Dal 1978 ho sempre votato ininterrottamente per referendum, politiche, amministrative, comunali, di tutto. Ho votato a favore del mantenimento della legge 194, nel referendum del 1981, vivendo la possibilità di esprimermi sull’argomento come una grande conquista.
Politicamente, a volte ho votato convintamente per, altre goduriosamente contro, turandomi il naso e non, con tanti dubbi e altrettante convinzioni. Votare mi piace e non sopporterei di non poterlo più fare. Sul come vengono trattati i nostri voti e sulla scelleratezza della classe politica si potrebbe parlare fino a Natale ma non è questo l’argomento del post.

Sto leggendo in giro che molti sono tentati dal non andare a votare oppure di manifestare la propria contrarietà verso l’attuale sistema politico con varie forme di disobbedienza elettorale, come ad esempio farsi consegnare la scheda e poi far mettere a verbale che non si desidera votarla perchè nessun partito ci rappresenta, modalità di protesta della quale si sta parlando ampiamente in rete.

Non nego che, disgustata dall’esito dell’ultima legislatura, avevo ventilato anch’io per un attimo l’ipotesi di andare a votare ma di annullare la scheda elettorale con qualche licenza poetica a sfondo sessual-dialettale escludendo, per evidenti pericoli di brogli, l’ipotesi di lasciare la scheda in bianco. Girano troppi illusionisti in Italia per lasciarne in giro incustodite e non si tratta di quelli contro i quali ha già cominciato a lanciare i suoi coccodé preventivi la gallina di Arcore.
La tentazione astensionistica però è durata solo un attimo.
Rispetto voltaireanamente chi pensa di non votare ma non condivido la scelta, per una serie di motivi.

Il primo è che sono un mulo testardo e romantico che pensa a quanto è costato, anche in termini di sangue, poter esercitare questo diritto-dovere; un mulo che crede ancora, povero illuso, di potersi opporre a questa deriva cialtrona d’Italia.
Il secondo è che sarebbe bello poter dire di vivere in una democrazia talmente solida da potersi permettere l’astensione o lo sberleffo elettorali ma non è il caso. L’astensione in questo paese e in questo momento storico è un lusso democratico che non ci possiamo permettere.
Mi è bastato sentire l’aria che tira, leggere i programmi dei vari schieramenti e pensare che potrebbero toccarci altri cinque anni di Berlusconi.

Per fare solo un esempio, mi chiedo se possiamo permettere che vinca uno che, in trentadue paginette di programma supermegaultrafico, non nomina neppure una volta né Mafia né Camorra e neppure le Triadi cinesi ma ha tra i punti principali, nel reparto giustizia:

tutela dell’ordine pubblico dagli attacchi alla legalità dei vari “disobbedienti” e aumento delle pene per i reati di violenza contro le forze dell’ordine

Nel giorno in cui su Repubblica viene pubblicato un resoconto agghiacciante, che vi invito a leggere, dei soprusi e torture di Bolzaneto emersi dagli atti processuali, compiuti da persone che le forze dell’ordine non dovrebbero tenere nelle proprie fila e le cui malefatte resteranno impunite, come per la Diaz e tutti i fatti di Genova 2001, mi viene da pensare che disobbedienti potremmo ritrovarci ad essere in molti, vista la vaghezza del termine e questo inquietante precedente.

In un altro post avevo fatto notare la similitudine tra il vecchio Piano di Rinascita Democratica di Gelli e alcuni proponimenti berlusconiani. Citavo un passaggio del venerabile che diceva:

c) […] Cosi’ e’ evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.
Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facolta’ di interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonche’ di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano armata e di violenza in generale.

Sarò esagerata e forse paranoica ma a me questi discorsi fanno paura, soprattutto quando, ripeto, non si destina altrettanto interesse e rigore persecutorio alla Grande Criminalità Organizzata interna ed esterna.

Un altro motivo per votare è farlo per i nostri diritti di donne. Se penso a quanto ci è costato ottenere il diritto di voto, quando fino al dopoguerra eravamo relegate tra fornelli e ferri da calza (che servivano sia per la maglia che per l’aborto, una bella forma di risparmio) e dovevamo pensare solo a sposarci e scodellare marmocchi. Siccome, sorelle, c’è chi lavora sodo per farci tornare a quella realtà, con le buone o con le bastonate, ed è per questo che mi ritrovo, a quasi cinquant’anni, ad essere più femminista di quando ne avevo venti, per difendere i miei diritti attuali, i miei futuri di vecchia e quelli delle ragazze più giovani, vediamo bene di difenderli questi diritti.

Il penultimo motivo è che credo che si debba fare una scelta ecologica e salvare una Sinistra in via di estinzione, che si vorrebbe far sparire dall’arco costituzionale. Non quella che parla di benchmarking e spoilsystem, del tarapìa tapioco con lo scappellamento a destra maaanche a sinistra, ma quella che, almeno a leggerne il programma, come vedremo in dettaglio prossimamente, pare avere ancora a cuore i veri problemi di quella che, con una tonante bestemmia, ci ostiniamo a chiamare classe lavoratrice.

L’ultimo motivo per il quale voterò è che tanto le precarie gonfiabili, i fighetti e le fighette, il mio dentista, la mia zia ricca e il bottegaio di sotto voteranno comunque per il PDL (e dall’altra parte vi direbbero che i comunisti votano tutti compatti) quindi non ha senso non provarci ad esprimere comunque un’opinione.
Lasciare decidere agli altri del nostro futuro, ai magnati di plastica, ai ciccioni con l’invidia dell’utero, alle damazze in SUV, alla raccolta indifferenziata di pluripregiudicati e soprattutto a chi di politica non capisce un cazzo (senza rancore, mes amis) e vota perchè quello è tanto simpatico e fa le battute, ci ha il sens-ov-iumor, dà da mangiare a tanta gente ed è contro i comunisti, non fa per me. Thank you.

P.S. Sui metodi per opporsi alla vittoria del centrodestra mi ha molto incuriosito quello proposto da Gennaro Carotenuto in “L’arte di votare al tempo del Porcellum”.


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