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Vediamo se, dopo aver visto questo corto vincitore del Best Short Film and Best Concept al Chicago Horror Film Festival del 2006 avrete ancora il coraggio di impugnare un coltellaccio da cucina ed intagliare la zucca che i vostri figli vi hanno obbligato a comperare al supermercato.
Non vi eravate mai chiesti cosa può provare la cucurbitacea all’approssimarsi della notte di Halloween, eh?

Chiedetevi se, a causa di questa ennesima stressante moda importata dagli States, sia giusto ogni anno sacrificare sull’altare del consumismo la povera Zucca marina di Chioggia, la lunga invernale, la quintale, la Lagenaria, la Maxima, la Moschata, la Buternut e la Banana pink?

Se proprio volete festeggiare la insulsa festa, meglio ripiegare sulla mascherata. Ed ecco un costume ispirato direttamente dalla vicenda Gardini-Luxuria.

Lo so che in realtà il vero cesso è il bambino ma non state a sottilizzare, non tutti possiamo nascere figli di Angelina e Brad.


“Nell’esercizio del vostro ministero pastorale, negli ultimi anni avete dovuto rispondere a molti casi dolorosi di abusi sessuali su minori. Questi sono ancora più tragici quando a compierli è un ecclesiastico. Le ferite causate da simili atti sono profonde, ed è urgente il compito di ristabilire la confidenza e la fiducia quando queste sono state lese. Nei vostri sforzi continui di affrontare in modo efficace questo problema, è importante stabilire la verità di ciò che è accaduto in passato, prendere tutte le misure atte ad evitare che si ripeta in futuro, assicurare che i principi di giustizia vengano pienamente rispettati e, soprattutto, guarire le vittime e tutti coloro che sono colpiti da questi crimini abnormi”;

“L’ottimo lavoro e il generoso impegno della grande maggioranza dei sacerdoti e dei religiosi in Irlanda non devono essere oscurati dalle trasgressioni di alcuni loro fratelli”. (Il discorso di Benedetto XVI ai presuli della conferenza Episcopale di Irlanda ricevuti in visita “Ad limina apostolorum” – 29 Ottobre 2006)

Finalmente il Papa Ratzinger si pronuncia contro la pedofilia, annunziano “cum gaudium magnum” i giornali e le campane mediatiche suonano a distesa.

Tralasciando il fatto che la pedofilia viene definita dal Papa una “trasgressione”, il che è francamente sbalorditivo e che la gravità dell’atto non dovrebbe essere data da chi lo perpetra ma dall’atto in sé, ci sarebbe da aprire un lungo discorso sul fatto che l’80% degli abusi sui minori avvengono da parte di persone di famiglia, soprattutto di sesso maschile ma non solo e che in questo caso nessun Papa si è mai pronunciato a memoria d’uomo.
In quella sacra istituzione che è la Famiglia, padri, zii, patrigni, nonni, amici di famiglia compiono ogni giorno abusi sessuali sui bambini, con conseguenze psicologiche gravi e permanenti sulle vittime, spesso nella più totale impunità e approfittando dell’omertà mafiosa che regna attorno a questi episodi.
Le madri fungono a volte da volonterose carnefici coprendo i responsabili degli abusi, guardando ma non vedendo e addirittura offrendo i piccoli in pasto ai maiali. Questo tipo di pedofilia, che non ha bisogno di Internet e dei viaggi in Thailandia è la più diffusa e meno riconosciuta.
Come sarebbe bello che un Papa dicesse: “Smettetela di molestare i vostri figli o vi scomunico tutti, brutti porci, che possiate bruciare all’Inferno!”, un po’ come avrebbe detto Nostro Signore Gesù Cristo, che con i pedofili ce l’aveva a morte.

