Stai sfogliando l'archivio delle categorie per la categoria ‘mutilazioni genitali femminili’ .
Ogni uomo che volesse farsi prete dovrebbe, prima dell’ordinazione, frequentare un particolarissimo corso di formazione. Niente di eccezionale, dovrebbe semplicemente vivere un anno da donna. Tutta l’esistenza terrena di una donna concentrata in dodici mesi.Durante l’infanzia, oltre a qualche molestia pedofila, una precoce deflorazione ed un matrimonio con qualcuno che manco conosce, gli toccherebbe, per esempio, un’infibulazione faraonica come si usa ancora da certe parti in Africa, consistente nella escissione dei genitali esterni e successiva sutura alla bell’e meglio della ferita. Senza anestesia, ovviamente.
Lo sviluppo ed il menarca saranno vissuti senza tante smorfie, magari con l’acuirsi delle violenze maschili sul fiorellino appena sbocciato, con in più, da ora in avanti, l’incubo del restare incinta.
Questa la prima parte, piuttosto hard, dedicata all’infanzia femminile. A seguire, per la serie intitolata “donna, du du du”, nei mesi successivi si concentrerà un quarantennio di mestruazioni dolorose con sindrome premestruale condita da depressione, tensione alle mammelle e flusso stile vacca sgozzata con rito islamico.
Siccome il corso di formazione per futuri preti non prende in considerazione le invenzioni moderne che hanno alleggerito l’esistenza delle donne: assorbenti, tamponi interni, antidolorifici, contraccettivi, cerotti ormonali per la menopausa, il nostro pretonzolo dovrà lavarsi i pannicelli insanguinati come erano costrette a fare le nostre nonne e mamme, tenersi i dolori pensando alla sofferenza di nostro signore gesùcristo e, naturalmente, tra un karakiri mensile e l’altro, scodellare un figlio ad ogni trombata, circa.
Questa è la parte davvero tosta del corso. Ogni due o tre figli nati all’interno del matrimonio, come comanda il precetto di nostrosignore, in questo corso estremo di sopravvivenza qualcuno dei pargoli nasce a seguito di stupro, meglio se di gruppo e selvaggio, come accade alle donne vere nelle guerre. Giusto per non far mancare al pretino nulla di tutto ciò che significa essere donna.
Il frutto dello stupro e gli altri marmocchi della serie regolare (facciamo una dozzina come la media delle donne dell’inizio del secolo scorso?) peseranno alla nascita almeno cinque chili, qualcuno si presenterà podalico e, in mancanza di anestesie e altre diavolerie moderne, i putei nasceranno grazie a qualche sforbiciata da una parte e dall’altra dell’orifizio materno, cosa vuoi che sia. Stringi il fazzoletto nei denti e pensa a quando facevi la troia e ti divertivi.
Tra una gravidanza e l’altra il pretonzolo non potrà farsi mancare qualche decina di aborti. Metodo preferito: con la mammana nella cucina di casa. Oppure, studio di cucchiaio d’oro anni cinquanta, con divieto di strillo e solito provvidenziale fazzoletto tra i denti. L’aborto della mammana verrà fatto con peretta, acqua saponata, prezzemolo, ferro da calza ed altri rudimentali orpelli. Quello del cucchiaio d’oro senza anestesia e tanti complimenti ma a caro prezzo.
Cosa rimane da far sperimentare al nostro prete in pectore? Un mese a battere sull’Adriatica, in balia di clienti da quattro soldi? Una vita da lesbica, stuprata a scopo rieducativo o direttamente lapidata? Un paio di cancri al seno e all’utero curati come una volta, un bel taglio e via? Un marito che se ne viene in dieci secondi netti senza farti provare mai nemmeno lo straccio di un orgasmo e in più ti frega per l’ennesima volta?
E la menopausa? Niente cerotti o altre diavolerie che prolungano la gioventù. A cinquant’anni il nostro stagista sarà una vecchia scrofa sfondata e nemmeno buona per le salsicce.
