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Il mio stipendio è il minimo! Perché tutte le spese che ho le sostengo con i miei soldi. Spese che giustamente servono a mantenere il rapporto con l’elettorato. [...]
La vicenda dei minatori cileni, del resto, se è finita felicemente dal punto di vista del salvataggio, continua sul piano delle rivendicazioni salariali e della sicurezza del lavoro. Da mesi non ricevono la paga, e si parla di circa € 300,00 al mese (Mourinho all’Inter li guadagnava in un quarto d’ora). Non bisogna dimenticare che la loro odissea è nata perchè non erano state rispettate le regole in tema di sicurezza.
Ecco perchè fin dall’inizio si è buttata la faccenda, da parte dei media, sul reality show, con il preciso intento di nascondere, sotto una montagna di merda mediatica, la vera questione in ballo e cioè perchè era accaduto l’incidente e come mai le regole di sicurezza non vengano mai rispettate da chi di dovere. Con l’immondo TG5 delle marieantoniette in diretta dal Petit Trianon tutte garrule e con le caprette che fanno ciao, a fare il paragone tra l’uscita del minatore dal pozzo di lavoro a 700 metri di profondità e l’uscita del tronista rintronato dalla casa del Grande Fratello. Caro minatore Sepulveda, sei stato nominato.
E allora, cari lacchè e madame pompadour, facciamone un altro, di reality. Uno talmente figo che la gente smetterà di mangiare e scopare per guardarlo. Non voglio soldi da Endemol, vi cedo l’ideona gratis.
Ho già il titolo: “La Miniera dei Famosi”. Quanti erano i minatori di Atacama, 33? Ok, facciamoci prestare la miniera, tanto la proprietà è fallita nonostante avessero risparmiato fino all’ultimo centesimo nella messa in sicurezza dell’impianto e mandiamo giù a 700 metri questa squadra fenomenale di wannabe minatori dal volto bruno. Poi facciamo esplodere l’ambaradan e ricreaiamo la condizione dei mineros ma con 33 Famosi prigionieri nelle viscere della terra. Da brividi.
Ecco la seleção. Io comincerei dalle signore e, in specie, dall’onorevole Carlucci, in onore della citazione che ci ha donato in apertura. Poi, in ordine di discesa: Daniela Santanchè (che si occuperà di servire il té), Simona Ventura (un esperto di reality ci vuole e poi ha la voce bella tonante che si sente giù dai 700 metri), Belen (non può mancare), Mariastella Gelmini, Giulio Tremonti ( a sostenere le speranze dei reclusi dicendo che non ci sono i soldi per le operazioni di recupero), Bondi (per un pò di cooltura), La Russa, i Bossi padre e trota, Ghedini (per i mavalà e i macosadice), Bruno Vespa e Minzolini, Santoro e Masi a dividere il medesimo strapuntino, Belpietro e Feltri in rappresentanza del grande giornalismo. E poi: Lele Mora di bianco vestito e Fabrizio Corona, Daniele Capezzone come portavoce, Dolce e Gabbana e, ad allietare le serate al buio, il maestro Apicella. Perchè proprio Apicella? Eh, lo so io, abbiate pazienza. Per il conforto religioso e la contestualizzazione di eventuali bestemmie scenderà nel pozzo Mons. Fisichella.
In rappresentanza del mondo del lavoro, settore padronato, mandiamo giù, in rappresentanza di Confindustria, Marchionne e la Marcegaglia, il patron della Ducati che sostiene che i cinque minuti concessi ai lavoratori per lavarsi le mani prima della pausa pranzo devono essere eliminati perchè cinque minuti per la produttività sono molti, il ministro Gianfranco Rotondi contrario alla pausa pranzo tout-court, e Bonanni, che è un sindacalista ma non si nota più di tanto.
Già che ci siamo, caliamo nella Fenix anche Bersani, Vendola e Ferrero (per vedere se in segregazione forzata si riesce a formare una sinistra unita).
Last but not least, per ingenerare ottimismo, fiducia, raccontare barzellette e aiutare la Santanchè a formare i tea party, l’unico capace di compiere il miracolo, di assicurare che tutti saranno portati in salvo a tempo di record. Del resto fuori, a coordinare i soccorsi, vi sarà Bertolaso e quindi si parla di botti di ferro per tutti.
Insomma, l’ultimo a scendere, il 33° Famoso, sarà il nostro amato presidente del consiglio Silvio Berlusconi.
Con il Presidente Napolitano che, in nome della condivisione, finita la discesa, sigillerà il tunnel.