Tornando al coming out antipedofilo del Papa, per pura combinazione qualche giorno fa, esattamente il 1 Ottobre, la BBC ha trasmesso un’inchiesta denominata “Sex crimes and the Vatican” (I crimini sessuali e il Vaticano) che qui vi presento in versione integrale in inglese, ora con sottotitoli italiani. Chi di voi ha Sky tenga d’occhio il canale BBC World che dovrebbe ritrasmetterlo in italiano.
L’inchiesta condotta da Colm O’Gorman, violentato a 14 anni da un prete cattolico nella diocesi di Ferns in Irlanda, rimette il coltello nella piaga e presenta un documento segretissimo del 1962 firmato dal Card. Ottaviani, Crimen Sollicitationis (originale in latino e traduzione inglese).
Nel documento, inviato allora a tutti i vescovi del mondo con la raccomandazione di mantenerlo assolutamente segreto e nascosto in luogo sicuro, venivano impartite istruzioni su come gestire gli eventuali scandali sessuali che avessero coinvolto i religiosi, e la regola era quella di imporre il giuramento di segretezza sia alla vittima che agli eventuali testimoni e al prete medesimo, pena la scomunica. In parole povere, se si veniva a sapere che un prete aveva molestato un bambino o un giovane, tutti zitti.

La Chiesa, che non ha voluto collaborare all’inchiesta della BBC, sostiene ora che quel documento non ha più alcun valore vincolante dal momento in cui sono entrate in vigore le disposizioni che nel 1983 hanno riformato il Codice di Diritto Canonico.
Il bello è però che nel 2001 sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, a seguito della colata lavica di accuse sempre più numerose di pedofilia a membri della Chiesa Cattolica soprattutto negli Stati Uniti, l’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger, nell’epistola De Delictis Gravioribus datata 18 Maggio 2001 e rivolta a tutti i vescovi del pianeta, raccomandava di non testimoniare in tribunali civili (pena la loro scomunica) per reati di abusi sessuali che avessero coinvolto religiosi.
Nel documento, Ratzinger scrisse che:

«Nei Tribunali costituiti presso gli ordinari o i membri delle gerarchie cattoliche solamente i sacerdoti possono validamente svolgere le funzioni di giudice, promotore di giustizia, notaio e difensore» ribadendo che «le cause di questo tipo sono soggette al segreto pontificio» e che si sarebbero dovuti attendere 10 anni, da quando le vittime avessero compiuto la maggiore età, per rivelare le accuse (ottenendo in questo modo la prescrizione dei reati, a quel punto non più perseguibili). Tale documento quindi, appariva essere un aggiornamento del discusso Crimen Sollicitationis datato 1962. (citazione da Wikipedia).

Se le norme del 1962 non erano più in vigore nel 2001 quindi, perché sentire il bisogno di rinforzarle con una nuova serie di raccomandazioni, per giunta citando proprio il “decaduto” Crimen Sollicitationis nelle note?
E’ ciò che si chiese l’avvocato americano Daniel Shea, citando Ratzinger per “ostruzione della giustizia” nell’ambito del processo intentato in Texas a Juan Carlos Patino-Arango, seminarista colombiano accusato di abusi sessuali su minori.
La faccenda doveva essere seria, visto che il 20 settembre 2005 il Dipartimento di Stato statunitense ha accolto la richiesta di concedere al Santo Padre l’immunità diplomatica, in quanto capo in carica di uno Stato sovrano.

Le ultime dichiarazioni del Papa contro la pedofilia sono il segno di un vero cambiamento di rotta? Chi vivrà vedrà.
Intanto si potrebbe collaborare per assicurare alla giustizia ordinaria quei vescovi che, accusati in America, girano liberamente per Roma dove sono stati trasferiti in silenzio. Magari in cerca di nuovi bei bambini da molestare.

Aggiornamento 25/5:
Cucù, e il video non c’è più. Si sono inculati pure quello.

Un grazie ad Alex Del Piero perchè oggi, 28 ottobre, almeno noi juventini possiamo festeggiare qualcosa di allegro.

Torno a casa dopo una dura giornata di lavoro e trovo la seguente notizia in prima pagina sui giornali online:
La Gardini: «Luxuria esca dal bagno”.

Breve cronaca dei fatti. La portavoce di Forza Italia, entrando nel bagno delle signore di Montecitorio – immagino nel settore dove noi ragazze andiamo ad incipriarci il naso, non proprio nel cesso, incontra la collega Vladimir Luxuria e invece di salutarla se ne esce con uno stracafonissimo “Esci di qui perché sei un uomo”.
Comprensibile sconcerto di Vladimir e successiva autogiustificazione della Gardini la quale ha affermato, con sprezzo del ridicolo, che la vista di Luxuria nel bagno delle donne le avrebbe provocato addirittura un trauma, una sorta di violenza sessuale.

