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Sono le ultime… promesso!

Un gruppo di studenti finisce nelle grinfie di un maniaco che si nasconde in una sede dell’UDEUR – Mastel
Un paese in bancarotta – Kill PIL
Con che cosa campava la Maddalena secondo Dan Brown? – La pensione di Cristo
I calciatori sono gelosi delle loro fidanzate – Ma Kakà ti manda sola?
Storia di spionaggio all’italiana – Per un pugno di Pollari
Un povero toro prima di essere abbattuto – Maledetto il giorno che ti ho incornato.
Immobiliarista in difficoltà – Tesoro mi si sono ristretti i palazzi
Un grande avvocato – L’uomo che sussurrava i cavilli
E’ riuscita a dimagrire – La vita è snella
Un cannibale di bocca buona – Mangiare bene uomo donna
Ecco perché non si liberava – Matilda 6 stitica
La storia di un gruppo di sessantottini – Lotte prima degli esami
Circuisce la moglie altrui per arricchirsi – Il patrimonio del mio migliore amico
Giovani toscani maleducati – Le fave ignoranti
Film sdolcinato sugli amori adolescenziali – Melassa P.
La biografia di Didier Deschamps, nuovo allenatore juventino – Il gobbo di Notre Dame
Un giallo nel mondo dei web designers – Il mistero dei templates
Chi vuole eliminare le cooperative rosse? – Coop Killer
Omicidi seriali nel Medioevo – Valvassini nati
Vogliono chiudere i siti sconci – Quel che resta del porno
Rocco ad Amsterdam – Pene e tulipani
Uno sguardo disincantato al mondo del giornalismo – La stanza del Foglio
Quella frittata è andata a male – L’uovo bicentenario
La sfortuna perseguita un giapponese – La sfiga del samurai
La vita erotica di una svedese spregiudicata – Il settimo pisello
Perché quel giocatore sta sempre in panchina? – Il caso Taddei
L’infanzia di Rossella O’Hara – La balia nera
La sorella brutta di Bridget Jones – La racchia umana
Gli piacciono attempate – A letto con mi nonna
Si è comprato un nuovo fucile – Addio mia colubrina
Quei lavori di ristrutturazione dal mio vicino non finiscono mai – La casa dei 1000 colpi
La brioche la porto via – Past Away
Ma dov’è l’uscita dell’autostrada? – Il casello errante di Howl
Fantozzi torna a casa incazzato e picchia la moglie – Dalla Pina con furore
Ambiguità sessuali in famiglia – Eva mio padre
E’ andata via la luce in cucina – Cuoco cammina con me
Come tanti politici hanno fatto fortuna – Harry, ti presento Gelli
Il caso Pacciani – Indagine su un contadino al di sopra di ogni sospetto
Perché il computer non va? – Provaci ancora RAM
Il seguito di Nemo – Polp Fiction
Vita dei meccanici di F1 – I ragazzi del muletto
Giochi finanziari e scatole cinesi – Il triangolo delle permute
I fratelli Vanzina dirigono un film sulla vita di Bobo Vieri – Il ragazzo con l’orecchino da pirla

***
Va bene, ancora qualcuna:

D’Alema invita il premier spagnolo sulla sua barca – Vira, Zapatero
Promessa di un creditore – Io ti salderò
Vespa mette in imbarazzo la moglie di Rutelli – Palombelli rossa
Un fotografo diventa Papa – PapaRatzi
Gli occhiali di Charles all’asta – Eray
Licenziamenti al porto di Genova – La storia del camallo che piange
Schiamazzi di giovinastri – Buzzurri e grida
Una bella storia d’amore – Totti pazzo per Ilary
La Senna è straripata – Ultimo fango a Parigi
Saddam e Tareq Aziz rimembrano – C’eravamo tanto armati
Il riccone mi ha licenziato – Nababbo bastardo
Lady in the Water (ultimo film di Shyamalan) – Il bacio della donna in bagno
Delitti efferati nel mondo delle sfilate maschili – Belli e scannati

Una volta erano i poveri a chiedere l’elemosina ai signori strisciando sotto alle tavole imbandite dalle quali i ricchi epicurei benevolmente lanciavano loro qualche osso mezzo spolpato, un torsolo di mela ciucciato e qualche brioche quando era festa.

Oggi è tutto cambiato. Sono i ricchi a chiedere pietà e comprensione per la loro triste sorte.
Tutto nasce dalla proposta del governo di aumentare l’aliquota IRPEF per i redditi over 70.000,00 euro, cosa che permetterebbe di alleviare la pressione sui redditi più bassi, quei parassiti degli operai e dei pensionati. Apriti cielo anzi, apriti sacca lacrimale!

