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Cosa ci fareste voi con 437 milioni di euro? Un bel po’ di cose come me, immagino.
Nelle vecchie lirette sono 846 miliardi, 149 milioni 990 mila. Già al secondo blocchetto di cifre ci gira la testa.
Con il nostro stipendio medio da lavoratori dipendenti ci metteremmo 36.416 anni circa per guadagnarli. Impiega di meno il plutonio a dimezzare la sua radioattività.
Del Piero li guadagnerebbe in soli 73 anni ma questa è un’altra storia.

Ad ogni modo, c’è una mappata di partiti, capitanata da un signore arciultrafantastiliardario diventato tale non si sa come (così i troll di destra si incazzano), che vuole spendere questa somma, 437 milioni di euro, per portarci ancora una volta alle urne.
Così loro tornano al potere e il signore di cui sopra continua ad evitare guai con la giustizia depenalizzando i propri reati. Lo ammise lui stesso in un momento di sincerità: “se non scendo in campo vado in galera”.
A noi fanno credere che è per il nostro bene, che è per dare un governo stabile, il loro, al nostro paese.

C’è un piccolo dettaglio: mettere in moto la macchina elettorale, tra un cazzo e un sdazzo, costa i famosi 437 milioni di euro che loro vogliono lasciarci il piacere di pagare di tasca nostra, per un puro fatto democratico. Io personalmente penso che sarebbe meglio usare questi soldi per cose più importanti. Non so se per restituire il fiscal drag sarebbero sufficienti, però sarebbe carino dire: risparmiamo questi soldi e mettiamo a posto un ospedale, toh.
Stranamente i sostenitori dei partiti che urlano “alle urne, alle urne”, di solito pronti a lagnarsi di ogni centesimo che fuoriesca dalle loro tasche per scopi di interesse collettivo, a gridare Roma Ladrona e Stato Ladro, non trovano nulla di scandaloso nello spendere una tale somma di denaro per andare ancora una volta inutilmente alle urne. Il principe Savoia piccolo direbbe “se ne buttano via tanti…”

Forse non si lamentano perchè la vedono in altro modo. C’è un nano molto malato da salvare e questa è una specie di Telethon, una colletta per scopi umanitari, di fronte alla quale non ci si può tirare indietro.
Poi in fondo, vediamo, noi italiani siamo (dati Istat un po’ vecchiotti, marzo 2006) 59.131,287 abitanti, immigrato più, immigrato meno. Se pagassimo tutti una piccola quota a testa sarebbero € 7,39. Cosa vuoi che sia? Con sette euro rinunci ad una margherita, fai la dieta, la democrazia è salva e un ricco smette di piangere.
Messa così fa meno male, vero?
Se poi finirà come in certe raccolte di denaro a scopo benefico che finiscono a donnine, mangiate di pesce e bisbocce varie, che importa? Come dice la pubblicità, la soddisfazione di pagare la cauzione a Berlusconi non ha prezzo. Per tutto il resto c’è Mastelcard.


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Cosa ci fareste voi con 437 milioni di euro? Un bel po’ di cose come me, immagino.
Nelle vecchie lirette sono 846 miliardi, 149 milioni 990 mila. Già al secondo blocchetto di cifre ci gira la testa.
Con il nostro stipendio medio da lavoratori dipendenti ci metteremmo 36.416 anni circa per guadagnarli. Impiega di meno il plutonio a dimezzare la sua radioattività.
Del Piero li guadagnerebbe in soli 73 anni ma questa è un’altra storia.

Ad ogni modo, c’è una mappata di partiti, capitanata da un signore arciultrafantastiliardario diventato tale non si sa come (così i troll di destra si incazzano), che vuole spendere questa somma, 437 milioni di euro, per portarci ancora una volta alle urne.
Così loro tornano al potere e il signore di cui sopra continua ad evitare guai con la giustizia depenalizzando i propri reati. Lo ammise lui stesso in un momento di sincerità: “se non scendo in campo vado in galera”.
A noi fanno credere che è per il nostro bene, che è per dare un governo stabile, il loro, al nostro paese.

C’è un piccolo dettaglio: mettere in moto la macchina elettorale, tra un cazzo e un sdazzo, costa i famosi 437 milioni di euro che loro vogliono lasciarci il piacere di pagare di tasca nostra, per un puro fatto democratico. Io personalmente penso che sarebbe meglio usare questi soldi per cose più importanti. Non so se per restituire il fiscal drag sarebbero sufficienti, però sarebbe carino dire: risparmiamo questi soldi e mettiamo a posto un ospedale, toh.
Stranamente i sostenitori dei partiti che urlano “alle urne, alle urne”, di solito pronti a lagnarsi di ogni centesimo che fuoriesca dalle loro tasche per scopi di interesse collettivo, a gridare Roma Ladrona e Stato Ladro, non trovano nulla di scandaloso nello spendere una tale somma di denaro per andare ancora una volta inutilmente alle urne. Il principe Savoia piccolo direbbe “se ne buttano via tanti…”

