Altre volte ho scritto di pedofilia. Ho usato gli accenti più duri che potevo trovare perchè di fronte a qualcosa che rovina l’esistenza di un bambino fino all’età adulta e in certi casi per tutta la vita, è difficile tenere a freno le emozioni.
Non c’è bisogno che ricordi qui perchè un atto di pedofilia, anche se non arriva allo stupro vero e proprio ha questo effetto devastante sulla psiche di un bambino. Si tratta di un atto compiuto su un soggetto che non ha la possibilità di scegliere liberamente di parteciparvi e in un settore delicato come la sessualità, quindi è sempre violenza.

Il pedofilo si avvicina al bambino e conquista la sua fiducia poi, come il cobra, all’improvviso colpisce, lo coinvolge in qualcosa che il piccolo non comprende lì per lì ma che risulta perturbante, sconosciuto, invadente, perfino piacevole allo stesso tempo che doloroso e proprio per questo ancora più spaventoso.
Il bambino non dovrà raccontare ciò che è successo, non dovrà parlarne con nessuno (perchè il pedofilo è un vigliacco di merda, in fondo sa che quello che ha fatto è male). Nasce qui la condanna al silenzio, al doversi tenere questa cosa dentro per anni (venti?) nascondendola talmente bene che solo anni di terapia e tanta sofferenza e lavoro interiore possono riportare alla luce. Le storie di abusi sessuali sono come reperti archeologici, a volte vengono alla luce per caso, perchè un terapeuta inciampa in una rabbia repressa che ti ha fatto ammalare di quella che tu chiami, per far prima, depressione.

Un mio bravissimo collega mi ha spiegato che, in questi casi di abusi, ciò che fa ammalare è la rabbia di essere stati ingannati, perchè quella persona ti aveva promesso un giro al lunapark e poi invece la macchina si era fermata in parcheggio e lui ti aveva messo le mani addosso. La rabbia di non essere stati difesi dai genitori; dalla mamma che ti aveva inconsapevolmente lasciato andare con lui perchè di lui si fidava, come non avrebbe potuto, era suo padre. Del babbo, il tuo supereroe, che in quel momento non era lì a difenderti, a prendere a pugni l’orco e farlo a pezzi.
La rabbia di non poter raccontare nulla a mamma e papà perchè mai ti crederebbero, ti hanno indotto a credere, e poi sei consapevole che succederebbe un pandemonio familiare se tu parlassi e tu hai paura di queste cose.
La rabbia di essere stata ingannata e circuita, di essere rimasta paralizzata senza il coraggio di ribellarsi a quelle mani e il senso di colpa che ora ti opprime per non averlo saputo fermare. Sembra incredibile ma tutta la colpa del crimine della pedofilia ricade sempre sulla vittima, che si sente sporca, contaminata, indegna da quel momento di poter essere toccata in maniera pulita e sincera, da qualcuno che la ama veramente.

La rabbia che ho descritto, che nasce da un ricordo nascosto negli anni e quasi completamente rimosso nell’inconscio se non per pochi frammenti indistinti, ti porta alla depressione, al non trovare una via di uscita alla tua vita che non sia la fine, perfino la morte. Nei miei anni peggiori immaginavo il mio futuro come un muro nero. Niente altro e nient’altro al di là del muro se non il vuoto.
La cosa peggiore è che non riuscivo a dire perchè stessi così male. Sapevo di avere qualcosa dentro, qualcosa che cercavo di vedere ma non riuscivo a focalizzare. Intuivo che era qualcosa di traumatico, dal rancore che provavo verso mio padre per il fatto che non aveva potuto difendermi allora (ma come avrebbe potuto visto che non sapeva nulla?) e come esponente della categoria uomo, fino al vero e proprio terrore che mi provocava lo stare in un’auto con un uomo, anche ora che ero ormai adulta.
La depressione ad un certo punto mi ha salvata, mi ha portato a chiedere aiuto, la terapia mi ha fatto ricordare, i miei hanno saputo ed è stato un dolore anche per loro. Un tuono a ciel sereno. Una scossa di terremoto.
Una cosa sia chiara, anche un genitore che viene a sapere cosa è successo al proprio figlio subisce una violenza e un dolore enormi, per chi avesse ancora qualche dubbio sui danni che provoca la pedofilia, non solo ai bambini. E il senso di colpa per aver dato loro comunque un dispiacere non ti lascerà mai più.

