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Una decina di giorni fa il santopadre ha condannato severamente la precarietà nel lavoro, oggi ha detto che le tasse bisogna pagarle anche se obtorto collo. Nel mezzo c’è stata la sortita sui farmacisti e l’obiezione di coscienza. A suo modo anche il Papa ha scoperto il fascino del panino.
Due colpi al cerchio, su argomenti in fondo condivisibili anche dai laici e uno alla botte del fondamentalismo cattolico.

Vediamo allora come possiamo aiutare i farmacisti devoti ad espletare la loro funzione al meglio.

La grande preoccupazione del santopadre neocerchiobottista non è certamente il costo delle scarpine Chicco, superiore alle sue Prada, e vendute in farmacia assieme a pappe, clisteri, giocattoli, guanciali superergonomici, alimenti per celiaci miliardari, pomate emorroidarie, integratori, fiori di Bach e creme antirughe, è la tutela della vita e la lotta all’eutanasia.

E’ noto a chiunque abbia masticato in vita sua un po’ di medicina e biologia per trascorsi universitari, che la morte può essere procurata anche utilizzando farmaci apparentemente innocui, senza ricorrere ai kit della dolce morte. E’ il principio dell’overdose, in molti casi fatale.
Un farmaco stimolante la tiroide come il Proloid può indurre arresto cardiaco in un soggetto ipertiroideo; la digitalis purpurea in dosi eccessive è mortale, una pera di insulina può indurre il coma e financo la morte. Non parliamo di anestetici potenti come i barbiturici, che anche se poco usati ormai rimangono prescritti per l’epilessia. Un bravo farmacista devoto dovrebbe eliminare questi farmaci dai suoi scaffali, per coerenza.

La necessità della tutela della vita mette automaticamente all’indice e candida al rogo i seguenti prodotti, da banco o meno: gondoni, guanti e Durex di ogni tipo; pillole anticoncezionali ad alto e basso dosaggio, comprese quelle che servono ad estirpare nell’era moderna il fenomeno della ragazzina barbuta. Attenzione però, anche una innocente peretta di gomma, se unita a sostanze opportunamente preparate artiginalmente, come il normale sapone da bucato, può servire a procurare l’aborto. Via anche quella quindi e gli stitici si arrangino.
Rimanendo in tema parti basse, che dire della pillola del demonio, il Viagra e della sua variante, il Cialis? Via, al macero, è il Signore in persona che vi espelle!

Anche il dolore dev’essere sopportato eroicamente dal buon cristiano. Via il Buscopan, il Moment con e senza ackht, la Cibalgina, l’Antispasmina colica, la preparazione H e il Toradol. Dolori mestruali, coliche renali ed epatiche, ascessi, pulpiti e trigemini, nervi sciatici, emorroidi a grappolo e colpi della strega, siate benedetti perchè ci ricordate la magnanima esistenza dell’ultraterreno.

Il buon cristiano deve praticare la modestia, quindi via i cosmetici, le creme depilatorie, gli anticellulite, le siringhe di botox; via dagli scaffali anche i costosissimi e i prodotti omeopatici, gli estratti di echinacea, la pappa reale e gli ayurveda. Roba da stregoni pagani.

Cosa rimane da vendere al timorato farmacista di Dio, per non dispiacere al suo Papa, ora che si è liberato di tutta la paccottiglia demoniaca? Forse l’aspirina, la soluzione Schoum, la tintura di iodio, i cerotti (non quelli per le vesciche perchè bisogna soffrire) e un’erba cattolicissima come l’iperico, nota per contrastare il potere anticoncezionale della “pillola”. Non per niente si chiama anche erba di S. Giovanni.

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Una decina di giorni fa il santopadre ha condannato severamente la precarietà nel lavoro, oggi ha detto che le tasse bisogna pagarle anche se obtorto collo. Nel mezzo c’è stata la sortita sui farmacisti e l’obiezione di coscienza. A suo modo anche il Papa ha scoperto il fascino del panino.
Due colpi al cerchio, su argomenti in fondo condivisibili anche dai laici e uno alla botte del fondamentalismo cattolico.

