Non diamo mai abbastanza importanza all’uso delle parole nella comunicazione mediatica. A seconda del significato attribuito ad un termine la percezione del reale può variare considerevolmente, fino ad essere completamente stravolta.

Ieri il viceministro israeliano della Difesa, Matan Vilnai, aveva minacciato i palestinesi: “Quanto più aumenta il fuoco dei Qassam e s’allunga la loro gittata, tanto più (i palestinesi) attireranno una shoah più grande, perché useremo tutta la nostra forza per difenderci”. L’uso del termine ‘shoah’ ha sollevato molte polemiche, e un portavoce del ministro s’è poi affrettato a precisare che il termine era stato usato in senso moderno, di ‘disastro’. ( da Repubblica)

Se uno qualunque di noi avesse usato il sacro termine per definire il genocidio dei palestinesi si sarebbe beccato dell’antisemita. Lui invece non solo può usare il termine, devitalizzandolo del suo contenuto simbolico ed esclusivo ma addirittura cambiandone il senso, stravolgendolo. Pensate se un qualunque giornalista o politico occidentale avesse definito “shoah” ciò che sta avvendendo giorno dopo giorno, il genocidio spalmato sui decenni del popolo palestinese. Oppure se avesse definito un semplice disastro la Shoah quella con la esse maiuscola.

I Qassam, che sono dei tubi pieni di esplosivo che se arrivano fanno sicuramente male, ma come puntamento sono dei bocchini e dovrebbero chiamarsi più appropriatamente razzi ‘ndo cojo cojo, quando arrivano in territorio israeliano, nelle cronache vengono regolarmente chiamati missili. Uno sente dire i missili piovono su Israele e pensa a quei cosoni intercontinentali che nelle parate sovietiche sfilavano sulla Piazza Rossa e pensa: “cazzo, allora hanno ragione di sentirsi minacciati”. Poi ragioni e ti rendi conto che Israele ha qualche centinaio di atomiche, le armi più moderne, missili che ti inseguirebbero fin dentro al cesso e pensi che forse la sua reazione al tiro dei razzetti con l’elastico è incredibilmente spropositata.

“Gaza non è occupata, è stata lasciata ormai da due anni e mezzo e per di più arricchita di strutture industriali e agrarie, finanziata nel suo sviluppo dai contributi internazionali. La feroce e continuata azione dei terroristi di Hamas nel conculcare i diritti umani della propria stessa popolazione imponendo una dittatura religiosa espansionista e aggressiva, che ha precedenti solo in Iran, nella continua aggressione della popolazione civile israeliana e nell’uso della propria popolazione civile per coprire la strategia di una guerra balistica contro i cittadini israeliani, è inaccettabile da parte di qualsiasi persona civile”. (Fiamma Nirenstein)

Hai sentito dire che in una sola giornata sono morti 51 palestinesi perchè Israele ha messo Gaza a ferro e fuoco, con razzi sparati da elicotteri sui civili, ti sale la rabbia, il rigurgito, poi leggi la verità che ti racconta una neo candidata per la destra berlusconiana e ti rassicuri, avevi solo sbagliato pillola.

P.S. Sono giorni e giorni, anzi settimane che desidero scrivere qualcosa su Gaza ma ogni volta che mi ci metto non ci riesco. Anche questo pezzo non mi soddisfa, è una merda, non dice ciò che vorrei dire veramente: che fanno vomitare.
Non c’è peggior senso di impotenza di sapere di non poter esprimere liberamente tutto ciò che si pensa. E’ come in quei sogni dove urli, urli ma non esce un suono dalla tua bocca. La situazione ti eccita ma l’indignazione non ti si rizza. E’ una cosa che non capita per alcuna altra crisi mondiale. Se avviene un massacro in Africa, in Asia, puoi sfogare la tua rabbia contro gli assassini. Qui ti è permesso solo adorarli.
Questa rabbia impotente mi rende depressa oltremodo.
Meglio di me senz’altro ha trovato le parole per dirlo Cloro in questo post e quindi ve lo segnalo.


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