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“Riporteremo l’Italia alla sua dignità, al suo buon nome, alla vocazione europeista che fu di Spinelli, di De Gasperi, di Prodi.
La malattia è l’Europa delle destre, l’Europa azzoppata dalle destre. L’Europa della signora Merkel e del signor Sarkozy.”
Altra gaffe:
“E’ inutile immaginare una destra diversa, la destra italiana è quella e non può essere che quella!”
“Mi era capitato in passato di avere rapporti con prostitute, come a volte agli uomini accade – specie se oberati dal dovere di essere all’altezza delle aspettative, pubbliche e private. “
Ho visto una maglietta in una cartoleria, giorni fa. C’era scritto cosa vogliono le donne dagli uomini: una sfilza di cose, un elenco lunghissimo. Sotto, in piccolo, ciò che vogliono invece gli uomini dalle donne:
“1) Dargliela; 2) Non rompere i coglioni”.
Ecco, la psicologia potrebbe essere tutta qui. Basterebbe che gli intervistati mantenessero questa sincerità, quella delle magliette, mentre rispondono alle domande.
Vale la pena, quindi, di occuparsi ancora del colto in flagrante in Via Gradoli – Gesummaria, è dal 1978 almeno che Via Gradoli pullula di spioni – che sciorina tutto il più trito repertorio giustificazionista dell’utilizzatore finale tipo? Direi di no. Anche la nota edipica finale – che è alquanto rivelatrice del problema di fondo che affligge il nostro eroe, oserei dire il focus – è di una banalità quasi imbarazzante.
Se ne parla, del Marrazzo, invece della solita pantera ferragostana in fuga nell’Agro Pontino, perché quel “donne all’ennesima potenza” ha fatto incazzare di brutto le donne che scrivono su blog e giornali.
E perché, poi? Certo, dal punto di vista dell’apparenza, del corpo, le trans sono super-ultra-maxi-mega-super-funky donne ma se è vero che sono così comprensive forse è perché sono anch’esse maschi. Chi meglio di un maschio può capire le esigenze di un altro maschio? Il loro valore aggiunto non consiste nell’essere “femmine più” ma nell’essere sia maschi che femmine allo stesso tempo e nel fatto di incarnare la femmina che l’uomo vorrebbe essere.
Una femmina ipersessuata, con tutto il buono della donna meno le paturnie premestruali e l’appiccicosità del “mi pensi, ma quanto mi pensi, ma mi ami, ma quanto mi ami, quando mi sposi?” e, cosa non da poco, l’assenza del rischio di rimanere incinta e di incastrarti con il pupo. Mi spingerei oltre e direi, perfino, senza quella fastidiosa e pretenziosa vagina, mai soddisfatta dalle loro prestazioni di maschi modello standard.
La trans invece è una superfemmina che non dirà mai di no al sesso anale e che per giunta ti potrà fare anche un notevolissimo massaggio prostatico dalla porta posteriore salvando le apparenze.
Eh si, perché se qualcuno maliziosamente fa notare che quasi tutti gli annunci AAA dei trans sui giornali offrono non meno di 23×17 motivi per apprezzarne le doti, ci sarà un motivo o no? Qualcuno potrebbe sentirsi tutt’altro che rassicurato da tali convincenti argomenti. No problem, i Marrazzi di turno vi spiegheranno che le trans sono “donne all’ennesima potenza” e che il pistolone è irrilevante, se ne sta lì buono ad ascoltare anche lui le solfe esistenziali del cliente, così qualunque criptogay potrà salvare l’imene alla propria ipocrisia omofobica. Cosa vuoi di più dalla vita, mio caro lucano?
Come potete vedere, noi donne non c’entriamo in questo discorso. E’ tutta una cosa loro tra maschi, quindi non dobbiamo assolutamente offenderci.
Concita, la prossima volta portaci qualcosa di più interessante di un cliente. Che ne so, un serial killer.
Stesso successo, più o meno, del programma di Giuliano Ferrara, con annesso crollo verticale di share. Gli agit-prop storici del nano sulla RAI non bucano lo schermo, te lo fanno spegnere proprio.
