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Poi non si vuole che qualche imprenditore spazientito parli di “ragazzi di bottega”.
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| Alessandro Profumo & Corrado Passera |
Scegliendo proprio il giorno dell’anniversario del più grave disastro nucleare civile della storia, quello di Chernobyl del 26 Aprile 1986, il nostro Nano Curie ha annunciato l’inizio di una nuova era nucleare in Italia, grazie anche all’aiuto della Russia che combinò quel gran casino.Prima di individuare un luogo in cui realizzare una centrale nucleare, ha concluso Berlusconi, “bisogna che cambi l’opinione pubblica italiana, dobbiamo fare una vasta opera di convincimento, guardando alla situazione francese”.
Saranno presto distribuiti leccalecca al plutonio ai bambini delle scuole per dimostrarne l’innocuità. In ogni caso le mamme si tranquillizzino. Dovesse manifestarsi qualche spiacevole effetto collaterale, non ha detto Nano Curie che il cancro sarà sconfitto in tre anni?
“Marco Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza.” (Claudio Scajola, 2002)Si sa, quello non è più un telegiornale, è un Telegiornale Duce con tanto di aquilotto ma è come Silvio e i suoi volonterosi scherani vorrebbero che fosse l’informazione in Italia: un unico inno alla grandezza del piccoletto.
Così, quando sento il direttore generale della RAI dire questa enormità che andrebbe scolpita sulla lapide posta sulla tomba della pluralità di informazione: “
“Occorre una riflessione sul servizio pubblico, che deve essere plurale. Ma nella mia carriera che mi ha portato a girare molti paesi del mondo non ho mai visto programmi anti-politici. Non ho mai visto all’estero reti di servizio pubblico che facciano programmi apoditticamente contro”.
mi tocca ribadire che non possiamo fare a meno di Santoro, nonostante faccia trasmissioni francamente pallose ed abbia perso lo smalto di “Samarcanda”.
Non esiste proprio che qualcuno debba decidere cosa io posso o non posso guardare.
Non vi piace “Annozero”, vi sta sul culo Travaglio, strangolereste Santoro con una calza di seta? E allora? Guardatevi Chuck Norris, leggetevi un manga, gettatevi da una rupe ma non rompete con la storia del Servizio Pubblico. Anche un telegiornale come il TG1 non dovrebbe comparire sul Servizio Pubblico perchè è insopportabilmente e odiosamente fazioso in senso ceauseschiano. Io non guardo “Annozero” perchè non mi va di sorbirmi i dibattiti con obbligo di Facci, Belpietro e Ghedini, ma se una sera putacaso mi andasse di guardarne una puntata, per i cento euro che verso a Masi ogni anno, esigo di vederlo. Anzi, dirò di più. Esigo di vederlo senza la presenza degli insopportabili parcondicisti che, mentre si tenta di fare un ragionamento, urlano “Mavalà, mavalà, mavalà, mavalà!” coprendosi le orecchie.
Parlando di programmi antipolitici (un eufemismo che significa antiBerlusconi, perchè se fossero antiDiPietro sarebbero benedetti e vincerebbero i telegatti), non so quali paesi abbia visitato Masi ma negli Stati Uniti, ad esempio, ci sono due conduttori di talk show, Jay Leno e David Letterman, che persino durante la guerra in Iraq hanno continuato a dirne da forca e da galera su G. W. Bush.
Gli sembrerà strano ma sono ancora lì a collezionare ascolti da paura, ed il fatto che ci sia Obama alla Casa Bianca non impedisce loro di continuare a fare satira sul potere.
Ah, ovviamente, nonostante gli dessero del cretino praticamente ogni sera, con il pubblico che si sganasciava dalle risate, Bush non si è mai sognato di accusarli di fare un uso criminoso della televisione perchè di lì a poco avrebbe visto arrivare l’ambulanza e gli infermieri a portarlo via.
Quando Clinton fu messo alla gogna per il caso Lewinsky nessuno si sognò di pretendere di oscurare pudicamente l’inchiesta e di definirlo gossip. I vestitini blu con le macchie di DNA presidenziale finirono su tutti i media e il presidente rischiò la cadrega.
Se Masi si riferisce alla Russia di Putin invece, mi sento quasi di dargli ragione. Là i giornalisti scomodi e che fanno domande vengono addirittura liquidati fisicamente.
Gli zelanti che se la fanno addosso dal terrore di dispiacere al duce si occupano ormai in pianta stabile del lavoro sporco di additare e condannare chi osa dare del nano al nano.
