Stai sfogliando l'archivio delle categorie per la categoria ‘r.i.p.’ .
“Ginoooo!”
“Dimmi, Levante.”
“Quant’anni tu c’hai?”
“Settantasette.”
“Come tu ti senti?”
“Bene.”
“Ho visto la bara.”
“Ma vaffanculo, va!”
Monicelli partecipò, solo in voce, a “Il Ciclone” di Pieraccioni, dal quale è tratto questo breve dialogo.
Oggi, in via eccezionale ed in segno di lutto, se dovremo farne il nome lo scriveremo con la C, la kappa osserverà un minuto di silenzio.Il rispetto per i morti ci induce anche all’astensione dalle battutacce, come quella che da ieri ci martella nella testa un diavolaccio tentatore, inducendoci all’irriverente e blasfemo accostamento da punteggio calcistico tra attrezzi da scavo, tra vanga e piccone, che eviteremo di pronunciare.
La vera tragedia è che, assieme all’emerito presidente, stiamo perdendo sempre più la possibilità di conoscere mandanti ed esecutori materiali di tanti infami delitti politici del nostro passato.
A meno che Andreotti non se ne esca con un clamoroso colpo di teatro in articulo mortis e decida di vuotare il sacco, lasceremo questa terra anche noi senza sapere nulla di Piazza Fontana, di Gladio, di Ustica, dei servizi deviati, del terrorismo, di come Moro fu condannato a morte, della strategia della tensione e di quella complessa questione che attiene alla sovranità nazionale.
Con la rabbia di sapere che tanti altri morti, morti senza rimorsi a macerarli per il resto della loro vita, resteranno ancora una volta gabbati, senza che nessuno si preoccupi di scrivere un coccodrillo tutto per loro. Con la consolazione che di solito, però, quelli ignorati dalla stampa sono i morti per i quali si piange davvero.
In suo onore, si dice, si potrebbe cambiare l’inno nazionale da “Fratelli d’Italia” a “Misteri d’Italia”. Ma sapeva veramente o ci ha torturato con sadismo per anni facendoci credere che sapesse mentre non sapeva niente nemmeno lui? C’era o ci faceva? Magari la vera tragedia di Cossiga è che passerà alla storia come colui che sapeva tanto e non voleva dire mentre non poteva dire niente perchè non sapeva nemmeno lui. In fondo ciò che ha rivelato di quando in quando erano cose note perfino ai lampioni.
Non so perchè ma ho l’impressione che con lui scenderanno nell’avello meno segreti di quanti siano sepolti assieme a Renatino in Sant’Apollinare.
Il merito di Raimondo Vianello come artista è quello di aver contribuito a far conoscere in Italia l’umorismo nero, il sarcasmo, la capacità di ridere anche in situazioni tragiche senza paura di apparire crudeli. Una merce raramente apprezzata in un paese che preferisce ridere più comodamente in maniera volgare e scatologica. La sua comicità era più vicina a Marco Ferreri ed al suo cinema crudele che ai cinepanettoni.Nel 1994 fu protagonista di un imbarazzante coming out televisivo con Antonella Elia dove dichiarò pubblicamente che avrebbe votato per Silvio Berlusconi.
Non fu l’unico a farlo in quel periodo, per la verità. Si prestarono allo spottone elettorale mascherato Iva Zanicchi ed altri stipendiati Fininvest come Mike Bongiorno, che però vendette il prodotto Silvio con lo stesso tono con il quale normalmente invitava a comperare il Rovagnati.
Non credo lo facessero per soldi extra ma per quella antica usanza servile borghese che ti fa sentire in obbligo di essere riconoscente in eterno al ricco che ti ha dato un lavoro. Come se lavorare fosse una regalìa e non un diritto. Sfruttando questo sentimento nei suoi maggiordomi e fantesche, Berlusconi risparmiò un bel pò in campagne pubblicitarie elettorali. Oggi si deve sforzare un po’ di più con le farfalline e i ministeri. I tempi cambiano.
Vianello aderì alla R.S.I. in gioventù. Beh, lo fecero in tanti, compresi illustri personaggi che poi passarono alla sinistra per opportunismo. Possiamo stare ore a discutere se è più grave aderire a Salò o a Segrate. Non è quello il punto, trattandosi oltretutto di persone che crebbero durante il fascismo e ne furono imprintate.
Il problema forse è la pericolosa attrazione di Raimondo verso la dittatura, compresa quella personale famigliare dell’uomo oppresso, perfino un tantino masochista e sottomesso ad una moglie troppo petulante e dispotica che lui recitava così bene nelle scenette con Sandra.
