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Il nanerottolo pittato potrà anche essersi comprato qualche arbitro e può tentare di allargare a dismisura la sua collezione di corpivendoli ma, basta leggere i giornali stranieri che raccontano la situazione italiana per quella che è veramente, senza fronzoli favolistici, per capire che il suo destino è comunque segnato.
Il generale inverno non si farà comperare tanto facilmente a suon di dobloni perché porterà ancora più scontento in un paese immobilizzato nell’incantesimo malvagio del berlusconismo, con il boss pittato che sarà costretto a preoccuparsi solo del suo delirio di impunità.
Se con Tangentopoli gli italiani tirarono le monetine ai ladri, qui non basterebbero le riserve auree di Fort Knox, perché il livello di corruzione generalizzata, di spregio per le istituzioni, di occupazione selvaggia della cosa pubblica e del suo stupro aggravato e continuato ha raggiunto livelli inimmaginabili. Bettino rischia di essere seriamente retrocesso al grado di ladro di polli rispetto a questi attuali delinquenti dediti al sacco delle istituzioni a suon di prebende, assunzioni e pretese di privilegi.
Ricordatevi l’ammonimento di Kossiga. In fondo dobbiamo ringraziarlo, perché ci ha svelato le prossime mosse del nemico in modo che possiamo prevederle ma dubito che qualcuno stia facendo tesoro di questa preziosa eredità.
Così poi avrei la scusa per scatenare la reazione violenta non delle forze dell’ordine in generale, ma di quelle che tengo in serbo per le grandi occasioni tipo G8 di Genova, quelle che hanno licenza di menare e, se necessario, di uccidere. Condirei il tutto con infiltrati di ogni genere: gente dei servizi, ultras pallonari, estremisti vogliosi di andare a combattere le zecche. Avrei gioco facile perchè c’è sempre qualche centrosocialista imbecille convinto di poter “violare la zona rossa”, offrendomi il fianco. Se per disgrazia ci scappasse il morto o più di uno, con i media al guinzaglio sarebbe uno scherzo proibire le manifestazioni e scoraggiare qualunque dissenso con un atto di forza. Lo ha detto Kossiga, io cito solo a memoria.
Da quello che si è visto ieri a Roma, un casino senza regole, con infiltrati e provocatori a iosa, ci vuole una risposta precisa ed urgente. Possibilmente non ambigua.
Non basta, secondo me, svegliarsi stamattina con un bel caffè forte e gridare: “C’erano gli infiltrati!” Chiedere a Maroni, che poveretto cosa vuoi che ti risponda, di riferire in Parlamento. Perchè D’Alema, l’esperto in notti cilene che sta appollaiato al Copasir, non può far nulla? Queste grida scandalizzate, caro dirigentume piddino, sono assolutamente insufficienti. A proposito, che fine ha fatto la famosa Commissione d’Indagine sul G8 di Genova che era stata promessa in uno degli ultimi programmi elettorali? Quello bello grosso con la copertina gialla.
Parlando di Genova, allora i piddini si chiamavano in un altro modo ma tanto sono sempre loro, presero una decisione: non partecipare alle manifestazioni, lasciare i manifestanti da soli in piazza e negare loro, di conseguenza, qualsiasi protezione da servizio d’ordine.
Per carità, politicamente fecero la cosa giusta, non essendo certo un partito antisistema. Sarebbe stato comico vedere Fassino manifestare contro le banche.
Però hanno anche lasciato tanta gente, che voleva solo pacificamente (ed ingenuamente) protestare contro la globalizzazione, e lo faceva per la prima volta, in balìa dei violenti e della repressione.
Mi dicono poi che quella cosa chiamata “servizio d’ordine del PCI”, un corpo di volontari formato da nerboruti operai, camalli genovesi, perfino vigili del fuoco che andavano in piazza a protezione delle manifestazioni di partito e del sindacato, contro le infiltrazioni e le provocazioni, non esiste più da quando le prese dai katanghesi nel ’77. Secondo me esiste ancora, quando si deve andare a San Giovanni a dire che siamo milioni di milioni, con Bersani e Veltroni. Che fa pure rima. E’ che non lo cedono tanto facilmente.
Ecco, vorrei solo sapere questo. Ho questa curiosità. Se monterà la protesta di quei lavoratori che la sinistra dice di difendere, se la voglia di scendere in piazza a protestare sarà sempre più forte, ci sarà qualcuno a difenderli? Da che parte starà il piddì?
Giornalista: “Dopo di che?”
“Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri”.
