Stai sfogliando l'archivio delle categorie per la categoria ‘omosessualità’ .
Non perché non li troviamo belli e seducenti ma perché se due uomini vogliono fare sesso è giusto per noi donne sentirci di troppo e non voler disturbare. Senza nemmeno illuderci di volerli redimere, con la nostra immensa presunzione.
“Quella ragazzina, così la definisco, che merita ogni perdono e filiale accoglimento anche nell’errore, guarda con gli occhi del corpo e non dello spirito”. (Mons. Giuseppe Agostino)
Mara Carfagna non deve chiedere scusa proprio a nessuno. Per una volta, poera nana, che si era comportata da vera Ministra delle Pari Opportunità, onore al merito, evitando di vomitare la solita omofobia d’ordinanza che, secondo i nazibaciapile in tonaca e non, dovrebbe contraddistinguere un ministro della destra reazionaria, le viene fatto notare, con squisita delicatezza da serpi in odore d’incenso, come è diventata ministro.
Cioè, per questi preti, e lasciate in pace Cristo che, se tornasse giù sarebbe il primo a prendervi a sprangate, si è puttane solo se ci si ribella all’ipocrisia di chi pratica intensamente l’omosessualità di notte, magari con mercenari ben accessoriati e di giorno tuona contro l’omosessualità. Perchè di criptogay ben criptati a prova di cura in Vaticano ce n’è una marea, lo sanno i miliziani o fanno finta di non saperlo?
Lasciate stare Mara, che forse qualcosina dai tempi dei “gay costituzionalmente sterili” l’ha imparata, che è comunque un ministro italiano e non vaticano, non impicciatevi e pensate ai pedofili vostri.
In previsione della visita a Malta, L’unico problema del comitato di accoglienza al Santo Padre sembra essere la rimozione di questo enorme schwanstuck opera di un artista locale, sito nella città di Luqa e ciò nonostante Ratzi ne abbia uno quasi uguale accanto a casa in Cermania. Per coerenza, vista la forma, rimuoviamo a questo punto anche l’obelisco di Piazza San Pietro. Poi, oltretutto, “obelisco” ricorda troppo la parola “ombelico”.
E, per carità, al santo P. non venga in mente in questa stagione di andare in Giappone.)
Card. Bertone: se vi sono preti che molestano i bambini non è colpa né del voto di castità né dell’obbligo del celibato del clero ma dell’omosessualità. Glielo hanno riferito nientepopodimeno che degli psicologi e sociologi in alcuni fantomatici studi pubblicati chissà dove. Tutti cuggini suoi.
A questo punto mi dovrebbe spiegare, Sua Eccellenza, come si interpreta il fenomeno dei preti che molestano le bambinE, ovvero coloro che compiono atti di pedofilia eterosessuale.
S.E. ha poi rettificato dicendo che intendeva l’omosessualità dei preti e non quella della lobby omosessuale… oops, della popolazione omosessuale in generale ma il risultato non cambia. Rimane il problema dei sacerdoti che molestano non i chierichetti ma le giovani fanciulle.
Andiamo avanti. Quando scatta l’allarme antipedofilo, si allentano anche i più tenaci freni inibitori e rispunta per esempio l’antisemitismo d’antiquariato.
Mons. Babini su “Pontifex”, un giornalino di personaggini più a destra del babbo di Mel Gibson sciorina un rosario di perle antisemite da far invidia a “Der Sturmer”:
Il nazismo li sterminò, è vero, ma loro se l’erano cercata. (Come le donne stuprate perchè indossavano la minigonna. NdA)
Gli ebrei avevano strozzato i tedeschi con le banche. Gli ebrei sono raffinati. E infine, come il gran finale dei botti di Capodanno: gli ebrei sono deicidi. Evvai!
Pontifex è una lettura istruttiva. Vi si può leggere, a caso, che “omosessuali e trans non entreranno nel regno dei Cieli” e cosine come queste:
“Gli ebrei di quel tempo rinnegarono Cristo e lo uccisero, furono deicidi inconsapevoli. Era un popolo di testa dura. Occorre pregare per la loro conversione al cristianesimo. Necessario il dialogo”.
“La povera Elisa Claps uccisa dall’eccessivo modernismo, non sarebbe mai salita lì con l’indagato. La Santissima Chiesa della Trinità non ha colpe. Chi ne chiede la sconsacrazione ha secondi fini ed interessi privati”.
Mi sa che domattina vado a costituirmi. Anch’io, non essendomi riprodotta, rischio l’accusa di attentato alla riproduzione della razza umana.