Invece di cogliere l’occasione per stare zitta anche la deputata Meloni di AN ha chiesto che l’on. Guadagno (ovvero la signora Luxuria) venga richiamato addirittura per iscritto.

E’ da una notizia come questa che nascono le grandi domande della vita: se esiste il bagno delle signore, come si riconosce una signora?
Dal fatto che è geneticamente una donna, con due belle X al posto giusto? No di certo, perché né una vera signora e tanto meno una vera donna avrebbero mai apostrofato una collega in quel modo.
Cara Elisabetta, è vero: signore si nasce e Vladimir lo nacque, modestamente.

P.S. Secondo me sia la Gardini che la Meloni usano il bagno delle donne ma fanno la pipì in piedi, come si addice a delle vere dure.

Marx diceva che la religione era l’oppio dei popoli e martedì sera i pusher istituzionali di Raiuno ne hanno somministrato una dose massiccia ai circa 9 milioni di persone (tra i quali anch’io) che hanno seguito l’ultima puntata della fiction su Papa Giovanni Paolo I, il Papa del sorriso.

Attenti a quando va in onda in tv la Storia fatta fiction perché non è mai proprio la Storia Storia, ma un succedaneo come le uova di lompo, un qualcosa che è sempre in bilico tra realtà vera e realtà romanzesca, che sembra caviale ma non lo è.
La Storia vera potrebbe dare fastidio o essere troppo dolorosa, così è meglio darci dentro con l’anestetico. Con il rischio però di rendere gli spettatori talmente inscimuniti da non capire neanche cosa stanno guardando.

Il brevissimo pontificato di Albino Luciani si sarebbe prestato a ben altre analisi artistico-storiche dell’interessantissimo personaggio. Invece si è scelta la strada del santino oleografico e sdolcinato da Edizioni Paoline accompagnato dalla solita insopportabile colonna sonora melensa e invadente.
Una menzione di incoraggiamento va al bravo Neri Marcorè, che però è risultato prigioniero di un personaggio troppo ingombrante ed autorevole per le sue corde. Non credo poi di essere stata l’unica iconoclasta a pensare, durante la visione, che da un momento all’altro sarebbe saltato fuori Mr. Bean-Zapatero o l’imitazione di Dino Zoff che “da giovane andava a suonare i campanelli con Cuccureddu”. Nelle mani di un grande regista questo imbarazzante effetto borderline tra comico e tragico non si sarebbe mai avvertito.

Inoltre Luciani sembra non fosse affatto il personaggio sempliciotto che risulta dal lavoro televisivo ma pare anzi che in quei soli trentatrè giorni avesse dato parecchio filo da torcere alle gerarchie vaticane.
Non era affatto contento dell’andazzo che aveva preso lo IOR (la banca vaticana), voleva sostituirne i vertici e fare le scarpe a Marcinkus, era favorevole ad un’apertura nei confronti della contraccezione e pare volesse istituire una sorta di 8xmille al contrario, la devoluzione di una quota pari all’1% degli introiti del clero in favore delle chiese dei paesi disagiati e poveri.

Chi sperava di sapere qualcosa di più sulla improvvisa morte del Papa del sorriso è rimasto deluso.
Non solo la morte per infarto ma la sparizione dei suoi effetti personali dalla camera da letto dove morì, il dubbio sull’ora del decesso, il misterioso foglio d’appunti con le rimozioni eccellenti che sarebbero state annunciate il giorno dopo, il rifiuto delle gerarchie vaticane all’effettuazione dell’autopsia hanno alimentato fin dal 1978 ogni tipo di ipotesi, compresa quella del delitto.

Nel celebre libro dello scrittore inglese David Yallop, “In nome di Dio” la paternità dell’omicidio era attribuita, senza mezzi termini, ad un losco intreccio di interessi massonico-economici sui quali si allungava l’ombra della P2 e degli scandali religioso-finanziari dello IOR e di Roberto Calvi. Ipotesi cospirazionista, si direbbe oggi, roba da mobilitare gli attivissimi di turno.

Niente di tutto ciò ovviamente traspare nella fiction, e neppure le ipotesi meno hardcore.
Una bella pera di novocaina ed ecco scoperto cosa stava dietro alle ambasce e ai brutti presentimenti del povero Luciani: il solito Terzo segreto di Fatima che si porta con tutto in ogni stagione. Non c’è niente di meglio che soffocare col soprannaturale tutti i dubbi e le questioni ancora aperti della ricerca storiografica.