Giornalista: “Nel senso che…”
Cossiga: “Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano“.aticato anche l’omicidio».
(Francesco Cossiga, 23/10/2008)
«Mi preoccupa che ci possa essere una sorta di violenza autorizzata quando è politica. Non posso non pensare alla sentenza perdonista nei confronti dell’aggressore di Berlusconi. I reati contro la persona non possono avere inferiore dignità rispetto ai reati contro il patrimonio. In ogni caso occorre attenzione in un Paese nel quale abbiamo vissuto una stagione di terrorismo ideologico che ha praticato anche l’omicidio». (Ministro Sacconi, oggi, in riferimento alla contestazione a Bonanni)
Occhio, ragazzi. Ascoltate le sagge parole della buonanima. Occhio ai provocatori, agli infiltrati, ai fabbricatori di attentati, ai mestatori di professione, a chi non aspetta altro che un pretesto per delegittimare ogni dissenso dal regime e stringere la garrota attorno al collo della democrazia. Sarà sempre peggio, con il nanerottolo alle corde e martellato al fegato.
I simpatizzanti del regime non vanno aggrediti, vanno invece lovvati. Accoglieteli con gli urletti come se fossero i Tokio Hotel. Dedicate a loro, a Bonanni e soci, tante pagine sui blog tutte glitterose e StYlOsE. Mangiateveli di baci, soffocateli di affetto.
Non fate il loro gioco perchè loro sono loro e voi nun siete un c….
Occhio anche al PD che è sempre pronto a tenervi fermi mentre gli altri vi menano e poi è capace di andare a piangere in TV parlando di notti cilene, diciamo.
Che brutta immagine e, allo stesso tempo, che meravigliosa sintesi della giornata odierna è questo Pinocchio esanime, morto con quel braccio ironicamente teso, in mezzo ai carabinieri.
Se poco fa avete sentito rompersi i vetri di casa vostra, sappiate che sono stati i nasi cresciuti spropositatamente dei cronisti che hanno raccontato le manifestazioni e gli scontri, tanti Pinocchi che dovevano inculcare in noi l’idea che si fosse trattato di un cavalleresco duello tra una non meglio identificata “destra” (non chiamiamoli fascisti, per carità) ed un’altrettanta generica sinistra (rappresentata, secondo i Pinocchi, solo dai centri sociali). Una singolar tenzone la cui morale, una volta medicate le teste, deve essere: “non si protesta, né da destra né da sinistra”.
Come racconta invece, da testimone, Curzio Maltese, oltre ai manifestanti di vario colore, si sono rivisti i cari vecchi provocatori che arrivano con le mazze e le spranghe, agiscono, picchiano, con gli agenti che assistono incomprensibilmente immobili e poi se ne vanno da dove sono venuti.
Forse trattavasi di quei provocatori pronti a tutto da infiltrare nel movimento di cui parlava profeticamente Cossiga nei giorni scorsi?
Con un insight da vero Nostradamus, il paragnosta l’aveva previsto e sono arrivati i provocatori e le botte.
Parlando delle minacce di usare la forza pubblica contro i manifestanti, Cossiga dice:
“Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni.
In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…”
Gli universitari, invece? (Chiede il giornalista)
“Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì».
Per fortuna nessun ragazzino morto. Già. Solo un Pinocchio spiaccicato per terra, simbolo casuale ma straordinariamente significativo di quello che l’Italia in questo momento non vuole: la ribellione.
Di Pinocchio ci vanno bene le bugie, siamo governati dai Pinocchi e da stuoli di Gatti e Volpi, ma non accettiamo più la sua indole anarchica, il suo rompere gli schemi. Il suo dire “NO”.
Questo Pinocchio gigante non portava il passamontagna e chissà se veramente “serviva per picchiare” come ha titolato (sotto mescalina) la Repubblica, ma se rimaneva a casa sua forse era meglio. Ecco cosa succede ai Pinocchi quando non vogliono andare a scuola e disobbediscono ai babbi. I Pinocchi per bene non scendono in piazza, dicono solo le bugie e per questo fanno carriera fino ai massimi livelli.
Che brutta immagine e, allo stesso tempo, che meravigliosa sintesi della giornata odierna è questo Pinocchio esanime, morto con quel braccio ironicamente teso, in mezzo ai carabinieri.