Forse non si lamentano perchè la vedono in altro modo. C’è un nano molto malato da salvare e questa è una specie di Telethon, una colletta per scopi umanitari, di fronte alla quale non ci si può tirare indietro.
Poi in fondo, vediamo, noi italiani siamo (dati Istat un po’ vecchiotti, marzo 2006) 59.131,287 abitanti, immigrato più, immigrato meno. Se pagassimo tutti una piccola quota a testa sarebbero € 7,39. Cosa vuoi che sia? Con sette euro rinunci ad una margherita, fai la dieta, la democrazia è salva e un ricco smette di piangere.
Messa così fa meno male, vero?
Se poi finirà come in certe raccolte di denaro a scopo benefico che finiscono a donnine, mangiate di pesce e bisbocce varie, che importa? Come dice la pubblicità, la soddisfazione di pagare la cauzione a Berlusconi non ha prezzo. Per tutto il resto c’è Mastelcard.


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Stasera una botta di cronaca vera, fatti accaduti veramente e che meritano di essere divulgati al popolo.
Ricevo un fax da uno dei nostri fornitori:

Da una ridente cittadina lombarda, gennaio 2008

AUMENTO LISTINO PREZZI

Si informano i gentili clienti che, causa il nuovo contratto dei Metalmeccanici, siamo costretti ad applicare un aumento del 10% sul nostro LISTINO PREZZI 2007 a partire dal 1° Febbraio 2008.

Certi della Vs. comprensione porgiamo i ns. più cordiali saluti.

Firma dell’azienda

L’aumento dell’anno scorso, sempre del 10%, era stato da loro attribuito al crescere del costo delle materie prime.
Si parla di acciaio, ma in quantità infime, pochi grammi, non certo traversine da ferrovia.
Adesso, è chiaro, è proprio questione di manodopera, di quella classe operaia che non si accontenta più di andare in paradiso ma porcazozza vuole pure l’aumento di ben 127,00 euro. E noi, povere aziende, ci rifacciamo sul cliente il quale, a sua volta, si rifarà sull’utente finale.

Pensa se avessero scritto “a causa dell’aumento, parapì, parapà, i nostri dirigenti hanno deciso di decurtarsi lo stipendio di un 10%”. Dicono che una volta, tanti anni fa, in Giappone, poteva succedere veramente.


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Stasera una botta di cronaca vera, fatti accaduti veramente e che meritano di essere divulgati al popolo.
Ricevo un fax da uno dei nostri fornitori:

Da una ridente cittadina lombarda, gennaio 2008

AUMENTO LISTINO PREZZI

Si informano i gentili clienti che, causa il nuovo contratto dei Metalmeccanici, siamo costretti ad applicare un aumento del 10% sul nostro LISTINO PREZZI 2007 a partire dal 1° Febbraio 2008.

Certi della Vs. comprensione porgiamo i ns. più cordiali saluti.

Firma dell’azienda

L’aumento dell’anno scorso, sempre del 10%, era stato da loro attribuito al crescere del costo delle materie prime.
Si parla di acciaio, ma in quantità infime, pochi grammi, non certo traversine da ferrovia.
Adesso, è chiaro, è proprio questione di manodopera, di quella classe operaia che non si accontenta più di andare in paradiso ma porcazozza vuole pure l’aumento di ben 127,00 euro. E noi, povere aziende, ci rifacciamo sul cliente il quale, a sua volta, si rifarà sull’utente finale.

Pensa se avessero scritto “a causa dell’aumento, parapì, parapà, i nostri dirigenti hanno deciso di decurtarsi lo stipendio di un 10%”. Dicono che una volta, tanti anni fa, in Giappone, poteva succedere veramente.


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Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state…
(G. Gozzano, Cocotte)

A rileggere oggi il corposo programma del defunto governo si ha l’impressione di leggere un romanzo di fantascienza, un testo di fantapolitica. Sarà per quel 2011 che appare ormai così lontano e futuribile o per il campionario di utopie irrealizzabili che contiene.
Nella sezione Il Valore delle Istituzioni Repubblicane a pagina 18, quindi tra le priorità e i capisaldi del programma di governo c’era un capitolo intitolato “Risolvere il conflitto di interessi”.
Partendo dal presupposto che la presenza di Berlusconi in politica ha introdotto in Italia la necessità di regolamentare il conflitto di interessi, l’Unione dichiarava:

Dobbiamo quindi colmare una profonda lacuna, adeguando l’ordinamento italiano a quello di altre grandi democrazie occidentali, attraverso un modello di provata efficacia e di sicuro equilibrio che mira a prevenire l’insorgere di conflitti di interessi tra gli incarichi istituzionali (sia nazionali che locali) e l’esercizio diretto di attività professionali o imprenditoriali o il possesso di attività patrimoniali che possano confliggere con le funzioni di governo. Gli strumenti che utilizzeremo sono: la revisione del regime delle incompatibilità; l’istituzione di un’apposita autorità garante; l’obbligo di conferire le attività patrimoniali a un blind trust.
L’incompatibilità deve essere totale per i membri del governo nazionale, di quelli regionali e delle città con più di 100 mila abitanti. Questi, nel corso del proprio mandato, potranno svolgere esclusivamente le funzioni legate alla carica, con il diritto di essere collocati in aspettativa da altri incarichi.