Signori, decidetevi. Non s’era detto che il terzo menagramissimo segreto di Fatima si riferiva all’attentato a Giovanni Paolo II dove il vescovo vestito di bianco cadeva sotto ai colpi di pistola?
O dobbiamo pensare che quella benedetta Suor Lucia amasse spaventare a morte tutti i futuri Papi per passatempo sadico?
Se proprio vogliamo sottilizzare, c’è stato veramente un vescovo caduto sotto i colpi di pistola, quel Monsignor Romero in El Salvador, assassinato dallo squadrone della morte del maggiore D’Aubuisson sull’altare mentre diceva messa ma quello – me ne rendo conto – non è un santo subito, è un santo “vedremo-può darsi-ripassi tra tre mesi”.

Tornando a Luciani, apprendiamo dalla cult-fiction di Raiuno che la suora mattacchiona predisse al giovane prete montanaro una breve gloria sul trono di Pietro e un precoce martirio. Impariamo che Luciani divenne Papa con riluttanza e che era appunto ossessionato da quella profezia che tanto ci spaventava da piccoli quando periodicamente sui rotocalchi tiravano fuori la storia della fine del mondo nascosta in quelle poche righe chiuse nella busta numero tre.

Un’altra assurdità della fiction su Luciani è come viene dipinto il cardinale Wojtyla: come il vero predestinato, colui che quando appare in scena si muove già con il sottofondo musicale di Giovanni Paolo II “Il Grande” e al quale tutti si rivolgono, compreso il povero Luciani, come avessero la precognizione di ciò che diventerà di lì a pochi giorni il cardinale polacco.

Alla fine Luciani ringrazia, si scusa per aver causato tanto incomodo e si ritira in camera dove si addormenta per sempre. Quasi un suicidio, insomma. Un cronista sullo sfondo di San Pietro commenta: “La storia dirà se sono vere le ipotesi inquietanti sulla sua morte”. Musica commovente, titoli di coda.
A quel punto ho sentito il dottore schiaffeggiarmi e dire: “Su, si svegli ora, abbiamo finito”.

Quando ho visto l’originale di questa foto, un promo della serie televisiva spagnola “Mujeres”, prodotta da Pedro Almodovar, mi è venuto uno strano pensiero che si è poi concretizzato nella presente vignetta.
Mi è tornata in mente l’affermazione del neo-con Robert Kagan, che una volta disse che l’Europa era superata, che viveva su Venere in contrapposizione all’America “che veniva da Marte”. Un modo pseudo-elegante per darci delle femminucce a livello continentale.
Difatti oggi abbiamo proprio un’America aggressiva e machista governata dai marziani che vuole militarizzare tutto, e vuole tutto dominare, anche lo spazio (sperando che non sia quello vitale, il Lebensraum di hitleriana memoria) . Un’America che va in giro per il mondo a dare mazzate e che comincia a far paura anche ai suoi cittadini.

Ma è proprio così brutto essere governati da Venere? No, niente affatto, soprattutto nel senso inteso da Kagan. Ho quindi voluto immaginare, per reazione, un’Europa femmina, mite, pantofolaia, rilassata, con le qualità più rassicuranti della zia alla quale vogliamo tanto bene.
Ecco quindi riunite davanti alla tv per seguire una puntata di “Mujeres” dopo aver trascorso il pomeriggio a preparare le bottiglie di pomodoro: Frau Angela, che per l’occasione ha portato uno dei suoi strudel leggendari, Madame Chirac con le pantofolone di peluche, Nonna Prodi e la nipotina Zapatera, che forse si annoia un po’ ma in fondo è contenta di non aver dato retta ai marziani, di averli lasciati alle loro guerre e di essere tornata a guardare la TV dalle zie.

Ma che bella combriccola di duri. Chissà se è stata una partita scaduta di Viagra cinese o una strana mutazione del virus degli uccelli, ma i nostri sommi comandanti in capo mondiali sembrano essersi tutti rincitrulliti e avere una sola cosa in testa. E noi che credevamo che pensassero solo al potere!

