You are currently browsing the category archive for the 'terrorismo' category.

Il terrorismo globale non svolazza più con aeroplani sui grattacieli minacciando sfracelli e controlled demolitions ma si insinua più comodamente nelle nostre case utilizzando il portale di quella Grande Cloaca alimentata a propaganda che è diventata la televisione.
Che le notizie sulla Pandemia influenzale siano una di queste belle psyops create ad arte per spaventare i consumatori e spingerli ad acquistare il Nuovo Grande Prodotto, ovvero il vaccino miracoloso contro la Pandemia, non vi sono dubbi. Lo dice il modo schizofrenico con cui se ne parla: un uso sapiente del bastone e della carota.
Un giorno titolone a tutta pagina e quello seguente, trafiletto in cronaca. Oggi apertura del TG a tutto strillo, domani servizietto dell’esperta in marchette farmaceutiche con intervista al medico che sdrammatizza. “Il virus non muta”, “il virus non è pericoloso”. E allora, dico io, perchè cazzo dovremmo correre tutti a vaccinarci?

I motivi di questa campagna vergognosamente terroristica sono plurimi. Il più basso e infimo di grado in assoluto possiamo chiamarlo “al lavoratore non è permesso ammalarsi e mettersi in malattia” e nasce dal fatto che chi si ammala si assenta dal lavoro e tocca pagargli lo stesso le giornate. Una cosa che al capitale sta proprio qui, sul gargarozzo, come un rospo che non va né su né giù. Addirittura, il loro idolo Brunetta, dall’alto della sua efficienza, aveva pensato di punire i malati di cancro che rimangono a casa in occasione della chemio. Cosa volete che sia un pò di vomito. Su, su, a lavorare, pelandroni!
Figuriamoci se milioni di impiegati, operai e stipendiati misti dovessero restare a casa una settimana in inverno per un pò di febbre e costipazione. Chi lo manda avanti il “Sistema Paese”?

Così Big Pharma, il braccio armato di siringa del potere si inventa il bisinissi del vaccino antinfluenzale, una delle più colossali stronzate di tutti i tempi. Che, da una parte, masturba il padrone promettendogli manovalanza immune da ogni male come un esercito di termiti e dall’altra promette a sé stessa miliardi di dollari di guadagni.

Dice: “Ma i vaccini sono utili, hanno debellato le malattie più terribili”. Eh, passò quel tempo, Jenner!
Le malattie di cui si parla: poliomielite, difterite, scarlattina, vaiolo ed affini, sono scomparse solo in parte grazie ai vaccini. Senza dimenticare che le malattie spariscono anche per un processo evolutivo naturale, (chiedetelo a Yersinia Pestis), il vaccino del vaiolo, ad esempio, fu abolito, nell’ormai lontano 1977, perchè si era dimostrato più dannoso del vaiolo stesso.

Le vaccinazioni sono un fatto relativamente recente. Nel mondo circolano ancora milioni di persone che non sono state mai vaccinate e potrebbero essere contagiate, eppure certe malattie sono scomparse ugualmente.
Ancora un esempio: le persone immuni alla poliomielite sono coloro che non hanno più di cinquant’anni. Sono quelli circa della mia età, che furono sottoposti alle vaccinazioni nei primi anni sessanta, la prima volta con il vaccino Salk (alcune partite del quale erano contaminate con virus di scimmia, simili a quello che è poi diventato famoso e famigerato come HIV), e la seconda, dal 1964 in poi, con il vaccino Sabin, preparato con virus non accoppato come nel Salk, ma vivo (anche se attenuato). Se ne deduce che le persone oltre i cinquant’anni non siano coperte dalla vaccinazione antipolio. Eppure la polio non è più ricomparsa a colpire le persone non coperte dall’immunizzazione.

Per quanto riguarda le altre malattie attualmente trattate con vaccinazione preventiva: epatite B, meningite, morbillo, rosolia ecc., si tratta di vaccini che comportano una certa percentuale di rischio “effetti collaterali”. E ciò vale anche per i vaccini antinfluenzali, comunemente ritenuti innocui come caramelline Zigulì, tanto da essere somministrati alla carlona anche alla nonnina già con il passaporto pronto per l’aldilà.
Non si parla di effettucci così, di un pò di rossore cutaneo e di febbre, si parla di seri danni neurologici.
In un post precedente ho raccontato cosa accadde negli Stati Uniti nel 1976 in occasione di una campagna di vaccinazione antinfluenzale di massa condotta in fretta e senza valutarne le conseguenze: un’epidemia di casi di sindrome di Guillain-Barré, una sindrome neurologica altamente invalidante.

A parte la “Spagnola”, che uccise milioni di persone per una concatenazione di sfortunate circostanze, l’ultima grande pandemia influenzale è stata quella del 1968-69. Tutte le statistiche epidemiologiche suggeriscono che l’influenza è una malattia in calo. E’ però quella che si presta maggiormente a fungere da spauracchio per operazioni di marketing “virale” (è proprio il caso di dirlo) su scala globale.
Proprio il terrore inconscio che ispira il vaghissimo ricordo di un morbo che spazzò via milioni di persone nel 1918 permette oggi di terrorizzare le masse con minacce di altrettante micidiali sciagure in arrivo.
Eppure, chi appartiene alla classe d’età che sopravvisse la Spagnola o che contrasse le influenze del 57-58 e del 68-69, non ha mai più avuto l’influenza da allora. Tosse, raffreddore, si, ma influenza vera no.
Perchè anche l’influenza, come tutte le malattie virali, una volta contratta, ci rende immuni ad un secondo contagio. Loro, i venditori di fialette, sono pronti a dire che il virus muta, ma è una sciocchezza. Un virus muta si ma entro certi limiti e le caratteristiche base sono quelle che vengono riconosciute dall’immunità natuale, che è in grado di debellare anche le varianti del prototipo.

Il sistema più efficace di crearsi un’immunità contro la malattia provocata da qualunque tipo di antigene è di ammalarsi della malattia stessa.
Anche i sassi sanno che chi ha avuto il morbillo non lo avrà una seconda volta.
Se la medicina si concentrasse nella ricerca su come potenziare, riparare ed ottimizzare il sistema immunitario avrebbe la chiave per sconfiggere tutte le malattie, compreso il cancro.
Tutti noi conosciamo persone che non si ammalano mai, che hanno contatti intimi con portatori di malattie sessualmente trasmissibili ma non ne vengono contagiati, che superano infezioni con appena due-tre giorni di malessere, che sconfiggono il cancro e ne guariscono ripetutamente.
Queste persone non sono superuomini o superdonne, sono individui dal sistema immunitario perfetto.
Andrebbero studiati dalla mattina alla sera, impegnando mezzi, ricercatori e denaro e invece Big Pharma preferisce insistere sulla strada del vaccino per ogni cosa. Tradotto in bigpharmese significa: milioni di dosi=milioni di dollari.

