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| Aldo Togliatti, 1925-2011 |
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| Benito Albino Dalser, figlio di Benito Mussolini |
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| Rosemary prima e dopo la lobotomia. |
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| Ottobre 1962 – Berlusconi detta le linee guida al presidente Kennedy per la risoluzione della crisi dei missili di Cuba. |
Il noto premier recentemente aggredito si domanda, nel suo letto di dolore: “Perchè mi odiano?“Le ferite inferte dal pazzo solitario guariranno presto. E’ la ferita narcisistica che mi preoccupa, visto che lui non concepisce che non lo si ami nonostante le contumelie che riversa ogni giorno su giudici, comunisti, coglioni di sinistra e affini. Non sarà che lui è lui e gli altri… e che confonde l’amore con l’adulazione di cui sarà oggetto migliaia di volte al giorno? Chi è pazzamente innamorato di sé stesso commette sempre questo tragico errore di valutazione.
Solo un narcisista assoluto può meravigliarsi di avere, tra milioni di adoratori, qualcuno che lo odia o, più blandamente, non lo ha in simpatia. Eppure è un fatto puramente statistico. Non si può piacere a tutti e nel mondo c’è sicuramente qualcuno che ci odia. Vale per tutti.
Per noi comuni mortali normalmente si tratta di poche persone alle quali abbiamo pestato i piedi oppure che ci detestano per quella famosa ed irrazionale sensazione “di pelle”.
Le rockstar, avendo milioni di fans, hanno anche statisticamente milioni di persone che non le sopportano.
Perfino la più grande rockstar di tutti i tempi, da lassù, ha chi lo loda e chi lo nomina invano senza pietà e con gli epiteti più crudi rivolti a Lui e Sacra Famiglia.
Per cui capirete che se perfino Dio subisce la stessa sorte degli umani, farsi venire un esaurimento ed una crisi depressiva perchè non siamo amati dal 100% delle forme di vita del pianeta, amebe comprese, è assurdo. Aggiungerei che è psichiatricamente patologico.
Vengo alla seconda psicopatologia in esame, quella dell’attentatore. E’ difficile capire, trattandosi di persona notoriamente disturbata, se abbia agito per vero odio o per un raptus di autoesaltazione pseudoeroica, ovvero per un momento di follia che ti spinge a compiere un atto clamoroso che attirerà tutta l’attenzione su di te: l’attentato ad una figura quasi mitologica e percepita come intoccabile. La labbrata inferta al Dio Silvio con la statuetta in alabastro del duomo con Madunina è assimilabile al gesto di quell’esaltato che molti anni fa sfregiò la Pietà di Michelangelo e finì su tutti i giornali.
E’ interessante però notare come Tartaglia abbia detto di aver deciso di colpire il noto premier per odio dopo averlo sentito parlare sul palco. Un ragionamento un po’ troppo razionale per appartenere ad un pazzo. Nulla del tipo: “mi ha detto di farlo il mio cane“.
Effettivamente il noto premier che ama tutti ed è così buono, come sua abitudine aveva appena finito di riversare sui suoi usuali nemici non rose profumate e altre guance ma un fiume di violenza verbale. In pratica, se urli come un ossesso il tuo odio contro i nemici politici, i giudici e chi ti contesta e di lì passa un picchiatello a cui scappa l’acting-out, diventa difficile proteggerti dall’imprevedibile. I freni inibitori ogni tanto saltano ma non avvertono prima di quando accadrà.
Infine, parlando dell’ultima psicopatologia, questa volta riferita al Potere. E’ indubbio che su questo increscioso accadimento, come lo definirebbe un lord inglese, ci stanno marciando in tanti, a cominciare da chi, all’interno del Governo, sciacalleggia in libertà sul gesto di un folle isolato. “E’ un folle isolato si, ma è colpa della Sinistra.” Fin qui, conoscendo con chi abbiamo a che fare, non ci sarebbe da meravigliarsi. Ciò che è intollerabile è un’altro aspetto della vicenda.
In queste ore noi italiani, soprattutto gli immuni da papiminkiaggine, siamo tutti oggetto di un insopportabile e delirante ricatto psicologico. Non è ancora stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ma pare che presto sarà da ritenersi obbligatorio non solo essere dispiaciuti per ciò che è accaduto e manifestare la solidarietà al noto premier ma diventerà obbligatorio amarlo.
Orbene, gli attori non hanno problemi, sono abituati a sintonizzarsi sulle varie manifestazioni dell’emotività. Piangono e ridono a comando. Sanno essere tristi o allegri, perfidi o in odore di santità.
