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| tratto da “La difesa della razza”, anni ’30. |
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| Foto: Cinzia Ricci |
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| A Hadamar i malati venivano eliminati e passati per il camino |
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| Scarpe di prigionieri di Auschwitz |
“I neri non possono essere italiani.”
“Gli zingari rubano i bambini e vanno deportati.”
“Gli ebrei sono troppo influenti e hanno in mano tutti i poteri forti.”
“Gli omosessuali non possono fare la morale a nessuno.”
Dunque, aspetta, ho poca memoria: cos’è che si dovrebbe ricordare oggi?
Una ragazzina manca da casa da giorni e non si sa che fine abbia fatto ma questo è un giallo alla rovescia, un giallo il cui nastro sta scorrendo all’indietro, facendo percepire suoni sinistri ed inquietanti, come quei rock satanici che si dice siano nascosti nelle innocue canzonette.
L’unica cosa certa è che la ragazzina è sparita, non si trova. Non abbiamo ancora formalmente un delitto né un movente preciso perché manca la cosa più importante, la vittima, il cadavere.
Ma è poi così importante avere un cadavere se questo è un giallo all’incontrario, dove si parte dalla pena di morte inflitta all’indiziato anzi, a tutta la categoria alla quale appartiene e, con il tasto premuto del rewind, scorrendo tutta la vicenda all’indietro, forse ad un certo punto troveremo il momento del delitto? Ma ci importa veramente di sapere come è andata se sappiamo già chi è stato?
“I lavoratori extracomunitari sono senz’altro persone oneste, ma siccome il sospetto per il diverso è sempre un sospetto radicato, qualcuno di loro si faccia avanti per togliere questi retropensieri”.
(Intervista a “Le Figaro”, 15 settembre 2010)
Il nano bugiardo dice che in tempi record a l’Aquila ha ricostruito una città intera per tutti coloro che avevano perso la casa e tutte le scuola distrutte. O forse si è sbagliato nella traduzione? Il nome Figaro deve avergli mandato i neuroni in confusione. Con “une ville entiere” intendeva una villa intera? Quella che si saranno costruiti gli avvoltoi della cricca con i soldi della ricostruzione, immagino?
Aquilani, che dite voi, che dite di queste balle internazionali?
P.S. La scusa dell’intervista al nostro cosiddetto mezzostatista era la sua dichiarazione di appoggio a Sarkozy sulla questione della deportazione dei Rom. Tra loro, la solita solidarietà tra nani putinieri. Per l’Italia, un altro record. In Europa spicchiamo ogni giorno di più come uno scarafaggio sul tappeto bianco.
Se c’è una nazione le cui antenate ne hanno visti e presi di tutti i colori e in tutti i buchi è l’Italia, paese di bastardi per definizione.Non solo in termini di intelligenza*, esattamente come nel cane, ma di prestanza fisica e urge in questo caso ricordare ai razzisti che ce l’hanno con i negher e che poi sbavano dietro ai figoni brasiliani in tanga interchiappale, che queste/i sono quasi sempre il frutto di incroci tra bianchi, neri, indios e tutte le combinazioni possibili tra i vari meticci.
Tornando all’Italia ed al rigurgito di razzismo che ultimamente le soffoca la gola, ricordo che le nostre ascendenze longobarde, normanne, barbare, greche, romane, etrusche, germaniche, turche, arabe, fenicie, ebraiche, eccetera, eccetera, ci hanno forgiate nei secoli delle personcine particolarmente vispe e intelligenti. Dotate di grande capacità di adattamento, creatività e abilità nel problem solving. Abilità anche delinquenziale, va detto, e dato che la genialità è spesso follia, come spiacevole effetto collaterale risulta quasi impossibile per chiunque riuscire a governarci. Si, magari ci innamoriamo del cialtrone che ci abbindola e ci fa sentire bene per un po’ ma di solito dura poco, circa vent’anni, poi ci stufiamo e diventiamo molto cattivi. Di solito li appendiamo ai distributori.