Big Pharma non fa guarire la gente, non ha interesse a che il cancro sparisca (sparirebbero anche i chemioterapici) vuole solo appioppargli dei farmaci ed altri prodotti costosi o costosissimi e possibilmente inutili, così le malattie continueranno a colpirci e loro a guadagnare. Se poi gli intruglietti sono anche dannosi, chi se ne frega. Si può sempre dare la colpa a qualche virus concomitante che ti ha provocato la diarrea emorragica.
Non scandalizzatevi di questo assalto frontale alla medicina tradizionale ed all’industria farmaceutica. Qualcuno mi spieghi perchè ogni giorno sconfiggiamo il cancro in situ semplicemente con un buon uso delle cellule K e non si potrebbe trovare il modo di far funzionare le cellule K evidentemente difettose dei malati di cancro senza ammazzarle con i chemioterapici.

La cosa più triste, come vediamo dal battage pubblicitario atto a vendere ai governi milioni di dosi di un vaccino dagli effetti collaterali sconosciuti perchè non ci sarà il tempo di scoprirli e catalogarli, è che la salute pubblica diventa un dettaglio di fronte alla prospettiva di guadagno.
E’ vero che la Sanità ha un costo e per questo si giustificano le vaccinazioni di massa ma la Malattia è soprattutto business e la contraddizione si gioca sulla nostra pelle.
Big Pharma si comporta come una Wanna Marchi imbonitrice di acqua fresca e l’informazione è il suo Do Nascimiento.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Macchè Papigirl, roba vecchia! Voglio fare l’amazzone di Gheddafi, con la mia bella divisa (ma quante ne hanno, e tutte diverse?) che strippa davanti e dietro sulle belle curvone da bella samaritana e l’espressione truce da caia-gregoria-guardiana-der-pretorio “mo’ ti taglio in due con la mia scimitarra”.
Ma chi era, a proposito, quello sceso dall’aereo con l’aria un po’ alla Pete Doherty? Il colonnello libico o Michael Jackson? Mancavano solo il guanto di lamé ed il moonwalking.
Non vorrei che, visto il tono da avanspettacolo adottato ultimamente dal nostro paese, i leader mondiali stessero assumendo dei consulenti d’immagine incaricati di consigliarli sul look appropriato per la visita al Circo Italiano. “Sa, devo andare da Berlusconi. Mi si nota di più con il total-beduino o con un bel restyling contaminescion da rockstar in declino?”

Giusto rilievo è stato dato nel TG (non metto neanche il numero tanto, cambiando l’ordine degli addendi, il prodotto non cambia) alla foto appuntata dal capo libico sul petto: eroe anti-italiano, è stato definito Omar al-Mukhtar.
Non era meglio, giusto per amor di chiarezza storica, aggiungere anticolonialista ed antifascista, essendosi opposto al colonialismo italiano si ma soprattutto ai crimini di Graziani e compagnia e non certo per pregiudizio alla pizza ed ai mandolini? Macchè, i papiboys & girls microfonomuniti al seguito della visita di stato nella tendopoli di lusso a Villa Pamphili, sono riusciti a parlare della tacchetta coloniale italo-libica senza mai pronunciare una sola volta la parola FASCISMO. I miei complimenti.

Omar al-Mukhtar fu giustiziato proprio dai fascisti come si vede nel film pluricensurato fino ai giorni nostri dal bigottume democristiano-atlantico: “Il leone del deserto”. Un film che ha il difetto di dipingere gli italiani quali essi, in determinate occasioni, sono capaci di essere: una manica di stronzi. Assassini e stupratori come tutti gli altri.
Ebbene, Sky annuncia che in questi giorni manderà in onda finalmente proprio il film maledetto. In realtà su Sky il film è già passato mesi fa, su RaisatCinema. Poi Murdoch non vuole che si dica che ce l’ha con il neoducetto.

La sinistra (scusate la parolaccia) ha avuto una inaspettata manifestazione vitale nonostante il certificato necroscopico e ha protestato contro la visita di Jacko-Gheddafi. La sinistra tranne D’Alema, che forse spicca nel gruppone perchè è solo meno ipocrita degli altri.
Come cambia il mondo! Oggi è la destra che butta gli immigrati a mare che fa lingua in bocca con il dittatore libico mentre la sinistra fa ohibò ma Gheddafi una volta era un eroe del progressismo, fin da quando proclamò la rivoluzione, fece partecipare gli operai alla gestione delle aziende e si mise a spernacchiare gli italiani ex colonialisti e fascisti, oltre che gli USA ed Israele.

Con la Fiat e il socialismo craxiano furono sempre buoni affari (il che spiegherebbe l’affinità elettiva con Silvio).
Il buco nero dei rapporti libici con l’Italia post fascista risale al 1980 quando in una notte caddero un aereo di linea italiano capitato nel momento sbagliato nel punto sbagliato e un MIG libico che andò a terminare la sua corsa sulla Sila. L’aereo italiano cadde al largo di Ustica.

Ufficialmente è un enigma avvolto in un mistero ma alcune teorie fanno risalire il disastro ad uno scenario parecchio inquietante e dai risvolti imbarazzanti per il nostro paese.

Gheddafi allora, alla fine degli anni settanta, nell’economia dell’impero, rappresentava un po’ il Bin Laden della situazione. Era ufficialmente riconosciuto il guru del terrorismo internazionale. Un bel giorno l’impero decide di farlo fuori intercettando il suo volo sul Mediterraneo con un missile, durante un’esercitazione NATO. Un paese dell’alleanza che confina con la Francia e comincia per I, grazie ai rapporti cordiali che intrattiene con la Libia di Bin Gheddafi, nonostante le magagne del passato coloniale, avverte il nostro del pericolo, tradendo il patto di segretezza con l’alleanza atlantica. Fatto sta che il missile che credeva di colpire il bersaglio prestabilito va invece a colpire un innocente aereo civile che era solo in ritardo rispetto al piano di volo.

Questo scenario spiegherebbe le bugie delle autorità militari italiane, il muro di gomma, e forse anche un episodio seguito a distanza di poco più di un mese, la strage di Bologna.
Sempre secondo la teoria del fallito attentato con annessa spiata alla vittima, la bomba alla stazione potrebbe essere stata una vendetta o di chi progettò l’attentato originale o di chi lo scampò, una specie di pizzino della serie “parlo a nuora perchè suocera intenda”.
Chissà se un giorno potremo veramente sapere se queste teorie sono campate in aria oppure se dipingono la bieca realtà dei tornaconti politico economici che muovono il sole e le altre sfere?

