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I piddini, quelli che “aspettiamo di vedere cosa fa il partito democratico prima di giudicarlo”, e intanto Berlusconi diventa Imperatore dell’Universo, hanno votato alle primarie, di tre possibili candidati alla segreteria, quello più a destra, colui che rappresenta la continuità con il passato.

Se Franceschini era il centro e Marino la sinistra (fate molto male a ridere), Bersani è il trionfo del cattocomunismo porchettato. Don Camillo e Peppone cellophanati nella stessa confezione, con l’unica differenza rispetto agli originali che dietro Peppone c’era Baffone, qui c’è baffino, ovvero Minimo D’Alema.
Hanno eletto insomma, per rifondare la SINISTRA, un bel pretone di campagna reloaded, il comunista con la laurea sul papa santo. Quello che, con le migliori intenzioni, gliene diamo atto, voleva liberalizzare il liberalizzabile ma appena un tassista gli ha sguainato sotto il naso il kris malese dicendogli: Ma dici a meee?“, è tornato buono a cuccia.
Insomma ce lo siamo presi nel culatello un’altra volta.

Vanno di moda le dieci domande e allora io sottopongo il mio decalogo a Don Bersani. Possono rispondere anche la perpetua ed i chierichetti in sua vece, va bene lo stesso.

1) Perchè, nelle due volte che il centrosinistra ha avuto la fortuna di governare, non ha fatto nulla per rimediare alla madre di tutti i problemi: il conflitto di interessi? Si prega di non rispondere come Fassino “ci arriviamo” perchè è roba da mettere mano alle katane.

2) Cosa ne pensa della vergognosa frase di Violante detta in Parlamento sul fatto che a Berlusconi fin dal 1994 era stata data piena assicurazione che nessuno gli avrebbe toccato le televisioni?

3) Cosa ci fa ancora la Binetti nel Partito Democratico?

4) Perchè, nella notte buia delle elezioni del 2006, quando perfino Pisanu si accorse di qualcosa di strano attorno allo spoglio dei voti, il centrosinistra, nonostante le grida “ci stanno rubando le elezioni” non ha poi chiesto un’indagine sui presunti tentativi di broglio? Perchè non gridò allo scandalo sventolando certi grafici più che eloquenti? Perchè accettò di governare con una minoranza risicatissima, costringendo Prodi ad una scomoda posizione di anatra zoppa, con le televisioni lasciate tutte in mano a Berlusconi in modo da esserne ancor più danneggiati?

5) Perchè dovremmo abbandonare l’antiberlusconismo? Per inciuciarti meglio?

6) Un problemino di aritmetica. Sapendo che i politici italiani di centrosinistra non vogliono concedere pari opportunità alle persone omosessuali, alle coppie di fatto omosessuali e non, il diritto al testamento biologico a tutti i cittadini e si oppongono a ciò che rende civile e moderno un paese, perchè il Vaticano li tiene per le palle, quanti anni luce separano il segretario del PD (chiunque egli sia, niente di personale) da Zapatero?

7) Perchè il partito democratico non ha contrastato le più infami leggi porcata di Berlusconi ed anzi ha dato il suo sciagurato contributo alla loro promulgazione, ultimi esempi Lodo Alfano e Legge sullo scudo fiscale?

8) Perchè Rutelli, già sonoramente trombato come leader del centrosinistra alle elezioni politiche del 2001 è ancora in grado di fare danni nel Partito Democratico e non si sta dedicando invece all’hobby della coltivazione della fragola rampicante gigante?

9) Perchè Veltroni, già sonoramente trombato come leader del centrosinistra alle elezioni politiche del 2008 ha atteso fino a febbraio del 2009 prima di dimettersi da segretario e dedicarsi al sano passatempo della potatura dei succhioni di albero da frutto?