Finisce sotto processo il presidente israeliano Katsav – nome omen – accusato di stupro e molestie sessuali ai danni di almeno dieci donne.
S’ode a Tel Aviv uno che tromba e a Mosca risuona uno squillo: il mancato colonnello del KGB viene preso dall’ammirazione e si congratula con Olmert in visita al Cremlino per le imprese da campionati di toro da monta del suo presidente.
I giornali in questi giorni sono pieni dello sdegno per la frase attribuita a Putin e carpita dal solito impertinente microfono aperto: “Katsav si è dimostrato un grande uomo. Ha stuprato dieci donne, non me lo sarei mai aspettato da lui, ci ha sorpreso tutti e tutti lo invidiamo”.

Per non essere da meno e per far parlare di nuovo i giornali di lui dopo una lunga quaresima, il noto pusher di bufale Aznar, per non rispondere alla domanda molesta di una giornalista, le infila una penna nella scollatura. Scusate la parentesi freudiana, ma questa parodia della “spagnola” (o cubana, come dicono gli spagnoli) con la BIC per noi psicologi è bellissima, sublime, rivelatrice più di una confessione davanti al prete o all’urologo. La penna è notoriamente sottile, anche se ne uccide più che la spada.
Invece di offendersi, la giornalista avrebbe dovuto semplicemente scuotere la testa con commiserazione. Chi parla, come Putin, o agisce simbolicamente, come Aznar, probabilmente non ha molto altro da sfoggiare.

Come nota di colore segnalo infine l’indispensabile Bossi che ritorna a farsi sentire dalle parti del celoduro. In quel di Vicenza, l’Umberto proclama: “Silvio, ce l’abbiamo ancora duro, per questo è pieno di donne”, riferendosi alla folla, che notoriamente è femmina e ama essere fottuta, come diceva il nonno di Alessandra.

Io non capisco tutta questa meraviglia e le “bufere” su queste dichiarazioni.
Chi ricerca il potere è normale che non tenga in gran conto i sentimenti umani. Sono abituati a fare le guerre, figuriamoci se si preoccupano se lei ci stava o no.
Ogni tanto si cerca di far passare gli impotenti della Terra per sporcaccioni credendo di denigrarli e la lista è lunga da Hitler a Saddam, ma purtroppo si tratta sempre di diversivi che ci distolgono dalle ben altre porcate che essi compiono.

Clinton è ricordato per i giochetti idraulici con la Monica, ma fu durante la sua presidenza che la Albright, ambasciatrice americana all’ONU disse che mezzo milione di bambini iracheni morti era un prezzo che si poteva pagare. Aznar ha ignobilmente speculato sui cadaveri dei suoi concittadini per cercare di vincere le elezioni. Putin non ha avuto un attimo di esitazione a gasare più di cento suoi concittadini nel teatro Dubrovka.

Io penso addirittura che “l’amico” Vladimir non abbia pronunciato quella frase e potrebbe essere che Katsav sia stato incastrato con il metodo dello scandalo sessuale per levarlo di mezzo. Se si deve criticare Putin allora diciamo che gli stupri, quelli veri, accadono ogni giorno in Cecenia con il suo consenso ma che la stampa non ne parla, preferendo riportare la presunta frase di un ometto che ha applaudito un presunto stupratore.


E’ tornato Maurizio Crozza con il suo show del lunedì sera su La7, “Crozza Italia”. Ve lo consiglio, è divertente.

Oltre agli ospiti fissi Carla Signoris e Elio, nella prima puntata si è visto anche Stefano Bollani, che ha duettato con Irene Grandi e nel finale con Crozza ed Elio. Altro numero musicale, una esilarante parodia di “Fernando” degli Abba con Crozza, Elio, Carla e Irene Grandi sull’argomento “povero ceto medio”.

Crozza, oltre alle divertenti imitazioni di Zichichi, Bersani, Buttiglione, Parisi, dell’economista Alan Friedman e di Benedetto XVI, ha presentato un reportage dalla Cina, che penso proseguirà anche nelle prossime puntate.

Soprattutto però vi è stato il ritorno di un mito, Lorena Berdùn, la psico-sessuologa della televisione spagnola, protagonista del programma “Dos Rombos” i cui momenti salienti erano il pezzo forte del primo ciclo di “Crozza Italia”.

Questa volta in studio dal vivo Lorena ha tenuto una lezioncina delle sue su clitoride ed esercizi del muscolo pubo-coccigeo, con assoluta naturalezza e con Crozza che non credeva alle sue orecchie. Da non perdere.