Per oggi, grazie all’imborghesimento ed alla svolta filoimperiale dell’ex terrorista ci tocca montare la tenda in giardino e fare buon viso a cattivo gioco. Pagare il mutuo venticinquennale di 5 miliardi di dollari alla rockstar in divisa, consegnargli gommoni carichi di disgraziati che andranno sicuramente al macello ma l’importante è che non vadano a girare per Milano e sederci davanti alla paytv dove, a pagamento, un signore australiano ci ricorderà quanto eravamo stronzi quando eravamo fascisti. Eravamo o siamo ancora?
A Gheddafi non importa, l’importante è che i fascisti paghino.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Macchè Papigirl, roba vecchia! Voglio fare l’amazzone di Gheddafi, con la mia bella divisa (ma quante ne hanno, e tutte diverse?) che strippa davanti e dietro sulle belle curvone da bella samaritana e l’espressione truce da caia-gregoria-guardiana-der-pretorio “mo’ ti taglio in due con la mia scimitarra”.
Ma chi era, a proposito, quello sceso dall’aereo con l’aria un po’ alla Pete Doherty? Il colonnello libico o Michael Jackson? Mancavano solo il guanto di lamé ed il moonwalking.
Non vorrei che, visto il tono da avanspettacolo adottato ultimamente dal nostro paese, i leader mondiali stessero assumendo dei consulenti d’immagine incaricati di consigliarli sul look appropriato per la visita al Circo Italiano. “Sa, devo andare da Berlusconi. Mi si nota di più con il total-beduino o con un bel restyling contaminescion da rockstar in declino?”

Giusto rilievo è stato dato nel TG (non metto neanche il numero tanto, cambiando l’ordine degli addendi, il prodotto non cambia) alla foto appuntata dal capo libico sul petto: eroe anti-italiano, è stato definito Omar al-Mukhtar.
Non era meglio, giusto per amor di chiarezza storica, aggiungere anticolonialista ed antifascista, essendosi opposto al colonialismo italiano si ma soprattutto ai crimini di Graziani e compagnia e non certo per pregiudizio alla pizza ed ai mandolini? Macchè, i papiboys & girls microfonomuniti al seguito della visita di stato nella tendopoli di lusso a Villa Pamphili, sono riusciti a parlare della tacchetta coloniale italo-libica senza mai pronunciare una sola volta la parola FASCISMO. I miei complimenti.

Omar al-Mukhtar fu giustiziato proprio dai fascisti come si vede nel film pluricensurato fino ai giorni nostri dal bigottume democristiano-atlantico: “Il leone del deserto”. Un film che ha il difetto di dipingere gli italiani quali essi, in determinate occasioni, sono capaci di essere: una manica di stronzi. Assassini e stupratori come tutti gli altri.
Ebbene, Sky annuncia che in questi giorni manderà in onda finalmente proprio il film maledetto. In realtà su Sky il film è già passato mesi fa, su RaisatCinema. Poi Murdoch non vuole che si dica che ce l’ha con il neoducetto.

La sinistra (scusate la parolaccia) ha avuto una inaspettata manifestazione vitale nonostante il certificato necroscopico e ha protestato contro la visita di Jacko-Gheddafi. La sinistra tranne D’Alema, che forse spicca nel gruppone perchè è solo meno ipocrita degli altri.
Come cambia il mondo! Oggi è la destra che butta gli immigrati a mare che fa lingua in bocca con il dittatore libico mentre la sinistra fa ohibò ma Gheddafi una volta era un eroe del progressismo, fin da quando proclamò la rivoluzione, fece partecipare gli operai alla gestione delle aziende e si mise a spernacchiare gli italiani ex colonialisti e fascisti, oltre che gli USA ed Israele.

Con la Fiat e il socialismo craxiano furono sempre buoni affari (il che spiegherebbe l’affinità elettiva con Silvio).
Il buco nero dei rapporti libici con l’Italia post fascista risale al 1980 quando in una notte caddero un aereo di linea italiano capitato nel momento sbagliato nel punto sbagliato e un MIG libico che andò a terminare la sua corsa sulla Sila. L’aereo italiano cadde al largo di Ustica.

Ufficialmente è un enigma avvolto in un mistero ma alcune teorie fanno risalire il disastro ad uno scenario parecchio inquietante e dai risvolti imbarazzanti per il nostro paese.

Gheddafi allora, alla fine degli anni settanta, nell’economia dell’impero, rappresentava un po’ il Bin Laden della situazione. Era ufficialmente riconosciuto il guru del terrorismo internazionale. Un bel giorno l’impero decide di farlo fuori intercettando il suo volo sul Mediterraneo con un missile, durante un’esercitazione NATO. Un paese dell’alleanza che confina con la Francia e comincia per I, grazie ai rapporti cordiali che intrattiene con la Libia di Bin Gheddafi, nonostante le magagne del passato coloniale, avverte il nostro del pericolo, tradendo il patto di segretezza con l’alleanza atlantica. Fatto sta che il missile che credeva di colpire il bersaglio prestabilito va invece a colpire un innocente aereo civile che era solo in ritardo rispetto al piano di volo.

Questo scenario spiegherebbe le bugie delle autorità militari italiane, il muro di gomma, e forse anche un episodio seguito a distanza di poco più di un mese, la strage di Bologna.
Sempre secondo la teoria del fallito attentato con annessa spiata alla vittima, la bomba alla stazione potrebbe essere stata una vendetta o di chi progettò l’attentato originale o di chi lo scampò, una specie di pizzino della serie “parlo a nuora perchè suocera intenda”.
Chissà se un giorno potremo veramente sapere se queste teorie sono campate in aria oppure se dipingono la bieca realtà dei tornaconti politico economici che muovono il sole e le altre sfere?

Per oggi, grazie all’imborghesimento ed alla svolta filoimperiale dell’ex terrorista ci tocca montare la tenda in giardino e fare buon viso a cattivo gioco. Pagare il mutuo venticinquennale di 5 miliardi di dollari alla rockstar in divisa, consegnargli gommoni carichi di disgraziati che andranno sicuramente al macello ma l’importante è che non vadano a girare per Milano e sederci davanti alla paytv dove, a pagamento, un signore australiano ci ricorderà quanto eravamo stronzi quando eravamo fascisti. Eravamo o siamo ancora?
A Gheddafi non importa, l’importante è che i fascisti paghino.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Cartello inalberato dai manifestanti a Wall Street contro i profittatori di Borsa. Un invito a “saltare”, come i protagonisti della crisi del 1929.

