Càpita, in un 8 Nevoso di un anno qualunque del nuovo millennio, che un presidente francese considerato di destra annunci, tra i programmi del suo governo per quest’anno, una riforma del servizio pubblico televisivo talmente giacobina che da noi nemmeno il Partito Marxista Leninista sarebbe riuscito a concepire.

Nicolas Sarkozy ha parlato di molte cose nella conferenza stampa all’Eliseo, tra l’altro di togliere il limite delle 35 ore lavorative settimanali, un baluardo del socialismo francese ma a noi italiani ha colpito come una sprangata in piena fronte l’idea di – udite udite, eliminare del tutto la pubblicità dai canali televisivi pubblici grazie all’istituzione di – sogno o son desta?, una nuova tassa a carico delle emittenti private.

Audiovisuel public. Nicolas Sarkozy a annoncé le lancement d’une réflexion sur la suppression totale de la publicité sur les chaînes de télévision publiques. Ces chaînes publiques “pourraient être financées par une taxe sur les recettes publicitaires accrue des chaînes privées et une taxe infinitésimale sur les chiffres d’affaires des nouveaux moyens de communication comme l’accès à Internet ou la téléphonie mobile”, a-t-il dit. (Da “Le Monde” )

In pratica, le Mediaset d’oltralpe, che però non hanno certo la potenza di fuoco della nostra, sarebbero costrette a pagare una tassa sui ricavi che trarrebbero dall’esclusività sulla pubblicità televisiva. Non solo ma questa tassa andrebbe a finanziare i canali televisivi pubblici che sarebbero foraggiati anche da tasse infinitesimali sui ricavi degli accessi ad Internet e della telefonia mobile.

Pensate che una cosa del genere sarebbe anche solo concepibile in Italia? Riuscite ad immaginare il casino che scoppierebbe se un governo italiano annunciasse una riforma del genere, con i pianti di Confalonieri e le accuse di attacco al cuore del profitto?
Fate fatica? Avete ragione, infatti il TG1, di fronte all’inconcepibile ha aggiustato il tiro e ha rimodellato la notizia, edulcorandola nel caso Berlusconi si fosse trovato per disgrazia davanti al televisore.

Hanno presentato la conferenza stampa odierna di Sarkozy, della quale si parla in tutti i media francesi per i contenuti politici, partendo da Carla Bruni e dalle ciaccole da parrucchiere. Dopo aver parlato di Carla Bruni ed aver proseguito con le ipotesi di un matrimonio con Carla Bruni, prima di arrivare alla domanda se sposerà Carla Bruni hanno riferito della cosa delle 35 ore e poi, dulcis in fundo, hanno detto che sarà tolta la pubblicità dalla tv pubblica e che immediatamente le azioni delle tv private sono salite alle stelle (per far finta che si trattasse di una proposta liberista). Stop. Nessun cenno alla tassa ai privati per sostenere il servizio pubblico.
Questo per chi non avesse ancora capito da che parte sta il servizio pubblico radiotelevisivo italiano.

E i politici italiani come hanno reagito alla notizia? Qualche timido segno dal Ministro Gentiloni che si è detto d’accordo, così come il PD e Rifondazione Comunista che però si lascia tentare dalla supercazzola prematurata: “bisogna evitare il rischio di trasformare la Rai in un servizio marginale, autoreferenziale e privo di qualunque rapporto con la dimensione dell’ascolto e della qualità”’.
Forza Italia evidentemente ha qualche difficoltà con la lingua francese: “”la RAI oggi svolge sempre meno il ruolo di pubblico servizio e opera in un regime di concorrenza sleale con le televisioni private, raccogliendo pubblicità pur usufruendo di un cospicuo canone”.
Benedetto della Vedova, dei Riformatori liberali e deputato di FI, plaude al presidente francese ma esclude che il suo”modello” sia esportabile in Italia. Già, mica fessi noi.
Commovente l’ex ministro Gasparri: ”Il rischio di questa ipotesi – dice – e’ che possa ingenerare un aumento del costo dei prodotti. Se la pubblicita’ sulle televisioni commerciali costasse di piu’, alla fine sarebbero i consumatori ad essere penalizzarli”. Volete voi togliere il Mulino Bianco ai bambini? Giammai!
Ma l’Oscar va senz’altro al consigliere d’amministrazione RAI Rognoni che, pur sottolineando che la pubblicità trasmessa e’ troppa, afferma che ”pensare di eliminarla tutta mi sembra un’esagerazione. Se la togliessimo tutta avremmo una tv pubblica piu’ povera nelle casse e nell’offerta”. Quindi, se ”vogliamo ridurla, aumentiamo il canone, come avviene praticamente in tutta Europa”.
Ecco, l’idea che Berlusconi possa essere tassato per finanziare l’azienda di cui lui è consigliere non gli passa manco p’a capa.

Anche se non mi chiamo Carla Bruni, dov’è che si può diventare francesi?


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