Verso la fine del corso il pretino concorderà con me che il lato positivo della vecchiaia è che quelle maledette ovaie crepano e si rinsecchiscono come due chicchi d’uvetta. Niente più figli non voluti, gravidanze da schiena spezzata, emorroidi e gambe con le vene che scoppiano. Niente più ragadi al seno ed emorragie inarrestabili. Niente nausee e tagli cesarei.
Sei terrorizzato all’idea di questa full immersion nella merda femminile, caro il mio pretino? Credevi che essere donna fosse solo scopate, scopate, guarda la troia come gode, che belle tette che ho e quanto sono fica?
Eppure tutto ciò che ho descritto è essere donna. Lo è stato per migliaia di anni e lo è anche oggi per milioni di sorelle.
Dovresti ringraziarmi. Ti ho risparmiato una gita nel medioevo quando i tuoi compari torturavano le streghe e le bruciavano e un sacco di altre cose che mi sono senz’altro dimenticata di citare.
Per noi donne moderne le cose sono un pò migliorate. Se siamo fortunate negli incontri e ci impegnamo, riusciamo perfino a divertirci nel fare l’amore. Anzi a volte è proprio bello, una goduria come per l’uomo e forse di più.
La pillola e gli altri anticoncezionali ci hanno tolto l’angoscia dell’equivalenza trombata=marmocchio.
La maternità, grazie anche alla possibilità dell’aborto, non è più un’ imposizione ma una scelta.
La nostra esistenza può concentrarsi su tante altre cose oltre alle cacche e pisce dei figlioli, magari un lavoro, una carriera. Non tutte nascono gatte. Se a quelle prive dell’amore materno qualcuno fa fare loro fare i gattini per forza, queste poi se li mangiano. Qualcuno l’ha capito finalmente e ci ha liberate dalla maternità ad ogni costo. E non è più come una volta che :”se non vuoi figli fatti suora”.
Naturalmente il Corso di Immedesimazione nella Sofferenza Femminile per Aspiranti Preti non esiste ma sarebbe bello che esistesse. Almeno questi stronzi che parlano di limitare le nostre libertà acquisite grazie a lotte di decenni, che parlano di difesa della vita senza mai essersi contorti un giorno intero nei dolori mestruali ed essersi sentiti spaccare in due da un parto, forse capirebbero e se ne rimarrebbero zitti.
Principalmente due categorie: preti e reazionari. Di qualunque religione e paese.
L’ultima nefandezza ai nostri danni viene dal Brasile. L’arcivescovo di Recife ha scomunicato i medici che hanno procurato l’aborto terapeutico ad una bambina di nove anni (!!) rimasta incinta dopo lo stupro perpetrato su di lei dal patrigno. Aborto che era stato richiesto dalla madre della piccola, contro la volontà del padre della piccola. Scomunicata anche la madre.
Uno a questo punto si chiede: e il maledetto pedofilo di merda sarà stato scomunicato a sua volta, non è vero? Invece no. Il pretaccio ha detto che vi sono tanti reati che non sono passibili di scomunica. C’è da capirlo, se scomunicassero i pedofili farebbero fatica a coprire le Diocesi con un numero sufficiente di vescovi. Non dimentichiamo poi che lo stupro pedofilo è avvenuto in seno alla Famiglia e quindi il fatto non costituisce reato.
“La legge di Dio è stata violata”, ha detto l’infame. Se non bestemmio, guarda…
Bell’otto marzo davvero. L’immondo TG ha dato la notizia dei talebani che, per la festa delle donne, hanno pensato appunto di far loro la festa, organizzando campagne di stupri contro donne e bambine. Letteralmente.
La notizia vera era un’altra ma alla giornalista che l’ha letta con le trecce sparse sull’affannoso petto, l’aria anoressica e il sopracciglio aggrottato d’ordinanza, non è fregato di andarla a verificare.
