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No, nun se po’ paralizza’ na città pecchè quei zozzoni de li tassinari nun vonno quell’artri cinquecento co li taxi nuovi fiammeggianti già pronti a gira’ pe Roma.
A Vartere, guai a te se cedi. Guai a te se te fai convince a rinuncià alla bellezza der mercato e de la concorenza. Noi semo tutti ammericani e volemo er mercato libbero. Sti fregnoni li devi da fermà.
Mandaje un po’ de lame rotanti e arabarde spazziali. Vola Vartere lassù, vola tra lampi de bblu, trasformate nun razzo missile co’ circuiti de mille varvole, trasformate nun Waltermite dâ tera der foco, in un Gigghe Vartere d’acciaio e sdrùmali!
Aumentà le tariffe der dieciotto per cento? Aho, ma questi so’ proprio matti!

http://www.youtube.com/v/Zduq4YGmiUw&rel=1


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No, nun se po’ paralizza’ na città pecchè quei zozzoni de li tassinari nun vonno quell’artri cinquecento co li taxi nuovi fiammeggianti già pronti a gira’ pe Roma.
A Vartere, guai a te se cedi. Guai a te se te fai convince a rinuncià alla bellezza der mercato e de la concorenza. Noi semo tutti ammericani e volemo er mercato libbero. Sti fregnoni li devi da fermà.
Mandaje un po’ de lame rotanti e arabarde spazziali. Vola Vartere lassù, vola tra lampi de bblu, trasformate nun razzo missile co’ circuiti de mille varvole, trasformate nun Waltermite dâ tera der foco, in un Gigghe Vartere d’acciaio e sdrùmali!
Aumentà le tariffe der dieciotto per cento? Aho, ma questi so’ proprio matti!


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Sappiamo tutti quale problema siano gli infortuni sul lavoro in Italia e quale tributo umano si paghi annualmente in termini di morti, ammalati e invalidi.

Qualche cifra relativa al 2006:

927.998 infortuni denunciati all’INAIL (e pensiamo che se l’incidente avviene in condizioni di lavoro nero ben difficilmente sarà denunciato);
1.302 morti per incidenti o conseguenze di infortunio.
Il settore in assoluto più pericoloso per i lavoratori è quello delle costruzioni, seguito dall’industria meccanica e dalla lavorazione dei metalli. Le donne pagano il tributo più alto nel settore dell’industria alimentare.

Mi è capitato di recente di dover frequentare, per la seconda volta in vita mia, il corso di formazione per neoassunti sulla legge 626, ovvero la legge che regolamenta la sicurezza sul lavoro.
Per chi non lo sapesse, sia che si lavori in un ufficio, al chiosco delle piadine o in fonderia, appena assunti il datore di lavoro ha l’obbligo (pena sanzioni amministrative) di iscrivere il neoassunto dipendente a questo corso, che poi è una full-immersion di quattro ore filate in un giorno che viene stabilito dall’associazione di categoria che la organizza, di solito in un’aula nella sede della medesima.

Chissà perchè quando capita di frequentare il corso i colleghi ti avvertono che saranno “due palle”. Tu ti immagini che l’ingegnere ti svelerà il segreto per non farti mai male, ti leggerà i tuoi diritti e ti insegnerà a farli rispettare: sempre i colleghi ti dicono “è solo una perdita di tempo”. Per la verità anch’io dopo la prima esperienza avevo avuto la stessa impressione.
Vediamo, cosa mi ricordavo del primo corso? Che le scale devono avere quell’affare di traverso per impedire che si aprano, che in ogni azienda ci vuole una persona addetta alla sicurezza e che se togli le protezioni dai macchinari, sono cazzi tuoi, anzi dell’addetto che doveva sorvegliare che tu non le togliessi.

Questa volta siamo una ventina in tutto, provenienti da vari settori: fabbrica, artigianato, commercio. Ci sono parecchi stranieri.
Si comincia con una specie di appello. Ognuno deve dichiarare la propria mansione sul lavoro e i fattori di rischio che secondo lui comporta. Schiacciamento, ustioni, cadute, tagli sono le risposte più ovvie. Chi lavora in un ufficio si sente un pò inferiore. Ci si prova a dire che cambiare un toner alla stampante laser può essere un rischio “sa, le polveri sottili…” ma se ne ricava solo un “no no stia tranquilla, gli inchiostri non sono tossici.” Sarà. In compenso scopri che non dovresti mai fare due ore di fila davanti al computer ma hai diritto ad un quarto d’ora di pausa ogni due ore appunto.