Ricapitolando, essendo noi italiani un popolo di bastardi congeniti ed irrimediabili, dalla Val D’Aosta a Lampedusa, è sempre destabilizzante sentire i leghisti, questi alieni ultrapirla che ci hanno invasi vent’anni fa circa, atterrando con i loro carrocci volanti sul prato di Pontida, parlare di nazione e addirittura di razza Padana, cioè di qualcosa che esiste solo nei fumi dell’alcool di chi si è fatto troppe ombrine. La Padania non è neppure un’espressione geografica, come avrebbe detto Metternich, è una fantasia, un’invenzione. E’ fantascienza, appunto. Un brutto B-movie con attori scadenti ed effetti da quattro soldi.
Detto che nessuno potrebbe trovare molte similitudini tra un cuneese e un trevigiano e che se metti un bergamasco a parlare con un furlan nei reciproci dialetti ci vuole la traduzione simultanea, lasciando stare le minchiate della “razza” e della “nazione”, del Nord e del Po, si può interpretare la smania leghista di farsi i cazzi propri lasciando affogare gli altri italiani guardando in un’altra direzione.
La secessione o libertà del Nord è una fantasia che nasce non da esigenze di nazionalità o peggio razziali, visto che queste sono inesistenti, ma da un sentimento molto banale, l’egoismo, come afferma giustamente Daniele Sensi, un osservatore attento del fenomeno leghista.
L’egoismo è un sentimento umano molto comune nell’individuo ma può essere coltivato con profitto su larga scala a livello collettivo utilizzando sofisticate armi propagandistiche di massa che puntano essenzialmente ad accrescere la paura e l’insicurezza fino ad ottenere persone molto malleabili ormai in preda al delirio di persecuzione paranoideo. Perchè si coltiva l’egoismo individuale nei popoli? Per permettere alle caste socioeconomiche di prosperare sulla credulità dei babbioni che se ne fanno abbindolare.
C’è un esempio clamoroso al mondo di paese dove queste armi sono state impiegate con grande successo: gli Stati Uniti. La guerra fredda, gli alieni, gli UFO, il pericolo rosso e più recentemente Bin Laden e il terrorismo islamico hanno forgiato una nazione ad altissimo tasso di paranoia. Un paese che vive con l’M16 sotto il cuscino mentre il vicino canadese lascia addirittura la porta di casa aperta.
Il paranoico, tra l’altro, è disposto a credere a qualunque assurdità se è convinto che essa minacci la sua incolumità. Pensiamo, giusto per fare un esempio, alle scie chimiche. E’ un delirio paranoico-schizoide in piena regola copiato dalle “reti” di controllo del pensiero immaginate dagli schizofrenici ma non sapremo mai se sono un pericolo reale o una costruzione propagandistica. L’incertezza è un altro formidabile fertilizzante della paranoia collettiva. Gli americani, terrorizzati da decenni di propaganda, sono ormai disposti a mandare i propri figli a morire in ogni remoto buco del culo del mondo senza ottenerne nulla in cambio e per combattere guerre dalle quali ci guadagnerà solo una ristretta cerchia di miliardari.
Questo di terrorizzare il popolo per sfruttarlo meglio è un modello che si può facilmente esportare in altri paesi.
L’Italia sotto l’influenza della Lega, quella che emerge da trasmissioni come l’ultima puntata di Annozero, quella che ha sconvolto il povero Ruotolo, con le erinni scatenate contro la cuoca della mensa che tentava di difendere il diritto di tutti i bambini a mangiare, è quella che maggiormente ha assorbito la propaganda, pompata dai cannoni mediatici delle televisioni del nano malefico e ritrasmessa in linguaggio basso-intestinale dalla classe politica leghista, di cui parleremo poi.