La notizia era che, secondo l’ONU, in Afghanistan non è cambiato nulla sul fronte dei diritti delle donne; perchè sono tornati i talebani e la loro società patriarcale nonostante il dispiego di forze alleate (es)portatrici di democrazia e gli stupri e gli abusi, soprattutto in seno alla famiglia, vengono tollerati e non puniti. Toh, un po’ come succede in altre realtà non propriamente talebane.
Secondo me stuprano così le notizie perchè “notizia” è femminile. Come lo sono “libertà di stampa”, “informazione”, “obiettività”.
Quest’anno, per festeggiarci, sono dispiegate orde di rumeni che, sempre secondo i media che tanto hanno cura delle nostre ansie e paure, non aspettano altro che noi usciamo di casa per farci la festa. Del femminicidio endemico entro le mura domestiche invece non importa una sega ai media. Figuriamoci di quelli esotici che accadono a Ciudad Juarez in Messico, roba di nicchia.
Buio anche sugli stupri di guerra in Africa e il sempre praticato scempio delle mutilazioni genitali femminili.
Però dobbiamo essere contente del fatto che Hillary Clinton è il segretario di stato imperiale del grande Jedi abbronzato. Questa è l’emancipazione che ci concedono o che meglio concedono alle loro donne. Mogli, madri, sorelle, amiche, amanti, concubine, baldracche, badanti, purchè orbitanti attorno al Grande Uomo Potente, possono fare carriera e giungere ai più alti livelli. E’ sempre stato così, da Messalina alla Pompadour, e continuerà ad esserlo.
Nei bassifondi degli strati sociali noi lavoriamo di più e guadagnamo di meno, spesso senza neppure un grazie.
Ora dovremmo andare in pensione a 65 anni. In linea di principio sarebbe giusto, visto che, nonostante lavoro domestico ed esterno, figliolanza e cazzi vari, viviamo più a lungo. Basterebbe rendere la cosa facoltativa. Non hai figli o nipoti da badare, il tuo non è un lavoro usurante, puoi anche andare avanti fino a 65. Suvvia, non è che nella pubblica amministrazione si ammazzino al telaio o alla catena di montaggio di antica memoria.
Però, se ci facciamo caso, sono sempre discorsi rivolti alle classi mediobasse. Le donne ricche, o con un lavoro importante, una carriera affermata, non si sognano certo di andare in pensione. Semplicemente non hanno quel problema. Guardate la Rita Levi Montalcini, 100 anni quest’anno e ancora vispa e attiva da fare invidia.
Emancipazione, si, ma di strada ce n’è ancora tanta. Armate di “salvalatopa Beghelli”, di spray al peperoncino, di tanta pazienza, costanza e un pizzico di rabbia che non guasta mai, forse un giorno ce la faremo.
Buon 8 marzo a tutte.
La bellissima immagine è tratta dal blog Impiastri quotidiani
Principalmente due categorie: preti e reazionari. Di qualunque religione e paese.
L’ultima nefandezza ai nostri danni viene dal Brasile. L’arcivescovo di Recife ha scomunicato i medici che hanno procurato l’aborto terapeutico ad una bambina di nove anni (!!) rimasta incinta dopo lo stupro perpetrato su di lei dal patrigno. Aborto che era stato richiesto dalla madre della piccola, contro la volontà del padre della piccola. Scomunicata anche la madre.
Uno a questo punto si chiede: e il maledetto pedofilo di merda sarà stato scomunicato a sua volta, non è vero? Invece no. Il pretaccio ha detto che vi sono tanti reati che non sono passibili di scomunica. C’è da capirlo, se scomunicassero i pedofili farebbero fatica a coprire le Diocesi con un numero sufficiente di vescovi. Non dimentichiamo poi che lo stupro pedofilo è avvenuto in seno alla Famiglia e quindi il fatto non costituisce reato.