Apprendiamo con sgomento dai telegiornalisti che un reddito di 70.000,00 euro all’anno (lordi) non basta per vivere, perché bisogna ridursi a tirare la cinghia facendo miracoli con quei miseri 3.000,00 (ovvero 5.808.810 lire mensili) che ti restano dopo l’attuale spremuta fiscale. Ci si è stretto il cuore, a noi che portiamo a casa 1.000 euro al mese, nel sentire che non si trova un appartamento per meno di 2.000,00 euro di affitto al mese in una grande città.

Siccome sono curiosa sono andata sul sito di una grande società immobiliare, Tecnocasa e ho fatto una ricerca sul loro comodissimo motore. Ho preso un appartamento campione di 3 locali situato in zona centrale, ecco i prezzi minimi di affitto che sono risultati:

Roma (Trastevere) e Napoli 1.200,00 €/mese
Milano (Zona Città Studi) 1.000,00€/mese
Firenze (Santa Croce) 1.000,00€/mese
Palermo 700,00€/mese
Bologna 650,00€/mese
Genova e Torino 500,00€/mese

O quelli di Tecnocasa sono pazzi e regalano le case o quelli del TG hanno confuso i 2.000 euro con i 2 milioni del vecchio conio.
Ora, quando si parla in senso generale sembra che l’esempio calzi a tutta la popolazione. Ma loro a chi si riferivano?

E’ strana la percezione che il ricco ha della ricchezza perchè è a densità variabile. Per lui 1000 euro sono una miseria, ma sono troppi per le fasce più povere. Infatti quando ti offre un lavoro ti fa capire che con quei soldi TU ti devi sentire un signore ma lui si svena.

Il passato governo ha considerato un regalo di Natale e se ne vanta ancora oggi l’offrire a quegli straccioni dei pensionati l’iperbolica cifra di 516,00 euro mensili (un milione, come quello del Signor Bonaventura). Solo a quelli proprio con le pezze nel culo però, non a tutti come promesso dal Grande Imbonitore, perché se già vivevi nel tuo appartamento di proprietà eri escluso, visto che assieme al coniuge dovevi avere un reddito non superiore ai 13.000.000 di lire annui, casa compresa.
E’ bene ricordarlo, soprattutto ai vecchietti che stanno perdendo la memoria, perché c’è ancora qualche fan del Cavaliere che ci rinfaccia questa elemosina: “vi abbiamo aumentato la pensione!”

Io li vedo, quei vecchietti. Li vedo cercare nei grandi cassonetti fuori da un grande supermercato qualche confezione ancora intatta ma gettata via perché scaduta. Li vedo nei discount, affollarsi nel negozio di frutta e verdura che nel pomeriggio mette la frutta troppo matura a 50 centesimi al chilo. E badate che vivo nella prosperosa Romagna.
Vedo anche operai che lavorano da una vita, da quando avevano 18 anni, guadagnare poco più di 1000 euro al mese e dover ringraziare ogni giorno la Madonna perché a cinquant’anni suonati hanno ancora un posto fisso.

Ma di che cazzo di Italia parlano i giornalisti che scioperano 3 giorni di seguito per il loro stipendio e poi strepitano contro gli autoferrotranvieri e le loro rivendicazioni invocando il ritorno di Bava Beccaris? Di che italiano medio parlano?

Pazienza, se i ricchi non ce la faranno a guadagnarsi il pane, daremo loro qualche brioche.

Ieri sera, visitando come al solito la Biblioteca di Shawshank ho letto che era partito un gioco a sfondo cinematografico sul blog “Qualcuno volò sul nido nel culo“: rieditare i titoli dei film giocando con lettere e parole, aggiungendo una mini trama esplicativa.

Questo gioco nacque anni fa da una sfida tra Roberto Benigni, Stefano Bartezzaghi e Umberto Eco, come raccontato nel libro “Sfiga all’OK Corral ed è sempre divertente.

Impossibile non partecipare all’iniziativa… ma come prevedevo il gioco mi ha preso la mano ed ecco, in esclusiva per voi, qualche mia rivisitazione.