Tornando alla sessuofobia che si porta bene su tutto ed in ogni stagione, un’altra citazione del simpatico Babini:
“Bisogna trattare coloro che hanno tendenze omosessuali con delicatezza e senza infierire, con misericordia. Ma accettino serenamente la loro croce e la malattia con santa rassegnazione. Altri invece praticano l’omosessualità e persino se ne vantano. A loro dico che persino gli animali rispettano l’ordine della natura e loro no, da questo punto di vista meglio la regolarità degli animali”.
Mo’ Babini te faccio male. Prego fate entrare i Bonobo. I Bonobo sono scimmie assai simili all’uomo, del quale condividono una buona fetta del DNA, con una differenza pari solo all’1,6%, secondo alcuni studi genetici.
La loro struttura sociale è ormai leggendaria:
“La specie è ben caratterizzata come egualitaria, centrata sulla femmina, e usa a sostituire il sesso all’aggressione. Mentre nella maggior parte delle altre specie il comportamento sessuale costituisce una categoria ben distinta, nel bonobo esso è parte integrante di tutte le relazioni sociali – e non solo di quelle tra maschi e femmine. I bonobo fanno sesso praticamente in tutte le possibili combinazioni (anche se tali contatti sono inibiti tra parenti molto stretti). E le interazioni sessuali avvengono tra i bonobo più spesso che tra tutti gli altri primati. Nonostante la frequenza dell’attività sessuale, il tasso di riproduzione dei bonobo in natura è circa uguale a quello degli scimpanzé. Una femmina mette al mondo un solo piccolo alla volta, a intervalli di cinque o sei anni. I bonobo, dunque, condividono con la nostra specie almeno una caratteristica molto importante: una parziale separazione tra riproduzione e sessualità.” (Frans de Waal da Scientific American, marzo 1995, pp. 82-88)
Come dice Caparezza: la scimmia è l’evoluzione dell’uomo.
Allora, se la natura (vogliamo dire Dio?) ha creato una specie animale che pratica abitualmente e senza inibizioni anche l’omosessualità, come la mettiamo con la nostra naturale regolarità?
Non c’è niente da fare, sadomaso si nasce ed io non lo nacqui.Certe cose non riescono a farmi godere proprio per niente. Mi causa sincera e profonda sofferenza sapere che delle persone uguali a me, con le stesse secrezioni ed emozioni, vengano discriminate per una questione “morale”. Ci soffro perchè purtroppo mi immedesimo.
Se io fossi maschio e gay e rischiassi tutte le sere di venire picchiato solo perchè non sono devoto alla Dea Figa, come mi sentirei? Se fossi lesbica e sudafricana e corressi il doppio rischio di essere violentata perchè qualcuno pensa “rieduchiamo questa schifosa al culto del Dio Cazzo”, quale sarebbe la mia vita?
E’ una conquista di civiltà dover pensare: “Per fortuna sono eterosessuale?”
L’altro giorno, di fronte a dove lavoro, sono passati due uomini che si tenevano abbracciati e si sono scambiati un bacio. Ovviamente la cosa ha provocato diversi commenti e tutti negativi. Ne ricordo uno in particolare: “Meno male che non c’erano bambini. Pensate se un bambino avesse chiesto: “Mamma, perchè quei signori si baciano?”, come avremmo potuto spiegargli la cosa?” Ho provato a suggerire di rispondere alla domanda infantile con un semplice “Si baciano perchè si vogliono bene” ma mi hanno risposto educatamente che “io non ho figli quindi non posso capire.”
Ah beh, si beh.
E’ un fatterello, una bagattella, ma significativa del clima e del percorso ancora da fare per combattere il pregiudizio omofobo.
Ci vuole proprio così tanto a non farsi scandalizzare dal bacio tra due persone dello stesso sesso? Siccome due uomini o due donne si baciano qualcosa ci viene meno? Il nostro conto corrente bancario ne viene intaccato? Perdiamo due anni di vita in un botto? Ci cascano per sempre i capelli?
E’ una questione “morale”, dice la Dott. Prof. Maestra dell’Ordine del Cilicio Paola Binetti. La morale, più che di Dio o del su’ figliolo, così tollerante quest’ultimo, è quella dell’Opus Dei, ovvero di una setta religiosa.
Richiesta, in un’intervista, di dare una definizione di omosessualità, la Binettish v. 2009 risponde:
«È una variabile del comportamento sessuale umano. Sono una sostenitrice dei diritti individuali degli omosessuali. Però non mi possono chiedere di rinunciare a pochi ma radicatissimi principi morali».