Il corso vero e proprio consiste nel leggere qua e là una dispensa illustrata che racchiude i principali argomenti trattati dalla legge 626.
Praticamente è la copia carbone del corso dell’altra volta. La scala deve avere la sicurezza, il responsabile della sicurezza si chiama… ogni azienda deve avere una cassetta del pronto soccorso (ma davvero? e la nostra dov’è?). Davvero, la cosa che emerge con maggiore evidenza è che le parole sono un conto, la realtà è diversa. Scarpe antinfortunistiche? Se ti cala la vista il datore di lavoro deve pagarti gli occhiali. Ma quando mai?
Ci viene annunciato che ad una cert’ora arriveranno i rappresentanti sindacali, ai quali potremo fare domande e fare riferimento in futuro se, toccando ferro, dovessimo avere un incidente sul lavoro. Se non ricordo male anche l’altra volta dovevano venire i sindacati ma non si fecero vedere.

Quattro ore sono lunghe da passare, specialmente se l’ingegnere non ha il carisma e la dialettica di un trascinatore di folle. Gli tocca compensare con l’audiovisivo.
Un quarto d’ora se ne va per scoprire come cappero funziona l’impianto di videoproiezione poi parte la cassetta con le avventure di Napo. Trattasi di una serie di, come definirli, cartoni animati è una parola forte. A me ricordano quelle animazioni cecoslovacche degli anni sessanta, di una tristezza infinita, con i pupazzetti di pongo mossi a scatti.
Tenendo conto che siamo in periodo post-prandiale e parecchi di noi hanno già quattro ore di lavoro sul groppone, l’effetto è soporifero.
Napo, lavoratore tipo, è un perfetto deficiente che è un miracolo sia ancora vivo, visto che gliene capitano di tutti i colori a causa della sua dabbenaggine. In compenso ha un capo coscienzioso, che gli ricorda di mettersi il casco, di non salire sulla scala senza protezioni, di mettersi i guanti, ecc. La cosa più terrificante di questi cartoni è che i personaggi non parlano, mugolano come fossero imbavagliati “mhmm, mhmm”. Visto che sono usati dalle INAIL di tutta Europa si è trattato di un bieco trucco per risparmiare nei vari doppiaggi.
Qualcuno ci prova, dopo la seconda cassetta di fila, a mormorare “no, un altro Napo nooo”, ma coraggio, sono quasi le quattro, i fumatori sono autorizzati ad uscire dieci minuti.

Il gran finale è il test di verifica a quiz che dovrebbe dimostrare che da questo corso hai capito qualcosa e da domani starai ben attento a non farti male, ben conscio poi dei tuoi diritti di metterti il casco, le cuffie se lavori in ambiente rumoroso, ecc.
Sarà stata la voce soporifera dell’ingegnere, l’effetto nefasto di Napo, o il pensiero che se vai dal capo a chiedere le cuffie quello ti ci manda, ma il punteggio finale è desolante. Per fortuna non si viene bocciati, l’attestato te lo danno lo stesso e si potrà sempre leggere la dispensa a casa.

Per la cronaca, anche questa volta i sindacati non si sono fatti vedere.

http://www.youtube.com/v/jMSVWn7-jRI&rel=1


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Sappiamo tutti quale problema siano gli infortuni sul lavoro in Italia e quale tributo umano si paghi annualmente in termini di morti, ammalati e invalidi.

Qualche cifra relativa al 2006:

927.998 infortuni denunciati all’INAIL (e pensiamo che se l’incidente avviene in condizioni di lavoro nero ben difficilmente sarà denunciato);
1.302 morti per incidenti o conseguenze di infortunio.
Il settore in assoluto più pericoloso per i lavoratori è quello delle costruzioni, seguito dall’industria meccanica e dalla lavorazione dei metalli. Le donne pagano il tributo più alto nel settore dell’industria alimentare.

Mi è capitato di recente di dover frequentare, per la seconda volta in vita mia, il corso di formazione per neoassunti sulla legge 626, ovvero la legge che regolamenta la sicurezza sul lavoro.
Per chi non lo sapesse, sia che si lavori in un ufficio, al chiosco delle piadine o in fonderia, appena assunti il datore di lavoro ha l’obbligo (pena sanzioni amministrative) di iscrivere il neoassunto dipendente a questo corso, che poi è una full-immersion di quattro ore filate in un giorno che viene stabilito dall’associazione di categoria che la organizza, di solito in un’aula nella sede della medesima.