Altro effetto boomerang inatteso, secondo me.
Già che, da quando mi sono liberato della TV, ho riscoperto la lettura, lo sport, la convivialità con gli amici, il sesso, gli hobby, chi cavolo me lo fa fare di pagare l’abbonamento a Sky, che oltretutto mi cancella i miei canali preferiti a tradimento?
Chi di capra ferisce, di capra perisce.
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Non perché non li troviamo belli e seducenti ma perché se due uomini vogliono fare sesso è giusto per noi donne sentirci di troppo e non voler disturbare. Senza nemmeno illuderci di volerli redimere, con la nostra immensa presunzione.
Iniziano ad arrivare alcuni flebili lamenti di riprovazione nei confronti del governo dagli elettori di Berlusconi, affidati alle pagine online dei siti azzurri e ripresi ieri in un articolo dell’Unità.«Presidente, se vuole avere la stima degli italiani tagli gli stipendi dei suoi ministri. Altrimenti sarà come tutti i suoi predecessori».
«Silvio, caccia tutti i mariuoli e guardati dai finti amici. Tieni duro perché altrimenti andiamo tutti a pu…..e».
«Presidente, quando si deciderà a dare spazio a giovani onesti e preparati e dismetterà servi, ballerine, estetiste forse sarà tardi per Lei».
Questi lai dovrebbero stringerci il cuore come i gemiti dei piccoli di foca presi a bastonate o i belati degli agnellini condotti al macello e invece, a me personalmente, fanno venire il sorrisetto da Gioconda, oltre alla voglia di prendere la mazza da baseball ed assestare qualche colpo di grazia agli ingenui che non si sono accorti di aver eletto una manica di ladri. E che, oltrettutto, non si rendono conto, talmente sono ingenui, che le puttane, i servi e di conseguenza i famosi ladri li ha messi lì proprio Berlusconi, non la Fata Turchina o Babbo Natale.
Eppure i presupposti perchè andasse a finire nel magnamagna c’erano tutti. Quando si mandano in Parlamento, oltre alle favorite di letto ed ai compagni di merende, frotte di inquisiti e addirittura condannati in via definitiva, qualche sospetto dovrebbe nascere anche nell’elettore più sprovveduto.
Questi commenti sono antropologicamente e sociologicamente interessanti perchè mettono a nudo il problema principale che affligge questo paese e che bisognerà, una volta risolto il nodo Berlusconi, affrontare con serietà. Magari con l’aiuto di una classe dirigente veramente moderna. Mi riferisco alla voglia di dispotismo, di piccolo padre, di conducator che ancora affligge gli italiani e che li spinge a cercarsi, più che un governante capace, un diopadreonnipotente al quale delegare ogni decisione importante che li riguardi.
I commenti sono preziosi perchè denunciano il carattere intrinsecamente dispotico del berlusconismo ed il tipo di relazione immatura che gli elettori hanno con Berlusconi.
Se avete notato, questi elettori delusi non se la prendono con Berlusconi per la corruzione dilagante ma con chi gli sta attorno, con le figure in secondo piano, con i comprimari e le comparse.
In qualunque altro paese europeo avrebbero detto: “Berlusconi, hai fallito, vattene a casa e non farti più vedere” ma purtroppo questa non è l’Inghilterra di Gordon Brown e Berlusconi non abita al 10 di Downing Street.
Lui, il protagonista, il Papi Re, è sempre innocente, ha sempre ragione. Il popolo lo giustifica. Se ha sbagliato è perchè è stato ingannato, perchè i “cattivi” lo hanno indotto in errore, perchè qualcuno ha carpito la sua fiducia. Perchè lui è buono. Non può essere cattivo.
Certi comportamenti ed atteggiamenti dei popoli possono essere tranquillamente descritti con i modelli della psicodinamica individuale. Più il popolo è coeso in un pensiero unico, come avviene delle dittature o pseudo tali, più il parallelo è azzeccato.
