L’immagine, lo so, è forte e chi ha visto “Saw-L’Enigmista” capirà meglio il senso della situazione.
Il fatto è che negli ultimi tempi gli annunci di Prodi in politica estera assomigliano a quelle telefonate tra colleghi dell’FBI che si vedono nei telefilm:
“Pronto Scully?
“(Silenzio)…. Si… Mulder?”
“Ehi Scully, ma stai bene?”
“(Silenzio) Si, si… sto … bene”
“Ho capito, qualcuno ti minaccia con una pistola. Ora stai tranquilla e non perdere la calma. Stiamo arrivando”.

Mi sto convincendo che qualcuno, un perfido Enigmista ossessionato dal Quesito della Susi e dalla Pagina della Sfinge, sta tenendo Romano in ostaggio in un sordido bagno e lo obbliga a fare certe dichiarazioni, caratterizzate tra l’altro da un tempismo eccezionale e sospetto tale da far intuire un sadico gioco di ruolo:

16 gennaio – “Il governo non si opporrà all’allargamento della base militare Usa di Vicenza”. (Il 10 gennaio erano cadute le ultime speranze per ottenere verità e giustizia su Ustica.)
20 gennaio – “Il ritiro dall’Afghanistan è una follia”. (Io mi ricordo vagamente in campagna elettorale delle assicurazioni su un nostro ritiro dai vari teatri di guerra, ma forse ho sognato.)
22 gennaio – “L’entrata della Turchia a pieno titolo nella famiglia europea è un traguardo strategico. In questa fase storica nessuno deve pensare a scelte alternative. Non sono in programma”. (Appena due giorni prima, il 19, era stato ucciso il giornalista di origine armena Hrant Dink, paladino contro il negazionismo turco di stato sul genocidio armeno del 1917.)

Ho capito Romano, qualcuno ti minaccia con una pistola. Ora stai tranquillo e non perdere la calma. Stiamo arrivando.

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