Non fanno che ripetercelo, i tamburi di latta delle news. LA CRISI. Verranno tempi cupi, da veri lupi e non di quelli romanisti. Eh, caro lei, la CRISI.GLI-ITALIANI-NON-ARRIVANO-A-FINE-MESE. “ohm!”
La CRISI c’è ma colpisce solo certe categorie di persone che si fa presto ad elencare: lavoratori precari, pensionati, dipendenti senza occupazione stabile e a rischio licenziamento e disoccupati.
Per gli altri, i ricchi e i loro lecchini e lecché, la crisi non c’è ma bisogna far finta che colpisca anche loro perchè se no la ricchezza che ostentano diventa insopportabilmente oscena.
Il ricco soffre sempre di un terribile senso di colpa per essere tale perchè in fondo sa che la ricchezza, soprattutto quella eccessiva, nasce sempre dall’ingiustizia.
Per questo è tanto aggressivo ed ostile nei confronti dei poveri e di coloro che sarebbero per una redistribuzione più equa delle risorse. Quelli che una volta si chiamavano comunisti, per intenderci. La scomparsa dei poveri dalla faccia della terra sarebbe l’unico modo per far tacere il senso di colpa ma purtroppo i forni crematori costano in termini di bolletta del gas e i poveri sono troppi, ed aumentano ogni giorno di più.
Il ricco si gode ed ostenta la sua ricchezza ma lo fa volentieri soltanto tra i suoi simili, in clausura. Come le peggiori perversioni, la ricchezza si gode nel privé, nei club, nei circoli, in quelle Guantanamo di lusso che sono i villaggi turistici dove ci si abbuffa di aragosta mentre ad un chilometro muoiono di fame.
Purchè il povero stia al di là della recinzione va bene. Se il ricco deve passare tra due ali di folla che la crisi la vive veramente ha paura. Quindi, per lenire l’angoscia, minimizza la ricchezza.
Prendete una delle manifestazioni più merdose della cosiddetta buona società: la Prima della Scala, interessante solo per il fatto che i ricchi e le ricche sono costretti ad annoiarsi per qualche ora ascoltando pallosissima musica classica senza potersi rigirare più di tanto nelle poltrone.
Già l’anno scorso, per colpa dei morti della Thyssenkrupp, le sciurette dovettero aggirarsi quasi di soppiatto nel foyer.
Quest’anno, ancor più sottotono per colpa della CRISI, va di moda il fintoricco, il “sembro una madonna di Pompei ma è tutta roba finta, non sparate”.
L’hanno definita provocazione, quella della ricca di professione Marta Marzotto, di presentarsi con una parure di bigiotteria da €1,50 al pezzo “complata dai cinesi”.
Veronica sembrava una madonna pellegrina? Ma no, non era un collier da qualche milione di euro come ci si aspetterebbe dalla moglie di Berlusconi ma miseri cristalli di rocca.
Dobbiamo dedurre che, anche i soldi che hanno in banca, loro ed i loro mariti, siano in realtà le banconote del Monopoli?
Che fosse tutta scena lo dimostra il fatto che dopo, in separata sede e lontano dai cassintegrati e dai cobas, sono andati come sempre ad abbuffarsi alla cena di gala. Il solito risotto alla milanese che ormai esce da tutti i buchi, il filettino tartufato e cosine da qualche centinaio di euro a testa.
Ci fosse veramente la crisi avrebbero cenato con una bella zuppa del casale, sofficini, Panatine Rovagnati e un Cucciolone Motta. E magari, proprio per strafare ed in onore di S. Ambrogio, avrebbero finito con un Ferrero Rocher.
* Il titolo è un omaggio ad un noto cartello esposto su una bancarella di Napoli: “Autentiche borse di Vuitton false”.
Non fanno che ripetercelo, i tamburi di latta delle news. LA CRISI. Verranno tempi cupi, da veri lupi e non di quelli romanisti. Eh, caro lei, la CRISI.GLI-ITALIANI-NON-ARRIVANO-A-FINE-MESE. “ohm!”
La CRISI c’è ma colpisce solo certe categorie di persone che si fa presto ad elencare: lavoratori precari, pensionati, dipendenti senza occupazione stabile e a rischio licenziamento e disoccupati.
Per gli altri, i ricchi e i loro lecchini e lecché, la crisi non c’è ma bisogna far finta che colpisca anche loro perchè se no la ricchezza che ostentano diventa insopportabilmente oscena.