10) Se dico la parola inciucio, quale altra parola le viene in mente? Senza pensarci troppo, mi raccomando.
Vedete, non è per il fatto che mentono alle loro mogli, magari infettandole perchè pagando quelle cifre d’alto bordo non usano di certo il guanto.
Non è perchè spendono fortune per farsi massacrare le chiappe a svergate e usano pompette magiche e misteriose iniezioni per tentare di rianimare il pisello in morte erettile.
Non è neppure perchè se sono di sinistra vanno a trans e se sono di destra sono dei gran chiavatori di femmine. Femminucce froce i primi e veri masculi i secondi.
Tra parentesi, come tutte le papiminkiate questa è una credenza fasulla che però si installa come un trojan nel tenero e gelatinoso cervellino di papiminkia.
C’è un piccolo dettaglio. Pare che anche al rigoroso puttaniere tipico di doppie x, femmine genetiche insomma, piaccia da morire il secondo canale. Quindi, anche se il culo è geneticamente femmineo, sempre di sodomia si tratta, cari i miei veri uomini di ’sta minchia tanta.

Non è insomma perchè siamo governati da dei clienti compulsivi ed il maggiore di essi, il più grande cliente degli ultimi 150 anni, ci fa le battutine parlando di giornali che “sputtanano” il paese, che viene da pensare che forse se al governo vi fossero più donne ce ne sarebbero meno di questi troiai.

E’ perchè questi politisex-addicted non sanno proprio tenere l’ordigno a freno. Ne sono schiavi, si fanno portare al guinzaglio da LUI.
Tuttavia, a scanso di equivoci, non è una questione solamente di sesso e morale o peggio di moralismo.
Comincia a venire il dubbio che per andare a sfogare la sex addiction, i nostri politiclienti trascurino i loro doveri di governanti.

Ormai non si può più stare tranquilli.
Chi ci dice che in una remota dacia una qualche miracolosa pozione rimasta dai tempi di RasPUTIN non stesse facendo il miracolo e per questo il Papik abbia ritardato il rientro in patria dando, da buon italiano, la colpa al maltempo?
Non viene il dubbio che la figura di merda con i sovrani di Giordania fosse dovuta ad un’improvvisa crisi d’astinenza? Qualcosa tipo: ho finalmente un appuntamento con quel gran figone. Non sono mica hashemita da rinunciarvi.

Non si salva nessuno. Ci sono manipoli di investigatori deviati, di spioni, di coronaboys che setacciano i bordelli e i territori di battuta di tutta Italia alla ricerca del politico della parte avversa da colpire ed affondare. Sempre tenendo presente che bisogna rispettare la leggenda metropolitana del “trans de sinistra”, naturalmente.
E’ in atto una guerra, non c’è dubbio. Combattuta a colpi di escort e trans, soubrette, calendariste e ragazze immagine.
Chiunque in questo clima di caccia al cliente da ricattare starebbe in campana. Invece i politici, sembrano andarsele a cercare.
Sembrano senza speranza. In futuro, perchè governino in serenità, si dovrà forse provvedere alla loro castrazione chimica?

“Caro Dio, quando nelle preghiere ti chiedevo di far morire quella persona anziana, che ha portato la televisione commerciale nelle case degli italiani e che fa sempre un sacco di gaffe non intendevo Mike Bongiorno”. (mozart2006, 8 settembre 2009).
Ho trovato interessanti i commenti al post precedente, a parte i soliti papiminkia che non riescono proprio a concepire un mondo senza di Lui e temo credano veramente alla bufala dei 120 anni.
Dal che si evince che, come ha osservato qualcuno, quel giorno fatale che Lui verrà a mancare si suicideranno in massa come le “vedove” di Rodolfo Valentino o i più comuni lemmings.

La mia proposta di un triumvirato Fi – Fra – Ca non convince i lettori soprattutto sul versante Casini. Beh, si, c’è la liaison dangereuse con Caltagirone ma, come ho premesso, non si può sottilizzare troppo sui personaggi da buttare in campo in regime di emergenza. Sinceramente non credo che, raschiando il barile della politica italiana, il peggio si chiami Pierferdinando.
Ma l’UDC è troppo in odore di mafia, mi avete detto. Benedetta ingenuità, come se in Italia si potesse sinceramente fare a meno della mafia. E’ facile scoprire chi, tra politici, magistrati, giudici e gente comune ci ha provato sul serio. Stanno tutti al cimitero.