E’ veramente possibile che interi paesi stiano per “fallire” (addirittura la prospera Austria) mentre il Re Nano insiste nel dire che la crisi non è una cosa seria e si può iniziare tranquillamente a sperperare denaro pubblico per costruire le Piramidi, la Grande Muraglia e il Ponte sullo Stretto?
E’ credibile questa crisi globale finanziaria che provocherà un olocausto economico gettandoci tutti sul lastrico (secondo le Cassandre della propaganda mediatica) mentre un minuto dopo, le stesse prefiche ci annunciano la lieta novella che il mercato del lusso è in crescita verticale e ci vengono proposte le ultime novità del Salone dell’Auto con le quattroruote più costose del mondo, sottintendendo che c’è chi si metterà in fila per comperarle?

Tutto ciò è molto strano e non so se si può interpretare come una manifestazione di pura incoscienza. Come quella di coloro che, mentre il Titanic stava già spezzandosi in due, continuavano a ballare e cantare.
Nella mia infinita ingenuità mi immagino che se crollasse un Paese intero perchè vanno a puttane finanza ed economia, anche i ricchi dovrebbero perdere soldi e andare in rovina. Fino a lanciarsi, come nel 1929, dai grattacieli. Patapunfete!
Invece, se il lusso propera, evidentemente c’è chi non è molto preoccupato. Non si ha neppure notizia di un aumento di prenotazioni di voli per le Cayman e gli altri paradisi fiscali per rischio di rivoluzione imminente.
Per chi non ha capitali accumulati e vive del proprio salario invece è diverso. C’è il panico di perdere il lavoro, di impoverirsi, addirittura di non riuscire a sopravvivere. La crisi è sulla bocca di chi appartiene ai ceti medio-bassi. E’ come essere tornati alla paura della peste.

Questa crisi è un fenomeno proteiforme, che ha tutte le caratteristiche del classico spauracchio. A volte sembra che ci sia già, altri giorni dicono che non è ancora arrivata ma arriverà.
Cos’ha detto però Berlusconi? Che la crisi non è così drammatica, che i media esagerano. Uno che afferma ciò può essere o matto, o un incosciente oppure qualcuno che la sa lunga.

Premesso che hanno fatto due guerre basandosi su balle clamorose, che l’Undici Settembre potrebbe essere stata la truffa politico-terroristica del secolo, giusto per esagerare e andare sull’hard della provocazione: la crisi è reale o è una trovata per allargare ancora di più la forbice tra plutocrazia e democrazia?
Faccio un esempio pratico: se si sparge la voce che c’è crisi, tutti i giornali ne parlano e il tam tam corre tra la gente comune come un virus:”c’è la crisi”, “è colpa della crisi”, “eh, la crisi!”, non rappresenterebbe questo l’alibi perfetto per le aziende per LICENZIARE? Cosa che si struggono di fare continuamente ma che, se non vi sono motivi gravi per giustificarlo, con l’Articolo 18 e le altre leggi di tutela del lavoro che lo impediscono, gli risulta impossibile? Se c’è la Crisi chi può più accusarli di liberarsi con poco sforzo di manovalanza in surplus? Sei licenziato perchè c’è la crisi. Ma la crisi c’è veramente?
Chi controlla poi veramente i bilanci? Chi controlla che i fondi risparmiati sulla forza lavoro non vengano poi reinvestiti, segno che i soldi ci sono e non mancano come si vorrebbe far credere?

Un’analisi particolarmente dettagliata e illuminata della crisi “peggiore di quella del 1929″ l’ha compiuta Michael Parenti in questo articolo, tradotto su Comedonchisciotte, del quale vi propongo alcuni stralci, lasciandovi il link per leggerlo integralmente sul sito.

Dopo aver descritto il contrasto in America tra Plutocrazia e Democrazia, un concetto caro anche a Gore Vidal, Parenti compie un’acuta disamina delle cause dell’attuale congiuntura mondiale partendo da una critica al capitalismo:

“I capitalisti privati non incoraggiano la prosperità più di quanto non propaghino la democrazia. La maggior parte del mondo è capitalista, e la maggior parte del mondo non è né prospera né particolarmente democratica. Basti pensare alla Nigeria capitalista, all’Indonesia capitalista, alla Thailandia capitalista, alla Haiti capitalista, alla Colombia capitalista, al Pakistan capitalista, al Sud Africa capitalista, alla Lettonia capitalista, e vari altri membri del Mondo Libero – o più precisamente il Mondo del Mercato Libero.
Una popolazione ricca, politicamente colta e con alte aspettative riguardo i propri standard di vita e un forte senso dei propri diritti, che spinga per ottenere migliori condizioni sociali, non corrisponde alla nozione plutocratica di manodopera ideale e di gestione flessibile. Gli investitori privati preferiscono un popolazione povera. Più sei povero, più duro lavorerai – per ottenere di meno. Più sei povero, meno sei equipaggiato per difenderti dagli abusi della ricchezza.
Nel mondo industriale del ‘libero mercato’, il numero di miliardari sta crescendo sempre più velocemente mentre il numero delle persone che vivono nella povertà sta aumentando ad un ritmo più veloce della crescita della popolazione mondiale. La povertà si diffonde mentre la ricchezza si accumula.”

Venendo all’attualità, ecco come Parenti interpreta le ultime megafrodi finanziarie.

“Nel disastro del 2008-2009 il surplus finanziario crescente ha creato un problema per la classe ricca: non c’erano abbastanza opportunità per investire. Trovandosi con più soldi del previsto, di cui non saper cosa fare, i grandi investitori hanno convogliato immense somme in mercati degli immobili inesistenti e in altre avventure sospette, un miscuglio di hedge funds, derivati, credit default swaps, prestiti rapaci e via dicendo.

Tra le vittime ci sono stati anche altri capitalisti, piccoli investitori e i moltissimi lavoratori che hanno perso miliardi di dollari di risparmi e pensioni. Probabilmente il principale brigante è stato Bernard Madoff. Descritto come “un leader di vecchia data dell’industria del sistema finanziario”, Madoff ha gestito un fondo fraudolento, che ha rastrellato 50 miliardi di dollari da investitori benestanti, ripagandoli “con moneta che non esisteva”, dato che la metteva lui stesso. La plutocrazia divora il suo stesso bambino.

