Quando fu chiaro che i radicali, fino a cinque minuti fa più Berlusconiani di Bondi, alle ultime elezioni si sarebbero alleati con il centrosinistra dopo un rapido matrimonio riparatore con i socialisti, mi vennero in mente le parole che Virgilio attribuisce a Re Priamo nell’Eneide: “Timeo Danaos et dona ferentes (“Temo i Greci anche quando portano doni”). Il riferimento è al famoso cavallo di Troia.

Va bene che bisognava fare mucchio e che nell’Unione c’è dentro di tutto e di più, ma in un paese dove questa attuale maggioranza ha vinto, sempre per restare in tema di cavalli, per meno di una lunghezza, con una opinione pubblica sempre pronta a cedere alle lusinghe del Grande Piazzista appena questi fa l’occhio languido da uno schermo televisivo ancora sottomesso a lui, come potevamo non prevedere che le “battaglie” di Pannella avrebbero creato qualche problemino all’alleanza, e innescato un interessante effetto Cavallo di Troia?

E’ vero che le stesse battaglie radicali erano state condotte sotto il precedente governo e che il cambio di campo derivava dalla delusione per le mancate promesse berlusconiane, ma nessun Pannella avrebbe mai potuto mettere in crisi il Divo di Arcore, se non altro perché il suo appoggio era rimasto esterno. Siamo certi che invece per il governo Prodi non stia accadendo il contrario?

Vediamo l’indulto e/o amnistia, uno dei pezzi forti del Marco e dei “pugnetti rosa” che il governo Berlusconi ha sempre tranquillamente ignorato senza subirne conseguenze in termini di consenso.
Sia ben chiaro, che esista un problema di sovraffollamento delle carceri è vero. Che in carcere ci finiscano di solito più i poveracci che i furbetti è sacrosanto. Tutte le campagne pannelliane hanno un fondo di verità e giustizia. Ma tutte queste buone ragioni sono state ora annichilite dalla mossa scellerata ed inciucista del governo di centrosinistra che ha allargato l’indulto ai reati finanziari con i risultati che ha così ben descritto Marco Travaglio, per non parlare delle multinazionali che potranno evitare i processi per inquinamento e boiate varie.
Ed ecco l’effetto cavallo di Troia, con i Troiani che per la verità si danno le martellate sui coglioni da soli per venire in aiuto ai Greci.

Lo si poteva prevedere, ripeto. Sarò fissata sul problema della comunicazione e del conflitto di interessi, ma con i TG ancora in mano alla vecchia maggioranza (tanto le televisioni non contano), non è parso vero a qualcuno di annunciarci che Erika e Omar usciranno dal carcere prima del solito. Manna per le viscere forcaiole di un certo elettorato.
Hai voglia di specificare che stupratori, pedofili, mafiosi non usciranno, ciò che rimane impresso nell’orecchio sensibile dell’elettore moderato borderline sempre oscillante tra destra e sinistra non è che si tenta di risolvere il problema delle carceri, è il fatto che uscirà lo scippatore di vecchiette e lo spacciatore (di eroina o erba; piccolo, o grande alla Pablo Escobar non è specificato dai media). In più, riguardo ai poveracci che usciranno, la sensazione è che si finisca come quando si aprirono i manicomi, tutti fuori e arrangiatevi.

Io temo che adesso i radicali ci riproveranno con i Pacs, l’abrogazione della legge restrittiva sulla procreazione assistita, magari la liberalizzazione delle droghe. Tutte cose giustissime che però per un certo elettorato, non dobbiamo nascondercelo, suonano come bestemmie in chiesa e diventano “i matrimoni dei froci”, “lo smembramento dei poveri embrioni” e “il bimbo di cinque anni che si farà la pera di eroina”.
Se si lasceranno le cose come stanno nel settore della comunicazione, si farà magari una modestissima legge che tuteli le coppie di fatto e l’opinione pubblica sarà indottrinata a considerarla come un attacco frontale alla Famiglia. Tutte cose che tolgono consensi al governo e preparano il terreno per il ritorno della destra al potere, che la Famiglia la difende veramente (a parte i doppi-tripli matrimoni, le amanti e le concubine di alcuni suoi esponenti).

L’effetto Cavallo di Troia funziona ovviamente solo perché c’è questo centrosinistra inciucione. Può darsi anche che la cosa non sia voluta, (sarebbe di un machiavellismo perverso) ma intanto io mi pongo la questione, anche perché ci lamentiamo dei Mastella ma sinceramente i radicali non mi sembra che ci azzecchino molto con la sinistra.

Ascolto Radio Radicale da più di vent’anni e da parecchio mi sembrano posizionati stabilmente sulla sponda neocon, con Capezzolone che è in stretto contatto con personaggi come Michael Ledeen, e la Bonino che ogni tanto si lascia scappare che bisognerebbe abolire i sindacati.
L’impostazione ideologica ultraliberista non mi sembra cambiata dall’ultimo salto della quaglia, mitigato dalla permanenza in fascia destra di coerenza dei Della Vedova & Taradash. Le rassegne stampa della Radio lette dall’ottimo direttore Bordin sono rimaste come prima simpatizzanti a destra e sono le uniche in Italia nelle quali sia prevista la lettura integrale de “il Foglio”.
La domenica mattina va in onda un’interessante rubrica sul Sudamerica che pare scritta dagli esuli cubani a Miami. Capezzone si, critica Berlusconi, ma è un volpino, attenti.
Solo Pannella si ostina ancora, ma dev’essere l’età, a chiamare tutti “compagni”. Gaber diceva: “Compagno radicale, la parola compagno non so chi te l’ha data, ma in fondo ti sta bene, tanto ormai è squalificata, compagno radicale, cavalcatore di ogni tigre, uomo furbino ti muovi proprio bene in questo gran casino”.

Insomma, si sta a sinistra con il portafoglio ma il cuore è rimasto a destra come prima. E alle prossime elezioni altro salto triplo carpiato, questa volta all’indietro.

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