L’ennesima vittima di un feroce serial killerLa nona morta
Un giovane dentista aspetta il primo clienteIl deserto del tartaro
Cuoco giapponese in vacanzaUn tranquillo week-end di tempura
Le avventure di un micio goloso a NapoliLa sfogliatella e il gatto
Tragedia sfiorata al reattore nucleareLe radiazioni pericolose
Corrado Guzzanti perseguitato da un suo personaggio – L’odio di Lorenzo
Il dietro le quinte di “Amici” di Maria De Filippi Cantando dietro i paraculi
Caccia al dermatologo scomparsoAlla ricerca di Nevo
Nazisti nascosti in un conventoDossier badessa
Evasione di ladruncoli da RebibbiaFuga di mezzetacche
Le storie parallele di un gruppo di politici in declinoViale del Tremonti
Un party in cantinaGiù la festa
Rocco a Parigi Il favoloso culo di Amélie
Annullata l’autopsiaNon aprite quella morta
Ogni tre pasticche un acido in regaloOmaggio allucinante
Il fascino di Zingaretti conquista anche i gayA qualcuno piace calvo
Partita a scacchi all’infernoL’arroccato del diavolo
In realtà avrebbe vinto KerryC’era una svolta in America
La magica RomaEcco l’impero dei Sensi
Mi piace spennare i polli a pokerBarando con uno sconosciuto
Le imprese di un gruppo di hackersCosì parlò Altavista
Porno acrobaticoLa foresta delle pugnette volanti
Vivo accanto ad una friggitoria cineseIl fetore dalla Cina colpisce ancora
Mi sono licenziataFuga dal capataz
Dramma della miseria, costretti a rubareLadri di cotolette
Donna rimane incinta di un alienoIl figlio verde
Trovato inedito di Steve McQueen girato ad AmsterdamGullitt
Storia di sangue e camorraIl cattivo fetente
Orrore a TorinoNon si sevizia un Chiamparino
L’incredibile storia di un messicano che un pomeriggio perse improvvisamente la vista – Il buio oltre la siesta
L’ultimo successo di Rocco – Good Night, and Good Fuck

Condoleezza Rice nasce in Alabama, il 4 luglio da una famiglia poverissima. I suoi sono così poveri che tutti si accorgono subito, appena li vedono, che sono neri.
Avendo esaurito tutti i nomi disponibili per gli altri 18 figli, suo padre le dà quello di un peschereccio che sta passando in quel momento nel porto.
Condoleza, o Conddolleza (anche sua madre ha difficoltà a pronunciare il suo nome) da bambina è molto vispa e intelligente, e stupisce tutti dicendo che da grande non vuol fare né la parrucchiera né la cantante soul ma il consigliere del Presidente!
Anzi, a dire la verità, quando la bambina, alta un soldo di cacio, sale sulla sedia gridando “sono il Segretario di Stato!” i fratelli e i genitori si spanciano dalle risate.

Condoleezza soffre molto del fatto di non aver un grande futuro per il fatto di essere piccola e nera.

Un giorno, mentre è seduta tutta sola nel cortile dietro a casa sua, cioè dietro la capanna, mentre lo Zio Tom sta zappando l’orto, sente una voce che le dice:
Non piangere, Condoleezza, tu non sei nera, sei solo povera”.
Detto ciò la bambina si sente sollevare per aria e ricadere in una grande tinozza piena di acqua saponata. Superato lo spavento e riaperti gli occhi, Condoleezza si trova di fronte una fata, identica ad Aretha Franklin in ciabatte e grembiule che le dice: “Ascolta sorella, queste magie ce le concedono solo una volta ogni tre secoli, perciò ascolta bene Mama e fai come ti dico. Cosa vuoi fare da grande, il segretario di Stato? Qui ci vorrebbe Merlino in persona ma vedrò cosa posso fare. Vai a casa ad asciugarti e vedrai che da domani i tuoi sogni si avvereranno.”

Condoleezza non fa in tempo a ringraziare la fata Aretha che questa… puf! è sparita. Voltatasi per rientrare in casa non crede ai suoi occhi. La capanna non c’è più e al suo posto c’è una casa bellissima, tale e quale quelle dei ricchi, con un giardino meraviglioso. Anche i suoi famigliari sono cambiati. Suo padre sta scendendo in quel momento da una macchina stupenda e sua madre indossa un abito di alta moda. Stranamente la loro pelle è sempre nera ma nessuno se ne accorge più.

Da quel momento la vita di Condoleezza è un susseguirsi di successi: studia e si laurea a pieni voti, diventa manager, grande manager e super manager, le petroliere cominciano a chiamarsi come lei. Entra in politica e finalmente il Presidente la chiama a ricoprire il ruolo di Segretario di Stato.