Per chi non è attore metodo Stanislavski sono cavoli. Anche sforzandosi, mettendosi il cilicio attorno alla coscia e pensando alle cose più tristi del mondo, c’è chi non riesce proprio a dispiacersi. Sono da considerarsi tali soggetti come pericolosi sociopatici? Assolutamente no. Forse semplicemente non sono ipocriti. Eppure il governo, in puro stile stalinista, è pronto a bollare come sociopatico pericoloso colui/colei che non esprimeranno il loro cordoglio per la perdita dei sacri denti.
Prima vorranno oscurare i siti (guarda caso sempre solo la Rete ci va di mezzo) che non si prostrano in adorazione. In seguito, chi non lo ama sarà oscurato personalmente di persona. Ci faranno vedere le immagini dell’idolo insanguinato e se i pennini del poligrafo denoteranno una rettiliana insensibilità ci puniranno con scosse elettriche. Sarà ma tutto questo puzza di Khamenei lontano un miglio.
Riassumendo. E’ normale che vi siano persone sinceramente dispiaciute per ciò che è accaduto, cioè un anziano leader scivolato nel bagno di folla.
E’ normale anche condannare la violenza in qualsiasi forma.
E’ normale non essere dispiaciuti affatto e non riuscire a fingere una solidarietà che non c’è e non si riesce a provare. Fidatevi, chi piange ai funerali anche dei parenti stretti è una minoranza.
Non è normale attaccarsi ad un singolo esecrabile episodio per attentare ancora una volta ai più basilari principi della Democrazia, come la libertà di espressione:
“E’ scandaloso e moralmente inaccettabile ciò che stiamo leggendo in queste ore su internet e nei social network. Per questo chiederò al ministro dell’Interno di procedere all’oscuramento dei siti in cui si inneggia alla vigliacca aggressione subita dal presidente Silvio Berlusconi”.
(Andrea Ronchi, Ministro per le Politiche Europee)
(Giuro, come sia finita quell’immagine in questo post, proprio non lo so. Sarà stato il mio gatto.)
In sintonia assoluta con: Marco Travaglio e Gennaro Carotenuto.
Questa storia è terribile e parla di un ragazzo sofferente, malato delle ferite lasciate sulla sua pelle e soprattutto nella sua mente da vili atti di nonnismo (un termine assolutamente inadeguato per vere e proprie torture perpetrate da vigliacchi sui deboli) subiti durante il servizio militare in aeronautica nel 1992.Quella sera di ottobre del 2006 Riccardo era perfino felice perchè l’indomani avrebbe iniziato a lavorare. Un lavoro di netturbino. La sua domanda era stata accolta. La felicità improvvisa gli fa fare cose strane. Si spoglia ed esce nudo sul balcone, tiene la radiolina troppo alta, spara dei petardi, diranno i vicini.
Viene chiamata la polizia e inizia il dramma. Possiamo facilmente ipotizzare che Riccardo sentisse concretizzarsi il
pericolo che popolava la sua mente, che fossero riemersi antichi traumi. Fatto sta che si barrica in casa e “dà di matto”.
La cosa incredibile è che nessuna unità psichiatrica viene chiamata ad intervenire, nessun negoziatore per parlargli e tranquillizzarlo, come nei film americani, nessuno psichiatra o almeno psicologo che potesse calmarlo, magari con un banalissimo sedativo e qualche parola di conforto.
Si fa irruzione sfondando la porta, si usa un piede di porco. Riccardo viene colpito e ferito alla testa, immobilizzato e incaprettato, fino alla morte. Asfissia da posizione, dirà l’autopsia. Ha il cranio sfondato.
Ripeto, nessuno pensa di attendere l’arrivo di personale specializzato, trattandosi di un malato, al quale era stata riconosciuta l’invalidità e non era considerato pericoloso. Si tratta invece Riccardo come un animale da abbattere. Oppure la tragedia è conseguenza del fatto che per i “matti” non vi sono tanti riguardi.
La vicenda processuale potrebbe seguire l’iter già collaudato in altre occasioni in cui sono coinvolte, per colpa o incuria o disorganizzazione, le forze dell’ordine. Si pensa, in fase preliminare, alla canonica richiesta di archiviazione. Tuttavia, le circostanze colpose della morte di Riccardo Rasman sono talmente evidenti che il PM respinge la richiesta di archiviazione e si va in giudizio abbreviato.
