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Non è stato facile trovarne uno nella mia città però ce l’ho fatta e sono riuscita a firmare. Oggi alle 12.30, in una piazza con il mercato già in smobilitazione, sotto la torre cittadina, c’erano due persone con un banchetto. Pochi segni di riconoscimento, a parte una bandiera dell’IDV un po’ stazzonata e seminascosta sopra il tavolino. Niente palloncini o gazebi, nessuno che abbordasse i potenziali firmatari. Forse anche i volontari erano in piena smobilitazione preprandiale. A quell’ora, come si dice da noi, la fame è cattiva.
P. S. Ovviamente, se il banchetto non c’è, ci si può sempre recare nel proprio Comune di residenza e chiedere di firmare. Ma quanti lo sanno?
- Liste bloccate. Le liste bloccate privano gli elettori del diritto di scegliere i propri rappresentanti e ledono irrimediabilmente l’equilibrio tra i poteri. Un Parlamento di “nominati” non ha infatti alcun reale potere nei confronti del Governo e del Presidente del Consiglio.
- Il premio di maggioranza. Così esiste solo in Italia e ha effetti opposti a quelli auspicati. Attribuendo il 55% dei seggi alla lista che ottiene un voto più delle altre (anche se ha il 35% dei voti), questo meccanismo obbliga anche i partiti maggiori alla ricerche di qualsiasi voto utile. La conseguenza sono coalizioni sempre più ampie e inevitabilmente eterogenee. Nessuna stabilità del governo, anzi: frammentazione della maggioranza di governo e paralisi della sua attività.
- Soglia di sbarramento. L’attuale soglia di sbarramento al 2% per le liste collegate in coalizione è un ulteriore incentivo alla frammentazione. Mantenere una soglia unica al 4% garantisce la presenza alla Camera dei partiti più rappresentativi, “costringendo” le forze minori ad unioni reali (un unico simbolo, un’unica lista) senza scorciatoie come le coalizioni elettorali. Al Senato il sistema dei collegi consentirà nelle Regioni più grandi la rappresentanza anche di forze decisamente minori
- Indicazione del candidato premier. L’obbligo di indicare il candidato Capo del governo interferisce con le prerogative del Presidente della Repubblica che può e deve scegliere in assoluta autonomia. Inoltre tale meccanismo tende a trasformare il nostro sistema da parlamentare in semi-presidenziale senza i contrappesi dei sistemi presidenziali.
In questi giorni al mare, mi sono portata dietro ed ho appena finito “Bidone nucleare” di Roberto Rossi. Al di là delle informazioni che contiene sulla questione del nucleare in generale, mi ha impressionato l’ultima parte, quella che tratta dei misteri legati alla scelta dei siti di stoccaggio per le scorie del decommissioning delle centrali italiane chiuse a seguito del precedente referendum del 1987 ma non solo, anche precedentemente a causa di difetti e malfunzionamento.
Il sospetto che dietro a tanta agitazione da parte del centrodestra di governo nel difendere il nucleare e di insistere su luoghi come Scanzano Jonico (del quale si parla nel libro di Rossi) vi sia l’inconfessabile promessa di aiutare la casta predona della quale sono espressione politica e certi amici che non si possono scontentare è inevitabile. Ma forse siamo solo dei malfidati comunisti.
A proposito. Le autorità governative giapponesi hanno allargato a 30 Km. l’area di evacuazione dalla centrale di Fukushima, vista la gravità ormai conclamata della contaminazione ambientale. Il governo Berlusconi vorrebbe costruire una centrale a Ravenna, che dista una trentina di chilometri da casa mia. In caso di fukushimazione della centrale, io sarei probabilmente costretta a lasciare tutto e rifugiarmi non si sa dove. Posso dire che io potrei votare SI anche solo per questo non futile motivo?
Votare SI SI SI SI, non è una scelta qualsiasi, è legittima difesa.
Uno speciale di Maurizio Torrealta su “Bidone nucleare”. Qui la seconda parte. Sulle porcate e sui costi stratosferici del decommissioning italiano ricordo il mio post contenente la puntata di Report, “L’eredità”.
P.S. Il nanaccio dice che se ne frega dell’eventuale vittoria del SI sul legittimo impedimento e che tirerà diritto. Poi non vuole che gli diano del fascista. Occhio ai distributori.