Quali siano tali principi morali non viene spiegato. Immagino siano i medesimi che le fecero dire, tempo fa, che:
“L’omosessualità è una devianza della personalità: è un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratteriologico”.
La nuova Binettish pare aver fatto un passo avanti, qualcuno deve averle detto che perfino le pagine gialle della psichiatria, il DSM-IV-TR, non annoverano più l’omosessualità tra le malattie mentali. L’omosessualità non appartiene alla patologia ma alla fisiologia.
E’ una variante, va bene. Fin lì ci arriva. Ma che c’entra allora la morale?
Sarò un’indistruttibile razionalista ma non capisco come possa conciliarsi la professione medica, psicologica, neuropsichiatrica, quindi scientifica e razionale con l’appartenza ad una setta religiosa che prescrive l’autoinfliggimento di supplizi ed un continuo esercizio di sottomissione pericolosamente simile alla nota perversione sessuale denominata sadomasochismo.
Quale tentazione mai si deve essere costretti a scacciare per arrivare a conficcarsi un cavallo di Frisia nella coscia, quindi vicino alle pudenda? Una dirompente eterosessualità che fa fremere di lussuria persino alla vista di un innocente ortaggio come il cetriolo oppure un’altrettanta dirompente ed inconfessabile tendenza verso il proprio sesso?
Quando la Binettish dice che ha simpatia per i gay ma non può concedere loro dei diritti (perchè tali essi sono) per una questione “morale” io, se madame mi permette, della sua morale me ne fotto e non gradisco che essa debba condizionare le decisioni del Parlamento italiano. Non si può parlare contemporaneamente da medici e da superstiziosi. Il giudizio freddo e razionale viene soverchiato da un problema personale, per non dire da una perversione. Il sadomasochismo è anch’esso una variante? Ok ma è strano che, per paura di favorire una variante del comportamento se ne voglia imporre un’altra, cioè la propria.
Il Cristianesimo, che rappresenterebbe in teoria il primato dell’empatia, in questo caso si incarta e non riesce ad andare avanti. Ciò che lo blocca non è la morale o la religione. E’ un semplicissimo problemino personale.
Anche se francamente del PD, il partito che non è un’opposizione ma è diventato ormai l’abbreviazione di una nota bestemmia, non me ne può fregare di meno, mi permetto di suggerire: Franceschiello, tira fuori i coglioni e cacciala dal partito.
Del resto un partito l’Opus Dei non glielo fonda e quindi sarebbe costretta a vivere solo del suo misero stipendio di professore universitario.
Dia retta, cara triade Fra-Ber-Mar, possiamo fare a meno della Paola in cilicio. Perdere i voti degli amanti del bondage estremo non mi pare una tragedia.
Siamo sopravvissuti alla dipartita di Mastella. Ce la faremo anche senza la Binettish. Finiamola, una buona volta, di farci del male.
Non mi riferisco alla ormai appiccicaticcia discussione sul mostro palentario della gnocca commercial-mediatica, che ha spappolato i coglioni, ma a questo articolo (grazie Area), dove Barnard ci fa notare, giustamente, come le dimissioni di Dino Boffo, mazzolato a sangue da Alex De Feltri ed i suoi drughi, non siano state affatto rifiutate dalle gerarchie vaticane ma subito accettate senza indugio e, parrebbe, quasi con sollievo.
Invece no. Oh che brava persona, oh che bravo giornalista, oh che stellìn ma non vogliamo noie nel nostro locale.
Questo comportamento è tipico nell’ipocrisia pretaiola. Difatti, di cosa si ha paura in ambito ecclesiastico? Non del peccato o del peccatore, per il quale c’è sempre il perdono o il Crimen Sollicitationis ma dello scandalo che deriva dal disvelamento del peccato.
Ovvero, giusto per fare un esempio estremo ma che rende l’idea, fintantoché i bambini stanno zitti e non inguaiano il parroco che li manipola abusivamente, il reato non sussiste. Si chiudono entrambi gli occhi ed anzi, si invita tutti ad un omertoso silenzio.
Se qualche mamma però esplode e va in Curia a fare casino, allora zitti zitti si prende il parroco amante dei bambini e lo si trasferisce in altra provincia o in cima ad un cucuzzolo, al riparo dallo scandalo e magari permettendogli di ricominciare indisturbato a palpeggiare chierichetti di montagna.
