Francamente mi sono rotta i coglioni che si metta ancora in discussione la legalizzazione dell’aborto e mi scuso se li romperò anche a voi riproponendo tutto il vecchio e trito armamentario del femminismo più classico, con i concetti che si pensava fossero stati ormai masticati ed assimilati dal delicato stomaco degli uomini del terzo millennio.
Evidentemente però così non è, siamo ancora costrette a ribadire il concetto e come si fa di solito con chi si dimostra di coccio, bisogna parlare il più chiaro possibile.

Per riassumere, qui non è in gioco solo l’aborto ma anche il controllo della fertilità e il diritto alla sessualità scissa dalla procreazione. Tre cose che ancora oggi, mi dispiace dirlo, agli uomini non va giù che vengano gestite dalle donne, per questo si agitano tanto. Eppure, che piaccia o no agli atei devoti e alle dame in cilicio, la decisione spetta solo alle donne, perché sono loro che ci mettono la carne viva.

Terrò l’aborto per ultimo perché è l’argomento di attualità e dirò la mia sulle moratorie e sulle smanie per la gravidanza di tanti neopaladini della Vita. Me li cucinerò per ultimi con mucho gusto.

Il controllo della fertilità. Per millenni alle donne non è stato concesso di decidere se e quando procreare. Ogni atto sessuale in età fertile poteva significare rimanere incinte.
Che si fosse portate per la maternità o no, che si fosse sposate o no, che si avessero già dieci figli o fosse il primo. Che si avesse semplicemente voglia di avere un figlio o no. Per gli uomini vedere le proprie mogli con la pancia enorme era il segno inequivocabile della loro virilità da mostrare con orgoglio alla comunità.
Le mogli sterili erano ripudiate e gettate nell’immondizia. Pensate a quanti esempi vi sono nella Bibbia, vero raccoglitore di ossessioni erettili maschili. Perché il segaiolo Onan è bistrattato? Perché osa gettare il seme a terra invece di usarlo per ingravidare qualche sfinzia.

Non importa se, gravidanza dopo gravidanza, le mogli sfiorivano e magari morivano. Fino a quando un brillante medico di Vienna, il dottor Semmelweiss, nel 1847 non ebbe l’idea di far lavare le mani a quegli zozzoni che aiutavano le partorienti, le donne morivano come mosche di febbre puerperale.
Allora erano le infezioni e le emorragie ad uccidere le donne ma ancora oggi le gravidanze possono slatentizzare forme tumorali e malattie autoimmuni. Un embrione che si impianta nell’utero scatena una vera e propria guerra immunitaria nel corpo della madre, soprattutto se è maschio. Su 100 ovuli fecondati solo 40 in percentuale arrivano a diventare embrioni. Da una cellula uovo fecondata può venir fuori un bambino, due bambini, un tumore o nulla. La natura prevede un grandissimo scarto, se ne fotte degli embrioni che non riusciranno a sopravvivere e che saranno abortiti spontaneamente.
Ci mettiamo a contare nel Libro Nero del Femminismo anche i miliardi di cellule uovo che sono state fritte e strapazzate per strada, mentre erano ancora dalle parti di Falloppio?

Da quando sono stati inventati i metodi di controllo delle nascite (perché anche gli uomini ad un certo punto si scocciano di avere sempre dei mocciosi tra le palle) le donne hanno scoperto come evitare di fare figli a ripetizione come le mitraglie e, magari, hanno anche riscoperto il gusto di volere dei figli, di desiderarli veramente.
Il fatto che i metodi anticoncezionali siano tanto invisi al Potere clericale e non solo, diciamo al Potere tout-court, dimostra che ciò che dà fastidio è proprio il fatto che a controllare la procreazione sia la donna.

Perché allora non una pillola per l’uomo e far gestire a lui la faccenda?
Figuratevi, sono disposti a rischiare l’infarto e a schiattare con l’uccello di fuori riempiendosi di Viagra, ma il pillolo no, sono decenni che se ne parla ma nessuno mai glielo farà prendere, a meno di tingerlo di blu e dir loro che glielo farà star dritto per un mese.
Senza contare che è troppo bello gestire una cosa come la gravidanza con una sboratina e basta. A lei madame le nausee, le emorroidi, le vene varicose, la depressione.
Si, lo so che ci sono uomini che hanno il travaglio assieme alle compagne, che soffrono assieme a loro. Ai tempi del dottor Charcot si sarebbe chiamata crisi isterica.