Non c’è da vantarsene se il nostro Nord, la riedizione nostalgica del Lombardoveneto fuori tempo massimo sta diventando una brutta copia dell’America peggiore, quella dei linciaggi, del KuKluxKlan, della N.R.A., del White Power e del più deteriore Far West dove vige la legge del più forte.
In fondo i milanesi d’alto bordo hanno sempre avuto il complesso dell’America da portare a Milano.
Eccoli accontentati. Per aver visto troppi E.R. i nordisti hanno ormai gli ospedali che respingono gli stranieri che non hanno la tessera sanitaria (che non è la tessera dell’assicurazione yankee ma sarebbe troppo complicato spiegarglielo) e che lasciano morire i bambini di colore troppo scuro per un’eccesso di indifferenza verso i diversi.
Cominciano ad avere i serial killer, gli spree killers (quelli che sparacchiano a caso sui passanti dalla finestra o nei parcheggi) e le coppie assassine alla Olindo e Rosa.
Hanno i morti per strada con l’indifferenza dei passanti come a New York.
Loro non sono razzisti però odiano gli extracomunitari. Odiano gli extracomunitari ma affittano loro a peso d’oro delle catapecchie.
Inutile dire che credono ciecamente alla storia di Al Qaeda e degli iman che allevano terroristi pronti a far esplodere le Esselunga e le fermate di Molino Dorino e Inganni. Hanno un terrore fottuto dei poveracci islamici e non vedono le camorre e le ‘ndrine in Ferrari che gli stanno occupando il territorio, le mafie cinesi che gli comprano gli esercizi in contanti. L’importante è ribadire che “il Nord è stufo”.
Non vedono l’insopportabile ed idiota incoerenza tra il loro razzismo verso gli stranieri e il disperato bisogno egoistico che hanno di far fare a loro i lavori più sporchi e degradanti perchè loro non vogliono farli.
Sono personalmente convinta che colui che ti ringhia contro in continuazione”vai a lavorare!” sia uno che odia profondamente lavorare, che vorrebbe solo dormire, chiavare e mangiare ma è costretto a darsi da fare nella società. Io adoro lavorare anche se mi schianto la schiena e “vai a lavorare” lo considererei un augurio, magari rivolto a qualcuno che il lavoro non ce l’ha o l’ha perduto. Per loro invece “va a laurà” è come mandarti affanculo.
Che siano egoisti lo vediamo anche quando rivendicano aiuti di stato anche quando non ne avrebbero bisogno. Lo fanno per principio. Perchè prima vengono loro e poi loro. Dategli una crisi economica e tireranno fuori il meglio del loro peggio.
Non mi fanno pena. A volte sembrano quel popolaccio tedesco trascinato per le orecchie dagli alleati nei lager a sentire il tanfo dei milioni di cadaveri. Se ci fosse da aprire dei campi di sterminio in Padania per gli inservienti non ci sarebbe problema. Sto esagerando? A sentire quanto odio vomitano quando li intervistano, il dubbio ti viene.
Un accenno a parte merita la loro classe dirigente leghista. E’ dimostrato che in molti casi, dove hanno governato: enti, banche, istituzioni, perfino la loro spocchiosa Malpensa, si sono dimostrati degli incapaci, bravi solo a creare buchi di bilancio grossi come crateri vulcanici. Incapaci, corrotti e in alcuni casi ladri esattamente come quelli di prima.
E’ normale, visto che parliamo di italiani con quel gene delinquenziale sempre pronto a venir fuori se gli si offre la mazzetta.
Visto però che in Italia c’è un nano da circo che deve farla franca ed ha un sacco di soldi, da vent’anni le sue televisioni ci raccontano di quanto sono bravi i leghisti a governare. E i padani per forza li votano, perchè basta sventolar loro sotto il naso un burqa, attizzargli l’odio razzista verso lo straniero e li votano in massa. Perfino i figli dei leghisti, quelli somari e mezzo siciliani (a volte il meticciato s’inceppa e fa flop) ai quali sono disposti a dare stipendi da 12mila euro al mese pur che non governino i “comunisti”. Un’altra storiella che si bevono come quella degli iman. Se lo sentissero biascicare in lombardo crederebbero anche al Diavolo in persona.
