Da oggi si vota ancora una volta per rinnovare la redazione di Kilombo, o Kirompo, a seconda dei gusti. Kilombo è l’aggregatore delle sinistre ed è, come tutte le cose di sinistra, un luogo dove si discute e ci si confronta (non quanto si dovrebbe) e si litiga (fin troppo).
Da quando ha preso forma il grande Golem del Partito Democratico, più o meno ogni quindici giorni vi sono scontri piuttosto accesi tra bloggers che si identificano nell’ala Veltroniana della sinistra, che io chiamo con affetto i compagnucci della parrocchietta e alcuni comunistacci bokassiani polpottisti duri e puri.
Come spesso succede anche nella vita reale, il litigio è magari un fatto che nasce da antipatie e rivalità personali, ma questo è normale. Dispiace che spesso il motivo della contesa sia il desiderio di censurare post, blog interi o bloggers in carne ed ossa.

Un’altro motivo di malumore ultimamente è stato il cosiddetto Kilombo slow, che io non ho ancora ben capito che cosa dovrebbe essere, perchè mi sbaglio e leggo regolarmente Kilombo Show, ma sicuramente qualcosa di associativo, dicono. I compagnucci sono stati accusati di voler fare lo show, o lo slow, solo nella parrocchietta, con i comunistacci fuori.
Ma, io dico, perchè agitarsi tanto a pretendere da Kilombo ciò che non può essere? E’ come quando si ha un figlio che negli studi è di coccio. Perchè torturarlo con seni e coseni e l’amor che move il sole e l’altre stelle?

Parliamoci chiaro, se già facciamo fatica a leggerci quotidianamente tra noi kilombisti! Quanto ci linkiamo tra di noi, il che non vuol dire vendere favori ma stabilire un legame tra simili che quasi quotidianamente vanno a leggersi e a commentarsi?
Io cerco ogni giorno di leggere e commentare il più possibile i post dei kilombisti ma poi quando vado a vedere gli accessi al mio blog da Kilombo sono molti meno di quanto pensassi. 10-20 al massimo, contro i perfino 2000 di un OkNotizie.
Forse è solo un problema mio, oddìo, nun sarà che nun so’ abbastanza de sinistra?? Sarei curiosa di sapere se è così anche per altri kilombisti, ma sembra che tra noi facciamo fatica a cagarci, tanto per restare nel tema scatologico della settimana. Insomma, è possibile che si faccia fatica a dialogare tra noi? E’ così terribile per i compagnucci della parrocchietta e per i comunistacci bokassiani confrontarsi, per dirla con Vartere “pacatamente e serenamente”?

Che ci piaccia o no, Kilombo è lo specchio che riflette tutte le luci e le ombre della Sinistra, in tutte le sue sfumature, compresi gli scazzi, lo stare ognuno sulla propria torre d’avorio, il non cagarsi pari se non si è di un certo gruppo ristretto, il rivendicare ognuno l’esclusiva sulla Verità. Kilombo-Kirompo è un piccolo laboratorio dove l’eccesso di topolini dominanti finisce per far sì che si mozzichino tra di loro, a volte a sangue. Dovremmo proprio forzarlo a essere diverso?

Ora si scelgono i nuovi redattori. Tra defezioni, sbattute di porta, pianti, strepiti, palloni bucati così non ci giocate più e sceneggiate alla Mario Merola, il parco candidati si restringe ogni volta di più.
In passato mi chiesero perchè non mi candidavo io ma, se devo essere sincera, avendo già avuto esperienze in altre realtà blogghistiche ora defunte dove dopo un po’ ci si sentiva della consistenza degli ectoplasmi ed essendo per mia natura un cagnaccio sciolto della peggior specie, ho sempre rifiutato, forse per vigliaccheria, di prendermi delle responsabilità.

A me basterebbe che fosse eletto qualcuno che mi togliesse quella obsoleta limitazione dei 20 kb per le foto dei metapost, che scegliesse una piattaforma più cazzuta che desse maggiore visibilità giornaliera ai post dei kilombisti. Poi vorrei meno censura, più autocritica e più autoironia e più collaborazione e considerazione tra di noi. Come vedete non ho molte pretese.

A proposito di elezioni. In questo filmatino, Andrea Ronchi (ora AN) in versione “bambino coi baffi”, si becca una lezione di signorilità da Moana Pozzi in una tribuna elettorale del 1993. Pensate, Moana era candidata a Sindaco di Roma, Ronchi lavorava nella televisione italiana occupata dai comunisti, tra i quali militava ancora Veltroni. Altri tempi.