Non fraintendetemi, io non nego che l’uomo abbia un forte desiderio di paternità. Sono sicura che certi padri siano migliori di certe madri. Non ho dubbi che dover rinunciare ad un figlio sia un trauma anche per un uomo che quel figlio lo voleva.
Però ho qualche dubbio che un uomo possa mai capire veramente cosa significa sentirsi crescere qualcun’altro dentro. Ho come il sentore che se a partorire fossero i maschi la specie si sarebbe già estinta da un pezzo. Già i dolori mestruali li ucciderebbero.
Ci sono cose che solo le donne possono capire e altre che possono comprendere solo gli uomini. E’ il bello della diversità. Loro pensano di sapere cosa sia la gravidanza ma è come se noi donne pretendessimo di sapere come si gode a stuprare in dieci una vittima di guerra. Impossibile.

La sessualità scissa dalla procreazione. Per quanto tempo le donne hanno scopato con l’ansia di dover ricominciare di nuovo con una gravidanza? Sarà un caso ma da quando c’è la pillola si parla meno di frigidità. Guardate le pubblicità che vi arrivano per email e che dimostrano l’ossessione del maschio per la grandezza del pene. Dev’essere grosso perché LEI deve godere. Quindi è importante. Se servisse solo per la procreazione anche un cazzettino andrebbe bene. No, oggi è diventato fondamentale il piacere femminile. Molti uomini se ne fanno un vanto di essere scopatori che fanno urlare le donne in senso buono.
Chi è contro la contraccezione quindi, oltre a temere il controllo della fertilità da parte della donna ha paura del piacere femminile, del senso di libertà che può dare?

Pensiamo che vi sono realtà, in molti paesi africani, dove il piacere alle donne viene negato nel modo più orribile che si possa pensare, con l’escissione del clitoride. In alcuni casi la vagina viene addirittura chiusa con una rudimentale sutura e lasciato un piccolo foro per l’uscita del sangue mestruale. L’atto sessuale diventa una tortura e il parto un trauma ancora maggiore. Per non parlare del rischio di contrarre malattie, centuplicato dal fatto che l’atto sessuale provoca traumatismo e contatto di sangue e sperma. Chissà perché ci si meraviglia del fatto che l’AIDS sia così diffuso in Africa e perché non si punta il dito contro la mutilazione genitale femminile che è il principale motivo di contagio. Perché della salute fisica e mentale delle donne africane non gliene frega un cazzo a nessuno.
Vorrebbe il signor Ferrara che si preoccupa tanto dei milioni di innocenti che non possono scegliere, chiedere una moratoria per i milioni di clitoridi che vengono tagliati ogni anno in Africa?

L’aborto. Chiunque dica che si abortisce alla leggera come metodo anticoncezionale semplicemente non sa di che cazzo sta parlando. Sono soprattutto gli uomini che se ne escono con ‘sta stronzata.
Abortire, anche in ospedale, significa sottoporsi ad un intervento, non privo di rischi come tutte le manovre chirurgiche. Si può rischiare di morire di setticemia anche nel 2000. Non è raro, nell’attesa, essere trattate come delle merde e infastidite da difensori degli embrioni che ti riempiono di sensi di colpa fregandosene della tua salute mentale.

Prima della legge 194 si abortiva in casa o negli studi medici dei cucchiai d’oro, illustri specialisti che si facevano pagare bene per liberare le donne dal loro problema. I medici obiettori sono venuti fuori dopo.
Si abortiva da sole. L’uomo, se era proprio generoso, ti pagava il cucchiaio. Non potevi gridare se no potevano sentirti e finivi in galera. Per le donne ricche c’era il cucchiaio e qualche speranza di disinfezione. Per le donne povere il sapone da bucato e il clistere o il ferro da calza, in silenzio nella cucina della mammana. Volete vedere come funzionava? Guardate due film, “Un affare di donne” di Claude Chabrol e “Vera Drake” di Mike Leigh. Le immagini valgono più di tante parole.