Questa proposta bisogna prenderla come una specie di versione moderna del governo Badoglio (notate che il post l’ho scritto non a caso l’8 settembre).
In quel caso il generale era perfino un criminale di guerra, responsabile di orrori commessi sulle popolazioni civili durante le campagne d’Africa, a base di gas venefici e massacri perfino di religiosi, eppure gli fu affidata la transizione dal fascismo alla democrazia. Lasciate perdere che qualcuno oltreatlantico avesse interesse a mantenere un certo livello di fascismo attenuato per impedire l’avanzata comunista e a tal scopo certi personaggi sicuramente anticomunisti dovessero essere lasciati nei punti strategici, però non per questo l’Italia non ottenne la democrazia ed il ritorno ad uno status di nazione civile. Se qualcuno allora avesse detto: “No, Badoglio no, ci vuole una persona integerrima”, a quest’ora saremmo ancora con i G.I. in giro.

Qualcuno mi consiglia di lasciar perdere Fi-Fra-Ca e cercare nell’utopia (ohibò) oppure altrove, come se a sinistra, giusto per parlare a caso, ci fosse un’alternativa. A sinistra non c’è nulla, solo Franceschini o uno degli altri galli del pollaio che però non sposterà di una virgola l’asse di un PD più immobile di un blocco di cemento.
Andiamo a pescare allora nella società civile? Chi, Grillo? Oppure riesumiamo i girotondi?
No, davvero, non c’è per ora alcuna alternativa praticabile ad una selezione tra il meno peggio che può offrire la destra.

L’apertura di Fini nei confronti dei diritti degli immigrati e in difesa della laicità mi pare notevolissima, visto che proviene dal medesimo schieramento politico di chi porta i maiali a grufolare sui luoghi dove sorgeranno le moschee. Qualcuno non si rende conto che, se è vero che Fini è stato fascista, ai suoi tempi, oggi in confronto ad un Borghezio, sembra un no global.
Berlusconi giustamente, dal suo punto di vista, ha la schiuma alla bocca. Lo sa benissimo che Fini sarebbe un’alternativa che non incontrerebbe ostacoli all’estero anzi, farebbe tirare un sospiro di sollievo a coloro che ormai vivono come una tortura dover avere a che fare con il joker italiano.
In pieno delirio di onnipotenza, straparla di “migliore leader degli ultimi 150 anni” e di sua insostituibilità. Chissà cosa ne pensano al Dipartimento di Stato.


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Qui il discorso è molto semplice. C’è da ricostruire la reputazione dell’Italia, devastata da un virus di influenza porcina che rischia di rendere inutili tutti i vaccini di cui parlava il povero ed illuso Montanelli. C’è da ridare credibilità all’estero al nostro paese, divenuto un’Osteria numero venti che perfino gli egizi dileggiano con canzonette sconce. C’è da ricomporsi, rivestirsi, rimuovere i cadaveri della dignità nazionale e della carità di patria e pregare che in meno di un quarto di secolo si dimentichino che ci siamo fatti governare dal pornoduce per quanto, un quindicennio?

Certo che se aspettiamo il PD, che di tre candidati rischia di non riuscire a fare un leader, diventiamo tutti pronti per la badante, quindi buttiamoci sull’unica alternativa plausibile all’Innominabile, rappresentata da un bel triumvirato: Fini, Casini, Franceschini.
Su, su, non si può andare troppo per il sottile di questi tempi. In mancanza di pollo e coniglio va bene anche il gatto.
A parte che almeno due su tre sono più a sinistra di Cicciobello, i nostri Fi – Fra – Ca sono tutti e tre emiliani: due bolognesi e un ferrarese. Attenzione, è un’occasione irripetibile. Rischierebbero seriamente di trovarsi d’accordo su come governare l’Italia attorno ad una bella braciolata di costine, salsiccia, castrato e fiorentine.

Il triumvirato della crescentina? Può darsi ma io ci metterei la firma, se questo fosse il volto di un governo di unità nazionale a venire con un centrodestra più che presentabile (Fini e Casini) e un centrosinistra ancora imperfetto ma con qualche virtù in pectore.
Se domani sparisse Berlusconi risucchiato da un universo tangente, inghiottito da un buco nero, rapito dagli alieni o da un’aquila reale, potremmo sperare di ricostruirci una dignità proprio con un’alternativa come questa. Perfino già bell’e pronta, se ci pensiamo. Io ci spero.

