, accettare le dimissioni sembra quasi voler dire: “Beh, ora che tutti ormai sanno che sei omosessuale è il caso di continuare a fingere che in Vaticano il vizietto non esista”.
(Bocca mia taci e non dir più nulla). Non importa che, accettando le dimissioni di Boffo, i gerarchi vaticani abbiano implicitamente assegnato dieci punti al serpeverde Feltri e fatto trionfare l’ingiustizia.

Sono d’accordo con Barnard quando egli interpreta il comportamento della Chiesa come parte di un do ut des più scandaloso di qualsiasi perversione sessuale.
In sostanza si perdonerebbe al vecchio pornoduce di aver tradito la moglie con ragazze a pagamento, di aver tenuto una condotta scandalosa (si teme anche con ragazze minorenni, perciò “la Repubblica” continua a chiedergli spiegazioni), di aver scambiato le figurine dei ministeri con le sue favorite, per non parlare di altre porcate da almeno 10.000 avemarie e 4.560 paternoster di penitenza.
Tutto ciò, in cambio di leggi, decreti e leggine contro i diritti civili laici come il matrimonio gay, il testamento biologico, i diritti dei conviventi, l’aborto, la RU486, ecc. Forse perfino il divorzio, una volta che lui l’avesse ottenuto.
Un odioso mercimonio che mostra tutta l’ipocrisia di chi vorrebbe ergersi a difesa del sacro e invece vende ogni giorno l’anima al diavolo rossonero.

Una volta, la vendita delle indulgenze ed il perdono dei peggiori peccatori a suon di dobloni e un tanto al chilo si chiamava peccato di simonia.
Ormai siamo al 3×2, allo svuoto tutto, alla liquidazione totale, al saldo delle indulgenze. La perdonanza, sai, è come il vento.


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Come se non bastasse lo spettro della vaccinazione coatta con obbligo di Tamiflu, c’è chi vorrebbe praticare lo scappellamento di massa per le supercazzole, anche quelle non prematurate.
No, grazie, la circoncisione sarà igienica ma al prepuzio siamo affezionate. E’ proprio il caso di dirlo a questi signori: ma fatevi un po’ i cazzi vostri!

Un noto statista mondiale del quale è proibito dire che sia dedito alla pratica dell’iniezione intrapenica denuncerà tutti coloro che insinueranno che a settantatre anni non gli si rizza.
Un modo originale e da vero uomo di Potere di risolvere i problemi di potenza: l’erezione stabilita per legge. L’erezione ad personam.
Naturalmente con divieto di scappellamento a sinistra.


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L’Egoarca è partito alla conquista dell’Europa con le sue Papidivisionen di passere corazzate per il Blitzkrieg più fallimentare di tutti i tempi. Non ho dubbi che la guerra finirà a puttane.
Dopo la sortita a base di kapò e turisti della democrazia al Parlamento di Strasburgo quella famosa volta, ora è convinto di riuscire a zittire, oltre ai suoi dipendenti ed ai numerosissimi wannabe lacchè, servitori, reggicoda e leccaculo che ha sparsi in tutta Italia, anche chi non dovrebbe essere sottoposto al suo potere perchè non cittadino italiano e non governato da lui.
Gli europei credevano di essere fortunati a non essere italiani ma evidentemente, per essere proprio al sicuro bisognerebbe allontanarsi ancora un poco dallo stivale, diciamo rifugiarsi in Papua Nuova Guinea.

In pieno delirio d’onnimpotenza, Iddu compensa le cilecche con le cannonate che spara in direzione Bruxelles credendo di poter comandare anche sul resto del continente come fosse un’immensa Segrate.
Anche allora, settant’anni fa, tra i paesi invasi vi fu il Belgio ma si ebbe l’accortezza di aspettare un po’ prima di aprire un secondo fronte orientale. Preludio, in quella ed in tutte le guerre dove si vuole strafare, alla Grande Inculata finale.

Qui invece è assalto frontale a raggiera. Il primo fronte, quello interno, vede le Papidivisionen all’assalto della Libertà d’Espressione, con le raffiche di denunce ai giornali che osano rendergli conto di qualche cosuccia da nulla come la frequentazione di minorenni (come disse per prima la sua signora).
A Repubblica Iddu non risponde perchè ratta-tata-ta-ta, le solite cose. Però se le domande gliene facesse un altro giornale risponderebbe volentieri.
Mi appello all’Eco del Chisone: non è che gli vorreste porre voi le famigerate domande, così potremmo finalmente sapere quando il fuhrer del Reich Mediolanum ha conosciuto il babbo di Noemi Letizia? No, eh? Inutile chiedere?
Nella putrescente RAI, ormai un bivacco dei suoi manipoli, si censura il trailer di un film inchiesta, “Videocracy”, che racconta la cancrena italiana (direbbe Gaber) fin dagli anni di Colpo Grosso. L’attacco alla pancia dello Stato a colpi di gnocca, culi e tette. Quando l’eterosessualità come arma diventa più letale dell’AIDS.
Il film che osa mostrare la realtà di questo grande laboratorio per la realizzazione del perfetto Shit Country non deve essere citato e mostrato perchè contrario al governo. Bene, siccome questo non è servizio pubblico, qui lo mostriamo e linkiamo, invitandovi a riprendere l’appello e moltiplicarlo sui vostri blog.