Vediamo allora come possiamo aiutare i farmacisti devoti ad espletare la loro funzione al meglio.

La grande preoccupazione del santopadre neocerchiobottista non è certamente il costo delle scarpine Chicco, superiore alle sue Prada, e vendute in farmacia assieme a pappe, clisteri, giocattoli, guanciali superergonomici, alimenti per celiaci miliardari, pomate emorroidarie, integratori, fiori di Bach e creme antirughe, è la tutela della vita e la lotta all’eutanasia.

E’ noto a chiunque abbia masticato in vita sua un po’ di medicina e biologia per trascorsi universitari, che la morte può essere procurata anche utilizzando farmaci apparentemente innocui, senza ricorrere ai kit della dolce morte. E’ il principio dell’overdose, in molti casi fatale.
Un farmaco stimolante la tiroide come il Proloid può indurre arresto cardiaco in un soggetto ipertiroideo; la digitalis purpurea in dosi eccessive è mortale, una pera di insulina può indurre il coma e financo la morte. Non parliamo di anestetici potenti come i barbiturici, che anche se poco usati ormai rimangono prescritti per l’epilessia. Un bravo farmacista devoto dovrebbe eliminare questi farmaci dai suoi scaffali, per coerenza.

La necessità della tutela della vita mette automaticamente all’indice e candida al rogo i seguenti prodotti, da banco o meno: gondoni, guanti e Durex di ogni tipo; pillole anticoncezionali ad alto e basso dosaggio, comprese quelle che servono ad estirpare nell’era moderna il fenomeno della ragazzina barbuta. Attenzione però, anche una innocente peretta di gomma, se unita a sostanze opportunamente preparate artiginalmente, come il normale sapone da bucato, può servire a procurare l’aborto. Via anche quella quindi e gli stitici si arrangino.
Rimanendo in tema parti basse, che dire della pillola del demonio, il Viagra e della sua variante, il Cialis? Via, al macero, è il Signore in persona che vi espelle!

Anche il dolore dev’essere sopportato eroicamente dal buon cristiano. Via il Buscopan, il Moment con e senza ackht, la Cibalgina, l’Antispasmina colica, la preparazione H e il Toradol. Dolori mestruali, coliche renali ed epatiche, ascessi, pulpiti e trigemini, nervi sciatici, emorroidi a grappolo e colpi della strega, siate benedetti perchè ci ricordate la magnanima esistenza dell’ultraterreno.

Il buon cristiano deve praticare la modestia, quindi via i cosmetici, le creme depilatorie, gli anticellulite, le siringhe di botox; via dagli scaffali anche i costosissimi e i prodotti omeopatici, gli estratti di echinacea, la pappa reale e gli ayurveda. Roba da stregoni pagani.

Cosa rimane da vendere al timorato farmacista di Dio, per non dispiacere al suo Papa, ora che si è liberato di tutta la paccottiglia demoniaca? Forse l’aspirina, la soluzione Schoum, la tintura di iodio, i cerotti (non quelli per le vesciche perchè bisogna soffrire) e un’erba cattolicissima come l’iperico, nota per contrastare il potere anticoncezionale della “pillola”. Non per niente si chiama anche erba di S. Giovanni.


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La commissione d’inchiesta sul G8 di Genova non si farà, ne ora nè mai, perchè l’unico governo che avrebbe potuto istituirla era quello di centrosinistra e Prodi non rischierà la cadrega per questo, visto che i moderati della sua grosse koalition non la vogliono.
Ringraziamo nell’ordine: Mastella, Di Pietro e i Rosapugnettisti, questi ultimi nella parte di quelli che non c’erano e se c’erano dormivano, che hanno inciuciato lingua in bocca con il centrodestra per affossare la commissione. I fatti della Diaz, di Bolzaneto e i pestaggi indiscriminati per le strade di Genova del luglio 2001 andranno a costituire un pericoloso precedente, con la conseguenza che gli abusi potranno ripetersi in futuro, in assoluta impunità.

