A guardarla attraverso gli schermi televisivi sembra un’invasione, come quelle aliene della fantascienza anni cinquanta. Niente baccelloni o tripodi o omini verdi ma monnezza: cumuli, tonnellate, montagne di monnezza. Piano piano questo blob maleodorante e tossico che fa ammalare chi ci si avvicina si è esteso in un territorio enorme e sembra automoltiplicarsi senza fine.

Ho associato l’emergenza rifiuti di Napoli all’invasione perché è l’esatta sensazione che a me darebbe uscire di casa e vedere cumuli di monnezza vicino a dove vivo minacciarmi sempre più da vicino. Mi verrebbe voglia di prendere delle armi qualsiasi e lottare contro questo mostro invasore.
Purtroppo, anche in questo caso, come in tutte le invasioni c’è chi fa affari e si allea con il nemico.
Non si sa chi sia più temibile, se il Sistema che specula, gestisce il disordine e forse lo organizza, una monnezza sociale che avvelena intere regioni e che ormai ha metastatizzato anche settori insospettabili della società civile, oppure il lerciume che rimane per strada per giorni e giorni.

Difficile è anche capire come si è potuti arrivare a questa situazione, che mi dicono si protrae da almeno 14 anni.
Quattordici anni sono tanti. Se ne deduce che il cancro era presente anche durante il primo governo Prodi e persino durante la fulgida era berlusconiana, i cinque anni di puro efficientismo nordico del faso tuto mi dove, tra l’altro, c’era chi si rassegnava e ammoniva che “bisogna convivere con la Mafia”.
Mi pare paradossale che chi ha governato fino all’altro giorno e non da un cratere di Marte ma dal pianeta Italia dia la colpa esclusiva della degenerazione ambientale a questo governo (per altro portatore di colpe generiche) ma si sa, gettate un cadavere in mezzo ad un campo e cominceranno a svolazzare gli avvoltoi.
Gli amministratori campani, da Bassolino alla Jervolino hanno sicuramente più responsabilità di Prodi ma visto che siamo in Italia e non in Giappone, nessuno farà harakiri e nemmeno si dimetterà. Scaricheranno il barile, tossico, nelle discariche ormai intasate delle loro coscienze e se lo rimpalleranno a vicenda.

Il governo si trova a gestire un’emergenza, anche di ordine pubblico, ed ha inviato, forse a causa di un lapsus freudiano, il San De Gennaro, colui che fece il miracolo dello scioglimento del sangue sui termosifoni e i battiscopa.
Speriamo che, oltre alle azioni antisommossa, si possa trovare un dialogo con le popolazioni locali, a base di progetti e proposte di soluzione del problema, altrimenti sarà soltanto un modo per porre lo Stato ancora più lontano da quel tessuto sociale e renderlo un nemico da combattere.

Le colpe della camorra, degli imprenditori collusi sono evidenti. Forse quello che non si vuole ammettere è che l’intreccio tra malavita e imprenditoria è talmente intricato che scioglierlo sta diventando sempre più impossibile.

Per viaggiare nell’inferno della munnezza il Virgilio ideale è Roberto Saviano, che nell’articolo di Repubblica, spiega come il Sistema gestisca lo smaltimento dei rifiuti in Campania.

Il Consorzio privato-pubblico rappresenta il sistema ideale per aggirare tutti i meccanismi di controllo. Nella pratica è servito a creare situazioni di monopolio sulla scelta di imprenditori spesso vicini alla camorra. Gli imprenditori hanno ritenuto che la società pubblica avesse diritto a fare la raccolta rifiuti in tutti i comuni della realtà consorziale, di diritto. Questo ha avuto come effetto pratico di avere situazioni di monopolio e di guadagno enorme che in passato non esistevano.

Oltretutto questa munnezza aliena e camorrista è cattiva e fa ammalare.

Si muore di una peste silenziosa che ti nasce in corpo dove vivi e ti porta a finire nei reparti oncologici di mezza Italia. Gli ultimi dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone più a rischio del nord Italia è un aumento del 14%.