Rubare la scena al morto durante i funerali è una cosa ignobile ma succede più spesso di quanto si possa immaginare. Per le persone affette da ipertrofia dell’Ego è una tentazione irresistibile e qui il clima era propizio.
Muore Vianello e la preoccupazione dei media è “Oddìo Sandra!”.
Scusate, ma il morto è Vianello, sta all’obitorio, è finito, kaputt, poverino.
“Si, ma adesso Sandra?” “Dov’è Sandra? ” “E adesso che farà, Sandra?” “Pensiamo a Sandra”. Ma come, scusate di nuovo, è morto Raimondo, Ra-i-mon-do.
Raimondo è nella camera ardente. Sfilano le persone comuni, quelle che fanno la fila per andare a vedere il morto famoso. “Era tanto buono”. Un giorno diranno, sempre nella stessa cornice,”Ha fatto tanto del bene al nostro paese”. Le solite cose, niente di nuovo. La banalità del lutto che non ti colpisce di persona.
Raimondo è nella camera ardente. Sfila un generone vip grasso, bolso, accanto a dei Frankenstein ricuciti e tirati, ben nutriti dal latte vitaminizzato Fininvest ma con un aria di sfattume, di decadente che fa paura.
La Santanchè con le coscette da rana galvanica, la Parietti in canotto, la Ventura in stile Madonna pellegrina a lutto, la vedova Bongiorno, la sindachessa con il capello da moglie di Frankenstein.
Non manca la politica-spettacolo, come l’ormai prezzemolato La Russa che, nei ritagli di tempo tra una comparsata e l’altra, fa anche il ministro della difesa. Tanto non ha niente da difendere. Guerre non ce ne sono in giro, solo pacifiche missioni di pace dove al massimo ti capita la cacatina addosso della colomba bianca.
Tutti in nero d’ordinanza tranne Sandra, in uno spettacolare rosso-nero. Stendhal o Ronaldinho?
Sandra in carrozzella. Raimondo precipita in secondo piano con feretro, fiori e tutto. Ecco Sandra, arriva Sandra. Dai, Sandra, resisti!
(Ricordiamo che il morto è Raimondo)
Il volpone dai capelli disegnati coglie la palla al balzo. il vecchio uomo di spettacolo protagonista della giornata non è Raimondo, è Lui. Si avventa su Sandra, le sussurra qualcosa, la fa finalmente sorridere! Non avviene la guarigione miracolosa ma abbiamo sfiorato l’effetto “Mein Fuhrer!! Io… cammino!”
Ecco Raimondo cosa succede ad avere l’attrazione fatale per i dittatori. Sei morto e ti hanno rubato la scena al funerale.
E perfino parlando qui della tua morte si è parlato più di Berlusconi** che di te.
** Berlusconi che ride (ma che te ridi?) e si permette anche di fare la comunione ad personam nonostante sia severamente vietata ai divorziati (grazie a Claudio Messora che ha immortalato il momento, mostrato spudoratamente in TV dalle reti Mediaset) alla faccia di tante brave persone credenti che, essendo semplici cittadini e non unti del Signore, vengono privati del conforto della comunione perchè anch’essi divorziati, risposati, conviventi, gay e lesbiche.
***
“Vilipendio di cadavere” di Marco Travaglio
Che brutta fine stanno facendo gli anni 80. Ancora così giovani eppur fatali a chi in quegli anni faceva faville e dettava le mode ed i comportamenti di noi tutti che eravamo già tra i vivi.Che sia l’effetto tossico della stronzaggine degli yuppies, del rampantismo dei Gordon Gekko ( i padri di tutti gli speculatori finanziari attuali) e della superficialità ed idiozia che allora ci venivano irrorate addosso a tonnellate attraverso i media per rincoglionirci meglio?
Se un decennio è riuscito a compiere tanta devastazione nei personaggi delle ultime cronache mortuarie, avevamo ragione a lamentarcene allora. C’è un motivo per cui non ricordiamo volentieri gli anni ottanta mentre ci viene la lacrimuccia per i sessanta e settanta. Erano anni di merda, che hanno seminato alcune delle peggiori male piante di oggi.
Sarà interessante vedere le fotografie (prima e dopo) dei personaggi citati in questo macabro post, per ribadire che gli anni 80 nuociono gravemente a chi li ha vissuti e a chi sta loro vicino.
Un consiglio, però. Fatecelo vedere da morto altrimenti, con le voci che già circolano e la morte simil-Elvis, rischiamo di ritrovarcelo tra i non morti assieme ad Elvis, appunto, e Moana. Non morti ma vivi e vegeti da qualche parte (universo tangente?) per sfuggire a varie miserie esistenziali.