Sinceramente, a me non fa rabbia tanto l’on. Fini che oggi dice: “La commissione d’inchiesta sul G8 era unicamente una cambiale che si pagava agli amici dei black bloc: alla sinistra piu’ radicale”.
Bisogna capirlo, ieri era il 28 ottobre e certi manifesti in giro per Roma mettevano tanta nostalgia.
Non mi fa rabbia la destra, questa destra che rimane sempre la solita, che dopotutto ama ancora l’odore dell’olio di ricino la mattina.

A me fanno rabbia questi governanti travestiti da centrosinistra che se ne fregano delle promesse tanto sono qui solo per caso, con i partitucoli in piene prove tecniche di salto della quaglia che si mettono d’accordo sotto banco per sabotare (non mi viene altro termine) la nave sulla quale navigano loro stessi, forse perchè sotto la giacca hanno già il giubbotto di salvataggio.

Mi fa rabbia come non mai Mastella che ha il coraggio di affermare che la commissione di inchiesta sul G8 non era nel programma dell’unione (volutamente minuscolo). Per fortuna che da qualche parte avevo conservato il pdf del programma e anche il link. Andiamo a pagina 77:

La crescente domanda di sicurezza da parte della collettività, a fronte di vecchi e nuovi rischi e pericoli, richiede la messa in opera di un programma di riorganizzazione, coordinamento e modernizzazione che rafforzi il rispetto della legalità, il contrasto della criminalità. la prevenzione delle minacce terroristiche.
La politica del centrodestra al riguardo si è mostrata del tutto indifferente: a vuoti annunci si sono affiancate misure che contrastano con il rispetto della legalità, l’inerzia rispetto alla criminalità economica, un abbassamento della guardia nel contrasto alla criminalità organizzata, l’utilizzo delle forze di polizia per operazioni repressive del tutto ingiustificate; basti pensare ai fatti di Genova, per i quali ancora oggi non sono state chiarite le responsabilità politica e istituzionale (al di là degli aspetti giudiziari) e sui quali l’Unione propone, per la prossima legislatura, l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta.

I fatti di Genova di cui si parla, secondo Mastella cos’erano? La gara per il miglior pesto, il derby Sampdoria-Genoa o il sasso di Balilla?

Mi fa rabbia l’Italia dei Dolori di Di Pietro, che in questi pasticci c’entra sempre. “Volevano indagare solo sulla polizia, una giustizia a metà. Noi vogliamo una commissione che indaghi sia sui manifestanti che sugli abusi delle forze dell’ordine.” No, non si voleva indagare solo sulle forze dell’ordine ma su quelle mele marce al loro interno dalle quali gli stessi tanti poliziotti onesti si sono sentiti offesi e disonorati. Per Di Pietro è normale avere una polizia al cui interno esistono elementi fortemente politicizzati che quando c’è l’occasione scendono in piazza per darle ai “rossi”? Ha ascoltato le registrazioni della poliziotta che si rallegra della morte di un manifestante? Secondo lui è normale, da paese civile?

Sono indignata, anche a nome di tanti cittadini stranieri che hanno assaggiato in quei giorni una fetta di Sudamerica anni 70 in pieno continente europeo. Indignata come genovese, perchè la mia città è stata stuprata e tra un pò diranno che se l’è cercata perchè girava in minigonna.