Infine due tristi notizie di giornata. E’ morto Mike Bongiorno. L’altra si ricava per inferenza.
(Aiutino: sono sempre i peggiori che rimangono).


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L’incredibile disavventura censoria capitata a Rita Charbonnier durante la presentazione del suo libro “La strana giornata di Alexandre Dumas”, in una RAI ritornata improvvisamente EIAR, mi ha fatto ritornare in mente un avviso che vidi appeso in un vecchio bar romagnolo, sperduto in cima ad un monte. Era un cartello di epoca fascista, sopravvissuto grazie alle nostalgie del gestore e recitava in grassetto: “QUI NON SI PARLA DI POLITICA”.

Settant’anni dopo, a quanto pare, nella televisione italiana è meglio non parlare di ciò di cui si occupa principalmente il suo proprietario, ovvero una cosa calda e pelosetta.
Difficile però, visto che in TV la cosa innominabile ci viene scodellata in grande quantità dalla mattina alla sera.
Non potremmo ritornare, come ai tempi di Benito, a limitarci a non dover parlare di politica?

Sono in vacanza ma chiavettamunita, quindi non avete scampo. Fate i bravi perchè vi vedo.


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“Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo?” (W. Shakespeare)

Il sistema di pappalti pubblici di questo scriteriato paese è di nuovo sotto inchiesta. Sarebbe stata individuata, come scrivono i magistrati:
una commistione impressionante tra politici di ogni colore e provenienza, organi istituzionali, pubblici funzionari, appartenenti alle forze di polizia”. Tutti “convergenti – scrivono i pm – a soddisfare le più diversificate pretese dell’imprenditore, autocompiacendosi e grossolanamente di se stessi e dei risultati conseguiti”.

Secondo il solito trito copione di questa ennesima fiera del pappamento, c’è un imprenditore, Romeo, che vuole aggiudicarsi i pappalti e per farlo si intorta le Giuliette politiche, il che può voler dire anche chiedere che, in una giunta di centrosinistra come quella di Napoli, la Giulietta di centrodestra non rompa le palle. E’ il trionfo della volontà della casta. Questa volta Montecchi e Capuleti fanno affari insieme e si spartiscono il bottino. Che Giulietta e Romeo trombino pure, se ciò porta guadagni per tutti.

Sono coinvolti, dicevo, politici di entrambi gli schieramenti eppure, con un rovescio lungo linea degno del miglior Federer, il TG1 è riuscito a far si che sembrasse un problema solo del centrosinistra. Questo nonostante si sia parlato ampiamente del famoso sodalizio telefonico di Bocchino, un nome che rimane facilmente impresso nella memoria e il cui portatore ci onoriamo si ascoltare tutte le sere mentre conciona sulle bellezze del governo e le orripilanze dell’opposizione. Non risultando altri Bocchini in Parlamento, per quanto ne so, dev’essere proprio lui, la madre di tutti i Bocchini.

Oltre alla sparizione del Bocchino sotto il tappeto, sfruttando il solito vecchio trucco dell’effetto recenza, al noto Gasparri è stata data l’ultima parola in coda a tutti i servizi sull’argomento e lui, senza nemmeno un perizoma che coprisse le vergogne, ha ridotto lo scandalo ad un problema di etica e moralità della sinistra. Sono loro che hanno un problema di etica. Noi no, noi. Passiamo alla guida su come cucinare il pesce le prossime feste.

Appena un secondo prima, Berlusconi aveva invocato l’utilizzo a fine di indagine delle intercettazioni solo per reati gravissimi. Immagino pensasse ad esempio al sezionamento e successiva bollitura di inermi vecchiette per farne sapone da bucato.
Per robette veniali come corruzione, pappamenti, pappalti e affini invece no, non ce n’è bisogno. In fondo cosa volete che siano?


