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Santoro servo di Hamas”, “Santoro ti manca solo di bruciare la bandiera di Israele”, “Santoro la tua pace è unilaterale e senza Israele”, “Santoro sta all’Anno Zero, noi al 5769″ e “Santoro è un razzo contro l’informazione”. [17 gennaio 2009]
Quel popolo abilmente titillato, arriva ad assomigliare molto ai suoi governanti e, con il consenso che riserva loro alle elezioni, probabilmente se li merita anche. Del resto per la politica è immensamente più facile fare un popolaccio che un popolo.
Nel caso specifico, con tutta la sfiducia che si può avere nei “sondagi”, pare che il 94% degli israeliani intervistati sia favorevole alla tonnara di Gaza.
Rimane, sempre se vogliamo credere ai Piepoli del luogo, un misero 6% che, suppongo, comprende anche i “non so, non risponde”. Una percentuale simile di consenso fa pensare ad un enorme bias di desiderabilità sociale che, detto in termini bovini, consiste nel rispondere ciò che l’intervistatore percepiamo si aspetti da noi.
Sarò ancora un volta ottimista: sono convinta che quelli che sono per la pace in Israele siano molti di più ma capisco che dirlo significa essere antisionisti, odiatori di se stessi, infami, traditori e antisemiti. Una condizione che penso difficilmente si verifichi negli altri paesi.
Detto questo, e ricordando che anche da noi ci sono le vecchie carampane impellicciate che delirano di bombe atomiche da sganciare perchè “siamo troppi”, riferendosi probabilmente e soprattutto ai propri vicini di casa, vorrei ritornare sul post di ieri con una cronaca a margine che ho letto su un giornale online israeliano.
Ynet news.com fa la cronaca della conferenza stampa tenuta dal medico palestinese di cui si parlava ieri, quello della drammatica telefonata alla tv israeliana. Nell’incontro con i giornalisti, Abul Aish ha chiesto spiegazioni di quanto accaduto, in maniera molto civile, usando uno strumento democratico, l’informazione.
Ad un certo punto è stato interrotto da una donna israeliana, Levana Stern, madre di tre soldati impegnati a Gaza: “Siete impazzitii? Questa è propaganda. Sta parlando contro Israele all’ospedale Sheba. Dovreste vergognarvi. I miei tre figli stanno servendo a Gaza come paracadutisti. Chissà cosa teneva in casa? Che c’entra il fatto che sia un medico? I soldati sapevano ciò che facevano, avevi delle armi in casa, dovresti vergognarti. Ho tre figli soldati, perchè gli sparano? Dovreste tutti vergognarvi”.
La risposta del medico è stata questa: “Mi rivolgo a tutti voi, al mondo intero, affinchè sappiate che le mie figlie sono state il prezzo più grande da pagare per la pace e non voglio che nessun’altro provi ciò che io ho sofferto. Voglio che siano il prezzo terribile che abbiamo dovuto pagare per il cessate il fuoco. Il governo israeliano deve dire la verità. Le mie figlie devono essere vittime per la pace, io sono armato solo di pace”. Riguardo alle parole della donna, Abul ha detto: “Non vogliono vedere dall’altra parte, ne vedono solo una. Non vogliono vedere gli altri.”
Dal canto suo, la signora Stern ha detto ai giornalisti: “Mi fa pena, il mio cuore è addolorato per ciò che è accaduto ai suoi figli e so cosa significa quando i figli muoiono e una famiglia è distrutta.
Però non capisco perchè il popolo di Israele gli dà un microfono per parlare all’ospedale mentre i nostri soldati giacciono qui feriti. Che racconti pure la storia ma una volta e basta.”
Ieri sera mi sono fermata in libreria ed ho acquistato “Sconfiggere Hitler” di Avraham Burg, un libro che ha provocato un enorme dibattito in
Image via WikipediaIsraele e che è stato recensito in maniera velenosa da Benny Morris su “il Sole 24 ore”. Mi ha colpito il titolo di un capitolo: “Le Shoah degli altri”.
In sintesi Burg dice che dalla Shoah bisognava imparare una lezione molto più alta del “mai più”, quella cioè del “mai più a nessun popolo del mondo”.
E’ la solita vecchia questione. Il giorno della memoria si ricorda la Shoah e non il Porraimos della gente rom e sinti o l’olocausto omosessuale o quello dei disabili, pur dovuti alla stessa mano nazista, perchè in qualche modo bisogna mantenere il primato della sofferenza ebraica su quella degli altri. Per poter essere giustificati a difendersi comunque, anche in modo eccessivo ed irrazionale. Per poter essere esentati dal dovere di empatia ed immedesimazione nei confronti del nemico, e poterlo considerare liberamente disumano, un untermensch.