Nel caso di Boffo, accettare le dimissioni sembra quasi voler dire: “Beh, ora che tutti ormai sanno che sei omosessuale è il caso di continuare a fingere che in Vaticano il vizietto non esista”.
(Bocca mia taci e non dir più nulla). Non importa che, accettando le dimissioni di Boffo, i gerarchi vaticani abbiano implicitamente assegnato dieci punti al serpeverde Feltri e fatto trionfare l’ingiustizia.
Sono d’accordo con Barnard quando egli interpreta il comportamento della Chiesa come parte di un do ut des più scandaloso di qualsiasi perversione sessuale.
In sostanza si perdonerebbe al vecchio pornoduce di aver tradito la moglie con ragazze a pagamento, di aver tenuto una condotta scandalosa (si teme anche con ragazze minorenni, perciò “la Repubblica” continua a chiedergli spiegazioni), di aver scambiato le figurine dei ministeri con le sue favorite, per non parlare di altre porcate da almeno 10.000 avemarie e 4.560 paternoster di penitenza.
Tutto ciò, in cambio di leggi, decreti e leggine contro i diritti civili laici come il matrimonio gay, il testamento biologico, i diritti dei conviventi, l’aborto, la RU486, ecc. Forse perfino il divorzio, una volta che lui l’avesse ottenuto.
Un odioso mercimonio che mostra tutta l’ipocrisia di chi vorrebbe ergersi a difesa del sacro e invece vende ogni giorno l’anima al diavolo rossonero.
Una volta, la vendita delle indulgenze ed il perdono dei peggiori peccatori a suon di dobloni e un tanto al chilo si chiamava peccato di simonia.
Ormai siamo al 3×2, allo svuoto tutto, alla liquidazione totale, al saldo delle indulgenze. La perdonanza, sai, è come il vento.
“…noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni…” (Il Giornale, agosto 2009)
Mi meraviglia che si meraviglino. Omosessuali schedati in Italia? Dossier illegali sui fatti privati di cittadini comuni? Ma quando mai!
Eppure, basta googlare “schedatura omosessuali” e viene fuori, ad esempio, un articolo del Corriere del 1998, dove si parla della denuncia da parte dell’Arcigay dell’esistenza di fascicoli su cittadini schedati solo perchè omosessuali; dossier non ancora distrutti nonostante le ripetute richieste del Parlamento.
Avete presente quando un gay viene assassinato e la polizia indaga “negli ambienti omosessuali”? Come vengono identificati questi ambienti? Come si fa a sapere chi li frequenta ed andare a colpo sicuro ad interrogare proprio le persone giuste?
C’era, e dovremo dire, c’è ancora, il sospetto che le inclinazioni sessuali degli individui vengano sottoposte a controllo, schedatura e vidimazione da parte di organismi investigativi che operano in maniera non proprio lecita.
Tanta meraviglia, eppure si era parlato recentemente del maxi-archivio illegale di Tavaroli, con migliaia di dati sensibili raccolti sui potenziali “nemici”: industriali, politici, semplici cittadini. Un’inchiesta della magistratura che risale al 2006 e che, inspiegabilmente, non è ancora stata evidenziata in tutta la sua importanza dalla stampa. Una faccenda di intercettazioni e registrazione abusiva di dati sensibili. Alla faccia della privacy sempre sbattutaci in faccia.
Il potere lo ha sempre fatto, di schedare i suoi potenziali nemici e le minoranze per soggiogarli meglio, ed il pregiudizio anti-omosessuale ha sempre fornito un assist alla repressione.
Lo si è visto nelle dittature come la Germania nazista, dove Martin Boorman possedeva i dossier sui vizi privatissimi di ogni gerarca, incluso il Fuhrer in persona; nei regimi comunisti, dove l’omosessualità era considerata un vizio borghese contrario alla rivoluzione proletaria, fino all’America bacchettona e preda del furore anticomunista del COINTELPRO di Hoover, il capo dell’F.B.I. che faceva tesoro delle informazioni raccolte sui gusti sessuali dei suoi nemici, per tenerli per le palle.
Recentemente, il presidente Sarkozy è stato criticato per aver messo a punto, nella democraticissima Francia, un sistema di schedatura di soggetti “a rischio” tra i quali rischiano di rientrare anche gli omosessuali.
In Italia la schedatura dei cittadini, anche sulla base dell’orientamento sessuale, la si praticava durante il Fascismo ma il vizio è continuato durante quel lungo periodo di democlericalpostfascismo che ha dominato il paese fino al flagello Craxiano ed alla catastrofe Berlusconiana.