A distanza di venti mesi dall’inizio del governo, nulla di ciò è stato fatto e nemmeno lontanamente iniziato. Forse era solo questione di aspettare il 2010?

Più oltre, a pagina 77, in un Capitolo dal titolo secco, “Unioni civili”, ecco come ci si cava il pensiero dei diritti civili negati a coppie di fatto etero ed omosessuali:

L’Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un’unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà),
la loro stabilità e volontarietà.


Un telegramma, una sveltina legislativa. Non c’era nemmeno un impegno concreto se vogliamo; non dicono “faremo” ma “proporremo”. Sapendo già che la proposta sarà respinta da chi l’avrebbe dovuta approvare, con tutta probabilità. In questi mesi si è parlato qua e là di Pacs e Dico ma nulla poi è stato fatto. Era fantascienza, appunto.

A pagina 265 il nodo RAI:

Al proprio ruolo di servizio pubblico e alle istanze diffuse per una migliore qualità dei contenuti che vengono dai cittadini, la Rai potrà meglio far fronte attraverso un assetto aziendale che ne garantisca l’indipendenza e che sia più funzionale alla attuale duplice natura della propria attività, rendendo meno condizionabile il servizio pubblico dalla raccolta pubblicitaria e contrastandone così l’appiattimento su modelli di tv commerciale non qualitativi.
Per realizzare questo obiettivo attueremo inoltre una politica volta a cancellare le distorsioni del mercato pubblicitario, che oggi è concentrato e squilibrato come nessun altro mercato in Europa, garantendone l’apertura attraverso rigorosi meccanismi di controllo e incisivi strumenti antitrust, per evitare, al contempo, che una quota sproporzionata degli investimenti pubblicitari continui ad essere sottratta allo sviluppo della stampa quotidiana e periodica.

Non solo la RAI è rimasta infestata dalla politica e dai clientelismi ma, quel che è peggio, non ci si è nemmeno premurati di rimuovere quei dirigenti che, lo abbiamo scoperto di recente, lavoravano per rendere (ancora più) forte il re di Prussiaset. Qui siamo più dalle parti del “Gattopardo”, “cambiare tutto perchè nulla cambi”.

Potrei continuare ricordando la chimerica commissione d’inchiesta sui fatti di Genova 2001, risucchiata probabilmente in un buco nero; i proponimenti di attenuare i danni provocati dalla precarietà del lavoro, perduti oltre i bastioni di Orione ma mi fermo qui. Ho un vago ricordo perfino di un Romano Prodi che, nell’ultimo appello prima del voto, promette un assegno ad ogni ragazzo fino ai 18 anni di età, ma forse era solo un ologramma da un universo tangente.

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Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state…
(G. Gozzano, Cocotte)

A rileggere oggi il corposo programma del defunto governo si ha l’impressione di leggere un romanzo di fantascienza, un testo di fantapolitica. Sarà per quel 2011 che appare ormai così lontano e futuribile o per il campionario di utopie irrealizzabili che contiene.
Nella sezione Il Valore delle Istituzioni Repubblicane a pagina 18, quindi tra le priorità e i capisaldi del programma di governo c’era un capitolo intitolato “Risolvere il conflitto di interessi”.
Partendo dal presupposto che la presenza di Berlusconi in politica ha introdotto in Italia la necessità di regolamentare il conflitto di interessi, l’Unione dichiarava:

Dobbiamo quindi colmare una profonda lacuna, adeguando l’ordinamento italiano a quello di altre grandi democrazie occidentali, attraverso un modello di provata efficacia e di sicuro equilibrio che mira a prevenire l’insorgere di conflitti di interessi tra gli incarichi istituzionali (sia nazionali che locali) e l’esercizio diretto di attività professionali o imprenditoriali o il possesso di attività patrimoniali che possano confliggere con le funzioni di governo. Gli strumenti che utilizzeremo sono: la revisione del regime delle incompatibilità; l’istituzione di un’apposita autorità garante; l’obbligo di conferire le attività patrimoniali a un blind trust.
L’incompatibilità deve essere totale per i membri del governo nazionale, di quelli regionali e delle città con più di 100 mila abitanti. Questi, nel corso del proprio mandato, potranno svolgere esclusivamente le funzioni legate alla carica, con il diritto di essere collocati in aspettativa da altri incarichi.

A distanza di venti mesi dall’inizio del governo, nulla di ciò è stato fatto e nemmeno lontanamente iniziato. Forse era solo questione di aspettare il 2010?