La crisi del 2008-2009 è causata da una cronica tendenza alla sovrapproduzione e all’iper-accumulo finanziario, così come diceva Marx? Oppure è il risultato della personale avarizia di persone come Madoff? In altri termini, il problema è individuale o proprio del sistema? In realtà, le due soluzioni non sono mutualmente esclusive.
Il capitalismo nutre i colpevoli e ricompensa i più scaltri e senza scrupoli tra di loro. I crimini e le crisi non sono risultati irrazionali di un sistema razionale, ma il contrario: sono conseguenze razionali di un sistema irrazionale e amorale. Peggio ancora, i conseguenti salvataggi multimiliardari fatti dai governi vengono convertiti in opportunità per saccheggiare. Non solo lo stato fallisce nel regolamentare il capitalismo, ma diventa esso stesso un rapinatore, prendendo vaste somme dalla macchina federale del denaro, salassando chi paga le tasse.”

Gli aiuti statali non risaneranno l’economia fintanto che chi ha provocato il disastro non sarà messo in condizione di non più nuocere:

“… l’operazione di salvataggio del 2008-2009 ha offerto un nutrimento record al tesoro pubblico. Più di 350 miliardi di dollari sono stati distribuiti da un fallimentare Segretario del Tesoro di destra alle maggiori banche e associazioni finanziarie – per non parlare dei più di 4000 miliardi che sono giunti dalla Federal Reserve.Sappiamo che i grandi banchieri hanno usato parte del fondo di salvataggio per comprare piccole banche e sostenere altre banche oltreoceano.
Amministratori delegati e altri dirigenti di alcune tra le principali banche stanno spendendo i soldi della salvezza in favolosi premi aziendali e sontuose vacanze alle terme. Allo stesso tempo, i maggiori beneficiari del piano di salvataggio come Citigroup e Bank of America hanno licenziato migliaia di impiegati, ponendo la domanda: perché, in primo luogo, veniva loro dato tutto quel denaro?

Mentre centinaia di miliardi sono stati distribuiti tra le persone che hanno causato tale catastrofe, il mercato immobiliare ha continuato ad afflosciarsi, il credito è rimasto paralizzato, la disoccupazione è aumentata, e il potere d’acquisto è sprofondato ai minimi storici.

In sintesi, il capitalismo industriale del libero mercato è di per sé un disastro in perenne pericolo di esplosione. La sua essenza è la trasformazione della natura vivente in montagne di comodità e delle comodità in mucchi di capitale morto. Se lasciato al suo destino, il capitalismo appioppa la sua ‘diseconomia’ e la sua tossicità al pubblico e all’ambiente naturale – e infine inizia ad auto-divorarsi.

L’immensa disuguaglianza del potere economico che esiste nella nostra società si traduce in una formidabile disuguaglianza di potere politico, che rende praticamente impossibile imporre delle regole democratiche. Se i paladini dell’America Industriale vogliono conoscere cos’è che realmente minaccia ‘il nostro stile di vita’, è il loro stile di vita, il modo di rubacchiare illimitatamente il loro stesso sistema, distruggendo le reali fondamenta su cui poggiano, la vera comunità di cui si nutrono abbondantemente.
(Traduzione a cura di MAURO SACCOL per www.comedonchisciotte.org )

Torno alla provocazione che ho lanciato all’inizio. E se fosse una crisi pilotata, con una base concreta ma un enorme cappello di propaganda usata come arma terroristica per mantenere la maggioranza della popolazione lontana da ricchezze che si vogliono tenere per sé? Vorresti il benessere ma non posso dartelo perchè c’è la crisi (ed io intanto mi strafogo).

La metafora del Titanic non è così sbagliata. Ricordate? Chiusero i poveri nelle cuccette di terza classe, di sotto, ad annegare come topi, mentre i ricchi lasciavano la nave sulle scialuppe. In numero appena sufficiente per loro.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Cartello inalberato dai manifestanti a Wall Street contro i profittatori di Borsa. Un invito a “saltare”, come i protagonisti della crisi del 1929.

E’ veramente possibile che interi paesi stiano per “fallire” (addirittura la prospera Austria) mentre il Re Nano insiste nel dire che la crisi non è una cosa seria e si può iniziare tranquillamente a sperperare denaro pubblico per costruire le Piramidi, la Grande Muraglia e il Ponte sullo Stretto?
E’ credibile questa crisi globale finanziaria che provocherà un olocausto economico gettandoci tutti sul lastrico (secondo le Cassandre della propaganda mediatica) mentre un minuto dopo, le stesse prefiche ci annunciano la lieta novella che il mercato del lusso è in crescita verticale e ci vengono proposte le ultime novità del Salone dell’Auto con le quattroruote più costose del mondo, sottintendendo che c’è chi si metterà in fila per comperarle?

Tutto ciò è molto strano e non so se si può interpretare come una manifestazione di pura incoscienza. Come quella di coloro che, mentre il Titanic stava già spezzandosi in due, continuavano a ballare e cantare.
Nella mia infinita ingenuità mi immagino che se crollasse un Paese intero perchè vanno a puttane finanza ed economia, anche i ricchi dovrebbero perdere soldi e andare in rovina. Fino a lanciarsi, come nel 1929, dai grattacieli. Patapunfete!
Invece, se il lusso propera, evidentemente c’è chi non è molto preoccupato. Non si ha neppure notizia di un aumento di prenotazioni di voli per le Cayman e gli altri paradisi fiscali per rischio di rivoluzione imminente.
Per chi non ha capitali accumulati e vive del proprio salario invece è diverso. C’è il panico di perdere il lavoro, di impoverirsi, addirittura di non riuscire a sopravvivere. La crisi è sulla bocca di chi appartiene ai ceti medio-bassi. E’ come essere tornati alla paura della peste.

Questa crisi è un fenomeno proteiforme, che ha tutte le caratteristiche del classico spauracchio. A volte sembra che ci sia già, altri giorni dicono che non è ancora arrivata ma arriverà.
Cos’ha detto però Berlusconi? Che la crisi non è così drammatica, che i media esagerano. Uno che afferma ciò può essere o matto, o un incosciente oppure qualcuno che la sa lunga.

Premesso che hanno fatto due guerre basandosi su balle clamorose, che l’Undici Settembre potrebbe essere stata la truffa politico-terroristica del secolo, giusto per esagerare e andare sull’hard della provocazione: la crisi è reale o è una trovata per allargare ancora di più la forbice tra plutocrazia e democrazia?
Faccio un esempio pratico: se si sparge la voce che c’è crisi, tutti i giornali ne parlano e il tam tam corre tra la gente comune come un virus:”c’è la crisi”, “è colpa della crisi”, “eh, la crisi!”, non rappresenterebbe questo l’alibi perfetto per le aziende per LICENZIARE? Cosa che si struggono di fare continuamente ma che, se non vi sono motivi gravi per giustificarlo, con l’Articolo 18 e le altre leggi di tutela del lavoro che lo impediscono, gli risulta impossibile? Se c’è la Crisi chi può più accusarli di liberarsi con poco sforzo di manovalanza in surplus? Sei licenziato perchè c’è la crisi. Ma la crisi c’è veramente?
Chi controlla poi veramente i bilanci? Chi controlla che i fondi risparmiati sulla forza lavoro non vengano poi reinvestiti, segno che i soldi ci sono e non mancano come si vorrebbe far credere?