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“Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo?” (W. Shakespeare)

Il sistema di pappalti pubblici di questo scriteriato paese è di nuovo sotto inchiesta. Sarebbe stata individuata, come scrivono i magistrati:
una commistione impressionante tra politici di ogni colore e provenienza, organi istituzionali, pubblici funzionari, appartenenti alle forze di polizia”. Tutti “convergenti – scrivono i pm – a soddisfare le più diversificate pretese dell’imprenditore, autocompiacendosi e grossolanamente di se stessi e dei risultati conseguiti”.

Secondo il solito trito copione di questa ennesima fiera del pappamento, c’è un imprenditore, Romeo, che vuole aggiudicarsi i pappalti e per farlo si intorta le Giuliette politiche, il che può voler dire anche chiedere che, in una giunta di centrosinistra come quella di Napoli, la Giulietta di centrodestra non rompa le palle. E’ il trionfo della volontà della casta. Questa volta Montecchi e Capuleti fanno affari insieme e si spartiscono il bottino. Che Giulietta e Romeo trombino pure, se ciò porta guadagni per tutti.

Sono coinvolti, dicevo, politici di entrambi gli schieramenti eppure, con un rovescio lungo linea degno del miglior Federer, il TG1 è riuscito a far si che sembrasse un problema solo del centrosinistra. Questo nonostante si sia parlato ampiamente del famoso sodalizio telefonico di Bocchino, un nome che rimane facilmente impresso nella memoria e il cui portatore ci onoriamo si ascoltare tutte le sere mentre conciona sulle bellezze del governo e le orripilanze dell’opposizione. Non risultando altri Bocchini in Parlamento, per quanto ne so, dev’essere proprio lui, la madre di tutti i Bocchini.

Oltre alla sparizione del Bocchino sotto il tappeto, sfruttando il solito vecchio trucco dell’effetto recenza, al noto Gasparri è stata data l’ultima parola in coda a tutti i servizi sull’argomento e lui, senza nemmeno un perizoma che coprisse le vergogne, ha ridotto lo scandalo ad un problema di etica e moralità della sinistra. Sono loro che hanno un problema di etica. Noi no, noi. Passiamo alla guida su come cucinare il pesce le prossime feste.

Appena un secondo prima, Berlusconi aveva invocato l’utilizzo a fine di indagine delle intercettazioni solo per reati gravissimi. Immagino pensasse ad esempio al sezionamento e successiva bollitura di inermi vecchiette per farne sapone da bucato.
Per robette veniali come corruzione, pappamenti, pappalti e affini invece no, non ce n’è bisogno. In fondo cosa volete che siano?


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“Un due tre, viva Pinochet, quattro cinque sei, a morte gli ebrei, sette otto nove, il negretto non commuove”. (Anonimo tutore dell’ordine, Genova 2001)

Quando viaggiavo ogni giorno da studente pendolare mi capitò di dividere lo scompartimento del treno con due signori che, dai discorsi che facevano, si qualificarono come appartenenti alle forze dell’ordine. Chiacchieravano e si scambiavano i resoconti delle ultime avventure. “Eri di servizio ieri, per la partita?” “Si, quante gliene abbiamo date ai rossi. E domenica sarà ancora meglio. Siamo a Livorno, sai quante zecche rosse potremo menare?” “Te ne toglierai la voglia, eh?” “Puoi scommetterci”.

Io ascoltavo e mi chiedevo se fosse normale che dei tutori dell’ordine potessero parlare così, riferendosi per giunta solo ad una partita di calcio. Figuriamoci se si fosse trattato di manifestazioni politiche.
Quando tutti noi abbiamo visto Genova ci siamo resi conto che l’andata al governo delle destre aveva amplificato il problema in senso ancor più drammatico.

Proviamo ad inquadrare il paradosso. Nella scuola Diaz, nella notte cilena di Genova, si scatenò un bel gruppetto di mele marce, tutte rigorosamente selezionate e tutte nere uguali, più lucide delle Melinda, che agirono in assoluta libertà fabbricando prove false, assalendo e ferendo cittadini italiani e stranieri inermi come Mark Covell, lasciando abbondanti pozze di sangue alla fine della loro sortita (definito succo di pomodoro dai giornalacci di regime).