Mentre da noi in tarda serata si discute di impronte di sangue sul piumone e si cazzeggia tra soliti noti, in Spagna utilizzano lo spazio televisivo per fare educazione sessuale.
Se prendo l’astronave, quanti anni luce mi ci vogliono per arrivare a Madrid?

Mentre a Vicenza il bue dà del cornuto all’asino, non si sa se per troppa generosità o minchioneria o, nella peggiore delle ipotesi, per non sapere in realtà prendere decisioni irrevocabili, il governo sta rimangiandosi un decreto e un proponimento dopo l’altro, e per giunta nel ludibrio generale dei mezzi di informazione che sono, secondo il bue Berlusconi, tutti asserviti alla sinistra.

All’inizio fu l’affare tassisti. Il ministro Bersani annuncia coraggiose riforme liberalizzatici che includono, ad esempio, maggiore libertà di concessione di licenze di taxi. Apriti cielo, moti di piazza e minacce da parte di un manipolo di tassisti incazzati alla De Niro in “Taxi Driver” e sobillati dalla destra e Bersani che fa? Fa inversione a U e chiede scusa per l’incomodo.

Ora che sta per essere approvata la finanziaria non passa giorno che non ci si rimangi qualcosa.
Reintroduciamo le tasse di successione? Si, e pagheranno tutti anche moglie e figli a partire da 250.000 euro. No, anzi, solo oltre il milione di euro. Tassiamo i SUV? Si, e abbuoniamo il bollo per tre anni agli euro 4, anzi no, niente di niente, macchina indietro, tassiamo le motociclette che inquinano. Vietiamo la vendita di alcolici ai minori, come negli Stati Uniti? No, non vietiamo, tassiamo i superalcoolici. Inseriamo una ingiusta gabella che penalizzerebbe chi redige le rassegne stampa? Si, subito. Anzi, no, stracciamo tutto perché si comincia già a sentire arrotar di coltelli.
Potrei andare avanti ma mi fermo per non infierire.
Ad ogni annuncio di riforma si alzano i lai dei poveri ricchi a reti unificate e loro che fanno? Si commuovono e innestano la retromarcia. Il bello è che anche il precedente governo lanciò proposte di legge che poi furono accantonate, ma le lamentele erano sempre dovute, guarda caso, ai comunisti.
Non sarà che il cuore tenero dell’Unione si scioglierà a breve anche al pianto proveniente dal presepe di Arcore per la riforma Gentiloni e per la ancora da venire riforma della RAI e straccerà tutto? Lo temo.

Qual è il problema di questa benedetta maggioranza? Se una legge è giusta e si deve fare per il bene del paese, ha senso rinunciarvi appena si ode la minima protesta contraria, spesso strumentalizzata e amplificata dalla televisione, notoriamente asservita alla sinistra come dice il bue Berlusconi? Se alcune proposte erano così sbagliate da potervi poi rinunciare in quattro e quattr’otto non le si poteva studiare un po’ meglio prima di renderle pubbliche? No, così tanto per evitare la figura di m.
Un decreto idiota come quello delle rassegne stampa se lo potevano evitare. Magari non si fa caso a cose più importanti ma la lesione del diritto al copia&incolla fa saltare giustamente tutti sulla sedia e ha creato una inutile e dannosa ulteriore polemica sull’operato del governo, visto che poi il decreto è stato ritirato. Ma tant’è.

Recentemente in Spagna Prodi si è lasciato andare ad uno sfogo che ha fatto abbastanza sorridere anche chi lo ha votato. Come in preda ad una strana identificazione con il predecessore, ha lamentato di avere tutta la stampa contro.
Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Nessuno impedirebbe a Prodi di andare in televisione a spiegare cosa intende fare per il bene del paese e perchè bisogna eventualemente accettare dei sacrifici. Berlusconi lo faceva anche per cose meno importanti.
E poi, nell’era della comunicazione, qualunque governo, compresi quelli assolutamente democratici, si premura di avere come minimo un certo sostegno dai principali organi di stampa e dai mezzi di informazione televisivi, la cosiddetta informazione dei media mainstream, Berlusconi docet.