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| Chernobyl, 26 aprile 1986 – 26 aprile 2011 |
Se voi foste il POTERE e doveste investire su un paese miliardi di dollari o semplicemente mantenere un buon terreno di coltura per i vostri affari (ragionate in termini macroeconomici, non si parla solo di vendere i tubi della Marcegaglia o gli stracci dei cinesi) oppure steste ridisegnando in senso globale alleanze, muovendo i vostri scacchi per piazzarli nelle aree dove risiedono le riserve energetiche; se steste lavorando a tutto ciò, domando, permettereste che una consultazione elettorale qualsiasi rovinasse i vostri piani? Vi ritirereste in buon ordine accettando il responso a voi contrario, derivante da un voto talvolta totalmente umorale ed irrazionale (basta vedere gli abruzzesi che continuano a votare Berlusconi)? Vi fidereste di elettori che al 90% votano alla cavolo di cane? Affidereste loro i vostri destini monetari e financo quelli del mondo? Io dico di no.
Mi sto convincendo sempre più che, tranne in qualche paese tutto sommato non determinante sullo scacchiere geopolitico, le elezioni che si sono svolte dal 2000 in poi nei paesi che contano ed in quelli strategici dal punto di vista energetico siano state tutte più o meno pesantemente truccate.
In linea generale, i regimi dittatoriali (quelli che ancora ricorrono alle elezioni) e quelli a deriva autoritaria brogliano per autoconfermarsi un consenso molto spesso inesistente. E’ fisiologico. Nessuna meraviglia dunque se in Corea del Nord, nell’ipotesi di elezioni, vincesse Kim Il Sung a manbassa.
La novità, sul fronte dei paesi che brogliano, e che rappresenta una tendenza inquietante negli ultimi anni, sono le irregolarità che compaiono delle consultazioni elettorali dei paesi democratici.
Sono stati praticamente dimostrati i brogli in Florida nelle elezioni presidenziali americane del 2000, quelli in Ohio nel 2004, con entrambe le consultazioni terminate a colpi di Corte Suprema, riconteggi ed incomprensibili ritardi nella comunicazione dei risultati. Oltre che nell’elezione di un Presidente dummy che, proprio a causa delle pastette elettorali in casa del fratello governatore della Florida, fino al 12 settembre 2001 era chiamato affettuosamente “Resident”, e percepito né più e né meno come un usurpatore.
Elezioni controverse si sono svolte negli ultimi anni in Messico e nelle Filippine.
Nella Russia di Putin, paese borderline tra democrazia e totalitarismo, dove il presidente karateka raccoglie percentuali sospette attorno al 64% dei consensi, sono stati documentati dall’OSCE nel 2007 pesanti brogli.
In Italia, nel 2006, nessuno può obiettivamente dire che tutto si sia svolto correttamente. Si sono registrate incomprensibili stranezze attorno alle schede bianche. Si è parlato di un ministro che avrebbe all’ultimo momento impedito il broglio andando contro la propria parte politica, di un’opposizione che gridava al “qui ci fregano le elezioni”. Il grafico qui sopra, dal punto di vista statistico, è quasi una pistola fumante.
Come negli USA all’indomani dei misteri della Florida e dell’Ohio, chi ha perso le elezioni o le ha vinte per il rotto della cuffia ha rinunciato a rivalersi sui presunti brogliatori e questo sarebbe spunto per infinite discussioni sul fatto se le elezioni non siano ormai un gigantesco gioco delle parti recitato da attori che interpretano dei ruoli a loro assegnati.
Il caso italiano del 2006 supporterebbe la tesi secondo la quale il broglio perfetto, nei paesi non apertamente dittatoriali o addirittura considerati democratici, si compie quando c’è incertezza del risultato perchè vi è una sostanziale parità tra i due schieramenti. Parità che naturalmente è solo percepita e va costruita propagandisticamente prima del voto, non è reale. Infatti, una suddivisione dell’elettorato in due parti quasi uguali è un’eventualità assai poco probabile. Il mio insegnante di statistica ammoniva di non credere a quei sondaggi che suddividono il campione nelle percentuali 48-52%.