Un’analisi particolarmente dettagliata e illuminata della crisi “peggiore di quella del 1929″ l’ha compiuta Michael Parenti in questo articolo, tradotto su Comedonchisciotte, del quale vi propongo alcuni stralci, lasciandovi il link per leggerlo integralmente sul sito.

Dopo aver descritto il contrasto in America tra Plutocrazia e Democrazia, un concetto caro anche a Gore Vidal, Parenti compie un’acuta disamina delle cause dell’attuale congiuntura mondiale partendo da una critica al capitalismo:

“I capitalisti privati non incoraggiano la prosperità più di quanto non propaghino la democrazia. La maggior parte del mondo è capitalista, e la maggior parte del mondo non è né prospera né particolarmente democratica. Basti pensare alla Nigeria capitalista, all’Indonesia capitalista, alla Thailandia capitalista, alla Haiti capitalista, alla Colombia capitalista, al Pakistan capitalista, al Sud Africa capitalista, alla Lettonia capitalista, e vari altri membri del Mondo Libero – o più precisamente il Mondo del Mercato Libero.
Una popolazione ricca, politicamente colta e con alte aspettative riguardo i propri standard di vita e un forte senso dei propri diritti, che spinga per ottenere migliori condizioni sociali, non corrisponde alla nozione plutocratica di manodopera ideale e di gestione flessibile. Gli investitori privati preferiscono un popolazione povera. Più sei povero, più duro lavorerai – per ottenere di meno. Più sei povero, meno sei equipaggiato per difenderti dagli abusi della ricchezza.
Nel mondo industriale del ‘libero mercato’, il numero di miliardari sta crescendo sempre più velocemente mentre il numero delle persone che vivono nella povertà sta aumentando ad un ritmo più veloce della crescita della popolazione mondiale. La povertà si diffonde mentre la ricchezza si accumula.”

Venendo all’attualità, ecco come Parenti interpreta le ultime megafrodi finanziarie.

“Nel disastro del 2008-2009 il surplus finanziario crescente ha creato un problema per la classe ricca: non c’erano abbastanza opportunità per investire. Trovandosi con più soldi del previsto, di cui non saper cosa fare, i grandi investitori hanno convogliato immense somme in mercati degli immobili inesistenti e in altre avventure sospette, un miscuglio di hedge funds, derivati, credit default swaps, prestiti rapaci e via dicendo.

Tra le vittime ci sono stati anche altri capitalisti, piccoli investitori e i moltissimi lavoratori che hanno perso miliardi di dollari di risparmi e pensioni. Probabilmente il principale brigante è stato Bernard Madoff. Descritto come “un leader di vecchia data dell’industria del sistema finanziario”, Madoff ha gestito un fondo fraudolento, che ha rastrellato 50 miliardi di dollari da investitori benestanti, ripagandoli “con moneta che non esisteva”, dato che la metteva lui stesso. La plutocrazia divora il suo stesso bambino.

La crisi del 2008-2009 è causata da una cronica tendenza alla sovrapproduzione e all’iper-accumulo finanziario, così come diceva Marx? Oppure è il risultato della personale avarizia di persone come Madoff? In altri termini, il problema è individuale o proprio del sistema? In realtà, le due soluzioni non sono mutualmente esclusive.
Il capitalismo nutre i colpevoli e ricompensa i più scaltri e senza scrupoli tra di loro. I crimini e le crisi non sono risultati irrazionali di un sistema razionale, ma il contrario: sono conseguenze razionali di un sistema irrazionale e amorale. Peggio ancora, i conseguenti salvataggi multimiliardari fatti dai governi vengono convertiti in opportunità per saccheggiare. Non solo lo stato fallisce nel regolamentare il capitalismo, ma diventa esso stesso un rapinatore, prendendo vaste somme dalla macchina federale del denaro, salassando chi paga le tasse.”

Gli aiuti statali non risaneranno l’economia fintanto che chi ha provocato il disastro non sarà messo in condizione di non più nuocere:

“… l’operazione di salvataggio del 2008-2009 ha offerto un nutrimento record al tesoro pubblico. Più di 350 miliardi di dollari sono stati distribuiti da un fallimentare Segretario del Tesoro di destra alle maggiori banche e associazioni finanziarie – per non parlare dei più di 4000 miliardi che sono giunti dalla Federal Reserve.Sappiamo che i grandi banchieri hanno usato parte del fondo di salvataggio per comprare piccole banche e sostenere altre banche oltreoceano.
Amministratori delegati e altri dirigenti di alcune tra le principali banche stanno spendendo i soldi della salvezza in favolosi premi aziendali e sontuose vacanze alle terme. Allo stesso tempo, i maggiori beneficiari del piano di salvataggio come Citigroup e Bank of America hanno licenziato migliaia di impiegati, ponendo la domanda: perché, in primo luogo, veniva loro dato tutto quel denaro?

Mentre centinaia di miliardi sono stati distribuiti tra le persone che hanno causato tale catastrofe, il mercato immobiliare ha continuato ad afflosciarsi, il credito è rimasto paralizzato, la disoccupazione è aumentata, e il potere d’acquisto è sprofondato ai minimi storici.

In sintesi, il capitalismo industriale del libero mercato è di per sé un disastro in perenne pericolo di esplosione. La sua essenza è la trasformazione della natura vivente in montagne di comodità e delle comodità in mucchi di capitale morto. Se lasciato al suo destino, il capitalismo appioppa la sua ‘diseconomia’ e la sua tossicità al pubblico e all’ambiente naturale – e infine inizia ad auto-divorarsi.

L’immensa disuguaglianza del potere economico che esiste nella nostra società si traduce in una formidabile disuguaglianza di potere politico, che rende praticamente impossibile imporre delle regole democratiche. Se i paladini dell’America Industriale vogliono conoscere cos’è che realmente minaccia ‘il nostro stile di vita’, è il loro stile di vita, il modo di rubacchiare illimitatamente il loro stesso sistema, distruggendo le reali fondamenta su cui poggiano, la vera comunità di cui si nutrono abbondantemente.
(Traduzione a cura di MAURO SACCOL per www.comedonchisciotte.org )

Torno alla provocazione che ho lanciato all’inizio. E se fosse una crisi pilotata, con una base concreta ma un enorme cappello di propaganda usata come arma terroristica per mantenere la maggioranza della popolazione lontana da ricchezze che si vogliono tenere per sé? Vorresti il benessere ma non posso dartelo perchè c’è la crisi (ed io intanto mi strafogo).