Più oltre, a pagina 77, in un Capitolo dal titolo secco, “Unioni civili”, ecco come ci si cava il pensiero dei diritti civili negati a coppie di fatto etero ed omosessuali:

L’Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un’unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà),
la loro stabilità e volontarietà.


Un telegramma, una sveltina legislativa. Non c’era nemmeno un impegno concreto se vogliamo; non dicono “faremo” ma “proporremo”. Sapendo già che la proposta sarà respinta da chi l’avrebbe dovuta approvare, con tutta probabilità. In questi mesi si è parlato qua e là di Pacs e Dico ma nulla poi è stato fatto. Era fantascienza, appunto.

A pagina 265 il nodo RAI:

Al proprio ruolo di servizio pubblico e alle istanze diffuse per una migliore qualità dei contenuti che vengono dai cittadini, la Rai potrà meglio far fronte attraverso un assetto aziendale che ne garantisca l’indipendenza e che sia più funzionale alla attuale duplice natura della propria attività, rendendo meno condizionabile il servizio pubblico dalla raccolta pubblicitaria e contrastandone così l’appiattimento su modelli di tv commerciale non qualitativi.
Per realizzare questo obiettivo attueremo inoltre una politica volta a cancellare le distorsioni del mercato pubblicitario, che oggi è concentrato e squilibrato come nessun altro mercato in Europa, garantendone l’apertura attraverso rigorosi meccanismi di controllo e incisivi strumenti antitrust, per evitare, al contempo, che una quota sproporzionata degli investimenti pubblicitari continui ad essere sottratta allo sviluppo della stampa quotidiana e periodica.

Non solo la RAI è rimasta infestata dalla politica e dai clientelismi ma, quel che è peggio, non ci si è nemmeno premurati di rimuovere quei dirigenti che, lo abbiamo scoperto di recente, lavoravano per rendere (ancora più) forte il re di Prussiaset. Qui siamo più dalle parti del “Gattopardo”, “cambiare tutto perchè nulla cambi”.

Potrei continuare ricordando la chimerica commissione d’inchiesta sui fatti di Genova 2001, risucchiata probabilmente in un buco nero; i proponimenti di attenuare i danni provocati dalla precarietà del lavoro, perduti oltre i bastioni di Orione ma mi fermo qui. Ho un vago ricordo perfino di un Romano Prodi che, nell’ultimo appello prima del voto, promette un assegno ad ogni ragazzo fino ai 18 anni di età, ma forse era solo un ologramma da un universo tangente.

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E’ bello riavere Berlusconi in tutto il suo splendore. Se non gli daranno le elezioni, neanche fossero delle televisioni che stranamente ancora non gli appartegono, elezioni che lui è convinto di vincere perchè stavolta non ci sarà alcun Pisanu a sbarrargli la strada, porterà milioni a Roma. Non qualche migliaia di seguaci compresi i cani della Brambilla ma milioni.
L’idea delle legioni sansepolcriste che viaggiano verso la Città Eterna per farvi bivacco è vecchia ma torna sempre fuori perchè forse si tratta di un riflesso pavloviano. Dici Roma e lui pensa a Piazza Venezia. Basta dire elezioni e lui pensa ad una prova di forza. Basta dire torniamo al potere e Fini si dimentica delle battute da caserma sulla sua nuova compagna, smette di fare l’offeso, si rimette il fez ed è pronto di nuovo a marciare. Sicuramente scherzava.

Nella giornata della memoria, non suoni come una mancanza di rispetto verso le vittime, ma parlando di fascismo e suoi rigurgiti, vi ripropongo le immagini che non avete mai visto in tv perchè censurate dal volonteroso carnefice della libertà d’informazione Clemente Mimun ai tempi della sua militanza nel forte TG1 a difesa del padrone delle ferriere.
Berlusconi dà spettacolo stile Chiacchiere e Distintivo al Parlamento europeo parlando di kapò e turisti della democrazia. Tutto narrato nel film di Enrico Deaglio “Quando c’era Silvio”.

Deaglio è anche colui che ha raccontato in “Uccidete la democrazia”, la notte dei misteri delle ultime elezioni politiche, quando i grafici degli andamenti dei voti violarono tutte le leggi della logica e della statistica. Berlusconi, come la gallina che ha appena fatto l’uovo, accusò la sinistra di brogli, i partiti della sinistra denunciarono a gran voce “ci stanno fregando” e poi tornarono a dormire tranquilli, lasciando il prode Prodi nella merda di una maggioranza per caso.