Non ultimo, anche se apparentemente non c’entra, mi fa rabbia il gianobifrontismo di Luke Skyuòlter che se deve parlare di nazifascismo, nei giorni della Marcia su Roma e del revanscismo sempre più sfacciato della destra estrema, sente il bisogno impellente di controbilanciare con gli orrori del comunismo, come un Ferrara qualsiasi.
Non è questione di equidistanza e obiettività, è paraculismo algebrico che azzera ogni tentativo di analisi storico-politica. Quelli dell’olio di ricino si sentono in fondo giustificati. Dovevano combattere un siffatto mostro, il Comunismo, poi la mano gli è un po’ scappata, pazienza.
Il ragionamento, a ben guardare è sempre lo stesso. A Genova alcuni manifestanti hanno devastato, la polizia ha menato, 1 a 1 e palla al centro. I manganellati sentitamente ringraziano.

La commissione d’inchiesta sul G8 di Genova non si farà, ne ora nè mai, perchè l’unico governo che avrebbe potuto istituirla era quello di centrosinistra e Prodi non rischierà la cadrega per questo, visto che i moderati della sua grosse koalition non la vogliono.
Ringraziamo nell’ordine: Mastella, Di Pietro e i Rosapugnettisti, questi ultimi nella parte di quelli che non c’erano e se c’erano dormivano, che hanno inciuciato lingua in bocca con il centrodestra per affossare la commissione. I fatti della Diaz, di Bolzaneto e i pestaggi indiscriminati per le strade di Genova del luglio 2001 andranno a costituire un pericoloso precedente, con la conseguenza che gli abusi potranno ripetersi in futuro, in assoluta impunità.

Sinceramente, a me non fa rabbia tanto l’on. Fini che oggi dice: “La commissione d’inchiesta sul G8 era unicamente una cambiale che si pagava agli amici dei black bloc: alla sinistra piu’ radicale”.
Bisogna capirlo, ieri era il 28 ottobre e certi manifesti in giro per Roma mettevano tanta nostalgia.
Non mi fa rabbia la destra, questa destra che rimane sempre la solita, che dopotutto ama ancora l’odore dell’olio di ricino la mattina.

A me fanno rabbia questi governanti travestiti da centrosinistra che se ne fregano delle promesse tanto sono qui solo per caso, con i partitucoli in piene prove tecniche di salto della quaglia che si mettono d’accordo sotto banco per sabotare (non mi viene altro termine) la nave sulla quale navigano loro stessi, forse perchè sotto la giacca hanno già il giubbotto di salvataggio.

Mi fa rabbia come non mai Mastella che ha il coraggio di affermare che la commissione di inchiesta sul G8 non era nel programma dell’unione (volutamente minuscolo). Per fortuna che da qualche parte avevo conservato il pdf del programma e anche il link. Andiamo a pagina 77:

La crescente domanda di sicurezza da parte della collettività, a fronte di vecchi e nuovi rischi e pericoli, richiede la messa in opera di un programma di riorganizzazione, coordinamento e modernizzazione che rafforzi il rispetto della legalità, il contrasto della criminalità. la prevenzione delle minacce terroristiche.
La politica del centrodestra al riguardo si è mostrata del tutto indifferente: a vuoti annunci si sono affiancate misure che contrastano con il rispetto della legalità, l’inerzia rispetto alla criminalità economica, un abbassamento della guardia nel contrasto alla criminalità organizzata, l’utilizzo delle forze di polizia per operazioni repressive del tutto ingiustificate; basti pensare ai fatti di Genova, per i quali ancora oggi non sono state chiarite le responsabilità politica e istituzionale (al di là degli aspetti giudiziari) e sui quali l’Unione propone, per la prossima legislatura, l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta.

I fatti di Genova di cui si parla, secondo Mastella cos’erano? La gara per il miglior pesto, il derby Sampdoria-Genoa o il sasso di Balilla?

Mi fa rabbia l’Italia dei Dolori di Di Pietro, che in questi pasticci c’entra sempre. “Volevano indagare solo sulla polizia, una giustizia a metà. Noi vogliamo una commissione che indaghi sia sui manifestanti che sugli abusi delle forze dell’ordine.” No, non si voleva indagare solo sulle forze dell’ordine ma su quelle mele marce al loro interno dalle quali gli stessi tanti poliziotti onesti si sono sentiti offesi e disonorati. Per Di Pietro è normale avere una polizia al cui interno esistono elementi fortemente politicizzati che quando c’è l’occasione scendono in piazza per darle ai “rossi”? Ha ascoltato le registrazioni della poliziotta che si rallegra della morte di un manifestante? Secondo lui è normale, da paese civile?