Il ricco soffre sempre di un terribile senso di colpa per essere tale perchè in fondo sa che la ricchezza, soprattutto quella eccessiva, nasce sempre dall’ingiustizia.
Per questo è tanto aggressivo ed ostile nei confronti dei poveri e di coloro che sarebbero per una redistribuzione più equa delle risorse. Quelli che una volta si chiamavano comunisti, per intenderci. La scomparsa dei poveri dalla faccia della terra sarebbe l’unico modo per far tacere il senso di colpa ma purtroppo i forni crematori costano in termini di bolletta del gas e i poveri sono troppi, ed aumentano ogni giorno di più.
Il ricco si gode ed ostenta la sua ricchezza ma lo fa volentieri soltanto tra i suoi simili, in clausura. Come le peggiori perversioni, la ricchezza si gode nel privé, nei club, nei circoli, in quelle Guantanamo di lusso che sono i villaggi turistici dove ci si abbuffa di aragosta mentre ad un chilometro muoiono di fame.
Purchè il povero stia al di là della recinzione va bene. Se il ricco deve passare tra due ali di folla che la crisi la vive veramente ha paura. Quindi, per lenire l’angoscia, minimizza la ricchezza.
Prendete una delle manifestazioni più merdose della cosiddetta buona società: la Prima della Scala, interessante solo per il fatto che i ricchi e le ricche sono costretti ad annoiarsi per qualche ora ascoltando pallosissima musica classica senza potersi rigirare più di tanto nelle poltrone.
Già l’anno scorso, per colpa dei morti della Thyssenkrupp, le sciurette dovettero aggirarsi quasi di soppiatto nel foyer.
Quest’anno, ancor più sottotono per colpa della CRISI, va di moda il fintoricco, il “sembro una madonna di Pompei ma è tutta roba finta, non sparate”.
L’hanno definita provocazione, quella della ricca di professione Marta Marzotto, di presentarsi con una parure di bigiotteria da €1,50 al pezzo “complata dai cinesi”.
Veronica sembrava una madonna pellegrina? Ma no, non era un collier da qualche milione di euro come ci si aspetterebbe dalla moglie di Berlusconi ma miseri cristalli di rocca.
Dobbiamo dedurre che, anche i soldi che hanno in banca, loro ed i loro mariti, siano in realtà le banconote del Monopoli?
Che fosse tutta scena lo dimostra il fatto che dopo, in separata sede e lontano dai cassintegrati e dai cobas, sono andati come sempre ad abbuffarsi alla cena di gala. Il solito risotto alla milanese che ormai esce da tutti i buchi, il filettino tartufato e cosine da qualche centinaio di euro a testa.
Ci fosse veramente la crisi avrebbero cenato con una bella zuppa del casale, sofficini, Panatine Rovagnati e un Cucciolone Motta. E magari, proprio per strafare ed in onore di S. Ambrogio, avrebbero finito con un Ferrero Rocher.
* Il titolo è un omaggio ad un noto cartello esposto su una bancarella di Napoli: “Autentiche borse di Vuitton false”.
Naomi Campbell negli ultimi tempi si è improvvisata giornalista e sta collaborando con la rivista inglese GQ per la quale sta realizzando una serie di interviste a statisti di tutto il mondo.Non vedo lo scandalo. Visto che i giornalisti patentati ormai suggeriscono le risposte ai potenti che intervistano dalla posizione sdraiata a pelle di leone, chissà che qualche buona domanda scomoda non venga d’ora in avanti alle top model. Hai visto mai?
E’ capitato che Naomi abbia incontrato il presidente venezuelano Hugo Chavez a Caracas per l’intervista che uscirà nel numero di febbraio.
Non aspettatevi la Fallaci, non tutte le domande contengono profonde disquisizioni politiche. Alcune sono leggere come uno chiffon di Versace e frivole come una mise di Gaultier:
“Chi è il despota più elegante?”
“Fidel, naturalmente.”
“Poseresti a torso nudo come Putin?”
“Perchè no, senti che muscoli!”
Secondo Naomi, Hugo è un fan delle Spice Girls e non gli dispiace il principe Carlo.
Cosa pretendevate? Le interviste con la storia non si fanno più con su l’elmetto di Oriana ma con i tacchi a spillo, c’est la vie. Ciononostante, Naomi offre a Chavez lo spunto per far sapere ancora una volta al mondo come la pensa sugli Stati Uniti ed il loro imperialismo.
Nelle redazioni italiane, quando hanno letto il nome Chavez associato a quello della top model, non hanno resistito.