Chissà perchè quando capita di frequentare il corso i colleghi ti avvertono che saranno “due palle”. Tu ti immagini che l’ingegnere ti svelerà il segreto per non farti mai male, ti leggerà i tuoi diritti e ti insegnerà a farli rispettare: sempre i colleghi ti dicono “è solo una perdita di tempo”. Per la verità anch’io dopo la prima esperienza avevo avuto la stessa impressione.
Vediamo, cosa mi ricordavo del primo corso? Che le scale devono avere quell’affare di traverso per impedire che si aprano, che in ogni azienda ci vuole una persona addetta alla sicurezza e che se togli le protezioni dai macchinari, sono cazzi tuoi, anzi dell’addetto che doveva sorvegliare che tu non le togliessi.

Questa volta siamo una ventina in tutto, provenienti da vari settori: fabbrica, artigianato, commercio. Ci sono parecchi stranieri.
Si comincia con una specie di appello. Ognuno deve dichiarare la propria mansione sul lavoro e i fattori di rischio che secondo lui comporta. Schiacciamento, ustioni, cadute, tagli sono le risposte più ovvie. Chi lavora in un ufficio si sente un pò inferiore. Ci si prova a dire che cambiare un toner alla stampante laser può essere un rischio “sa, le polveri sottili…” ma se ne ricava solo un “no no stia tranquilla, gli inchiostri non sono tossici.” Sarà. In compenso scopri che non dovresti mai fare due ore di fila davanti al computer ma hai diritto ad un quarto d’ora di pausa ogni due ore appunto.

Il corso vero e proprio consiste nel leggere qua e là una dispensa illustrata che racchiude i principali argomenti trattati dalla legge 626.
Praticamente è la copia carbone del corso dell’altra volta. La scala deve avere la sicurezza, il responsabile della sicurezza si chiama… ogni azienda deve avere una cassetta del pronto soccorso (ma davvero? e la nostra dov’è?). Davvero, la cosa che emerge con maggiore evidenza è che le parole sono un conto, la realtà è diversa. Scarpe antinfortunistiche? Se ti cala la vista il datore di lavoro deve pagarti gli occhiali. Ma quando mai?
Ci viene annunciato che ad una cert’ora arriveranno i rappresentanti sindacali, ai quali potremo fare domande e fare riferimento in futuro se, toccando ferro, dovessimo avere un incidente sul lavoro. Se non ricordo male anche l’altra volta dovevano venire i sindacati ma non si fecero vedere.

Quattro ore sono lunghe da passare, specialmente se l’ingegnere non ha il carisma e la dialettica di un trascinatore di folle. Gli tocca compensare con l’audiovisivo.
Un quarto d’ora se ne va per scoprire come cappero funziona l’impianto di videoproiezione poi parte la cassetta con le avventure di Napo. Trattasi di una serie di, come definirli, cartoni animati è una parola forte. A me ricordano quelle animazioni cecoslovacche degli anni sessanta, di una tristezza infinita, con i pupazzetti di pongo mossi a scatti.
Tenendo conto che siamo in periodo post-prandiale e parecchi di noi hanno già quattro ore di lavoro sul groppone, l’effetto è soporifero.
Napo, lavoratore tipo, è un perfetto deficiente che è un miracolo sia ancora vivo, visto che gliene capitano di tutti i colori a causa della sua dabbenaggine. In compenso ha un capo coscienzioso, che gli ricorda di mettersi il casco, di non salire sulla scala senza protezioni, di mettersi i guanti, ecc. La cosa più terrificante di questi cartoni è che i personaggi non parlano, mugolano come fossero imbavagliati “mhmm, mhmm”. Visto che sono usati dalle INAIL di tutta Europa si è trattato di un bieco trucco per risparmiare nei vari doppiaggi.
Qualcuno ci prova, dopo la seconda cassetta di fila, a mormorare “no, un altro Napo nooo”, ma coraggio, sono quasi le quattro, i fumatori sono autorizzati ad uscire dieci minuti.

Il gran finale è il test di verifica a quiz che dovrebbe dimostrare che da questo corso hai capito qualcosa e da domani starai ben attento a non farti male, ben conscio poi dei tuoi diritti di metterti il casco, le cuffie se lavori in ambiente rumoroso, ecc.
Sarà stata la voce soporifera dell’ingegnere, l’effetto nefasto di Napo, o il pensiero che se vai dal capo a chiedere le cuffie quello ti ci manda, ma il punteggio finale è desolante. Per fortuna non si viene bocciati, l’attestato te lo danno lo stesso e si potrà sempre leggere la dispensa a casa.