Sono indignata, anche a nome di tanti cittadini stranieri che hanno assaggiato in quei giorni una fetta di Sudamerica anni 70 in pieno continente europeo. Indignata come genovese, perchè la mia città è stata stuprata e tra un pò diranno che se l’è cercata perchè girava in minigonna.

Non ultimo, anche se apparentemente non c’entra, mi fa rabbia il gianobifrontismo di Luke Skyuòlter che se deve parlare di nazifascismo, nei giorni della Marcia su Roma e del revanscismo sempre più sfacciato della destra estrema, sente il bisogno impellente di controbilanciare con gli orrori del comunismo, come un Ferrara qualsiasi.
Non è questione di equidistanza e obiettività, è paraculismo algebrico che azzera ogni tentativo di analisi storico-politica. Quelli dell’olio di ricino si sentono in fondo giustificati. Dovevano combattere un siffatto mostro, il Comunismo, poi la mano gli è un po’ scappata, pazienza.
Il ragionamento, a ben guardare è sempre lo stesso. A Genova alcuni manifestanti hanno devastato, la polizia ha menato, 1 a 1 e palla al centro. I manganellati sentitamente ringraziano.


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Nel giorno in cui Mastella annuncia che si immolerà gettandosi eroicamente nell’impastatrice di governo nel prossimo mese di gennaio, è giusto dare il doveroso rilievo ad una pulcherrima iniziativa democratica dell’On. Volontè dell’UDC. In un disegno di legge che sarà proposto domani mattina in Parlamento, il capogruppo del partito di Pierferdinando Casini in Caltagirone propone di introdurre il reato di apologia del comunismo e per far ciò vuole mettere mano alla Costituzione, nientepopodimeno.
Leggiamo da Repubblica il grido di dolore dell’onorevole:

“Siamo un Paese vergogna, è necessaria una operazione verità sui 100 milioni di morti irrisi dai comunisti al governo. Staneremo uno per uno i fedeli amici di Lenin e dei suoi gulag”.

Lo so che siamo sotto Halloween tra dolcetti e scherzetti ma questo, signori, fa sul serio, è convinto di ciò che afferma.
Ed è anche un genio perchè diciamolo, l’idea di minacciare di essere stanati è sublime. Nemmeno dieci dei migliori creativi di Berlusconi chiusi in un conclave per tre giorni a pane e acqua avrebbero saputo partorire di meglio.

Stanare, che verbo ficcante! E’ noto che i comunisti si rintanano, scavano gallerie, hanno le mani con i palmi girati all’esterno per scavare meglio, come le talpe. Cammini sul prato e ti senti affondare? Ci sarà sicuramente un circolo comunista, una sezione Nilde Iotti là sotto. Se poggi la guancia sull’erba puoi sentire risuonare “Polyushka Polye” ohttp://static.last.fm/webclient/inline/1/inlinePlayer.swf Kalinka. (clicca il triangolino per ascoltare)
A proposito di talpe: ma è vero, infatti mi sembrava di ricordare qualche vecchia lettura, come dimenticarla, la cara talpa che scava nella storia. Volontè è uno colto, ha letto anche Marx. Ma si, facciamoci stanare tutte.

Scommetto che l’onorevole non disdegnerebbe di stanare le due belle malcicche qui a fianco.

Occhio però, anche se appartengono al Partito Bolscevico Nazionale russo e indossano tanto di falce e martello, scavando in profondità – se no che talpe siamo?, abbiamo scoperto che il loro partito è in realtà di estrema destra filonazista. Per la serie “l’apparenza inganna.” Per un attimo c’eravamo cascati anche noi. Del resto le talpe un pò cecate lo sono, anzi parecchio.