I loro superiori, se dobbiamo credere alla sentenza di ieri, non c’erano o dormivano o stavano giocando a carte con Fini in questura, per passare il tempo. Adda passà a nuttata.
Cioè, ripeto, le mele agirono violando una mappata di articoli del codice penale e i loro superiori, ecco il paradosso, ancora a distanza di sette anni non trovano doveroso assumersi la responsabilità di ciò che i loro sottoposti fecero di illegale, pur ammettendo affinità con certi macellai messicani. Vaja con Dios, chingado comunista coño.
A ben guardare non sono stati assolti i vertici della polizia e condannate le mele. Sono stati tutti mandati impuniti. Perchè il fatto non sussiste, oltretutto.

In questo paese mostruoso che è l’Italia, in questo tumore piduista abbarbicato al culo dell’Europa, è possibile, è tollerato che, all’interno delle forze dell’ordine, vi sia un vero e proprio allevamento di mele marce, tutte rigorosamente fasciste con “faccetta nera” come suoneria del cellulare, gente che come vede un manifestante in piazza pensa sia una “zecca comunista” e che è capace non solo di agire contro la legge ma con il beneplacito dei suoi superiori.

Immaginiamo se un fatto come quello della Scuola Diaz fosse accaduto in Francia o in Germania, paesi che ho il viziaccio di considerare veramente democratici e civili.
Dei poliziotti aggrediscono di notte, pestandoli a sangue, dei manifestanti che stanno dormendo gridando “viva Vichy e Le Pen” o invocando Adolf Hitler, i forni crematori e il Reich millenario. Riuscite a credere che i capi delle rispettive polizie ma non solo, i capi dei governi, non avrebbero reagito con orrore e a colpi di dimissioni ad un tale rigurgito di nazifascismo? Ricordo che in Italia non c’è stata una sola dimissione né volontaria né richiesta, per i fatti di Bolzaneto, della Diaz e di Piazza Alimonda.

E’ una forzatura allora pensare che in Italia il problema è la polizia politicizzata? E non politicizzata e basta ma in senso fascista?
Si, perchè nelle forze dell’ordine sono rappresentate tutte le voci politiche e ci sono fior di galantuomini. Non saranno proprio tutti proletari da difendere pasolinianamente ma sappiamo per certo che c’è chi si è vergognato per la mattanza della Diaz. Il guaio è che le mele belle, lucide e sane non parlano e se parlano lo fanno con voce troppo flebile.
La polizia italiana non è fascista, sono i fascisti che la inquinano che vorrebbero che lo fosse.
Oggi Pasolini direbbe che sta con i poliziotti, ma non con quelli fascisti. E questa Italia gli ricorderebbe sempre più le 120 giornate della sua Salò.

(Nella foto, Mark Covell, cittadino inglese ferito gravemente durante la mattanza della Diaz.)


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“Un due tre, viva Pinochet, quattro cinque sei, a morte gli ebrei, sette otto nove, il negretto non commuove”. (Anonimo tutore dell’ordine, Genova 2001)

Quando viaggiavo ogni giorno da studente pendolare mi capitò di dividere lo scompartimento del treno con due signori che, dai discorsi che facevano, si qualificarono come appartenenti alle forze dell’ordine. Chiacchieravano e si scambiavano i resoconti delle ultime avventure. “Eri di servizio ieri, per la partita?” “Si, quante gliene abbiamo date ai rossi. E domenica sarà ancora meglio. Siamo a Livorno, sai quante zecche rosse potremo menare?” “Te ne toglierai la voglia, eh?” “Puoi scommetterci”.

Io ascoltavo e mi chiedevo se fosse normale che dei tutori dell’ordine potessero parlare così, riferendosi per giunta solo ad una partita di calcio. Figuriamoci se si fosse trattato di manifestazioni politiche.
Quando tutti noi abbiamo visto Genova ci siamo resi conto che l’andata al governo delle destre aveva amplificato il problema in senso ancor più drammatico.