Per la cronaca, anche questa volta i sindacati non si sono fatti vedere.


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http://www.youtube.com/v/5PoB9DADFO0&rel=1

Non ho capito di che cosa abbiano paura i politici intercettati telefonicamente, se quelle conversazioni riguardavano il tempo, il giardinaggio, i risultati sportivi o al massimo qualche barzelletta sconcia.
Le intercettazioni che riguardano i parlamentari, grazie alla legge Boato, non possono essere usate dai magistrati se non dopo che il Parlamento ne ha autorizzato espressamente l’utilizzo. E’ quasi matematico che la richiesta sarà respinta perchè in queste cose una mano di onorevole lava l’altra, tutti diventano sodali, quindi dov’è il problema, a parte l’arroganza di un Potere che non vuole essere nemmeno sospettato ma essere assolto per principio?
Se D’Alema, Fassino, La Torre da una parte, Grillo, Cicu e Comincioli dall’altra non hanno nulla da nascondere, lascino pure che le intercettazioni siano acquisite e magari pubblicate, così diremo tutti assieme in coro come un solo italiano “vedi che non dicevano nulla di male, grazie Signore grazie.”

Una cosa l’ho capita invece. Clementina Forleo non è una che le cose le manda a dire e per questo si è fatta tanti nemici, dai carabinieri ai politici che si è trovata ad indagare.
Non stiamo a discutere se come magistrato è un po’ fanatica ed eccessivamente zelante. Coloro che lei si trova ad indagare hanno più di un salvavita da far scattare all’occorrenza. Ripeto, di che cosa hanno paura se sono innocenti?

Siamo in un paese che ascolta cos’hanno da dire i giudici solo dopo che imputati e difensori parlano a reti unificate ed hanno sempre l’ultima parola; che sempre di più considera i giudici che vanno a scoprire certi verminai politico-finanzari solo chiacchiere e distintivo.
Vediamo pure se Clementina ha esagerato ma chiediamo anche ai politici coinvolti di toglierci questo brutto sospetto: che vogliano toglierla di mezzo, in senso metaforico per carità, perchè tra i vermi c’era qualche faccia troppo conosciuta.


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Non ho capito di che cosa abbiano paura i politici intercettati telefonicamente, se quelle conversazioni riguardavano il tempo, il giardinaggio, i risultati sportivi o al massimo qualche barzelletta sconcia.
Le intercettazioni che riguardano i parlamentari, grazie alla legge Boato, non possono essere usate dai magistrati se non dopo che il Parlamento ne ha autorizzato espressamente l’utilizzo. E’ quasi matematico che la richiesta sarà respinta perchè in queste cose una mano di onorevole lava l’altra, tutti diventano sodali, quindi dov’è il problema, a parte l’arroganza di un Potere che non vuole essere nemmeno sospettato ma essere assolto per principio?
Se D’Alema, Fassino, La Torre da una parte, Grillo, Cicu e Comincioli dall’altra non hanno nulla da nascondere, lascino pure che le intercettazioni siano acquisite e magari pubblicate, così diremo tutti assieme in coro come un solo italiano “vedi che non dicevano nulla di male, grazie Signore grazie.”

Una cosa l’ho capita invece. Clementina Forleo non è una che le cose le manda a dire e per questo si è fatta tanti nemici, dai carabinieri ai politici che si è trovata ad indagare.
Non stiamo a discutere se come magistrato è un po’ fanatica ed eccessivamente zelante. Coloro che lei si trova ad indagare hanno più di un salvavita da far scattare all’occorrenza. Ripeto, di che cosa hanno paura se sono innocenti?

Siamo in un paese che ascolta cos’hanno da dire i giudici solo dopo che imputati e difensori parlano a reti unificate ed hanno sempre l’ultima parola; che sempre di più considera i giudici che vanno a scoprire certi verminai politico-finanzari solo chiacchiere e distintivo.
Vediamo pure se Clementina ha esagerato ma chiediamo anche ai politici coinvolti di toglierci questo brutto sospetto: che vogliano toglierla di mezzo, in senso metaforico per carità, perchè tra i vermi c’era qualche faccia troppo conosciuta.


