Rispondo alla risposta che Cloro ha voluto dare al mio post di ieri sulla manifestazione contro la violenza sulle donne.

Rispondo anche ovviamente a coloro che non si sono trovati d’accordo con il post e hanno esposto le loro critiche, e ci mancherebbe altro, buoni si ma buonisti mai. Se avessi sempre ragione mi chiamerei Walter.
Noto solo che il post è piaciuto agli uomini e le critiche sono arrivate all’80% dalle donne, segno che, o io a furia di frequentare solo maschi comincio a pensare come loro e sto diventando una schifosa maschilista oppure è un po’ vero che facciamo fatica a comunicare tra di noi signorine.

Per rispondere direttamente a Cloro: sulle contestazioni alle politichesse io ho solo fatto dell’ironia, non volevo mica che fossero prese in considerazione, tantomeno che si andasse tutti insieme incontro al sol dell’avvenire di sapore veltroniano.
Siamo d’accordo che avrebbero fatto meglio a non cercare la passerella in un contesto che non era proprio per signorine (sto sempre ironizzando, il post di ieri l’ho scritto ispirata dal Sergente Hartman di Full Metal Jacket, si saranno notate le belle mutandine rosa).
Alle due opzioni che, suggerisce Cloro, avrebbero potuto gestire l’invasione delle carfagne, io ne aggiungerei una terza: andavano ignorate o costrette a gridare in coro ” l’utero è mio e lo gestisco io. Ripeto, dar loro delle fasciste è stato un errore strategico, una mossa uterina.

Non perdono alle compagne femministe di averci causato oggi la tortura della lettura del pianto greco della Prestidigitigiacoma su Libero, dal titolo: “Noi del Polo picchiate dalle femministe“. Picchiate, proprio così. Non è vero ma chi legge Feltri non lo metterà in dubbio e immaginerà le virago polpottiste intente a spettinare le costose chiome biondo-saracene della bella forzitaliota e l’ira funesta delle bokassiane in menopausa che randellano l’eroica Carfagna scesa in campo per il suo nano con il collettino di pelliccia.
Io capisco che faccia rabbia vedere che livello di rappresentanti politiche abbiamo ma fare finta che fossero state trasparenti sarebbe stata la cosa migliore.

Sulla necessità di mantenere la separazione tra i generi non sono assolutamente d’accordo ma per un mio limite mentale. Considero l’essere nata femmina un fatto causale e non un merito nè tantomeno un demerito. E’ andata così e basta. Non capisco proprio, ma sono io che sono di coccio, cosa dovrebbe essere l’identità di genere e quale valore dovrebbe avere. Non siamo a volte proprio prigionieri dei generi? Dividere gli esseri umani in base al genere non è un modo per creare discriminazioni?
Non mi sono sentita mai tanto umiliata come quando in diverse occasioni religiose di altre fedi mi sono trovata in un separè divisa dai maschi.

Non capisco poi come potrebbe migliorare la comunicazione e l’interazione tra i sessi starsene ognuno per i cazzi propri. Io con gli uomini ci voglio comunicare ed interagire perchè mi piacciono e mi interessano.
A volte mi mangerei il loro fegato con un piatto di fave quando io dico che sono stanca per il lavoro e loro “eh, sapessi io.” Come dire che lo spaccarsi il culo tra lavoro e casa, per loro non conta niente. Ecco, per questo sono delle gran teste di cazzo ma poi penso che sono così perchè le loro mammine non hanno fatto niente per educarli a rispettare il loro lavoro. E allora fanculo mammine!
Nonostante ciò continuo a preferire la compagnia dei maschi, anche se prima o poi ci provano e hanno solo quella cosa in testa. Preferisco loro perchè le pugnalate alle spalle io le ho sempre prese solo dalle donne. Allora è un fatto personale, dici? Può darsi.

Per il resto, se i maschi amano ritrovarsi tra di loro a giocare a biliardo senza femmine tra le palle, ben venga, anche noi a volte abbiamo bisogno di un po’ di privacy. Hai presente quando abbiamo i nostri discorsi da signorine da fare e si affaccia un maschio che vuole intromettersi?
La frase più gentile che mi viene di solito in quei casi è “oh, ma che cazzo vuoi?”
Ognuno a casa sua si, ma solo se si parla di “spazi” personali, di ruoli da indossare e cambiare.

Su una cosa grave come la violenza sulle donne, fatta in maggior parte dagli uomini, escludere gli uomini è assurdo invece, secondo me. Stamattina leggevo altri post che criticavano certi comportamenti della manifestazione di sabato. Per fortuna non sono solo io ad avere avuto delle perplessità.
La mia para-psicanalisi della voglia di separatismo è stata condotta in maniera sboccata e volgare, lo ammetto, ma quando poi leggi che sono apparse scritte come “l’unico maschio che non stupra è il maschio morto”, mi viene da pensare che qualcuno dei problemi ce li ha davvero.

Mi hanno detto: “tu non c’eri”, come dire forse “che cazzo vuoi saperne”? Io conosco la violenza, sia fisica che psicologica perchè l’ho provata sulla mia pelle e nel momento peggiore della vita, da bambina; ho sofferto come un cane quando ero giovane per la rabbia repressa delle ingiustizie che avevo subìto.
Ho 47 anni quindi il femminismo l’ho vissuto, indirettamente, ma l’ho vissuto. Non mi ha mai convinto per l’idea che mi dava di predicare bene e razzolare male (nessuno pensi alle galline o sarà fucilato).

In sostanza: compagne, amiche, sorelle, facciamo una bella autocritica sul nostro sbavare per i peggiori pezzi di merda che fanno parte del genere maschile, sull’accettare da loro ogni genere di umiliazione, sul fatto che i nostri figlietti li cresciamo ad immagine e rassomiglianza dei figli di puttana di cui sopra e poi discutiamo. E’ una generalizzazione, lo ammetto, ma se non è la realtà è una buona imitazione.

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