Non sanno, i meschini, che con la cazzata del federalismo toccherà loro pagare e mantenere a filetto, sogliola e babà una classe amministrativa locale ancor più rapace di quella romana. Che le tasse aumenteranno invece di diminuire. Non mi fanno pena anzi, attendo con ansia la loro reazione all’arrivo delle prime cartelle esattoriali.
Fosse solo un problema del Lombardoveneto, chi se ne frega, il problema è che i leghisti governano ahimè anche il resto d’Italia, perchè Berlusconi li ha assunti tutti come eunuchi al suo servizio. Come voracità a livello centrale sono perfino peggio e pare si trovino perfettamente e a loro agio nella grassa e felliniana Roma Ladrona da loro tanto odiata quando stanno a Busto Arsizio.
Quando parlo della Lega mi rimproverano di dimenticare che al Nord c’è tanta brava gente che non è razzista, non è egoista e non vota Lega. Peccato che la sua voce non si senta come si dovrebbe. Magari dovrebbe urlare un po’ più forte.
Ricordo di aver partecipato molti anni fa, in preparazione alla mia tesi, ad un convegno sulla Shoah organizzato da diverse associazioni ebraiche, nel corso del quale parlarono alcuni sopravvissuti.
La testimonianza che in assoluto mi sconvolse di più fu quella di un anziano signore polacco che, con tono pacato e quasi temendo di disturbare, ricordò ad una platea già distratta dall’imminente buffet di mezzogiorno e dalla presenza di papaveri più o meno alti di governo, istituzioni e media l’orrore assoluto di Treblinka. Un campo dove il treno ti scaricava direttamente nella fossa comune. Un colpo alla nuca e giù assieme agli altri cadaveri. Migliaia e migliaia.
Mentre le parole del signore polacco stavano imprimendomi nella memoria come un marchio indelebile l’immagine del binario che termina sull’orlo della fossa comune, dalla fila dietro, dove sedevano alcune signore impellicciate mi giunse il seguente commento, vomitato sottovoce ma con stizza: “Si, però questi polacchi sono sempre deprimenti con queste storie”.
Le damazze dell’aneddoto non sono una teratologia, rappresentano il modo di pensare comune del sistema dal quale una cellula apparentemente normale diede origine alla neoplasia nazista; il sistema della borghesia che è abituata a suddividere ogni cosa e soprattuto gli esseri umani in classi. Nemmeno appartenendo allo stesso popolo di cui si sta parlando si riesce a superare il fastidio verso il parente povero. Nemmeno la Shoah che mise assieme nello stesso forno, fianco a fianco, l’ebreo ricco e quello povero riesce a scardinare l’idea che, se le vittime sono povere, valgono meno punti-carrarmato.
I polacchi che finirono a Treblinka erano per la maggior parte poveri, i classici poveri ebrei che provenivano dagli shtetl, i villaggi dell’Est Europa la cui cultura fu quasi completamente cancellata e i cui abitanti, in fondo, nessuno avrebbe rimpianto veramente, nemmeno nella Palestina da colonizzare con immigrati di prima scelta e possibilmente danarosi.
E’ triste dirlo ma esiste evidentemente una gerarchia anche tra i sopravvissuti dell’orrore: di serie A e serie B, da campi di prima classe e di seconda scelta, da lager facilmente trangugiabile anche dalle bocche più sofistiche perchè omogeneizzato dai media in una serie infinita di film, serie tv e libri, a quello indigeribile, che non riesci a mandar giù neanche con un bicchier d’acqua e che non hanno nemmeno il coraggio di renderti appetibile. Perchè ti deprimeresti troppo.