Burg definisce la Shoah una malattia ed è una definizione che condivido. Un trauma, se rimane irrisolto, porta solo alla volontà di distruzione, degli altri e di sé stessi.
Burg propone ed invoca un neoumanesimo ebraico, un modo nuovo di vedere la propria identità nazionale, che si allontani dal disumanesimo sionista e che dalla Shoah tragga l’insegnamento che nessun popolo deve dubire ciò che ha subito il popolo ebraico. Sembrano cose ovvie ma in un paese che si attacca disperatamente ad un totem negativo, che si fa rappresentare da una ideologia fallimentare e morente ma che non vuol morire, il cui emblema è l’Ariel Sharon attaccato alle macchine per respirare, dirle diventa un atto di coraggio.
Israele dà sempre la colpa agli altri così può attuare la sua strategia di proiezione delle responsabilità. La pace sarà possibile solo quando Israele farà delle concessioni, che dovranno essere per forza unilaterali. La prima di tutte sarà il dover per forza considerarsi uguali agli altri.
La chiave di qualsiasi Pace è nella solidarietà e nell’empatia. Ho l’impressione che un Burg e un Aish potrebbero parlarsi, comprendersi ed arrivare in breve tempo alla pace.
La signora Stern non dice quelle cose perchè è cattiva, o perchè è parente della sciuretta impellicciata che butterebbe le atomiche per farsi largo, è solo stata abituata a considerarsi superiore agli altri, è parte integrante di una ideologia che è incapace di immedesimarsi nella sofferenza degli altri ma solo nella propria e arriva a considerare la morte di un cane colpito da un missile Qassam in Israele, più commovente di quella di 1300 palestinesi.
P.S. Una curiosità, visto che, per certe cose sono una donna all’antica: che ci fanno le teste rasate in bomber al Portico d’Ottavia?
Santoro servo di Hamas”, “Santoro ti manca solo di bruciare la bandiera di Israele”, “Santoro la tua pace è unilaterale e senza Israele”, “Santoro sta all’Anno Zero, noi al 5769″ e “Santoro è un razzo contro l’informazione”. [17 gennaio 2009]
Quel popolo abilmente titillato, arriva ad assomigliare molto ai suoi governanti e, con il consenso che riserva loro alle elezioni, probabilmente se li merita anche. Del resto per la politica è immensamente più facile fare un popolaccio che un popolo.
Nel caso specifico, con tutta la sfiducia che si può avere nei “sondagi”, pare che il 94% degli israeliani intervistati sia favorevole alla tonnara di Gaza.
Rimane, sempre se vogliamo credere ai Piepoli del luogo, un misero 6% che, suppongo, comprende anche i “non so, non risponde”. Una percentuale simile di consenso fa pensare ad un enorme bias di desiderabilità sociale che, detto in termini bovini, consiste nel rispondere ciò che l’intervistatore percepiamo si aspetti da noi.
Sarò ancora un volta ottimista: sono convinta che quelli che sono per la pace in Israele siano molti di più ma capisco che dirlo significa essere antisionisti, odiatori di se stessi, infami, traditori e antisemiti. Una condizione che penso difficilmente si verifichi negli altri paesi.
Detto questo, e ricordando che anche da noi ci sono le vecchie carampane impellicciate che delirano di bombe atomiche da sganciare perchè “siamo troppi”, riferendosi probabilmente e soprattutto ai propri vicini di casa, vorrei ritornare sul post di ieri con una cronaca a margine che ho letto su un giornale online israeliano.
Ynet news.com fa la cronaca della conferenza stampa tenuta dal medico palestinese di cui si parlava ieri, quello della drammatica telefonata alla tv israeliana. Nell’incontro con i giornalisti, Abul Aish ha chiesto spiegazioni di quanto accaduto, in maniera molto civile, usando uno strumento democratico, l’informazione.
Ad un certo punto è stato interrotto da una donna israeliana, Levana Stern, madre di tre soldati impegnati a Gaza: “Siete impazzitii? Questa è propaganda. Sta parlando contro Israele all’ospedale Sheba. Dovreste vergognarvi. I miei tre figli stanno servendo a Gaza come paracadutisti. Chissà cosa teneva in casa? Che c’entra il fatto che sia un medico? I soldati sapevano ciò che facevano, avevi delle armi in casa, dovresti vergognarti. Ho tre figli soldati, perchè gli sparano? Dovreste tutti vergognarvi”.