Se poco fa avete sentito rompersi i vetri di casa vostra, sappiate che sono stati i nasi cresciuti spropositatamente dei cronisti che hanno raccontato le manifestazioni e gli scontri, tanti Pinocchi che dovevano inculcare in noi l’idea che si fosse trattato di un cavalleresco duello tra una non meglio identificata “destra” (non chiamiamoli fascisti, per carità) ed un’altrettanta generica sinistra (rappresentata, secondo i Pinocchi, solo dai centri sociali). Una singolar tenzone la cui morale, una volta medicate le teste, deve essere: “non si protesta, né da destra né da sinistra”.
Come racconta invece, da testimone, Curzio Maltese, oltre ai manifestanti di vario colore, si sono rivisti i cari vecchi provocatori che arrivano con le mazze e le spranghe, agiscono, picchiano, con gli agenti che assistono incomprensibilmente immobili e poi se ne vanno da dove sono venuti.
Forse trattavasi di quei provocatori pronti a tutto da infiltrare nel movimento di cui parlava profeticamente Cossiga nei giorni scorsi?
Con un insight da vero Nostradamus, il paragnosta l’aveva previsto e sono arrivati i provocatori e le botte.
Parlando delle minacce di usare la forza pubblica contro i manifestanti, Cossiga dice:
“Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni.
In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…”
Gli universitari, invece? (Chiede il giornalista)
“Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì».
Per fortuna nessun ragazzino morto. Già. Solo un Pinocchio spiaccicato per terra, simbolo casuale ma straordinariamente significativo di quello che l’Italia in questo momento non vuole: la ribellione.
Di Pinocchio ci vanno bene le bugie, siamo governati dai Pinocchi e da stuoli di Gatti e Volpi, ma non accettiamo più la sua indole anarchica, il suo rompere gli schemi. Il suo dire “NO”.
Questo Pinocchio gigante non portava il passamontagna e chissà se veramente “serviva per picchiare” come ha titolato (sotto mescalina) la Repubblica, ma se rimaneva a casa sua forse era meglio. Ecco cosa succede ai Pinocchi quando non vogliono andare a scuola e disobbediscono ai babbi. I Pinocchi per bene non scendono in piazza, dicono solo le bugie e per questo fanno carriera fino ai massimi livelli.
Che brutta immagine e, allo stesso tempo, che meravigliosa sintesi della giornata odierna è questo Pinocchio esanime, morto con quel braccio ironicamente teso, in mezzo ai carabinieri.
Se poco fa avete sentito rompersi i vetri di casa vostra, sappiate che sono stati i nasi cresciuti spropositatamente dei cronisti che hanno raccontato le manifestazioni e gli scontri, tanti Pinocchi che dovevano inculcare in noi l’idea che si fosse trattato di un cavalleresco duello tra una non meglio identificata “destra” (non chiamiamoli fascisti, per carità) ed un’altrettanta generica sinistra (rappresentata, secondo i Pinocchi, solo dai centri sociali). Una singolar tenzone la cui morale, una volta medicate le teste, deve essere: “non si protesta, né da destra né da sinistra”.
Come racconta invece, da testimone, Curzio Maltese, oltre ai manifestanti di vario colore, si sono rivisti i cari vecchi provocatori che arrivano con le mazze e le spranghe, agiscono, picchiano, con gli agenti che assistono incomprensibilmente immobili e poi se ne vanno da dove sono venuti.
Forse trattavasi di quei provocatori pronti a tutto da infiltrare nel movimento di cui parlava profeticamente Cossiga nei giorni scorsi?
Con un insight da vero Nostradamus, il paragnosta l’aveva previsto e sono arrivati i provocatori e le botte.
Parlando delle minacce di usare la forza pubblica contro i manifestanti, Cossiga dice:
“Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni.
In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…”
Gli universitari, invece? (Chiede il giornalista)
“Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì».
Per fortuna nessun ragazzino morto. Già. Solo un Pinocchio spiaccicato per terra, simbolo casuale ma straordinariamente significativo di quello che l’Italia in questo momento non vuole: la ribellione.
Di Pinocchio ci vanno bene le bugie, siamo governati dai Pinocchi e da stuoli di Gatti e Volpi, ma non accettiamo più la sua indole anarchica, il suo rompere gli schemi. Il suo dire “NO”.
Questo Pinocchio gigante non portava il passamontagna e chissà se veramente “serviva per picchiare” come ha titolato (sotto mescalina) la Repubblica, ma se rimaneva a casa sua forse era meglio. Ecco cosa succede ai Pinocchi quando non vogliono andare a scuola e disobbediscono ai babbi. I Pinocchi per bene non scendono in piazza, dicono solo le bugie e per questo fanno carriera fino ai massimi livelli.