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Per la serie “siamo uomini, anzi principi, o peracottari?” ieri sera è andata in onda una puntata memorabile di “Vespa a Vespa” con protagonista il principe degli aperitivi, nonchè latore assieme al babbo, un certo Vittorio Emanuele, di una richiesta a noi italiani repubblicani di un indennizzo di euro 260.000.000,00. Indennizzo per supposte lesioni della loro libertà, dei diritti della persona e patapim patapam.

Emanuele Filiforme, che quando parla sembra appena uscito dall’anestesia e a volte si perde nei meandri della sintassi ma poverino, con le tate svizzero-tedesche non poteva esercitarsi in italiano più di tanto, era lì nell’alveare di RaiUno per rivendicare il suo diritto ad essere risarcito per il fatto di aver dovuto passare le proprie vacanze nel cantone dell’Appenzello invece che a Fregene. Peccato che per farlo abbia aperto bocca.

Rispondendo alla domanda di Vespa sul perchè mai gli italiani dovrebbero risarcirli con cotale somma il principesso, dimenticandosi di inserire il lobo frontale inanellava una serie letale di corbellerie: “Beh, lo stato ha già tante altre spese inutili….”
Alla domanda sul perchè lui e la sua famiglia si fossero rivolti per lettera al Presidente Pertini con l’appellativo non di presidente ma di senatore, lo sciagurato rispondeva “Beh, sarà stata una dimenticanza.” Abbiamo sobbalzato anche quando ha ribadito che “lui ha già condannato gli errori del suo bisnonno”. Chiamare errori le leggi razziali che portarono alla emarginazione e quindi alla deportazione dei cittadini ebrei italiani verso i campi di sterminio dimostra che il ragazzo forse non ci fa ma ci è proprio.

Per fortuna, visto che perfino Vespa sembrava provare qualcosa di simile all’indignazione, è arrivato il settimo cavalleggeri, rappresentato dal Presidente della Consulta dei Senatori del Regno, il quale ha rivelato che ciò di cui è stato vittima Filibertuccio si configura come violenza sui minori e l’ha ripetuto più volte.
Oplà, in un attimo siamo diventati una nazione di pedofili che per trent’anni ha abusato ignobilmente di un povero bambino ricco, per giunta di nobili origini. Non si sevizia un principino.
Ci siamo commossi, non pensavamo che dietro a 260.000.000 di euro vi fossero tali nobili, è proprio il caso di dirlo, propositi. Ecco perchè è così, anni e anni di violenze non possono che lasciare tracce.

Di fronte a tali esempi di case regnanti, come se la sono cavata i fautori della repubblica? Alla trasmissione partecipava Cossiga e l’emerito, parlando dei costi della ex reggia del Quirinale, tra i beni rivendicati tra l’altro dai nobili estortori, se n’è uscito con la proposta di vendere il palazzo a Briatore “che ne farebbe un hotel a cinque stelle”. Chissà se vendessimo il Colosseo a McDonald’s che mega fast-food ci verrebbe fuori.

A questo punto monarchia o repubblica? E’ una gara dura.

Per la serie “siamo uomini, anzi principi, o peracottari?” ieri sera è andata in onda una puntata memorabile di “Vespa a Vespa” con protagonista il principe degli aperitivi, nonchè latore assieme al babbo, un certo Vittorio Emanuele, di una richiesta a noi italiani repubblicani di un indennizzo di euro 260.000.000,00. Indennizzo per supposte lesioni della loro libertà, dei diritti della persona e patapim patapam.

Emanuele Filiforme, che quando parla sembra appena uscito dall’anestesia e a volte si perde nei meandri della sintassi ma poverino, con le tate svizzero-tedesche non poteva esercitarsi in italiano più di tanto, era lì nell’alveare di RaiUno per rivendicare il suo diritto ad essere risarcito per il fatto di aver dovuto passare le proprie vacanze nel cantone dell’Appenzello invece che a Fregene. Peccato che per farlo abbia aperto bocca.

Rispondendo alla domanda di Vespa sul perchè mai gli italiani dovrebbero risarcirli con cotale somma il principesso, dimenticandosi di inserire il lobo frontale inanellava una serie letale di corbellerie: “Beh, lo stato ha già tante altre spese inutili….”
Alla domanda sul perchè lui e la sua famiglia si fossero rivolti per lettera al Presidente Pertini con l’appellativo non di presidente ma di senatore, lo sciagurato rispondeva “Beh, sarà stata una dimenticanza.” Abbiamo sobbalzato anche quando ha ribadito che “lui ha già condannato gli errori del suo bisnonno”. Chiamare errori le leggi razziali che portarono alla emarginazione e quindi alla deportazione dei cittadini ebrei italiani verso i campi di sterminio dimostra che il ragazzo forse non ci fa ma ci è proprio.