Nonostante si parli tanto di Shoah, ho l’impressione che la memoria di quell’abominio venga sempre più gestita in modo quasi mitologico e sempre meno aderente alla realtà che fu. Arriviamo al paradosso che Auschwitz è perfetto come paradigma dell’Olocausto perchè non è orrendo come Treblinka e nemmeno come le migliaia e migliaia di esecuzioni sommarie degli squadroni della morte Einsatzgruppen, incaricati di ripulire l’Est Europa dalle razze inferiori, ebrei, zingari e slavi. Manifestazioni dell’orrore nazista delle quali si parla molto meno, anzi per niente. Al punto che, parlando solo di Auschwitz dal quale tanti portano testimonianza , inevitabilmente salta fuori il cretino che mette in dubbio fosse poi così tremendo. Auschwitz oscura gli altri campi, come ad esempio il primo in assoluto, Dachau, inaugurato nel marzo del 1933. Un campo ancora di concentramento e non di sterminio ma già esemplificativo di ciò che sarebbe diventato il nazismo.
Io non penso si debba raccontare la Shoah per mitologie e in versione edulcorata da fascia protetta. Sono per raccontarla e ricordarla per intero, con i dettagli più crudi, comprese le camere a gas non a Zyklon B ma armate con il meno compassionevole monossido di carbonio di Treblinka da venti-trenta minuti di agonia e me ne sbatto se le damazze si deprimono. Che buttino giù il solito Tavor.
Consiglio la lettura dell’intero articolo che ho linkato alla fine della citazione per guardare bene fino in fondo all’abisso. Lo so, vengono le vertigini ma è necessario, vista la brutta aria che tira nel nostro paese.
Ne consiglierei la lettura anche ai pezzi di merda che compongono la filiera che parte dal committente e va al creativo, al grafico, allo stampatore, al distributore ed all’utilizzatore delle bustine di zucchero con la “battuta” sugli ebrei. Vorrei tanto fosse una bufala ma temo, respirando l’idiozia razzista che c’è in giro, che non lo sia.
L’insegnamento della Shoah dovrebbe essere quello che, anche se non lo crediamo, c’è sempre un treno pronto alla partenza sul binario per Treblinka. Bisognerebbe mettere una placca con una freccia indicativa in ogni stazione. Un cartello grande e tremendo. “Per Treblinka”.
E’ finita una settimana che mi ha lasciato zero tempo per informarmi e scrivere ma solo una stanchezza mortale a causa di una mole eccezionale di lavoro.Se devo scegliere la notizia che mi ha comunque colpito, tra le tante e drammatiche carpite durante la frettolosa lettura mattutina dei giornali online, scelgo quella che riguarda la cosiddetta “Operazione White Christmas“. Bing Crosby e le canzoncine natalizie non c’entrano. Questo è un problema di infestazione da malapianta padana.
Ma andiamo per ordine.
Premetto che considero quelli che vorrebbero togliere i crocifissi dai muri dei dannosi rompicoglioni che, con le loro fisime, ottengono solo il risultato di scatenare il peggior baciapilismo militante.
Di solito il crocifisso è piazzato lassù, dove l’occhio non arriva a meno che tu non stia attendendo il tuo turno dal medico e stia facendo di tutto, anche di inutile, per passare il tempo, compreso scandagliare ogni centimetro quadrato della stanza. Toh, che bel crocifisso.
Il crocifisso non è un problema, tranne che per coloro che hanno dei problemi. Soprattutto il problema di notare qualcosa che dovrebbe normalmente passare inosservato, come parte integrante dei muri dei luoghi pubblici, come le prese della corrente e le scatolette del cronotermostato. Quando un oggetto è incastonato del frame di un ambiente non dovremmo notarlo più, normalmente, tantomeno farcene turbare. Se poi qualcuno, durante un esame importante a scuola o attendendo un responso medico potenzialmente grave nel corridoio di un ospedale, si sentisse sollevato dalla presenza dell’omino inchiodato alla croce, che male ne verrebbe alla collettività?