Lui denuncia e chiede danni. Milioni di euro. Per lui piccioli da infilare nei perizomi di qualche favorita.
Questo succede ad avere uno stuolo di avvocati che si nutrono di cavie vive e che hanno un’incontinenza della parcella per cui ogni occasione è buona per mettere su delle note spese, tirare avanti le cause ed aprirne sempre delle nuove. Il nostro problema, cari italiani, se non lo avete ancora capito, è che Iddu non è come noi che prima di affidarci a quelle simpatiche sanguisughe figli di puttana ci facciamo una botta di conti ed accendiamo le ipoteche per vederci meglio. Lui non ha problemi a pagare gli avvocati, ha soldi a palate.

Siccome l’Europa non è l’Italia però, per fortuna, al Pornoduce hanno mandato a dire un sonoro “Aaa chi???”, come avrebbe detto Totò. Però non basta. Frequentare altri egoarchi in egocentrismo acuto come Gheddafi non gli fa bene e se quello va a molestare Israele, tanto per sentirsi ancora giovane e monello, lui si chiede: e chi sono io, il figlio della serva? Qui ci vuole un continente intero al quale andare a suonare i campanelli di notte.

Prima o poi questa tortura finirà, se Dio, il tempo e il corso naturale della vita vorranno, ma noi facciamo il tifo affinchè qualcuno nel mondo ancora immune dal virus berlusconiano, si rompa le palle davvero e venga a liberarci anzitempo.
Io ho già il disco di “In The Mood” pronto.


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“…noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni…” (Il Giornale, agosto 2009)

Mi meraviglia che si meraviglino. Omosessuali schedati in Italia? Dossier illegali sui fatti privati di cittadini comuni? Ma quando mai!
Eppure, basta googlare “schedatura omosessuali” e viene fuori, ad esempio, un articolo del Corriere del 1998, dove si parla della denuncia da parte dell’Arcigay dell’esistenza di fascicoli su cittadini schedati solo perchè omosessuali; dossier non ancora distrutti nonostante le ripetute richieste del Parlamento.
Avete presente quando un gay viene assassinato e la polizia indaga “negli ambienti omosessuali”? Come vengono identificati questi ambienti? Come si fa a sapere chi li frequenta ed andare a colpo sicuro ad interrogare proprio le persone giuste?
C’era, e dovremo dire, c’è ancora, il sospetto che le inclinazioni sessuali degli individui vengano sottoposte a controllo, schedatura e vidimazione da parte di organismi investigativi che operano in maniera non proprio lecita.
Tanta meraviglia, eppure si era parlato recentemente del maxi-archivio illegale di Tavaroli, con migliaia di dati sensibili raccolti sui potenziali “nemici”: industriali, politici, semplici cittadini. Un’inchiesta della magistratura che risale al 2006 e che, inspiegabilmente, non è ancora stata evidenziata in tutta la sua importanza dalla stampa. Una faccenda di intercettazioni e registrazione abusiva di dati sensibili. Alla faccia della privacy sempre sbattutaci in faccia.

Il potere lo ha sempre fatto, di schedare i suoi potenziali nemici e le minoranze per soggiogarli meglio, ed il pregiudizio anti-omosessuale ha sempre fornito un assist alla repressione.
Lo si è visto nelle dittature come la Germania nazista, dove Martin Boorman possedeva i dossier sui vizi privatissimi di ogni gerarca, incluso il Fuhrer in persona; nei regimi comunisti, dove l’omosessualità era considerata un vizio borghese contrario alla rivoluzione proletaria, fino all’America bacchettona e preda del furore anticomunista del COINTELPRO di Hoover, il capo dell’F.B.I. che faceva tesoro delle informazioni raccolte sui gusti sessuali dei suoi nemici, per tenerli per le palle.
Recentemente, il presidente Sarkozy è stato criticato per aver messo a punto, nella democraticissima Francia, un sistema di schedatura di soggetti “a rischio” tra i quali rischiano di rientrare anche gli omosessuali.