Per fortuna, visto che perfino Vespa sembrava provare qualcosa di simile all’indignazione, è arrivato il settimo cavalleggeri, rappresentato dal Presidente della Consulta dei Senatori del Regno, il quale ha rivelato che ciò di cui è stato vittima Filibertuccio si configura come violenza sui minori e l’ha ripetuto più volte.
Oplà, in un attimo siamo diventati una nazione di pedofili che per trent’anni ha abusato ignobilmente di un povero bambino ricco, per giunta di nobili origini. Non si sevizia un principino.
Ci siamo commossi, non pensavamo che dietro a 260.000.000 di euro vi fossero tali nobili, è proprio il caso di dirlo, propositi. Ecco perchè è così, anni e anni di violenze non possono che lasciare tracce.

Di fronte a tali esempi di case regnanti, come se la sono cavata i fautori della repubblica? Alla trasmissione partecipava Cossiga e l’emerito, parlando dei costi della ex reggia del Quirinale, tra i beni rivendicati tra l’altro dai nobili estortori, se n’è uscito con la proposta di vendere il palazzo a Briatore “che ne farebbe un hotel a cinque stelle”. Chissà se vendessimo il Colosseo a McDonald’s che mega fast-food ci verrebbe fuori.

A questo punto monarchia o repubblica? E’ una gara dura.


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Rispondo alla risposta che Cloro ha voluto dare al mio post di ieri sulla manifestazione contro la violenza sulle donne.

Rispondo anche ovviamente a coloro che non si sono trovati d’accordo con il post e hanno esposto le loro critiche, e ci mancherebbe altro, buoni si ma buonisti mai. Se avessi sempre ragione mi chiamerei Walter.
Noto solo che il post è piaciuto agli uomini e le critiche sono arrivate all’80% dalle donne, segno che, o io a furia di frequentare solo maschi comincio a pensare come loro e sto diventando una schifosa maschilista oppure è un po’ vero che facciamo fatica a comunicare tra di noi signorine.

Per rispondere direttamente a Cloro: sulle contestazioni alle politichesse io ho solo fatto dell’ironia, non volevo mica che fossero prese in considerazione, tantomeno che si andasse tutti insieme incontro al sol dell’avvenire di sapore veltroniano.
Siamo d’accordo che avrebbero fatto meglio a non cercare la passerella in un contesto che non era proprio per signorine (sto sempre ironizzando, il post di ieri l’ho scritto ispirata dal Sergente Hartman di Full Metal Jacket, si saranno notate le belle mutandine rosa).
Alle due opzioni che, suggerisce Cloro, avrebbero potuto gestire l’invasione delle carfagne, io ne aggiungerei una terza: andavano ignorate o costrette a gridare in coro ” l’utero è mio e lo gestisco io. Ripeto, dar loro delle fasciste è stato un errore strategico, una mossa uterina.

Non perdono alle compagne femministe di averci causato oggi la tortura della lettura del pianto greco della Prestidigitigiacoma su Libero, dal titolo: “Noi del Polo picchiate dalle femministe“. Picchiate, proprio così. Non è vero ma chi legge Feltri non lo metterà in dubbio e immaginerà le virago polpottiste intente a spettinare le costose chiome biondo-saracene della bella forzitaliota e l’ira funesta delle bokassiane in menopausa che randellano l’eroica Carfagna scesa in campo per il suo nano con il collettino di pelliccia.
Io capisco che faccia rabbia vedere che livello di rappresentanti politiche abbiamo ma fare finta che fossero state trasparenti sarebbe stata la cosa migliore.

Sulla necessità di mantenere la separazione tra i generi non sono assolutamente d’accordo ma per un mio limite mentale. Considero l’essere nata femmina un fatto causale e non un merito nè tantomeno un demerito. E’ andata così e basta. Non capisco proprio, ma sono io che sono di coccio, cosa dovrebbe essere l’identità di genere e quale valore dovrebbe avere. Non siamo a volte proprio prigionieri dei generi? Dividere gli esseri umani in base al genere non è un modo per creare discriminazioni?
Non mi sono sentita mai tanto umiliata come quando in diverse occasioni religiose di altre fedi mi sono trovata in un separè divisa dai maschi.