Ho detto altrove che la pedofilia, soprattutto quella famigliare, è come la mafia perchè condivide con essa l’omertà e ne sono convinta.
Il crimine della pedofilia a volte è compiuto da una sola persona, che per puro caso càpita al bambino di incontrare sulla sua strada, il classico “maniaco” di cui si parlava una volta. Più frequentemente però il pedofilo, se si annida in famiglia, può contare su complicità, silenzi, omertà appunto, che fanno si che il crimine rimanga come una tara familiare e si perpetui nelle generazioni successive.
Quando parlo di omertà e pedofilia familiare so di cosa parlo perchè se qualcuno nella mia famiglia avesse parlato prima e avesse messo in guardia chi di dovere, io non mi sarei trovata nei guai.
Quando ho riesumato i miei cadaveri dall’armadio ho parlato e ho messo in guardia chi aveva bimbe piccole. Non mi importa se sono stata poi accusata di spargere fango sulla famiglia, di essere una pazza che inventava storie assurde e di lamentarmi tanto quando “in fondo non ero mica stata violentata”. Capite perchè parlo di omertà mafiosa? Guardatevi quel bellissimo e crudo film che è “Festen” che parla di un figlio che ha finalmente il coraggio di parlare degli abusi del padre pedofilo ad una cena di famiglia.

Ho voluto raccogliere l’invito di Psiche e soma e raccontare la mia esperienza personale perchè sono sempre più convinta che per difendere i bambini dalla pedofilia la prima cosa è rompere la catena del silenzio, smascherare i colpevoli, identificarli e metterli di fronte alle proprie responsabilità. Chi protegge un pedofilo magari solo per stupidità o per ipocrisia borghese è altrettanto colpevole.
Non ci si può trincerare dietro la vergogna, il riserbo e la paura del giudizio degli altri. Parlarne per informare gli altri e forse evitare guai ad altri bambini è un dovere morale. E’ un coming out che può salvare la vita a degli innocenti.

La campagna “Blogger contro gli abusi sessuali sui minori” verte in particolar modo sul fare informazione.
I bambini vanno informati senza terrorizzarli e mi rendo conto che non è facile e vanno soprattutto educati a raccontare sempre ciò che gli capita ai genitori. Dire al proprio figlio: “qualsiasi cosa ti capiti che tu senti brutta vieni a raccontarmela, qualsiasi cosa sia e chiunque sia coinvolto, io sarò sempre pronta ad ascoltarti e ti crederò”. Se si ha la possibilità di buttare fuori subito con qualcuno che si ama un’esperienza negativa sarà molto più difficile ammalarsene.

Dopodiché, forse, quando ci si rende conto di esserne comunque usciti, di essere riusciti ad imparare ad amare ed essere amati, di aver smesso di avercela con i genitori per non averti saputo difendere, di essersi riappropriati di una vita normale e soddisfacente con una persona meravigliosa che ti ama e che sei fortunata di amare, di essere tutto sommato anche a causa della sofferenza passata diventata una persona più vera e completa, si può anche perdonare.

Questo post aderisce all’iniziativa “Blogger contro gli abusi sessuali sui minori” di Psiche e Soma. Un ringraziamento a Comicomix per la vignetta (qui i codici per inserire il banner sui vostri blog). La partecipazione è aperta a tutti coloro che volessero condividere la propria esperienza o dire comunque la propria opinione sull’argomento. Parlarne è importante.

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