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Nel giorno in cui Mastella annuncia che si immolerà gettandosi eroicamente nell’impastatrice di governo nel prossimo mese di gennaio, è giusto dare il doveroso rilievo ad una pulcherrima iniziativa democratica dell’On. Volontè dell’UDC. In un disegno di legge che sarà proposto domani mattina in Parlamento, il capogruppo del partito di Pierferdinando Casini in Caltagirone propone di introdurre il reato di apologia del comunismo e per far ciò vuole mettere mano alla Costituzione, nientepopodimeno.
Leggiamo da Repubblica il grido di dolore dell’onorevole:

“Siamo un Paese vergogna, è necessaria una operazione verità sui 100 milioni di morti irrisi dai comunisti al governo. Staneremo uno per uno i fedeli amici di Lenin e dei suoi gulag”.

Lo so che siamo sotto Halloween tra dolcetti e scherzetti ma questo, signori, fa sul serio, è convinto di ciò che afferma.
Ed è anche un genio perchè diciamolo, l’idea di minacciare di essere stanati è sublime. Nemmeno dieci dei migliori creativi di Berlusconi chiusi in un conclave per tre giorni a pane e acqua avrebbero saputo partorire di meglio.

Stanare, che verbo ficcante! E’ noto che i comunisti si rintanano, scavano gallerie, hanno le mani con i palmi girati all’esterno per scavare meglio, come le talpe. Cammini sul prato e ti senti affondare? Ci sarà sicuramente un circolo comunista, una sezione Nilde Iotti là sotto. Se poggi la guancia sull’erba puoi sentire risuonare “Polyushka Polye” o Kalinka. (clicca il triangolino per ascoltare)
A proposito di talpe: ma è vero, infatti mi sembrava di ricordare qualche vecchia lettura, come dimenticarla, la cara talpa che scava nella storia. Volontè è uno colto, ha letto anche Marx. Ma si, facciamoci stanare tutte.

Scommetto che l’onorevole non disdegnerebbe di stanare le due belle malcicche qui a fianco.

Occhio però, anche se appartengono al Partito Bolscevico Nazionale russo e indossano tanto di falce e martello, scavando in profondità – se no che talpe siamo?, abbiamo scoperto che il loro partito è in realtà di estrema destra filonazista. Per la serie “l’apparenza inganna.” Per un attimo c’eravamo cascati anche noi. Del resto le talpe un pò cecate lo sono, anzi parecchio.


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Sono rimasta profondamente turbata, questa settimana, da tre fatti, tre notizie che secondo me avrebbero dovuto farci riflettere molto più di quanto non abbiamo fatto finora.
Se ne è parlato si, ma troppo poco, nei circoli ristretti dei blog coinvolti e dei loro lettori aficionados, tra amici insomma, quando invece avrebbero dovuto scattare gli allarmi di coloro che ancora hanno a cuore la libertà, cioè potenzialmente di tutti.

Sparo una banalità, ma quando c’è di mezzo il concetto di libertà di espressione siamo tutti coinvolti, anche chi d’abitudine tiene la bocca chiusa per non avere rogne. Potrebbe esserci sempre qualcuno che, nonostante il nostro silenzio, per sicurezza, la bocca ce la venga proprio a cucire con ago e filo.

Comincio dall’odissea di Dacia, blogger ma soprattutto militante politica, caduta in un incubo kafkiano che l’ha sbattuta fuori di casa e gettata in mezzo ad una strada con i suoi figli. Anche se i suoi guai paiono aver origine da un pasticcio immobiliar-fraudolento che ha a che fare con una casa che non si sa a chi appartenga, appare strano che da quello si passi addirittura ad accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, scomodando principi del Foro e affini.
Leggendo il resoconto dei fatti si rimane basiti di come sia facile sbattere una famiglia fuori di casa, nonostante normalmente si pensi (o si speri) il contrario. Il dubbio che il ruolo di Dacia come militante possa aver contribuito ad aggravare le accuse nei suoi confronti è forte. Una ragione in più per seguire la faccenda e preoccuparsi affinché siano ristabilite giustizia e verità, per Dacia e per tutti coloro che potrebbero trovarsi nei suoi stessi guai, senza avere magari nemmeno un blog per farsi sentire.