Tutto bene finchè un giorno, mentre è a farsi un giro di shopping sulla Quinta Strada, le arriva un messaggio sul cellulare, che dice:
Ciao Condi, finalmente ti trovo! Sono mortificata, ho dimenticato di dirti una cosa importante, che testa!
Perché la magia continui devi farti eleggere Presidente entro il 2008. Se non ci riuscirai, ritornerà tutto come era prima. Dici che è quasi impossibile che una donna nera diventi presidente degli Stati Uniti?
Beh, se è diventato presidente George allora tutto è possibile.
Un abbraccio, Mama”.

Miniraccontino di fantascienza

Uscire di casa era diventato quasi impossibile, se non avevi modo di ripararti sotto un portico o il tendone di un negozio. Attraversare una piazza e qualunque altro spazio aperto era un’impresa.
I folgoratori erano sempre più numerosi. Erano apparsi qualche giorno dopo l’arrivo delle astronavi.

Ci si chiedeva come quel reticolo di cavi e quelle specie di lampade metalliche dall’unico occhio spento verde potessero rimanere per ore ed ore sospesi sulle nostre teste.
Qualcuno cominciò a notare che quelle specie di faretti seguivano i nostri movimenti come le telecamere a circuito chiuso, sembravano osservarci e studiarci. Un giorno vedemmo l’occhio di uno di quegli oggetti accendersi improvvisamente di una luce verde molto intensa.
Puntava un nostro amico e, mentre si avvicinava a lui sempre di più, emetteva un suono strano, un sibilo come quello di una miccia che stesse per far esplodere qualcosa. Improvvisamente dall’occhio verde partì un raggio che colpì il ragazzo con una scossa elettrica che non lo uccise ma lo lasciò stordito perché l’aveva colpito dietro l’orecchio.

I folgoratori, cosi vennero chiamati da quel momento in poi, comparvero ovunque e non passava giorno che qualcuno non venisse colpito dalle loro scariche, mai mortali ma dolorosissime.
Eravamo costretti ad andare in giro coperti anche d’estate, perché i bastardi colpivano ogni centimetro di pelle scoperta.
Uscivi di casa e il tuo primo folgoratore era lì, con la testa girata verso di te che ti guardava. Se riuscivi a ripararti eri salvo ma solo fino all’angolo, dove ti attendeva il secondo folgoratore, e poi via via fino alla fermata del metro e dappertutto. Vi erano folgoratori nascosti tra gli alberi nel parco, all’ultimo piano dei grattacieli.

La sera il reticolo degli invasori illuminava e ricopriva tutta la città.
Si stava con le finestre chiuse, ma dietro le tende e le imposte potevi ancora vedere il tuo folgoratore che muoveva l’occhio cercandoti, quasi annusandoti… e quella luce verde che andava su e giù, a destra e a sinistra.

Tempo ancora una settimana e vedrete che comincerà in tutti i telegiornali l’annuale campagna per la vaccinazione antinfluenzale e avranno il coraggio di rivenderci ancora l’aviaria, un vero flop tranne che per i disgraziati uccelli che sono stati sterminati a migliaia.

La cosa che inevitabilmente ogni anno di questi tempi mi chiedo è la seguente: ma poi questa influenza, questa terribile pandemia è arrivata ed è stata virulenta come dicevano?

L’anno scorso a marzo le circolari dell’OMS mettevano in guardia contro pandemie spaventose, tra le quali proprio l’aviaria che si sarebbe propagata agli umani con conseguenze peggiori della famigerata Spagnola.
A fine settembre iniziò il battage pubblicitario e come risultato di una vera e propria campagna “de paura” corredata ogni giorno da immagini di uccelli gasati da uomini in tute anticontaminazione, si registrò il 20% in più di vaccinazioni per i soggetti a rischio e il 30% per quelle persone che non presentano gravi patologie e che normalmente non fanno uso del vaccino. Un successo.
Teniamo presente che nel 2004 si erano vaccinati circa 13 milioni di italiani: 11 milioni tra le persone a rischio, ovvero anziani oltre i 65 anni, persone e bambini con malattie croniche, medici e operatori sanitari di assistenza, per le quali il medicinale è gratuito, ovvero a carico del SSN e gli altri 2 milioni che decisero autonomamente di vaccinarsi acquistando il vaccino nelle farmacie.