Non capisco poi come potrebbe migliorare la comunicazione e l’interazione tra i sessi starsene ognuno per i cazzi propri. Io con gli uomini ci voglio comunicare ed interagire perchè mi piacciono e mi interessano.
A volte mi mangerei il loro fegato con un piatto di fave quando io dico che sono stanca per il lavoro e loro “eh, sapessi io.” Come dire che lo spaccarsi il culo tra lavoro e casa, per loro non conta niente. Ecco, per questo sono delle gran teste di cazzo ma poi penso che sono così perchè le loro mammine non hanno fatto niente per educarli a rispettare il loro lavoro. E allora fanculo mammine!
Nonostante ciò continuo a preferire la compagnia dei maschi, anche se prima o poi ci provano e hanno solo quella cosa in testa. Preferisco loro perchè le pugnalate alle spalle io le ho sempre prese solo dalle donne. Allora è un fatto personale, dici? Può darsi.

Per il resto, se i maschi amano ritrovarsi tra di loro a giocare a biliardo senza femmine tra le palle, ben venga, anche noi a volte abbiamo bisogno di un po’ di privacy. Hai presente quando abbiamo i nostri discorsi da signorine da fare e si affaccia un maschio che vuole intromettersi?
La frase più gentile che mi viene di solito in quei casi è “oh, ma che cazzo vuoi?”
Ognuno a casa sua si, ma solo se si parla di “spazi” personali, di ruoli da indossare e cambiare.

Su una cosa grave come la violenza sulle donne, fatta in maggior parte dagli uomini, escludere gli uomini è assurdo invece, secondo me. Stamattina leggevo altri post che criticavano certi comportamenti della manifestazione di sabato. Per fortuna non sono solo io ad avere avuto delle perplessità.
La mia para-psicanalisi della voglia di separatismo è stata condotta in maniera sboccata e volgare, lo ammetto, ma quando poi leggi che sono apparse scritte come “l’unico maschio che non stupra è il maschio morto”, mi viene da pensare che qualcuno dei problemi ce li ha davvero.

Mi hanno detto: “tu non c’eri”, come dire forse “che cazzo vuoi saperne”? Io conosco la violenza, sia fisica che psicologica perchè l’ho provata sulla mia pelle e nel momento peggiore della vita, da bambina; ho sofferto come un cane quando ero giovane per la rabbia repressa delle ingiustizie che avevo subìto.
Ho 47 anni quindi il femminismo l’ho vissuto, indirettamente, ma l’ho vissuto. Non mi ha mai convinto per l’idea che mi dava di predicare bene e razzolare male (nessuno pensi alle galline o sarà fucilato).

In sostanza: compagne, amiche, sorelle, facciamo una bella autocritica sul nostro sbavare per i peggiori pezzi di merda che fanno parte del genere maschile, sull’accettare da loro ogni genere di umiliazione, sul fatto che i nostri figlietti li cresciamo ad immagine e rassomiglianza dei figli di puttana di cui sopra e poi discutiamo. E’ una generalizzazione, lo ammetto, ma se non è la realtà è una buona imitazione.

Rispondo alla risposta che Cloro ha voluto dare al mio post di ieri sulla manifestazione contro la violenza sulle donne.

Rispondo anche ovviamente a coloro che non si sono trovati d’accordo con il post e hanno esposto le loro critiche, e ci mancherebbe altro, buoni si ma buonisti mai. Se avessi sempre ragione mi chiamerei Walter.
Noto solo che il post è piaciuto agli uomini e le critiche sono arrivate all’80% dalle donne, segno che, o io a furia di frequentare solo maschi comincio a pensare come loro e sto diventando una schifosa maschilista oppure è un po’ vero che facciamo fatica a comunicare tra di noi signorine.

Per rispondere direttamente a Cloro: sulle contestazioni alle politichesse io ho solo fatto dell’ironia, non volevo mica che fossero prese in considerazione, tantomeno che si andasse tutti insieme incontro al sol dell’avvenire di sapore veltroniano.
Siamo d’accordo che avrebbero fatto meglio a non cercare la passerella in un contesto che non era proprio per signorine (sto sempre ironizzando, il post di ieri l’ho scritto ispirata dal Sergente Hartman di Full Metal Jacket, si saranno notate le belle mutandine rosa).
Alle due opzioni che, suggerisce Cloro, avrebbero potuto gestire l’invasione delle carfagne, io ne aggiungerei una terza: andavano ignorate o costrette a gridare in coro ” l’utero è mio e lo gestisco io. Ripeto, dar loro delle fasciste è stato un errore strategico, una mossa uterina.