Figurati se non ci scappava il peto mediatico, la strizzata d’occhi e il darsi di gomito l’un l’altro, a TG unificati. Succo del concetto che è colato giù dal teleschermo: sapete? Hugo si tromba la Naomi, ‘tacci sua.
Perché, sottotitolo, quelle come Naomi possono essere lì solo per trombare. Faccetta nera, sarai venezuelana, avrà pensato qualche vecchio gerarca da Minculpop.
Sono andata a cercare sulla stampa internazionale la notizia della supposta (non uso questo termine a caso) love story, per vedere se la cosa era riportata nello stesso modo in cui è stata raccontata dai giornali e telegiornali italiani in questi giorni. Insomma, se era vera.
La navigazione è stata proficua. Intanto ho scoperto su Fox News (non esattamente il “Rude Pravo”) che Naomi ha incontrato l’altro giorno a Buenos Aires anche il presidente argentino Cristina Fernandez con la quale ha parlato della liberazione degli ostaggi trattenuti dalle FARC in Colombia e non di fondotinta e allungaciglia.
Del resto, in passato è stata molto vicina a Nelson Mandela pur senza che i giornali inventassero alcuna love story tra lei e l’anziano leader sudafricano.
Su El Pais si racconta una storia diversa, se vogliamo. Vi si dice che Chavez sta ricevendo negli ultimi mesi le visite di molte personalità dello spettacolo interessate alla sua politica e che recentemente sono stati visti nel palazzo presidenziale attori come Sean Penn, Kevin Spacey e Danny Glover, quest’ultimo presente in una pellicola sovvenzionata dal governo di Caracas sulla vita del rivoluzionario Francisco de Miranda. Tutti là non per scopi sessuali ma per motivi per qualcuno ancora più scandalosi.
Chavez è un abile marpione che sa farsi pubblicità anche rispondendo alle domande sciocchine da passerella ma nello stesso tempo è uno che ha dei progetti. Meglio sminuirlo parlando di lui come chiavatore e basta.
La notizia della tresca, rilanciata dalla nostra stampa, non a caso nasce da un giornale ostile al governo venezuelano, “El Universal” della famiglia Armas. Uno di quei giornali che Chavez accusò di tramare contro il suo governo. Come dire, una fonte disinteressata ed obiettiva.
Nei giornali seri del mondo insomma la love story non c’e e non ve n’è traccia nemmeno su Just Jared, che è la discarica web di tutto il gossip vipparolo, la qual cosa è assai sospetta. Perdersi una notizia del genere non sarebbe da loro.
Al di là del vizio della stampa nostrana di ridicolizzare ad ogni piè sospinto il presidente Chavez, questa notizia è interessante per un altro motivo, al quale ho accennato prima.
Perché non si dovrebbe prendere sul serio una Naomi Campbell che fa interviste ai leaders del mondo quando si considera “Studio Aperto” un telegiornale?
Sembra che la weltanschauung di coloro che redigono le scalette dei telegiornali sia dominata dal pensiero che una modella debba essere prima di tutto una puttana e poi non debba essere credibile come giornalista. Che gli uomini importanti se la facciano sempre ed esclusivamente con le modelle, quindi con le puttane. E’ una visione del mondo serva dell’atteggiamento puttaniere di una certa classe politico-imprenditoriale, alla quale chi redige le notizie trash è fedele ideologicamente.
All’estero, sarà l’etica protestante, ma non sono così sfacciati e forse un minimo di rispetto per le donne rimane.
Viste le anticipazioni sulla nuova carriera di Naomi che ho letto sulla stampa estera mi permetto di suggerire ai gossipologi con specializzazione in corna comparate il seguito della telenovela.
Come racconta Daily News, tra le prossime interviste di Naomi vi sarà quella a Nicolas Sarkozy. O-la-la.
Potrete così inventare la gelosia di Carla Bruni che prende Naomi a chitarrate e se ne va sbattendo il portone dell’Eliseo oppure masturbarvi pensando a giochi erotici a due o a tre, magari con Cecilià che li frusta tutti quanti.
Il materiale c’è e il giornalismo da termovalorizzare è come la monnezza, praticamente inesauribile.
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Qual’è ultimamente il personaggio che dice sempre la sua in coda alle notizie di cronaca giudiziaria raccontate in televisione? Anche se verrebbe da dire Bonaiuti, in realtà è “l’avvocato difensore”.Di solito è l’avvocatone coi controcazzi che difende l’imprenditore, il politico o il VIP. Ogni tanto, è vero, compare anche l’avvocaticchio fresco di esame che difende d’ufficio ed al primo incarico il canaro della Garbatella trovato ancora con l’accetta in mano ma si tratta di casi rari. I poveri cristi qualunque non hanno questi privilegi, è un fenomeno prettamente d’elite.