Anche Farrah Fawcett (prima e dopo) è morta. Ai suoi tempi, quando scopertinava su tutte le riviste ed era la supergnocca da imitare, tutte siamo state pettinate come lei, con la sua inconfondibile scalatura di capelli biondi. Sempre che il parrucchiere capisse cosa intendevate con “scalatura alla Farrah Fawcett”. Io, per averla voluta imitare, mi ritrovai con un taglio stile marines, cortissimo, che mi causò cocenti lacrime e da allora un’odio viscerale verso i tagliatori di capelli.
Dispiace ridurre il ruolo di questa icona morta degli anni 80 ad un puro ricordo da coiffeur ma sinceramente, a parte il fatto che fu moglie dell’uomo da sei milioni di dollari e che si mise con Barry Lyndon prima (e dopo ) che costui iniziasse a gonfiarsi come un pallone di whisky, non mi viene in mente altro.
Simon Le Bon (prima e dopo) non è morto anche se è già enfisematoso, ma si è scoperto recentemente essere dedito ad allietare le feste private di un altro ex eroe degli anni 80, il manager rampante delle televisioni Silvio Berlusconi (prima e dopo), oggi ridottosi a fare il presidente del consiglio italiano.
Pur non essendo propriamente un mito anni 80, una mortina non si nega neppure a David Carradine, self-kill Bill, entrato ad honorem nella schiera dei miti del trash a causa della morte per autostrangolamento erotico.
Forse aveva ragione Donnie Darko. Un bel motore d’aereo che ci caschi in camera da letto potrebbe aprirci uno spiraglio su un universo tangente migliore di questo. Dove gli anni 80 non sono mai esistiti.
Il 7 marzo del 1999 moriva, all’età di 70 anni, il più geniale regista del Novecento, Stanley Kubrick. Sabato scorso è quindi ricorso il decennale dalla scomparsa. Dieci anni, non tre o quattro, un anniversario importante. Qualcuno se n’è accorto? Qualcuno ha ascoltato servizi commemorativi nei TG della RAI o per caso qualche rete televisiva ha trasmesso uno dei suoi film a ricordo? Se qualcuno ne ha conoscenza me lo faccia sapere, per favore, perchè a me è parso un anniversario passato vergognosamente sotto silenzio, a parte l’articolo che ho letto sull’Unità ed altri simili su altre testate giornalistiche.
Ho cercato tracce commemorative sui siti web dei tre TG RAI , nel caso mi fossi persa qualcosa in televisione. Cercando sul sito del TG1 “Kubrick” non salta fuori niente, in compenso vi sono servizi sui 50 anni della Barbie, i 60 di Venditti, la donna vampiro (!) e la Fiera del Lusso di Vicenza. Sul sito del TG2 non c’è nemmeno il tasto “cerca” e su quello del TG3 calerei un bel velo pietoso.
Cosa sta accadendo ad un paese come il nostro che dimentica di celebrare una ricorrenza culturale fondamentale come la morte di un genio?
Su uno degli ultimi numeri di FilmTV c’era un articolo che parlava di Kubrick e del suo ultimo film “Eyes Wide Shut” che si chiude, come nella migliore tradizione dell’autore, con un finale enigmatico o comunque abbastanza originale e sorprendente da dare adito ad una sequela di interpretazioni.
Non so se ricordate la scena. Cruise e Kidman stano cercando di rimettere insieme i bambocci rotti della loro unione. Sono in un grande magazzino, nel reparto giocattoli, e parlano tra di loro. Kidman alla fine dice: “C’è una cosa che dobbiamo fare, comunque, il più presto possibile”. Pausa. “Scopare”. Il che suona come un sonoro pernacchio all’indirizzo di tutto lo psicanalismo e il cerebralismo delle due ore precedenti, con i protagonisti che si torturavano a vicenda sulla base di sogni, incubi, visioni, sensi di colpa, rose non colte, tentazioni e rimorsi. Nei fatti amorosi una bella scopata è più terapeutica di un anno di psicoanalista e questo Kubrick lo sapeva benissimo.
L’autore dell’articolo di FilmTV osserva però che, in originale, la parola pronunciata da Nicole è “Fuck”, che significa scopare ma anche vaffanculo. Secondo la sua interpretazione, Kubrick ha voluto ironicamente (era un gran burlone) mandarci tutti affanculo con un ultimo sberleffo.
Alla luce dell’indifferenza nei confronti dell’anniversario della sua scomparsa, mi sento di essere d’accordo con l’ipotesi, per lo meno in ambito italiano.
Non vi manca Kubrick? Non pensate sia una perdita irreparabile il fatto che non farà mai più film? E allora andatevene tutti affanculo.