I nordisti che guardano i napoletani con supponenza e razzismo dovrebbero riflettere su questo fatto:

Sullo smaltimento dei rifiuti in Campania ci guadagnano le imprese del nord-est. Come ha dimostrato l’operazione Houdini del 2004, il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai 21 centesimi a 62 centesimi al chilo. I clan fornivano lo stesso servizio a 9 o 10 centesimi al chilo. I clan di camorra sono riusciti a garantire che 800 tonnellate di terre contaminate da idrocarburi, proprietà di un’azienda chimica, fossero trattate al prezzo di 25 centesimi al chilo, trasporto compreso. Un risparmio dell’80% sui prezzi ordinari.

Ora non è più tempo di scandalizzarsi e basta, occorre agire e, visto che siamo invasi dall’ultraspazzatura, bisogna rimboccarsi tutte le maniche che abbiamo. Occorrono proposte, fatti concreti, azione.
Per cominciare facciamo tanta, troppa monnezza a causa del consumismo sempre più sfrenato e il problema tenderà ad aggravarsi sempre di più in futuro. Non è escluso che un giorno il problema non sia più solo napoletano ma nazionale, continentale e mondiale. Si potrebbe consumare di meno, almeno provarci, fare un tentativo.
Un governo potrebbe cominciare dall’imporre sistemi di impacchettamento delle merci con materiali facilmente riciclabili. Potrebbe offrire sgravi fiscali importanti alle aziende che abbandonassero la plastica – il materiale in assoluto più difficile da smaltire tra quelli che formano la nostra monnezza domestica, in favore di materiali ecocompatibili.

Visto che la parola chiave per ridurre il cumulo dei rifiuti è riciclare, a livello locale e in ogni angolo del territorio dovrebbe essere imposta, proprio obbligatoriamente e pena pesanti sanzioni pecuniarie, la raccolta differenziata. Non basta che la facciano solo i cittadini più virtuosi, compresi moltissimi napoletani. Dobbiamo farla tutti.
Io personalmente la faccio ma regolarmente tirando giù madonne, perché bisogna ravanare nella monnezza per separare anche il più piccolo pezzo di carta dal cellophane, dalla carta metallizzata che impacchetta i biscotti. La carta in un sacco, la plastica e il vetro in altri, l’organico nel pattumello, il secchiello verde che ci ha dato in dotazione l’azienda che gestisce i rifiuti. La raccolta differenziata è una terribile rottura di palle, porta via tempo e fatica ma bisogna farla e bisogna imporla a tutti i cittadini, incentivandola con buoni sconto sulle tasse rifiuti, premiando chi non butta dove capita ma si adopera a favore del riciclaggio.

Parte della spazzatura, quindi, si ricicla. Con l’organico si fa il composit e i materiali difficili che rimangono si smaltiscono in vari modi.
Io sono ambientalista ma penso che l’essersi opposti agli impianti di smaltimento termico dei rifiuti sia stato un grosso errore.
Esistono i termovalorizzatori e i gassificatori. Sono utilizzati in tutta Europa e mi viene da dire che forse a questo punto non sarebbero peggio delle discariche a cielo aperto con le pecore che pascolano lì accanto che muoiono come mosche.

Bisogna agire contro chi smaltisce illegalmente i rifiuti speciali ma per far questo ci vorrebbe un impegno sincero contro la malavita organizzata, non solo belle parole. Qui le proposte diventano più difficili da fare. Forse basterebbero le leggi, se la metastatizzazione del tessuto sociale non è già troppo avanzata. In fondo anche qui si tratterebbe di separare gli imprenditori onesti da quelli di plastica, difficili da digerire.

Spero comunque che questa emergenza non venga gestita come fanno le casalinghe sciatte che spostano la polvere da una parte per portarla dall’altra. O peggio per nasconderla sotto il tappeto.


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