Non penso inoltre che la sua presenza possa disturbare le persone non credenti oppure appartenenti ad altre religioni. Chi è ateo considererà quella cosa appesa al muro un puro ornamento ligneo o lo ignorerà, aiutato in ciò dal meccanismo percettivo dell’abituazione. Idem per coloro che hanno la fortuna di appartenere a religioni che non prevedono la rappresentazione iconica della divinità.
Si potrebbe dire, tanto per esercitare gli addominali della dialettica, che la presenza del crocifisso nei luoghi pubblici è un epifenomeno dell’abuso di posizione dominante del cattolicesimo sulle altre religioni ma anche detto ciò e registrato il dato di fatto, la cosa migliore è convincersi che il crocifisso non è un problema. Il vero guaio sono i cristianacci e, con ciò, vengo alla notizia sul “White Christmas”.
Cosa si sono inventati gli abitanti di un paesello nel bresciano che fa rima con boccaglio? Un simpatico gioco di ruolo: si mandano i vigili di casa in casa alla ricerca di immigrati irregolari e, trovatili, li si caccia. Almeno, si dice alla popolazione boccalona – o boccagliona, che l’amministrazione legaiola ha “cacciato i clandestini”. In pratica non lo farà perchè non è così semplice applicare un decreto di esplusione ma che importa, dal nano hanno imparato a spararle grosse, tanto i loro seguaci di grana grossa si fanno impressionare con poco.
La cosa che ha scandalizzato di più di questa iniziativa è il fatto che si sia pensato al 25 dicembre come data di termine dell’operazione e soprattutto la motivazione addotta dal suo ideatore, l’assessore leghista alla Sicurezza, Claudio Abiendi:
“Per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità”.
“Per me”, quindi è un suo parere personale, con il quale, se permette, ci puliamo le terga. Di quale cazzo di identità poi stia parlando il mistero permane. Da quelle parti, tra Visigoti, Ostrogoti, Austroungarici, Germani ed altri popoli de paranza che hanno inseminato le loro ave volenti o nolenti, di purezza della razza ce n’è ben poca. Di ignoranza e meschinità d’animo, tanta.
Intermezzo musicale con una morale.
La diversità spaventa perchè attrae. Soprattutto sessualmente. “Hair” nella versione cinematografica di Milos Forman del 1979. Trent’anni fa eravamo più avanti. Stiamo andando all’indietro, per caso?
Torniamo ai nostri cristianacci leghisti.
Dispiace essere d’accordo con le alte gerarchie vaticane ma il cristianesimo è accoglienza. Punto.
La delazione, la denuncia, il comportarsi da STRONZI, non fa parte del cristianesimo. Forse del paganesimo druidico celtico, che ne so. Ma non chiamatevi cristiani, per dio.
Già il Natale è una festa che ha rimasto ben poco del suo significato religioso tra palle luccicanti, pandori intrisi di creme sempre più inquietanti, renne, babbinatale, consumismo sfrenato e un accidente che li fulmini; non peggioriamo le cose con iniziative che sono pure bestemmie sparate verso le divine orecchie del Padreterno in 5+1 con il surround.
Cari cristianacci, ha ragione Fini. Quest’anno, vabbé, premiate pure la Berlusconcina junior con l’Ambrogino, che se l’è tanto meritato, pora nana, ma poi cambiate nome al vostro prezioso premio. Non faccio distinzione tra milanesi, bergamaschi, bresciani, varesotti. Non sono razzista, per me siete tutti uguali. Dal prossimo anno e sotto Natale un bello “Stronzolino D’Oro” per tutti. Ad honorem.