“La legge di Dio è stata violata”, ha detto l’infame. Se non bestemmio, guarda…
Bell’otto marzo davvero. L’immondo TG ha dato la notizia dei talebani che, per la festa delle donne, hanno pensato appunto di far loro la festa, organizzando campagne di stupri contro donne e bambine. Letteralmente.
La notizia vera era un’altra ma alla giornalista che l’ha letta con le trecce sparse sull’affannoso petto, l’aria anoressica e il sopracciglio aggrottato d’ordinanza, non è fregato di andarla a verificare.
La notizia era che, secondo l’ONU, in Afghanistan non è cambiato nulla sul fronte dei diritti delle donne; perchè sono tornati i talebani e la loro società patriarcale nonostante il dispiego di forze alleate (es)portatrici di democrazia e gli stupri e gli abusi, soprattutto in seno alla famiglia, vengono tollerati e non puniti. Toh, un po’ come succede in altre realtà non propriamente talebane.
Secondo me stuprano così le notizie perchè “notizia” è femminile. Come lo sono “libertà di stampa”, “informazione”, “obiettività”.
Quest’anno, per festeggiarci, sono dispiegate orde di rumeni che, sempre secondo i media che tanto hanno cura delle nostre ansie e paure, non aspettano altro che noi usciamo di casa per farci la festa. Del femminicidio endemico entro le mura domestiche invece non importa una sega ai media. Figuriamoci di quelli esotici che accadono a Ciudad Juarez in Messico, roba di nicchia.
Buio anche sugli stupri di guerra in Africa e il sempre praticato scempio delle mutilazioni genitali femminili.
Però dobbiamo essere contente del fatto che Hillary Clinton è il segretario di stato imperiale del grande Jedi abbronzato. Questa è l’emancipazione che ci concedono o che meglio concedono alle loro donne. Mogli, madri, sorelle, amiche, amanti, concubine, baldracche, badanti, purchè orbitanti attorno al Grande Uomo Potente, possono fare carriera e giungere ai più alti livelli. E’ sempre stato così, da Messalina alla Pompadour, e continuerà ad esserlo.
Nei bassifondi degli strati sociali noi lavoriamo di più e guadagnamo di meno, spesso senza neppure un grazie.
Ora dovremmo andare in pensione a 65 anni. In linea di principio sarebbe giusto, visto che, nonostante lavoro domestico ed esterno, figliolanza e cazzi vari, viviamo più a lungo. Basterebbe rendere la cosa facoltativa. Non hai figli o nipoti da badare, il tuo non è un lavoro usurante, puoi anche andare avanti fino a 65. Suvvia, non è che nella pubblica amministrazione si ammazzino al telaio o alla catena di montaggio di antica memoria.
Però, se ci facciamo caso, sono sempre discorsi rivolti alle classi mediobasse. Le donne ricche, o con un lavoro importante, una carriera affermata, non si sognano certo di andare in pensione. Semplicemente non hanno quel problema. Guardate la Rita Levi Montalcini, 100 anni quest’anno e ancora vispa e attiva da fare invidia.
Emancipazione, si, ma di strada ce n’è ancora tanta. Armate di “salvalatopa Beghelli”, di spray al peperoncino, di tanta pazienza, costanza e un pizzico di rabbia che non guasta mai, forse un giorno ce la faremo.
Buon 8 marzo a tutte.
La bellissima immagine è tratta dal blog Impiastri quotidiani
Principalmente due categorie: preti e reazionari. Di qualunque religione e paese.
L’ultima nefandezza ai nostri danni viene dal Brasile. L’arcivescovo di Recife ha scomunicato i medici che hanno procurato l’aborto terapeutico ad una bambina di nove anni (!!) rimasta incinta dopo lo stupro perpetrato su di lei dal patrigno. Aborto che era stato richiesto dalla madre della piccola, contro la volontà del padre della piccola. Scomunicata anche la madre.