Ormai lui infatti gli editti bulgari non si scomoda più ad emanarli. Ci sono gli appositi araldi e le sue numerose badanti, per questo.
Il nano-ministro-curie Scajola, quello del rompicoglioni a Marco Biagi, non sopporta che cinque milioni di telespettatori abbiano finalmente conosciuto la signora D’Addario, della quale i telegiornali avevano accuratamente nascosto l’esistenza finora, mentre chi frequenta Internet ne conosce anche la taglia di reggiseno.
Così vuole un’inchiesta non su ciò che ha rivelato la escort ma su chi ha osato intervistarla.
L’unica cosa che dovrebbe interessare gli italiani è se questa signora dice la verità o mente (ed in questo caso perchè) e se dietro al conclamato frullo di passere a pagamento nelle residenze del premier non vi fosse dell’altro. Droga, per esempio, visto che i pappa indagati sono anche indagati per spaccio.
La magistratura indaga ma la stampa ha il diritto di informare il popolo di ciò che accade nelle stanze del potere. Comprese quelle ovali e da letto.
«Dettagli disgustosi. Rapporti anali non graditi, ore e ore di tormenti in attesa di una erezione che non fa capolino, discussioni sul prossimo set, consigli fra donne su come abbreviare i tormenti di una permanenza orizzontale pagata come pedaggio…»
Non è difficile cogliere la sottile e terrificante metafora italiana che fa ridere l’universo. L’economia non cresce perchè qualsiasi cosa che cresce, s’ingrossa e tira, potrebbe umiliare il vecchio. Il PIL è oggi a -6, implacabilmente moscio. Lui però, in preda a priapismo propagandistico, favoleggia imprese governative alla John Holmes. Con l’unico ostacolo rimasto per raggiungere la definitiva tumescenza rappresentato dal TG3, l’unico TG che si permette di ridacchiare di fronte all’ennesima cilecca presidenziale.
Premesso che non mi fiderei troppo delle sparate di Guzzanti senior in quanto già segnalatosi in passato per l’aver tenuto in piedi per mesi quel premiato bufalificio della Mithrokin, è comunque vero che le cose che racconta adesso sono risapute da mesi, se non anni.
E’ dalla notte dei tempi che si parla, come di un’amante quasi ufficiale, di una signorina, allora conosciuta solo alle pareti delle officine di elettrauto, e della presunta specialità da lei padroneggiata, tanto da essere tenuta in reperibilità 24/24, sempre a ‘sposizione dell’utilizzatore finale. I cosiddetti dettagli disgustosi vengono rilasciati con il contagocce, sempre su Internet e sui giornali, ma ormai sono noti quasi a tutti.
Quello che l’encefalino papiminkia non vuole capire è che non si mette in discussione il fatto che un Potente (scusate l’ironia) abbia un’amichetta o uno stuolo di amichette nel suo personale sgrullaio. Craxi pare si trombasse addirittura Moana, scusate se è poco.
E’ il sospetto che le amichette, anche quelle che vanno in giro vestite da suora facendo credere di essere vergini di ritorno, siedano tra i ministri che rende l’intero quadro politico italiano osceno come un pornazzo qualunque. Di quelli che cominciano nell’ambiente asettico di un ufficio e alla fine, alle segretarie, non rimane un orifizio anatomico vuoto.
E’ la presa in giro della millantata capacità politica, sono la camicettina bianca con il fiocco e il tailleur da funerale messi addosso a professioniste si ma del sesso, che stonano con l’idea di una classe politica. Una ministra può essere anche zoccola ma non deve diventare ministra perchè zoccola. Stiamo parlando del Liechtenstein, ovviamente.
Dicono che sono tutte calunnie ma è evidente che le ultime rivelazioni al vetriolo delle Faster Papicats Kill Kill! nascono dalla delusione di essere state trombate senza un’adeguata ricompensa: seggi e carriere politiche promesse e mai ottenute, maratone sessuali ripagate con un “grazie, tesoro”, un ciondolino, un buono Carrefour e basta.
Povere cocche. Non sapevano che è la vecchia sindrome del venditore porta a porta di sòle che ogni tanto riemerge.
I letti, si sa, attirano le cimici. Soprattutto quelli che vengono dalla Russia dove governa un ex caporione del KGB, esperto degli aggeggini più sofisticati per catturare anche i venticelli notturni provenienti dalle illustri, si fa per dire, chiappe.
