Ieri, nella mia città, un ragazzo ha cercato di gettarsi da un cavalcavia perchè non gli avevano confermato il contratto di lavoro precario.
Un altro lavoratore, Luigi Roca, operaio interinale alla “Berco” di Busano, del gruppo ThyssenKrupp, quelli degli estintori scarichi in fonderia, si è impiccato ad un albero perchè l’azienda lo aveva lasciato a casa. “Senza lavoro ho perso la mia dignità”, ha lasciato scritto. Aveva 39 anni, quell’età in cui chi perde il lavoro capita che non lo trovi più.

Non avere uno stipendio, anche misero, da 1000 euro o meno al mese (il prezzo di una trombata con una mignotta di lusso), vuol dire non poter più vivere. Perchè tutta la nostra vita è condizionata dal denaro: senza non ci paghi l’affitto di una casa, non mangi, non paghi le bollette. Non puoi nemmeno crepare perchè poi lasci da pagare ai parenti il funerale, con le banche che bloccano loro il conto.
E’ un sistema di merda e ci sono stronzi che in questa merda galleggiano beati. E ci fanno pure le battute.

Vuoi ridere? Allora senti questa. Piuttosto che il figlio di Berlusconi si trombi una precaria, preferiamo e ci auguriamo che milioni di precari trombino Berlusconi alle prossime elezioni.

L’unica consolazione è questa. Coraggio, quando sono alle brioches, sono quasi alla fine.

“Qu’ils mangent de la brioche.”


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