Si capisce che il Potere è prevalentemente maschile anche dagli argomenti che tratta in maniera maniaco-ossessiva.
Prendiamo ad esempio la CRESCITA della quale tutti si riempiono la bocca quando si parla di economia. Assomiglia all’ossessione che hanno i maschietti per la calvizie e anche a quella fallica delle “dimensioni”.
Gli economisti e i politici che fanno finta di capire di economia ce le spappolano in continuazione con la storia che il “sistema paese” (un termine che destesto con tutte le mie forze, non so voi) deve crescere. Nei programmi dei partiti c’è la crescita al primo posto, il novello Mosè con le tavole della Confindustria parla di crescita. Veltrusconi non dimentica la crescita, anzi si è fatto un nodo al fazzoletto per paura di dimenticarsene.

A parte che la scelta migliore per il futuro dell’umanità dovrebbe essere piuttosto la DECRESCITA, cioè l’equilibrio tra modernità e tutela dell’ambiente per non sprecare risorse e razionalizzare i consumi, non si capisce bene che cosa dovrebbe crescere.
I nostri salari non pare e nemmeno il potere d’acquisto delle buste paghe, anche se adesso in campagna elettorale è il trionfo del lavoro di lingua in tutte le varianti: “vi detasseremo le tredicesime” ( e intanto detassano gli straordinari), “vi toglieremo l’ICI e il canone RAI” ( e intanto Montezumalo vuole togliere l’IRAP che è la tassa che finanzia la sanità pubblica).

Crescita è un concetto illusorio, come la fialetta che dovrebbe ridarti una chioma da Sansone.
E’ un imbroglio, perchè una crescita esponenziale necessiterebbe di risorse illimitate, che non lo sono, anzi stanno andando in esaurimento. Crescita è diventato un intercalare, un buon auspicio, un augurio, come i francesi quando dicono “merda”. Crescita, come qualcosa che aumenta di volume e si alza. Non a caso il manifesto del P2dl dice “rialzati Italia”. Le erezioni politiche.
Si, il Potere è maschio. E’ vero che anche noi donne abbiamo il problema della crescita ma basta una pennellata di tinta, una mezz’oretta di posa e via, ci togliamo il pensiero.
Scusate, sono chiacchiere da parrucchiere.


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