La risposta del medico è stata questa: “Mi rivolgo a tutti voi, al mondo intero, affinchè sappiate che le mie figlie sono state il prezzo più grande da pagare per la pace e non voglio che nessun’altro provi ciò che io ho sofferto. Voglio che siano il prezzo terribile che abbiamo dovuto pagare per il cessate il fuoco. Il governo israeliano deve dire la verità. Le mie figlie devono essere vittime per la pace, io sono armato solo di pace”. Riguardo alle parole della donna, Abul ha detto: “Non vogliono vedere dall’altra parte, ne vedono solo una. Non vogliono vedere gli altri.”
Dal canto suo, la signora Stern ha detto ai giornalisti: “Mi fa pena, il mio cuore è addolorato per ciò che è accaduto ai suoi figli e so cosa significa quando i figli muoiono e una famiglia è distrutta.
Però non capisco perchè il popolo di Israele gli dà un microfono per parlare all’ospedale mentre i nostri soldati giacciono qui feriti. Che racconti pure la storia ma una volta e basta.”
Ieri sera mi sono fermata in libreria ed ho acquistato “Sconfiggere Hitler” di Avraham Burg, un libro che ha provocato un enorme dibattito in
Image via WikipediaIsraele e che è stato recensito in maniera velenosa da Benny Morris su “il Sole 24 ore”. Mi ha colpito il titolo di un capitolo: “Le Shoah degli altri”.
In sintesi Burg dice che dalla Shoah bisognava imparare una lezione molto più alta del “mai più”, quella cioè del “mai più a nessun popolo del mondo”.
E’ la solita vecchia questione. Il giorno della memoria si ricorda la Shoah e non il Porraimos della gente rom e sinti o l’olocausto omosessuale o quello dei disabili, pur dovuti alla stessa mano nazista, perchè in qualche modo bisogna mantenere il primato della sofferenza ebraica su quella degli altri. Per poter essere giustificati a difendersi comunque, anche in modo eccessivo ed irrazionale. Per poter essere esentati dal dovere di empatia ed immedesimazione nei confronti del nemico, e poterlo considerare liberamente disumano, un untermensch.
Burg definisce la Shoah una malattia ed è una definizione che condivido. Un trauma, se rimane irrisolto, porta solo alla volontà di distruzione, degli altri e di sé stessi.
Burg propone ed invoca un neoumanesimo ebraico, un modo nuovo di vedere la propria identità nazionale, che si allontani dal disumanesimo sionista e che dalla Shoah tragga l’insegnamento che nessun popolo deve dubire ciò che ha subito il popolo ebraico. Sembrano cose ovvie ma in un paese che si attacca disperatamente ad un totem negativo, che si fa rappresentare da una ideologia fallimentare e morente ma che non vuol morire, il cui emblema è l’Ariel Sharon attaccato alle macchine per respirare, dirle diventa un atto di coraggio.
Israele dà sempre la colpa agli altri così può attuare la sua strategia di proiezione delle responsabilità. La pace sarà possibile solo quando Israele farà delle concessioni, che dovranno essere per forza unilaterali. La prima di tutte sarà il dover per forza considerarsi uguali agli altri.
La chiave di qualsiasi Pace è nella solidarietà e nell’empatia. Ho l’impressione che un Burg e un Aish potrebbero parlarsi, comprendersi ed arrivare in breve tempo alla pace.
La signora Stern non dice quelle cose perchè è cattiva, o perchè è parente della sciuretta impellicciata che butterebbe le atomiche per farsi largo, è solo stata abituata a considerarsi superiore agli altri, è parte integrante di una ideologia che è incapace di immedesimarsi nella sofferenza degli altri ma solo nella propria e arriva a considerare la morte di un cane colpito da un missile Qassam in Israele, più commovente di quella di 1300 palestinesi.
P.S. Una curiosità, visto che, per certe cose sono una donna all’antica: che ci fanno le teste rasate in bomber al Portico d’Ottavia?
Santoro servo di Hamas”, “Santoro ti manca solo di bruciare la bandiera di Israele”, “Santoro la tua pace è unilaterale e senza Israele”, “Santoro sta all’Anno Zero, noi al 5769″ e “Santoro è un razzo contro l’informazione”. [17 gennaio 2009]
Quel popolo abilmente titillato, arriva ad assomigliare molto ai suoi governanti e, con il consenso che riserva loro alle elezioni, probabilmente se li merita anche. Del resto per la politica è immensamente più facile fare un popolaccio che un popolo.
