Si prova un’immensa tristezza ma anche una profonda rabbia per l’ennesima tragedia del lavoro, del lavoro duro, pesante, di fatica, una volta si sarebbe detto alienante.
Nei media la notizia sta già scendendo in secondo piano. Meglio parlare del “la ci darem la mano” di Veltroni e Berlusconi.

Muore un operaio bruciato e altri sei sono in condizioni disperate. Domani non se ne parlerà già più.
Lo sdegno e il corrusco dei politici che esortano non si sa chi a prendere provvedimenti contro le morti sul lavoro, quando sono loro che dovrebbero farlo, sarà l’ennesima formalità da sbrigare e poi tutti a casa per il weekend. Tutti meno Antonio, che a casa dai suoi figli non ci tornerà.

Le chiamano morti bianche, chissà perchè, quando invece sono rosse del sangue di chi guadagna i famosi 1000 euro e poi si sente dire dall’economista di grido che dovrà lavorare, pardon farsi il culo, fino a settant’anni perchè se no a lui, all’economista, gli tocca mantenerlo.
Si fanno tanti bei discorsi sulla prevenzione ma quando uno sta lavorando da 12 ore filate, l’attenzione, la concentrazione e, cristodiundio, la stanchezza, ti fottono.
Voglio essere retorica, si. Questi sono martiri, onorateli.

Update: In questo blog il video dell’intervista ad un superstite, che parla degli estintori scarichi (!!) nello stabilimento Thyssen-Krupp.
Quest’oggi sono morti anche Roberto e Angelo.

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