Proviamo ad inquadrare il paradosso. Nella scuola Diaz, nella notte cilena di Genova, si scatenò un bel gruppetto di mele marce, tutte rigorosamente selezionate e tutte nere uguali, più lucide delle Melinda, che agirono in assoluta libertà fabbricando prove false, assalendo e ferendo cittadini italiani e stranieri inermi come Mark Covell, lasciando abbondanti pozze di sangue alla fine della loro sortita (definito succo di pomodoro dai giornalacci di regime).

I loro superiori, se dobbiamo credere alla sentenza di ieri, non c’erano o dormivano o stavano giocando a carte con Fini in questura, per passare il tempo. Adda passà a nuttata.
Cioè, ripeto, le mele agirono violando una mappata di articoli del codice penale e i loro superiori, ecco il paradosso, ancora a distanza di sette anni non trovano doveroso assumersi la responsabilità di ciò che i loro sottoposti fecero di illegale, pur ammettendo affinità con certi macellai messicani. Vaja con Dios, chingado comunista coño.
A ben guardare non sono stati assolti i vertici della polizia e condannate le mele. Sono stati tutti mandati impuniti. Perchè il fatto non sussiste, oltretutto.

In questo paese mostruoso che è l’Italia, in questo tumore piduista abbarbicato al culo dell’Europa, è possibile, è tollerato che, all’interno delle forze dell’ordine, vi sia un vero e proprio allevamento di mele marce, tutte rigorosamente fasciste con “faccetta nera” come suoneria del cellulare, gente che come vede un manifestante in piazza pensa sia una “zecca comunista” e che è capace non solo di agire contro la legge ma con il beneplacito dei suoi superiori.

Immaginiamo se un fatto come quello della Scuola Diaz fosse accaduto in Francia o in Germania, paesi che ho il viziaccio di considerare veramente democratici e civili.
Dei poliziotti aggrediscono di notte, pestandoli a sangue, dei manifestanti che stanno dormendo gridando “viva Vichy e Le Pen” o invocando Adolf Hitler, i forni crematori e il Reich millenario. Riuscite a credere che i capi delle rispettive polizie ma non solo, i capi dei governi, non avrebbero reagito con orrore e a colpi di dimissioni ad un tale rigurgito di nazifascismo? Ricordo che in Italia non c’è stata una sola dimissione né volontaria né richiesta, per i fatti di Bolzaneto, della Diaz e di Piazza Alimonda.

E’ una forzatura allora pensare che in Italia il problema è la polizia politicizzata? E non politicizzata e basta ma in senso fascista?
Si, perchè nelle forze dell’ordine sono rappresentate tutte le voci politiche e ci sono fior di galantuomini. Non saranno proprio tutti proletari da difendere pasolinianamente ma sappiamo per certo che c’è chi si è vergognato per la mattanza della Diaz. Il guaio è che le mele belle, lucide e sane non parlano e se parlano lo fanno con voce troppo flebile.
La polizia italiana non è fascista, sono i fascisti che la inquinano che vorrebbero che lo fosse.
Oggi Pasolini direbbe che sta con i poliziotti, ma non con quelli fascisti. E questa Italia gli ricorderebbe sempre più le 120 giornate della sua Salò.

(Nella foto, Mark Covell, cittadino inglese ferito gravemente durante la mattanza della Diaz.)


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(Avvertenze: la prima parte di questo post potrebbe indurre, in alcuni soggetti predisposti, allucinazioni e false percezioni sensoriali di tipo veltroniano. Leggere con moderazione.
Non somministrare la seconda parte a pazienti con pregressa depressione maggiore e a rischio di suicidio. )
Fase maniacale

Dio, che bella immagine, questo mio coetaneo sorridente e dai tratti meravigliosamente misti, nella sua nuova veste di imperatore d’occidente.
Avevamo osato fantasticarlo solo nei film, soprattutto in quelli di fantascienza, perchè fino a ieri pareva una cosa impossibile da vivere nella vita reale. Ieri sera facevo le prove ripetendo tra me “il presidente degli Stati Uniti Barack Obama…” e pensavo “no, non è possibile”.
Finchè si tratta di Morgan Freeman che salva il mondo del futuro dall’asteroide va bene ma qui abbiamo a che fare con incrostazioni di razzismo, di ingiustizia, di spocchia da bianchi schiavisti in un paese che solo fino a cinquant’anni fa impediva ai neri di sedersi accanto ai bianchi sugli autobus.