Il secondo fatto inquietante riguarda ancora una blogger, Cloroalclero, che nei giorni scorsi è stata fatta oggetto di intimidazioni e minacce che l’hanno raggiunta addirittura sulla porta di casa, tanto da dover far intervenire la Digos. Cloro è spaventata, e ci credo, lo saremmo tutti nei suoi panni. Magari si tratta di dementi che non sanno come far sera, di qualcuno che non meriterebbe nemmeno il quarto d’ora di notorietà che ha avuto grazie ai post di Cloro che raccontavano delle intimidazioni, però bisogna vigilare ed impedire che l’intimidazione possa riuscire. Anche qui c’è il dubbio che la sua frequentazione recente di Dacia, la militanza e la voglia di dire sempre e comunque ciò che si pensa possa aver attizzato in qualcuno la voglia di farla tacere.

Il terzo ed ultimo fatto riguarda ancora una blogger, Anna di Critica dell’interfaccia, querelata, ebbene si, da un giornalista RAI per un post. Se lo leggete vi renderete conto che siamo tutti in pericolo, noi che scriviamo sui blog non di pugnette, cuoricini e “ma quanto mi ami” ma in qualche modo facciamo politica, dicendo ciò che secondo noi non va nella comunicazione, nella società e di riflesso nella nostra vita.
Basta un post come quello, ben scritto e ironico ma che in qualunque paese democratico sarebbe considerato assolutamente innocuo, per far scattare la censura. Oggi a lei, domani a chi?

Ragioniamo un attimo. Se uno di noi si becca una denuncia, una querela, per aver esagerato nel denudare l’Imperatore e aver mostrato il suo cazzetto piccolo, non avendo le spalle larghe dei giornalisti professionisti (che magari vengono difesi dalla corporazione dell’albo), dei politici, dei satiri e comici di professione cosa potrebbe fare? Sapendo quanto può venire a costare una causa a chi deve contare solo su una busta paga e non volendosi vendere le terga per sfamare gli avvocati, la risposta sarebbe chiudere il blog e tornare ad occuparsi di maglia e giardinaggio.
Questo il Potere, qualunque forma esso assuma, lo sa ed è per questo che si gingilla con i comma del cazzo invece di fare una legge che magari tuteli, visto che la Costituzione non basta, la libertà di espressione anche di noi bloggers.

Sarebbe bello che di questi fatti gravi si parlasse ancora, che si facesse solidarietà attiva, tenendo l’attenzione vigile su ogni episodio che possa far pensare al desiderio di qualcuno di limitare la libertà. Ricordiamo che è nelle dittature che i bloggers sono costretti a chiudere. Oggi è il 28 ottobre, casualmente. Se non ci difendiamo da soli non lo farà nessuno.

Sono rimasta profondamente turbata, questa settimana, da tre fatti, tre notizie che secondo me avrebbero dovuto farci riflettere molto più di quanto non abbiamo fatto finora.
Se ne è parlato si, ma troppo poco, nei circoli ristretti dei blog coinvolti e dei loro lettori aficionados, tra amici insomma, quando invece avrebbero dovuto scattare gli allarmi di coloro che ancora hanno a cuore la libertà, cioè potenzialmente di tutti.

Sparo una banalità, ma quando c’è di mezzo il concetto di libertà di espressione siamo tutti coinvolti, anche chi d’abitudine tiene la bocca chiusa per non avere rogne. Potrebbe esserci sempre qualcuno che, nonostante il nostro silenzio, per sicurezza, la bocca ce la venga proprio a cucire con ago e filo.