Se invece si lascia quasi tutto nelle mani dell’opposizione, soprattutto in una situazione anomala come quella Italiana dove l’opposizione possiede tre televisioni e di fatto controlla ancora la televisione pubblica, lamentarsi è un po’, come dire, se mi si passa il termine, da sorella di Pirlo.

Mentre a Vicenza il bue dà del cornuto all’asino, non si sa se per troppa generosità o minchioneria o, nella peggiore delle ipotesi, per non sapere in realtà prendere decisioni irrevocabili, il governo sta rimangiandosi un decreto e un proponimento dopo l’altro, e per giunta nel ludibrio generale dei mezzi di informazione che sono, secondo il bue Berlusconi, tutti asserviti alla sinistra.

All’inizio fu l’affare tassisti. Il ministro Bersani annuncia coraggiose riforme liberalizzatici che includono, ad esempio, maggiore libertà di concessione di licenze di taxi. Apriti cielo, moti di piazza e minacce da parte di un manipolo di tassisti incazzati alla De Niro in “Taxi Driver” e sobillati dalla destra e Bersani che fa? Fa inversione a U e chiede scusa per l’incomodo.

Ora che sta per essere approvata la finanziaria non passa giorno che non ci si rimangi qualcosa.
Reintroduciamo le tasse di successione? Si, e pagheranno tutti anche moglie e figli a partire da 250.000 euro. No, anzi, solo oltre il milione di euro. Tassiamo i SUV? Si, e abbuoniamo il bollo per tre anni agli euro 4, anzi no, niente di niente, macchina indietro, tassiamo le motociclette che inquinano. Vietiamo la vendita di alcolici ai minori, come negli Stati Uniti? No, non vietiamo, tassiamo i superalcoolici. Inseriamo una ingiusta gabella che penalizzerebbe chi redige le rassegne stampa? Si, subito. Anzi, no, stracciamo tutto perché si comincia già a sentire arrotar di coltelli.
Potrei andare avanti ma mi fermo per non infierire.
Ad ogni annuncio di riforma si alzano i lai dei poveri ricchi a reti unificate e loro che fanno? Si commuovono e innestano la retromarcia. Il bello è che anche il precedente governo lanciò proposte di legge che poi furono accantonate, ma le lamentele erano sempre dovute, guarda caso, ai comunisti.
Non sarà che il cuore tenero dell’Unione si scioglierà a breve anche al pianto proveniente dal presepe di Arcore per la riforma Gentiloni e per la ancora da venire riforma della RAI e straccerà tutto? Lo temo.

Qual è il problema di questa benedetta maggioranza? Se una legge è giusta e si deve fare per il bene del paese, ha senso rinunciarvi appena si ode la minima protesta contraria, spesso strumentalizzata e amplificata dalla televisione, notoriamente asservita alla sinistra come dice il bue Berlusconi? Se alcune proposte erano così sbagliate da potervi poi rinunciare in quattro e quattr’otto non le si poteva studiare un po’ meglio prima di renderle pubbliche? No, così tanto per evitare la figura di m.
Un decreto idiota come quello delle rassegne stampa se lo potevano evitare. Magari non si fa caso a cose più importanti ma la lesione del diritto al copia&incolla fa saltare giustamente tutti sulla sedia e ha creato una inutile e dannosa ulteriore polemica sull’operato del governo, visto che poi il decreto è stato ritirato. Ma tant’è.

Recentemente in Spagna Prodi si è lasciato andare ad uno sfogo che ha fatto abbastanza sorridere anche chi lo ha votato. Come in preda ad una strana identificazione con il predecessore, ha lamentato di avere tutta la stampa contro.
Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Nessuno impedirebbe a Prodi di andare in televisione a spiegare cosa intende fare per il bene del paese e perchè bisogna eventualemente accettare dei sacrifici. Berlusconi lo faceva anche per cose meno importanti.
E poi, nell’era della comunicazione, qualunque governo, compresi quelli assolutamente democratici, si premura di avere come minimo un certo sostegno dai principali organi di stampa e dai mezzi di informazione televisivi, la cosiddetta informazione dei media mainstream, Berlusconi docet.

Se invece si lascia quasi tutto nelle mani dell’opposizione, soprattutto in una situazione anomala come quella Italiana dove l’opposizione possiede tre televisioni e di fatto controlla ancora la televisione pubblica, lamentarsi è un po’, come dire, se mi si passa il termine, da sorella di Pirlo.

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