Nel caso specifico, con tutta la sfiducia che si può avere nei “sondagi”, pare che il 94% degli israeliani intervistati sia favorevole alla tonnara di Gaza.
Rimane, sempre se vogliamo credere ai Piepoli del luogo, un misero 6% che, suppongo, comprende anche i “non so, non risponde”. Una percentuale simile di consenso fa pensare ad un enorme bias di desiderabilità sociale che, detto in termini bovini, consiste nel rispondere ciò che l’intervistatore percepiamo si aspetti da noi.
Sarò ancora un volta ottimista: sono convinta che quelli che sono per la pace in Israele siano molti di più ma capisco che dirlo significa essere antisionisti, odiatori di se stessi, infami, traditori e antisemiti. Una condizione che penso difficilmente si verifichi negli altri paesi.
Detto questo, e ricordando che anche da noi ci sono le vecchie carampane impellicciate che delirano di bombe atomiche da sganciare perchè “siamo troppi”, riferendosi probabilmente e soprattutto ai propri vicini di casa, vorrei ritornare sul post di ieri con una cronaca a margine che ho letto su un giornale online israeliano.
Ynet news.com fa la cronaca della conferenza stampa tenuta dal medico palestinese di cui si parlava ieri, quello della drammatica telefonata alla tv israeliana. Nell’incontro con i giornalisti, Abul Aish ha chiesto spiegazioni di quanto accaduto, in maniera molto civile, usando uno strumento democratico, l’informazione.
Ad un certo punto è stato interrotto da una donna israeliana, Levana Stern, madre di tre soldati impegnati a Gaza: “Siete impazzitii? Questa è propaganda. Sta parlando contro Israele all’ospedale Sheba. Dovreste vergognarvi. I miei tre figli stanno servendo a Gaza come paracadutisti. Chissà cosa teneva in casa? Che c’entra il fatto che sia un medico? I soldati sapevano ciò che facevano, avevi delle armi in casa, dovresti vergognarti. Ho tre figli soldati, perchè gli sparano? Dovreste tutti vergognarvi”.
La risposta del medico è stata questa: “Mi rivolgo a tutti voi, al mondo intero, affinchè sappiate che le mie figlie sono state il prezzo più grande da pagare per la pace e non voglio che nessun’altro provi ciò che io ho sofferto. Voglio che siano il prezzo terribile che abbiamo dovuto pagare per il cessate il fuoco. Il governo israeliano deve dire la verità. Le mie figlie devono essere vittime per la pace, io sono armato solo di pace”. Riguardo alle parole della donna, Abul ha detto: “Non vogliono vedere dall’altra parte, ne vedono solo una. Non vogliono vedere gli altri.”
Dal canto suo, la signora Stern ha detto ai giornalisti: “Mi fa pena, il mio cuore è addolorato per ciò che è accaduto ai suoi figli e so cosa significa quando i figli muoiono e una famiglia è distrutta.
Però non capisco perchè il popolo di Israele gli dà un microfono per parlare all’ospedale mentre i nostri soldati giacciono qui feriti. Che racconti pure la storia ma una volta e basta.”
Ieri sera mi sono fermata in libreria ed ho acquistato “Sconfiggere Hitler” di Avraham Burg, un libro che ha provocato un enorme dibattito in
Image via WikipediaIsraele e che è stato recensito in maniera velenosa da Benny Morris su “il Sole 24 ore”. Mi ha colpito il titolo di un capitolo: “Le Shoah degli altri”.
In sintesi Burg dice che dalla Shoah bisognava imparare una lezione molto più alta del “mai più”, quella cioè del “mai più a nessun popolo del mondo”.
E’ la solita vecchia questione. Il giorno della memoria si ricorda la Shoah e non il Porraimos della gente rom e sinti o l’olocausto omosessuale o quello dei disabili, pur dovuti alla stessa mano nazista, perchè in qualche modo bisogna mantenere il primato della sofferenza ebraica su quella degli altri. Per poter essere giustificati a difendersi comunque, anche in modo eccessivo ed irrazionale. Per poter essere esentati dal dovere di empatia ed immedesimazione nei confronti del nemico, e poterlo considerare liberamente disumano, un untermensch.
Burg definisce la Shoah una malattia ed è una definizione che condivido. Un trauma, se rimane irrisolto, porta solo alla volontà di distruzione, degli altri e di sé stessi.