Cosa è successo veramente, perchè qualcosa di strano è successo, altrimenti dove sono finite le schede bianche sparite nel nulla e perchè certi risultati definitivi non furono mai resi noti, non si saprà mai.
La cosa strana è che l’Unione uscita vincitrice per il rotto della cuffia ha governato per venti mesi come in ostaggio di Berlusconi e in preda alla Sindrome di Stoccolma. Nessuna legge che sia andata ad intaccare le leggi vergogna varate dal centrodestra. Nessun disturbo al manovratore che continuerà in tutti questi mesi a rivendicare un furto elettorale che stranamente ha danneggiato solo i presunti ladri. Nessuna legge sul conflitto di interessi, nessuna legge sull’informazione. E come avrebbero potuto con una maggioranza risicata? Appunto.

Un mite e passivo Veltroni, poco prima del funerale del governo Prodi, venuto a mancare all’affetto dei suoi alleati dopo lunga malattia, propone un patto definitivo con Berlusconi. Unconditionally surrender.
Perchè bisogna essere di sinistra maanche di destra e non possiamo lasciare Berlusconi al centrodestra.
“Così muore la democrazia”, dice la regina Padme Amidala nell’ultimo episodio di “Guerre Stellari”. Lo ha capito un personaggio da film e non lo capisce Veltroni.

Nonostante non sia stata fatta chiarezza sulle ultime elezioni politiche e i presunti brogli, attenti alle prossime, se le vogliono così tanto. Attenti se qualcuno proporrà di estendere il voto elettronico e le macchinette della Diebold che tanto hanno aiutato Bush in Florida nel 2000 e in Ohio nel 2004.
Non che pensi che gli italiani non rivoteranno Berlusconi in massa, è uno che ha più devoti di Padre Pio e si farà venire pure le stigmate questa volta per convincerli a rimetterlo sullo scranno del potere.
Però stiamoci accorti lo stesso. Ormai i paesi nei quali si svolgono elezioni regolari si contano sulle dita di una mano, è una semplice constatazione.

Nota a margine. Quelle di Deaglio saranno state accuse infondate, notizie false e tendenziose come ha stabilito un’inchiesta penale ma intanto “Diario”, sicuramente per altri motivi, è stato costretto a chiudere. Una pura coincidenza.

Intanto, pregustando il grande ritorno del grande comunicatore, godiamoci questa sua performance. Per non dimenticare.

http://www.youtube.com/v/v-uVN-2bbwM&rel=1

E qui, per soffrire fino in fondo, la seconda parte.

http://www.youtube.com/v/iIEQcfhAov4&rel=1


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E’ bello riavere Berlusconi in tutto il suo splendore. Se non gli daranno le elezioni, neanche fossero delle televisioni che stranamente ancora non gli appartegono, elezioni che lui è convinto di vincere perchè stavolta non ci sarà alcun Pisanu a sbarrargli la strada, porterà milioni a Roma. Non qualche migliaia di seguaci compresi i cani della Brambilla ma milioni.
L’idea delle legioni sansepolcriste che viaggiano verso la Città Eterna per farvi bivacco è vecchia ma torna sempre fuori perchè forse si tratta di un riflesso pavloviano. Dici Roma e lui pensa a Piazza Venezia. Basta dire elezioni e lui pensa ad una prova di forza. Basta dire torniamo al potere e Fini si dimentica delle battute da caserma sulla sua nuova compagna, smette di fare l’offeso, si rimette il fez ed è pronto di nuovo a marciare. Sicuramente scherzava.

Nella giornata della memoria, non suoni come una mancanza di rispetto verso le vittime, ma parlando di fascismo e suoi rigurgiti, vi ripropongo le immagini che non avete mai visto in tv perchè censurate dal volonteroso carnefice della libertà d’informazione Clemente Mimun ai tempi della sua militanza nel forte TG1 a difesa del padrone delle ferriere.
Berlusconi dà spettacolo stile Chiacchiere e Distintivo al Parlamento europeo parlando di kapò e turisti della democrazia. Tutto narrato nel film di Enrico Deaglio “Quando c’era Silvio”.

Deaglio è anche colui che ha raccontato in “Uccidete la democrazia”, la notte dei misteri delle ultime elezioni politiche, quando i grafici degli andamenti dei voti violarono tutte le leggi della logica e della statistica. Berlusconi, come la gallina che ha appena fatto l’uovo, accusò la sinistra di brogli, i partiti della sinistra denunciarono a gran voce “ci stanno fregando” e poi tornarono a dormire tranquilli, lasciando il prode Prodi nella merda di una maggioranza per caso.

Cosa è successo veramente, perchè qualcosa di strano è successo, altrimenti dove sono finite le schede bianche sparite nel nulla e perchè certi risultati definitivi non furono mai resi noti, non si saprà mai.
La cosa strana è che l’Unione uscita vincitrice per il rotto della cuffia ha governato per venti mesi come in ostaggio di Berlusconi e in preda alla Sindrome di Stoccolma. Nessuna legge che sia andata ad intaccare le leggi vergogna varate dal centrodestra. Nessun disturbo al manovratore che continuerà in tutti questi mesi a rivendicare un furto elettorale che stranamente ha danneggiato solo i presunti ladri. Nessuna legge sul conflitto di interessi, nessuna legge sull’informazione. E come avrebbero potuto con una maggioranza risicata? Appunto.