Anche allora, anni ’60-’70, era pratica comune diffamare gli avversari puntando sulla diversità. Ricordo riviste che grufolavano nella vita privata dei politici avversi (soprattutto quelli di centrosinistra, è ovvio, essendo sport praticato soprattutto dalle gazzette della destra). Era tutto un leggere di “balletti rosa” e “balletti verdi”, questi ultimi di tipo omosessuale.
Le insinuazioni non risparmiavano, nemmeno allora, le gerarchie vaticane, specialmente quando queste venivano percepite come troppo spostate a sinistra. Uno dei gossip più sussurrati di quegli anni riguardava addirittura un Papa e un famoso attore di teatro. E’ dimostrato ormai che si trattò di una campagna ricattatoria orchestrata dai servizi segreti manovrati da altissime cariche dello Stato, forse addirittura il presidente della Repubblica di allora, contro un Papa che aveva osato “aprire alla Sinistra”.
I giornali di oggi danno giusto rilievo alla porcata del “Giornale”, che ha usato una velina (in omaggio alla satiriasi del capo, immagino) farlocca spacciandola per documento di tribunale, per colpire uno dei pochi direttori di giornale che si era permesso di far notare la scarsa attinenza con i principi cristiani delle avventure del Pornoduce con le escort e le deputatesse alla visita militare. Non l’avesse mai fatto. Chissà quanti avvocati D’Amore (vedi filmato), segugi e cani da trifola saranno stati sguinzagliati in cerca del vizietto nascosto da buttare in prima pagina.
Dopo le tette della Veronica, gettate al pubblico ludibrio, dopo la denuncia del presunto amante della stessa (oggi scopriamo che erano in regime di coppia aperta consensualmente da almeno dieci anni), questo ed altro.
Pensate come è democratico Berlusconi. Permette al suo giornale personale di infangare l’onore della moglie, di farsi attribuire le corna, pur di non limitare l’informazione libera. Talmente libera, a volte da essere inventata o costruita a tavolino su sussuri e bisbigli. Sempre e comunque da lanciare come una bomba caricata a merda contro chi si schiera contro il Pornoduce.
“Non ho mai parlato con Feltri”. Già quel “mai” ridondante, rafforzativo, denota la bugia, essendo Feltri, dopotutto, un suo dipendente con il quale deve aver scambiato, in un giorno x, qualche parola.
Infatti dopo la nomina a direttore del “Giornale”, Feltri rimase a colloquio a Palazzo Chigi con Berlusconi per più di un’ora.
Sicuramente non avranno parlato della campagna di autunno, della strategia mediatica di contrattacco contro i nemici del satiro, di come utilizzare i giornali di famiglia a guisa di manganello contro mogli ribelli e giornalisti che si ostinano a fare i giornalisti e non le puttane.
Forse hanno parlato di libertà di stampa. O di un posto nel Circolo dell’Amicizia del mausoleo di Arcore, chissà.
“Non ho nulla contro i gay, anzi ho molti amici omosessuali, ma quelli mi hanno provocato.” (Svastichella, agosto 2009).
Un capolavoro. Un perfetto concentrato di tutto il pensiero omofobo del vero machofascio. Il senso è: ho tanti amici gay purchè non siano troppo carini, altrimenti magari mi eccito e quindi, lo capite, sono loro a provocarmi.
Anche stasera in fondo si parla di deresponsabilizzazione e scaricabarile.
A parte tutte le motivazioni di moralità, di difesa di una cosiddetta “normalità”, la violenza omofoba e soprattutto quella apparentemente irrazionale, nasce solo dalla paura di essere a nostra volta omosessuali. Essere gay è ancora una cosa orrenda, in questa (in)cultura dominante color marrone dove, per esempio, i cantanti e gli attori di successo accettano la misera pantomima mediatica con la provvidenziale ragazza-copertura per non dover ammettere che amano altri uomini e solo pochi hanno il coraggio di “venire fuori” senza problemi.
Bisogna nascondersi perchè mostrare il proprio orientamento sessuale in pubblico è offensivo ma solo se si è omosessuali.
L’omofobia è frutto dell’inconoscenza e dell’angoscia. Grazie come sempre alla fenomenale ignoranza sessuale nella quale siamo conservati fin da piccoli, come esseri mostruosi in formalina, non ci rendiamo conto di una cosa molto semplice.