La metafora del Titanic non è così sbagliata. Ricordate? Chiusero i poveri nelle cuccette di terza classe, di sotto, ad annegare come topi, mentre i ricchi lasciavano la nave sulle scialuppe. In numero appena sufficiente per loro.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

L’avete già vista la nuova pubblicità del telesalvalavita, quello che, se lo azioni, arrivano i nostri? Spot alquanto ansiogeno e straordinariamente d’attualità.
Due ragazze si rifugiano in macchina in un parcheggio deserto, di notte, inseguite da quattro malintenzionati, sicuramente stupratori, che le circondano girando attorno all’auto con fare minaccioso. Una scena che ne ricorda moltissimo una tratta da “L’angelo della vendetta” di Abel Ferrara, un classico del genere exploitation rape & revenge. Solo che, nel film, Thana stermina tutti i sette omuncoli. Tutto da sola e con soli sette colpi di una calibro 45.
Nello spot invece, una delle due ragazze inizia ad agitarsi ed invita l’amica a chiamare subito aiuto. “L’ho già fatto”, annuncia l’altra senza scomporsi più di tanto. Le è bastato premere i due pulsanti, (contemporaneamente, se no non funziona!), del telesalvalavita.

E’ in pratica lo stesso aggeggio dei vecchietti, quelli che sono sulla panchina ed uno si sente male ma il meno rincoglionito dei tre, che aveva il telesalvalavita, ha già allertato la Protezione Civile, il corpo dei marines e Dr. House in persona.
E’ un caso che per ampliare il mercato dei potenziali clienti di un dispositivo di telesoccorso si sia pensato di uscire dall’ambito dei soliti anziani per rivolgersi alle donne minacciate sempre più di frequente da extracomunitari infoiati, come ci raccontano i TG ogni sera con la bava alla bocca?
Un caso di instant marketing o campagna pronta già da tempo?

Naturalmente, care sorelle, è necessario portarsi il baracchino del telesoccorso sempre dietro, non scordarsi di tenerlo carico, averlo a portata di mano per non doversi mettere a ravanare nella borsa a sacco e sperare infine di non trovarsi in pieno effetto urban canyon, cioè in un luogo dove il GPS non becca il satellite manco a calci. Per esempio tra i grattacieli, nei caruggi di Genova ma anche in mezzo ad un bosco e con il tempo nuvoloso. Per non parlare della propria abitazione se per caso lo stupratore è persona nota, marito o convivente ed italianissimo.
Dico questo a meno che il congegno non sia realizzato con tecnologia eGPS, che dovrebbe risolvere i noti problemi di georeferenziazione. In tal caso non parlo più. Nel sito però si parla solo di GPS e GPRS e il dubbio dell’effetto canyon rimane.

Spray al peperoncino, telesalvalavita, stelle ninja, tutte cose utilissime, sperando di non essere prima scippate della borsa dove teniamo tutto questo prezioso armamentario. Perchè se continua il terrorismo, più che borse rischiamo di doverci portare dietro delle santebarbare. Dove la calibro 45 non potrà più mancare. A portata di mano nel cinturone.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

L’avete già vista la nuova pubblicità del telesalvalavita, quello che, se lo azioni, arrivano i nostri? Spot alquanto ansiogeno e straordinariamente d’attualità.
Due ragazze si rifugiano in macchina in un parcheggio deserto, di notte, inseguite da quattro malintenzionati, sicuramente stupratori, che le circondano girando attorno all’auto con fare minaccioso. Una scena che ne ricorda moltissimo una tratta da “L’angelo della vendetta” di Abel Ferrara, un classico del genere exploitation rape & revenge. Solo che, nel film, Thana stermina tutti i sette omuncoli. Tutto da sola e con soli sette colpi di una calibro 45.
Nello spot invece, una delle due ragazze inizia ad agitarsi ed invita l’amica a chiamare subito aiuto. “L’ho già fatto”, annuncia l’altra senza scomporsi più di tanto. Le è bastato premere i due pulsanti, (contemporaneamente, se no non funziona!), del telesalvalavita.

E’ in pratica lo stesso aggeggio dei vecchietti, quelli che sono sulla panchina ed uno si sente male ma il meno rincoglionito dei tre, che aveva il telesalvalavita, ha già allertato la Protezione Civile, il corpo dei marines e Dr. House in persona.
E’ un caso che per ampliare il mercato dei potenziali clienti di un dispositivo di telesoccorso si sia pensato di uscire dall’ambito dei soliti anziani per rivolgersi alle donne minacciate sempre più di frequente da extracomunitari infoiati, come ci raccontano i TG ogni sera con la bava alla bocca?
Un caso di instant marketing o campagna pronta già da tempo?

Naturalmente, care sorelle, è necessario portarsi il baracchino del telesoccorso sempre dietro, non scordarsi di tenerlo carico, averlo a portata di mano per non doversi mettere a ravanare nella borsa a sacco e sperare infine di non trovarsi in pieno effetto urban canyon, cioè in un luogo dove il GPS non becca il satellite manco a calci. Per esempio tra i grattacieli, nei caruggi di Genova ma anche in mezzo ad un bosco e con il tempo nuvoloso. Per non parlare della propria abitazione se per caso lo stupratore è persona nota, marito o convivente ed italianissimo.
Dico questo a meno che il congegno non sia realizzato con tecnologia eGPS, che dovrebbe risolvere i noti problemi di georeferenziazione. In tal caso non parlo più. Nel sito però si parla solo di GPS e GPRS e il dubbio dell’effetto canyon rimane.

Spray al peperoncino, telesalvalavita, stelle ninja, tutte cose utilissime, sperando di non essere prima scippate della borsa dove teniamo tutto questo prezioso armamentario. Perchè se continua il terrorismo, più che borse rischiamo di doverci portare dietro delle santebarbare. Dove la calibro 45 non potrà più mancare. A portata di mano nel cinturone.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

«Bruciare una bandiera, di Israele come di qualsiasi altro Paese, è intollerabile, perché sta a significare la volontà di distruggere quello Stato. La volontà di distruggere lo Stato di Israele è scritta anche nello statuto di Hamas e questo lo dico a coloro che spesso in Italia sembrano dimenticarlo», ha detto il presidente di Montecitorio.
«Bruciare una bandiera non è soltanto un reato, ma un atteggiamento che merita ferma condanna, perché dà vita a politiche di tipo terroristico».