Non perdono alle compagne femministe di averci causato oggi la tortura della lettura del pianto greco della Prestidigitigiacoma su Libero, dal titolo: “Noi del Polo picchiate dalle femministe“. Picchiate, proprio così. Non è vero ma chi legge Feltri non lo metterà in dubbio e immaginerà le virago polpottiste intente a spettinare le costose chiome biondo-saracene della bella forzitaliota e l’ira funesta delle bokassiane in menopausa che randellano l’eroica Carfagna scesa in campo per il suo nano con il collettino di pelliccia.
Io capisco che faccia rabbia vedere che livello di rappresentanti politiche abbiamo ma fare finta che fossero state trasparenti sarebbe stata la cosa migliore.

Sulla necessità di mantenere la separazione tra i generi non sono assolutamente d’accordo ma per un mio limite mentale. Considero l’essere nata femmina un fatto causale e non un merito nè tantomeno un demerito. E’ andata così e basta. Non capisco proprio, ma sono io che sono di coccio, cosa dovrebbe essere l’identità di genere e quale valore dovrebbe avere. Non siamo a volte proprio prigionieri dei generi? Dividere gli esseri umani in base al genere non è un modo per creare discriminazioni?
Non mi sono sentita mai tanto umiliata come quando in diverse occasioni religiose di altre fedi mi sono trovata in un separè divisa dai maschi.

Non capisco poi come potrebbe migliorare la comunicazione e l’interazione tra i sessi starsene ognuno per i cazzi propri. Io con gli uomini ci voglio comunicare ed interagire perchè mi piacciono e mi interessano.
A volte mi mangerei il loro fegato con un piatto di fave quando io dico che sono stanca per il lavoro e loro “eh, sapessi io.” Come dire che lo spaccarsi il culo tra lavoro e casa, per loro non conta niente. Ecco, per questo sono delle gran teste di cazzo ma poi penso che sono così perchè le loro mammine non hanno fatto niente per educarli a rispettare il loro lavoro. E allora fanculo mammine!
Nonostante ciò continuo a preferire la compagnia dei maschi, anche se prima o poi ci provano e hanno solo quella cosa in testa. Preferisco loro perchè le pugnalate alle spalle io le ho sempre prese solo dalle donne. Allora è un fatto personale, dici? Può darsi.

Per il resto, se i maschi amano ritrovarsi tra di loro a giocare a biliardo senza femmine tra le palle, ben venga, anche noi a volte abbiamo bisogno di un po’ di privacy. Hai presente quando abbiamo i nostri discorsi da signorine da fare e si affaccia un maschio che vuole intromettersi?
La frase più gentile che mi viene di solito in quei casi è “oh, ma che cazzo vuoi?”
Ognuno a casa sua si, ma solo se si parla di “spazi” personali, di ruoli da indossare e cambiare.

Su una cosa grave come la violenza sulle donne, fatta in maggior parte dagli uomini, escludere gli uomini è assurdo invece, secondo me. Stamattina leggevo altri post che criticavano certi comportamenti della manifestazione di sabato. Per fortuna non sono solo io ad avere avuto delle perplessità.
La mia para-psicanalisi della voglia di separatismo è stata condotta in maniera sboccata e volgare, lo ammetto, ma quando poi leggi che sono apparse scritte come “l’unico maschio che non stupra è il maschio morto”, mi viene da pensare che qualcuno dei problemi ce li ha davvero.

Mi hanno detto: “tu non c’eri”, come dire forse “che cazzo vuoi saperne”? Io conosco la violenza, sia fisica che psicologica perchè l’ho provata sulla mia pelle e nel momento peggiore della vita, da bambina; ho sofferto come un cane quando ero giovane per la rabbia repressa delle ingiustizie che avevo subìto.
Ho 47 anni quindi il femminismo l’ho vissuto, indirettamente, ma l’ho vissuto. Non mi ha mai convinto per l’idea che mi dava di predicare bene e razzolare male (nessuno pensi alle galline o sarà fucilato).

In sostanza: compagne, amiche, sorelle, facciamo una bella autocritica sul nostro sbavare per i peggiori pezzi di merda che fanno parte del genere maschile, sull’accettare da loro ogni genere di umiliazione, sul fatto che i nostri figlietti li cresciamo ad immagine e rassomiglianza dei figli di puttana di cui sopra e poi discutiamo. E’ una generalizzazione, lo ammetto, ma se non è la realtà è una buona imitazione.


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