Un mite e passivo Veltroni, poco prima del funerale del governo Prodi, venuto a mancare all’affetto dei suoi alleati dopo lunga malattia, propone un patto definitivo con Berlusconi. Unconditionally surrender.
Perchè bisogna essere di sinistra maanche di destra e non possiamo lasciare Berlusconi al centrodestra.
“Così muore la democrazia”, dice la regina Padme Amidala nell’ultimo episodio di “Guerre Stellari”. Lo ha capito un personaggio da film e non lo capisce Veltroni.

Nonostante non sia stata fatta chiarezza sulle ultime elezioni politiche e i presunti brogli, attenti alle prossime, se le vogliono così tanto. Attenti se qualcuno proporrà di estendere il voto elettronico e le macchinette della Diebold che tanto hanno aiutato Bush in Florida nel 2000 e in Ohio nel 2004.
Non che pensi che gli italiani non rivoteranno Berlusconi in massa, è uno che ha più devoti di Padre Pio e si farà venire pure le stigmate questa volta per convincerli a rimetterlo sullo scranno del potere.
Però stiamoci accorti lo stesso. Ormai i paesi nei quali si svolgono elezioni regolari si contano sulle dita di una mano, è una semplice constatazione.

Nota a margine. Quelle di Deaglio saranno state accuse infondate, notizie false e tendenziose come ha stabilito un’inchiesta penale ma intanto “Diario”, sicuramente per altri motivi, è stato costretto a chiudere. Una pura coincidenza.

Intanto, pregustando il grande ritorno del grande comunicatore, godiamoci questa sua performance. Per non dimenticare.

E qui, per soffrire fino in fondo, la seconda parte.


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Mi ha fatto molto piacere che ieri sera al TG1 finalmente sia stata presentata la Giornata della Memoria citando, oltre alla Shoah, la persecuzione degli altri gruppi caduti vittime della barbarie nazista, tra i quali: omosessuali, zingari, oppositori politici, testimoni di Geova, asociali, prostitute, disertori e immigrati.
Speriamo sia l’inizio del completo riconoscimento di tutte le sofferenze di quegli anni.
Per troppi anni questi compagni di viaggio in treno piombato avevano rappresentato un tabu ed erano stati rimossi dal ricordo, perchè non si era riusciti a superare l’imbarazzo di averne condiviso il destino e perchè in fondo il pregiudizio nei loro confronti non era mai morto, come dimostrano il perdurante odio per gli zingari e l’omofobia. Eppure il buio nazista della ragione si comprende solo pensando al ricco banchiere che viene bruciato nello stesso forno assieme al ladruncolo nomade.

Il nazismo è stato per troppo tempo idealizzato come un’ideologia nobile nel suo genere, volonterosa nel riscattare il popolo tedesco.
La realtà è che fu un movimento igienico, ossessionato dalla purezza, dal bianco che più bianco non si può e dalla sporcizia come una massaia psicotica, che vede scarafaggi e topi ovunque e decide che solo il fuoco purificatore può rendere la sua casa linda. Infatti la massaia impazzita alla fine non trovò di meglio che bruciare la casa, direttamente.
Questa visione terra terra, questa riduzione alla meschinità del nazismo, rende bene il suo vero intimo significato.
Hitler era psicotico molto probabilmente ma riuscì a dominare la Germania solo perchè si sintonizzò sulle frequenze di una mentalità collettiva negativa, depressa, paranoide e maniaco-ossessiva il cui scopo ultimo divenne ripulire, eliminare i rifiuti della società.
L’unico problema era non tanto stabilire chi doveva essere eliminato ma chi doveva essere risparmiato. A guardar bene ne rimanevano ben pochi.

Era la risposta patologica ad una logica borghese che sarebbe errato considerare un’anomalia limitata agli anni trenta in Germania.
Oggi non partono più i treni per Treblinka ma nel retrobottega di una certa mentalità fondante la nostra cultura e società, il disgusto per il diverso, chiunque egli sia, è come un reattore nucleare fuso che non è mai stato spento, che ancora brucia e brucerà forse in eterno.

Voglio riproporre di seguito, visto anche che Kilombo invita a ricordare l’olocausto omosessuale, un pezzo che scrissi nel 2006 e che voglio dedicare soprattutto a quei self-hating gays di destra dal “frocio” sempre pronto.

C’è un bellissimo documentario sull’olocausto omosessuale, “Paragraph 175“, premiato come miglior documentario al Festival di Berlino 2000 e diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman, già autori di un documentario sull’omosessualità nel cinema americano, dal titolo “Lo schermo velato”.

