Scriverò un post qualunque per fare del qualunquismo. L’alternativa sarebbe o sbronzarsi con qualcosa di non meno di 50° o passare la serata a vomitare pensando a quell’essere con la sciarpa rossa che grida “frocio”, l’insulto preferito dai fascisti, all’indirizzo di Cusumano.
Le elezioni costano ma a loro non gliene frega un cazzo; le pagheremo noi cittadini andando a grattare ancora di più le nostre magre buste paga ma vedete, quelle per permettere a questi parassiti che ci infestano di guadagnare più di 15 mila euro al mese per non fare un cazzo e spassarsela a Roma pagandosi mignotte e droga, tra l’altro, non le chiamano mica tasse.

L’opposizione dà dimostrazione di senso dello Stato: i gerarchi del centrodestra stappano la bottiglia di champagne perchè Prodi è caduto, perchè il nostro Paese è senza un governo. Non gliene frega un cazzo dei nostri problemi, sbavano già perchè sono convinti di tornare al potere, un potere che in realtà non hanno mai mollato perchè il governo caduto – coglioni, coglioni, mille volte coglioni, quelli del centrosinistra – gli ha permesso di continuare a fare il bello e il cattivo tempo.
Il paese dovrà fare altri sacrifici per pagargli altro champagne per festeggiare la vittoria. A loro e alle loro troie, politiche e non.

La nota positiva: il TG1 potrà smettere di fingere di essere equidistante e spariranno i rumeni stupratori dai notiziari. Non cambierà nulla per le nostre tasche anzi, se verrà la recessione in America saranno volatili per diabetici anche per questi paraculi che in cinque anni del loro governaccio hanno fatto solo gli interessi del capo, tutti giù a pecorina.
Grazie giornalisti servi dei servi, per non dire mai le cose che si devono dire, per esempio che se siamo in crisi adesso è anche per colpa dei cinque anni del governo Berlusconi, passati a fare solo delle leggi ad-personam. Ora ne verranno altri cinque, dieci? Speriamo che il Signore ci metta le sue sante mani.

Per fortuna domani ho due funerali così mi tiro un pò su di morale.
Vogliono le elezioni? E noi, con la metaforica cappella tanta che ci ritroviamo per la rabbia, mettiamoglielo, non solo metaforicamente, nel culo.


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