Invece adesso è vero, abbiamo un presidente nero. Dico abbiamo perchè anche noi province dell’impero abbiamo qualche diritto di esultare per questa novità.
Stamattina sono andata a lavorare in bici, come al solito, con la sensazione di pedalare in una giornata storica e con una grande soddisfazione dentro. La stessa soddisfazione che dà una bella scopata. D’accordo, Obama non farà certo i miracoli, passata l’euforia iniziale dovrà affrontare la routine quotidiana e pagare le bollette e pagherò che gli invieranno tutte le lobbies che lo hanno supportato. Può darsi che non riesca a fare la rivoluzione che forse molti suoi elettori si aspettano da lui. Però, il solo fatto che un giovane afroamericano sia il presidente degli Stati Uniti è una cosa enorme, gigantesca, quasi incredibile. E’ quasi il monolito di 2001.
E’ vero ed è bello. Così bello che viene addosso un’incontrollabile tristezza, pensando a noi, all’Italia che invece viaggia all’indietro sempre più velocemente. Gli americani hanno un presidente nero: bene, noi tra poco avremo autobus per soli bianchi, anzi padani.

Fase depressiva

Obama ha 47 anni. Ma i morti che parlano sono da noi, in questa Italia politica trasformata in un’immensa Catacomba dei Cappuccini, dove i governanti sono cadaveri eccellenti portatori di idee vecchie e putrefatte come il fascismo. Morti viventi che più che altro straparlano.
Nei giorni scorsi ci hanno deliziato i resti mortali di Cossiga, Gelli e Andreotti. Poi è scoppiata la cassa anche al fine bibliofilo e spacciatore di diari falsi Dell’Utri, e fu tutto un disquisir mafiando di inutilità dell’antimafia, di elogi al cadavere di Mussolini, di intimidazioni e teste di cavallo mozzate per l’unico telegiornale che non ha dato il culo a Berlusconi. Strano che a dei vampiri non piaccia il look dark gotico.

Inevitabile che in una giornata come questa, che vede un afroamericano per la prima volta alla Casa Bianca, un atto di grandissimo coraggio per un’America in piena crisi ma capace comunque di reagire alla depressione, risaltasse il putridume nostrano, l’arretratezza di mentalità e di costume, l’ottusità fascista e il razzismo di ritorno.
Un giornalaccio come Libero mette in prima pagina una copertina da “difesa della razza” in puro stile anni trenta: un Obama dai tratti somatici estremizzati e un commento stizzito ed ammuffito di Feltri come contorno.

Ad un’assoluta nullità cadaverica come Gasparri, che è stato pure ministro della Repubblica, non dimentichiamolo, è scappato di dire che “con Obama alla Casa Bianca, Al Qaeda è contenta“.
L’apposito nano, da parte sua, dopo aver detto che darà consigli ad Obama come ne ha dati a Bush (sempre modesto nel suo sputare menzogne) sogna di mandare i picchiatori a menare chi si oppone alle “grandi opere”. “Le garantiremo anche con l’uso della forza“, ha detto. Domani dirà che non l’ha mai detto.
Pensano solo a reprimere e picchiare. Era questo che l’Italia voleva? I fascisti?
Obama ha 47 anni. Berlusconi è un vecchio, con i capelli tinti e finti, i tacchi, le gorge stiracchiate, uno che vorrebbe tormentarci per altri cinquant’anni e condannarci a diventare un popolo di badanti.

Se in America bianchi e neri, giovani e vecchi si abbracciano in nome di Obama, la meglio gioventù che esprime il regime è quella dei manganellatori tricolori, dei manipoli di fascistacci zombie che assaltano la RAI, ovvero la televisione pubblica, come nei golpe sudamericani, per minacciare i giornalisti che ancora fanno il loro mestiere e non gli aiutanti parrucchieri della Maison Silvio, il salone delle dive.
Che senso di sgomento questa Italia. Morta, putrida, che butta liquami da ogni buco. Che puzza da farti star male.

I have a dream, che un giorno questa Italia possa essere seppellita per sempre. Six feet under.


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