Si può essere perfettamente eterosessuali, andare regolarmente fuori di testa alla presenza di un appetitosissimo esponente del sesso opposto e ritrovarsi una sera a fare una fantasia erotica su una persona del nostro stesso sesso. Oddìo, che mi succede? Niente, non succede niente. E’ la straordinaria capacità che abbiamo di cercare sempre nuove varianti alla routine sessuale.
Per troppi, invece, scoprirsi “tendenze”, pensieri, improvvise attrazioni omosessuali è più scioccante che scoprirsi un melanoma maligno perchè pensano sia l’inizio di una malattia che li porterà inevitabilmente a cadere in un abisso di vergogna e depravazione. senza ritorno.
Come se alcuni esponenti della mitologia eterosessuale e campioni di utilizzo finale di esponenti del sesso opposto non fossero monumenti alla perversione ed alla degradazione propria e di chi si accompagna a loro.
Una volta raggiunta una ben riconoscibile identità sessuale (etero o omo) può insomma capitare qualche deviazione e se ciò capitasse non c’è alcun bisogno di andare in giro ad accoltellare le fonti della tentazione.
Per evitare tragedie irrimediabili sarebbe sufficiente insegnare alle persone a gestire senza angoscia eventuali pulsioni contrarie all’orientamento sessuale dominante. A considerarle normali espressioni della nostra sessualità, sia che si limitino al campo delle fantasie, sia che si realizzino in esperienze concrete.
Anche agli omosessuali infatti capita la stessa cosa, di fare cioè fantasie etero. Andiamo, a noi ragazze non è mai capitato un ragazzo gay che ci facesse il filo e anche qualcosa di più? Non risulta però che avvengano così sovente accoltellamenti di donne da parte di orsi o leathers improvvisamente eccitati da un’autoreggente agganciata ad una coscia irrimediabilmente femmina. Il vero maschio normale invece si sente in diritto di eliminare la tentazione con la violenza.
In un bellissimo film di dieci anni fa, “American Beauty”, il protagonista viene ucciso in maniera apparentemente inspiegabile dal vicino di casa, un rude colonnello dei marines ossessionato più dal dubbio che il figlio sia gay che dalla certezza che sia tossicodipendente e spacciatore. In una delle scene chiave del film scopriamo come l’ossessione omofoba del marine derivi niente altro che da una propria irrisolta pulsione omosessuale. Il pensiero di essere eccitato dal vicino di casa fino a perdere ogni controllo, fargli delle avances ed esserne gentilmente ma fermamente respinto è qualcosa che non si può tollerare. Mi ecciti ed io ti uccido così ucciderò forse anche la mia debolezza, quel tratto della mia personalità che così poco si accompagna all’essere un campione di virilità: marine, machoman o fascista.
Oggi è la giornata mondiale contro l’omofobia ma non aspettatevi che la cosa venga ricordata stasera al TG tra un Regina Coeli di Benedetto XVI e uno scudetto XVII della pazza Inter, come fosse una cosa importante come la giornata contro il fumo.Il resoconto mediatico degli atti omofobici è sempre usato come manganello metaforico contro le pretese di uguaglianza nei diritti civili delle persone omosessuali.
Avete sentito parlare dell’aggressione a mezzo spranga di due ragazze transessuali a Firenze, di recente? No, perchè probabilmente coinvolgeva “ragazzi perbene” e non si voleva turbare la tranquillità borghese delle famigliole. Inoltre, l’aggressione era rivolta all’auto delle ragazze, quindi è stata una ragazzata, come tante che accadono di notte quando i bravi ragazzi si annoiano e si va a molestare i diversi.
Avete però sentito oggi dell’aggressione mortale di due rumeni ad un pensionato napoletano.
Prima di agguantare le torce in fiamme ed avviarvi verso il campo rom, tranquillizzatevi. Il vecchio aveva avuto rapporti a pagamento con uno dei due ragazzini minorenni, quindi in questo caso il delitto successivo non è proprio un delitto, è frocicidio, quindi non costituisce reato. Non dicono chiaramente che i rumeni hanno fatto bene ad accopparlo ma il senso era quello. Chissà che non diano un paio di permessi di soggiorno in premio anche a loro.
Quindi, guai se i rumeni si azzardano a toccare le nostre donne (che noi normali preferiamo stuprare e picchiare in proprio) ma se vogliono divertirsi con qualche frocio glielo facciamo fare.
Insomma, l’omicidio, quando colpisce una persona omosessuale, è prima di tutto un atto di giustizia e di ristabilimento dell’ordine naturale delle cose, poi si vedrà.