Vuoi che quel gran bastardo non abbia pensato di tenere sotto controllo l’amico italiano con l’aiuto di qualche Vor pluritatuato e di donnine ricetrasmittenti? Magari per evitare di trovarselo un’altra volta tra le palle a tradimento mentre firma un accordo con la Turchia? Come si dice? Dai nemici mi guardi Iddio che dai Putin mi guardo io…
* come l’avrebbero chiamato durante il fascismo.
Oops, stavo quasi per dimenticarmi del suo compleanno, signor presidente. Spero che quest’anno non le avranno regalato il solito giornalista morto. Ormai ne ha un armadio pieno.
Oops, stavo quasi per dimenticarmi del suo compleanno, signor presidente. Spero che quest’anno non le avranno regalato il solito giornalista morto. Ormai ne ha un armadio pieno.
Oops, stavo quasi per dimenticarmi del suo compleanno, signor presidente. Spero che quest’anno non le avranno regalato il solito giornalista morto. Ormai ne ha un armadio pieno.
Che cos’è quella sottile inquietudine, quel filo sottile di ansia che mi prende allorchè dalla finestra aperta sento provenire quelle voci che parlano in russo nel cortile di casa mia? Non mi succede lo stesso se sento parlare inglese, arabo o senegalese.
Me lo ricordo benissimo, al mare d’estate. Se il vicino d’ombrellone teutonico alzava un po’ la voce con i kinder, gracchiando un “strunzachtfunfkunstengeselshafftscheissevierden!”, vedevi il nonno sussultare, aggrottare le sopracciglia e borbottare infine “Boia di tugni’!..” (tedeschi, n.d.t.)
Perchè a me capita la stessa cosa oggi con la coppia di badanti della mia vicina, (li chiameremo Ivan e Svetlana), anzianotti e per altro assolutamente inoffensivi (spero)?
Non sono cosacchi e nemmeno usano far abbe
verare i cavalli alla fontanella del giardino, eppure mi sorprendo, vergognandomene, a guardarli con sospetto. Non nascondo che si tratta proprio di sindrome da accerchiamento quando lei mi osserva di rimando con un’espressione da “io ti spiezzo in due” (ho il vago sospetto che la cosa sia reciproca).
Il motivo di questa reazione non sarà perchè sono venuta su in un periodo in cui dire russo significava solo ed unicamente nemico? E per giunta mica un nemico così ma uno che ti avrebbe volentieri distrutto senza dire “ba” con un bel fungo atomico velenoso facendosi una risata molto carasciò.
Non sarà perchè guardando quegli emozionanti film di fantascienza americani anni cinquanta sugli ultracorpi non mi era sfuggita, come a tutti gli altri spettatori, la rozza metafora? I baccelloni non sono baccelloni in realtà, sono i russi, che vogliono invaderci e distruggerci, portandoci via tutto ciò che abbiamo.
Ricordate, tanto per dirne una delle più recenti, l’angosciante canzone sfilacciamaroni di Sting, “Russians”, dell’era reaganiana?
Sono passati tanti anni. Da un giorno all’altro i russi sono ufficialmente diventati amici con i quali fare lingua in bocca, non sono mai stati comunisti (ma quando mai) ed è stato permesso loro di invaderci in forma strisciante, sotto forma di corpulente signore di una certa età che a volte si portano dietro i mariti (sicuramente ex Armata Rossa, forse addirittura ex KGB). A queste Stevlane affidiamo con assoluta fiducia addirittura i nostri vecchi ed amati genitori.
Non ci sono più i russi di una volta, dice.
L’ex canaglia del KGB dalla coscienza foderata d’amianto frequenta i salotti buoni e piscia nei cessi dorati nelle ville dei più virulenti anticomunisti. Con una enorme ed ipocrita spugnona si sono cancellati quarant’anni di guerra fredda perchè faceva comodo così.
L’inconscio però è una brutta bestia e l’imprinting un grandissimo figlio di puttana. Non puoi fregarli tanto facilmente. Dopo che hai martellato per anni un concetto nel cervello della gente non puoi pretendere di farlo sparire da un giorno all’altro con una specie di “Se mi voti ti cancello”.
Quindi, se noi siamo stati allevati a latte e “maledetti russi”, loro sono venuti su con l’idea che noi eravamo dei capitalisti di merda. E’ un pensiero che dobbiamo accettare, che ci piaccia o no. Ecco perchè dicevo che il guardarsi in cagnesco era reciproco.
Stai a vedere che l’unico modo per riavere una sinistra in Italia sarà dare il diritto di voto a Svetlana ed Ivan. Molto, molto carasciò.










