Il mio viaggio a Roma è stato stupendo ma sono ancora troppo presa dalla nostalgia per le cose che ho visto, annusato e mangiato con gli occhi e con la bocca; sono ancora troppo imbevuta di saudade per una città che mi ha completamente stregato e quindi rimando a domani ogni altro resoconto.
Questa sera parlerò del più grande antidoto alla tristezza e alla depressione, per qualunque motivo si possa essere giù di morale: l’epicureismo.

Quest’estate, non mi ricordo in quale DVD a noleggio, vidi il teaser di un film e decisi subito che la storia di un ratto, una pantegana, che vuole essere uno chef era storia mia, da vedere assolutamente. Primo perchè adoro topi, ratti e affini; secondo perchè considero il piacere del cibo uno dei più intensi e soddisfacenti e terzo perchè i film d’animazione della Pixar sono dei veri capolavori di arte moderna.

“Ratatouille” non ha deluso le mie aspettative, anzi è risultato ancora più bello di quanto mi potessi aspettare. E’ un film delizioso, rivoluzionario e prelibato come il piatto cucinato dal piccolo Remy, il ratto buongustaio, per il lugubre e lunare critico nella scena chiave del film, un momento assolutamente geniale dove un piatto povero, una ratatouille di verdure, grazie alla passione che il suo cuoco gli ha infuso cucinandolo, diventa un momento di sublime poesia.

Mentre ieri sera cenavamo alla stazione Termini da McDonalds (!!) in attesa del nostro treno, con un insulso e insapore McChicken, le famose patatine mummificate e la coca annacquata, ripensavo ai bucatini all’amatriciana, all’abbacchietto a scottadito che mi hanno praticamente obbligato a mangiare con le mani (ah, com’è più gustoso, in effetti!), al piatto di carciofi alla romana che mi sono vista portare in silenzio perchè, non so come, avevano indovinato che li avrei graditi, al connubio tra la ricotta e il pecorino e le pere cotte nel vino rosso.
Ripensavo anche al mio dietologo, alla tristezza di doversi controllare e controllare le calorie, alla schiavitù di una vita dove per entrare in una taglia inferiore devi rinunciare a vivere e ti riduci ad organizzare una serata nel posto più infame culinariamente parlando, il fast-food, per il gusto della pura trasgressione. Altro che scambio di coppia!

Un piccolo topo che ci insegna il piacere di tornare a cucinare, come atto d’amore per noi e gli altri, visto in una sala zeppa di bambini il pomeriggio di Ognissanti, è stato l’antipasto ed il prologo perfetto per un weekend di sapori romani indimenticabili.

Se non avete visto “Ratatouille” fatelo e, se potete, portateci anche il vostro dietologo.

http://www.youtube.com/v/bS4-bBQNDyM


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