In ogni caso, di atti di omofobia si parla sui media solo se ci scappa il morto, e il morto se l’è sempre cercata.
E’ così dai tempi di Pasolini, ammazzato per motivi politici in un’imboscata organizzata, ma per tutti “giustiziato” da un povero ragazzo che si era ribellato alle oscene richieste del vecchio maiale.
Ieri a Mosca, botte da orbi della polizia dell’amico Putin sui partecipanti al Gay Pride. Il vero maschio russo, comunista o no, non tollera lustrini e fronzoli. Gli amici li bacia sulla bocca ma non fatevi strane idee. In quel paese che il nostro premier womanizer considera uno dei più moderni, solo nel 1999 l’omosessualità ha cessato di essere considerata una malattia mentale e fino al 1993 era considerata un crimine.
Non è però che, oltre all’omofoba Russia, se in Iran e in altri paesi canaglia gli omosessuali li lapidano o li impiccano, noi possiamo considerarci migliori.
I paesi che consentono alle persone omosessuali di sposarsi e godere di semplici diritti che dovrebbero essere scontati per qualunque essere umano, come ereditare e subentrare nell’affitto dal proprio compagno, sono pochi e l’Italia non è certo messa bene, tra Dico, Pacs, ed altre leggi abortite per colpa degli abortisti cattolici di diritti civili.
Ho visto l’altro giorno il bel film di Gus Van Sant dedicato a Harvey Milk, il “sindaco di Castro Street”, attivista dei diritti civili e primo assessore gay della municipalità di San Francisco, ammazzato assieme al suo sindaco da un collega. Ho trovato interessante l’ipotesi, neanche tanto larvata, suggerita da Van Sant, che l’omicidio possa essere stato motivato dall’omosessualità repressa dell’assassino. Succede spessissimo. Chi non riesce a superare la paura (omofobia) della propria componente omosessuale si vendica sugli omosessuali uccidendoli, illudendosi con ciò di estirpare la vergogna, il peccato e soprattutto la tentazione da sé.
L’assassinio di Harvey Milk può essere considerato a tutti gli effetti un caso da manuale di omofobia. Basta leggere come andò il processo. Si cercarono tutte le possibili scusanti per l’assassino. Si tirò perfino in ballo l’abuso di junk food, di cibo spazzatura.
Nel paese che per molto meno ti frigge a 2000 volt, l‘omicidio a sangue freddo di due persone fu punito con una pena di sette anni e otto mesi di prigione.
L’orientamento sessuale di ciascuno di noi è il prodotto di una serie di variabili e casualità. Nessuno ha diritto di sentirsi superiore ad un altro solo perchè fa parte dell’orientamento ben accetto dal Potere e dalla Chiesa, perchè non vi è alcun merito nell’essere eterosessuale piuttosto che omosessuale.
L’omofobia è come il razzismo, come l’antisemitismo: un atteggiamento incivile.
Di omofobia non devono parlare solo gli omosessuali sui loro giornali, blog e volantini che non raggiungono mai la grande audience, ingozzata dalle fanfaluche dei media mainstream come un’oca all’ingrasso.
Il problema riguarda soprattutto coloro che spesso e volentieri di autodefiniscono persone normali e perbene, quelle che avrebbero l’esclusiva dei posti a sedere in metropolitana a Milano, per intenderci. I media dovrebbero parlarne dalla mattina alla sera.
Siamo noi, persone che credono nell’uguaglianza degli esseri umani a prescindere da qualunque segno di distinzione, che dobbiamo oggi parlare di omofobia, gridarne la inaccettabilità e vergognarcene.
Oggi è la giornata mondiale contro l’omofobia ma non aspettatevi che la cosa venga ricordata stasera al TG tra un Regina Coeli di Benedetto XVI e uno scudetto XVII della pazza Inter, come fosse una cosa importante come la giornata contro il fumo.Il resoconto mediatico degli atti omofobici è sempre usato come manganello metaforico contro le pretese di uguaglianza nei diritti civili delle persone omosessuali.
Avete sentito parlare dell’aggressione a mezzo spranga di due ragazze transessuali a Firenze, di recente? No, perchè probabilmente coinvolgeva “ragazzi perbene” e non si voleva turbare la tranquillità borghese delle famigliole. Inoltre, l’aggressione era rivolta all’auto delle ragazze, quindi è stata una ragazzata, come tante che accadono di notte quando i bravi ragazzi si annoiano e si va a molestare i diversi.
Avete però sentito oggi dell’aggressione mortale di due rumeni ad un pensionato napoletano.