Burg propone ed invoca un neoumanesimo ebraico, un modo nuovo di vedere la propria identità nazionale, che si allontani dal disumanesimo sionista e che dalla Shoah tragga l’insegnamento che nessun popolo deve dubire ciò che ha subito il popolo ebraico. Sembrano cose ovvie ma in un paese che si attacca disperatamente ad un totem negativo, che si fa rappresentare da una ideologia fallimentare e morente ma che non vuol morire, il cui emblema è l’Ariel Sharon attaccato alle macchine per respirare, dirle diventa un atto di coraggio.
Israele dà sempre la colpa agli altri così può attuare la sua strategia di proiezione delle responsabilità. La pace sarà possibile solo quando Israele farà delle concessioni, che dovranno essere per forza unilaterali. La prima di tutte sarà il dover per forza considerarsi uguali agli altri.
La chiave di qualsiasi Pace è nella solidarietà e nell’empatia. Ho l’impressione che un Burg e un Aish potrebbero parlarsi, comprendersi ed arrivare in breve tempo alla pace.
La signora Stern non dice quelle cose perchè è cattiva, o perchè è parente della sciuretta impellicciata che butterebbe le atomiche per farsi largo, è solo stata abituata a considerarsi superiore agli altri, è parte integrante di una ideologia che è incapace di immedesimarsi nella sofferenza degli altri ma solo nella propria e arriva a considerare la morte di un cane colpito da un missile Qassam in Israele, più commovente di quella di 1300 palestinesi.
P.S. Una curiosità, visto che, per certe cose sono una donna all’antica: che ci fanno le teste rasate in bomber al Portico d’Ottavia?
http://www.youtube.com/v/Vyq8iahN6KQ&hl=it&fs=1
Non conta nemmeno che la notizia riguardi un cittadino italiano. Sapete com’è, nell’informazione italiana che si preoccupa, a fronte di 3000 morti per un terremoto in un paese del terzo mondo, di tranquillizzarci per prima cosa che “nessun italiano è rimasto coinvolto”, se un nostro connazionale viene invece arrestato in Palestina, il fatto non sussiste.
“Quindici pescatori palestinesi e tre attivisti sono stati arrestati al largo di Gaza dalla Marina israeliana. Stavano pescando a sette miglia dalla costa di Deir Al Balah, all’interno dei limiti dettati dagli accordi di Oslo del 1994. [ Limite che invece, evidentemente, Israele non riconosce.]
I pescatori e gli osservatori sui diritti umani sono stati trasferiti da tre diverse imbarcazioni sulle navi da guerra israeliane. Secondo testimoni di parte palestinese, le tre imbarcazioni sono state viste dirigersi a nord, scortate dagli israeliani.
I tre attivisti sono Andrew Muncie, scozzese, l’americana Darlene Wallach e l’italiano Victor Arrigoni. Le rispettive ambasciate a Tel Aviv sono state contattate e sono a conoscenza della situazione. “
(Mia traduzione dall’originale inglese. Il testo integrale sul blog di Audrey.)
Victor Arrigoni è noto in rete come Guerrilla Radio e soprattutto per le sue testimonianze da Gaza. E’ uno che le sue battaglie le conduce sul campo mentre noi stiamo qui al calduccio a discutere di massimi sistemi. Va difeso e occorre che sia fatto tutto il possibile per arrivare alla sua liberazione e a quella dei suoi compagni attivisti e pescatori. Se potete, rilanciate questo appello per la sua immediata liberazione.
Per i tre arrestati stranieri vi sarà con molta probabillità un decreto di espulsione dallo stato di Israele. Lo stesso destino che fu riservato a Norman Finkelstein qualche mese fa. Se qualcuno va a ficcare il naso nella questione privata tra israeliani e palestinesi e osa schierarsi con i pacifisti, ottiene il grande onore di non poter più mettere piede in Israele. Anche se è ebreo come Norman.
Tanto, nel silenzio concordato dei media sulla Palestina, a parte qualche reportage sui catfight tra cristiani che si rotolano nel fango davanti al Santo Sepolcro, giusto per movimentare le giornate, far finta di fare informazione e giustificare lo stipendio dell’inviato, la lezione è che, a noi europei ed americani, di ciò che accade in quel lembo di terra non deve interessare. Non è cosa nostra. Israele nun vo’ penzieri. 