E’ già stata pronunciata la sentenza di primo grado: tre dei quattro agenti della pattuglia intervenuta a casa di Riccardo sono stati condannati per omicidio colposo. La pena è simbolica, sei mesi con la condizionale, però è importante che le responsabilità di chi ha provocato la morte di Riccardo, siano state riconosciute.
Rimane da far luce sulle altre responsabilità di questo caso. Gli agenti sono intervenuti in maniera impropria; perchè non si è tenuto conto della malattia del ragazzo e del fatto che, in ogni caso, si trattava di persona incensurata e normalmente non violenta? Vi sono forse colpe da ricercare nei superiori dei quattro agenti di pattuglia?
La notizia della condanna degli agenti per il caso Rasman si trova solo sul web. Nessun giornale online sembra riportarla. La televisione non ne ha parlato.
Lascio la parola a Daniele Martinelli e all’avvocato della famiglia Rasman, per gli approfondimenti sulla storia tragica e tristissima di Riccardo Rasman. (parte I) (parte II)
http://www.youtube.com/v/1B8bSwgZCA0&hl=it&fs=1
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Questa storia è terribile e parla di un ragazzo sofferente, malato delle ferite lasciate sulla sua pelle e soprattutto nella sua mente da vili atti di nonnismo (un termine assolutamente inadeguato per vere e proprie torture perpetrate da vigliacchi sui deboli) subiti durante il servizio militare in aeronautica nel 1992.Quella sera di ottobre del 2006 Riccardo era perfino felice perchè l’indomani avrebbe iniziato a lavorare. Un lavoro di netturbino. La sua domanda era stata accolta. La felicità improvvisa gli fa fare cose strane. Si spoglia ed esce nudo sul balcone, tiene la radiolina troppo alta, spara dei petardi, diranno i vicini.
Viene chiamata la polizia e inizia il dramma. Possiamo facilmente ipotizzare che Riccardo sentisse concretizzarsi il
pericolo che popolava la sua mente, che fossero riemersi antichi traumi. Fatto sta che si barrica in casa e “dà di matto”.
La cosa incredibile è che nessuna unità psichiatrica viene chiamata ad intervenire, nessun negoziatore per parlargli e tranquillizzarlo, come nei film americani, nessuno psichiatra o almeno psicologo che potesse calmarlo, magari con un banalissimo sedativo e qualche parola di conforto.
Si fa irruzione sfondando la porta, si usa un piede di porco. Riccardo viene colpito e ferito alla testa, immobilizzato e incaprettato, fino alla morte. Asfissia da posizione, dirà l’autopsia. Ha il cranio sfondato.
Ripeto, nessuno pensa di attendere l’arrivo di personale specializzato, trattandosi di un malato, al quale era stata riconosciuta l’invalidità e non era considerato pericoloso. Si tratta invece Riccardo come un animale da abbattere. Oppure la tragedia è conseguenza del fatto che per i “matti” non vi sono tanti riguardi.
La vicenda processuale potrebbe seguire l’iter già collaudato in altre occasioni in cui sono coinvolte, per colpa o incuria o disorganizzazione, le forze dell’ordine. Si pensa, in fase preliminare, alla canonica richiesta di archiviazione. Tuttavia, le circostanze colpose della morte di Riccardo Rasman sono talmente evidenti che il PM respinge la richiesta di archiviazione e si va in giudizio abbreviato.
E’ già stata pronunciata la sentenza di primo grado: tre dei quattro agenti della pattuglia intervenuta a casa di Riccardo sono stati condannati per omicidio colposo. La pena è simbolica, sei mesi con la condizionale, però è importante che le responsabilità di chi ha provocato la morte di Riccardo, siano state riconosciute.
Rimane da far luce sulle altre responsabilità di questo caso. Gli agenti sono intervenuti in maniera impropria; perchè non si è tenuto conto della malattia del ragazzo e del fatto che, in ogni caso, si trattava di persona incensurata e normalmente non violenta? Vi sono forse colpe da ricercare nei superiori dei quattro agenti di pattuglia?
La notizia della condanna degli agenti per il caso Rasman si trova solo sul web. Nessun giornale online sembra riportarla. La televisione non ne ha parlato.