Ma allora come è andata l’epidemia influenzale? Secondo l’annuale circolare del ministero della Salute la stagione epidemica 2005-2006 è stata quella con la più bassa incidenza degli ultimi sei anni di sorveglianza.
Gli esperti dichiarano che, durante la seconda settimana del 2006, vi è stata un’incidenza totale pari a 1,52 casi ogni 1000 assistiti dai medici sentinella. Per quanto riguarda la sorveglianza virologica, solo il 4% dei campioni clinici è risultato positivo per il virus dell’influenza vera e propria, il che vuol dire che nel 96% dei casi si trattava di banale sindrome influenzale. Shakespeare avrebbe detto “molto rumore per nulla”.
Beh, meno male, forse merito proprio del vaccino? Difficile saperlo, non avendo sotto mano dati relativi al numero totale di casi in Italia, non sapendo quanti erano i medici sentinella ecc. In ogni caso la popolazione generale italiana comprende quasi 59 milioni di individui, 46 milioni dei quali non si vaccinarono.

Quest’anno come andrà? Ci dicono che l’influenza ha andamento biennale, quindi se quest’anno ha colpito poco, andrà male il prossimo. E poi c’è sempre lo spauracchio del ritorno del pollo assassino e della Spagnola (che comunque si verificò nel 1918 per una sequenza piuttosto eccezionale di condizioni) .

Nella circolare del ministero viene infine indicato l’obiettivo ottimale di copertura vaccinale, ovvero quanti di noi dovrebbero vaccinarsi quest’anno contro l’influenza: minimo/massimo 19.800.000/26.500.000 soggetti.
Che tradotto in cifre significa tra i 166 e 223 milioni di euro di incassi per le case farmaceutiche (calcolando il prezzo medio di 8 euro a confezione). Una bella cifra.

Si riparla di eutanasia in Italia grazie alla lettera del co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni Piergiorgio Welby, inviata nei giorni scorsi al presidente Napolitano.
Nella sua missiva Welby, che è immobilizzato a letto dalla distrofia muscolare, invoca anche per i cittadini italiani, al pari di quelli svizzeri, belgi e olandesi, il diritto di poter essere legalmente aiutati a interrompere le pratiche di rianimazione che li mantengono artificialmente in vita.
Una richiesta profondamente umana che si è inevitabilmente scontrata con l’intransigenza degli esponenti del centrodestra, la cosiddetta Casa delle Libertà, e della Chiesa Cattolica e dei suoi devoti seguaci, presenti per sicurezza in entrambi gli schieramenti politici, così certi argomenti siamo certi che non si trattano.

Ieri ho ascoltato alla radio il dibattito tra Marco Pannella e l’ex ministro Giovanardi sull’argomento. Giovanardi è noto per tirare sempre in ballo i nazisti quando si parla di eutanasia, visto che la confonde con l’Eugenica, l’utopia di costruire una razza umana pura e senza contaminazioni attraverso l’eliminazione delle razze “inferiori”, dei diversi e degli “imperfetti”, che qui non c’entra nulla.
C’entrerebbe il fatto che il peggiore di questi eugenisti, il dottor Mengele, sia stato aiutato a morire di vecchiaia invece che in galera da devoti cristiani, ma non divaghiamo.

Nella trasmissione è intervenuto anche il padre di Eluana Englaro una ragazza in stato vegetativo permanente da 14 anni. Il Sig. Englaro si batte affinché venga rispettata la volontà di sua figlia, che una volta ebbe a dirgli che in caso si fosse trovata in tale condizione avrebbe voluto essere lasciata morire. Proprio lui ha fatto notare quanto sia innaturale costringere una persona a sopravvivere artificialmente a sé stessa.

La medicina moderna, nelle sue infinite contraddizioni, non riesce a debellare un nucleo ristretto di malattie degenerative ma in cambio, grazie alla meravigliosa tecnologia, ti offre sempre nuovi metodi per prolungare non la vita, ma le funzioni vitali elementari.
Chi disgraziatamente viene colpito da una di queste malattie o ha le proprie funzioni neurologiche devastate da un incidente può star tranquillo che non guarirà mai ma potrà vivere quasi in eterno grazie ai respiratori, alla PEC, ai farmaci che l’industria sforna a getto continuo, ai sintetizzatori vocali e perché no, anche alle droghe pesanti come la morfina.
In questo caso infatti, coloro che normalmente ti metterebbero in galera per uno spinello sono pronti a dartene quanta ne vuoi purchè tu accetti di stare lì buono e immobile a trasformarti ogni giorno di più nell’Uomo-Macchina, ovvero nell’emblema della nostra epoca.