OAS_AD(‘Bottom1′);
Articolo 292 – (Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato).
Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La pena è aumentata da euro 5.000 a euro 10.000 nel caso in cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale.
Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione fino a due anni.

Articolo 299 – (Offesa alla bandiera o ad altro emblema di uno Stato estero). – Chiunque nel territorio dello Stato vilipende, con espressioni ingiuriose, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, la bandiera ufficiale o un altro emblema di uno Stato estero, usati in conformità del diritto interno dello Stato italiano, è punito con l’ammenda da euro 100 a euro 1.000“.
(Le nuove norme sui reati d’opinione, Ddl Senato 25.1.2006)

In Italia bruciare la bandiera è reato, è vero, come recita il codice penale che ho citato, derivato dal Codice Rocco. In America invece si lotta da anni contro l’emendamento alla Costituzione che renderebbe il flag burning un reato.
Come dire che vi è differenza significativa tra paesi come l’Italia e paesi come gli Stati Uniti, in termini di libertà di espressione.

«Ci sono diversi modi per dimostrare di voler distruggere uno Stato: scriverlo nel proprio statuto, come ha fatto Hamas, o dando fuoco a una bandiera. Non credo che ci sia una differenza significativa», ha proseguito il presidente Fini.

Orcaboia, qui siamo in pieno pensiero magico. Io brucio la bandiera e, di lì a poco, le ferrovie e le autostrade del paese che odio si liquefanno, i palazzi crollano, si apre un’immensa voragine e il paese canaglia sparisce in una nuvola piroclastica con i suoi nemici che ballano allegri la lambada sulle sue rovine.
Non c’è differenza significativa, dice Fini, tra l’atto simbolico e l’atto fattuale. Pensiero e azione.
A questo punto, per eliminare un capo di stato odioso, chi glielo fa fare ai terroristi di piazzare bombe e kamikaze ben imbottiti di C4? Basterebbe una bambolina voodoo e una manciata di spilloni ben appuntiti.

Ricapitolando. Chi brucia la bandiera vuole distruggere Israele. Hamas vuole distruggere Israele. Chi brucia la bandiera è come Hamas.
Ma Hamas ha mai provato a bruciare la bandiera di Israele?


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

«Bruciare una bandiera, di Israele come di qualsiasi altro Paese, è intollerabile, perché sta a significare la volontà di distruggere quello Stato. La volontà di distruggere lo Stato di Israele è scritta anche nello statuto di Hamas e questo lo dico a coloro che spesso in Italia sembrano dimenticarlo», ha detto il presidente di Montecitorio.
«Bruciare una bandiera non è soltanto un reato, ma un atteggiamento che merita ferma condanna, perché dà vita a politiche di tipo terroristico».

OAS_AD(‘Bottom1′);
Articolo 292 – (Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato).
Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La pena è aumentata da euro 5.000 a euro 10.000 nel caso in cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale.
Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione fino a due anni.

Articolo 299 – (Offesa alla bandiera o ad altro emblema di uno Stato estero). – Chiunque nel territorio dello Stato vilipende, con espressioni ingiuriose, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, la bandiera ufficiale o un altro emblema di uno Stato estero, usati in conformità del diritto interno dello Stato italiano, è punito con l’ammenda da euro 100 a euro 1.000“.
(Le nuove norme sui reati d’opinione, Ddl Senato 25.1.2006)

In Italia bruciare la bandiera è reato, è vero, come recita il codice penale che ho citato, derivato dal Codice Rocco. In America invece si lotta da anni contro l’emendamento alla Costituzione che renderebbe il flag burning un reato.
Come dire che vi è differenza significativa tra paesi come l’Italia e paesi come gli Stati Uniti, in termini di libertà di espressione.

«Ci sono diversi modi per dimostrare di voler distruggere uno Stato: scriverlo nel proprio statuto, come ha fatto Hamas, o dando fuoco a una bandiera. Non credo che ci sia una differenza significativa», ha proseguito il presidente Fini.

Orcaboia, qui siamo in pieno pensiero magico. Io brucio la bandiera e, di lì a poco, le ferrovie e le autostrade del paese che odio si liquefanno, i palazzi crollano, si apre un’immensa voragine e il paese canaglia sparisce in una nuvola piroclastica con i suoi nemici che ballano allegri la lambada sulle sue rovine.
Non c’è differenza significativa, dice Fini, tra l’atto simbolico e l’atto fattuale. Pensiero e azione.
A questo punto, per eliminare un capo di stato odioso, chi glielo fa fare ai terroristi di piazzare bombe e kamikaze ben imbottiti di C4? Basterebbe una bambolina voodoo e una manciata di spilloni ben appuntiti.

Ricapitolando. Chi brucia la bandiera vuole distruggere Israele. Hamas vuole distruggere Israele. Chi brucia la bandiera è come Hamas.
Ma Hamas ha mai provato a bruciare la bandiera di Israele?


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Il titolo è fazioso, lo so. I kilombisti paurosi ci vedranno una metaforica svastica intrecciata con la stella di David. Non me ne frega una sega.
Non si bombarda un luogo affollato come Gaza con i missili veri (mica quelle chiaviche volanti dei Qassam, che hanno solo il vizio di cadere ‘ndo cojo cojo) a meno che non ci si voglia porre al di sopra delle leggi internazionali. Noi israeliani siamo noi e voi, i palestinesi e il resto del mondo, non siete un cazzo.

Hamas ha rotto la tregua? Sono settimane che Israele voleva fare questo attacco, se ne struggevano, non è stato un raptus, quindi c’è premeditazione.
Hamas minaccia di ricominciare a sparare i Qassam? Solo per questo fai 150 morti e qualche centinaio di feriti, tirando consapevolmente sui civili?
Cosa pensa, la iena Livni, che i palestinesi per questo si cagheranno sotto e andranno in massa a leccarle il culo, rinunciando al loro diritto alla libertà?

La tragedia dei due popoli è che sono più simili, in quanto a testardaggine, di quanto non ammetteranno mai. Nessuno dei due cederà mai, a maggior ragione chi attende da sessant’anni giustizia.
In quel posto maledetto ci sarà la pace solo quando qualcuno dall’esterno avrà preso a calci in culo entrambe le parti. Per primo quel ragazzino viziato pieno di armi ultramoderne che si diverte a torturare gli animali (i palestinesi) e che le ha tutte vinte, qualsiasi cosa faccia, dalla sua imperiale yiddishe mame.
Ecco, io oggi prenderei a calci in culo volentieri lui, la su’ mamma e la iena.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Flickr Photos

Robert Langdon è asciuto pazzo!

La Famiglia Lodoms

pierluigi magno

castrazionechimica

More Photos

Blog Stats

  • 8,987 hits

Tag

Categorie