E’ finita come doveva finire. Alla “Io sono io e voi non siete un cazzo”.

Peccato, solo il 74% dei voti. Se arrivava almeno all’80% vinceva la raccolta completa dei CD del “Coro delle Voci Bulgare”.
Sapete quale candidato avrei voluto io per il PD, l’unico che mi avrebbe spinto ad andare a votare nonostante l’euro da pagare e quindi mi domando: se Uolter Veltrony ha ottenuto quelle percentuali, George cosa avrebbe fatto, sfracelli da 99,9 periodico?
Ecco perché Uolter, anzi Walter se no i piddisti si incazzano, si è circondato di candidati così avvenenti, dalla Bindi a Marione Adinolfi, fino al Letta cumpare nepote. Voleva rendere più piccante la sfida.
Per assonanza, Stanislao Gawronski si sarà complimentato con lui con un “Ebbene si, maledetto Walter, hai vinto ancora una volta!”

A parte gli scherzi, questo traguardo come leader del Partito Democratico è il degno coronamento di una carriera straordinaria, disciamo.
Sappiamo che da giovane studiava da presidente americano ma, un po’ per il passato comunista (anche se un giorno affermerà che stava nel PCI ma non era comunista) e perché gli Stati Uniti non sono ancora pronti non per un presidente italiano ma per uno buonista, dovette rinunciare.
Pensò allora di prendere i voti per diventare Papa Re ma, per il passato da ateo, anche se un giorno affermerà “credo di credere” e anche, disciamo, a causa della breccia di Porta Pia, dovette desistere.
E’ a causa di queste due delusioni che lo segnano profondamente nello spirito che negli ultimi anni, nonostante le soddisfazioni come sindaco di Roma non gli manchino, pensa di dedicarsi in segreto ad un’antica arte, l’alchimia.

Suggestionato da alcuni film di Mario Bava, dalla visione in videocassetta de “Il segno del comando” e da una gita a S. Leo sulle orme del Conte di Cagliostro, comincia a mescolare in un crogiolo vecchi pezzi di scudo crociato, foglie e bacche di biancofiore, incenso, mirra ed essenza di sagrestia con limatura di falce, manici di martello, chiodi di garofano, briciole di gnocco fritto ammuffite e una bella presa di pepe.
Nonostante l’odore nauseabondo dell’immonda poltiglia e le proteste dei vicini, Walter l’alchimista, in un’assolata domenica di ottobre, riesce finalmente a dare forma ed afflato di vita ad una specie di Golem, un ossimoro vivente di sinistra ma non troppo, ateo ma anche credente, democristiano ma riformista ed anche liberista poco poco ma abbastanza, sempre e comunque un po’ di qua e un po’ di là.
In omaggio al suo idolo John Fitzgerald Kennedy, il novello Principe di Sansevero chiama la sua creatura Partito Democratico e la presenta al pubblico nella giornata dedicata alla Sindrome di Down. Francamente, che statista!


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