Lascio la parola a Daniele Martinelli e all’avvocato della famiglia Rasman, per gli approfondimenti sulla storia tragica e tristissima di Riccardo Rasman. (parte I) (parte II)
Questa storia è terribile e parla di un ragazzo sofferente, malato delle ferite lasciate sulla sua pelle e soprattutto nella sua mente da vili atti di nonnismo (un termine assolutamente inadeguato per vere e proprie torture perpetrate da vigliacchi sui deboli) subiti durante il servizio militare in aeronautica nel 1992.Quella sera di ottobre del 2006 Riccardo era perfino felice perchè l’indomani avrebbe iniziato a lavorare. Un lavoro di netturbino. La sua domanda era stata accolta. La felicità improvvisa gli fa fare cose strane. Si spoglia ed esce nudo sul balcone, tiene la radiolina troppo alta, spara dei petardi, diranno i vicini.
Viene chiamata la polizia e inizia il dramma. Possiamo facilmente ipotizzare che Riccardo sentisse concretizzarsi il
pericolo che popolava la sua mente, che fossero riemersi antichi traumi. Fatto sta che si barrica in casa e “dà di matto”.
La cosa incredibile è che nessuna unità psichiatrica viene chiamata ad intervenire, nessun negoziatore per parlargli e tranquillizzarlo, come nei film americani, nessuno psichiatra o almeno psicologo che potesse calmarlo, magari con un banalissimo sedativo e qualche parola di conforto.
Si fa irruzione sfondando la porta, si usa un piede di porco. Riccardo viene colpito e ferito alla testa, immobilizzato e incaprettato, fino alla morte. Asfissia da posizione, dirà l’autopsia. Ha il cranio sfondato.
Ripeto, nessuno pensa di attendere l’arrivo di personale specializzato, trattandosi di un malato, al quale era stata riconosciuta l’invalidità e non era considerato pericoloso. Si tratta invece Riccardo come un animale da abbattere. Oppure la tragedia è conseguenza del fatto che per i “matti” non vi sono tanti riguardi.
La vicenda processuale potrebbe seguire l’iter già collaudato in altre occasioni in cui sono coinvolte, per colpa o incuria o disorganizzazione, le forze dell’ordine. Si pensa, in fase preliminare, alla canonica richiesta di archiviazione. Tuttavia, le circostanze colpose della morte di Riccardo Rasman sono talmente evidenti che il PM respinge la richiesta di archiviazione e si va in giudizio abbreviato.
E’ già stata pronunciata la sentenza di primo grado: tre dei quattro agenti della pattuglia intervenuta a casa di Riccardo sono stati condannati per omicidio colposo. La pena è simbolica, sei mesi con la condizionale, però è importante che le responsabilità di chi ha provocato la morte di Riccardo, siano state riconosciute.
Rimane da far luce sulle altre responsabilità di questo caso. Gli agenti sono intervenuti in maniera impropria; perchè non si è tenuto conto della malattia del ragazzo e del fatto che, in ogni caso, si trattava di persona incensurata e normalmente non violenta? Vi sono forse colpe da ricercare nei superiori dei quattro agenti di pattuglia?
La notizia della condanna degli agenti per il caso Rasman si trova solo sul web. Nessun giornale online sembra riportarla. La televisione non ne ha parlato.
Lascio la parola a Daniele Martinelli e all’avvocato della famiglia Rasman, per gli approfondimenti sulla storia tragica e tristissima di Riccardo Rasman. (parte I) (parte II)
“Basta con questa tv che mi dileggia solo. Anche lì c’è la mano dell’opposizione. La verità è che la sinistra vuole quattro anni e mezzo di campagna elettorale. Polemizzano solo, soffiano sulla protesta. Lo stanno facendo pure con l’Alitalia. Mi insultano infischiandosene degli interessi del Paese.”
Delirio di persecuzione.
“Certo ed è [Lula, ndr] d’accordo con me nel considerare decisivo risolvere immediatamente la crisi missilistica. E’ ancora più importante della crisi delle borse. Se si continua a puntare le armi uno contro l’altro, allora si fa un alto indietro alla Guerra Fredda. Una cosa pazzesca. Per questo mi sto impegnando in un’opera di mediazione e Obama è il primo a sapere che nessuno come me può aiutarlo”.
Delirio di grandezza.
«In tutto il mondo io trovo grandissima considerazione tra i miei interlocutori, poi torno in Italia, apro la televisione e non c’è uno spettacolo della Rai, anche di intrattenimento, in cui io non sia o preso in giro o oltraggiato. E altre tv fanno la stessa cosa. Per fortuna io continuo a fare il mio dovere e vado avanti pensando di fare il bene del Paese. Le tv “mi dileggiano” e “la presa per il c… sta diventando un’abitudine insopportabile».
Delirio di grandezza e persecuzione.
P.S. Ha ragione, basta prenderlo ogni sera per il cuculo.