Il problema è che quella non è vita, come ti diranno tutti i malati in quelle condizioni e i loro famigliari. E’ così disdicevole allora che un essere umano che è ancora in grado di decidere rifiuti di diventare un’appendice di carne ad un respiratore artificiale? E’ così assurdo pensare che un essere umano desideri di morire? Chi cammina sulle proprie gambe può gettarsi sotto un treno, chi è immobilizzato in un letto no e per giunta deve sorbirsi anche le prediche in difesa della vita.
Quella stessa vita che però a volte, per una giusta causa, per la lotta al terrorismo o per lo scontro di civiltà può essere anche violata. Mi chiederò sempre cosa ci facesse un monsignore pesantemente colluso con il regime argentino di Videla, quello che gettava gli oppositori dagli aerei, ad un convegno di bioetica al quale partecipai anni fa.
I malati terminali che ci chiedono di aiutarli a smettere di soffrire, sia psicologicamente che fisicamente a volte non vorrebbero morire, come Piergiorgio Welby, ma altri lo vogliono e noi non possiamo per principio non ascoltarli.

Recentemente sono usciti due film che parlavano di eutanasia. Uno è il bellissimo “Mare dentro” di Alejandro Aménabar, ispirato alla storia vera di Ramon Sampedro, che lottò 28 anni per ottenere il diritto a morire. Ciò che colpisce del film è l’assoluta determinazione di Ramon a morire, nonostante abbia accanto a sé una donna che è pronta ad amarlo incondizionatamente. Il sogno ricorrente che lui fa è quello di volare. Immagina di spiccare il volo dal suo letto di tetraplegico e di danzare sul vento come un gabbiano. E’ una scena bellissima e atroce allo stesso tempo. Alla fine sarà proprio quella donna che lo ama a compiere il gesto estremo di aiutarlo a morire. Lo stesso gesto di infinito amore di Clint Eastwood per Maggie, la ragazza pugile rimasta paralizzata per sempre in “Million Dollar Baby”.
Il cinema aiuta a volte a capire le cose più difficili e se proviamo ad immedesimarci anche solo per un momento in Ramon e Maggie capiamo che ciò che loro vogliono è la libertà.
Mentre chi si oppone per principio all’eutanasia vuole solo conservare la libertà di negare la libertà agli altri.

Sull’11 settembre vi sono molti punti oscuri mai spiegati dalla versione ufficiale ed altri francamente inquietanti, sui quali i parenti delle quasi 3000 vittime chiedono inutilmente da anni risposte, e questo breve filmato realizzato da Luogocomune ne è un ottimo riassunto. Se per caso voleste approfondire la questione trovate altri documentari e film inchiesta (tutti di produzione americana) nella mia nuova sezione “Speciale 9/11”.

Domenica alle ore 21.00 è in programma una puntata di Report su Raitre dedicata all’11 settembre. Verrà presentato il film “Confronting the Evidence” (vista la durata della trasmissione probabilmente non in versione integrale, visto che il film dura ben 2:40) e un intervista di Milena Gabanelli a Jimmy Walter, il miliardario americano sponsor del gruppo Reopen 911 che ha realizzato il film.

Sempre che quella puntata vada veramente in onda (si accettano scommesse), sarà la prima volta che le tesi alternative sull’11 settembre troveranno una audience in prima serata e io prevedo:
1) Una pioggia di articoli sui giornali del giorno dopo dove i giornalisti celebreranno la loro fede cieca e incrollabile nella tesi ufficiale. Pioveranno accuse di antiamericanismo e antisemitismo per la Gabanelli e per gli infedeli che osano dubitare;
2) Un’interrogazione parlamentare di qualche esponente del centrodestra che chiederà la chiusura del programma perché la RAI, come servizio pubblico, non può occuparsi di queste cose (possibili nomi Guzzanti o Bonaiuti o lo stesso Landolfi);
3) La presenza in settimana di Paolo Attivissimo (lo smontatore ufficiale delle teorie alternative) a reti unificate per spiegare che bisogna credere ai testi ufficiali governativi perché per definizione dicono sempre la verità;
4) Al TG1 ci faranno rivedere le immagini del Pentagono con l’aereo invisibile dicendo che “l’aereo si vede benissimo, ecco, vedete, ma come fate a non vederlo?” E noi ci sentiremo ancora una volta dei coglioni che non vedono un tubo.

P.S. La storia che Bin Laden non è ufficialmente ricercato dall’F.B.I. per l’attacco al WTC è vera. Controllate voi stessi.

Film consigliati:

9/11 MYSTERIES – durata 1:30:41 (in inglese, senza sottotitoli)


Presentato da un signore che si definisce repubblicano conservatore. Contiene forse la migliore descrizione a tutt’oggi della struttura delle torri e delle caratteristiche dell’acciaio utilizzato nella costruzione. L’eroe superstite William Rodriguez parla delle esplosioni udite all’interno delle torri. Parla un ex dipendente della ditta che fornì e certificò l’acciaio per il WTC, che dopo la sua lettera che metteva in dubbio la versione ufficiale fu licenziato. Si parla dettagliatamente del crollo inspiegabile del WTC7, delle conseguenze sanitarie della tragedia sui soccorritori e i superstiti. In preparazione la seconda parte.