Il paragrafo 175 era un articolo della legge tedesca, risalente al 1871, che prevedeva l’arresto e la perdita dei diritti civili per i gay.
Durante la repubblica di Weimar negli anni ’20, nonostante la legge repressiva, soprattutto a Berlino vi era una grande tolleranza verso la diversità e gli omosessuali di entrambi i sessi potevano esprimersi molto più liberamente di quanto fosse mai stato loro concesso in Germania.

Con l’avvento del nazismo, non solo il paragrafo 175 fu applicato ancora più duramente ma iniziarono le retate e le deportazioni di omosessuali verso i campi di concentramento, come Dachau e Mauthausen.
Per le lesbiche l’atteggiamento era in apparenza più tollerante, ma in realtà il non rispettare il dettato di fare figli a dozzine per il Fuehrer poteva essere sufficiente per inviarle nel lager, dove venivano marchiate con il triangolo nero destinato anche alle prostitute o alle donne che usavano contraccettivi, ai Rom e ai vagabondi, mentre il triangolo rosa era per i gay .
Si calcola che tra il 1933 e il 1945 circa 100.000 gay furono arrestati in Germania e di questi 10-15.000 furono deportati nei lager.
Non crediate che fosse necessario essere sorpresi in flagrante con qualcuno. Bastava il sospetto, il “si dice”, il chiacchiericcio dei vicini su quel signore “un po’ così”, magari il desiderio di vendetta o la delazione di un debitore per finire all’inferno.
Nella atroce scala gerarchica dei lager i gay erano considerati appena un gradino sopra le bestie. Umiliati, torturati e sottoposti a violenze sessuali dagli aguzzini e dai kapò, erano i più deboli e per loro il tasso di sopravvivenza non superava il 40%. Dopo la guerra risultarono soltanto 4000 sopravvissuti.

Epstein e Friedman in “Paragraph 175” hanno raccolto le testimonianze di cinque protagonisti di quel terribile periodo storico, i pochi che hanno avuto il coraggio di raccontare ciò che era loro accaduto.
Perché bisogna raccontare tutta la storia e dire che, caduto il Nazismo e liberati i prigionieri dei lager, gli omosessuali furono considerati ancora dei criminali a causa del paragrafo 175, e che la legge rimase in vigore fino al 1969 e definitivamente abolita solo nel 1994, dopo la riunificazione tedesca. Nessuno parlò del loro dramma a Norimberga, non fu riconosciuto il loro status di ex-deportati e addirittura gli anni trascorsi nei lager venivano dedotti dalle loro pensioni.

Ecco perché anche i protagonisti del film dichiarano di non aver parlato, di essersi tenuti tutta quella sofferenza dentro.
Fa malissimo vedere, alla fine del film, un vecchio di novant’anni piangere per un dolore che, nato sessant’anni fa, brucia ancora con la stessa intensità di allora.
E fa male anche considerare che l’ipocrisia, il senso di superiorità di chi “non ha vizi” e non si rende conto che essere eterosessuali non è un merito ma è una condizione che ci troviamo addosso per caso sono ancora tra noi in questo nuovo millennio.

Bisogna parlare di queste mostruosità, farle nostre, condividerle, non lasciarle ricordare solo agli amici omosessuali un giorno all’anno con una coroncina di fiori portata al monumento in ricordo delle vittime. E’ una cosa che ci riguarda tutti perché nessuno deve sentirsi al riparo dalla barbarie dell’intolleranza.
La società che partorì il nazismo ha un ventre fertile. Hitler fu solo il suo figlio più deforme.


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Mi ha fatto molto piacere che ieri sera al TG1 finalmente sia stata presentata la Giornata della Memoria citando, oltre alla Shoah, la persecuzione degli altri gruppi caduti vittime della barbarie nazista, tra i quali: omosessuali, zingari, oppositori politici, testimoni di Geova, asociali, prostitute, disertori e immigrati.
Speriamo sia l’inizio del completo riconoscimento di tutte le sofferenze di quegli anni.
Per troppi anni questi compagni di viaggio in treno piombato avevano rappresentato un tabu ed erano stati rimossi dal ricordo, perchè non si era riusciti a superare l’imbarazzo di averne condiviso il destino e perchè in fondo il pregiudizio nei loro confronti non era mai morto, come dimostrano il perdurante odio per gli zingari e l’omofobia. Eppure il buio nazista della ragione si comprende solo pensando al ricco banchiere che viene bruciato nello stesso forno assieme al ladruncolo nomade.

Il nazismo è stato per troppo tempo idealizzato come un’ideologia nobile nel suo genere, volonterosa nel riscattare il popolo tedesco.
La realtà è che fu un movimento igienico, ossessionato dalla purezza, dal bianco che più bianco non si può e dalla sporcizia come una massaia psicotica, che vede scarafaggi e topi ovunque e decide che solo il fuoco purificatore può rendere la sua casa linda. Infatti la massaia impazzita alla fine non trovò di meglio che bruciare la casa, direttamente.
Questa visione terra terra, questa riduzione alla meschinità del nazismo, rende bene il suo vero intimo significato.
Hitler era psicotico molto probabilmente ma riuscì a dominare la Germania solo perchè si sintonizzò sulle frequenze di una mentalità collettiva negativa, depressa, paranoide e maniaco-ossessiva il cui scopo ultimo divenne ripulire, eliminare i rifiuti della società.
L’unico problema era non tanto stabilire chi doveva essere eliminato ma chi doveva essere risparmiato. A guardar bene ne rimanevano ben pochi.