Prima di agguantare le torce in fiamme ed avviarvi verso il campo rom, tranquillizzatevi. Il vecchio aveva avuto rapporti a pagamento con uno dei due ragazzini minorenni, quindi in questo caso il delitto successivo non è proprio un delitto, è frocicidio, quindi non costituisce reato. Non dicono chiaramente che i rumeni hanno fatto bene ad accopparlo ma il senso era quello. Chissà che non diano un paio di permessi di soggiorno in premio anche a loro.
Quindi, guai se i rumeni si azzardano a toccare le nostre donne (che noi normali preferiamo stuprare e picchiare in proprio) ma se vogliono divertirsi con qualche frocio glielo facciamo fare.
Insomma, l’omicidio, quando colpisce una persona omosessuale, è prima di tutto un atto di giustizia e di ristabilimento dell’ordine naturale delle cose, poi si vedrà.
In ogni caso, di atti di omofobia si parla sui media solo se ci scappa il morto, e il morto se l’è sempre cercata.
E’ così dai tempi di Pasolini, ammazzato per motivi politici in un’imboscata organizzata, ma per tutti “giustiziato” da un povero ragazzo che si era ribellato alle oscene richieste del vecchio maiale.
Ieri a Mosca, botte da orbi della polizia dell’amico Putin sui partecipanti al Gay Pride. Il vero maschio russo, comunista o no, non tollera lustrini e fronzoli. Gli amici li bacia sulla bocca ma non fatevi strane idee. In quel paese che il nostro premier womanizer considera uno dei più moderni, solo nel 1999 l’omosessualità ha cessato di essere considerata una malattia mentale e fino al 1993 era considerata un crimine.
Non è però che, oltre all’omofoba Russia, se in Iran e in altri paesi canaglia gli omosessuali li lapidano o li impiccano, noi possiamo considerarci migliori.
I paesi che consentono alle persone omosessuali di sposarsi e godere di semplici diritti che dovrebbero essere scontati per qualunque essere umano, come ereditare e subentrare nell’affitto dal proprio compagno, sono pochi e l’Italia non è certo messa bene, tra Dico, Pacs, ed altre leggi abortite per colpa degli abortisti cattolici di diritti civili.
Ho visto l’altro giorno il bel film di Gus Van Sant dedicato a Harvey Milk, il “sindaco di Castro Street”, attivista dei diritti civili e primo assessore gay della municipalità di San Francisco, ammazzato assieme al suo sindaco da un collega. Ho trovato interessante l’ipotesi, neanche tanto larvata, suggerita da Van Sant, che l’omicidio possa essere stato motivato dall’omosessualità repressa dell’assassino. Succede spessissimo. Chi non riesce a superare la paura (omofobia) della propria componente omosessuale si vendica sugli omosessuali uccidendoli, illudendosi con ciò di estirpare la vergogna, il peccato e soprattutto la tentazione da sé.
L’assassinio di Harvey Milk può essere considerato a tutti gli effetti un caso da manuale di omofobia. Basta leggere come andò il processo. Si cercarono tutte le possibili scusanti per l’assassino. Si tirò perfino in ballo l’abuso di junk food, di cibo spazzatura.
Nel paese che per molto meno ti frigge a 2000 volt, l‘omicidio a sangue freddo di due persone fu punito con una pena di sette anni e otto mesi di prigione.
L’orientamento sessuale di ciascuno di noi è il prodotto di una serie di variabili e casualità. Nessuno ha diritto di sentirsi superiore ad un altro solo perchè fa parte dell’orientamento ben accetto dal Potere e dalla Chiesa, perchè non vi è alcun merito nell’essere eterosessuale piuttosto che omosessuale.
L’omofobia è come il razzismo, come l’antisemitismo: un atteggiamento incivile.
Di omofobia non devono parlare solo gli omosessuali sui loro giornali, blog e volantini che non raggiungono mai la grande audience, ingozzata dalle fanfaluche dei media mainstream come un’oca all’ingrasso.
Il problema riguarda soprattutto coloro che spesso e volentieri di autodefiniscono persone normali e perbene, quelle che avrebbero l’esclusiva dei posti a sedere in metropolitana a Milano, per intenderci. I media dovrebbero parlarne dalla mattina alla sera.
Siamo noi, persone che credono nell’uguaglianza degli esseri umani a prescindere da qualunque segno di distinzione, che dobbiamo oggi parlare di omofobia, gridarne la inaccettabilità e vergognarcene.