In Italia la schedatura dei cittadini, anche sulla base dell’orientamento sessuale, la si praticava durante il Fascismo ma il vizio è continuato durante quel lungo periodo di democlericalpostfascismo che ha dominato il paese fino al flagello Craxiano ed alla catastrofe Berlusconiana.
Anche allora, anni ‘60-’70, era pratica comune diffamare gli avversari puntando sulla diversità. Ricordo riviste che grufolavano nella vita privata dei politici avversi (soprattutto quelli di centrosinistra, è ovvio, essendo sport praticato soprattutto dalle gazzette della destra). Era tutto un leggere di “balletti rosa” e “balletti verdi”, questi ultimi di tipo omosessuale.
Le insinuazioni non risparmiavano, nemmeno allora, le gerarchie vaticane, specialmente quando queste venivano percepite come troppo spostate a sinistra. Uno dei gossip più sussurrati di quegli anni riguardava addirittura un Papa e un famoso attore di teatro. E’ dimostrato ormai che si trattò di una campagna ricattatoria orchestrata dai servizi segreti manovrati da altissime cariche dello Stato, forse addirittura il presidente della Repubblica di allora, contro un Papa che aveva osato “aprire alla Sinistra”.

I giornali di oggi danno giusto rilievo alla porcata del “Giornale”, che ha usato una velina (in omaggio alla satiriasi del capo, immagino) farlocca spacciandola per documento di tribunale, per colpire uno dei pochi direttori di giornale che si era permesso di far notare la scarsa attinenza con i principi cristiani delle avventure del Pornoduce con le escort e le deputatesse alla visita militare. Non l’avesse mai fatto. Chissà quanti avvocati D’Amore (vedi filmato), segugi e cani da trifola saranno stati sguinzagliati in cerca del vizietto nascosto da buttare in prima pagina.
Dopo le tette della Veronica, gettate al pubblico ludibrio, dopo la denuncia del presunto amante della stessa (oggi scopriamo che erano in regime di coppia aperta consensualmente da almeno dieci anni), questo ed altro.

Pensate come è democratico Berlusconi. Permette al suo giornale personale di infangare l’onore della moglie, di farsi attribuire le corna, pur di non limitare l’informazione libera. Talmente libera, a volte da essere inventata o costruita a tavolino su sussuri e bisbigli. Sempre e comunque da lanciare come una bomba caricata a merda contro chi si schiera contro il Pornoduce.

“Non ho mai parlato con Feltri”. Già quel “mai” ridondante, rafforzativo, denota la bugia, essendo Feltri, dopotutto, un suo dipendente con il quale deve aver scambiato, in un giorno x, qualche parola.
Infatti dopo la nomina a direttore del “Giornale”, Feltri rimase a colloquio a Palazzo Chigi con Berlusconi per più di un’ora.
Sicuramente non avranno parlato della campagna di autunno, della strategia mediatica di contrattacco contro i nemici del satiro, di come utilizzare i giornali di famiglia a guisa di manganello contro mogli ribelli e giornalisti che si ostinano a fare i giornalisti e non le puttane.
Forse hanno parlato di libertà di stampa. O di un posto nel Circolo dell’Amicizia del mausoleo di Arcore, chissà.


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Lo ammetto, quando sento parlare dei fatti del G8 di Genova e soprattutto ascolto i commenti della ggente a riguardo, con il solito mantra dell’estintore e del “era solo un delinquente”, mi va il sangue alla testa e divento più cattiva del solito.
Quindi ho provato un carto sollievo quando ho letto i due post di Alessandro Tauro e Fikasicula, che hanno scritto in maniera impeccabile ciò che avrei voluto dire io stessa sulla sentenza europea riguardo al ricorso presentato dalla famiglia Giuliani per la morte del figlio Carlo.

La verità sulla morte di Carlo Giuliani occultata dallo Stato italiano

Il caso Carlo Giuliani, nell’informazione peggiore del mondo – nota di Giuliano Giuliani

Aggiungo solo qualche riflessione a margine.
La sentenza, se da un lato riconosce come le autorità italiane abbiano condotto in maniera scellerata la gestione dell’ordine pubblico in quei giorni, pecca di eccessiva fiducia nella tesi governativa che sostiene sia stato solo Placanica a sparare, visti i tanti dubbi a riguardo.
Dubbi soffocati da una pronta archiviazione della pratica e, come giustamente osserva la Corte, da una frettolosa cremazione del cadavere di Carlo, quando sarebbe stato più prudente, anche nell’interesse della famiglia, scegliere l’inumazione o la tumulazione in modo da poter procedere eventualmente ad ulteriori perizie.

Il punto è che, ripetutamente nel corso di questi otto anni, come ricorda questo post di Anita Richeldi, Placanica ha buttato là, nel corso di svariate interviste, che forse non era stato lui a sparare. Che forse è stato qualcuno fuori dal defender; che il proiettile, risultato di tipo speciale alle perizie, non poteva essere in dotazione ad un militare di leva come lui ma solo ad un ufficiale.
Nel 2008, assistito da Taormina (altro motivo per noi di inquietudine) ha addirittura presentato denuncia contro ignoti per l’omicidio di Carlo Giuliani presentandosi come parte lesa.

