Nel mondo dominato dal pensiero unico tornano di grande attualità le favole antiche. “I vestiti nuovi dell’imperatore” è una delle mie preferite perché svillaneggia non solo il potere e la sua idiozia, da vero capolavoro di satira ma soprattutto i cortigiani, i vassalli, i servi della gleba, i lecchini e i lacché che affollano da sempre le corti, felici di servire e dare via il culo a schiena piegata. Quelli, per intenderci, che riescono a vedere complicati ricami in oro zecchino sulle chiappe nude dell’imperatore, pur di compiacerne la vanità e adeguarsi al pensiero unico che lo vede riccamente vestito.

Cos’ha detto di terribile Caruso, pur utilizzando un linguaggio troppo colorito per le delicate orecchie dei cortigiani, abituate a farsi lisciare dalla soave prosa al cloroformio dei giullari e cantastorie di corte, detti giornalisti?
Che a furia di precarizzare i diritti dei lavoratori, i lavoratori ci lasciano le penne. Caruso, Caruso, bambino cattivo, lo sai che queste cose non si devono dire ad alta voce ma solo pensare in silenzio?
Se uno precipita da un ponteggio è perché è distratto, ha la testa chissà dove, non perché se rompe i coglioni per le misure di sicurezza perde il posto, eh! Il fatto di essere sempre a rischio di perdere il lavoro non mi diranno mica che facilita il rispetto dei propri diritti di lavoratori? Ma si sa, coloro che sbraitano in questi giorni il posto ce l’hanno talmente fisso che bisognerebbe smurarglielo con il flessibile, vero Mister Treu?

Io rispetto tutti i morti ma mi dà fastidio che i morti nei cantieri sembrino in qualche modo meno morti del povero Biagi che, se lo dimenticano tutti, non considerava completato il suo lavoro sulla legge che porta il suo nome ma desiderava soprattutto lavorare sulla parte dedicata agli ammortizzatori sociali e quindi migliorarla. Ecco il paradosso: la legge che Biagi stesso avrebbe modificato deve rimanere intonsa per coloro che si stracciano le vesti al pensiero del povero giuslavorista assassinato.

Tornando al bambino cattivo, c’è stato qualcuno che, per caso, abbia colto l’occasione della derapata rifondarola per affrontare l’argomento morti sul lavoro? C’è stato qualche riformista, fuochista, liberista, piazzista, leghista che abbia pensato: “beh, il ragazzo si esprime male e a sproposito, però il problema esiste, affrontiamolo?” Sui media ufficiali no.
Poteva un no global, per definizione, lanciare un argomento di conversazione? No, ovviamente, come quando ti invitano nei salotti buoni a patto che tu stia zitta e mosca. I no global, per definizione, non hanno mai ragione, neanche per sbaglio.

A proposito di leghisti. E’ stato un caso secondo me che il prode legaiolo che vuole deculattonizzare Treviso abbia parlato lo stesso giorno di Caruso. Anche questo fa parte del modus operandi del pensiero unico: ad una frase scomoda bisogna contrapporre una cazzata qualsiasi, per farle apparire uguali e farle annichilire a vicenda. Il caso ha voluto che la frase del sindaco capitasse proprio a fagiolo e fosse particolarmente ributtante e così tutti a porre sullo stesso piano due cose completamente diverse: un becero razzismo da una parte e un modo per far ragionare sulla tragedia dei morti sul lavoro dall’altra. Risultato finale, come in algebra, +1-1=0.

Altro esempio oggi, le parole di Prodi su Hamas e l’ennesima stracciata di vesti dei cortigiani, sempre più vil razza dannata. Dannata ma ben attenta a non offendere l’imperatore e i suoi amici. Orrore, terrore, “Prodi deve riferire in Parlamento” e perché mai? Perché, da buon prete di famiglia, ha auspicato il dialogo con tutti, anche con i ladroni appesi al fianco del Signore. Israele si preoccupa? E allora, scusate, dov’è il problema, visto che si preoccupa ogni volta che si fa o dice qualcosa che non gli garba? Lo so che sarebbe bello che tutti si tappassero gli occhi e dei palestinesi si potesse fare polpette, come a Sabra e Chatila, ma non si può. Non tutti i musulmani sono carini e non sporcano come Magdi Allam.

Mi meraviglio che non sia ancora scoppiata la polemica (termine che io adoro almeno quanto “l’opposizione attacca”) in merito a questo articolo di Massimo Fini, che si domanda perché l’attentato di Via Rasella è considerato un atto di resistenza e quello di Nassiriya contro l’esercito invasore occidentale no.
Anche questo puzza tanto di bambino cattivo, che non riesce proprio a tenere la bocca chiusa, quando passa l’imperatore.