11 settembre 2001 INGANNO GLOBALE – durata 1:32 (in italiano)


Un film molto documentato, in italiano, realizzato da Massimo Mazzucco di Luogocomune.

LOOSE CHANGE – durata 1:28:21 (inglese, sottotitoli italiano)


L’autore è Dylan Avery, un ragazzo poco più che ventenne, che due anni fa si è messo a raccogliere e studiare l’immensa mole di materiale esistente in rete, e ne ha fatto, insieme al suo amico Korey Rowe – fresco reduce delle guerre in Afghanistan e Iraq – un lavoro che è stato già visto, tramite Google Video, da oltre due milioni di persone nel mondo.

9/11 PRESS FOR TRUTH – durata 1:24 (in inglese)


La lotta per la verità e la giustizia delle Jersey Girls, quattro vedove dell’11 settembre che non si sono accontentate della versione ufficiale. Un atto d’accusa contro i meanstream media che non ascoltano le richieste dei parenti delle vittime.

CONFRONTING THE EVIDENCE – durata 2:41:10 (in inglese, sottotitoli italiano)


Il resoconto di una conferenza tenuta a New York sulle questioni ancora irrisolte dell’11 settembre, con la partecipazione, tra di altri, di David Ray Griffin. Presentato dal miliardario Jimmy Walter, che ha messo i suoi soldi a disposizione di chi vuole le risposte alle domande alle quali la Commissione ufficiale d’inchiesta non ha voluto o potuto rispondere. Questo film viene anche presentato nella puntata di REPORT del 24/09/06.

Solo dopo aver visto questi documentari, che non sposano tesi aliene o paranoiche, ma fanno solo DOMANDE, si potrà dire di avere una visione completa dei fatti dell’11 settembre.

Cosa provereste venendo a sapere che nella scuola che avete frequentato per anni, proprio nelle stesse stanze, è possibile che siano passati Josef Mengele, Klaus Barbie, Erich Priebke e Adolf Eichmann?
E’ una storia che ho scoperto solo di recente navigando in rete.
Il 31 Luglio 2003 “Il Secolo XIX” di Genova iniziò la pubblicazione di un’inchiesta che ricostruiva l’intricata vicenda di quella che è stata definita la “ratline”, la “via dei topi” organizzata in Europa nel dopoguerra per consentire la fuga, prevalentemente in Argentina ed in altri Paesi latinoamericani, di criminali di guerra nazi-fascisti ricercati per crimini contro l’umanità. Una vicenda in parte già nota da tempo, grazie ai libri di studiosi argentini come Jorge Camarasa e Uki Goñi, quest’ultimo autore di un libro pubblicato dopo la desecretazione dei documenti degli archivi della Direzione nazionale delle migrazioni in Argentina, resi pubblici nel luglio 2001 per volere del presidente Néstor Kirchner.

Secondo l’inchiesta del giornale genovese, i suddetti criminali nazisti dal 1947 al 1951 fecero tappa sotto la Lanterna dove ottennero i documenti per l’ emigrazione. Il “Secolo” pubblicò la mappa degli alloggi (via Ricci,via Balbi, eccetera) dove vissero temporaneamente Eichmann, Barbie e Mengele in attesa del passaporto con la nuova identità (nella foto quello rilasciato a Mengele).
Dal reportage risultò pure che Ante Pavelic, il feroce capo degli Ustascia croati, si imbarcò da Genova per l’Argentina con il falso nome di Pal Aranyos l’11 ottobre del ’48.

Fulcro dell’organizzazione era la D.A.I.E., la Direcion Argentina de Immigracion Europea diretta da Carlos Fuldner, amico di Peron ed ex ufficiale delle SS, che si occupava di far pervenire a Buenos Aires l’elenco dei criminali nazisti da mettere in salvo.
Ed ora viene il bello: la D.A.I.E. era situata allora a “Villa Bombrini” in via Albaro 38, l’attuale sede del Conservatorio di Musica. La scuola dove io ho studiato negli anni ’70.