Ora dice che è contento di essere stato scagionato dalla sentenza europea che gli ha riconosciuto l’esercizio della legittima difesa ma, solo due mesi fa, il suo difensore chiedeva al tribunale di Genova di ottenere il proiettile che uccise Carlo per sottoporlo a perizia e forse dimostrare che non poteva essere stato sparato dall’arma in dotazione a Mario.
Quindi, a meno di non pensare al povero Placanica (un ragazzo che io ho sempre considerato una vittima delle circostanze) usato cinicamente da avvocati marpioni per annebbiare e depistare ancor di più la verità, sarebbe interessante proseguire l’indagine fino a giungere ad una ragionevole certezza sul reale svolgimento dei fatti.
Nell’interesse di tutti; di Placanica, della famiglia Giuliani, delle forze dell’ordine, dei politici che in quei giorni erano ospitati in questura e dirigevano le operazioni ed eventualmente stabilivano le regole d’ingaggio. Come quella di poter sparare con proiettili veri, anzi speciali, sui manifestanti, invece che con proiettili non letali di gomma. Non sono quisquilie.

Mi rendo conto, però, che qui si sta ragionando. Si sta facendo i Perry Mason, i tenenti Colombo, i commissari Montalbani della situazione. Agli italiani invece non frega un cazzo di come sono andate le cose. Loro hanno già le loro certezze: “ha fatto bene il carabiniere perchè il delinquente voleva ucciderlo”. Non pensano che avere una polizia che spara in piazza potrebbe mettere a repentaglio la vita di chiunque, anche di una ragazzina che sta manifestando per i diritti civili, in maniera pacifica. E’ già successo, si chiamava Giorgiana Masi e lì non c’era alcun estintore.

L’informazione di regime, quella dei TG delle venti dove si parla di bolle di sapone (Busi, ma davvero non provi mai vergogna?), deve solo confermare le certezze fallaci degli Itagliani. Quindi, nessun ragionamento ed analisi dei dubbi sui fatti di piazza Alimonda. Nessun cenno alla condanna comminata dalla Corte Europea allo Stato italiano per le colpe sulla gestione dell’ordine pubblico al G8 di Genova. E’ una notizia contraria a Berlusconi, meglio tacere.
Solo un unico grande slogan ad effetto, che faccia presa come la colla del bisonte nell’elettore medio e fortifichi il sano atteggiamento italico contro la deriva progressista:

In Italia uccidere un comunista in piazza è legittima difesa.


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Sono malata e perfino febbricitante* e non ho la forza di commentare lo schifo dell’informazione televisiva che perde minuti preziosi di democrazia per dirci che quest’anno sono così di moda i sandali alla schiava che ce l’hanno tutte le mogli dei calciatori. Ma annatevene…
Oppure pensare al Gran Bugiardo Matricolato che racconta l’ennesima spudorata menzogna smentendo il gossip addirittura da un giornale di gossip come “Chi”; con il “Giornale” che riprende l’intervista come fosse una cosa seria e tuona contro i giornali che con i pettegolezzi fanno cadere un PIL al giorno. E’ sempre colpa di qualcun’altro, si sa.

Pinocchioni non avrà organizzato i festini ma vi ha certamente partecipato. I colloqui intimi con la Patty li abbiamo sentiti, siamo mica sordi. E quando raccomandava alla signora di toccarsi di più a cosa si riferiva? A me viene in mente la Moana della Guzzanti: “C. Ti tocchi?

Sono malata, raffreddata e con una tosse da Dame aux Camelias all’ultimo atto ma accolgo l’invito del presidente neapolitaner, giustamente preoccupato a causa dei legaioli e del bugiardone che rischiano di non organizzare nulla per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, neanche una bicchierata in compagnia.

Vi offro una mia ricetta, con i nostri tre bei colori: bianco, rosso e verde.

Maritati della Papera Tricolore

maritati pugliesi freschi (misto di maccheroncini e orecchiette)
1 pomodoro bello rosso e maturo
2 zucchine
2 cipolline fresche
olio, sale, peperoncino

Mentre cuociono i maritati in acqua salata bollente (7-8 minuti), in una padella capiente (io uso il wok) versate un po’ d’olio, tritateci le cipolline e unite le zucchine e il pomodoro anch’essi a dadini. Fate cuocere a fuoco vivo, salate e peperoncinate (con cuidado). Una volta cotti i maritati versateli nella padella e mescolateli bene affinchè siano ben conditi.

* Maledetta aria condizionata. Oppure, visto che ho fatto pensieri suini l’altro giorno, che sia influenza maiala?

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Robert Langdon è asciuto pazzo!

La Famiglia Lodoms

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