Specialmente ora che fa caldo, i vari dietologi, professoroni, eminentissimi primari e nutrizionisti patentati intervistati nel marchettone finale della rubrica “salute” dei Tiggì ce lo ripetono ogni giorno: dobbiamo mangiare tanta frutta e verdura, e masticarla a lungo prima di ingollarla se no non vale. Possibilmente accompagnandola con almeno due litri d’acqua al giorno.
Io che appartengo in segreto al sacro culto della costata di chianina, la chiamo la dieta del cammello e ogni volta che sento le raccomandazioni, scuotendo la testa, dico a me stessa che “fatti non fummo per ruminar cicoria”.

Però è vero, se ci si abitua alla foglia larga, al crunch del cetriolo e della cipolla di Tropea, effettivamente ci si sente più leggeri e sgonfi.
Nella dieta personalizzata dal dietologo con tutti i crismi e i controcazzi che sto seguendo da un anno per dimagrire e che, ad onor del vero, si è rivelata efficace, ci sono ben 740 grammi al giorno tra ortaggi e frutta. E’ una massa, ma ci si abitua. Anche pranzare solo con una bella fetta di cocomera (da noi rigorosamente femmina), in questi giorni, è in fin dei conti piacevole.

C’è un unico problema legato al consumo di quantità industriali di frutta e verdura, anzi due: i prezzi stellari (vedi il delizioso filmato) e, come ha rivelato Legambiente in un’inquietante ricerca (scaricala qui) , il fatto che troppi prodotti risultano contaminati dai pesticidi.
Se non ci ucciderà il caldo ci uccideranno i pesticidi. Tanto di qualcosa bisogna morire.


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