Tra i tanti record negativi e le assurdità che caratterizzano il nostro paese, c’è anche quella di avere al governo nazionale, e sottolineo nazionale, un partito che predica la Secessione dal territorio patrio, addirittura minacciando di far ricorso ai fucili. In qualunque altro paese europeo e credo perfino nel Burkina Faso, una cosa simile sarebbe bollata come eversione terroristica e i responsabili del delirio separatista associati alle patrie galere o a qualche casa famiglia per disturbati mentali.
Da noi invece no. I secessionisti di Al Qassoeula governano. Siedono come pascià a Roma e vi banchettano abbondantemente, guadagnando gli oltre 30 milioncini di lire al mese che la Ladrona elargisce generosamente alla mandria di governanti in transumanza dalle praterie nordiche.
Governano ma soprattuto Ci governano, anche noi che Dio Grande e Misericordioso ti ringrazio per questo, non siamo nati padani e non abbiamo alcuna intenzione di diventarlo.
Questi gioppini non hanno capito che chi dovrebbe imbracciare i fucili per liberarsi dalla loro influenza maligna siamo noi che ci siamo sempre orgogliosamente chiamati ITALIANI dalle Alpi a Lampedusa e che non abbiamo nulla a che fare con le loro cassoeule e le stronzate del Diopo’. Il buon vecchio Metternich, che ben li conosceva, avrebbe anche oggi una bella definizione per la Padania: “un’espressione geografica”. Anzi no, nemmeno geografica ma virtuale, un delirio lisergico da funghi allucinogeni andati a male.
Si sentono oppressi, poverini. Hanno le fabbriche piene di marocchini che fanno il lavoro sporco al posto loro ma vorrebbero ammazzarli tutti perchè gli danno fastidio e vorrebbero guadagnare più di noi italiani terroni solo perchè loro sono padani. Invece di far pagare le tasse a chi non le paga, per esempio ad alcuni loro bottegai che hanno studiato in Transilvania dal Conte Dracula, vogliono l’aumento di stipendio, così i bottegai alzeranno ancora di più i prezzi e si creerà un loop senza fine di inflazione.
Facciamo così. Piantamola lì e diamogliela questa cappero di libertà. Via dai coglioni italiani. Foeura di bal. Leviamogli però tutte le basi militari italiane, comprese quelle ammeregane della NATO. Via Aviano e compagnia bella. Se i nostri soldatini marchigiani o del frusinate gli fanno ribrezzo glieli togliamo volentieri.
Se vogliono difendersi dalle orde islamiche ed irpine e non vogliono spendere, o rimediano con i loro fuciletti a tappo e le ronde armate di fionde, oppure mettono mano al portafoglio e sganciano i loro adorati schei per una bella dotazione bellica da paese serio e non da reame da operetta.
Qualche bel carrarmato (cosa vuoi che costino mai una trentina di M1 Abrams?), una quindicina di cacciabombardieri F15/E e Stealth (vogliamo metterci anche qualche drone?), una cinquantina di elicotteri MH53 Pave Low ed Apache. Giusto per difendere Ponte di Legno e la gloriosa Ponteranica, terra di tante glorie padane alle quali dedicare le targhe in piazza: Brighella, Gioppino, Vittorio Feltri.
Vediamo se, toltagli la copertura delle forze armate italiane, visto che vogliono fare da soli, gli resterà tanto da ridere, con tutti i terroristi islamici che girano.
A proposito. Avete visto come i loro leaders, così orgogliosi delle loro radici nordico-celtiche, con appena un turbante ed una kefiah addosso assumono subito un aspetto inequivocabilmente mediorientale?
L’apparenza inganna. W l’Italia.
Lo dico sempre. Non bisognerebbe mai chiudere le scuole d’estate. E’ in questo periodo che i soggetti meno dotati, quelli che la scuola custodisce pietosamente a mo’ di stalla si ritrovano senza un cazzo da fare e finiscono per far danni. Non che durante l’inverno si impegnino ma almeno assumono la posizione ultimo banco in coma vigile e sono capaci di tenerla per quattro ore dando l’impressione perfino di stare seguendo la lezione. E almeno non li hai a ciondolare tutto il giorno esattamente in mezzo ai due coglioni.Fuori dal corral e senza uno scopo, i diversamente cavalli (ovvero i somari) , per la disperazione si ingegnano nei passatempi tipici della loro generazione, tra i quali il computer.