“Fuldner redigeva a via Albaro gli elenchi dei nazisti da far fuggire, li spediva in Argentina e da lì, in poche settimane, giungevano i visti di ingresso, completi delle foto dei criminali ma intestate a nomi fittizi. Da Genova, la pratica passava a Roma, dove la Sede della Croce Rossa rilasciava i passaporti relativi ai nomi falsi, rispedendoli a Genova. Fatto ciò, bastava trovare posto per i fuggitivi sulla prima nave che salpasse per l’Argentina. È ormai certo che, in quegli anni, passarono per Genova, e di lì fuggirono in Sudamerica, criminali del calibro di Klaus Barbie (“il boia di Lione”), Adolf Eichmann (il pianificatore dello sterminio degli ebrei, rapito dal Mossad nel ’61 e impiccato in Israele l’anno dopo), Josef Mengele (il “dottor morte”), Erich Priebke, il dittatore croato Ante Pavelic. […]
Gli archivi della Croce Rossa svizzera, utilizzati da Uki Goñi per ricostruire la rotta dei nazisti verso il Sudamerica, dicono che anche Gerhard Bohne fece tappa a Genova nel gennaio del 1949. Bohne era una delle SS cui Hitler affidò nel 1933 il piano “Aktion 4“ per lo sterminio degli handiccappati fisici e mentali e che fece 62 mila vittime”. (tratto da ADISTA, Agenzia d’informazione sul mondo cattolico e le realtà religiose N°65 del 20 settembre 2003)

Particolarmente interessante, come emerge dall’inchiesta, è il ruolo della Chiesa nella vicenda. Il sacerdote croato Carlo Petranovic, dipendente della curia genovese, era in contatto con la D.A.I.E. e avrebbe gestito direttamente i rapporti tra Vaticano, Croce Rossa, Auxilium e Comitato nazionale emigrazione in Argentina. L’Auxilium, fondata dal cardinal Giuseppe Siri, e il Comitato Nazionale Emigrazione in Argentina erano particolarmente attive nel salvataggio di “anticomunisti” secondo una tesi contenuta già nelle risultanze della Ceana (Comisión para el Esclarecimiento de las Actividades del Nazismo en la Argentina, costituita da Menem nel ’97) e raccontata nel libro “La via dei demoni”, del giornalista di “Repubblica” Giovanni Maria Pace.
Conferme di ciò appaiono anche in una nota del Central Intelligence Group (C.I.G., creato da Truman nel ’46 e sostituito alla fine del ’47 dalla C.I.A.), datata 21 gennaio 1947 e ritrovata da Goñi durante le sue ricerche.
Non è un mistero che anche gli americani fossero interessati alla salvezza di noti esponenti nazisti e scienziati, per quella che è nota come Operazione Paperclip.

La rete di ecclesiastici impegnati nel facilitare la fuga di nazisti e fascisti faceva capo, in Vaticano, a mons. Alois Hudal, rettore fino al ’52 del Collegio tedesco di S. Maria dell’Anima, e vescovo notoriamente filo-nazista che da Roma inviava le richieste di visti.
Scrive ancora “Il Secolo XIX”: “Nella relazione conclusiva presentata dal CEANA (Comisiòn para el Esclaracimiento de las Actividades Nazi en la Argentina) nel 1999 si fa riferimento in particolare a una lettera del 31 agosto 1948 in cui il vescovo Hudal spiega a Peron che i visti richiesti non sono per profughi ma ‘per combattenti anticomunisti il sacrificio dei quali durante la guerra ha salvato l’Europa dalla dominazione sovietica’”.
Gli archivi della CEANA restituirono un primo elenco dei 65 nazisti riparati nel Paese sudamericano. Di questi ben 22 ottennero passaporti e visti a Genova. I dossier del Centro immigrazione di Buenos Aires confermarono che Mengele fu arrestato a Genova. Non fu riconosciuto e dopo due giorni fu rilasciato.

Quali furono le reazioni all’inchiesta del “Secolo XIX” nel 2003? L’allora vicepresidente della Camera Alfredo Biondi chiese subito, con un’interrogazione al presidente del Consiglio, di verificare la vicenda dei nazisti passati da Genova.
Il senatore diessino Aleandro Longhi richiese una commissione di inchiesta che non risulta sia ancora stata insediata secondo il sito del Senato.
L’arcivescovo di Genova, monsignor Tarcisio Bertone, dichiarò che la Curia genovese era all’oscuro degli aiuti che venivano dati ai nazisti e annunciò un’indagine storica negli archivi vescovili per appurare le eventuali responsabilità . Di tutte queste iniziative non si è saputo più nulla.

Petranovic, il “misericordioso”, che si allontanò da Genova nella primavera del ’52, oggi ha quasi 90 anni e vive in Canada, in una zona al confine con gli Stati Uniti, ospite di una comunità di suore.

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