E’ evidente che truccare percentuali attorno al 50% è decisamente più facile che attribuire un plebiscito a chi è palesemente sfavorito dalle previsioni di voto. Basta agire sulle cosiddette forchette. Parliamo di previsioni attendibili, ovviamente, non di sondaggi che vanno dove il cliente vuole e della costruzione propagandistica dell’incertezza.
Se la mia teoria venisse dimostrata e fosse vero che nessun elettore del nuovo millennio può più permettersi di disturbare i Manovratori, qualcuno potrebbe obiettare che allora anche le ultime elezioni che hanno visto il trionfo di Barack Obama dovrebbero essere state truccate.
Non lo sappiamo ma quando un candidato è in nettissimo vantaggio delle previsioni di voto, i brogli a suo danno non possono avvenire a meno di svelare apertamente il loro carattere di truffa.
Mi spiego. Il broglio, nel paese democratico, non si deve vedere, si deve appena appena percepire. L’indecisione, il bipartitismo, la suddivisione dell’elettorato in Guelfi e Ghibellini rendono il broglio perfettamente mimetizzato e tale da non suscitare scandalo se non in alcuni inguaribili malfidati.
Avere fatto vincere McCain, in sostanza, sarebbe stata veramente una cosa troppo sporca, da sangue che corre nelle strade.
In quel caso meglio lavorare per ingraziarsi il vincitore e cercare, se ci è potenzialmente ostile, di limitare il danno.
E l’Iran? A mio avviso i brogli governativi ci sono stati ma si è anche lavorato per sabotare dall’interno il regime di Ahmadinejad con una delle ormai solite “rivoluzioni colorate” che piacciono tanto ai Manovratori. Quando i paesi si vestono all’improvviso tutti di arancione o di verde e adottano il medesimo slogan, quando un’opposizione viene fuori dal nulla e si muove coordinata come una testuggine romana, c’è un’organizzazione sotto che spesso viene dal di fuori, non è roba autoctona.
Ho l’impressione che un sincero movimento di opposizione spontanea al regime di Teheran sia stato cinicamente manipolato dall’esterno al fine di dimostrare ancora una volta la perfidia del regime di Ahmadinejad, che deve essere mantenuto a scopo strumentale. Se Ahmadinejad cade, cade anche la necessità della Guerra al Terrorismo. In certi luoghi strategici è meglio tenerci un dittatore che un democratico o riformista. Mossadeq insegna.
Ad ogni modo è stato bello sentire le vergini croniste scandalizzarsi per i pestaggi della polizia iraniana sui manifestanti e per le irruzioni nelle scuole dove dormivano gli studenti. Oplà, non ci ricorda qualcosa?
Tornando all’argomento elezioni. Domenica prossima si rivota anche da noi, per i referenda. Un comitato promotore che crede, per un curioso fenomeno allucinatorio, di vivere in un paese normale e non in una manifestazione teratologica del potere mediatico e del conflitto di interessi, ha indetto una consultazione referendaria (rivolta a quei famosi elettori che votano alla belin di cane) per modificare la legge porcata di Calderoli. Con il risultato che, se la legge venisse modificata, Berlusconi avrebbe ancora più potere di oggi e il suo partito diventerebbe forse l’unico partito.
A meno di non pensare al famoso giuoco delle parti di chi sta lavorando per il re di Prussia, questo comitato mi pare investito del ruolo che in Gallura era quello di s’accabadora, la donna vestita di nero che entrava nella stanza del morente e gli assestava il colpo di grazia spezzandogli il collo o colpendolo con un mazzuolo.
Siccome non voglio partecipare alla definitiva eutanasia di questa democrazia moribonda io domenica e lunedì non andrò a votare, sperando che come me facciano a milioni. Scelgo l’astensione, almeno il mio voto non potrà certo cambiare giacchetta in corso d’opera.
Il referendum è una cosa bellissima ma non quando c’è s’accabadora* in giro.
*Il fatto che Mariotto Segni sia sardo è puramente casuale.
Update – Ho appena trovato questa segnalazione sul blog di Cinzia Sasso di un recente miracolo elettorale a Praga. La serva serve, diceva Totò. E anche il Topolanek.



