Uno a questo punto si chiede: e il maledetto pedofilo di merda sarà stato scomunicato a sua volta, non è vero? Invece no. Il pretaccio ha detto che vi sono tanti reati che non sono passibili di scomunica. C’è da capirlo, se scomunicassero i pedofili farebbero fatica a coprire le Diocesi con un numero sufficiente di vescovi. Non dimentichiamo poi che lo stupro pedofilo è avvenuto in seno alla Famiglia e quindi il fatto non costituisce reato.
“La legge di Dio è stata violata”, ha detto l’infame. Se non bestemmio, guarda…
Bell’otto marzo davvero. L’immondo TG ha dato la notizia dei talebani che, per la festa delle donne, hanno pensato appunto di far loro la festa, organizzando campagne di stupri contro donne e bambine. Letteralmente.
La notizia vera era un’altra ma alla giornalista che l’ha letta con le trecce sparse sull’affannoso petto, l’aria anoressica e il sopracciglio aggrottato d’ordinanza, non è fregato di andarla a verificare.
La notizia era che, secondo l’ONU, in Afghanistan non è cambiato nulla sul fronte dei diritti delle donne; perchè sono tornati i talebani e la loro società patriarcale nonostante il dispiego di forze alleate (es)portatrici di democrazia e gli stupri e gli abusi, soprattutto in seno alla famiglia, vengono tollerati e non puniti. Toh, un po’ come succede in altre realtà non propriamente talebane.
Secondo me stuprano così le notizie perchè “notizia” è femminile. Come lo sono “libertà di stampa”, “informazione”, “obiettività”.
Quest’anno, per festeggiarci, sono dispiegate orde di rumeni che, sempre secondo i media che tanto hanno cura delle nostre ansie e paure, non aspettano altro che noi usciamo di casa per farci la festa. Del femminicidio endemico entro le mura domestiche invece non importa una sega ai media. Figuriamoci di quelli esotici che accadono a Ciudad Juarez in Messico, roba di nicchia.
Buio anche sugli stupri di guerra in Africa e il sempre praticato scempio delle mutilazioni genitali femminili.
Però dobbiamo essere contente del fatto che Hillary Clinton è il segretario di stato imperiale del grande Jedi abbronzato. Questa è l’emancipazione che ci concedono o che meglio concedono alle loro donne. Mogli, madri, sorelle, amiche, amanti, concubine, baldracche, badanti, purchè orbitanti attorno al Grande Uomo Potente, possono fare carriera e giungere ai più alti livelli. E’ sempre stato così, da Messalina alla Pompadour, e continuerà ad esserlo.
Nei bassifondi degli strati sociali noi lavoriamo di più e guadagnamo di meno, spesso senza neppure un grazie.
Ora dovremmo andare in pensione a 65 anni. In linea di principio sarebbe giusto, visto che, nonostante lavoro domestico ed esterno, figliolanza e cazzi vari, viviamo più a lungo. Basterebbe rendere la cosa facoltativa. Non hai figli o nipoti da badare, il tuo non è un lavoro usurante, puoi anche andare avanti fino a 65. Suvvia, non è che nella pubblica amministrazione si ammazzino al telaio o alla catena di montaggio di antica memoria.
Però, se ci facciamo caso, sono sempre discorsi rivolti alle classi mediobasse. Le donne ricche, o con un lavoro importante, una carriera affermata, non si sognano certo di andare in pensione. Semplicemente non hanno quel problema. Guardate la Rita Levi Montalcini, 100 anni quest’anno e ancora vispa e attiva da fare invidia.
Emancipazione, si, ma di strada ce n’è ancora tanta. Armate di “salvalatopa Beghelli”, di spray al peperoncino, di tanta pazienza, costanza e un pizzico di rabbia che non guasta mai, forse un giorno ce la faremo.
Buon 8 marzo a tutte.
La bellissima immagine è tratta dal blog Impiastri quotidiani