Nel video si vede come i pescherecci palestinesi al largo di Gaza vengano attaccati a colpi d’arma da fuoco e colpiti da forti getti d’acqua per impedir loro di svolgere la loro attività di pesca, adducendo il fatto che violerebbero il limite di sei miglia prestabilito. Gli attivisti internazionali accompagnano i pescatori per proteggerli ed è proprio durante una di queste azioni che Vittorio, Darlene e Andrew sono stati catturati.
AGGIORNAMENTO del 19/11
Leggo e riprendo da Secondo Protocollo il seguente comunicato:
Secondo Protocollo si è immediatamente attivata per sapere quali siano le attuali condizioni di Vittorio e attraverso il Ministero degli Esteri abbiamo saputo che la notizia che Vittorio sia al momento all’aeroporto Ben Gurion in attesa di essere espulso è del tutto priva di fondamento. Vittorio è attualmente in stato di arresto secondo quanto riferito al MAE dal Consolato generale di Gerusalemme che si è subito attivato.Il problema, che non va sottovalutato, è che Vittorio aveva già un decreto di espulsione da Israele dal 2005 e potrebbe essere considerato recidivo, il che aggraverebbe notevolmente la sua posizione. C’è da considerare però che, secondo il Diritto internazionale, l’arresto di Vittorio è avvenuto in acque internazionale (a 7 miglia dalla costa di Gaza) per cui è da ritenersi (sempre per il Diritto Internazionale) del tutto illegittimo.
E’ per caso scoppiata la pace in Palestina e hanno dimenticato di avvertirci? No, perchè, da quanto tempo non sentiamo più parlare del conflitto arabo-israeliano nei titoli del telegiornale?E allora? Accanto al muro che separa i due popoli, è stato forse innalzato un muro di omertà che travalica i confini del medioriente e si insinua nelle nostre menti, facendoci solo preoccupare del fatto che scarpette rosse non può andare in Israele se insiste a voler far santo Piododici il pavido (che è pure un andare a cercarsela, se vogliamo essere sinceri?)
Me lo domando, visto che i telegiornali preferiscono informarci sul fatto che lo spazio puzza di McDonalds, motivo in più per non desiderare di andarci, e che le V.I.P. (very important puttans) come la signora Beckham ed altre cortigiane extralusso si spalmano la cacca di usignolo e la pomata contro le emorroidi in faccia per non invecchiare. (Oh Signore, falle campare fino a centododici anni affinchè anche l’ultima ruga sulla terra si sia accomodata sulla loro pelle).
A noi deve interessare quella megera di Madonna che divorzia dal ganzo e le cazzate a raffica di questo governo, come la Lega che vuole togliere l’assistenza sanitaria gratuita ai clandestini (sottinteso: che crepino, così i loro parenti, spaventati dalla nota ospitalità del nord, rimarranno a casa loro). Possiamo berci tutti queste stronzate ma non dobbiamo rompere con la Palestina.
Ho cercato invano notizie recenti provenienti da quel pezzo di terra, anche facendomi largo tra i liquami fognari che rappresentano ormai il giornalismo contemporaneo, tranne poche eccezioni.
Eppure il 10 ottobre scorso i giornali seri, non le gazzette dei puttanieri, hanno riportato la notizia di gravi scontri tra arabi ed ebrei ad Akko (S. Giovanni d’Acri).
Scontri iniziati a causa di un arabo che ha pensato bene di transitare in auto per le strade di un quartiere ebraico il giorno di Yom Kippur, quando cioè non si dovrebbe mai guidare e Dio solo sa perchè il mondo non si ferma e la Terra non smette di girare.
L’arabo è stato bloccato da alcuni coloni inviperiti e sequestrato all’interno di una casa. Nel quartiere arabo si è sparsa la voce che la sua vita era in pericolo e gruppi di giovani altrettanto inviperiti si sono mossi per andare a mettere a ferro e fuoco il quartiere ebraico. Dal canto loro, i soliti gruppi di coloni fascisti ne hanno approfittato per bruciare alcune abitazioni arabe e così via, di faida in faida.
Ho letto anche di altri coloni che vanno a sradicare gli ulivi dei vicini palestinesi. Un atto che racchiude molta più simbologia di quanta se ne possa immaginare e che rappresenta la contraddizione di voler occupare una terra della quale però non si rispettano i frutti. Un atto odioso che fanno bene a non divulgare tra un McSatellite doppio formaggio marcio e un colpo di reni delle ministre-genio, perchè ci farebbero pensare “ma quanto sono stronzi quei coloni”.