Comunque avvenisse o avvenga tuttora, l’aborto resta un trauma. L’aborto segna la psiche della donna con un lacerante ed eterno senso di colpa. Il figlio di cui ti sei liberata, magari perché l’uomo se n’è lavato le mani o ti ha costretta a farlo perché lo sappiamo, o cazzo nun vo’ penzieri, è sempre il figlio che avresti amato di più. Questo per dire che l’aborto è una violenza anche per la donna e chi non lo capisce farebbe meglio a tornare a parlare di calcio, fighe e motori.
L’unico modo per liberarsi della piaga dell’aborto è rendere la procreazione pienamente responsabile, difendendo anche il diritto a non procreare se non ci si sente pronti o adatti per farlo.

Io non ce l’ho con la Vita, contesto il fatto che si dia per scontato che la maternità è sempre un dono. Non lo è perché la donna non è la vacca o la gatta, non è dotata di senso materno in automatico e per istinto. Ci sono donne che non vogliono figli e allora? Dovrebbero chiudersi in clausura e rinunciare al sesso?
Perché si continua ad opporsi ai metodi anticoncezionali che sono l’unico modo per non giungere alla pratica dell’aborto?
Perché siamo ancora una società sessista e sessuofobica legata al vecchio fatto biblico del patriarca che si scopa anche le serve per avere più figli possibile.

Coloro che parlano di sessualità generale non sono sessuologi o psicologi ma persone che hanno fatto voto di castità, come minimo, oppure che si martoriano le carni con strumenti medievali di tortura.
Chi parla di moralità è quello che pensa di cavarsela con una preghierina per aver abusato sessualmente di bambini. Coloro che parlano di difesa della Vita e si flagellano per difendere l’embrione sono quelli che difendono le guerre di religione e segretamente vorrebbero abortire gli islamici.
Se gli si chiede se sono disposti a difendere allo stesso tempo il diritto di uomini omosessuali e donne lesbiche ad avere figli rispondono no, perché loro vogliono gestire la procreazione come cazzo pare a loro. Perché si riempiono la bocca di cose che non conoscono ma dire che difendono la Vita fa così fico e li fa sentire più buoni anche se non è più Natale.
Anche i più moderati, quelli che sembrano difendere i diritti delle donne ad essere padrone del proprio corpo dicono che “il Paese non è pronto per un’altra lacerazione“. Mi chiedo cosa renderebbe pronto il Paese, il ritorno dall’oltretomba di Torquemada?

Difendono talmente la Vita questi filoembrionisti che non chiedono nemmeno la moratoria sulla guerra, per esempio, che di vite ne falcia a milioni. Non propongono una moratoria sulle armi convenzionali e non convenzionali, sulle mine antiuomo, sul Napalm-2 al fosforo bianco.
Non si preoccupano delle conseguenze delle nuove armi sulle popolazioni civili che colpiscono in nome delle loro maledette guerre di potere e non si vergognano di accompagnarsi ideologicamente e politicamente a personaggi che delle vite delle persone che hanno la sfortuna di passare sotto i loro B52 hanno la seguente opinione:

Lesley Stahl, giornalista, sulle sanzioni all’Iraq: “Abbiamo saputo che mezzo milione di bambini sono morti a seguito delle sanzioni. Voglio dire, sono più di quelli morti ad Hiroshima. Non pensa che il prezzo sia stato troppo alto? “
Il segretario di Stato Madeleine Albright: “Io penso che sia stata una scelta difficile, ma noi pensiamo che ne sia valsa la pena.” I think this is a very hard choice, but the price–we think the price is worth it. (Intervista a “60 Minutes”, 12 maggio 1996)

Vi propongo un link sui danni da uranio impoverito ma vi avverto, contiene immagini molto forti e non adatte a persone impressionabili di bambini nati con deformità gravissime in Iraq negli ultimi decenni. Se non ve la sentite non le guardate ma se lo farete chiedetevi se non è leggermente osceno cantare la litania dei milioni di embrioni innocenti e ignorare volontariamente la tragedia di questi innocenti.
(Qui il link, a vostra discrezione).

L’immagine che illustra questo articolo è tratta dal mio vecchio libro di biologia e mostra come gli embrioni di molte specie siano straordinariamente simili nel primo stadio di sviluppo.


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