Dal punto di vista psicologico, questo atteggiamento fideistico degli elettori di Berlusconi nei confronti del potere politico e della figura del capo è profondamente infantile perchè ricalca la relazione padre-figlio vissuta dal bambino piccolo, per il quale il padre è infallibile e un modello da copiare pari pari. Successivamente arriverà la fase adolescenziale del rifiuto e della ribellione ma, fino a quel punto, ogni cosa che fa papà è buona e giusta, comprese le malefatte.
Non si può negare che questi italiani vogliano tutti diventare come Berlusconi, da grandi, che ne siano orgogliosi al punto di sentirsi un poco partecipi di tanta fortuna e di vantarsene con gli altri bambini: “il mio papà è più ricco del tuo, gne gne.”
C’è dell’altro, però. Il bambino nutre una fiducia cieca nei confronti del padre, si affida completamente a lui. Così succede al popolo-bambino che si fida ciecamente del dittatore.
Non rivendica sempre, Silvio, che il popolo gli ha dato fiducia con il voto? Non lo ripete fino alla nausea?
Ora càpita che papà a volte abusi di questa fiducia e faccia delle brutte cose al bambino , il quale però non ha il coraggio di credere che possa averle fatte perchè sarebbe come ammettere di essere stato ingannato da colui che non avrebbe mai dovuto farlo. Ciò equivarrebbe al crollo di un mondo intero, al verificarsi di un evento devastante.
Per cui rimuove, nega o proietta il male su altre figure, su comodi capri espiatori e babau perchè ha disperatamente bisogno di continuare ad avere come riferimento un padre infallibile che non lo deluda mai.
Nei regimi dittatoriali succede spesso che il buon padre di famiglia che ha carpito la fiducia del popolo si tramuti in abusante. Il popolo ha sotto gli occhi gli abominii del regime, li subisce sulla propria pelle ma non ha il coraggio di denunciarli o di ribellarvisi. Il dittatore carismatico tiene il popolo sotto ricatto emotivo. La disillusione è talmente dolorosa che è meglio illudersi che non sia successo nulla.
Il conflitto interiore tra percezione inconscia dell’abuso subìto e necessità di conservare un’immagine buona del padre provoca un devastante disturbo nevrotico e una depressione caricata da un’enorme rabbia repressa. Magari, dopo vent’anni, questa rabbia nascosta riuscirà a tramutarsi in aperto risentimento verso l’abusante ed in ribellione e voglia di giustizia ma intanto il male corrode all’interno chi lo ha subìto.
La reazione depressiva dei popoli abusati si concretizza nel ritiro dalla partecipazione politica, nel ripiegamento su se stessi ed in uno sfrenato individualismo, nella sensazione provata che non vi possa essere alcun tipo di cambiamento possibile, nel nihilismo. Un popolo malato dentro perchè è stato ingannato ha anche paura degli altri, soffre di diffidenza paranoica nei confronti dei diversi perchè è su di essi che proietta la propria angoscia.
Solamente il ristabilimento della democrazia, che non a caso corrisponde in questo modello ad una fase evolutiva successiva all’infanzia, può condurre verso un rapporto quasi paritario tra popolo e governanti.
In democrazia il capo che sbaglia viene cacciato senza giustificazioni e ricatti emotivi perchè è solo un amministratore, non un deus ex machina o una figura paterna. Soprattutto al capo si riconosce la responsabilità finale di ciò che fanno i suoi sottoposti. Se la nave va a fondo è colpa del capitano, non di una congiura dei boccaporti.
Generalmente la cacciata avviene senza alcun spargimento di sangue, con la semplice rescissione di un contratto e con nuove elezioni. “Vi ringrazio, è stato bello, vi auguro una buona giornata.”
In democrazia la relazione tra governanti e governati è sana, matura, adulta, basata sull’Io cosciente.
Quella tra capo carismatico e popolo bambino invece è malata, immatura, infantile, dominata dall’inconscio. Ecco perchè i popoli che vogliono uscire da una dittatura lo fanno spesso abbandonandosi ad atti di violenza inaudita. La ferocia agita sul corpo di Mussolini a Piazzale Loreto era anche quella di un popolo ingannato, ferito, abusato e trascinato in un abisso di morte e distruzione fino alla follia.