Eppure la pace è necessaria, come recita l’ultimo annuncio fatto pubblicare da Gush Shalom, che si riferisce alla situazione economica:
All our governments
Have assumed that
As long as the American
Support us,
We can ignore the whole world
And oppress the Palestinians.But no Empire lasts forever
And the message is written
On the Walls of
Wall Street.The only way of ensuring
The future of Israel:
To make peace with
The Palestinians,
To be accepted by the
Arab world -
And do it quickly,
While we can.
Tutti i nostri governi hanno dato per scontato che, fino a quando gli americani ci appoggeranno, possiamo ignorare il mondo intero e continuare ad opprimere i palestinesi.
Gli imperi non durano per sempre, però, e il messaggio è scritto sui muri di Wall Street.
L’unico modo di assicurare il futuro di Israele è fare la pace con i palestinesi, farsi accettare dal mondo arabo, e farlo in fretta, fin che siamo in tempo. (Gush Shalom, 10 ottobre 2008)
E’ per caso scoppiata la pace in Palestina e hanno dimenticato di avvertirci? No, perchè, da quanto tempo non sentiamo più parlare del conflitto arabo-israeliano nei titoli del telegiornale?E allora? Accanto al muro che separa i due popoli, è stato forse innalzato un muro di omertà che travalica i confini del medioriente e si insinua nelle nostre menti, facendoci solo preoccupare del fatto che scarpette rosse non può andare in Israele se insiste a voler far santo Piododici il pavido (che è pure un andare a cercarsela, se vogliamo essere sinceri?)
Me lo domando, visto che i telegiornali preferiscono informarci sul fatto che lo spazio puzza di McDonalds, motivo in più per non desiderare di andarci, e che le V.I.P. (very important puttans) come la signora Beckham ed altre cortigiane extralusso si spalmano la cacca di usignolo e la pomata contro le emorroidi in faccia per non invecchiare. (Oh Signore, falle campare fino a centododici anni affinchè anche l’ultima ruga sulla terra si sia accomodata sulla loro pelle).
A noi deve interessare quella megera di Madonna che divorzia dal ganzo e le cazzate a raffica di questo governo, come la Lega che vuole togliere l’assistenza sanitaria gratuita ai clandestini (sottinteso: che crepino, così i loro parenti, spaventati dalla nota ospitalità del nord, rimarranno a casa loro). Possiamo berci tutti queste stronzate ma non dobbiamo rompere con la Palestina.
Ho cercato invano notizie recenti provenienti da quel pezzo di terra, anche facendomi largo tra i liquami fognari che rappresentano ormai il giornalismo contemporaneo, tranne poche eccezioni.
Eppure il 10 ottobre scorso i giornali seri, non le gazzette dei puttanieri, hanno riportato la notizia di gravi scontri tra arabi ed ebrei ad Akko (S. Giovanni d’Acri).
Scontri iniziati a causa di un arabo che ha pensato bene di transitare in auto per le strade di un quartiere ebraico il giorno di Yom Kippur, quando cioè non si dovrebbe mai guidare e Dio solo sa perchè il mondo non si ferma e la Terra non smette di girare.
L’arabo è stato bloccato da alcuni coloni inviperiti e sequestrato all’interno di una casa. Nel quartiere arabo si è sparsa la voce che la sua vita era in pericolo e gruppi di giovani altrettanto inviperiti si sono mossi per andare a mettere a ferro e fuoco il quartiere ebraico. Dal canto loro, i soliti gruppi di coloni fascisti ne hanno approfittato per bruciare alcune abitazioni arabe e così via, di faida in faida.
Ho letto anche di altri coloni che vanno a sradicare gli ulivi dei vicini palestinesi. Un atto che racchiude molta più simbologia di quanta se ne possa immaginare e che rappresenta la contraddizione di voler occupare una terra della quale però non si rispettano i frutti. Un atto odioso che fanno bene a non divulgare tra un McSatellite doppio formaggio marcio e un colpo di reni delle ministre-genio, perchè ci farebbero pensare “ma quanto sono stronzi quei coloni”.
Eppure la pace è necessaria, come recita l’ultimo annuncio fatto pubblicare da Gush Shalom, che si riferisce alla situazione economica:
All our governments
Have assumed that
As long as the American
Support us,
We can ignore the whole world
And oppress the Palestinians.But no Empire lasts forever
And the message is written
On the Walls of
Wall Street.The only way of ensuring
The future of Israel:
To make peace with
The Palestinians,
To be accepted by the
Arab world -
And do it quickly,
While we can.