Era la risposta patologica ad una logica borghese che sarebbe errato considerare un’anomalia limitata agli anni trenta in Germania.
Oggi non partono più i treni per Treblinka ma nel retrobottega di una certa mentalità fondante la nostra cultura e società, il disgusto per il diverso, chiunque egli sia, è come un reattore nucleare fuso che non è mai stato spento, che ancora brucia e brucerà forse in eterno.

Voglio riproporre di seguito, visto anche che Kilombo invita a ricordare l’olocausto omosessuale, un pezzo che scrissi nel 2006 e che voglio dedicare soprattutto a quei self-hating gays di destra dal “frocio” sempre pronto.

C’è un bellissimo documentario sull’olocausto omosessuale, “Paragraph 175“, premiato come miglior documentario al Festival di Berlino 2000 e diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman, già autori di un documentario sull’omosessualità nel cinema americano, dal titolo “Lo schermo velato”.

Il paragrafo 175 era un articolo della legge tedesca, risalente al 1871, che prevedeva l’arresto e la perdita dei diritti civili per i gay.
Durante la repubblica di Weimar negli anni ’20, nonostante la legge repressiva, soprattutto a Berlino vi era una grande tolleranza verso la diversità e gli omosessuali di entrambi i sessi potevano esprimersi molto più liberamente di quanto fosse mai stato loro concesso in Germania.

Con l’avvento del nazismo, non solo il paragrafo 175 fu applicato ancora più duramente ma iniziarono le retate e le deportazioni di omosessuali verso i campi di concentramento, come Dachau e Mauthausen.
Per le lesbiche l’atteggiamento era in apparenza più tollerante, ma in realtà il non rispettare il dettato di fare figli a dozzine per il Fuehrer poteva essere sufficiente per inviarle nel lager, dove venivano marchiate con il triangolo nero destinato anche alle prostitute o alle donne che usavano contraccettivi, ai Rom e ai vagabondi, mentre il triangolo rosa era per i gay .
Si calcola che tra il 1933 e il 1945 circa 100.000 gay furono arrestati in Germania e di questi 10-15.000 furono deportati nei lager.
Non crediate che fosse necessario essere sorpresi in flagrante con qualcuno. Bastava il sospetto, il “si dice”, il chiacchiericcio dei vicini su quel signore “un po’ così”, magari il desiderio di vendetta o la delazione di un debitore per finire all’inferno.
Nella atroce scala gerarchica dei lager i gay erano considerati appena un gradino sopra le bestie. Umiliati, torturati e sottoposti a violenze sessuali dagli aguzzini e dai kapò, erano i più deboli e per loro il tasso di sopravvivenza non superava il 40%. Dopo la guerra risultarono soltanto 4000 sopravvissuti.

Epstein e Friedman in “Paragraph 175” hanno raccolto le testimonianze di cinque protagonisti di quel terribile periodo storico, i pochi che hanno avuto il coraggio di raccontare ciò che era loro accaduto.
Perché bisogna raccontare tutta la storia e dire che, caduto il Nazismo e liberati i prigionieri dei lager, gli omosessuali furono considerati ancora dei criminali a causa del paragrafo 175, e che la legge rimase in vigore fino al 1969 e definitivamente abolita solo nel 1994, dopo la riunificazione tedesca. Nessuno parlò del loro dramma a Norimberga, non fu riconosciuto il loro status di ex-deportati e addirittura gli anni trascorsi nei lager venivano dedotti dalle loro pensioni.

Ecco perché anche i protagonisti del film dichiarano di non aver parlato, di essersi tenuti tutta quella sofferenza dentro.
Fa malissimo vedere, alla fine del film, un vecchio di novant’anni piangere per un dolore che, nato sessant’anni fa, brucia ancora con la stessa intensità di allora.
E fa male anche considerare che l’ipocrisia, il senso di superiorità di chi “non ha vizi” e non si rende conto che essere eterosessuali non è un merito ma è una condizione che ci troviamo addosso per caso sono ancora tra noi in questo nuovo millennio.

Bisogna parlare di queste mostruosità, farle nostre, condividerle, non lasciarle ricordare solo agli amici omosessuali un giorno all’anno con una coroncina di fiori portata al monumento in ricordo delle vittime. E’ una cosa che ci riguarda tutti perché nessuno deve sentirsi al riparo dalla barbarie dell’intolleranza.
La società che partorì il nazismo ha un ventre fertile. Hitler fu solo il suo figlio più deforme.


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