Fateci caso, ormai ogni volta che la notizia criminis riguarda un potente caduto nelle maglie della magistratura, appare in video il suo avvocato difensore che dirà: “E’ una congiura, è fumus persecutionis, le prove non esistono, il mio cliente è completamente estraneo ai fatti, non esiste, ma figuriamoci.“
Siccome dopo queste affermazioni il servizio di solito si chiude e si passa a parlare delle previsioni del tempo e della sagra del formaggio di fossa, lo spettatore rimane con l’impressione, che può diventare certezza, che i magistrati passino il tempo ad incriminare onesti e laboriosi cittadini per puro sadismo. Come dice sempre quel politico-imprenditore di bassa statura.
L’altra campana da ascoltare per farsi un’idea obiettiva dei fatti sarebbero gli inquirenti, ma i giudici, i GIP e i GUP che compaiono in tv (ripresi chissà perchè sempre mentre camminano di fretta in strada) non parlano mai, sono sfuggenti, misteriosi e in fondo sinistri (non è una battuta).
Il problema è che se un magistrato o un giudice non si pronuncia sul caso che sta seguendo è normale, non è normale che gli avvocati difensori, siccome difendono dei pezzi grossi, imperversino sui media utilizzando ogni microfono acceso per le loro tesi difensive. In certi casi si assiste ad una vera e propria mitologizzazione della difesa, con l’avvocato che diventa protagonista di una vera e propria saga mediatica. Il caso Taormina-Cogne è emblematico e difficilmente i suoi record saranno eguagliati e battuti per molto tempo, come il record di Mennea a Città del Messico.
Gli avvocati diventano non solo divi mediatici ma, grazie al dono dell’ultima parola, depositari di verità assolute. “In quel tempo Taormina disse ai suoi giovani di studio, dalla lettera di Previti ai cronisti…”
Chi ha iniziato il filone dell’ultima parola alla difesa è, manco a dirlo, Berlusconi, che può contare su stuoli di avvocati i quali, possedendo lui qualche televisione più quella governativa per trascorsi meriti di premierato, possono arringare praticamente a reti unificate.
Il malcostume ora si è purtroppo esteso anche a personaggi di calibro inferiore che però fanno sempre parte del giro che conta: imprenditori di piccolo cabotaggio, immobiliaristi del quartierino, politicanti, papponi, cazzari, pusher e peracottari vari, per ognuno dei quali ci tocca ascoltare le solite lamentazioni del difensore d’alto bordo: “non può assolutamente rimanere in carcere”, soffre di depressione, claustrofobia ed alluce valgo”. “E’ gravemente ammalato” (praticamente tutti gli imprenditori che finiscono agli arresti sono cardiopatici gravi). La formula magica che apre tutte le porte delle celle è “le condizioni dell’imputato sono incompatibili con la vita carceraria”. Compatibili con le pippate di cocaina praticate fino al giorno prima, però.
Non si arresta mai un colpevole, sono tutti irrimediabilmente innocenti, anche di fronte all’evidenza. Quando un accusato viene beccato in flagrante con prove schiaccianti, gli avvocati americani hanno almeno la decenza di dire: “dimostreremo l’innocenza del nostro assistito in tribunale”. Da noi la parola d’ordine è sgamare il tribunale, magari con qualche legge fatta in casa dall’avvocato casualmente anche parlamentare e poi, ad ogni modo, si tratta sempre del pregiudizio di un giudice nei confronti del loro cliente. Se non fossero avvocati sarebbero normali paranoici affetti dal “Delirio di fumus persecutionis”.
Pensare che con Perry Mason gli avvocati erano riusciti quasi a rendersi simpatici.
Anni di casi appassionanti scanditi dal celebre “Vostro Onore” (che poi è una realtà solo anglosassone ma non fa niente, ancora adesso non riesco a credere che nei nostri tribunali non ci si rivolga al presidente con tale appellativo) e difese appassionate di poveretti salvati dalla galera e forse dalla sedia elettrica grazie alla parlantina sciolta e all’umanità di Perry.
Allora gli avvocati che si vedevano in televisione erano finti. Oggi sono veri, purtroppo, e possono contare su un palcoscenico enorme per perorare la causa dei loro potenti assistiti, i VIPs (Very Impunited Persons). Difesi, ricordiamolo sempre, non per amore ma per denaro, molto denaro.
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