Ecco, che Renzo “die forelle” fosse anche un nerd non lo avremmo mai detto. Eravamo fermi alla sua passione per il calcio giocato da nazioni in cerca di libertà come la provincia di Brescia, al fatto che si definisce imprenditore ed alla recente nomina a controllore della trasparenza nelle fiere lombarde nell’ambito dell’Expo. Una specie di somaro di Troia inviato alla corte di Re Priamo-Formigoni. Grazie a papi Umberto, ça va sans dire.
Eppure questo infaticabile “son of” che finalmente, al quarto tentativo, ha superato l’asticella della maturità, pare aver scoperto un suo insospettato talento, per serendipità, la sera che per sbaglio riuscì ad accendere il computer. Mesi e mesi di indefesso lavoro su codici e linguaggi, purtroppo non ancora espressi in uno dei deliziosi accenti padani ed ecco il capolavoro. Un gioco, “Rimbalza il clandestino”, dove chi riesce a ricacciare in acque infestate da squali il maggior numero di odiosi extracomunitari che minacciano la gloriosa razza padana, vince. Hehehe…
Volevo giocarci per rendermi conto di persona ma, oplà, Facebook stasera mi rimanda questo messaggio: “L’applicazione Rimbalza il clandestino! non è al momento disponibile a causa di un problema con il programmatore esterno. Stiamo investigando nella situazione e ci scusiamo per l’inconvenienza.”
No, non cominciate a dire che babbino ha preso Renzino per un orecchio e gli ha rifilato quattro sganassoni a tarantella. Sarebbe troppo e mi farebbe ricredere un cicinìn su Bossi, almeno come padre. E’ più probabile che il Gran Faccialibraio abbia inserito la modalità “non voglio noie nel mio locale”.
Che altro si può dire di questo prototipico esemplare della futura classe dirigente del nostro paese che non abbia già detto Betty Moore in questo definitivo ritratto della trota Renzo, la cui lettura è da far seguire da un minuto di religioso silenzio?
Forse si potrebbe aggiungere che potrebbe essere un testimonial perfetto per una campagna a favore della vasectomia. Troppo crudele?
Del resto anche altri celebri “son of” che si apprestano a contare qualcosa e sempre di più nel nostro futuro non sono messi meglio. Chissà perchè mi viene in mente Lapo Elkann e la sua parlantina logodepistica. Anche qui un ringraziamento alle Malvestite per il perfido montaggio video, mentre qui c’è la versione originale extended director’s cut. (Non meno esilarante).
UPDATE – Macchè sganassoni. Sentite come l’Umberto difende a spadone tratto come il guerriero celtico il figlioletto nemmeno tanto prodigo, denunciato per istigazione al razzismo a causa del giochino in flash. (Ecco il motivo della sparizione da Facebook del gioco.)
“Papà, mi attaccano ma lo fanno contro di te”. Furba la trota, ha subito inserito il chiagni e fotti mode come da manuale. Una modalità poco celtica e molto marocchina ma in situazioni di emergenza saltano tutte le regole.
Al grido d’aiuto del cucciolo che vuole a sua volta denunciare chi l’ha denunciato (per leso nepotismo, chissà), risponde lo squillo di papà: “La giustizia è piccola (?) vedrai che li assolveranno”.
E alla stampa che gli chiede conto della birbonata del piccolo: “Lui non c’era, era [in Gallia, nda] ad EuroDisney con il fratellino”. Lui non c’era, e se c’era dormiva. Anche se pareva sveglio.
Ah, questa sarebbe la nuova classe dirigente.












