Vedi immagini come queste e vorresti commentarle, lasciare che la tua indignazione venisse fuori in tutta la sua violenza, con la potenza di un dies irae.
Un esercito armato fino ai denti ha sparato sulla gente, e ha fatto una strage. E’ sangue umano, di donne e bambini. Di quanti bambini? 7, 8, 10? Chi li conta i bambini palestinesi morti, sono tutti potenziali terroristi, meglio agire preventivamente.

Vorresti commentare ed esprimere l’angoscia che tali immagini ti procurano ma dentro di te c’è un blocco. Vorresti in qualche modo che quel sangue non fosse palestinese ma spagnolo, tedesco, ruandese, e allora potresti gridare “Assassini!” a coloro che hanno compiuto il massacro. Ma non puoi, lo sai, perché quel sangue è palestinese. Sono loro che lanciano i razzi e bisogna punirli.

Passano i giorni e ancora dentro di te sale l’angoscia perché della strage i media se ne sono rapidamente dimenticati e del resto anche quando ti hanno dato la notizia lo hanno fatto con il distacco dell’anatomopatologo, con il tono di voce e il trasporto emotivo di chi legge il bollettino del “CCIS Viaggiare informati”. Non gliene frega un cazzo, si sente, perché sono palestinesi. Da quanto tempo muoiono i palestinesi, ormai ci abbiamo fatto il callo. In quello sparatutto iperrealistico che è la Palestina ti meravigli ancora per il sangue versato? Inguaribile romantica.

Speri che almeno il Papa dica qualcosa e invece lui tace. L’altro almeno qualcosa diceva, santa madonna, esprimeva un minimo di indignazione da quella finestra, da quel sanguigno polaccone che era. Il teologo invece sai che fa adesso? Se ne sta zitto, tanto qualunque cosa dicesse sbaglierebbe. Non si pronuncia più su niente. Si, solo sull’embrione e l’eutanasia, ogni tanto, tra un cappello nuovo e l’altro.

La tua indignazione per quel sangue versato c’è ancora, speri che chi ha compiuto il massacro almeno si scusi, anche se a pensarci bene sarebbe ridicolo, chi si è mai scusato per un massacro compiuto? Olmert dice che è stato un errore tecnico. Ooops, echeccazzo abbiamo mancato il bersaglio di un 500 metri. Robaccia cinese da quattro soldi, ci hanno fregato.
Meno male, almeno hanno ammesso di non essere infallibili. Ma intanto hanno dato la colpa alle macchine. C’è sempre qualcuno che ha sbagliato in vece tua e che può prendersi la colpa.
E poi come ha detto quel neo-ministro, un certo Lieberman, che si dovrebbero applicare sui palestinesi i metodi di Putin in Cecenia? Il solito fascino slavo. Ma che gli fa quel Putin ai suoi ammiratori?

Ancora qualche giorno e giunge il veto degli Stati Uniti alla risoluzione di condanna di Israele per l’ultima strage di Beit Hanoun, che ha lasciato sul selciato quel sangue.
Quel veto che sentivi già dentro di te appena hai sentito la notizia, un veto psicologico prima che politico, un blocco mentale, un dispositivo di censura interna che scatta automaticamente appena c’è da criticare l’operato dello Stato di Israele, si concretizza nell’ukase imperiale e mette il sigillo su tutta la faccenda.
E’ solo una grande rottura di palle. Quei palestinesi del cazzo dovrebbero smetterla di nascere, respirare, vivere e morire spargendo tutto quel sangue. Quasi quasi ti chiedi perché l’IDF non li ammazza tutti e la fa finita. Tanto chi gli direbbe niente? Hanno i padroni del mondo dalla loro parte che gli parano sempre il culo.

Discorso antisemita? Ma loro non rappresentano il popolo ebraico, sono solo un gruppo di potere che ancora si culla dell’utopia di realizzare uno stato modello, perfetto, irrealizzabile, espressione di una ideologia ottocentesca fallita come tutte le altre ma che non sa di essere morta e resiste attaccata alle macchine come il vecchio Sharon che non muore. Un gruppo di potere che utilizza il ricatto dell’antisemitismo per fare del terrorismo psicologico ed evitare le critiche al proprio operato criminale e che non riesce nemmeno a fare il bene del proprio popolo che è costretto a vivere da sessant’anni in guerra civile con un altro popolo.

Ho letto questo articolo di Moni Ovadia, che dice esattamente le stesse cose che io penso sulla questione Israele-Palestina e voglio riportarne una parte, invitandovi a leggerlo per intero:

“[…] Le ragioni di Israele sono note: Hamas non riconosce il nostro diritto all’esistenza, ci siamo ritirati da Gaza e da quando lo abbiamo fatto, ogni giorno proprio da lì, piovono sul nostro territorio missili Quassam, rudimentali ma pur sempre missili, dobbiamo difendere la nostra popolazione, è nostro pieno diritto. Queste argomentazioni appaiono «tecnicamente» legittime in sé perché sono pervicacemente estrapolate dal nucleo incandescente della questione e il nucleo è questo: Israele occupa le terre di un altro popolo da quarant’anni, riduce quella gente in stato di prigionia, ne demolisce le fondamenta economiche, cambia la topografia dei suoi paesaggi a proprio esclusivo arbitrio, sradica i suoi ulivi secolari, ne demolisce le case per espellerli dai propri luoghi, ne controlla la vita, cerca di cancellare un’identità con un muro che non separa palestinesi da israeliani, ma soprattutto palestinesi da palestinesi, rendendo la loro vita un calvario e come se non bastasse arriva a contigentarne l’acqua mentre la elargisce a profusione ai suoi illegittimi coloni che annaffiano fiori e riempiono piscine nei loro resort presidiati a 150 metri di distanza.
Qualcuno dei sedicenti amici di Israele riesce a spiegarci cosa c’entra questa vigliaccheria con la sicurezza di Israele? La sicurezza e la difesa di Israele e dei suoi cittadini sono sacrosante e non negoziabili, ma avranno piena e indiscutibile legittimità solo quando le farà valere entro i confini riconosciuti dal diritto internazionale e dalla comunità degli stati. Questo confine si chiama green line. Su quella linea, se lo ritenesse, Israele avrebbe pieno titolo a costruire un muro e a presidiarlo militarmente per respingere gli attacchi qualora vi fossero. E la dirigenza palestinese, solo se insediata in un vero stato, potrebbe finalmente assumersi una piena responsabilità, cosa che non può essere chiesta a chi vive sotto occupazione in un simil-apartheid.”

E adesso accusateci di antisemitismo.

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