Per tornare al berlusconismo, ai suoi elettori che cominciano forse a togliersi il prosciutto dagli occhietti, come finirà?
Siamo in una situazione anomala come poche. Siamo in una democrazia però guidata da un dittatore seguito da un popolo adorante che però comincia a vedere nel suo regime qualche ombra.
Gli italiani saranno capaci di liberarsi di Berlusconi e della sua cricca di affamati di potere e soldi in maniera pacifica o perderanno la testa? Si limiteranno anche questa volta alle monetine o andranno oltre? Difenderanno il loro caimano fino in fondo o la crisi sarà come un bello schiaffo sonoro in faccia che ci farà svegliare tutti?
Dipenderà anche dalla capacità di chi si oppone al governo, dall’esterno e dall’interno, di proporre alternative concrete. Ne va della nostra democrazia.
A proposito di opposizione. “Non si tratta di mele marce” ha detto Don Bersani, riferendosi ai casi di corruzione che hanno coinvolto i castamen governativi, “ma è tutto il cesto ad essere marcio”.
Io aggiungerei che il problema è l’albero. Che sarebbe da tagliare rasoterra.
Oh, è stata un’esperienza unica. Faticosa come una discesa di rafting ma da provare.Se fosse stato per me mi sarei ben guardata dal commentare sul loro sito. Avevo dato una scorsa l’altra sera ai commenti di un loro post dove si era avventurata Galatea per discutere, tra l’altro, di aborto prendendosi le sue belle borsettate andropausiche e mi era bastato. Avevo capito l’aria che tirava.
Tra parentesi, sull’aborto loro non sono né pro né anti, ma tendenza “every sperm is sacred“. Di quelli che pensano che le donne abortiscano solo per fare un dispetto all’uomo e sbarazzarsi dell’effetto collaterale di quel rompicoglioni di uno spermatozoo più veloce di Usain Bolt che ha osato interromper loro il ciclo. Tanto il disturbo di un aborto è come quello di farsi fare le extensions dal parrucchiere e adesso che basta un poco di zucchero e la pillola va giù è una pacchia, vero ragazze? Abbiamo proprio bisogno di un bell’aborto rilassante, ogni tanto. Meglio di un massaggio Shiatzu.
Giusto per far fischiare ancora un po’ le orecchie a Luttazzi, una sua celebre battuta: “Se fossero gli uomini a restare incinti l’aborto si farebbe dal barbiere”.
Ad ogni modo, quando ho scoperto che era stato linkato il mio post di qualche giorno fa nei commenti ad un loro scritto dedicato al dramma degli uomini separati – argomento scottante e serio che andrebbe trattato con ben altra lucidità – non ho resistito. Sono andata a vedere le reazioni al mio scritto bastardo. L’esordio prometteva bene:
Che tristezza, questa qui si presenta addirittura come una psicologa. E’ proprio vero che oramai le lauree finiscono per regalarle![]()
Ecco, nonostante nei commenti successivi mi sia sentita dire di molto peggio e solo perchè li avevo insigniti dell’appellativo di sfigati, chissà perchè gli brucia tanto, ciò che mi ha sconvolto di più è questo. Si definiscono un movimento intellettuale e di sinistra e poi ragionano come i trogloditi con il complesso della donna che ha studiato. Che, cazzo, ha una sua competenza. Che se ti dice che ti comporti da sfigato potrebbe perfino avere ragione.
Forse pensano che le Università siano come le discoteche, dove le donne entrano gratis. Scommetto che se avessero una gamba in cancrena e il chirurgo che deve loro salvare la vita fosse donna si farebbero prendere dalle smanie: “Ma non sarà che nel bel mezzo dell’amputazione posa il coltello di Liston e si rifà il trucco? “
Il resto dei commenti che ha scatenato il mio intervento nel sancta sactorum degli ometti versione beta ve lo risparmio. E’ qui per chi si sente attratto dai fenomeni bizzarri e vuole farsi un brutto viaggio da acido andato a male nella misoginia di bassa lega.