Tutti i nostri governi hanno dato per scontato che, fino a quando gli americani ci appoggeranno, possiamo ignorare il mondo intero e continuare ad opprimere i palestinesi.
Gli imperi non durano per sempre, però, e il messaggio è scritto sui muri di Wall Street.
L’unico modo di assicurare il futuro di Israele è fare la pace con i palestinesi, farsi accettare dal mondo arabo, e farlo in fretta, fin che siamo in tempo. (Gush Shalom, 10 ottobre 2008)
E’ per caso scoppiata la pace in Palestina e hanno dimenticato di avvertirci? No, perchè, da quanto tempo non sentiamo più parlare del conflitto arabo-israeliano nei titoli del telegiornale?E allora? Accanto al muro che separa i due popoli, è stato forse innalzato un muro di omertà che travalica i confini del medioriente e si insinua nelle nostre menti, facendoci solo preoccupare del fatto che scarpette rosse non può andare in Israele se insiste a voler far santo Piododici il pavido (che è pure un andare a cercarsela, se vogliamo essere sinceri?)
Me lo domando, visto che i telegiornali preferiscono informarci sul fatto che lo spazio puzza di McDonalds, motivo in più per non desiderare di andarci, e che le V.I.P. (very important puttans) come la signora Beckham ed altre cortigiane extralusso si spalmano la cacca di usignolo e la pomata contro le emorroidi in faccia per non invecchiare. (Oh Signore, falle campare fino a centododici anni affinchè anche l’ultima ruga sulla terra si sia accomodata sulla loro pelle).
A noi deve interessare quella megera di Madonna che divorzia dal ganzo e le cazzate a raffica di questo governo, come la Lega che vuole togliere l’assistenza sanitaria gratuita ai clandestini (sottinteso: che crepino, così i loro parenti, spaventati dalla nota ospitalità del nord, rimarranno a casa loro). Possiamo berci tutti queste stronzate ma non dobbiamo rompere con la Palestina.
Ho cercato invano notizie recenti provenienti da quel pezzo di terra, anche facendomi largo tra i liquami fognari che rappresentano ormai il giornalismo contemporaneo, tranne poche eccezioni.
Eppure il 10 ottobre scorso i giornali seri, non le gazzette dei puttanieri, hanno riportato la notizia di gravi scontri tra arabi ed ebrei ad Akko (S. Giovanni d’Acri).
Scontri iniziati a causa di un arabo che ha pensato bene di transitare in auto per le strade di un quartiere ebraico il giorno di Yom Kippur, quando cioè non si dovrebbe mai guidare e Dio solo sa perchè il mondo non si ferma e la Terra non smette di girare.
L’arabo è stato bloccato da alcuni coloni inviperiti e sequestrato all’interno di una casa. Nel quartiere arabo si è sparsa la voce che la sua vita era in pericolo e gruppi di giovani altrettanto inviperiti si sono mossi per andare a mettere a ferro e fuoco il quartiere ebraico. Dal canto loro, i soliti gruppi di coloni fascisti ne hanno approfittato per bruciare alcune abitazioni arabe e così via, di faida in faida.
Ho letto anche di altri coloni che vanno a sradicare gli ulivi dei vicini palestinesi. Un atto che racchiude molta più simbologia di quanta se ne possa immaginare e che rappresenta la contraddizione di voler occupare una terra della quale però non si rispettano i frutti. Un atto odioso che fanno bene a non divulgare tra un McSatellite doppio formaggio marcio e un colpo di reni delle ministre-genio, perchè ci farebbero pensare “ma quanto sono stronzi quei coloni”.
Eppure la pace è necessaria, come recita l’ultimo annuncio fatto pubblicare da Gush Shalom, che si riferisce alla situazione economica:
All our governments
Have assumed that
As long as the American
Support us,
We can ignore the whole world
And oppress the Palestinians.But no Empire lasts forever
And the message is written
On the Walls of
Wall Street.The only way of ensuring
The future of Israel:
To make peace with
The Palestinians,
To be accepted by the
Arab world -
And do it quickly,
While we can.
Tutti i nostri governi hanno dato per scontato che, fino a quando gli americani ci appoggeranno, possiamo ignorare il mondo intero e continuare ad opprimere i palestinesi.
Gli imperi non durano per sempre, però, e il messaggio è scritto sui muri di Wall Street.
L’unico modo di assicurare il futuro di Israele è fare la pace con i palestinesi, farsi accettare dal mondo arabo, e farlo in fretta, fin che siamo in tempo. (Gush Shalom, 10 ottobre 2008)