Comincio dall’odissea di Dacia, blogger ma soprattutto militante politica, caduta in un incubo kafkiano che l’ha sbattuta fuori di casa e gettata in mezzo ad una strada con i suoi figli. Anche se i suoi guai paiono aver origine da un pasticcio immobiliar-fraudolento che ha a che fare con una casa che non si sa a chi appartenga, appare strano che da quello si passi addirittura ad accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, scomodando principi del Foro e affini.
Leggendo il resoconto dei fatti si rimane basiti di come sia facile sbattere una famiglia fuori di casa, nonostante normalmente si pensi (o si speri) il contrario. Il dubbio che il ruolo di Dacia come militante possa aver contribuito ad aggravare le accuse nei suoi confronti è forte. Una ragione in più per seguire la faccenda e preoccuparsi affinché siano ristabilite giustizia e verità, per Dacia e per tutti coloro che potrebbero trovarsi nei suoi stessi guai, senza avere magari nemmeno un blog per farsi sentire.

Il secondo fatto inquietante riguarda ancora una blogger, Cloroalclero, che nei giorni scorsi è stata fatta oggetto di intimidazioni e minacce che l’hanno raggiunta addirittura sulla porta di casa, tanto da dover far intervenire la Digos. Cloro è spaventata, e ci credo, lo saremmo tutti nei suoi panni. Magari si tratta di dementi che non sanno come far sera, di qualcuno che non meriterebbe nemmeno il quarto d’ora di notorietà che ha avuto grazie ai post di Cloro che raccontavano delle intimidazioni, però bisogna vigilare ed impedire che l’intimidazione possa riuscire. Anche qui c’è il dubbio che la sua frequentazione recente di Dacia, la militanza e la voglia di dire sempre e comunque ciò che si pensa possa aver attizzato in qualcuno la voglia di farla tacere.

Il terzo ed ultimo fatto riguarda ancora una blogger, Anna di Critica dell’interfaccia, querelata, ebbene si, da un giornalista RAI per un post. Se lo leggete vi renderete conto che siamo tutti in pericolo, noi che scriviamo sui blog non di pugnette, cuoricini e “ma quanto mi ami” ma in qualche modo facciamo politica, dicendo ciò che secondo noi non va nella comunicazione, nella società e di riflesso nella nostra vita.
Basta un post come quello, ben scritto e ironico ma che in qualunque paese democratico sarebbe considerato assolutamente innocuo, per far scattare la censura. Oggi a lei, domani a chi?

Ragioniamo un attimo. Se uno di noi si becca una denuncia, una querela, per aver esagerato nel denudare l’Imperatore e aver mostrato il suo cazzetto piccolo, non avendo le spalle larghe dei giornalisti professionisti (che magari vengono difesi dalla corporazione dell’albo), dei politici, dei satiri e comici di professione cosa potrebbe fare? Sapendo quanto può venire a costare una causa a chi deve contare solo su una busta paga e non volendosi vendere le terga per sfamare gli avvocati, la risposta sarebbe chiudere il blog e tornare ad occuparsi di maglia e giardinaggio.
Questo il Potere, qualunque forma esso assuma, lo sa ed è per questo che si gingilla con i comma del cazzo invece di fare una legge che magari tuteli, visto che la Costituzione non basta, la libertà di espressione anche di noi bloggers.

Sarebbe bello che di questi fatti gravi si parlasse ancora, che si facesse solidarietà attiva, tenendo l’attenzione vigile su ogni episodio che possa far pensare al desiderio di qualcuno di limitare la libertà. Ricordiamo che è nelle dittature che i bloggers sono costretti a chiudere. Oggi è il 28 ottobre, casualmente. Se non ci difendiamo da soli non lo farà nessuno.


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Rebus (3,1,8,1,7, 3,2,2,6,2,5)

Soluzione: Nonostante abbia letto qui, qui e qui.


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