Riassumo, solo per chi vuole risparmiarsi la fatica, che mi sono presa, in ordine sparso, oltre al fatto della laurea regalata, della femminuccia, superficiale e misandrica, dell‘imbecille, velatamente della troia e della puttanella dal Gran Maestro in persona – che non è Paolo Barnard come ho erroreamente riportato, ma tale Fabrizio, un vero signore – e, dulcis in fundo, siccome sono pure ometti de sinistra, della razzista-fascista-stalinista. Evvai!
Oltre che a Galatea, esprimo tutta la mia solidarietà al malcapitato Giosby, che ha provato da uomo a controbattere alle minchiate degli ometti e si è beccato addirittura del povero idiota.
Cari ometti, non vi chiamo più sfigati se no vi offendete ( dopo questa esperienza diretta con voi ometti è più consono), sinceramente mi preoccupate perchè quando si vedono complotti femministi dappertutto, si pensa che Galatea e Lameduck siano non due personalità distinte ma un’unica entità maligna proteiforme e persecutoria e ci si inventano campagne di persecuzione inesistenti da parte di chi ha anche da lavorare e non ha l’abitudine di intasare le caselle email di insulti, perchè non ha più un’età mentale di 12 anni e, concludendo, quando si leggono minchiate del genere:
Le donne hanno più bisogno di sesso perché ci vivono: pensano soprattutto a trovare uomini, a prostituirsi. Le donne non hanno interessi come sport, cinema, e altro….l’interesse principale è attirare il maschio e farsi servire; devono sentirsi superiori perché desiderate e rispettate. Alcune hanno invece interesse per i cani, i gatti e altri animali.
io a questo punto, scusatemi tanto se è una donna che ve lo dice, ma normalmente consiglio di rivolgersi ad uno bravo. Maschio, naturalmente, per carità.
P.S. Dear little men, siccome insistete con l’insinuare che io e Galatea avremmo inviato mail di insulti a S.E. Fabrizio Marchi,** Gran Maestro degli Ometti Beta, che manda qui il suo avvocato invece di interloquire di persona, ribadisco che, essendo come da voi affermato, tali email anonime, affermare che siano state inviate da noi è una pura illazione e si configura come delirio paranoico di persecuzione. Credetemi, certe cose noi ragazze in carriera non le facciamo. Preferiamo di gran lunga, almeno parlo per me, scarabocchiarvi qualche sberleffo sulla maglietta firmandoci con un bell’autografo. Se vi danno dei rotti… beh, non datene la colpa a noi. Quella è un’accusa più da confratelli di genere. Per noi siete sempre i nostri cari sfigatelli.
E poi, vi siete tanto adombrati per la questione della fellatio reciproca. Non avete neanche capito che non era un insulto ma una dottissima citazione da Pulp Fiction, come quella del circolo del cucito. Ah, già, dimenticavo, secondo voi alle donne non interessa il cinema.
** Grazie ad una soffiata di Klara scopro che il Fabrizio ha scritto pure dei libri e che è un ex-lottacontinuista. Come Paolo Liguori, Gianfranco Micciché e Giampiero Mughini. Bella gente che si è fatta catturare dal raggio traente di Silvio, ovvero l’archetipo dell’uomo alfa. Poi dicono che il raggio traente è una cazzata.
“Se domani il Parlamento approvasse col voto di tutti una leggina per cui chi è condannato con sentenza definitiva per reati contro la pubblica amministrazione per 5 anni non si può candidare, la pubblica opinione direbbe ‘meno male’, reagirebbe positivamente, e le istituzioni politiche acquisterebbero un tassello di fiducia in più rispetto a oggi”.
Umanamente e psicologicamente ti capisco però. Con quei 70 Condannati, prescritti, indagati, imputati e rinviati a giudizio ELETTI IL 13 E 14 APRILE 2008 AL PARLAMENTO ITALIANO, pensando di non vedere più né Bossi, né Maroni, né Borghezio, avrai avuto paura di restare solo, in un’enorme aula deserta con quattro uscieri.
Hai avuto un trip di agorafobia. Un banale attacco di panico.
Ora però parliamo seriamente di pulizia in Parlamento. Vuoi?










